immigrazione

Aspettando Carovana 2014/ L’incontro a Rebbio

CAR MAGGIO WEB (LOGHI)-1Ottimo riscontro di pubblico, nonostante il tempo inclemente, per Aspettando Carovana…next stop: Rebbio, primo “aperitivo” dell’edizione 2014 di Carovana Antimafia ed ospitato, nella serata di giovedì 22 maggio, dal centro di aggregazione giovanile Oasi. Un’occasione, alla presenza tra gli altri del vicesindaco Silvia Magni e dell’assessore Vincenzo Iantorno, per parlare di legalità e diritti in un contesto molto particolare: Rebbio.

Come può un quartiere avere un ruolo nella lotta contro la mafia e l’illegalità? Si può riassumere con una domanda l’incontro andato in scena all’interno del centro Oasi, prima tappa verso l’appuntamento annuale con Carovana Antimafia. Di fronte ad una sala gremita i vari ospiti hanno cercato risposte sia dal lato “giuridico”, tra la presenza mafiosa nel nostro territorio e la crescente piaga della tratta di esseri umani, sia dal punto di vista più specificamente “locale”, con le varie dimostrazioni di quanto può fare, anche in un contesto apparentemente piccolo, una “rete” attiva di cittadini, associazioni ed istituzioni, un processo che ha proprio nell’ Oasi di via Negretti, gestito dalla Cooperativa Lotta contro l’emarginazione per “conto” del Comune di Como, un importante punto di riferimento.

Gianluca Giovinazzo, avvocato ed esponente locale di Libera, e l’assessore Iantorno hanno così affrontato il tema sul suo versante tecnico, parlando dei pericoli connessi all’aumento della presenza mafiosa e dei segni per individuarla. In particolare, mentre il primo ha insistito sul « concetto di mafiosità, ossia il trionfo della sopraffazione e della violenza», evidenziando il carattere ormai «globale della presenza criminale, qui al Nord la Piovra è presente dovunque vi siano soldi», l’esponente di Palazzo Cernezzi, intervenuto dopo i saluti “istituzionali” della collega Magni, ha rivendicato gli sforzi dell’Amministrazione nel «perseguire una politica di trasparenza e di legalità, come dimostrato dalla nostra adesione ad Avviso Pubblico, unici in tutta la Provincia», un segnale che acquista ancora maggior valore in «un momento come quello attuale, dominato da scandali e corruzione. Dopotutto l’Italia è il Paese più corrotto d’Europa», ha concluso l’assessore, «il 15% del nostro Pil viene da attività illegali».

Dati impressionanti, che insieme a quelli riportati da Tiziana Bianchini, responsabile emigrazione della Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione, «attiva dal 1994», contribuiscono a formare un panorama molto sconfortante. L’esperta, attiva soprattutto nella zona del Milanese, ha infatti evidenziato la crescita del «fenomeno della tratta degli esseri umani, seguendo linee di espansione proprie di logiche di mercato e profitto», particolarmente consistente nell’ambito della «prostituzione e del cosiddetto grave sfruttamento del lavoro», tanto che risulta sempre più difficile intervenire in modo efficace. «La criminalità è sempre un passo avanti, per esempio adesso sono disponibili app per il cellulare per individuare i percorsi migliori per la prostituzione notturna», ha continuato sconfortata l’esperta, e tutto questo nonostante «la legislazione italiana sia estremamente avanzata, 700-900 persone l’anno riescono comunque ad uscire dal racket».

C’è solo quindi altro buio, in fondo al tunnel? No, perché una soluzione già esiste: il fare rete, il coordinarsi insieme tra tutte le realtà impegnate, come avviene da tempo nel popoloso quartiere comasco. «Il lavoro è stato duro, ma ce l’abbiamo fatta», ha ammesso commossa Elisa Roncoroni, tra i responsabili della struttura e presente in sala insieme ai colleghi Alessio e Laura, che ha così evidenziato l’importanza dell’aggregazione e della formazione di «cittadinanza attiva» come momenti fondamentali nel contrasto all’illegalità. D’incontro come base di un progetto sociale parla anche Paola Passera, della cooperativa Questa Generazione, sicura che i tanti risultati ottenuti nel quartiere, dalla banca del tempo alla sistemazione del parco Negretti, dimostrino come «un quartiere consapevole può vincere, nella quotidianità e in ogni piccolo gesto».

C’è speranza, quindi. Lo conferma don Federico, religioso della parrocchia, che riprendendo una citazione di don Pino Puglisi ha ricordato che «non si può fermare alla semplice protesta, ma bisogna rispondere alle parole con i fatti, come qui sta avvenendo». Quattro sono le parole chiave per il religioso, da utilizzare come strumento per continuare l’impegno: «porta, per delimitare od indicare un’ appartenenza, verso cui comunque poter scegliere, popolo, perché è fondamentale stare insieme, ricamo punto e croce, per avere coraggio anche quando le cose sembrano complesse, ed orologio, perché è ora di cambiare».

Tanto lavoro da fare, quindi. Non resta che continuare, tra limiti ed incertezze di una situazione difficile, sicuri che «questa sia la strada giusta», come ha concluso ancora la Roncoroni. La serata ha inoltre visto dei piacevoli intermezzi musicali, grazie alle esibizioni dei percussionisti della Parada par Tucc, i ballerini della break dance e i giocolieri. [Luca Frosini, Ecoinformazioni]

 

 

 

10 aprile/ La valigia dei migranti a Pontelambro

emigranti italianiLa valigia dei migranti è il titolo dell’incontro promosso, in preparazione alla Festa dei popoli 2014, da Ovci, con Caritas Ponte Lambro – Erba, scuola d’italiano Il sorriso di Antonella di Pontelambro e scuola d’italiano di Erba. Una serata di informazione tenuta da persone migranti, con lo scopo di far conoscere in maniera diretta e approfondita i retroscena, le motivazioni e le speranze delle persone che partono e giungono in Italia, oltre che analizzare l’attualità di alcune realtà migratorie, diventate ormai parte integrante della nostra vita quotidiana. All’incontro, che si terrà giovedì 10 aprile alle 21 nell’oratorio di Pontelambro (via Volta 39), interverranno Giovanna Marelli, Patrik Amaeki Okeke e Nabil Alì Yassin, con Fabio Carrara come moderatore. Scarica il volantino dell’iniziativa.

Tijana Djerkovic/ Inclini all’amore

downloadAmpia partecipazione ieri alla presentazione del libro di Tijana M. Djerkovic Inclini all’amore [Playground Editore, 2013, 212 pagg, 15 euro], al Teatro Sociale di Como in occasione della rassegna i Giovedì della lettura.
Un libro che attraverso la storia di tre personaggi di diverse generazioni abbraccia l’intero Novecento e ci racconta un paese, il Montenegro, che non ha avuto il debito spazio nelle cronache letterarie.
L’autrice, scrittrice e traduttrice belgradese laureata in Lingua e Letteratura russa e italiana, affronta in questo suo primo romanzo la difficoltà di trasferire la propria autobiografia, mettendo in campo i sentimenti più segreti e le lezioni morali ricevute in dono dagli uomini della famiglia che lei più ha amato, suo nonno e suo padre.
Il primo protagonista è Milovan, un uomo di grande esperienza del mondo e dell’arte affabulatoria, che aveva la capacità di affascinare coi suoi racconti tutti coloro che gli sedevano intorno.
«Le parole non sono grano che, quando trabocca dal granaio, lo raccogli con la pala, per poi rimetterlo a posto. Le parole si accompagnano al rimpianto e alla perdita. Una volta dette non le recuperi più. È sempre meglio dire una parola in meno che una in più». Questo insegnava Milovan nel piccolo paesino di Bar, sulla costa del Montenegro, ai suoi figli. Le sue parole ebbero grande effetto soprattutto sull’ultimogenito, Vladimir nel romanzo, che divenne uno dei più grandi poeti jugoslavi. La stessa passione per le parole che l’autrice ha ereditato da quel padre poeta tanto amato e dei cui scritti si sente figlia. Ha deciso di scrivere la storia della sua famiglia in italiano, perché sente ormai che questa è la sua lingua (l’autrice vive in Italia dal 1987), ma anche perché scrivere in italiano e non in serbo pensava le avrebbe consentito di prendere le distanze da ricordi amati e dolorosi, invece si è trovata a confessare anche cose che non avrebbe mai scritto nella sua lingua madre. Racconta tutto infatti la scrittrice, la vita di un nonno viaggiatore di gran coraggio e tenacia, lavoratore instancabile che ha girato il mondo facendo i lavori più duri, anche in miniera in Alaska, per poi tornare in patria ed essere chiamato a combattere tre guerre, due balcaniche e quella del ’15-18. Ma anche le vicende di un padre ancora più coraggioso che a soli dodici anni è scappato di casa per seguire il fratello unitosi ai partigiani di Tito. Tornò dal fronte tre anni dopo con molte medaglie e senza un braccio. A diciannove anni, per una falsa denuncia, venne deportato in un gulag sull’isola dalmata di San Gregorio. Subì interrogatori, umiliazioni, torture e perse un occhio. Tutte queste sofferenze vengono riportate nel libro della Djerkovic, che dichiara la sua forte difficoltà nel riportare questi fatti, ma anche quella di dover raccontare in poche pagine la distruzione del proprio paese. L’autrice apprese la deportazione del padre leggendo le sue carte: non le aveva raccontato nulla con l’intento di preservarla, perché fermamente convinto che il rancore e l’odio si ereditano. La sua eredità invece è la forza della dignità e l’amore per la vita nonostante tutto. Vladimir non aveva paura alcuna della distruzione del corpo, ma ciò che realmente temeva era quella delle sue emozioni e della sua inclinazione al bene. Dopo la morte del padre e del fratello, l’unica testimone e depositaria di questo grande insegnamento è proprio Tijana, che con il suo libro tiene viva non solo la storia della sua famiglia ma anche quella di un luogo, i Balcani, devastato da guerre fratricide e ancora oggi visto come il buco nero dell’Europa, ma ricco di bellezza sia nel paesaggio che nello spirito della gente. [Federica Dell’Oca, ecoinformazioni]

Como cambia passo/ Sì alla cittadinanza simbolica

3 COMO COMUNEIl Comune di Como approva la mozione della maggioranza per dare un riconoscimento ai figli degli immigrati. Proteste per l’allargamento della Ztl e per la diminuzione dei posteggi bianchi in centro città.

Ztl

Sono raddoppiati i manifestanti contro l’allargamento della Ztl, rispetto all’appuntamento del lunedì precedente, che si sono presentati a Palazzo Cernezzi lunedì 24 febbraio durante le preliminari al Consiglio comunale, illuminandone il cortile antico con lumini da cimitero, e che poi si sono diretti in piazza Roma. Inevitabili alcuni interventi da parte dei consiglieri comunali.

Preliminari

Ma l’opposizione si è scagliata contro la maggioranza anche per la gestione dell’avvicendamento al ruolo di capo della polizia locale esprimendo il proprio disaccordo per voce di Marco Butti, Gruppo misto, e Francesco Scopelliti, Nuovo centro destra (gruppo dell’opposizione appena nato che ha raccolto la maggior parte del Gruppo misto, diventando il primo gruppo per consistenza delle minoranze, di cui fanno parte anche Laura Bordoli, capogruppo, e Enrico Cenetiempo). I due hanno anche chiesto di fare chiarezza sulla collaborazione del Comune con l’Isola che c’è e chiesto le dimissioni dell’assessora Gisella Introzzi. Andrea Luppi, Pd, ha invece chiesto l’aggiornamento della rassegna stampa sul sito comunale «è inattiva dal 6 febbraio» e Giampiero Ajani, Lega, ha chiesto spiegazioni su del fumo uscito forno crematorio «erano prove di combustione o un guasto?», mentre Luca Ceruti, M5s, ha annunciato una iniziativa del suo gruppo sul bando calore, dopo che non è stato accettato il consiglio Comunale aperto, e una sulla lotta alle ludopatie, lamentandosi di dover apprendere del Piano delle opere per quest’anno e i prossimi tre dalla stampa.

Cittadinanza simbolica

La seduta è ripresa quindi sulla discussione per «il riconoscimento simbolico di cittadinanza italiana ai minori nati da genitori stranieri e residenti a Como, nati in Italia o all’estero, frequentanti o che abbiano frequentato scuole di ogni ordine e grado nel territorio italiano per almeno 3 anni».

Luigi Nessi, Paco-Sel, ha ricordato l’impegno della ex ministra Cécile Kyenge: «Per spostare l’attenzione dalla questione sicurezza e vedere gli immigrati come persone che contribuiscono alla crescita economica e allo sviluppo del nostro paese», oltre a ricordare esperienze di multiculturalità nel Comasco.

Dall’opposizione Cenetiempo ha ribadito i dubbi della volta precedente ritenendo discriminante il provvedimento, mentre per Ajani: «Questa cittadinanza simbolica non ha né capo, né coda, non dà vantaggi». Per Scopelliti «mozini come questa non diminuiscono le distanze, le aumentano, siete la solita sinistra becera»

Nella replica il primo proponente Marco Servettini, Amo la mia città, ha ricordato che si tratta di una campagna nazionale dell’Unicef Italia a cui hanno aderito per ora 250 Comuni e rispondendo alle critiche ha detto: «Certo che servirebbe ben altro, ma intanto facciamo qualcosa». E qualcosa che dia un segnale diverso in una città come Como dove il 13 per cento della popolazione è straniera ha aggiunto il consigliere: «Dobbiamo chiedere scusa ai nostri amici di non potere andare oltre a una cittadinanza simbolica».

Bocciata la proposta di un emendamento, non accolto dai proponenti, per eliminare la cerimonia pubblica, per Ceruti e Molteni per evitare di trovarsi davanti a problemi nel caso in cui aumentassero le ristrettezze di bilancio.

Al voto maggioranza, M5s e Per Como hanno approvato la mozione, con la soddisfazione della decina di cittadini immigrati che hanno voluto assistere fra il pubblico, mentre Butti e Ajani si sono espressi contro e Cenetiempo si è astenuto (la mozione).

Posteggi

Non essendo presente in aula il consigliere Alessandro Rapinese, Adesso Como, ancora impegnato con la manifestazione di protesta in piazza Roma, due sue mozioni all’ordine del giorno sono finite in fondo allo stesso e l’aula ha affrontato la proposta di Molteni e Ceruti per il ripristino di alcuni posteggi bianchi in convalle, nata dopo la riforma dei posteggi dell’estate scorsa, un dibattito che si è facilmente allargato all’estensione della Ztl.

Molteni ha ribadito la necessità di un potenziamento del trasporto pubblico e dell’apertura del posteggio nell’area ex Ticosa leggendo lo stesso programma del sindaco Lucini, «tutte le città europee hanno posteggi fuori dal centro, mentre Como? Boh?» ha detto invece Ceruti che ha chiesto di intervenire: «Per dare respiro a chi viene a lavorare in città».

Butti ha chiesto il Piano della sosta e il mobility manager: «è stato detto che la proposta della Ztl era già della Giunta Bruni, ma il Pdl all’ora ebbe il coraggio di fermare un tema su cui non erano tutti d’accordo». Fresco di manifestazione Rapinese ha esclamato «vox populi, vox dei», aggiungendo che la proposta di allargamento non è ecologica, perché «i pullman saranno fermi al semaforo in piazza Roma e già ora ci sono rallentamenti attorno alla città». Sergio Gaddi, Fi, è tornato sull’argomento principale: «Il posto giallo non può essere esteso a tutta la città».

Alle minoranze hanno risposto Gianni Imperiali, Como civica, «manca il Piano della sosta da almeno 10 anni, e per 8 e mezzo non è una nostra colpa» attaccando poi sulla Ticosa utilizzata come spot elettorale dalle passate amministrazioni di centrodestra. Stefano Legnani ha difeso l’allargamento della Ztl: «Lo sosteniamo convintamente non ci sono altri centri storici, almeno in Lombardia, dove si passa in fianco al duomo in macchina». Il capogruppo del Pd ha risposto anche a chi parla di buco nelle casse comunali a causa dei mancati introiti dei posteggi blu dichiarando che il progetto, che a rivisitato tutte le zone di sosta della convalle, prevede un saldo a costo zero: «Certo in futuro faremo una verifica che potrà comportare un aggiustamento delle tariffe».

Mentre dall’opposizione si chiedeva una sospensione per la preparazione di un paio di emendamenti, data l’ora, la seduta è stata sospesa. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Giuseppe Catozzella/ Non dirmi che hai paura

DSC00077La storia di un sogno, correre, e quella di un viaggio per realizzarlo. Un viaggio non come tutti gli altri, ma il Viaggio: quello disperato che dal cuore dell’Africa, attraverso il deserto, porta a Tripoli per poi affrontare il mare nel miraggio dell’agognata Europa, che non per tutti si trasforma in realtà. È una storia di passione e tenacia quella raccontata da Giuseppe Catozzella nel suo libro Non dirmi che hai paura [Feltrinelli Editore, 2014, 236 pagg, 15 euro] presentato venerdì 21 febbraio alla Feltrinelli di Como. Con l’autore, il giornalista Michele Luppi e Marco Servettini, coordinatore accoglienza profughi della Caritas di Como.
Il punto di partenza è una storia vera che attraverso la penna di Catozzella si fa romanzo di grande energia, senza mai cadere nel pietismo. La protagonista del libro è Samia Yusuf Omar, giovane ragazza somala che scopre il suo talento per la corsa in una città come Mogadiscio, dilaniata da una sanguinosa guerra etnica e colpita da fame, povertà e leggi coraniche contro le donne. Samia è determinata, e nonostante le difficoltà e la mancanza di mezzi, si allena con costanza arrivando così a qualificarsi, a soli diciassette anni, alle Olimpiadi di Pechino del 2008. Si posiziona ultima ma un caloroso applauso del pubblico la accompagna fino al traguardo. Lei, ragazza nera in fuga dalla guerra, da sola senza sponsor e allenatori professionisti, è riuscita a qualificarsi alle Olimpiadi.
Dal quel momento in poi il suo obiettivo diventa la partecipazione alle Olimpiadi di Londra del 2012, per riscattare quell’ultimo posto.
Torna quindi nel suo paese ma le condizioni di vita sono peggiorate: gli integralisti hanno assunto un potere ancora maggiore e lei è costretta a correre chiusa dentro un burqa. La Somalia non è più posto per lei e decide di partire a piedi, pronta ad affrontare la traversata del deserto per coronare il suo sogno. Vuole essere libera di correre e vuole farlo trovando un buon allenatore che la segua alle Olimpiadi.
Samia, come molti altri uomini e donne, si è trovata ad affrontare un viaggio drammatico stipata per giorni e giorni su mezzi di trasporto carichi oltre il limite e con viveri e acqua non sufficienti. Giunse a Tripoli stremata da 8 mesi di viaggio, ma pronta a mettersi ancora una volta nelle mani dei trafficanti e imbarcarsi affrontando il mare; quel mare che lei per tutta la vita ha visto ma non ha potuto toccare, perché nel suo paese in spiaggia i miliziani si sparano. Mare simbolo di libertà e speranza, luogo del sogno che per Samia si trasforma in tragedia. La giovane trova la morte il 12 aprile del 2012 al largo di Lampedusa.
La storia era già nota alla cronaca ma la volontà dell’autore è stata quella di dare un volto alle migliaia di migranti che ogni anno compiono il medesimo viaggio e spesso incontrano la morte. Catozzella durante l’incontro ha infatti spiegato che ciò che l’ha spinto a raccontare questa storia è stato proprio il senso di colpa e la responsabilità come italiano, consapevole di questi drammi ma inerme di fronte a una tale ingiustizia.
Successivamente è intervenuto anche Marco Servettini che ha riportato alcuni dati circa i migranti a Como: a seguito delle ondate migratorie che si sono susseguite in Italia a partire dal 2011 la città  ha accolto circa duecento profughi,  un centinaio gestiti direttamente dalla Caritas,  i restanti da parrocchie e hotel della zona.
L’incontro si è concluso con le domande del pubblico e con la duplice speranza che un giorno Samia possa correre di nuovo attraverso il corpo della nipote Mannar, anch’essa con la stessa dote atletica della zia, e che questa storia rimanga viva perché «Samia siamo tutti noi». [Federica Dell’Oca, ecoinformazioni]

Razzismo elvetico/ Guerra: populismo e chiusura

mauro guerraIl parlamentare del Pd Mauro Guerra interviene con un post su fb sul risultato del referendum xenofobo in Svizzera: «Il risultato del referendum anti immigrazione in Svizzera conferma ed alimenta la brutta aria che spira per l’Europa. Populismo e chiusura non scioglieranno i nodi gravissimi della crisi. L’altra faccia della medaglia di politiche di austerità finanziaria che alimentano la crisi economica e sociale.
Per la Svizzera occorre ora tutelare i nostri frontalieri e una posizione netta e dura dell’Unione Europa sull’insieme dei rapporti. Per l’Unione Europea e per l’Italia solo un radicale cambio di politiche economiche e sociali può ricucire una prospettiva democratica e di coesione».

18 dicembre giornata internazionale dei diritti migranti/ Decalogo della convivenza

giornata migrantiNon avere altro dio all’infuori di te/ non nominare la nazionalità degli altri/ onora tutte le festività (anche quelle delle altre religioni e culture)/ onora la memoria della tua città e raccontala ai nuovi cittadini/ non testimoniare sulla cultura degli altri se non la conosci abbastanza/ non rubare la parola agli altri ed impara ad ascoltare/ non imporre solo i tuoi valori culturali/ non desiderare solo la tua cultura/ non desiderare solo la cultura degli altri/ mai uccidere le differenze culturali. [Decalogo della convivenza di Mohamed Ba, dall’articolo di Barbara Battaglia del 13 dicembre 2009] Guarda il video di Andrea Rosso sulla strage di Lampedusa Emigrare non è reato.

Sei senza dimora? Allora sei il benvenuto!

accoglienzaDal primo dicembre è attivo il progetto Emergenza freddo a Como, che terminerà il 30 marzo prossimo. Per il terzo anno consecutivo molti enti e associazioni si sono accodati ai capifila Caritas e Croce rossa, siglando un accordo verso un obiettivo comune:  dare un posto letto alle persone senza dimora per evitare che trascorrano la notte in strada durante i mesi invernali. (altro…)

Diritto e diritti migranti

selmigrantiMartedì 10 dicembre per Giornata internazionale dei Diritti umani,  all’Unione circoli cooperativi di Albate Sinistra ecologia libertà ha animato un incontro di approfondimento tecnico e politico nell’ambito della campagna  Mai più tragedie nel nostro mare. Nella serata, aperta dal coordinatore provinciale di Sel Marco Lorenzini, seguita da una decina di persone, l’intervento di Grazia Villa ha messo a fuoco le questioni giuridiche connesse alla privazione dei diritti dei migranti sempre più gravi nel nostro paese mentre l’intervento di Luciana Carnevale, impegnata da anni nell’accoglienza a Como, ha fornito informazioni sulla situazione locale ed in particolare sugli effetti di norme sbagliate ingiuste e di una burocrazia opprimente e vessatoria. Già on line sul canale di ecoinformazioni i video dell’iniziativa.

Italian Cricket Club

Cricket@FeltrinelliIl gioco dei nuovi italiani, giovedì 21 novembre alle 18.30 a La Feltrinelli Libreria in via Cesare Cantù 17 a Como, presentazione con gli autori Giacomo Fasola e Francesco Moscatelli, Silvia Magni, vicesindaca di Como, Alberto Zappa, segretario Fim Cisl Laghi, Ahmed Munir, presidente Cantù Cricket Club, Nicola Nenci, giornalista de La Provincia. (altro…)

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