Cgil Como

Cgil In-forma Como febbraio – marzo 2015

CGILinForma-news-2015-02-p7È in distribuzione il nuovo numero  della newsletter mensile della Cgil di Como. L’editoriale di Giacomo Licata e Matteo Mandressi è dedicato alle elezioni delle Rsu.   Nel numero: Poste Lombardia + Dipendenti Provincia, Casinò di Campione + Appalti, Exte, Elezioni Rsu nel pubblico impiego, Tazebao: Siamo un’altra storia. .  Per ricevere Cgil in-forma via mail: cgilinformacomo@gmail.com. Sfoglia on line Cgil informa[Si consiglia di scegliere la modalità schermo intero per evitare la pubblicità di Calameo].

La solidarietà della Cgil ai lavoratori della Exten Sa.

xl_87sbScrive il sindacato di via Italia Libera: «Vicinanza alle lavoratrici ed ai lavoratori della Exten SA di Mendrisio e a UNIA Ticino e Moesa, in lotta contro la prepotenza e i ricatti nei confronti dei lavoratori»

Giovedì 19 febbraio i lavoratori hanno incrociato le braccia stamattina per contestare i tagli salariali decisi dalla direzione. La Cgil di Como è vicina ai lavoratori in lotta: «Da quando la Banca Centrale Svizzeraha deciso di non intervenire più sul rapporto di cambio franco/euro, assistiamo ormai quotidianamente ad atti di prevaricazione nei confronti dei salariati che lavorano nel Canton Ticino, con particolare accanimento nei confronti dei frontalieri. Riteniamo tutto ciò inaccettabile. E’ inaccettabile scaricare su chi non ha alcuna colpa gli effetti di scelte decise da istituzioni finanziarie che hanno per anni guadagnato sui cambi e sulle speculazioni finanziarie. Inoltre, da settimane registriamo il fenomeno di tagli indiscriminati ai salari, in particolare dei frontalieri, senza alcun criterio né negoziato. Ciò avviene quasi sempre senza alcun coinvolgimento dei sindacati ma attraverso la richiesta di firme individuali sotto il ricatto del licenziamento. Tutto ciò rischia di fare da volano al fenomeno del dumping salariale, che a parole si afferma di voler combattere e di far precipitare una situazione già compromessa da campagne politiche strumentali contro i lavoratori frontalieri. La Camera del Lavoro di Como è a fianco delle lotte in corso in queste settimane e chiede alle istituzioni e alle forze politiche italiane e svizzere di intervenire per porre fine a fenomeni che rischiano di far arretrare di cinquant’ anni le condizioni di migliaia di lavoratrici e lavoratori italiani e svizzeri». [aq, ecoinformazioni]

Cgil contraria alla chiusura degli uffici postali

poste«Consideriamo tale decisione sbagliata dal punto di vista sociale e totalmente ingiustificata sotto il profilo economico»

Nei giorni scorsi, la direzione regionale di Poste Italiane, ha deciso la chiusura di 4 uffici postali nel Comasco e l’apertura a giorni alterni di altri 18.
«I tagli e le chiusure – scrive la Cgil – interesseranno prevalentemente aree montane, di confine e del medio e alto lago, zone già disagiate dal punto di vista viabilistico e con residenti in buona misura anziani; zone dove spesso l’ufficio postale costituiva l’unico punto di riferimento per poter interloquire o svolgere pratiche con la Pubblica amministrazione.
Chiediamo un tempestivo intervento delle autorità politiche, delle IstituzionI e di Regione Lombardia, per costringere Poste Italiane a recedere da tale progetto che rischia di peggiorare la qualità della vita di una parte significativa della popolazione comasca». [aq, ecoinformazioni]

Anpi Como/ Solidarietà alla Cgil. Le Istituzioni facciano il loro dovere

ANPI COMO LOGOLa sezione Anpi di Como Perugino Perugini appresa la notizia del grave e vile attacco neofascista nei confronti della sede della Camera del lavoro di Como, esprime la piena e totale solidarietà verso tutta la Cgil comasca.
«Crediamo che quanto accaduto non debba essere valutato come un episodio isolato, ma purtroppo come una lunga serie di eventi che da alcuni anni vedono protagonisti i gruppi neofascisti e neonazisti presenti sul territorio della città e che evidentemente si inquadra in una precisa strategia. Ecco percui, al di fuori da ogni polemica, ci sentiamo di affermare che quanto accaduto la notte scorsa in via Italia Libera a Como  purtroppo non ci sorprende, in quanto riteniamo che per anni da parte delle Istituzioni preposte si sia sottovalutato largamente il fenomeno, relegandolo erroneamente a semplici ed isolati vandalismi. Chiediamo quindi per l’ennesima volta con forza alle Autorità competenti che si faccia tutto quanto è possibile al fine di evitare che simili fatti accadano nuovamente in futuro, applicando finalmente le Leggi dello Stato in materia di razzismo e neofascismo. Nella fattispecie le Leggi cosiddette Macino e Scelba. Chiediamo inoltre al Sindaco della città di Como di intervenire in prima persona presso le Istituzioni preposte, affinchè questa situazione venga affrontata e definitivamente risolta. In ultimo, siamo convinti che il dilagare di razzismo e neofascismo impongano una risposta unitaria e coesa da parte di tutte le forze antifasciste e democratiche della città. Chiediamo quindi ai partiti, sindacati, alle associazioni comasche e alle/ai cittadine/i che si riconoscono nei valori antifascisti e democratici, di unire le energie per costruire una grande battaglia culturale e politica, di informazione e controinformazione, che abbia come faro guida l’antifascismo e i valori della Costituzione, per sconfiggere  ogni  ideologia autoritaia, xenofoba e omofoba.» [Anpi sezione di Como Perugino Perugini]

 

Prc/ Contro la provocazione fascista alla Cgil di Como

prcCon un comunicato stampa, la segreteria provinciale del Prc comasco, esprime solidarietà alla Camera del lavoro comasca vittima dell’ennesimo affronto fascista.
«Apprendiamo con rabbia ed indignazione che durante la notte tra il 17 e il 18 dicembre,  gruppi di stampo neofascista  hanno imbrattato la sede della Camera del lavoro di Como con volantini carichi di insulti e provocazioni xenofobe a sfondo fascio razzista ed uno striscione a firma  Associazione Culturale Veneto Fronte Skinheads. La Segreteria e tutta la Federazione provinciale di Como del Partito della Rifondazione Comunista esprimono massima solidarietà nei confronti della Cgil. Ancora una volta nostro malgrado ci troviamo di fronte ad un fatto gravissimo, dove le istituzioni democratiche vengono  rese un  bersaglio da parte di fantomatiche associazioni culturali che in realtà sono solo dei nostalgici dell’oscuro ventennio. Da tempo segnaliamo insieme alle altre forze democratiche ed antifasciste cittadine  la pericolosità del proliferare di questi individui, che reclutano giovani fuori dalle scuole e negli stadi. Chiediamo formalmente, ancora una volta  che le forze dell’ordine facciano luce sui gravissimi fatti che periodicamente colpiscono la nostra città.» [Segreteria provinciale, Prc Como]

Fascisti in azione contro la Camera del Lavoro di Como

Antifascismo-COpNella notte di fra mercoledì e giovedì 18 dicembre, sono stati affissi sulle vetrine della sede di Via Italia Libera e sulla recinzione di fronte «volantini deliranti e uno striscione a firma Associazione culturale “Veneto fronte skinheads” pieni di insulti e provocazioni a sfondo razzista»

«Chiediamo a tutte le forze democratiche della città – scrive la Cgil lariana – di reagire all’ennesima provocazione dei gruppi neofascisti presenti sul territorio e alle forze dell’ordine di svolgere le necessarie indagini. La Cgil e tutto il sindacalismo confederale, dall’inizio della crisi, cercano di svolgere, spesso in condizioni difficilissime, un ruolo di tenuta della coesione sociale sul territorio comasco. Anche per questo, sono da respingere con decisione tutte le iniziative che cercano di minarne il ruolo a la funzione». [aq, ecoinformazioni]

Sciopero generale: nel Comasco, adesione attorno al 50%

20141212_105508Fra i diversi settori, nelle aziende metalmeccaniche e agricole ha aderito allo sciopero organizzato da Cgil e Uil circa l’80% dei lavoratori, 40% nel pubblico impiego, 45% nei trasporti, 30% nei tessili e 15 % nella scuola

«Lo sciopero è riuscito – commenta Alessandro Tarpini, segretario Cgil Como – Ed e’ da queste piazze e da questi contenuti che bisogna partire per ricostruire un terreno unitario e per mantenere alto il livello di partecipazione e di mobilitazione in tutte le forme, affinché il lavoro, i diritti e la dignità dei lavoratori diventino le priorità per tutto il Paese».
Da Como, hanno partecipato alla manifestazione di Milano circa 500 persone. [aq, ecoinformazioni]
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La crisi, il lavoro, lo sciopero

Schermata-2013-10-11-alle-16.19.13Anticipiamo l’editoriale della newsletter Cgil Como Informa. L’intervista a Elena Lattuada, segretaria generale della Cgil Lombardia

 

Nel secondo semestre del 2014, il tasso di disoccupazione lombardo è arrivato all’ 8,6 % mentre la cassa integrazione cresce con percentuali vicine all’800%. Se consideriamo anche i recenti fatti di cronaca legati alle occupazioni delle case, si capisce che il problema abitativo è sempre più grave. È preoccupata per la tenuta sociale del territorio regionale?

Sì. Affacciarsi al 2015, l’ottavo anno di crisi consecutivo, senza la speranza di uscirne determina una forte preoccupazione nei singoli. L’avvertiamo durante le assemblee, nel corso delle nostre iniziative. Il perdurare di questa situazione determina sempre meno un’idea di coesione sociale: senza la speranza, manca la prospettiva. C’è la necessità di cambiare le politiche nazionali e locali. Vanno destinati soldi al finanziamento del lavoro. Abbiamo presentato a livello nazionale un piano che sottolineava la necessità di costruire condizioni di cambiamento circa la politica economica.

La regione non rifinanzierà la legge sui contratti di solidarietà. Che ripercussione avrà questa scelta?

Decisione incomprensibile. Nel 2015, se la posizione presa in commissione Bilancio fosse mantenuta, verrebbe meno un importante incentivo all’utilizzo dei contratti di solidarietà come strumento per fronteggiare la crisi e per garantire e mantenere i livelli occupazionali, peraltro in una fase nella quale, per effetto degli interventi legislativi del governo, assisteremo a una riduzione degli ammortizzatori sociali.
La Regione deve tornare sui suoi passi e decidere un rifinanziamento per evitare un altro duro colpo in termini occupazionali al mondo del lavoro lombardo. Sarebbe al contrario auspicabile avviare un confronto, supportato da un’idonea normativa nazionale, in grado di favorire una sperimentazione su nuove forme di crescita dell’occupazione, come per esempio i contratti di solidarietà espansivi, con l’obiettivo di contrastare una disoccupazione ormai crescente da molti anni anche in Lombardia.

A proposito di leggi nazionali: il Jobs act, se confermato in tutte le sue parti, risolverà i problemi?

È una grande scatola che potrà contenere molti provvedimenti e sarà necessario andare a verificarli. A oggi, non crea occupazione, riduce la tutela e la salvaguardia del singolo, non agisce sul mercato del lavoro. Riguardo al contratto a tutele crescenti, ad esempio, noi siamo ben disposti a confrontarci. Ma la precondizione essenziale è la cancellazione delle forme precarie. Pensiamo alla Corte di giustizia europea e alla sua sentenza sui lavoratori della scuola: la forma privilegiata di contratto è quella a tempo indeterminato.

In previsione dello sciopero del 12 dicembre, è stata lanciata la campagna “Cgil aperta per sciopero”.

Si cerca di creare la contrapposizione fra chi protesta e chi lavora per il Paese. Ma esiste un’Italia che ogni giorno nonostante tutto timbra il cartellino e attraverso mille sacrifici paga i contributi e fa del bene all’Italia. Quindi, dal 2 dicembre alcune sedi resteranno aperte e saranno organizzate diverse iniziative per rendere esplicito tutto questo e il grande sforzo fatto dalla Cgil attraverso le sedi e i patronati.

Cosa ci si aspetta dalla giornata di venerdì 12 dicembre?

Non si chiede con leggerezza ai lavoratori di mettere a disposizione otto ore del proprio salario. Lo sciopero è uno strumento importante per manifestare la nostra contrarietà al Jobs act e alla legge di Stabilità. Quest’ultima abbassa l’Irap a prescindere, restituendo così risorse alle imprese senza nessuna forma di selezione e taglia i soldi a regioni e comuni, determinando un ulteriore impoverimento dei cittadini i quali avranno un aggravio su sanità e servizi sociali. Siamo nel solco del “rigore” delle legislature precedenti.
Ci spiace non sia unitario, sarebbe stato ancora più potente. Le iniziative degli ultimi giorni ci indicano che è possibile fare insieme a Cisl e Uil, dobbiamo lavorare per ricondurre e ricomporre un quadro unitario. [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

 

Clima disteso a Como tra Pd e Cgil

pdLa segreterie provinciali comasche del Partito democratico e della Cgil si sono incontrate lunedì 3 novembre per trarre una valutazione comune della situazione politica e sociale nazionale e locale. «Occorre  –  scrive in una nota il Pd comasco – un maggiore reciproco rispetto nonché il riconoscimento delle diverse funzioni di rappresentanza, orientate entrambe alla costruzione del cambiamento e del bene comune». Sembrano, quindi, messi da parte i litigi che gli esponenti del partito e del sindacato avevano ingaggiato sui social network nei giorni della Leopolda e della manifestazione di Roma.

«Entrambe le Segreterie –  continua la nota – hanno convenuto sulla necessità di mettere al centro dell’azione del governo il tema del lavoro e dell’occupazione, grazie ad una politica economica che abbandoni la logica del rigore fine a se stesso e punti invece sullo sviluppo e sulla redistribuzione del reddito. Un obiettivo che può essere al meglio valorizzando, nel rispetto delle diverse funzioni e reciproche autonomie, il dialogo sociale ed il confronto tra il governo e le organizzazioni sindacali. Secondo le Segreterie occorre, infatti, un maggiore reciproco rispetto nonché il riconoscimento delle diverse funzioni di rappresentanza, orientate entrambe alla costruzione del cambiamento e del bene comune. In particolare si è ritenuto importante, al fine di rendere utile ed efficace il confronto con le rappresentanze sindacali, arrivare ad una legislazione che definisca i criteri per la certificazione della rappresentatività.Infine le due Segreterie hanno convenuto di attivarsi, a partire dal coinvolgimento dei parlamentari comaschi, per la modifica della norma, contenuta nella Legge di Stabilità, che rischia di portare alla chiusura dei patronati che svolgono una preziosa attività di assistenza e di consulenza su pratiche previdenziali  e socio-assistenziali in forma gratuita a tutti i cittadini». [aq, ecoinformazioni]

Una piazza di speranza e di lotta

Tarpini-CongressoAnticipiamo l’intervista ad Alessandro Tarpini, segretario della Camera del Lavoro di Como, inserita nel numero di ottobre – novembre della newsletter Cgil Como Informa.

 

Partiamo da quello che è successo ieri a Roma e dalle parole di Pina Picierno, eurodeputata del Pd.
Basta offese alla Cgil. Si può non essere d’accordo con le proposte e le iniziative del sindacato.  Sono inaccettabili gli insulti, la denigrazione, le offese gratuite prive di qualsiasi fondamento. Lascia davvero senza parole che da un’esponente di centrosinistra arrivino tali falsità anziché tentare di misurarsi nel merito delle questioni. Gli iscritti alla Cgil sono certificati e abbiamo pagato i pullman per la manifestazione di sabato. Pagati, come sempre, con i soldi che i nostri iscritti versano volontariamente ogni mese.
Quanto accaduto ieri a Roma con gli operai delle acciaierie di Terni, cui va tutta la nostra solidarietà, ci preoccupa e ci indigna. Il Ministro è responsabile di aver messo i lavoratori della polizia  contro altri lavoratori, qualcuno deve di ciò rispondere.

Soddisfatto per l’esito della manifestazione del 25 ottobre?
È stata una giornata importante, per certi aspetti di rottura. Ha segnato una svolta rispetto al passato. La partecipazione è stata ben sopra le nostre aspettative. La piazza esprimeva un disagio e una sofferenza diffusi nel paese e la politica da troppo tempo non è in grado o non vuole dare risposte adeguate.

E ora cosa succederà?
Al di là delle strumentalizzazioni, stiamo portando avanti proposte precise e critiche molto chiare sia al jobs act che alla legge di stabilità. Chiaro, se resteranno lettera muta, probabilmente si comincerà un percorso di lotta e sarà deciso nelle sedi opportune.

C’è margine di trattativa?

Da parte dell’esecutivo registriamo un atteggiamento piuttosto scomposto. È indice di difficoltà, forse figlio delle tante promesse fatte e ad oggi ancora disattese. Gli ultimi due incontri non sono stati nemmeno interlocutori.

Dopo le dichiarazioni di Matteo Renzi alla Leopolda, è in conflitto essere elettori del Pd e al contempo iscritti alla Cgil?
No, nessun conflitto o incompatibilità. La Cgil ha 6 milioni d’iscritti che votano per partiti diversi.
Esiste però un problema di carattere generale. Al di là delle buone intenzioni, un partito di centro sinistra non può essere incapace di dare risposte alle esigenze emerse durante la manifestazione di sabato. Ci si limita agli slogan e alla propaganda. La politica “chiacchere e distintivo” non porta da nessuna parte.
Io non credo di poter essere accusato d’aver pregiudizi verso il Presidente del Consiglio. Mi pongo un problema: dentro un partito con questa forma e caratteristiche, c’è spazio per uno come me che si dichiara riformista convinto?

Il conflitto con il Pd creerà problemi alla Cgil?

Un pezzo del nostro quadro attivo vive la situazione attuale con un certo smarrimento. È una situazione nuova, cercheremo di gestirla con la consueta pacatezza.
Una cosa: siamo sempre stati accusati di fare scioperi politici. Ora è evidente a tutti la nostra autonomia dalla politica e dai governi.

Qual è il tuo parere sul jobs act?

Continuo a non capire perché un lavoratore, in un’azienda non in crisi, che svolge il suo compito con impegno, debba poter essere licenziato.  L’idea che per poter dare elementi di diritto e garanzia agli ultimi sia necessario togliere a quelli “più avanti” è assurda. La storia degli ultimi vent’anni è sotto gli occhi di tutti e dimostra che il meccanismo non funziona.  Poi, chi sarebbero i privilegiati? Gli operai che magari con gli straordinari arrivano a 1200 euro al mese?
C’è anche un aspetto di natura filosofica: l’impresa diventa un dominus e tutto il resto sta sotto, subordinato. Prendiamo gli imprenditori: molti di loro sono straordinari, alcuni sono bravi ma altri sono persino indegni di essere definiti tali, e la situazione non è rassicurante. Inoltre la Costituzione sancisce una serie di diritti e doveri per tutti, lavoratori e datori di lavoro. Questa santificazione del ruolo dell’impresa mi sembra sbagliata e priva di fondamenta nella realtà..

Cosa si deve aspettare Como dai prossimi mesi?
La situazione è complicata e non si vedono segnali di ripresa. Stanno arrivando a esaurimento ammortizzatori sociali e lo scenario non potrà che essere quello di altri licenziamenti collettivi.
A questo proposito, la legge di stabilità è sbagliata nei principi cardine: si scommette sui consumi individuali e la riduzione del costo del lavoro. La scelta è sbagliata, in altri paesi si è rivelata fallimentare. Incentivare i consumi non produce nuova occupazione, è necessario invece fare investimenti pubblici importanti sul lavoro e aiutare le aziende a mettere soldi privati.

Cosa si aspetta invece la Cgil…

Il governo ha discusso con una serie di soggetti, ad esempio l’ordine degli avvocati, su questioni che li riguardano. Forse, è una mia sensazione, non si vuole trattare con noi perché gli interessi che tuteliamo sono più scomodi. Ad esempio, la manovra introduce un meccanismo sul trattamento di fine rapporto in cui un pezzo del salario dei lavoratori si ritrova la tassazione aumentata di 8, 5 punti. Perché non dobbiamo avere un’opinione in proposito? Il tfr e la previdenza integrativa sono frutti di accordi nazionali che stanno per essere stravolti.
C’è poco da fare: per consentire al finanziere Davide Serra di continuare a fare Davide Serra devono esistere tante “Marta” (precaria delle poste, stabilizzata grazie all’aiuto del sindacato. È intervenuta alla manifestazione di Roma ndr) che continuano a essere precarie, perché le due storie sono collegate. Non si possono giocare due parti nella stessa commedia, prima o poi un leader politico deve scegliere se stare con Marta o Davide.Guarda caso, alla Leopolda ha parlato Serra, in piazza S. Giovanni Marta. [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

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