Anno: 2017

Arci/ La storia non si riscrive. Il 27 gennaio Giornata della Memoria

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«Un viaggio nella storia e nella memoria per accompagnare le giovani generazioni alla comprensione del presente. Questo l’obiettivo del progetto Promemoria_Auschwitz. In questa quarta edizione, promossa dall’associazione Deina e dall’Arci, più di 1300 giovani, fra i 16 e i 18 anni, provenienti da sette regioni italiane, parteciperanno a un percorso di educazione alla cittadinanza, che vede il suo momento più importante nel viaggio in treno che li porterà a Cracovia e agli ex lagher di Aushwitz e Birkenau.  Quest’anno i viaggi saranno due, per far fronte alle numerosissime richieste di partecipazione giunte agli organizzatori.

Il primo treno partirà dal Brennero il 2 febbraio e farà ritorno l’8, il secondo il 10 per tornare il 16.  I viaggi saranno preceduti da numerosi incontri di formazione, volti ad approfondire il contesto storico della seconda guerra mondiale e delle deportazioni. Questi incontri, gestiti da esperti, saranno anche un’occasione per i partecipanti per iniziare a conoscersi, per condividere opinioni e punti di vista, gettando le basi di quel percorso di crescita comune che si compirà nel corso del viaggio.

A Cracovia i ragazzi visiteranno alcuni dei luoghi fondamentali per ripercorrere quel periodo storico: l’ex ghetto ebraico, la fabbrica-museo dedicata alla vita di Oskar Schindler e all’occupazione nazista della città, il quartiere ebraico di Kazimierz.

Una giornata sarà invece dedicata alla visita agli ex lager di Auschwitz e Birkenau, dove persero la vita più di un milione di persone.
Nel corso del viaggio i giovani scriveranno le loro impressioni, si confronteranno tra loro e con esperti, vedranno film e spettacoli teatrali, parteciperanno a una assemblea finale dove parleranno di temi d’attualità e rifletteranno sul loro ruolo di cittadini oggi.

Al ritorno dal viaggio, saranno organizzati momenti di restituzione alla cittadinanza, per condividere impressioni e riflessioni.  Il progetto è realizzato in collaborazione e col sostegno di molti enti che si occupano di storia, di memoria e formazione. Ha il patrocinio del Senato e di altri enti pubblici. » [Arci nazionale]

27 gennaio/ Cooperativa Moltrasina/ Comprendere il passato per illuminare il presente

memoria-moltrasinaIn occasione della Giornata della Memoria, la Cooperativa Moltrasina, inviata venerdì 27 gennaio alle 19.30 alla trattoria di via Raschi 9 a Moltrasio per una serata per ricordare il valore dell’umanità e della solidarietà. L’eliminazione della presenza Armena dalla Turchia ottomana 1890/1923. Iniziative dell’Italia e degli italiani. Conversazione con Agop Manoukian, presidente onorario Unione degli Armeni in Italia. A seguire cena e musiche Armene.

27 gennaio/ La farfala Sucullo del Tgp al Sociale

farfala-neutra-x-sitoAl Teatro Sociale di Como, venerdì 27 gennaio alle 9, il TeatroGruppo popolare mette in scena per la Giornata della memoria, lo spettacolo La farfala sucullo. Testo e regia Giuseppe Adduci. Con Giuseppe Adduci e Sulutumana.

C’è uno spettacolo che racconta di uno zingaro. Oggi che gli zingari vengono più che mai dileggiati. E’ uno spettacolo che parla di campi di concentramento. Oggi che si vuole negare persino la memoria di quei momenti bui. C’è uno spettacolo che grida il suo stupore…

Lo spettacolo teatral-musicale descrive attraverso un linguaggio inventato, ricercato, struggente, la vita nei lager di un bambino rom torturato da Mengele; linguaggio che immette nell’azione teatrale toni di poesia per narrare delle umanità negate. Sempre sul filo di una incapacità a comprendere l’inaudita logica delle atrocità, così come ciechi erano gli occhi della sua amata giovane ebrea fissi su di un filo spinato. “La farfala sucullo” si presenta ricco di spunti sia sul tema della shoà che del teatro vissuti entrambi dal protagonista rom. Lo spettacolo ha vinto il premio drammaturgia Teatro e Shoà 2007.

Arci Trebisonda e San Teodoro/ Da febbraio i workshop per Follia

folliaIl circolo Arci Trebisonda, in collaborazione con Teatro San Teodoro, con il patrocinio dell’ASST Lariana e l’adesione del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, presentano in occasione del quarantennale dall’approvazione della Legge Basaglia (L.180/78) , Follia e assenza d’opera,  un progetto artistico-culturale di intervento sociale e di integrazione. Cinque workshop ideati e coordinati dal formatore e drammaturgo Giacomo Puzzo, che sarà affiancato nella conduzione da professionisti comaschi del settore teatrale. La partecipazione ai workshop è a numero chiuso (massimo 20 partecipanti per ogni workshop). Chi parteciperà a tutti e cinque i workshop avrà l’opportunità di essere inserito nel cast dello spettacolo Follia.

Di seguito il programma:

I workshop si terranno sul palco del Teatro San Teodoro di piazza Corbetta 7 a cantù dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 16.30, nelle seguenti domeniche:

12 febbraio – IL CORPO IN MOVIMENTO, con Francesca Cervellino (danzatrice)
12 marzo – LA VOCE SENSIBILE, a cura di Marco Belcastro (musicista, cantante, compositore)
26 marzo – L’ATTORE PRESENTE, a cura di Stefano Annoni (attore) con la collaborazione di Simona Pagnoni (esperta in esercizi bioenergetici)
23 aprile – LA STRANEZZA DI CIASCUNO DI NOI, a cura di Elisa Carnelli (attrice e drammaterapeuta)
7 maggio – MATERIA VIVA, a cura di Davide Marranchelli (attore e regista)

I laboratori saranno propedeutici all’allestimento dello spettacolo teatrale Follia, che andrà in scena in anteprima il 20 maggio e sarà poi inserito nel cartellone di prosa della stagione teatrale 2017/2018 del Teatro San Teodoro.

Per iscriversi è necessario invare una mail a claudiotrap@hotmail.it indicando in oggetto: Follia e specificando la data ed il titolo del/dei workshop a cui si intende partecipare. Verranno in seguito forniti tutti i dettagli e modalità di partecipazione.

Cultura/ Emilio Terragni racconta la fortuna di essere architetto nell’Italia democratica

Emilio Terragni, nato nel 1929, laureato in architettura nel 1955, in un incontro all’Ordine degli Architetti di fronte a una platea di colleghi, molti dei quali giovani, racconta la sua formazione e gli inizi della sua carriera.

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Lo fa adottando una chiave particolare, arrivando alla professione attraverso l’ideale. Esordisce infatti affermando che la caratteristica fondamentale della sua generazione è quella di aver incontrato la fortuna. E’ una caratteristica che la distingue sia dalla generazione dei padri che da quella dei figli: e la fortuna è precisamente quella di aver potuto esercitare il proprio mestiere, in modo libero e consapevole. La generazione precedente, infatti, è quella che è arrivata a consegnare il testimone stremata, poiché si è trovata a dover esercitare non il mestiere dell’architettura, ma quello delle armi, in una lunga serie di guerre, fino all’ultima, quella civile contro il fascismo. Emilio Terragni cita molti esempi, a partire dall’illustre suo zio, Giuseppe Terragni, travolto dalla tragica esperienza della campagna di Russia; cita Cesare Cattaneo, morto giovane di malattia durante la guerra; cita Banfi e Pagano, uccisi dalla detenzione nei campi di concentramento; ricorda poi anche i molti tornati dalla prigionia, debilitati nel fisico, ma determinati a lavorare per ricostruire un orizzonte di libertà e di benessere.

Si dice poi, però, più fortunato anche della generazione seguente, che ha dovuto confrontarsi con la trasformazione radicale (e la messa in discussione) di un mondo che sembrava solido e che invece era fragile, che ha dovuto confrontarsi con la crisi di una scuola e di una università non più in grado di consegnare un sapere e un mestiere al passo con le esigenze della contemporaneità. Invece, si capisce chiaramente che considera la sua formazione frutto di un processo adeguato, sia rispetto alle esigenze personali che a quelle sociali, in una prospettiva di futuro che appariva effettivamente abbordabile.

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Al centro di questo processo formativo mette il lavoro di gruppo, di cui rintraccia la genealogia nella pratica dei razionalisti (basti pensare al progetto del gruppo CM8 per il piano regolatore di Como) ma soprattutto nella didattica del Movimento Moderno, incontrata nella scuola estiva dei CIAM a Venezia nel 1953: una straordinaria esperienza vissuta a contatto con maestri dell’importanza di Albini, Gardella, Rogers, Belgiojoso, alle prese con ipotesi di riprogettazione del sistema espositivo dei padiglioni nei Giardini della Biennale. Racconta quindi del progetto del suo gruppo, per un ampliamento leggero (smontabile e trasportabile) di quei padiglioni, evidenziando quale fosse il principio ideale di quel lavoro giovanile: il rapporto tra complessità strutturale e complessità funzionale, con lo sforzo di trovare un equilibrio in grado di garantire il massimo della seconda con il minimo della prima.

Non diversamente ritiene fondativo il primo impegno di lavoro “vero”, nel campo dell’edilizia residenziale pubblica (economico-popolare, come si usa dire), nell’ambito di quella gigantesca impresa che furono i piani Ina-Casa, vero cuore della ricostruzione post-bellica, non solo in termini fisici (c’era da ricostruire un patrimonio edilizio devastato dai bombardamenti e dalle battaglie della guerra) ma anche in termini ideali (perché quel reintegro edilizio si compì con la più grande operazione di coinvolgimento di tutti i ceti della popolazione – maestranze, imprenditori, apparati dello Stato – per dare occupazione e, soprattutto, dignità al lavoro). Gli Istituti Autonomi Case Popolari, che furono, a Como come altrove, i motori operativi di quello sforzo, accolsero al proprio interno, per i propri uffici tecnici, molti giovani professionisti che si confrontarono operativamente con una delle più grandi sfide dell’Italia contemporanea, mettendo a punto soluzioni, per la maggior parte, di grande interesse e qualità.

È, quello di Emilio Terragni, un racconto in buona parte inedito, oltre che lucido e accalorato, e come tale accolto con grande interesse e partecipazione da tutte le persone presenti.

ordinearchitetti-2017gen20-lorenzacerutti-mrLorenza Ceruti che ha coordinato l’incontro

Ma il vero colpo di teatro, Emilio Terragni lo gioca in risposta alla domanda posta da Lorenza Ceruti – esponente di quella generazione successiva già menzionata, e collaboratrice subito dopo la laurea dello studio Terragni. Una domanda solo apparentemente scontata e innocua: “qual è il suo architetto preferito?”. L’architetto risponde prendendola alla larga: non si possono certo citare gli antichi, come Ictino e Callicrate, autori di quel Partenone che pure non è opera da dimenticare, non si possono certo citare i più recenti, perché suonerebbe troppo presuntuoso mettersi in scia con qualche maestro contemporaneo (Giuseppe Terragni e Le Corbusier potevano essere i nomi più attesi dalla platea…). La scelta cade quindi su Thomas Jefferson, architetto dell’indipendenza americana, ideatore della prima Costituzione moderna e padre di un’Università di cui ha progettato non solo gli edifici ma anche l’impianto istituzionale e didattico. È la scelta di un’architettura impegnata e attuale, politica nel senso più alto del termine, cioè nell’unico significato accettabile. È la scelta di una vita. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune architetture progettate da Emilio Terragni sono incluse nelle schede di XXCO:

050 – Villa-darsena a Torno

362 – Quartiere di Sagnino a Como

275 – Quartiere di Breccia-Prestino a Como

259 – Mini hotel Baradello a Como-Camerlata

135 – Edificio per residenze e uffici in via Volta a Como

310 – Edifici per residenze in via Palestro a Como

337 – ITIS Magistri Cumacini a Como

 

“La buona scuola” che non paga | Presidio in centro a Como contro l’alternanza scuola-lavoro

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Si è aperto poco dopo le 15 di sabato 21 gennaio, all’incrocio tra via Indipendenza e via Vittorio Emanuele, il presidio organizzato da Unione degli Studenti, Giovani Comunisti e Prc/Se Como per protestare contro “La buona scuola”, nome con cui è più noto il ddl 107. Varato nel luglio 2015, tale provvedimento dà il via alla cosiddetta “alternanza scuola-lavoro”: studenti di scuola superiore, a partire dai 16 anni di età, sono chiamati a svolgere periodi obbligatori di apprendistato non retribuito (200 ore per i licei, 400 per gli istituti tecnici e professionali) presso aziende convenzionate. Tra esse, grandi e famosi (o famigerati) brand come Zara, Eni, Coop, Fiat-Chrysler e McDonald’s che da sola, come deliberato lo scorso ottobre, accoglierà diecimila alunni di scuola superiore, di cui 160 sul territorio di Como e provincia.
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Cima di Porlezza/ Memoria della strage fascista

Il 21 gennaio, a Cima di Porlezza, si ricorda uno degli ultimi, più efferati e più inutili eccidi fascisti del nostro territorio. Il 21 gennaio 1945, sei giovani tra i 17 e i 26 anni, cinque ragazzi e una ragazza, vennero individuati in una casa del paese e – dopo un conflitto a fuoco – convinti ad arrendersi; ma, invece di essere arrestati, vennero immediatamente trascinati nei pressi del locale cimitero e uccisi.

I “sei martiri di Cima” hanno conquistato nella memoria antifascista un ruolo particolare: non solo per la loro giovanissima età, ma anche per il loro sincero e limpido impegno, per la loro totale avversione a scendere a patti con il fascismo (tanto che quando all’unica donna componente del gruppo venne offerta la possibilità di salvarsi la vita, forse perché considerata, in quanto donna, meno “pericolosa”, lei rifiutò di essere separata dai suoi compagni e dalla loro sorte).

Ogni anno il corteo in loro memoria, organizzato dall’associazione Cittadini Insieme con il patrocinio del Comune di Porlezza e sempre con la partecipazione di qualche classe delle scuole locali, segue il percorso che quel giorno seguirono i sei: dal centro del paese su per un viottolo di campagna fino al cimitero. Ogni hanno ai discorsi e ai ricordi si accompagna anche qualche lettura, eseguita con la giusta ingenuità e incertezza, da ragazze e ragazzi delle scuole. Ogni anno quel percorso, che potrebbe essere una allegra scampagnata, lascia molta tristezza in tutte le persone partecipanti.

Tra le tante commemorazioni degli eventi della lotta di Liberazione, quella di Porlezza resta ancora, dopo settantadue anni, una delle più intense.

[FC, ecoinformazioni]

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Wilma Conti (staffetta partigiana) legge La preghiera del ribelle di Teresio Olivelli.

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23 gennaio/ Consiglio aperto, ma parziale

8 COMOCOMUNENon è un buon segnale il fatto che neppure sul tema epocale dei diritti dei migranti la città di Como non solo non trovi unità, ma neppure capacità di costruzione di sedi democratiche nelle quali i diversi attori si confrontino alla luce del sole. La deleteria tendenza a costruire tavoli separati e riservati, nicchie spesso opache nelle quali alcune delle diverse opzioni si confrontano rifiutando la trasparenza che nelle tematiche dei diritti e della democrazia è vitale. (altro…)

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