Lo sfascio dell’impero. Gli italiani in Etiopia 1936-1941
L’ultimo saggio dello storico comasco Matteo Dominioni presentato, per l’ottava edizione di ParoLario, martedì 2 settembre alla Biblioteca comunale di Como.
Una ottantina di persone ha partecipato alla serata organizzata da ParoLario per la presentazione del volume Lo sfascio dell’impero (Laterza, 336 pp., 22 euro) di Matteo Dominioni sulla conquista dell’Etiopia e la nascita dell’impero dell’Italia fascista.
Un dialogo tra l’autore e Antonio Marino, vicedirettore de La Provincia, moderati da Lidia Martin, dell’Istituto di storia contemporanea Perretta, a cui non ha potuto partecipare per imprevisti motivi familiari lo storico Giorgio Cavalleri.
Dopo i saluti della direttrice della Biblioteca, «orgogliosa di presentare un libro di una prestigiosa casa editrice scritto del nostro Matteo Dominioni», Lidia Martin ha introdotto l’argomento sottolineando «il lavoro scrupoloso in archivio, oltre che sul campo, con capacità di ascolto diretto dei testimoni, e l’impegno civile» dell’autore, che ha significativamente proposto di donare agli studiosi etiopici una copia dei nostri archivi per poter avere ulteriori strumenti per studiare la propria storia.
Un atteggiamento non aprioristico che permette di superare il mito degli “italiani brava gente”, sottolineato per la moderatrice dalla ricerca sull’eccidio di Zeret, dove vennero sterminati dai 1200 ai 1500 etiopici, con anche donne e bambini, che ha permesso di ragionare sul significato della parola revisionismo, intesa come la riscrittura della storia sulla base di nuovi documenti, nuove categorie e spunti di indagine, un approccio totalmente differente e di natura ben diversa dal negazionismo.
Una descrizione che va al di là di un’agiografia della “costruzione di strade” e ricorda la brutalità di un’occupazione militare.
Dominioni ha tracciato la nascita del suo ultimo lavoro, fondato su quanto elaborato per le tesi di laurea e dottorato e arricchito da un paziente lavoro in archivio all’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’Esercito e al Ministero degli esteri dove sono conservate le carte del Ministero delle colonie. Lo storico comasco ha spiegato le ragioni che lo hanno portato a dividere gli anni presi in esame partendo dalla guerra nazionale fino ad una coloniale, passando attraverso una guerra di occupazione.
Un percorso che ha messo in luce le differenti personalità dei responsabili italiani delle colonie da Graziani al Duca d’Aosta e il forte controllo italiano sulla colonia: «Ci sono tre grandi modelli di colonialismo – ha affermato Dominioni – direct rule, ovvero il controllo diretto della colonia con propri emissari, indirect rule, cioè avvalersi dei notabili locali, due sistemi utilizzati per lo più dagli inglesi, e l’assimilazione, una crescita culturale sul modello metropolitano delle colonie, un modello francese. L’Italia ha attuato un superdirect rule in cui neanche i rappresentanti italiani in Africa avevano grandi margini di autonomia e rispondevano direttamente alle direttive di Roma».
Il confronto fra l’autore, Marino e il pubblico ha poi focalizzato diversi aspetti dell’occupazione italiana dell’Etiopia: la capacità di Mussolini di creare consenso attorno alla propria figura, che ha toccato l’apice con la nascita dell’impero e il tentativo di mettere in risalto il carattere fascista della nuova conquista, con anche episodi paradossali come le fotografie sull’Amba Aradam. Quando ascari e alpini vennero fatti arretrare per potere fotografare l’occupazione della montagna da parte della milizia, organizzazione prettamente fascista.
Un tema oggi particolarmente sentito, come la libertà d’informazione dei giornalisti al fronte, è stato toccato grazie all’esempio di Montanelli, che dopo una degenza in ospedale, ad Asmara scriveva articoli sulla base di veline che erano preventivamente approvate da Roma.
Un rapporto quello fra colonizzatori e colonizzati pieno di incomprensioni dovuto all’ignoranza degli usi, delle lingue e della geografia dei luoghi. Addirittura per lotte di potere intestine fra Esercito e Ministero delle colonie l’Italia è entrata in guerra senza avere carte affidabili dell’Etiopia.
Molto attuale, anche per la ricorrenza dei 70 anni dalla promulgazione delle leggi razziali, la descrizione del sistema razzista imposto nell’Africa italiana. Gli autoctoni ad esempio non potevano utilizzare i marciapiedi, andare al cinema, i luoghi di ritrovo erano separati, e non potevano esserci rapporti fra persone. Un sistema, creato dall’Italia fascista, basato sulla superiorità dei bianchi che anticipa le leggi razziali del ’38. [Michele Donegana, ecoinformazioni]
Sabato 30 agosto
«Il decreto del Governo non nasce dal nulla – ha dichiarato Nicoletta Pirotta, segretario provinciale Prc – rientra in una politica ben precisa».
«Non è ancora chiaro chi abbia voluto la norma inserita nel maxi emendamento della Finanziaria approvato alla Camera che prevede che il datore di lavoro non può essere costretto, nemmeno da una sentenza della magistratura, a regolarizzare un lavoratore precario.
In una nota le segreterie confederali della funzione pubblica hanno espresso soddisfazione per la partecipazione al presidio organizzato davanti alla Prefettura di Como a cui hanno partecipato «un migliaio di lavoratrici e lavoratori del pubblico impiego» che si sono ritrovati per protestare «contro le misure del decreto legge 112, in fase di conversione al Senato».
«Siamo l’unico Comune capoluogo di provincia che non pubblica sul sito internet gli atti del Consiglio» ha esordito durante le preliminari il consigliere Alessandro Rapinese, Area 2010, che ha continuato ironicamente «abbiamo però un centralino che parla in dialetto, tra i pochi in Italia». Il consigliere della lista civica che ha sostenuto Carcano sindaco ha chiesto poi formalmente quanti soldi sono stati spesi sino ad oggi per onorare gli obblighi derivanti dalla vendita della ex Ticosa.
«Da quando la Navigazione è passata dalla gestione governativa a quella regionale si registrano disservizi non da poco conto» così ha esordito Donato Supino, Prc, che ha chiesto all’assessore Fulvio Caradonna di interessarsi per ottenere spiegazioni sulle corse dei battelli soppresse la settimana scorsa. «Non è mia competenza» ha risposto l’assessore.
Ancora difficoltà per le associazioni di immigrati comasche, al presidio per il ritiro del pacchetto sicurezza del ministro Maroni, indetto dall’Unione associazioni immigrati di Como sabato 12 luglio in piazza Vittoria a Como, si sono trovati in meno di cento, per lo più italiani, per contrastare la norma che prevede la schedatura dei rom, per la regolarizzazione di tutti gli immigrati che già vivono in Italia, per rimuovere gli ostacoli burocratici che rendono precaria la vita degli immigrati (ricongiungimenti familiari, tempi di rinnovo, ecc.) e per la libera circolazione di tutti. Significativa l’assenza delle comunità asiatiche e latinoamericane. Tra i presenti comunque grande la determinazione a non interrompere la mobilitazione per i diritti di tutte e tutti. Raccolte 70 impronte per l’iniziativa dell’Arci Siamo tutte e tutti rom.
Più di cento persone hanno partecipato alla serata organizzata da Paco e da Territorio precario per parlare di rifiuti e vedere il film documentario Biutiful Cauntri di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero che mostra il disastro ambientale campano degli ultimi anni.
«Siamo tutte e tutti Rom.
