Cgil Como

Sciopero generale: nel Comasco, adesione attorno al 50%

20141212_105508Fra i diversi settori, nelle aziende metalmeccaniche e agricole ha aderito allo sciopero organizzato da Cgil e Uil circa l’80% dei lavoratori, 40% nel pubblico impiego, 45% nei trasporti, 30% nei tessili e 15 % nella scuola

«Lo sciopero è riuscito – commenta Alessandro Tarpini, segretario Cgil Como – Ed e’ da queste piazze e da questi contenuti che bisogna partire per ricostruire un terreno unitario e per mantenere alto il livello di partecipazione e di mobilitazione in tutte le forme, affinché il lavoro, i diritti e la dignità dei lavoratori diventino le priorità per tutto il Paese».
Da Como, hanno partecipato alla manifestazione di Milano circa 500 persone. [aq, ecoinformazioni]
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La crisi, il lavoro, lo sciopero

Schermata-2013-10-11-alle-16.19.13Anticipiamo l’editoriale della newsletter Cgil Como Informa. L’intervista a Elena Lattuada, segretaria generale della Cgil Lombardia

 

Nel secondo semestre del 2014, il tasso di disoccupazione lombardo è arrivato all’ 8,6 % mentre la cassa integrazione cresce con percentuali vicine all’800%. Se consideriamo anche i recenti fatti di cronaca legati alle occupazioni delle case, si capisce che il problema abitativo è sempre più grave. È preoccupata per la tenuta sociale del territorio regionale?

Sì. Affacciarsi al 2015, l’ottavo anno di crisi consecutivo, senza la speranza di uscirne determina una forte preoccupazione nei singoli. L’avvertiamo durante le assemblee, nel corso delle nostre iniziative. Il perdurare di questa situazione determina sempre meno un’idea di coesione sociale: senza la speranza, manca la prospettiva. C’è la necessità di cambiare le politiche nazionali e locali. Vanno destinati soldi al finanziamento del lavoro. Abbiamo presentato a livello nazionale un piano che sottolineava la necessità di costruire condizioni di cambiamento circa la politica economica.

La regione non rifinanzierà la legge sui contratti di solidarietà. Che ripercussione avrà questa scelta?

Decisione incomprensibile. Nel 2015, se la posizione presa in commissione Bilancio fosse mantenuta, verrebbe meno un importante incentivo all’utilizzo dei contratti di solidarietà come strumento per fronteggiare la crisi e per garantire e mantenere i livelli occupazionali, peraltro in una fase nella quale, per effetto degli interventi legislativi del governo, assisteremo a una riduzione degli ammortizzatori sociali.
La Regione deve tornare sui suoi passi e decidere un rifinanziamento per evitare un altro duro colpo in termini occupazionali al mondo del lavoro lombardo. Sarebbe al contrario auspicabile avviare un confronto, supportato da un’idonea normativa nazionale, in grado di favorire una sperimentazione su nuove forme di crescita dell’occupazione, come per esempio i contratti di solidarietà espansivi, con l’obiettivo di contrastare una disoccupazione ormai crescente da molti anni anche in Lombardia.

A proposito di leggi nazionali: il Jobs act, se confermato in tutte le sue parti, risolverà i problemi?

È una grande scatola che potrà contenere molti provvedimenti e sarà necessario andare a verificarli. A oggi, non crea occupazione, riduce la tutela e la salvaguardia del singolo, non agisce sul mercato del lavoro. Riguardo al contratto a tutele crescenti, ad esempio, noi siamo ben disposti a confrontarci. Ma la precondizione essenziale è la cancellazione delle forme precarie. Pensiamo alla Corte di giustizia europea e alla sua sentenza sui lavoratori della scuola: la forma privilegiata di contratto è quella a tempo indeterminato.

In previsione dello sciopero del 12 dicembre, è stata lanciata la campagna “Cgil aperta per sciopero”.

Si cerca di creare la contrapposizione fra chi protesta e chi lavora per il Paese. Ma esiste un’Italia che ogni giorno nonostante tutto timbra il cartellino e attraverso mille sacrifici paga i contributi e fa del bene all’Italia. Quindi, dal 2 dicembre alcune sedi resteranno aperte e saranno organizzate diverse iniziative per rendere esplicito tutto questo e il grande sforzo fatto dalla Cgil attraverso le sedi e i patronati.

Cosa ci si aspetta dalla giornata di venerdì 12 dicembre?

Non si chiede con leggerezza ai lavoratori di mettere a disposizione otto ore del proprio salario. Lo sciopero è uno strumento importante per manifestare la nostra contrarietà al Jobs act e alla legge di Stabilità. Quest’ultima abbassa l’Irap a prescindere, restituendo così risorse alle imprese senza nessuna forma di selezione e taglia i soldi a regioni e comuni, determinando un ulteriore impoverimento dei cittadini i quali avranno un aggravio su sanità e servizi sociali. Siamo nel solco del “rigore” delle legislature precedenti.
Ci spiace non sia unitario, sarebbe stato ancora più potente. Le iniziative degli ultimi giorni ci indicano che è possibile fare insieme a Cisl e Uil, dobbiamo lavorare per ricondurre e ricomporre un quadro unitario. [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

 

Clima disteso a Como tra Pd e Cgil

pdLa segreterie provinciali comasche del Partito democratico e della Cgil si sono incontrate lunedì 3 novembre per trarre una valutazione comune della situazione politica e sociale nazionale e locale. «Occorre  –  scrive in una nota il Pd comasco – un maggiore reciproco rispetto nonché il riconoscimento delle diverse funzioni di rappresentanza, orientate entrambe alla costruzione del cambiamento e del bene comune». Sembrano, quindi, messi da parte i litigi che gli esponenti del partito e del sindacato avevano ingaggiato sui social network nei giorni della Leopolda e della manifestazione di Roma.

«Entrambe le Segreterie –  continua la nota – hanno convenuto sulla necessità di mettere al centro dell’azione del governo il tema del lavoro e dell’occupazione, grazie ad una politica economica che abbandoni la logica del rigore fine a se stesso e punti invece sullo sviluppo e sulla redistribuzione del reddito. Un obiettivo che può essere al meglio valorizzando, nel rispetto delle diverse funzioni e reciproche autonomie, il dialogo sociale ed il confronto tra il governo e le organizzazioni sindacali. Secondo le Segreterie occorre, infatti, un maggiore reciproco rispetto nonché il riconoscimento delle diverse funzioni di rappresentanza, orientate entrambe alla costruzione del cambiamento e del bene comune. In particolare si è ritenuto importante, al fine di rendere utile ed efficace il confronto con le rappresentanze sindacali, arrivare ad una legislazione che definisca i criteri per la certificazione della rappresentatività.Infine le due Segreterie hanno convenuto di attivarsi, a partire dal coinvolgimento dei parlamentari comaschi, per la modifica della norma, contenuta nella Legge di Stabilità, che rischia di portare alla chiusura dei patronati che svolgono una preziosa attività di assistenza e di consulenza su pratiche previdenziali  e socio-assistenziali in forma gratuita a tutti i cittadini». [aq, ecoinformazioni]

Una piazza di speranza e di lotta

Tarpini-CongressoAnticipiamo l’intervista ad Alessandro Tarpini, segretario della Camera del Lavoro di Como, inserita nel numero di ottobre – novembre della newsletter Cgil Como Informa.

 

Partiamo da quello che è successo ieri a Roma e dalle parole di Pina Picierno, eurodeputata del Pd.
Basta offese alla Cgil. Si può non essere d’accordo con le proposte e le iniziative del sindacato.  Sono inaccettabili gli insulti, la denigrazione, le offese gratuite prive di qualsiasi fondamento. Lascia davvero senza parole che da un’esponente di centrosinistra arrivino tali falsità anziché tentare di misurarsi nel merito delle questioni. Gli iscritti alla Cgil sono certificati e abbiamo pagato i pullman per la manifestazione di sabato. Pagati, come sempre, con i soldi che i nostri iscritti versano volontariamente ogni mese.
Quanto accaduto ieri a Roma con gli operai delle acciaierie di Terni, cui va tutta la nostra solidarietà, ci preoccupa e ci indigna. Il Ministro è responsabile di aver messo i lavoratori della polizia  contro altri lavoratori, qualcuno deve di ciò rispondere.

Soddisfatto per l’esito della manifestazione del 25 ottobre?
È stata una giornata importante, per certi aspetti di rottura. Ha segnato una svolta rispetto al passato. La partecipazione è stata ben sopra le nostre aspettative. La piazza esprimeva un disagio e una sofferenza diffusi nel paese e la politica da troppo tempo non è in grado o non vuole dare risposte adeguate.

E ora cosa succederà?
Al di là delle strumentalizzazioni, stiamo portando avanti proposte precise e critiche molto chiare sia al jobs act che alla legge di stabilità. Chiaro, se resteranno lettera muta, probabilmente si comincerà un percorso di lotta e sarà deciso nelle sedi opportune.

C’è margine di trattativa?

Da parte dell’esecutivo registriamo un atteggiamento piuttosto scomposto. È indice di difficoltà, forse figlio delle tante promesse fatte e ad oggi ancora disattese. Gli ultimi due incontri non sono stati nemmeno interlocutori.

Dopo le dichiarazioni di Matteo Renzi alla Leopolda, è in conflitto essere elettori del Pd e al contempo iscritti alla Cgil?
No, nessun conflitto o incompatibilità. La Cgil ha 6 milioni d’iscritti che votano per partiti diversi.
Esiste però un problema di carattere generale. Al di là delle buone intenzioni, un partito di centro sinistra non può essere incapace di dare risposte alle esigenze emerse durante la manifestazione di sabato. Ci si limita agli slogan e alla propaganda. La politica “chiacchere e distintivo” non porta da nessuna parte.
Io non credo di poter essere accusato d’aver pregiudizi verso il Presidente del Consiglio. Mi pongo un problema: dentro un partito con questa forma e caratteristiche, c’è spazio per uno come me che si dichiara riformista convinto?

Il conflitto con il Pd creerà problemi alla Cgil?

Un pezzo del nostro quadro attivo vive la situazione attuale con un certo smarrimento. È una situazione nuova, cercheremo di gestirla con la consueta pacatezza.
Una cosa: siamo sempre stati accusati di fare scioperi politici. Ora è evidente a tutti la nostra autonomia dalla politica e dai governi.

Qual è il tuo parere sul jobs act?

Continuo a non capire perché un lavoratore, in un’azienda non in crisi, che svolge il suo compito con impegno, debba poter essere licenziato.  L’idea che per poter dare elementi di diritto e garanzia agli ultimi sia necessario togliere a quelli “più avanti” è assurda. La storia degli ultimi vent’anni è sotto gli occhi di tutti e dimostra che il meccanismo non funziona.  Poi, chi sarebbero i privilegiati? Gli operai che magari con gli straordinari arrivano a 1200 euro al mese?
C’è anche un aspetto di natura filosofica: l’impresa diventa un dominus e tutto il resto sta sotto, subordinato. Prendiamo gli imprenditori: molti di loro sono straordinari, alcuni sono bravi ma altri sono persino indegni di essere definiti tali, e la situazione non è rassicurante. Inoltre la Costituzione sancisce una serie di diritti e doveri per tutti, lavoratori e datori di lavoro. Questa santificazione del ruolo dell’impresa mi sembra sbagliata e priva di fondamenta nella realtà..

Cosa si deve aspettare Como dai prossimi mesi?
La situazione è complicata e non si vedono segnali di ripresa. Stanno arrivando a esaurimento ammortizzatori sociali e lo scenario non potrà che essere quello di altri licenziamenti collettivi.
A questo proposito, la legge di stabilità è sbagliata nei principi cardine: si scommette sui consumi individuali e la riduzione del costo del lavoro. La scelta è sbagliata, in altri paesi si è rivelata fallimentare. Incentivare i consumi non produce nuova occupazione, è necessario invece fare investimenti pubblici importanti sul lavoro e aiutare le aziende a mettere soldi privati.

Cosa si aspetta invece la Cgil…

Il governo ha discusso con una serie di soggetti, ad esempio l’ordine degli avvocati, su questioni che li riguardano. Forse, è una mia sensazione, non si vuole trattare con noi perché gli interessi che tuteliamo sono più scomodi. Ad esempio, la manovra introduce un meccanismo sul trattamento di fine rapporto in cui un pezzo del salario dei lavoratori si ritrova la tassazione aumentata di 8, 5 punti. Perché non dobbiamo avere un’opinione in proposito? Il tfr e la previdenza integrativa sono frutti di accordi nazionali che stanno per essere stravolti.
C’è poco da fare: per consentire al finanziere Davide Serra di continuare a fare Davide Serra devono esistere tante “Marta” (precaria delle poste, stabilizzata grazie all’aiuto del sindacato. È intervenuta alla manifestazione di Roma ndr) che continuano a essere precarie, perché le due storie sono collegate. Non si possono giocare due parti nella stessa commedia, prima o poi un leader politico deve scegliere se stare con Marta o Davide.Guarda caso, alla Leopolda ha parlato Serra, in piazza S. Giovanni Marta. [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

Da Como 500 persone al corteo di Roma

tarpiniUn’adesione così non si registrava dal 2002. Allora, sempre per l’articolo 18, la Cgil di Cofferati portò al Circo Massimo tre milioni di persone. «Era un altro mondo», commenta il segretario comasco Alessandro Tarpini. Sta di fatto che venerdì notte  partiranno da Como circa 500 persone alla volta di Roma, per la manifestazione nazionale della Cgil sul lavoro. Come partecipare da Como.

«Non ci aspettavamo così tante richieste, sono almeno il doppio di quanto pronosticavamo». In particolare, hanno risposto all’appello soprattutto precari, studenti e lavoratori.
Non solo articolo 18. Secondo il sindacato provinciale quell’argomento è uno “strumento di distrazione di massa”. «Negli ultimi due anni – spiega Giacomo Licata, componente della segreteria provinciale – il nostro ufficio vertenze ha registrato sei reintegri per articolo 18». In più, aggiunge Tarpini: «A Como, nel 2014, ci sono stati 1332 licenziati da aziende con più di quindici dipendenti. È un po’ che sono in giro, e in questi anni nessun imprenditore mi dice che il problema è l’articolo 18. Mancano investimenti, non si può pensare di fare concorrenza sul costo del lavoro».
Per dare diritti alle persone non bisogna toglierli a chi li ha. Soprattutto in un periodo di crisi come questo: «Basta vedere quante persone sono rimaste a casa negli ultimi due anni – commenta Licata – nel 2013 erano intorno ai 1500 mentre nel 2012 si aggiravano sui seicento. Per molti, stanno finendo gli ammortizzatori sociali».
L’attuale legge delega sul lavoro non ha i contorni chiari: «Può essere tutto o niente», continua Tarpini. Ma pare si stia andando verso un ulteriore gerarchizzazione: «L’impresa diventa un dominus e tutto il resto sta sotto. È come dare in mano una pistola agli imprenditori. Molti di loro sono straordinari, alcuni sono bravi ma altri sono dei cialtroni e la situazione non è rassicurante».
Per la Cgil lariana, questa non è una battaglia di retroguardia o conservazione: «Parliamo invece dei 150 miliardi di evasione e i 190 derivanti dalla corruzione. Perché non utilizziamo la stessa veemenza su questi temi?». [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

 

Manifestazione 25 ottobre/ Da Como a Roma

CGILinForma-news-2014-09-p8La Camera del Lavoro di Como organizza dei pullman per la manifestazione nazionale Lavoro, dignità, uguaglianza per cambiare l’Italia prevista per sabato 25 ottobre a Roma

Partenze venerdì 24 ottobre: da Como (Piscine Muggiò) alle 23:30; Erba (stazione) alle 23; Olgiate Comasco (via Roma) alle 23; Lomazzo (stazione) alle 23:50
Per prenotare,  scrivere a cdltcomo@cgil.lombardia.it; giacomo.licata@cgil.como.it.
«I cortei partiranno alle 9.30 da Piazzale Ostiense e da Piazza della Repubblica per confluire in Piazza San Giovanni dove Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, prenderà la parola dal palco. Una mobilitazione che ha già preso il via nei giorni scorsi sui social media e che proseguirà in maniera virale fino al 25 ottobre con l’hashtag #tutogliioincludo».[aq,ecoinformazioni]

«La società è immobile. Serve una scossa: le riforme sono la vera rivoluzione»

Tarpini-CongressoAnticipiamo l’editoriale della newsletter Cgil Como Informa.Nel Comasco – ma in generale  in Italia – sono necessari  un cambiamento di prospettiva e alcune scelte coraggiose. Per rimettere in moto l’ascensore sociale e per dare risposte alle nuove povertà sempre più dilaganti. Perché parlare oggi di segnali di ripresa «è quantomeno eufemistico». L’intervista ad Alessandro Tarpini, segretario provinciale della Cgil

Partiamo da un sito produttivo emblematico del territorio, le Ferriere Dongo. 180 persone sono in cassa integrazione e attendono gli stipendi arretrati. La proprietà, intanto, viene travolta da scandali enormi. C’è una possibilità per risolvere la situazione?
La crisi a Dongo comincia circa trent’anni fa e non è slegata da una situazione generale in cui versa la siderurgia nazionale.  In più, ci sono problemi logistici e condizioni storiche non più esistenti. Il gruppo Castiglioni non ha adottato grandi soluzioni strategiche, per non parlare delle ormai note vicende giudiziarie.  Si può sperare nella cessione della parte dedicata all’alluminio, si parla di un interessamento da parte di una ditta austriaca. La strada, purtroppo, è in salita.

Guardando la situazione attuale, è verosimile un’idea di sviluppo territoriale che possa fare a meno del settore manifatturiero?
Non sta in piedi, sotto tutti i punti di vista. Avrebbe ricadute drammatiche nel lungo periodo.  Per com’è conformato il Comasco, alcune figure professionali non avrebbero alcuna prospettiva di riconversione occupazionale e si troverebbero di fronte un’unica prospettiva: la disoccupazione.  È una questione sopravvalutata, io continuo a considerare straordinario il nostro manifatturiero. Un esempio? Conosco imprenditori abituati a girare il mondo e mi dicono che in un’economia come la nostra, definita “senza magazzino” e con i tempi di consegna dirimenti rispetto al successo di un’idea, le competenze artigianali del territorio e le sue specificità costituiscono una straordinaria eccezione rispetto al panorama mondiale. Certo, andrebbe valorizzata di più. Però, attenzione: prima si pensava che la soluzione migliore per ridurre i costi fosse andare a produrre in un’altra parte del pianeta. Oggi non è più così: i conflitti a intensità più o meno bassa e le rivendicazioni avanzate dai lavoratori dei paesi in cui si delocalizzava dimostrano che non è tutto oro quello che luccica.

Sono passati quasi due anni dall’abolizione delle province. È cambiato qualcosa nelle politiche occupazionali?
No. Nulla programmava la provincia, nulla programma la regione. Le imprese hanno imparato ormai a fare da sole.

Secondo Susanna Camusso «il governo deve spendere energie per creare posti di lavoro». In che modo?
Facendo politiche anticicliche. Esempio: gli USA sono usciti della crisi attraverso pesanti investimenti in infrastrutture, sanità e università. Noi non abbiamo il coraggio di fare lo stesso, e se continuiamo sulla strada in cui stiamo andando il risultato non cambia.
Ci sono poi “pezzi” strategici di economia in cui, pur di evitare una catastrofe, lo stato potrebbe metterci mano. La Francia, ad esempio, ha partecipazioni importanti in alcune industrie di trasporti. Noi abbiamo un patrimonio culturale che sta andando a pezzi: lo Stato non potrebbe farsene carico attraverso uno straordinario investimento di valorizzazione e conservazione? Non sarebbe un bel volano per l’economia? Io non ci vedo niente di male.

 Due anni fa, all’incontro con Enrico Letta a Como, dicesti: «Como ha bisogno di una riflessione profonda sulla sua identità produttiva; non bastano soluzioni pratiche, è necessario che la prossima amministrazione sia in grado di volare molto alto». Secondo te, sono state rispettate le attese?
Lucini è sicuramente un bravo amministratore, un galantuomo e come lui tutta la giunta. Ha ereditato una situazione drammatica, i problemi aperti sono molti e per alcuni di essi, ricordiamo Ticosa e Paratie, ci vorrebbero più mandati per risolverli. Oggi, le risorse obbligano a fare salti mortali per garantire ai cittadini i servizi minimi. Ciò, è inevitabile, ha un prezzo ed è il calo di popolarità.  Al netto di tutto questo, ci vorrebbe però un colpo di reni.

«S’inizia a intravedere la fine della crisi». Così si dice. È vero? Quali mesi ci aspettano?
Parlare di ripresa è quantomeno eufemistico. Anzi, è controproducente per chi sta vivendo la crisi. Credo sia più corretto parlare di stabilizzazione. C’è stata una sorta di selezione darwiniana delle imprese, che a Como ha significato la perdita del 30% dell’attività  produttiva. Certo, rispetto a un anno fa non c’è più l’esplosione di una cosa nuova ogni settimana.  Non si parla delle nuove povertà: la società è immobile, chi entra in una situazione di disagio sociale, e il numero è in costante crescita, non riesce più a uscirne.

C’è una via d’uscita?
Abbiamo bisogno “come il pane” di una scossa, una rivoluzione. E per il nostro Paese la vera rivoluzione sono le riforme. Un percorso di riformismo, radicale, profondo e senza tabù. E a questo proposito, mi pare, il quadro che emerge è invece quello di un paese arroccato, profondamente conservatore. I problemi non si risolvono in poco tempo, è ovvio. Tuttavia, in questo paese sembra impossibile toccare qualcosa senza trovarsi di fronte barricate. Sembra si voglia mantenere lo status quo a tutti i costi, senza mettersi mai in discussione. La discussione di questi giorni in Senato è emblematica. Premetto: ho raccolto firme per difendere la costituzione e non sottovaluto le osservazioni sollevate sull’equilibrio dei poteri dello stato. Ciò detto, avremo pure il testo costituzionale più bello del mondo, ma ciò non ha impedito al paese di infilarsi nella situazione in cui siamo. Forse, e non voglio insinuarmi in discussioni tecniche, qualcosa va cambiato. O quantomeno, è giusto parlarne. Il discorso, ovviamente, non deve prescindere dalle colpe del sindacato. Non siamo immuni da responsabilità.

A questo proposito, che futuro vedi per la Cgil?
La nostra ragione di esistere passa da un rilancio della contrattazione: se un sindacato non si occupa del rinnovo dei contratti e dei bisogni materiali dei lavoratori è destinato a non avere più senso. Però, una grande organizzazione come la nostra deve dare risposta anche ai bisogni individuali delle persone. Le due cose devono andare necessariamente insieme, soprattutto in questo periodo.
Dobbiamo avere il coraggio di rimettere in discussione alcune questioni. Come idee di fondo, le relazioni industriali e la rappresentanza sociale sono ferme agli anni settanta. Piaccia o meno, vanno rimesse in discussione.  E basta dire “la Germania sì che funziona”. In quel paese esiste il sistema della partecipazione da parte dei lavoratori. E, a proposito di costituzione, basterebbe dare applicazione all’articolo 46. Non si potrebbe fare un tentativo serio?

All’inizio abbiamo parlato delle Ferriere di Dongo, un simbolo del nostro territorio. Oggi, sempre parlando di simboli, uscirà per l’ultima volta in edicola l’Unità. Pensi di acquistarla?
L’ho già comprata.

[Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

Eletta la nuova segreteria della Cgil Como

cgilA conclusione del percorso congressuale, il direttivo della Cgil comasca ha eletto la nuova segreteria provinciale.
I componenti sono Alessandro Tarpini (segretario generale della Camera del Lavoro di Como), Roberta Sfardini, Lucia Cassina, Giacomo Licata, Francesco Di Salvo.

Tasse/ Cgil, Cisl e Uil: scelta iniqua

cgilcisluil«Profondo disappunto» per Cgil, Cisl e Uil, che parlano di «scelta iniqua».

 

«La scelta della Giunta Comunale di aumentare indiscriminatamente le tasse per tutti i cittadini che hanno un reddito superiore a 10.000 euro e di salvaguardare solo i redditi maggiori di 75.000 euro è iniqua, ingiusta e colpisce in particolare solo le fasce più deboli della popolazione, ossia tutte quelle famiglie che hanno redditi bassi e medio bassi che stanno tra i 10.000 e i 28.000 euro: per costoro, l’aumento sarà tra il 5,9% e il 6,2%, mentre chi guadagna tra i 55.000 e i 75.000 euro si vedrà aumentare le tasse solo dello 0,2% – dichiara un comunicato –. Cgil Cisl e Uil ricordano anche che le proposte fatte unitariamente al Comune non sono state minimamente prese in considerazione: la Giunta Comunale ha ignorato richieste che prevedevano prelievi ai proprietari di seconde case e la tutela dei redditi fino a 28.000».

«La manovra varata prevede invece milioni di euro di prelievi che non sono destinati a coprire i mancati trasferimenti da parte dello Stato ma che servono per giustificare le spese della Giunta – prosegue la nota –. Cgil, Cisl e Uil avevano chiesto anche di ottimizzare la macchina comunale e i servizi per evitare che in questo momento di forte crisi, sui cittadini comaschi si abbattesse una serie di aumenti ingiustificati e indiscriminati».

«La scelta della Giunta di mantenere tutto allo stesso modo non può che vederci fortemente contrari: il nostro auspicio è che il Consiglio Comunale faccia marcia indietro e si muova in direzione opposta alla Giunta e si impegni a tutelare chi sta peggio e metta in atto una riorganizzazione del sistema comunale comasco – aggiungono le strutture sindacali comasche –. I sindacati non intendono restare a guardare ciò che accadrà con le braccia conserte e sono decisi a difendere gli interessi dei cittadini, come già detto al sindaco siamo disponibili a valutare insieme quali possono essere le forme di razionalizzazione della spesa dell’ente, e invitiamo la Giunta Lucini ad assumersi le proprie responsabilità a fare ciò».

«In conclusione torniamo a ricordare la gravità di questo aumento sui bilanci dei contribuenti – termina lo scritto –. Se si pensa che all’aumento di Imu, Tasi e Irpef si sommerà anche l’incremento della tassa rifiuti per il costo della raccolta differenziata, le famiglie comasca hanno il diritto di chiedersi quale sia l’idea guida di questa giunta». [md, ecoinformazioni]

Primo maggio/ Work in progress allo Spazio Gloria

1 maggioGiovedì 1 maggio dalle 19 Arci Xanadù e Cgil Como, promuovono allo Spazio Gloria di via Varesina 72 a Como Work in progress – concerto del primo maggio. Suoneranno Paolo Fan e Cristiano Stella, Alchechengi, Musica Spiccia, 7grani, Rumore di gente, Peregrines e Galeon. In apertura è previsto un ricco buffet. Ingresso 5 euro. Info www.spaziogloria.it

Ecoinformazioni è un circolo Arci

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