La crisi, il lavoro, lo sciopero

Schermata-2013-10-11-alle-16.19.13Anticipiamo l’editoriale della newsletter Cgil Como Informa. L’intervista a Elena Lattuada, segretaria generale della Cgil Lombardia

 

Nel secondo semestre del 2014, il tasso di disoccupazione lombardo è arrivato all’ 8,6 % mentre la cassa integrazione cresce con percentuali vicine all’800%. Se consideriamo anche i recenti fatti di cronaca legati alle occupazioni delle case, si capisce che il problema abitativo è sempre più grave. È preoccupata per la tenuta sociale del territorio regionale?

Sì. Affacciarsi al 2015, l’ottavo anno di crisi consecutivo, senza la speranza di uscirne determina una forte preoccupazione nei singoli. L’avvertiamo durante le assemblee, nel corso delle nostre iniziative. Il perdurare di questa situazione determina sempre meno un’idea di coesione sociale: senza la speranza, manca la prospettiva. C’è la necessità di cambiare le politiche nazionali e locali. Vanno destinati soldi al finanziamento del lavoro. Abbiamo presentato a livello nazionale un piano che sottolineava la necessità di costruire condizioni di cambiamento circa la politica economica.

La regione non rifinanzierà la legge sui contratti di solidarietà. Che ripercussione avrà questa scelta?

Decisione incomprensibile. Nel 2015, se la posizione presa in commissione Bilancio fosse mantenuta, verrebbe meno un importante incentivo all’utilizzo dei contratti di solidarietà come strumento per fronteggiare la crisi e per garantire e mantenere i livelli occupazionali, peraltro in una fase nella quale, per effetto degli interventi legislativi del governo, assisteremo a una riduzione degli ammortizzatori sociali.
La Regione deve tornare sui suoi passi e decidere un rifinanziamento per evitare un altro duro colpo in termini occupazionali al mondo del lavoro lombardo. Sarebbe al contrario auspicabile avviare un confronto, supportato da un’idonea normativa nazionale, in grado di favorire una sperimentazione su nuove forme di crescita dell’occupazione, come per esempio i contratti di solidarietà espansivi, con l’obiettivo di contrastare una disoccupazione ormai crescente da molti anni anche in Lombardia.

A proposito di leggi nazionali: il Jobs act, se confermato in tutte le sue parti, risolverà i problemi?

È una grande scatola che potrà contenere molti provvedimenti e sarà necessario andare a verificarli. A oggi, non crea occupazione, riduce la tutela e la salvaguardia del singolo, non agisce sul mercato del lavoro. Riguardo al contratto a tutele crescenti, ad esempio, noi siamo ben disposti a confrontarci. Ma la precondizione essenziale è la cancellazione delle forme precarie. Pensiamo alla Corte di giustizia europea e alla sua sentenza sui lavoratori della scuola: la forma privilegiata di contratto è quella a tempo indeterminato.

In previsione dello sciopero del 12 dicembre, è stata lanciata la campagna “Cgil aperta per sciopero”.

Si cerca di creare la contrapposizione fra chi protesta e chi lavora per il Paese. Ma esiste un’Italia che ogni giorno nonostante tutto timbra il cartellino e attraverso mille sacrifici paga i contributi e fa del bene all’Italia. Quindi, dal 2 dicembre alcune sedi resteranno aperte e saranno organizzate diverse iniziative per rendere esplicito tutto questo e il grande sforzo fatto dalla Cgil attraverso le sedi e i patronati.

Cosa ci si aspetta dalla giornata di venerdì 12 dicembre?

Non si chiede con leggerezza ai lavoratori di mettere a disposizione otto ore del proprio salario. Lo sciopero è uno strumento importante per manifestare la nostra contrarietà al Jobs act e alla legge di Stabilità. Quest’ultima abbassa l’Irap a prescindere, restituendo così risorse alle imprese senza nessuna forma di selezione e taglia i soldi a regioni e comuni, determinando un ulteriore impoverimento dei cittadini i quali avranno un aggravio su sanità e servizi sociali. Siamo nel solco del “rigore” delle legislature precedenti.
Ci spiace non sia unitario, sarebbe stato ancora più potente. Le iniziative degli ultimi giorni ci indicano che è possibile fare insieme a Cisl e Uil, dobbiamo lavorare per ricondurre e ricomporre un quadro unitario. [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

 

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