La politica con il Monte Goi
Prc, Ev/Avs, Si/Avs e Pd denunciano i motivi dell’incedio e il disnteresse dei governo ai temi della natura. Nel seguito i testi delle differenti prese di posizione.
RIFONDAZIONE: LA SOLA SICUREZZA NECESSARIA È LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO
“Dopo il devastante rogo che ha distrutto più di 100 ettari di bosco nella zona del Monte Moregallo in provincia di Lecco è ora la volta di Como dove, sul Monte Goi, da ieri pomeriggio intorno alle 15:00 le fiamme stanno devastando l’area boschiva avvicinandosi anche alle case. Per tutto il pomeriggio, la sera e la notte scorsa hanno operato oltre 130 Vigili del Fuoco, impegnati nelle attività di contenimento dell’incendio e solo questa mattina sono arrivati due canadair.
In questa estate torrida gli incendi sono stati molti, troppi, ed è necessario fare alcune riflessioni politiche; la prima è la seguente: è a dir poco vergognoso che in un Paese che brucia quotidianamente come di fatto sta diventando l’Italia ci siano solo 19 velivoli destinati al prezioso incarico di domare gli incendi mentre, contemporaneamente, si continuano a buttare soldi in armamenti e i caccia F35, inutili, dannosi, costosi e dispensatori di morte. pare siano 135.
In secondo luogo, va ribadito con forza che la sciagurata (contro) riforma Renzi – Madia – Del Rio (PD) abolendo le province ha, nei fatti, abolito alcune funzioni fondamentali per le aree montane – come sono sia la nostra provincia che anche quella di Lecco – come, ad esempio, la guardia forestale e la polizia provinciale – che avevano tra le altre cose l’incarico preciso del controllo delle aree boschive e del sottobosco. Il risultato è drammatico, disastri idrogeogici ( praticamente frane o alluvioni ad ogni temporale) e incendi devastanti dopo un mese di siccità come quello del Moregallo e del Monte Goi.
Quella riforma populista voluta dal Governo Renzi e sostenuta in maniera bipartisan da tutto l’arco parlamentare la contrastammo in solitaria, ed oggi la storia ci dà drammaticamente ragione, un’altra volta.
Esprimiamo grande gratitudine ai vigili del fuoco, ai piloti dei canadair e a tutto il personale volontario, che in queste ore si sta prodigando per provare a fermare le fiamme che, comunque vada, lasceranno un disastro ambientale per il quale qualcuno dovrà dare risposte”. [Fabrizio Baggi, Direzione nazionale, Pierluigi Tavecchio, Segretario provinciale Como, Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea]
Como dà il verde per scontato. Ma il clima ci sta presentando il conto
“Un sentito ringraziamento al centinaio di vigili del fuoco e soccorritori della protezione civile che a rischio delle proprie vite hanno messo per tutta la notte in sicurezza la popolazione.
Ma l’incendio che interessa il territorio comasco deve imporci una riflessione molto più ampia dell’emergenza del momento. A Como continuiamo a comportarci come se il verde extraurbano fosse una risorsa inesauribile, quasi uno sfondo naturale garantito per sempre dal lago e dalle nostre colline, che compensa la poverta’ arborea della città..
I numeri rendono questa situazione ancora più evidente: Como ha appena 11 alberi ogni 100 abitanti, contro una media nazionale di 24, ed è ultima tra i capoluoghi lombardi per presenza di alberi su suolo pubblico. Un dato particolarmente significativo per una città che continua spesso a percepirsi come naturalmente “verde” soltanto perché circondata da montagne e boschi.
Così si tagliano esemplari adulti sostituendoli, quando capita, con arbusti che per decenni non potranno garantire la stessa ombra, la stessa capacità di raffrescamento, di assorbimento delle acque, di cattura degli inquinanti e di sostegno alla biodiversità.
E poi ci sono le colline, l’altro grande patrimonio dato appunto per scontato. Sentieri che per decenni hanno costituito una rete preziosa di percorrenza, manutenzione e presidio del territorio sono oggi in molti punti abbandonati, invasi dalla vegetazione e trasformati in boscaglie difficilmente attraversabili, con accumuli di sterpaglie e materiale secco.
Non si tratta di eliminare indiscriminatamente il sottobosco, che svolge importanti funzioni ecologiche, ma di tornare a gestire il territorio: mantenere accessibili i sentieri, controllare gli accumuli di vegetazione secca e intervenire nelle aree più esposte al rischio, soprattutto in prossimità delle abitazioni. Le colline devono essere considerate parte integrante dell’infrastruttura verde della città e gestite con una strategia coordinata con Parco e privati, soprattutto di fronte alla crisi climatica.
Perché abbandonare un bosco non significa necessariamente proteggerlo. Il riscaldamento globale non sta avanzando lentamente e in maniera lineare, bensì in maniera esponenziale . I suoi effetti si stanno manifestando in modo sempre più rapido, violento e ravvicinato: precipitazioni estreme che provocano allagamenti, frane e dissesti; lunghi periodi senza pioggia; temperature persistentemente elevatissime; suoli disidratati; vegetazione sotto stress; rischi crescenti per la salute delle persone.
Qualunque sia la causa specifica dell’incendio di queste ore, è evidente che settimane di caldo estremo, scarsità d’acqua e vegetazione secca aumentano enormemente la vulnerabilità del territorio e la capacità del fuoco di propagarsi.
È questo il clima nel quale dobbiamo ormai amministrare Como e il territorio.
E invece la città appare ancora impreparata. Alberi considerati sacrificabili, nuove piantumazioni insufficienti, suolo impermeabilizzato, verde trattato come elemento ornamentale, manutenzione frammentaria, colline poco presidiate e soprattutto assenza di un vero Piano strategico del verde inteso come infrastruttura urbana e territoriale.
Non possiamo ricordarci degli alberi quando fanno ombra a quaranta gradi, dei boschi quando bruciano, dei torrenti quando esondano e dei versanti quando franano.
Governare significa prevenire.
Significa tutelare gli alberi maturi e aumentarne realmente il numero, deimpermeabilizzare i suoli, creare ombra nelle piazze e lungo le strade, gestire l’acqua, mantenere accessibili i sentieri, presidiare le colline e programmare la gestione delle aree boschive.
Serve finalmente un Piano strategico del verde e della resilienza climatica.
I tempi per minimizzare sono finiti”. [Elisabetta Patelli, Europa Verde/Avs]
Dal punto di vista politico ci sarà molto da riflettere
“In queste ore stiamo vivendo momenti molto drammatici per il nostro territorio, con l’incendio sul monte Goi che continua incessantemente a bruciare. Dal punto di vista politico ci sarà molto da riflettere circa le cause e le condizioni che hanno portato a questo tragico episodio (siccità, incuria del verde ecc…).
In questo momento però ho un solo pensiero, ed è per il monte stesso; per l’assaggio di natura che offre a chi vive in città, per la fantastica baita in cima, per il canile ai piedi del monte.
È una vicenda che spero vivamente si chiuda il prima possibile ed è una tragedia per la città di Como e tutto il territorio”. [Lucasa Radice, segretario provinciale Si Como]
“In queste ore Como sta affrontando una situazione di grande difficoltà a causa dell’incendio che dal pomeriggio di ieri interessa le pendici del Monte Goj, con fiamme arrivate a lambire alcune abitazioni”. Lo dichiara la capogruppo del Pd alla Camera, la comasca Chiara Braga, che aggiunge: “Il nostro pensiero è anzitutto ai cittadini costretti a lasciare le proprie case e a chi, in queste ore, sta facendo i conti con un’aria irrespirabile. Siamo loro vicini in un momento di grande preoccupazione per la città”.
“Un ringraziamento ai Vigili del fuoco, impegnati senza sosta dal pomeriggio di ieri, ai piloti dei Canadair, alle Forze dell’ordine, alla Protezione civile, a tutti i volontari e alle squadre giunte in rinforzo anche da diverse province lombarde. È grazie al loro instancabile lavoro se, dopo una notte complicata, la situazione mostra oggi segnali di miglioramento”.
“Episodi come questo – commenta Braga – ci ricordano quanto sia fragile il territorio comasco e quanto il caldo estremo, la crisi climatica e la carenza d’acqua rendano sempre più frequenti e intensi eventi di questo tipo: non possiamo più permetterci di considerarli emergenze isolate; occorre affrontarli con politiche serie di prevenzione e adattamento”.
“Ora la priorità è mettere in sicurezza persone e territorio: a chi è impegnato in questo sforzo va la nostra piena gratitudine”, conclude l’esponente dem.” [Chira Braga, capogruppo Pd alla Camera

