Anno: 2019

Ancora in attesa della residenza!

Ancora senza risposta da parte del Comune di Como la richiesta di iscrizione all’anagrafe da parte di un richiedente asilo imposta da una sentenza del Tribunale di Como. Nonostante i giorni ormai passati, il Comune continua a rinviare, evidenziando una volontà persecutoria del tutto priva di ragioni.

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ecoinformazioni on air/ Mozione dormitorio approvata

Il servizio di Gianpaolo Rosso a Metroregione di Radio Popolare alle 19,45 del 26 luglio. L’avvertimento politico è chiaro ed è indirizzato alla Lega che è egemone nella Giunta Landriscina. Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno dimostrato con il voto sul dormitorio che senza di loro la maggioranza non c’è anche se riesce a assumere i voti della lista rapinese l’altro gruppo di destra antiimmigrati comasco.

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Sul dormitorio non bisogna dormire né sognare

Alla fine l’approvazione della mozione sull’opportunità di individuare una struttura per un nuovo dormitorio è arrivata. Quando ormai tutti erano convinti che si sarebbe slittati a settembre, una piccola “finestra” tra un argomento e l’altro dell’ordine del giorno ha permesso di chiudere positivamente questa vicenda che aveva ormai ampiamente superato i limiti della decenza.

La mozione “trasversale” (prime firmatarie Patrizia Maesani, gruppo misto ex Fratelli d’Italia, Patrizia Lissi, Partito democratico, Barbara Minghetti, Svolta civica) è stata approvata con 14 voti favorevoli, 8 contrari, 4 astenuti e qualche assente. Contestualmente sono stati approvati due emendamenti: uno presentato da Fratelli d’Italia per riproporre le cosiddette “regole certe” per la struttura che in una prima versione – poi decaduta – avevano suscitato qualche polemica, e uno presentato da Ada Mantovani per non limitare la ricerca dell’immobile adeguato tra quelli di proprietà comunale.

Al di là del tortuoso percorso che alla fine ha prodotto l’esito paradossale che gli ultimi aderenti (Fratelli d’Italia) si sono presentati come gli originari “ispiratori” dell’attenzione ai problemi dei senza fissa dimora, l’approvazione è un fatto importante, poiché – sia pure con molto ritardo rispetto alle richieste delle realtà attive nell’accoglienza – mette in mora l’atteggiamento “cattivista” della Giunta comunale di Como, evidenziando come all’interno del Consiglio comunale ci siano “i numeri” per provare a immaginare una differente politica sociale.

Ma attenzione: il difficile viene adesso. La mozione infatti, secondo le caratteristiche stesse della tipologia amministrativa, non è vincolante per la Giunta, e quindi da qui in avanti le possibili alternative sono: limitarsi ad essere soddisfatti del risultato di principio, oppure mettere in campo tutte le possibili energie per fare in modo che questa “vittoria” si evolva in un progetto preciso e praticabile.

A questo proposito sembra essenziale sottolineare che la semplice realizzazione di un nuovo dormitorio non può bastare; pur con differenti sensibilità, tutte le realtà impegnate nell’assistenza hanno messo in evidenza che le esigenze delle persone senza fissa dimora vanno ben oltre quelle di un “posto per dormire”. Si è parlato di un centro “di bassa soglia” per l’accoglienza delle tante, troppe persone spinte ai margini della città, si è parlato di accoglienza di secondo livello. Si deve aggiungere che serve soprattutto una riconfigurazione della politica sociale (e le gravissime ed evidenti mancanze a livello governativo non possono costituire una giustificazione per le mancanze a livello cittadino) e una riaffermazione sostanziale e non puramente formale dei diritti fondamentali strettamente connessi alla dignità di tutte le persone.

Per i diritti non basta un letto per dormire e, forse, sognare.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Video/ Limido Comasco riconosce l’emergenza climatica

Durante il consiglio comunale di Limido Comasco del 25 luglio 2019, l’assessora Paola Cortelezzi ha chiesto di votare a favore della dichiarazione di emergenza climatica proposta da Fridays for future ai comuni della provincia: delibera approvata dal gruppo di maggioranza facente parte della lista Insieme si può. Un piccolo passo per Limido Comasco, un grande passo per la provincia comasca, che finalmente vede un comune aderire alla dichiarazione. Nella stessa serata, inoltre, il consigliere di maggioranza Francesco Catania ha proposto l’avvio di un percorso totalmente plastic free.

«Dichiarare lo stato di emergenza climatica significa che questo è un problema di oggi», così Paola Cortelezzi della lista civica Insieme si può, che rende il piccolo comune di Limido Comasco il primo della provincia ad aver accettato l’invito di Fridays For Future Como. L’assessora con delega a Urbanistica, Opere pubbliche, Patrimonio e Manutenzione straordinarie, ha voluto sottolineare nella sua richiesta come questo piccolo passo sia simbolico, vista l’enormità della sfida ai cambiamenti climatici. Nel suo piccolo, l’amministrazione cercherà nei prossimi anni di promuovere iniziative di contenimento degli sprechi energetici e di utilizzo di fonti rinnovabili. «Obiettivi concreti e misurabili», grazie anche all’installazione di rilevatori per misurare linquinamento nel comune. L’obiettivo finale è arrivare al 2030 diventando un Comune ad emissioni 0.

Un comune impegnato a trecentosessanta gradi sul tema ecologico: nella stessa serata, infatti, il consigliere di maggioranza Francesco Catania ha proposto l’avvio di un percorso volto a «Sensibilizzare supermercati ed esercizi commerciali sul problema della plastica e del suo riciclo, chiedendo al comune di mettere in atto un programma per l’utilizzo di materiali biodegradabili».

Quello che ci si può augurare è che, adesso, altri comuni della provincia seguano l’esempio di Limido, allargando la consapevolezza che i cambiamenti climatici sono un problema di tutti e che, come tali, vanno affrontati insieme, qui e ora. [Dario Onofrio, ecoinformazioni]

Rimettiamo in ordine il dormitorio

Nella telenovela della mozione “sul dormitorio” in Consiglio comunale a Como lunedì 22 luglio è andato in scena un nuovo episodio, tutt’altro che edificante.

Avendo cercato di seguire i lavori del consiglio e il “dibattito” connesso fin dal primo sorgere, mi sembra il caso di provare a riflettere su tutta la vicenda, anche per rimettere in una prospettiva corretta molte affermazioni, più o meno approssimative, ascoltate in queste settimane.

In primis si impone una riflessione sui caratteri generali della discussione. Se un’amministrazione civica e, con essa, un consiglio comunale non sono in grado di trovare tempi e modi perché la discussione di un argomento così “sensibile” si possa svolgere con modalità civili, e non spezzettata in mille rivoli nel corso di più mesi, già si evidenzia una inadeguatezza di fondo, una incapacità di affrontare i temi di fondo della situazione sociale, al di fuori della logica dell’emergenza, che appare l’unica che questa politica è in grado di cogliere. So bene che l’argomento in discussione è stato definito “non prioritario”, ma anche questo è specchio di una visione deformata, incapace di cogliere i problemi (e di provare a risolverli) prima che precipitino nel baratro della drammaticità irrisolvibile. Una seconda riflessione si impone poi per molte forzature imposte alla questione da parte di chi si è fatto carico della diffusione al pubblico di tali questioni. Se il “degrado” è diventato la chiave dominante dell’analisi, se i “bivacchi” sono additati al pubblico ludibrio, se la responsabilità di tale situazione è attribuita, più o meno consapevolmente, tanto all’amministrazione quanto al popolo dei “senza fissa dimora” è perché è stata del tutto rimossa dalla coscienza la dimensione dei “diritti” (che qui si esprimono al livello di base, quello proprio dei “diritti umani” connessi alla dignità della persona), perché le criticità sociali non vengono più percepite come problemi “vivi” ma solo e unicamente come oggetto della chiacchiera politica, nel senso – ahimè – peggiore del termine.

E veniamo all’attualità della mozione.

È andata persa – e non mi pare questione da poco – la consapevolezza che questa non è la prima volta che si affrontano questi argomenti, e che già nei mesi scorsi una mozione sulle questioni dei senza fissa dimora (locali o in transito poco importa) era stata discussa, su sollecitazione della rete Como senza frontiere e con la firma di Svolta civica, e velocemente respinta. Ed è andata altrettanto dispersa la memoria che questo problema è stato ripetutamente sollevato da tutti i molti soggetti che si occupano di grave marginalità, migrazioni e disagio sociale, senza ricevere risposte adeguate (persino dalla precedente amministrazione di centrosinistra!) . Dov’erano tutte le persone (amministratori, politici, giornalisti, commentatori…) che adesso scoprono il problema?

La mozione “trasversale” è certamente benvenuta, anche se tardiva. Lo abbiamo già pubblicamente scritto, senza acredine, con l’intento di “sveltire la pratica”, evidenziandone gli elementi già risaputi e su cui – se così si può dire – non ci dovrebbe essere nemmeno bisogno di discutere. Su questi argomenti abbiamo ripetutamente chiesto udienza alle autorità (sindaco, prefetto), senza ricevere grandi risposte; nell’ultimo incontro che abbiamo avuto con il sindaco – con una rapida comparsa dell’allora assessora Locatelli – le risposte sono state “no, no, no”, sulla base dell’esigenza di “fare media” tra opposti sentimenti della cittadinanza (!). Abbiamo poi ripetutamente chiesto l’attenzione del Consiglio comunale, senza – in realtà – grandi successi. Abbiamo anche partecipato a una recente audizione della commissione sicurezza del Consiglio comunale dove in parecchi, e con differenti esperienze e sensibilità, abbiamo cercato di rappresentare ai consiglieri presenti la complessità di tale situazione e – quindi – la complessità degli indilazionabili interventi. Di tutto questo mi sembra che sia rimasta solo la memoria dei numeri… Meglio che niente.

Ora la mozione è diventata ostaggio delle logiche partitiche internamente, o subito attorno alla maggioranza. L’emendamento di Fratelli d’Italia cerca di “mettere il cappello” sulla mozione, invocando un inasprimento della logica securitaria e a questo subordinando il proprio voto favorevole. Alla risposta negativa di uno dei firmatari della mozione – Bruno Magatti – che ha sottolineato la perversità di questo atteggiamento che cerca di far dire alla mozione cose inutilmente repressive, si è sollevato lo scandalo, perché a questo punto sarebbe sua la responsabilità di “non far approvare” la mozione. Non ha invece sollevato nessuno scandalo la “rivendicazione” della politicità dell’emendamento da parte del consigliere Ferretti di Fratelli d’Italia, condita non solo con una ​stucchevole retorica sulla vicinanza alle persone, ma anche con la falsa primogenitura di Alessio Butti sull’attenzione al problema dei senza fissa dimora. Primogenitura falsa (e pelosa) quant’altre mai, poiché arrivava al momento della chiusura del campo governativo dopo che tutte le associazioni di volontariato e le realtà di attivismo sociale – compresa Como senza frontiere – avevano messo in evidenza la drammatica strutturalità del problema. Bene, se Fratelli d’Italia ha a cuore così profondamente (per quanto tardivamente) il destino delle persone senza fissa dimora, non ha che da votare la mozione anche senza il proprio inutile emendamento, ormai decaduto. Insieme a tutti gli altri, senza rivendicare primogeniture inesistenti.

Di passaggio bisogna anche notare che non ha destato scandalo nemmeno che a una essenziale “preliminare” del consigliere Fanetti del PD sulla questione del richiedente asilo a cui viene tuttora negata l’iscrizione all’anagrafe nonostante la sentenza della magistratura, l’assessore Pettignano non abbia trovato di meglio che rispondere “Beh, se dobbiamo dargli la carta d’identità, gliela daremo”. Punto.

Dunque: al Consiglio comunale, e in primo luogo alla Giunta che governa la città, vorremmo chiedere di affrontare seriamente il problema, perché la mozione non basta (visto che poi serve metterla in pratica), perché non basta nemmeno un nuovo dormitorio, perché la “grave marginalità” (locale o migrante non fa differenza) resta “senza dimora” se non viene posta nella prospettiva del riconoscimento dei diritti.

Senza dei quali davvero non c’è dimora per il discorso politico amministrativo, incapace di elaborare una strategia per i problemi della città. [Fabio Cani, portavoce di Como senza frontiere]

Luigi Nessi/ Dormitorio/ Approvate la mozione

Anche Luigi Nessi ha seguito a Palazzo Cernezzi la seduta del 22 luglio del Consiglio comunale nella speranza che si arrivasse al voto sulla mozione per il dormitorio. Per il portavoce de La prossima Como è stata un’occasione mancata, ma la mozione deve essere approvata. Nel seguito il testo della nota de La prossima Como.

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Porcata continua

Giustamente Stefano Fanetti, il consigliere comunale pd che il 22 sera in Consiglio comunale ha chiesto ragione della mancata concessione della residenza a “John” dopo la decisione del Tribunale di Como che impone al Comune di farlo, ha definito una porcata negare diritti e umiliare la legge. La risposta dell’assessore Pettignano in Consiglio è stata terribile: «Beh, se dobbiamo dargli la carta d’identità, gliela daremo».

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Fff/ Il movimento racconta la “trattativa” con il governo della città

Come tutte le “dichiarazioni” quella dell’Emergenza climatica ha significato solo in ragione della serietà di chi deve attuarla. Varese l’ha già votata ma non se ne conoscono ancora gli esiti concreti.

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Non basta un dormitorio per i sans papier abbandonati dalla politica

Continuo a chiedermi se la vicenda della mozione sull’apertura di un dormitorio pubblico  possa davvero rappresentare uno spartiacque per il futuro della città. Va dato atto ai consiglieri che si sono spesi lodevolmente a suo favore di avere fornito la testimonianza di un’apprezzabile sensibilità etica contribuendo a evidenziare l’insostenibilità di politiche e di atteggiamenti come quelli della giunta di Landriscina e di alcuni pasdaran della Lega rispetto alle tradizioni solidaristiche della città. Leggi il seguito nel blog di ecoinformazioni Ciclostilato in proprio di Emilio Russo.

Residenza negata/ La Giunta di Como non vuole contraddire il “capitano”

Nelle parole dell’avvocato Antonio Lamarucciola l’amarezza di vedere calpestati diritti e buonsenso. Il Tribunale di Como decreta che la mancata concessione della residenza a un essere umano che ne ha pieno diritto è illegale e impone di procedere a concederla, il Comune di Como senza alcun motivo esita, nega, cerca l’impossibile sgattaiolamento legale, umilia la legge e soprattutto opprime la persona infierendo sulla vittima, infliggendogli ulteriori ritardi, interpretando l’indicazione del Tribunale di procedere “entro 15 giorni” come l’autorizzazione a perdere tempo. Pubblichiamo un breve aggiornamento di Lamarucciola (Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti) sulla vicenda in oggetto nonché il contenuto di quanto l’avvocato di “John” ha richiesto il 22 luglio all’Ufficio legale del Comune di Como per avere chiarimenti in merito alla posizione del suo assistito.

«Venerdì mattina, dopo due giorni dall’emissione del provvedimento del Tribunale di Como che ordina al Comune di Como l’iscrizione anagrafica del mio assistito, la mia collaboratrice, la Dott.ssa Alice Stevanato, lo ha accompagnato all’ufficio anagrafe per rinnovare la sua richiesta. Il mio cliente, aiutato dalla mia collaboratrice, ha rappresentato l’urgenza di ottenere l’iscrizione per le medesime ragioni esposte nel ricorso: la necessità del certificato di residenza per la conversione della propria patente di guida emessa dalla Confederazione Elvetica e per ottenere un nuovo contratto di lavoro stabile (l’agenzia che procede all’assunzione ha richiesto anche in quel caso il certificato di residenza entro il 25/7). La sua storia personale, molto particolare, è nota al Comune sia per averla rappresentata nel ricorso ex art. 700 c.p.c. sia per averla egli stesso più volte spiegata al personale dell’ufficio anagrafe: egli è capofamiglia e la moglie ed i figli sono regolarmente residenti a Como. Come riporta la stampa locale, la domanda di iscrizione non è stata evasa nemmeno venerdì mattina da parte dell’ufficio anagrafe; il dirigente dott. Fazio non era disponibile al colloquio con la mia collaboratrice, ma la dott.ssa Lo Cascio ha spiegato che la Giunta aveva discusso del caso e che era in attesa delle decisioni dell’ufficio legale. La mia collaboratrice  ha così ottenuto di parlarne con l’avv. Marilisa Ogliaroso che tuttavia non le ha riferito una data precisa per ottenere l’adempimento all’ordinanza del Tribunale di Como (vi sono i 15 giorni previsti dall’ordinanza), pur riservandosi il Comune il diritto di proporre reclamo.

Ho avuto conferma dalla stampa locale, nella fattispecie l’intervista all’assessore sig. Pettignano sul Corriere di Como di sabato scorso, che la Giunta è in attesa di ricevere la relazione dall’ufficio legale, confermando, di fatto, che la decisione sulla richiesta di iscrizione anagrafica del mio cliente debba essere presa dalla Giunta sulla scorta della relazione dei legali.

Premetto che non comprendo le ragioni per le quali una vicenda amministrativa come la semplice iscrizione anagrafica debba dipendere da una conferma dell’organo politico chiamato a ben altri compiti, credo, in tema di amministrazione della città. Ad ogni modo ne prendo atto ma ho ribadito l’urgenza della richiesta di iscrizione anagrafica del mio cliente sia sotto il profilo giuridico sia soprattutto sotto il profilo umano.

Con la raccomandata via pec che ho inviato all’ufficio legale, ho pertanto chiesto cortesemente di comunicarmi i tempi dell’adempimento all’ordinanza del 17 luglio del Tribunale di Como così da poter concordare quanto prima con il mio cliente un nuovo accesso presso gli uffici comunali per definire l’iscrizione anagrafica, al fine di evitare al mio assistito il pericolo di perdere l’ennesima occasione di lavoro stabile, e quindi entro il giorno 24/7».

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