Geografie/ Migrazioni sulle carte

Per approfondire le complessità della realtà che ci circonda, continuando il discorso iniziato sull’utilità degli atlanti, si può provare a testare un argomento particolare come quello delle migrazioni.

Affrontare il problema delle migrazioni limitandosi al proprio orizzonte locale è un errore talmente grossolano che non meriterebbe nemmeno di essere ricordato, se non fosse quello che – molto spesso – commette l’opinione pubblica: è per questo che una situazione locale drammatica può essere interpretata come un’emergenza generale. Senza riferimenti e confronti non c’è comprensione del fenomeno, e molto spesso – quindi – c’è fraintendimento della realtà.

Certo, avere presente la situazione generale non è facile, ma è a questo – appunto – che possono servire gli atlanti.

Non a caso tutti i volumi che sono stati citati nell’articolo precedente trattano il problema delle migrazioni. Anzi, proprio da queste considerazioni eravamo partiti quanto abbiamo deciso, un anno fa, di presentare l’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, e il discorso condotto in quell’occasione con l’aiuto di Luciano Scalettari, giornalista di “Famiglia cristiana”, e di Giacomo Franceschini, di Intersos, era stato centrato proprio sulla connessione tra situazioni di guerra e fenomeno migratorio.

L’infografica sulle migrazioni inserita nell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo.

Da parte sua, l’Atlante dei futuri del mondo dedica alcune doppie pagine ai diversi aspetti delle migrazioni, con alcune illustrazioni particolarmente illuminanti. In quella riportata qui sotto c’è un interessante diagramma di flusso – se così si può definire – che evidenzia luoghi di partenza e di arrivo delle varie correnti migratorie, a dimostrazione di quanto sia sbagliata la convinzione che la principale destinazione dei movimenti migratori sia la “ricca” Europa.

La doppia pagine dell’Atlante dei futuri del mondo col diagramma della ripartizione geografica delle migrazioni.

Altre informazioni risultano altrettanto significative: la resa grafica delle rimesse in arrivo e in partenza dalla Francia (nazione dove l’Atlante dei futuri del mondo è nato) mette in evidenza come in realtà le migrazioni siano sempre uno scambio di risorse.

Anche l’Atlante delle frontiere mette in evidenza la questione migratoria, e non poteva essere altrimenti. Su tale volume è utile verificare, per esempio, la situazione delle “frontiere” europee in rapporto alle scelte di isolamento della Fortezza Europa. Come è noto, ciò si è riflesso sul campo in una “esternalizzazione” dei confini, con una sorta di subappalto a nazioni esterne, che – non a caso – sono quasi sempre al di sotto dello standard minimamente accettabile sui diritti umani.

I “confini” europei nell’Atlante delle frontiere.

La stessa tematica è affrontata in un volume specificatamente dedicato all’argomento migratorio, un’edizione francese non ancora tradotta in Italia: l’Atlas des Migrants en Europe, di cui nel sistema bibliotecario ticinese sono presenti ben due edizioni, quella del 2009 e quella del 2017.

Ecco come «il confinamento dei migranti si rafforza e si razionalizza» (questo il titolo del capitolo): con l’espansione dei campi profughi gestiti fuori – e progressivamente il più lontano possibile (come si vede nella sequenza di piccole cartine in basso) – dai confini d’Europa.

I campi profughi europei nell’illustrazione dell’Atlas des Migrants en Europe.

Si intende che questi volumi vanno letti, e non semplicemente guardati, poiché il rapporto tra immagini e testi è complesso, e non tutto può essere immediatamente trasferito sul livello visivo.

Anche per questo è importante segnalare una delle poche edizioni dedicate a questo tipo di approccio alla tematica delle migrazioni disponibili in lingua italiana: l’Atlante mondiale delle migrazioni (anch’esso peraltro tradotto dal francese). Anche se un po’ invecchiato (la traduzione è del 2012, l’originale del 2009), risulta comunque utile per uno sguardo generale al problema.

Dopo un’introduzione sulle caratteristiche rilevanti del fenomeno, passa ad analizzare le diverse aree mondiali, evidenziandone i ruoli che esse rivestono nelle dinamiche planetarie, per chiudere poi con una panoramica sulle Sfide politiche per il domani. L’atteggiamento dell’autrice, Catherine Wihtol de Wenden, è ben rivelato dal titolo della sua introduzione: Le migrazioni, un bene pubblico mondiale.

Uno schema generale delle migrazioni nelle prime pagine dell’Atlante mondiale delle migrazioni.

È un cambiamento di prospettiva radicale, che viene esplicitato anche nell’utilizzo delle carte e nel rapporto tra esse e il testo, in modo da evidenziare lo sviluppo storico del fenomeno: come si capisce facilmente, quello degli spostamenti delle persone è fenomeno dinamico per eccellenza.

All’approfondimento di una delle caratteristiche delle migrazioni poste recentemente all’attenzione dell’opinione pubblica (in realtà da sempre connesse agli spostamenti di grandi masse di popolazione), ovvero alle connessioni con l’evoluzione dell’ambiente, è dedicato un altro volume recentemente edito in Francia: Atlas des migrations environnementales.

Schema di confronto tra migrazioni “tradizionali” e “ambientali”, in Atlas des migrations environnementales.

Uno dei pregi di questo testo, estremamente curato dal punto di vista della comunicazione, è la sua capacità di tenere insieme gli elementi globali con quelli locali: un obiettivo ovviamente connaturato a simili discorsi, ma non sempre raggiunto, e semmai avvicinato sempre da una prospettiva “eurocentrica”, cioè dal punto di vista privilegiato degli utilizzatori finali. Su questo volume, invece, la prospettiva è correttamente rovesciata; si veda per esempio il “caso di studio” centrato sulla multifattorialità delle cause all’origine delle migrazioni ed esemplificato sul Ghana nord-orientale. Altrettanto interessanti sono le cartografie dedicate agli effetti dei cambiamenti climatici.

Carte esemplificative dei cambiamenti climatici, in Atlas des migrations environnementales.

Per finire, propongo due testi che non sono propriamente atlanti, ma che per molti versi aspirano alla globalità di indagine tipica degli atlanti.

Il primo affronta a livello planetario una delle degenerazioni più tragiche del tentativo di impedire i contatti, le interazioni e gli spostamenti tra territori contigui e diversi: la costruzione dei muri. Questa pratica, che ci si illudeva di aver definitivamente archiviata con la fine del XX secolo, è in realtà in piena espansione, e la lettura di Des murs entre les hommes serve a rendersene conto. Il volume è ricco di immagini (soprattutto fotografie appositamente realizzate) e si apre su un planisferio che mostra non solo i muri costruiti ma anche quelli in fase di realizzazione nel 2015, anno della seconda edizione del libro, un delirio di separazioni di cui – come ben dovremmo sapere – non va esente nemmeno l’Unione Europea. La triste considerazione che, dopo aver dato anche solo una scorsa al volume, viene spontanea è che molte di queste realtà ci sono ignote…

Due pagine dal volume Des murs entre les hommes.

L’ultimo libro è più propriamente una storia, come viene dichiarato fin dalla copertina: Migrazioni. Storia illustrata di popoli in movimento, ma essendo molte delle figure in realtà delle cartografie o degli schemi cartografici si può ascriverlo, almeno idealmente, al genere che stiamo indagando. Si segnala per più aspetti: intanto perché è l’unico, tra i tanti testi di cui si è parlato, che proviene dal mondo culturale anglosassone (e un certo pragmatismo nell’esposizione può forse esserne una caratteristica), ma poi soprattutto perché la prospettiva storica è sinteticamente e correttamente affrontata su molti versanti, non tutti scontati. Se è facile attendersi che una ricerca sulla storia delle migrazioni prenda avvio dal viaggio originario della specie umana dal grembo africano, meno scontato è leggere delle migrazioni nell’area dell’Oceano Pacifico. Di grande utilità è lo sguardo dato alle varie dinamiche presenti nell’ultimo periodo intorno al Mar Mediterraneo, di cui riscoprire il valore di elemento di unione e attrazione (invece che di muro e – ahimè – cimitero, come siamo ultimamente abituati) è estremamente stimolante.

Le rotte migratorie dell’area mediterranea, in Migrazioni. Storia illustrata di popoli in movimento.
Distribuzione dei rifugiati siriani, in Migrazioni. Storia illustrata di popoli in movimento.

Gli atlanti, nelle loro varie declinazioni, risultano alla fine strumenti utili tanto a soddisfare quanto a stimolare (ineludibili) domande e (possibili) risposte.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

I libri citati:

  • Atlas des Migrants en Europe, a cura di Olivier Clochard,

Armand Colin, Paris 2017

  • Catherine Wihtol de Wenden, Atlante mondiale delle migrazioni,

Vallardi, Milano 2012 [ed. orig. fr. 2009]

  • Dina Ionesco – Daria Mokhnacheva – François Gemenne, Atlas des migrations environnementales,

SciencesPo Les Presses, Paris 2016

  • Alexandra Novosseloff – Frank Neisse, Des murs entre les hommes,

La Documentation Française, Paris 2015

  • Robin Cohen, Migrazioni. Storia illustrata di popoli in movimento,

Giunti, Firenze 2019 [ed. orig. ingl. 2019]

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