como

Anche il Pd di Como contro i tagli alla scuola decretati dalla Gelmini

Per Chiara Braga quella imposta dal centro destra è una scuola impoverita, invecchiata e inadeguata.

Anche a Como è partita la campagna nazionale di mobilitazione del Partito democratico, che si svolge nelle giornate del 26, 27 e 29 settembre, sui temi della scuola. «Un’azione forte e di contrasto delle misure intraprese dal decreto Gelmini – ha dichiarato la deputata Chiara Braga – che è un vero e proprio attacco alla scuola pubblica ed in particolare alla scuola elementare».
«Parafrasando le famose tre i della riforma Moratti – ha proseguito la parlamentare comasca – possiamo parlare di una scuola impoverita, invecchiata e inadeguata».
I dati presentati sono un taglio nel trienno 2009-2011 di 8 miliardi di euro, la riduzione di 83 mila docenti e 43 mila Ata e fino a 4 mila scuole a rischio chiusura «anche nella nostra provincia dove c’è una componente significativa di Comuni piccoli o medio piccoli».
Una scuola che invecchia, per gli esponenti del Pd, a causa del blocco del turnover con l’espulsione dei giovani precari e che ritornando al maestro unico ridurrà il tempo scuola da 27-30 ore a 24, mettendo in difficoltà le famiglie con entrambi i genitori che lavorano finendo i bambini la scuola alle 12.30. «Una difficoltà oggettiva per gli enti locali che dovranno sopperire a queste mancanze» ha spiegato Braga che ha promesso una battaglia parlamentare con emendamenti correttivi a partire dalla settimana prossima quando il decreto inizierà il suo iter.
Per quanto riguarda il territorio comasco Patrizia Di Giuseppe, responsabile dell’area istruzione del Pd comasco, ha spiegato che la campagna nazionale si articolerà con «incontri fuori dalle scuole e serali di approfondimento» e che sono stati presi contatti con insegnanti, in previsione si stanno prendendo accordi per un incontro pubblico con Francesco Casati, presidente della Commissione istruzione, e Sergio Mattarella, ex ministro della pubblica istruzione che ha firmato la legge 148 del ‘90 che ha introdotto il tempo pieno. «Una legge nata alla fine di una lunga stagione di sperimentazioni» ha chiarito Rosalba Benzoni, già dirigente scolastica ed ex deputata, una modalità che a Como, per le primarie, è ancora ferma al 5 per cento, mentre la media regionale è del 44 e a Milano si parla del 91 per cento.
Il Pd comasco non ha ancora preso una posizione sulla raccolta firme contro l’introduzione del maestro unico, anche se singoli esponenti come Rosalba Benzoni hanno dichiarato di aderire, ma sostiene la petizione Salva l’Italia per la manifestazione del 25 ottobre a Roma.
Il segretario provinciale del Pd comasco Luca Corvi ha duramente criticato le iniziative del governo sulla scuola: «Si tratta di scelte di carattere meramente finanziario per avere fondi a disposizione, o per recuperare quanto perso con l’abolizione dell’Ici; si vuole tagliare e si è scelta la strada più semplice, assai simile a quanto accade con Asf, per rimettere in sesto i bilanci di aziende labour intensive si tagliano posti di lavoro, ma così non tornano altri conti, quelli della nazione». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Niente speculazioni! Il monoblocco del Sant’Anna è dei cittadini!

Questo il titolo della partecipata assemblea pubblica tenutasi a Rebbio per rilanciare la protesta contro i progetti edilizi che coinvolgono l’area del vecchio Sant’Anna.

Una quarantina di persone interessate ai temi della sanità si è ritrovata mercoledì 24 settembre alla Cooperativa di via Lissi a Como per un dibattito sulla questione ancora aperta dell’ospedale Sant’Anna. Antonio Muscolino ha svolto una breve cronistoria dell’ospedale. Il primo progetto di costruzione del nuovo ospedale nasce nel 1999 a firma dell’ex direttore generale Navone. La particolarità di questo progetto è la costruzione attraverso contributi di privati con il cosiddetto project financing.
Un gruppo di associazioni, partiti, persone si è allora impegnato a bloccare questo primo progetto. Una compagine che si è rinsaldata dopo un periodo di silenzio, quando la Giunta comunale e i vertici dell’Azienda ospedaliera hanno deciso di costruire una nuova struttura a cavallo tra Como, Fino Mornasco e Montano Lucino, programmando l’abbattimento del monoblocco del Sant’Anna e la vendita della zona per ammortizzare i costi di costruzione.
«Il territorio è stato marginalizzato – ha spiegato il relatore – le scelte sono state prese a Milano, mentre è il territorio a dover risolvere i problemi».
In questi giorni si sta discutendo di modificare la percentuale, dal 40 al 60 per cento, che verrà destinata a strutture private e questo comporterebbe una nuova speculazione edilizia.
Emanuela Serrentino ha spiegato che «non esiste un programma sulla città», poiché le Giunte non si sono mai domandate quali sono i bisogni dei cittadini e cosa verrebbe a mancare con la sparizione dell’area del Sant’Anna. Ciò che viene sottovalutato è anche la perdita di un patrimonio della cittadinanza intera e che il mantenimento del monoblocco potrebbe supplire a diverse mancanze.
La carenza di investimenti nel campo sanitario e sociale ha portato a trascurare il cambiamento del tessuto sociale della popolazione di Como, come l’invecchiamento, ha frammentato il percorso assistenziale, ignorando l’acquisizione di nuovi cittadini non-italiani.
Italo Nessi ha fatto notare come il progetto del nuovo ospedale «tocca il diritto alla salute, il piano edilizio e il piano sociale» ed è quindi necessario far capire l’importanza di questi temi alle persone.
Donato Supino, consigliere comunale Prc, ha fatto notare l’importanza del contesto in cui si vuole operare questo cambiamento al Piano regolatore, ovvero la Circoscrizione 3 già congestionata dal traffico e dall’edilizia. «È necessario mettere d’accordo tutte le forze politiche e i cittadini che si oppongono al progetto – a concluso – trovando un denominatore comune nel più breve tempo possibile».
Nicoletta Pirrotta, segretaria provinciale Prc, ha sottolineato che «in questo momento si sono aperte delle falle a partire dal caso Santa Rita» ed è emerso che il modello fondato sulla finta uguaglianza pubblico/privato non è così eccellente. Approfittando di questa disillusione sarà possibile denunciare anche gli interventi edilizi che si stanno progettando col denaro privato. Inoltre Pirrotta ha denunciato che «la Regione Lombardia non è dotata di un piano sanitario regionale» ed «il modello sanitario non regge perché non si fonda sulla salute, ma sulla costruzione della malattia».
Andrea Rinaldo, Pd, ha sottolineato come il problema particolare dell’utilizzo della struttura del Sant’Anna si inquadri in una situazione generale carente sul piano sociale e pubblico, che per esempio tralascia diversi progetti a favore di anziani e giovani.
Renato Tettamanti, consigliere provinciale Prc, ha fatto notare che non è chiaro, né ai cittadini, né all’opposizione qual’è in realtà il progetto del Sant’Anna, poiché né il direttore dell’Asl né il direttore del Sant’Anna hanno provveduto a rispondere chiaramente alla domanda. Bisognerebbe perciò riaprire il dibattito sulla questione del passaggio dal 40 al 60 ai privati e informare i cittadini.
Emanuela Serrentino ha aggiunto che l’Asl si limita ad acquisti, controlli e programmi, non svolgendo ulteriori servizi, che è prevedibile non vengano ripristinati nel nuovo ospedale più piccolo rispetto al Sant’Anna.
Il che evidenzia un atteggiamento non progettuale, che non prende in considerazione le necessità future, che invece suggerirebbero un mantenimento almeno dell’area del monoblocco, vecchio di soli trent’anni ed in perfette condizioni.
L’assemblea si è conclusa con l’intenzione di organizzare a breve un incontro pubblico, dove diversi relatori potranno far luce sulla questione del nuovo ospedale e della sorte del vecchio, che si spera non passi ancora sopra le teste dei cittadini senza che possano fare nulla. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Mauro Oricchio nuovo direttore del Coordinamento comasco per la Pace

Mauro Oricchio è il nuovo direttore del Coordinamento per la Pace comasco, l’organizzazione che si occupa della promozione della Pace dei diritti umani e della solidarietà internazionale nel territorio comasco e nel mondo.

Martedì 23 settembre il Consiglio di amministrazione del Coordinamento comasco per la Pace ha definitivamente scelto il nuovo direttore Mauro Oricchio.  «Sono contento e mi ha fatto piacere la nomina anche per il riconoscimento dell’impegno e del lavoro svolto a partire dal 2000 quando svolgevo il servizio civile – ha dichiarato il neo – nominato – Ringrazio l’apporto dato da Claudio Bizzozero come direttore, anche per le opportunità di crescita che ci ha offerto». Il nuovo direttore ha poi precisato gli intenti per il futuro: «L’obiettivo attuale è quello di riorganizzare, affinare e sviluppare al meglio i rapporti fra le associazioni e i Comuni aderenti, tentando di creare maggiori occasioni di collaborazione. Puntiamo alla partecipazione e alla coprogettazione e speriamo di far crescere l’attività del Coordinamento con la sua équipe allargando ulteriormente il numero dei volontari». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

 

Non c’è più tempo? Alla riscoperta di ozio e lentezza

Nel pomeriggio di domenica 21 settembre alla Fiera dell’Isola che c’è si è svolto un incontro-dibattito dal titolo Non c’è più tempo? Alla riscoperta di ozio e lentezza, un evento iniziato in tutta tranquillità, condotto in maniera pungente da Enrico Euli, Università di Cagliari, a cui hanno partecipato poco meno di un centinaio di persone di tutte le età (gremiti il tendone conferenze e gli spazi attigui) caratterizzato anche da rilassanti intermezzi d’arpa celtica di Fabius Constable, Celtic Harp Orchestra e dalla lettura di una fiaba sull’ansia di una tartaruga stressata.

Significativa la scelta della prima relatrice Renata Marini, insegnante, che ha parlato de L’ozio padre delle virtù?, di lasciare due minuti di riflessione prima di incominciare a parlare. Marini ha ricordato l’origine della parola otium, e del suo contrario negotium, nella classicità. Dove il secondo termine era inteso come lavoro per lo stato, la res publica, e il primo significava la libertà di dedicarsi ai propri interessi come la lettura e la scrittura una concezione che non aveva assunto ancora una valenza negativa. «Il cambiamento di significato è iniziato con la perdita delle libertà politiche, con l’Impero, quando l’otium è diventato un obbligo per la classe dirigente» ha precisato Renata Marini. Una connotazione negativa che si è rafforzata con l’avvento del cristianesimo «nelle Scritture, nel Libro di Ezechiele, è definito come una malattia generatrice di malizia». Nella sintesi quindi della cultura latina-greca e cristiana avvenuta nel Medio evo si è quindi arrivati ad una duplice valenza del termine, utilizzato in maniera classica ancora dall’umanista Leon Battista Alberti, che quando “oziava” dipingeva.
Il cambiamento semantico si è avuto definitivamente con l’affermarsi di una scansione temporale sempre più precisa e la retribuzione del lavoro su base orario e non più in base al lavoro svolto a partire dal dodicesimo tredicesimo secolo, questo per la relatrice ha tramutato le ore libere in ore vuote, improduttive e quindi negative.
La parola è passata poi alla scrittrice Gaia Depascale che sviluppato il tema dello Slow Travel, alla ricerca del lusso di perdere tempo. «Il viaggio viene definito in una dimensione geografico-spaziale, ma quella temporale? Viaggiare per conoscere deve avere un aspetto qualitativo e non quantitativo – ha aggiunto la scrittrice genovese – si perdono anche gli aspetti sensoriali dello spostamento». Il viaggio può anche essere solo a due chilometri da casa, ma la sua intensità «dipende dagli occhi di chi guarda».
Paolo Piccinelli, neuropsichiatra infantile, ha parlato della Meditazione, tempo prezioso da salvaguardare, partendo dallo sviluppo durante l’infanzia sino alla necessità di «affidarci a qualcuno per interrogarci» per chiarirsi sui «bisogni principali ovvero avere, potere e valere, in cui ricadono affettività e piacere». Un percorso di conoscenza di sé complesso e non privo di incognite, reso più difficile da una società in cui« I progetto diventa l’individuo e non la solidarietà».
Quando si inizia a non vivere come si pensa, si inizia a pensare come si vive.
Per ultimo è intervenuto Maurizio Pallante, Movimento decrescita felice, che ha affrontato il tempo Lentezza e decrescita. «La decrescita è sempre intesa come un di meno quantitativo, ma non si parla di qualità» ha esordito Pallante che ha continuato il suo intervento richiamando l’esempio della vita monastica e della regola benedettina incentrata sul motto ora et labora. Una affermazione che vede in principio la contemplazione e solo successivamente il lavoro una weltanschaung che, nell’interazione di questi due elementi ha fatto dire al relatore che «lavorare è anche contemplare quanto fatto».
Contemplare il cui etimo deriva da templum, e dallo spicchio di cielo scrutato dagli aruspici etruschi per divinare il fato attraverso il volo degli uccelli.
In una società consumistica in cui l’applicazione delle nuove tecnologie alla produzione esaspera la depauperazione delle risorse, il relatore si è soffermato sul concetto di innovazione affermando che «nuovo non è sinonimo di migliore». Per Pallante si tratta di una costruzione ideologica del mercato che ha imposto una tale visione del progresso per il suo interesse.
Ampio e vivace il dibattito che ha coinvolto pubblico e oratori con qualche critica alle accuse mosse da Pallante alle sinistre produttiviste e alla sua autodefinizione di “reazionario e conservatore”, domande su come uscire dall’ansia dei tempi moderni, sul ruolo dei saperi femminili per la costruzione di una società dell’otium, sulla opportunità di mangiare come si pensa. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio provinciale di lunedì 22 settembre 2008

Primo giorno in aula per Mascetti come vicepresidente provinciale. Critiche dalla minoranza che svela i “mandanti” della defenestrazione di Cattaneo e denuncia la guerra di potere tra la maggioranza, che invece lascia correre confermando la mancanza di fiducia per l’ex che ha parlato troppo come unica causa.

La preliminare di Renato Tettamanti (Prc) ha aperto il consiglio provinciale di lunedì 22 settembre. L’esponente comunista comasco ha voluto commemorare la scomparsa del professor Marco Riva avvenuta lo scorso 25 agosto, ricordandolo come persona di grandi e diversi interessi, impegnato da sempre in politica (molto attivo nel consiglio della circoscrizione 8) e prorettore dell’università di Slow Food, insomma «un intellettuale organico e di grande senso civile» come definito dallo stesso Tettamanti. All’encomio si è associato anche l’assessore Alessandro Fermi, che lo ha ricordato anche per il suo impegno nel Cfp di Como.
Ma il tema scottante della giornata è stata la presentazione del nuovo vicepresidente Paolo Mascetti, subentrato a Francesco Cattaneo nell’ambito della nota “staffetta” tra i due esponenti di Alleanza Nazionale, scambiatisi di ruolo dopo il defenestramento di Cattaneo da parte di Carioni. Le preliminari di rito hanno visto il presidente elogiare le qualità professionali e politiche di Mascetti, definito «uomo dalla signorilità comportamentale» in evidente contrasto con il compagno di partito, «con cui si era rotto il rapporto di fiducia avendo offeso me e un ministro della repubblica». Mascetti non ha nascosto le difficoltà da lui incontrate nel prendere questa scelta, ma si è dichiarato fiducioso e speranzoso di costruire un rapporto amichevole con tutti i consiglieri.
Di diverso respiro l’intervento del capogruppo Pd Mauro Guerra: «Nulla di personale, tutto di politico – ha esordito l’esponente democratico – Perché ora nelle sue mani ci sono partite scottanti (Servizio idrico integrato, Piano cave e politiche ambientali), questioni su cui la maggioranza a giuda leghista non è mai stata “padrona a casa sua”, dato che ogni decisione era sottesa alla volontà di Milano o Roma. Gli stessi luoghi dove è stata decisa questa staffetta per cui il sindaco di Rovellasca diventa vicesindaco di Como. Occorre ridare dignità alle istituzioni altrimenti genereremo solo disprezzo e il primo modo per farlo è smetterla di trattarle come un affare privato o di partito, logica che giustifica questo scambio. E se questa maggioranza non riesce a governare abbia il coraggio di parlarne in consiglio o di andarsene se non trova un’intesa politica».
Tocca invece a Renato Tettamenti ripercorrere la cronistoria del defenestramento del sindaco di Rovellasca e provare ad individuarne i mandanti: «Pochi giorni dopo la visita di Bossi a Como, Cattaneo vicepresidente, Tambini assessore al bilancio, Cattaneo capogruppo di An e Grassi capogruppo di Fi firmano una nota in cui criticano la gestione della visita del ministro, a cui non furono invitati tutti le forze politche, accusando Carioni di un uso personale delle istituzioni. Le indiscrezioni dicono che tutti tranne Cattaneo chiesero scusa e nel frattempo Minotti, capogruppo della Lega, scrisse a Carioni chiedendo di prendere provvedimenti. Nella lettera di “licenziamento” infine, non si cita nemmeno quella famosa nota firmata dai quattro esponenti. Dobbiamo forse dedurne che è Minotti il vero capo della Provincia?».
Fabio Moltrasio (Pse) ha invece definito la vicenda «un tentativo di ridurre una crisi politica ad affari di calciomercato a campionato iniziato» e ha presentato una mozione di sfiducia, che necessiterà però la firma di 12 consiglieri. Enfatizzando la legittimità del provvedimento di “espulsione” Minotti si è sottratto all’analisi nel merito dell’argomento, ma ha ricordato che «la maggioranza ha una propria linea politica in cui la Lega è adeguatamente rappresentata e se su alcuni provvedimenti come l’approvazione dei piani integrati di recupero ci sono state divisioni è normale su un argomento così grosso». Un’altra esponente della Lega, Claudia Lingeri, si è detta fiera di un presidente «fiero e giusto che non permette offese a se e a Bossi.
E mentre Rita Livio ha definito lo scambio «indegno», tutti i capogruppo della maggioranza hanno testimoniato con interventi la propria fiducia nel presidente Carioni, minimizzando il problema a fatto personale e attaccando un’opposizione che «alimenta la soap opera mediatica».
Il gran finale è stato lasciato ovviamente al presidente Carioni, che dopo aver ribadito la rottura del rapporto di fiducia con Cattaneo, a spiegato che quel giorno in cui bossi venne a Como «ero in buona fede e cercavo di stabilire un rapporto con Roma per le esigenze del territorio come il secondo lotto della tangenziale di Como. Mi sto impegnando, in questa situazione difficile a contattare vari ministri di questo governo (tra cui Tremonti) e prometto che organizzererò meglio le prossime visite ufficiali e che entro quindici giorni riassegnererò la delega al turismo». Mauro Guerra è quindi insorto per quello che ha definito «un finale da Libro cuore» ma il presidente del consiglio gli ha tolto la parola accusandolo di «ripetere le stesse cose» [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 22 settembre 2008

Al Consiglio comunale di lunedì 22 settembre le opposizioni denunciano l’illegalità della nomina di Francesco Cattaneo, esule dal Consiglio provinciale, a vicesindaco. Ma poi si spaccano e Supino (Prc) e Valli (Area 2010) garantiscono il numero legale.

Nelle preliminari del Consiglio comunale di lunedì Donato Supino, Prc, ha espresso preoccupazione per l’evoluzione del confronto fra Asf e autisti soprattutto dopo «la nota di censura ad un lavoratore che ha segnalato il guasto ad un acceleratore ed un’altra ad un autista che si è rifiutato di partire con la spia dei freni accesa, senza dimenticare l’autobus bruciato ad Asso». Una situazione inaccettabile per l’esponente comunista che ha segnalato come i nuovi acquisti di Asf siano usati e con nove anni di anzianità, quando il contratto dell’azienda prevederebbe l’eliminazione di autobus con più di dieci anni di servizio. «Siamo la discarica di un’azienda multinazionale l’Arriva che manda qui gli autobus da Trieste e da altre città». Anche Vittorio Mottola, Pd, ha ricordato che «il prossimo anno questi eurodue saranno da rottamare» e annunciato una raccolta firme per cambiare il tracciato della linea 11 per le scuole al mattino.
Marco Butti, An, ha invece chiesto l’applicazione dell’ordinanza del sindaco contro l’accattonaggio e la mendicità dato che «quest’ultimo week-end è stato come tutti gli altri come se non ci fosse stata un’ordinanza».
Roberto Rallo, Fi, ha plaudito la rinascita di una testata giornalistica in città «uno strumento per lo sviluppo della democrazia».
Dure critiche alla nomina a vice sindaco dell’ex vice presidente della Provincia Francesco Cattaneo sono arrivate da parte di Mario Molteni, Per Como, che ha definito l’avvicendamento fra Palazzo Cernezzi e Villa Saporiti «una sostituzione a tavolino», che «si fa beffe della logica», non tenendo conto delle specifiche competenze maturate dai due politici coinvolti, e che «aumenterà il clima di sfiducia dei cittadini».
Una vicenda dai «dai contorni grotteschi – per Mario Lucini, Pd – un’umiliazione intollerabile per questa città che mostra quanto poco rispetto per le istituzioni ed i cittadini abbia questa maggioranza».
Un fatto che rattrista il consigliere democratico così come «il famigerato concorso dei vigili» e il cantiere di via Magni che indigna il presidente della commissione urbanistica dato che l’ordinanza di revoca del Comune fa «totalmente proprie» le controdeduzioni dell’impresa.
Dopo l’appello il sindaco Bruni ha dichiarato di conferire l’incarico di vice sindaco e assessore allo sport a Francesco Cattaneo, con cui ha collaborato quando era all’Acsm. Un incarico che va ancora perfezionato dovendo essere chiarita l’incompatibilità fra le cariche di vicesindaco a Como e di sondaco a Rovellasca del nuovo amministratore di Palazzo Cernezzi. «Ci sarò un incontro chiarificatore mercoledì 24 settembre col Prefetto», comunque per Bruni ci sono anche i tempi tecnici dato che Cattaneo ha dieci giorni per decidere se assumere l’incarico a partire da venerdì 19.
Dure le proteste dell’opposizione che hanno rivendicato il diritto di potere replicare alle affermazioni del sindaco ritenendo «il ricoprire o meno incarichi pubblici non è elastico» ha dichiarato Marcello Iantorno, Pd, mentre il presidente del Consiglio Pastore, forte dell’appoggio della segreteria generale, ha impedito il dibattito.
Dopo una sospensione dei lavori i consiglieri di opposizione hanno dichiarato di considerare illegittima la la nomina del nuovo vice sindaco di cui hanno chiesto la revoca.
Anche Ajani, Lega Nord, si è rivolto verso il banco della Giunta chiedendo del vicesindaco Mascetti non riconoscendo Cattaneo e andandosene dall’aula.
Una richiesta della verifica del numero legale è così stata fatta da Bruno Magatti, Paco, mentre per protesta i consiglieri dell’opposizione uscivano dal Consiglio, tranne Dario Valli, Area 2010, e Supino, che ha spiegato che rimaneva solo perché riteneva la sua mozione sulla Ca’ d’industria, il primo argomento all’ordine del giorno, troppo importante per potere essere posticipata.
Mancando un numero sufficiente di consiglieri, aspettati i quindici minuti da regolamento, si è passati al riconteggio e il numero legale è stato garantito dai due consiglieri dell’opposizione rimasti e perciò ringraziati sia dal presidente del consiglio Pastore che dallo stesso sindaco.
Supino ha così potuto spiegare le ragioni del proprio emendamento in un’aula vuota nei banchi delle opposizioni. Il consigliere comunista, dopo avere criticato le polemiche sulla stampa locale per i costi dei contratti degli operatori della Ca’ d’industria, ha affermato che il presiedente della Fondazione ha lasciato in sospeso alcuni punti come il destino della struttura della Solitaria. Ha ribadito il motivo della sua scelta di rimanere in aula e parlare di un tema a lui caro per la salvaguardia delle fasce più deboli: «Io sono stato eletto per rappresentare il 20 per cento della città che non ha voce e che fa fatica ad arrivare alla fine del mese, qui siete tutti professionisti io invece sono un operaio».
Dato l’interesse dell’argomento per tutti e la mancanza di un clima costruttivo dai banchi della maggioranza è venuta la proposta di sospendere la seduta ed aggiornare la discussione. Una decisione fatta propria anche dal sindaco che ha accolto nella sostanza la mozione Supino, seppur con alcune modifiche. Se ne riparlerà nel prossimo consiglio comunale di giovedì 24 settembre. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

15 mila i partecipanti alla quinta edizione della fiera L’isola che c’è

Almeno 15 mila presenze per la due giorni dell’altra economia che si è svolta a Villa Guardia sabato 20 e domenica 21 settembre. Affollati gli stand degli espositori e in alcuni casi persino esauriti i cibi biologici messi a disposizione dai produttori locali presenti all’appuntamento con L’isola che c’è. Hanno completato il nuovo successo dell’iniziativa le moltissime presenze ai dibattiti [i resoconti saranno pubblicati nella nostra edizione di martedì 23 settembre], mai così affollati come quest’anno, ai laboratori e alle animazioni per bambini. Ulteriore elemento di soddisfazione per gli animatori della fiera è stato la tenuta, nonostante l’oggettiva complessità dell’evento, della macchina organizzativa che fonda la sua efficienza sull’impegno di moltissimi volontari. Migliaia anche le copie delle Pagine arcobaleno (curate, come tradizione, da ecoinformazioni) distribuite.

Inizia sabato 20 settembre alle 10 nel Parco di Villa Guardia la quinta edizione de L’isola che c’è

All’ingresso saranno distribuite le Pagine arcobaleno preparate anche quest’anno da ecoinformazioni. Anticipiamo Salvare gli orsi, l’editoriale di Antonia Barone e Gianpaolo Rosso.

Si sciolgono i ghiacci e cresce il livello del mare. Tempi duri per gli orsi polari, ma anche per le isole insidiate da flutti sempre più aggressivi. La scommessa della costruzione di altre economie sta oggi più che mai nella capacità di intrecciare i diversi piani dell’azione: cambiamento dello stile di vita, ideazione di nuove e buone pratiche, capacità di agire sul contesto locale e globale per l’indispensabile giustizia sociale ed evitare che il mare dell’economia dominante e della guerra ad essa connessa disintegri quanto faticosamente costruito.
La crisi georgiana, esplosa mentre nessuno dei precedenti focolai di guerra si spegne, dimostra come sia possibile che l’azione dei dominatori del pianeta possa scuoterlo in ogni momento così profondamente da far ritornare in ciascuno antiche paure di guerre fredde e di inverni nucleari di morte.
L’idea del governo italiano di imporre il ritorno alla più sporca e immorale delle energie, quella nucleare, proprio mentre le tante sensate esperienze di risparmio e di produzione da fonti non esauribili stavano dando i primi frutti, può convincere molti, grazie allo strapotere di media asserviti, della legittimità di contaminare centinaia di generazioni di esseri viventi.
Sta a noi, forti dei piccoli, ma significativi successi raggiunti in tante parti del mondo e anche a Como con l’Isola, perseverare decisamente in un’azione multipiano che sappia mettere insieme il “corto circuito” della valorizzazione della produzione locale con la capacità di agire col commercio equo e solidale a migliaia di chilometri dalla nostra provincia, dove le ferite del liberismo sono più drammatiche. Che sappia mettere insieme sobrietà, diritti umani e antirazzismo, nonviolenza e il ripudio della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti. [ecoinformazioni]

Habemus papam!

Paolo Mascetti è il nuovo vice presidente della Provincia di Como.

Con una stringata nota si è concluso l’avvicendamento alla seconda carica della Provincia di Como Leonardo Carioni ha nominato Paolo Mascetti, già vice sindaco del Comune di Como, «quale vice-presidente della Giunta provinciale e assessore con deleghe all’ecologia, ambiente e personale» in sostituzione di Francesco Cattaneo di reo di lesa maestà nei confronti del leader del Carroccio.

Il consiglio provinciale di giovedì 18 settembre

Riaprono i lavori del Consiglio provinciale e le opposizioni attaccano sulla gestione degli Swap. È necessario data la perdita già registrata di 800 mila euro cambiare rotta.

Con una mozione urgente i consiglieri Renato Tettamanti, Prc, Mauro Guerra e Cornelia Borsoi, Pd, hanno chiesto al Consiglio provinciale di impegnare la Giunta provinciale comasca a «esplicitare le motivazioni con cui si utilizzò il ricorso agli Swap non con finalità speculativa, ma per copertura da rischi (quali?)», di chiarire se si ritengano «le professionalità presenti nell’ente ancora adeguate alla gestione dell’operazione» e di «avvalersi di una consulenza esterna indipendente dal sistema bancario, per valutare anche l’esistenza di eventuali costi impliciti nelle operazioni non rese trasparenti a suo tempo dalle banche e la possibilità di eventuali azioni legali».
«Sullo stesso argomento, nel marzo 2008, era stata presentata interpellanza dai consiglieri d’opposizione a cui era seguita una risposta-discussione in sede di bilancio consuntivo 2007 non soddisfacente» dichiarano i firmatari che ricordano anche che «l’utilizzazione dei derivati finanziari da parte degli Enti locali era consentita solo in relazione alla gestione delle effettive passività con finalità di copertura dei rischi e non con finalità speculative» tanto più che queste operazioni speculative hanno comportato «per l’anno in corso una perdita di circa 800 mila euro».

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza