Le coperte non bastano
Ho fatto appello a tanti amici e conoscenti per raccogliere coperte da destinare alle persone che dormono per le strade e sotto i portici della nostra città.
(altro…)Ho fatto appello a tanti amici e conoscenti per raccogliere coperte da destinare alle persone che dormono per le strade e sotto i portici della nostra città.
(altro…)La bandiera palestinese non è una provocazione, ma un simbolo di Pace e solidarietà. I Giovani democratici: «Preoccupante reprimere un gesto solidale solo per come potrebbe essere percepito. Lo stadio è anche uno spazio di impegno civile».
«Come Giovani Democratici di Como esprimiamo forte preoccupazione e indignazione per quanto accaduto durante l’amichevole Ajax-Celtic allo Stadio Sinigaglia, dove alcuni tifosi sono stati identificati e segnalati per aver esposto una bandiera palestinese.
È inaccettabile che un simbolo di pace e solidarietà venga etichettato dalle autorità come una “provocazione politica”.
In un momento in cui la popolazione civile di Gaza è sottoposta a una delle peggiori tragedie
umanitarie del nostro tempo, riteniamo fondamentale dare visibilità al grido di dolore di un
popolo martoriato. La bandiera palestinese, in questo contesto, non è un atto divisivo, ma un
gesto di consapevolezza e responsabilità verso la comunità internazionale.
È paradossale – e profondamente sbagliato – che si cerchi di reprimere un gesto simbolico
solo per come potrebbe essere percepito da una parte del pubblico. Se è vero che lo stadio è
uno spazio dedicato allo sport, è altrettanto vero che non può e non deve essere svuotato di
significato sociale e civile. Includere e dare voce a chi subisce ingiustizie è un dovere, non una
minaccia all’ordine pubblico.
È ancora più grave constatare che, mentre si colpisce chi espone una bandiera palestinese,
simboli ben più gravi come svastiche e richiami neofascisti continuano a essere tollerati negli
stadi italiani, spesso nell’indifferenza delle autorità.
In un Paese dove il governo rifiuta di riconoscere lo Stato di Palestina e tace di fronte al
massacro in corso, è la società civile a prendersi la responsabilità morale di tenere alta
l’attenzione. Le mobilitazioni pacifiche che si sono svolte anche nella nostra provincia – come
il minuto di rumore di ieri sera, condiviso con tante piazze italiane – sono la prova concreta di
una coscienza collettiva che non vuole restare in silenzio.
Noi Giovani Democratici di Como ribadiamo che non c’è nulla di provocatorio nel denunciare
crimini, nel sostenere la pace, nel chiedere giustizia. Esporre una bandiera palestinese
significa non voltarsi dall’altra parte. Difendere i diritti umani è – oggi più che mai – un dovere
morale e civile che ci riguarda tutti». [Anna Tagliabue, segretaria dei Giovani Democratici della Provincia di Como, Pietro Radaelli, vicesegretario dei Giovani Democratici della Lombardia e segretario dei
Giovani Democratici della Provincia di Lecco].
Mentre l’azione aministrativa votata al progetto di chiudere tutto (scuole, associazioni, cultura, socialità) ingombra le aule dei tribunali con grande dispendio di denaro pubblico, il sindaco di Como Rapense continua a considerere l’aula del Consiglio (suprema istituzione della democrazia cittadina) la tribuna per dare libero sfogo a qualunque cosa gli passi per l\a mente insultando tutti coloro che non si genufletono al suo cospetto, colpevoli di essere giovani o anziani, giornaliste o consiglieri di opposizione. Nell’ultima seduta – vulnus per il prestigio dell’intera città – l’incontinenza verbale del sindaco (nel silenzio dei “suoi” che si considerano evidentemente organi del capo e senza che il presidente del Consiglio Fulvio Anzaldo lo espellesse dall’aula per la gravità degli insulti, concendogli invece ancora la parola) ha colpito la giornalista Martina Toppi, della quale conosciamo bene (è stata redattrice di ecoinformazioni) la professionalità, il garbo, l’indipendenza, il valore, alla quale esprimiamo la più forte solidarietà. Nel seguito la ferma presa di posizione del Comitato di redazione de La provincia [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni] [L’immagine di copertina, è la testata del blog Taraxacum ideato e animato di Martina Toppi per ecoinformazioni]
(altro…)Ostinatamente, continuiamo a occuparci di Palestina. Personalmente e collettivamente non riusciamo a rinunciare alla convinzione che qualcosa si possa fare e – soprattutto – che qualcosa si deve fare. Abbiamo organizzato assemblee e partecipato a incontri, abbiamo volantinato e parlato con la gente, abbiamo suonato e cucinato, abbiamo contribuito ad azioni e a mobilitazioni locali e globali, abbiamo provato a fare delle proposte. Di più: abbiamo cercato di convincere chi può fare qualcosa che quel qualcosa si deve fare. Che di fronte alla distruzione della Palestina (non solo di Gaza) non si può stare in silenzio né restare inerti.
(altro…)I Verdi di Como chiedono al Comune di Como massima trasparenza e azioni immediate in merito alla vicenda giudiziaria che coinvolge un manager di una società partner dell’Amministrazione che ha partecipato in modo rilevante agli iter dei tre principali progetti sportivi cittadini: la Cittadella dello Sport di Muggiò, lo stadio Sinigaglia e il nuovo Centro Rugby Como.
(altro…)Quello che si è tenuto ieri sera martedì 15 luglio, durante la Festa dell’Unità a Cantù, è stato un forum di grande importanza sul senso dell’abitare, sul suo significato e sulle politiche indirizzate al raggiungimento di una società più giusta. Esperti di diversi ambiti e settori si sono esposti condividendo le proprie conoscenze ed esperienze, rispondendo alle problematiche attuali riguardo le abitazioni e rispondendo alla domanda: la casa è un diritto?
Leggi tutto: L’Abitare che include/ Festa dell’Unità/ CantùIl forum inizia con l’intervento dell’antropologo e ricercatore Giacomo Pozzi, il quale sottolinea subito l’idea della proprietà privata instaurata nella nostra società negli anni passati e di come, un tempo, la domanda si concentrasse soprattutto sulle famiglie tradizionali. Ma ad oggi, dice, i bisogni son cambiati e con loro anche le famiglie o i singoli individui richiedenti un alloggio. Il problema si pone però sull’assenza di un diritto alla casa, la quale, secondo la Costituzione, non è altro che un diritto secondario, citato solamente perchè permette di ottenere altre forme di diritti. Conclude, infine, con un’analisi sulla problematica dell’overturism, ossia di come poter coniugare il diritto ai cittadini di vivere in città con l’influenza incontrollata del turismo. È chiaro che, in un paese ricco di turismo come l’Italia, questo abbia un impatto fortissimo sul mercato immobiliare e sulla gestione degli immobili, tra affitti brevi e case vacanza, è fattore che non molto difficilmente porta alla gentrificazione; è strettamente necessario per cui includere il fattore turismo e la sua influenza durante la pianificazione delle politiche pubbliche sull’abitare.

Interviene successivamente Emanuele Manzoni, assessore al Welfare del Comune di Lecco. Emanuele evidenzia come il bisogno ad una casa abbia visto un’impennata negli ultimi anni, senza però osservare, da parte delle amministrazioni, una pronta risposta alla domanda. Tre sono gli elementi problematici, dice, che influenzano la politica dell’abitare. Innanzitutto, le persone straniere e i “diversi” sono discriminati. Ci tiene infatti a sottolineare come avvengano le selezioni degli acquirenti di un alloggio, e come questa selezione sia di fatto una scrematura con l’esclusione di stranieri, single e persone con reddito basso. Nasce così, a Lecco, “Io pago l’affitto” una campagna che dà voce alle persone rifugiate in cerca di una casa. Il secondo elemento problematico è l’aspetto economico, perchè c’è chi non trova casa, ma chi ce l’ha non deve perderla; riveste in questo senso una notevole importanza il bonus alla casa, ossia un contributo all’affitto per i cittadini. Il terzo ed ultimo elemento richiama l’interesse pubblico e quanto sia importante includere l’abitare nella progettazione del territorio, instaurando un fondo vincolato destinato alle abitazioni.

L’ultimo intervento è quello di Pierfrancesco Majorino, consigliere regionale PD Lombardia e responsabile delle Politiche migratorie e del diritto alla Casa. Majorino richiama subito l’intervento di Giacomo Pozzi, ossia della concezione del nostro Paese come un popolo di proprietari di case, un paese in cui vigeva il gioco domanda/offerta del mercato delle case, questione che ha determinato la situazione attuale. “Il punto che rende questo dibattito complicato è che oggi l’emergenza non è più un dibattito tra assessori, ma è una questione che riguarda la vita di gran parte dei gruppi familiari in un paese che non ha considerato questo tema come un diritto” così Majorino riprende un secondo punto citato dall’antropologo, ossia il fatto che per la Costituzione la casa non è un diritto, resta un servizio. Diviene fondamentale, per cui, inserire nella Costituzione il diritto alla casa superando così le idee retrograde. Senza leggi vere e proprie, senza diritti e senza politiche pubbliche le persone da sole non possono riuscire ad ottenere una casa in cui stare. “E ciò non è solamente un problema di senzatetto e senza dimora, è un problema che riguarda una fascia enorme di ceto medio impoverito, che non trovandosi di fronte a politiche efficaci sull’affitto, si ritrova invece ad essere non sufficientemente ricco per poter permettersi un’abitazione e non sufficientemente povero per poter accedere ad una casa tramite aiuti”. Viviamo, infatti, in un periodo in cui il 60% del salario va alla casa, ma vediamo soldi spesi per armamenti invece che per politiche come queste. Servono piani di rilancio dell’edilizia sociale e pubblica, piani di rilancio per le case popolari. In Italia ci sono oltre 100mila case polari vuote, e Regione Lombardia ne detiene il vergognoso primato. Majorino continua sottolineando la necessità di politiche a sostegno dell’affitto. L’unico strumento a sostegno dell’affitto è stato infatti cancellato dal governo Meloni; serve per cui un fondo che colmi l’assenza del governo, “Costruiamo si, forse meglio recuperare abitazioni, però in cambio di appartamenti a costi accessibili, altrimenti si creano politiche inconsapevolmente abitative solo per i benestanti”. Senza regolamentare gli affitti temporanei e i costi eccessivi, crei un quartiere di ricchi coi meno abbienti per strada, ossia gentrificazione. E a ciò sono i Comuni a doverci pensare, ad intervenire sui proprietari di appartamenti. Majorino conclude con un’ultima riflessione ” Perchè molti hanno messo a disposizione i propri appartamenti ad affitti temporanei? Per paura di non riscuotere l’affitto o di non poterlo liberare quando volevano per ragioni illegittime”.

La serata si conclude quindi con un senso di incertezza e timore per l’attuale situazione del tema trattato. L’intervento però di esperti del settore ed effettivi soggetti attivi nell’ambito porta anche una certa speranza sul futuro dell’abitare, speranza che un giorno saranno le amministrazioni ad occuparsi di una gestione pubblica per una società più giusta, in cui non vedremo più i ricchi governare sul mercato delle abitazioni, ma chiunque potrà aver diritto ad un alloggio in cui vivere.
[Testi e foto di Matteo Gioia, ecoinformazioni]
Lunedì 14 luglio presidio davanti al Tribunale di Como durante il processo. Condannato l’attivista Roberto Adduci per resistenza, dopo una manifestazione davanti al Bassone.
(altro…)Apprendiamo che la società ha presentato un nuovo progetto che non si adegua al parere della Sovrintendenza. Italia Nostra confida che i vincoli monumentali posti su molti edifici e su alcuni spazi aperti della zona limitrofa allo stadio non possano essere derogati e che la Soprintendenza presieda alla tutela della loro integrità anche percettiva confermando il proprio parere.
(altro…)Como è ancora in territorio italiano e speriamo ancora per molto tempo valgano le stesse leggi a garanzia dei diritti di tutt3 che valgono nel resto del paese. A Como è sempre più difficile farle rispettare perché a esse si contrappone un potere politico monolitico e personalistico che ritiene e rivendica, come fa Trump negli Stati Uniti, che chi è eletto tutto può e sa fare. Questo comportamento determina che, impedita la democrazia e eslcusa la politica e il normale confronto tra parti portatrici di interessi diversi, tutto finisca in tribunale ultima spiaggia dei danneggiati e degli interessi colletivi della città tutta. Il susseguirsi di pronunciamenti avversi alla Giunta Rapinese di tribunali sulla questione asili e non solo lo dimostra. Ma anche per accedere alla giustizia si incontrano difficoltà intollerabili. Accade così che l’avvocata Veronica Dini che rapresenta alcuni cittadini contrari all’opera sia costretta per contrastare un “segreto di stadio” illegittimo e incomprensibile a tentare ogni via e debba chiedere la collaborazione di tutt3 i consiglier3 comunali o addirittura direttamente dei/delle cittadin3 che potrebbero (già lo stanno facendo) anche individualmente fare istanza per conoscere l’opera, perché semplicemente si sappia compiutamente cosa si intende fare per l’affare Nuovo Sinigaglia che rimane un buco nero dell’informazione, nonostante le norme prevedano trasparenza e i regolamenti comunali addirittura partecipazione popolare alle decisioni, come più volte richiesto anche dall’intero Terzo settore lariano.
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