como

Una ventina di lavoratori della sanità privata in presidio davanti al Valduce

Durante lo sciopero indetto dalle Rsu per informare la popolazione comasca sulla difficile situazione degli stipendi dei lavoratori della sanità privata, aspettando un rinnovo economico in ritardo di 30 mesi.

Mentre a Roma i lavoratori della sanità privata chiedono con un corteo alle associazioni datoriali di aprire un tavolo di trattativa per il rinnovo del contratto, anche a Como è stata organizzata una iniziativa di protesta. Oltre allo sciopero nazionale, le Rsu comasche si sono date appuntamento la mattina di giovedì 18 settembre per un presidio con volantinaggio davanti all’ospedale Valduce, fiore all’occhiello della sanità privata comasca, nonché «l’ospedale dei comaschi – tiene a sottolineare un delegato che lavora nella struttura – quello a cui i cittadini si rivolgono per le emergenze e gli esami».
Nulla è cambiato quindi negli ultimi 30 mesi, dal 2005, anno in cui si sarebbe dovuta rinnovare la parte economica del contratto che interessa in tutta Italia 150 mila persone. E mentre gli adeguamenti di stipendio si sono concretizzati per i colleghi della sanità pubblica, i salari di Asa, Oss e infermieri professionali che operano nel campo privato sono fermi al 2003, ultimo anno di rinnovo del contratto.
I sindacati puntano il dito contro le tre associazioni datoriali (Aris, Aiop e Fondazione Don Gnocchi) ree di non volersi nemmeno sedere al tavolo delle trattative. «I padroncini della sanità privata – hanno spiegato Germana Fani della Uil Fpl – propongono tavoli di contrattazione regionali o addirittura fanno offerte unilaterali nei singoli istituti, con lo scopo di indebolire la forza dei lavoratori. Noi crediamo fermamente nel contratto nazionale e siamo disposti ad aprire tavoli locali solo per la contrattazione di secondo livello».
«Questi signori della sanità – sbotta un delegato del Valduce – che si dichiarano cattolici e non perdono occasione per evidenziare l’importanza della famiglia, dovrebbero ricordarsi anche delle famiglie dei propri lavoratori, che senza un adeguato reddito faticano a sopravvivere». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Ultime ore di lezione per gli studenti de Il comune ha bisogno di te, la scuola per amministratori locali del Pd

Urbanistica e ambiente gli ultimi due argomenti, prima della simulazione di un consiglio comunale e un convegno sulle radici politiche del Pd.

Torneranno in classe venerdì 19 settembre i 240 studenti della scuola per amministratori organizzata dal Pd comasco, per sostenere gli ultimi incontri di formazione e simulare la vita politica di un consigliere comunale, in vista delle elezioni amministrative 2009 che coinvolgeranno 109 dei 162 comuni della provincia di Como.
Riprende dopo la pausa estiva l’esperimento di scuola di partito con gli ultimi due incontri di formazione: venerdì 19 settembre Roberto Canziani, docente del Politecnico, illustrerà il problema dello smaltimento dei rifiuti, in una serata in cui si parlerà anche di energia e ambiente, mentre l’ultima lezione, venerdì 26 settembre, sarà incentrata sull’urbanistica e avrà come relatore il professor Angelo Bugatti.
L’ultima parte del corso invece lancerà nella mischia dei consigli comunali i futuri amministratori: il 3 ottobre gli alunni simuleranno un’assemblea cittadina preparando la partecipazione, a gruppi di cinque persone, ai consigli comunali, quelli veri, della principali città comasche.
L’epilogo del corso è fissato per la giornata di domenica 5 ottobre, quando lo stato maggiore del Pd comasco si riunirà negli spazi della Scuola florovivaistica di Minoprio per un convegno, la mattina, di approfondimento sulle radici politiche del Pd. I quattro invitati Fabio Pizzul, Luciano Fasano, Alessandra Trabocci e Nicola Pasini, in rappresentanza nell’ordine della correnti cattolico democratica, socialdemocratica, ambientalista e liberal-deocratica discuteranno di come fondere le differenti culture politiche in un progetto di governo. Nel pomeriggio infine, spazio agli amministratori democratici delle altre province capitanati dall’ex sindaco di Brescia Paolo Corsini per condividere le esperienze politiche locali con gli alunni.
Soddisfatti per la numerosa partecipazione al corso (240 iscritti, di cui più della metà senza precedenti esperienze amministrative) i responsabili della Scuola hanno anticipato i progetti futuri: «Dai questionari compilati dai partecipanti – ha dichiarato Silvia Magni, consigliera comunale a Como – è emersa la richiesta di approfondire alcune tematiche, ad esempio quella del bilancio. L’intenzione, da valutare nel comitato provinciale, sarebbe quella di istituire momenti formativi permanenti e approfondimenti più concentrati nel tempo su temi specifici». Luca Corvi, segretario provinciale, ha invece sottolineato la buona partecipazione dei giovani al corso (70 under trenta su 240 alunni) motivata, a suo avviso, da «la richiesta di poter essere formati e informati per poter comprendere le regole del gioco politico e diventarne attori. Questo è un segnale positivo nell’ottica del rinnovamento della classe politica provinciale». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di mercoledì 17 settembre

Duecento lavoratori dell’Asf non sono bastati per indurre il sindaco Bruni a dare indicazioni di cambiamento di rotta per l’azienda trasporti lariana. Garantita invece piena autonomia di azione ai vertici aziendali. Su la Ca’ d’industria il presidente si promuove e nega l’esistenza di qualsiasi problema.

Mentre sotto Palazzo Cernezzi si concentravano i lavoratori dell’Asf autolinee, che chiedevano un incontro con il sindaco, è iniziato il consiglio comunale di lunedì 15 settembre.
Una discreta presenza delle forze dell’ordine ha visto aumentare lentamente, sino a più di 200 persone, il gruppo di lavoratori Asf con bandiere e striscioni, tra cui uno portato per solidarietà dalla Rsu dell’Artsana.

Le preliminari
L’ordinarietà dei lavori del Consiglio si è ristabilita, come di prammatica, con le preliminari dei consiglieri.
Le opposizioni hanno lamentato la difficoltà nell’avere i documenti richiesti dagli uffici competenti. Mario Lucini, Pd, addirittura ha evidenziato il caso paradossale per cui solo dopo mesi gli è stato risposto che il materiale richiesto era stato «derubricato» e non rientrava più nel registro delle delibere. Un caso eclatante per il consigliere democratico anche perché si trattava di una delibera sulla modifica della compra vendita della area ex Ticosa.
Richieste di ridipingere le strisce pedonali sono state fatte da Pasquale Buono, nuovo capogruppo di Fi, a S. Rocco e in Largo Ceresio, e da Mario Molteni, Per Como, in via San Giacomo davanti alla scuola Don Milani.
Antonietta Sosio, Fi, ha richiesto l’attivazione di un’area attrezzata per i camper perché non invadano le vie del centro.
Bruno Magatti, capogruppo Paco, così come Roberto Rallo, Fi, ha chiesto di esprimere indignazione per l’assassinio a sfondo razzista del giovane italiano di colore avvenuto a Milano.
Un minuto di silenzio, su richiesta di Vittorio Mottola, Pd, è stato infine dedicato a Marco Riva. Professore universitario e uno dei fondatori di Slow food recentemente scomparso attivo nel mondo dell’associazionismo e della politica comasca, tra l’altro già consigliere della Circoscrizione 8.

L’incontro con i lavoratori Asf
Donato Supino, capogruppo Prc, ha chiesto una sospensiva per ascoltare i lavoratori dell’Asf e i loro rappresentanti sindacali che si erano accalcati in Sala Stemmi attentamente controllati da un ampio schieramento interarma di tutte le forze dell’ordine. Alla presenza del sindaco Amleto Luraghi, segretario Cgil, ha quindi spiegato la posizione dei lavoratori: «Il servizio di trasporto pubblico non va solo con i mezzi, ma anche con chi ci lavora» e per il rappresentante della Camera del lavoro «il compito dell’amministrazione comunale è anche quello di garantire la qualità e la sicurezza del trasporto pubblico». Per i lavoratori la nuova turnazione non è legale e pensano di andare all’Ispettorato del lavoro e alla Polizia stradale per fare delle verifiche, inoltre l’azienda imporrebbe una diminuzione del 15-20 per cento dello stipendio. Per il rappresentante sindacale il Comune di Como essendo parte del 51 per cento della proprietà di Asf «ha voce in capitolo» nella trattativa, ricordando la chiusura dell’azienda nei confronti delle rivendicazioni dei lavoratori contro tutti i tentativi di avere un accordo cercando di «avere un incontro e iniziando il raffreddamento dopo lo stato di agitazione». «L’azienda vuole raggiungere il 75 per cento di efficienza contro l’attuale 68/69 – ha proseguito Luraghi – noi siamo disponibili a discutere, ma i turni devono cambiare con pause più lunghe e il minor numero possibile di frazionamenti in tre parti». «Noi proponiamo di raggiungere il 72 per cento di efficienza e un risparmio di 700/800 mila euro anno», il piano aziendale prevede un aumento della produttività del 10 per cento entro il 2010 con un risparmio di 170 mila euro nel 2008 e 570 mila nel 2009, ma «non si può pensare di guadagnare solo sulla pelle dei lavoratori», anche perché per il segretario Cgil il piano aziendale deve prevedere una maggiore differenziazione tenendo conto anche della gestione dei parcheggi.
«Chi viene al tavolo delle trattative – ha aggiunto il segretario Cisl Fausto Tagliabue – dice di non avere il mandato per trattare» da qui la richiesta al Comune di Como che possiede il 18 per cento di Asf di dare una risposta positiva.
Per il consigliere Supino è stato fondamentale il problema dell’aumento del costo del gasolio e altre aziende in Italia hanno già chiesto contributi agli enti pubblici.
Decisa la presa di posizione di Walter Gatti, Rsu Asf: «Abbiamo già una storia di sacrifici e siamo strutturalmente sotto organico, non difendiamo privilegi ma diritti».
Fischiato il sindaco Stefano Bruni che ha esordito affermando che «entrare nelle rivendicazioni non è il mio ruolo, sarebbe una grave violazione dell’autonomia dell’azienda»: Per il primo cittadino comasco si è già fortunati a non dover parlare di licenziamenti, vedendo anche la situazione di Alitalia: «Qui non è stato messo in discussione nessun posto di lavoro», per quanto riguarda eventuali finanziamenti «la coperta è corta e il sistema degli enti pubblici non ha risorse». Bruni ha anche detto che come «sindaco di tutta la città devo ricordare che l’astensione dal lavoro di lunedì 8 settembre ha creato disagi a anziani e studenti» e che quando si è «scelta la vendita del 49 per cento di Asf si è anche deciso di affidarne la gestione». Unica concessione è stata una critica al Piano industriale che avrebbe dovuto prevedere una maggiore differenziazione per potere permettere di affrontare eventuali situazioni di rincaro del petrolio.
L’assemblea si è sciolta con il proposito di un futuro incontro fra una delegazione di dipendenti col sindaco e l’assessore competente.

Ca’ d’industria
Il Consiglio è ripreso sulla mozione presentata da Supino sulla Ca’ d’industria che chiedeva maggiori chiarimenti su: un avanzo di bilancio di 6,4 milioni di euro, la vendita di un terreno a 2,7 milioni, la definizione delle strutture con Le Camelie, nata come aggiuntiva che ora ha sostituito La Solitaria, alcune lamentele sul servizio specificatamente per i pasti.
Un argomento che ha richiamato l’attenzione di una ventina di cittadini, tra cui alcuni membri del Cda della Fondazione Ca’ d’industria, lavoratori e loro rappresentanti.
La richiesta è stata occasione per discutere della gestione delle partecipate da parte di Palazzo Cernezzi e per sentire risposte direttamente dal presidente della Fondazione Domenico Pellegrino, lodato in maniera sperticata dal primo cittadino comasco, nonché unico interpellato, dato che la scelta, contrariamente alla proposta Supino, è stata quella di dare la parola solo al dirigente e non alle rappresentanze sindacali e ai parenti degli ospiti.
Per un curioso errore ai consiglieri comunali è stata poi data, l’11 settembre 2008 dopo una richiesta risalente a marzo, documenti incompleti e senza il bilancio su cui erano stati richieste spiegazioni: Un errore dovuto ad uno scambio di cartellette di cui Pellegrino si è scusato assicurando che porrà prontamente rimedio.
Chiarezza sulla mancanza di nuovi accrediti per la nuova struttura comasca de Le Camelie che comporta il pagamento di una retta intera senza il contributo regionale è stata richiesta dai consiglieri Magatti e Vincenzo Sapere, Gruppo misto.
Dalle opposizioni è poi stato chiesto di reintegrare Renzo Pigni, quale rappresentante delle opposizioni nel Cda, dopo le sue dimissioni dettate da fair play durante le campagna elettorali.
A tutte le domande ha risposto Pellegrino con «animo perfettamente sereno», anche se è poi sbottato contro le opposizioni che hanno posto le domande più problematiche accusandole di «dare solo rimproveri e non suggerimenti», mentre un’attenzione costante e visite continue vengono solo da parte del «sindaco, di Marco Butti, Roberto Tenace, Roberto Rallo». «Abbiamo avuto cinque controlli dei Nas e non hanno mai rilevato nulla di irregolare e per due anni abbiamo vinto il premio qualità della Regione».
Il presidente di Ca’ d’industria ha poi rivendicato il taglio della metà degli stipendi dei dirigenti «in tempi non sospetti, quando ancora non c’era Brunetta».
Per quanto riguarda le scelte economiche ne ha scaricato la responsabilità sul precedente Cda che aveva accantonato il “tesoretto” di 6,5 milioni di euro per coprire le spese dell’edificazione della nuova struttura di Bignanico quando era ancora una Ipab.
Pellegrino ha poi precisato che eliminando il direttore sanitario, mandato in prepensionamento, si sono recuperati i soldi necessari per consulenze esterne, triplicate negli ultimi anni, affidate «ai migliori specialisti in provincia, a poco prezzo».
La scelta di chiudere La solitaria è stata dettata dalle condizioni di pericolosità della struttura stessa e dagli ingenti lavori che sarebbero dovuti essere approntati per poterla mettere a norma.
Sulle rette il discorso è entrato nello specifico, Ca’ d’industria, è contenta di mantenere il contratto degli enti locali ai propri dipendenti, nonostante sia più costoso di quelli privati 4 mila euro in più per dipendente, 1,4 milioni in più all’anno. Che diventano 1,8 calcolando anche le ore in meno, 2 a settimana, che non sono previste dal contratto enti locali.
Inoltre la retta è onnicomprensiva, mentre nelle altre strutture servizi come la lavanderia hanno costi separati aggiuntivi.
Per di più la nuova struttura comasca, non ancora completata, dato il fallimento della ditta appaltatrice, ha costi superiori dovuti alla sua stessa conformazione.
Data l’ora tarda la discussione è stata sospesa e riprenderà in un prossimo consiglio comunale. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Inasprito il divieto di accattonaggio a Como

Con la prima ordinanza sulla sicurezza, Bruni, affermando di volere tutelare i minori, identifica nella repressione dell’accattonaggio la via giusta per risolvere i drammi determinati anche a Como dall’aumento della povertà. Si inasprisce il clima securitario e si prevedono multe e confische per i malcapitati.

A breve entrerà in vigore un’ordinanza comunale, concordata con la Prefettura, che inasprisce il divieto di accattonaggio nel capoluogo lariano. Si tratta, come spiega Palazzo Cernezzi in una nota, di una misura volta a «contrastare un fenomeno che ha subito un vero e proprio incremento negli ultimi tempi, nel numero di coloro che richiedono denaro anche in forma petulante e modesta [sic], avvalendosi soprattutto di minori o simulando malformazioni o menomazioni».
Una possibilità garantita da «l’articolo 54 del testo unico degli enti locali che di fatto, grazie al Decreto sicurezza emanato dal Governo, aumenta i poteri del sindaco in questi ambiti».
Dura la posizione del sindaco: «L’utilizzo di minori con finalità di accattonaggio è un fenomeno assolutamente odioso che è nostra intenzione combattere in tutti i modi. Non è, infatti, un caso che la prima Ordinanza in materia di sicurezza abbia lo scopo di tutelare i minori», interessato soprattutto alla «dignità ed al decoro urbano che ci viene costantemente segnalato dai cittadini e sul quale ora si può intervenire anche con il pieno appoggio delle altre forze dell’ordine».
Nono solo multe per chi viene trovato a mendicare, dai 25 ai 500 euro, ma anche la confisca amministrativa del denaro provento della violazione.
Il Comune guarda comunque al futuro ed «a questa ordinanza seguirà presto un provvedimento che vuole prendere in esame il fenomeno del bivacco in alcune aree di pregio storico della città. Nello specifico, appuntato sull’agenda del sindaco, c’è il caso eclatante della sosta pressoché permanente sotto il Broletto da parte di un gruppo di sbandati che crea problemi di decoro e di deturpamento di uno dei luoghi più turistici di Como».

Il Partito democratico attacca a tutto campo l’amministrazione provinciale

Dopo un anno e mezzo di Carioni bis, tra immobilismo e lotte di potere. Sottolineando la gravità della crisi politica, i democratici chiedono un consiglio provinciale straordinario o “almeno” di governare.

«Questa amministrazione, ricevendo il 70 per cento dei voti, è stata incaricata di grandi responsabilità che non si è però mai assunta, preferendo concentrarsi sulle lotte interne di potere. Lotte che hanno causato un anno di insostenibile immobilismo culminato con la cacciata di Cattaneo. Questa amministrazione non ha mai effettivamente governato». Non lascia molto d’implicito Luca Corvi, segretario provinciale del Pd, che riassume l’ultimo anno e mezzo di amministrazione provinciale targata Carioni segnata da gravi episodi, ultimo, ma solo cronologicamente, quello della cacciata del vicepresidente Cattaneo.
Quello del Pd comasco è un attacco a tutto campo alle lotte di potere interne alla maggioranza, cause primarie, secondo il capogruppo in consiglio provinciale Mauro Guerra, di una costante paralisi dell’azione politica sui grandi temi, che vengono spesso delegati a Milano o Roma. «È ridicolo che forze così radicate nel territorio non sappiano passare dagli annunci ai fatti e decidere sulle questioni di grande importanza per il territorio» ha commentato l’esponente democratico. Gli esempi, in effetti, sono numerosi: la delega al turismo revocata a Mojoli dopo il caso Bin e ancora “vacante”, le discordie su Ato, varianti al Ptcp, Piano cave, opere viabilistiche sono solo alcuni sintomi della mancanza di una linea politica, che se nel caso migliore avvicina le posizioni di Lega e minoranza, in quelli peggiori (Piano cave e Ato) comporta il commissariamento della Provincia.
Questa amministrazione ha, o ha mai avuto, una linea politica unitaria? Si chiede in estrema sintesi il Partito democratico, che per palesare la domanda ha fatto richiesta di un consiglio provinciale straordinario (probabilmente lunedì 22 settembre), perché «questa crisi è vera, non è un teatrino, e dev’essere affrontata seriamente nel rispetto dei comaschi – continua Guerra – non presenteremo una mozione di sfiducia all’amministrazione, che verrebbe sicuramente bocciata visto il nostro scarso peso numerico, e sarebbe l’occasione per la maggioranza di ricompattarsi, ma solo formalmente. Noi vogliamo entrare nel merito di ogni questione e chiedere all’amministrazione di indicare una via politica ai vari problemi. Siamo disposti a confrontarci portando le nostre idee, ma non deve succedere che l’amministrazione aspetti di risolvere la crisi appellandosi a Milano o Roma per poi riprendere il solito tran-tran». Ma se il chiarimento non dovesse arrivare? L’opposizione si farà ancora più «dura» – risponde Guerra – e presenterà una o due mozioni al mese sui temi scottanti dell’agenda politica, con la consapevolezza di avere idee e persone che le possono attuare e l’ambizione di realizzare qualcosa di più che una giunta ombra: l’ambizione di governare. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Giovedì 11 settembre presidio dalle 9 alle 12 a Como a Porta Torre per spiegare le ragioni dell’agitazione degli autisti

Venerdì si terrà l’incontro fra rappresentanti sindacali Asf e azienda. Per la Cgil essendo l’Asf per il 51 per cento pubblica spetta alla politica affrontare i problemi che hanno indotto i lavoratori alla mobilitazione.

Dopo il blocco totale dei trasporti di lunedì 8 settembre continua il braccio di ferro fra Asf autolinee e lavoratori per la ridefinizione dei turni, il pagamento degli strattino si sono fermati nei vari depositi organizzando assemblee permanenti sulla situazione della sicurezza e la manutenzione dei bus e hanno iniziato a discutere anche degli ultimi diktat dell’azienda per quanto riguarda i turni e gli straordinari. Raggiunti dai colleghi dei turni successivi si sono poi raccolti in un’unica assemblea a Lazzago.
Una situazione generata dall’esasperazione, mentre la legge sugli scioperi dei trasporti prevedrebbe 10 giorni di preavviso e la garanzia delle cosiddette fasce protette, quelle per i pendolari, che avvantaggiano sì i cittadini, ma anche le aziende che vedono garantito il guadagno ed un interruzione del servizio solo nelle ore di morbida.
Molto probabilmente Asf autolinee cercherà di rivalersi sugli autisti che dal canto loro rispondono per voce di Walter Gatti, rappresentante Rsu Asf, che «il 2 settembre era stato proclamato lo stato di agitazione e la legge 146/90, che regola il diritto allo sciopero, parla di una successiva fase di raffreddamento nella quale nessuna delle due parti può prendere iniziative, l’azienda ha però imposto i nuovi turni e eliminato il pagamento degli straordinari».
Soprattutto la riorganizzazione del lavoro è particolarmente osteggiata da parte dei lavoratori perché prevede anche nuovi turni spezzati, con tre richiami, in una giornata lavorativa che arriva a coprire sino a 12 ore e oltre; da parte sua l’amministratore delegato Annarita Palacchini asserisce che i turni su tre riprese sono solo il 13 per cento dei turni extraurbani.
«Una misura imposta e non mediata e condivisa – per Walter Gatti – l’azienda vuole far pagare solo ai lavoratori le perdite di 1 milione e 400 mila euro per il 2008. Con la nuova organizzazione vengono assorbiti gli straordinari strutturali all’interno dell’ordinario, con anche una riduzione generale del numero dei turni e di conseguenza del personale, con un aumento del carico di lavoro, per di più – continua il rappresentante sindacale – oltre il 10 per cento dei nuovi turni hanno un margine vertenziale a causa del mancato rispetto delle procedure e o del contratto nazionale».
L’accento è comunque posto sulla chiusura e l’unilateralità di Asf che «azzera gli accordi aziendali siglati precedentemente» che aveva pienamente accettato subentrando a Spt Linea.
Entrando nello specifico un autista non può guidare più di 5 ore consecutive e deve quindi fare delle pause per turni medi di 6 ore e mezza, per un totale di 39 ore settimanali. Il contratto nazionale prevede la possibilità di fare turni di massimo 12 ore, ma in casi eccezionali, con un indennizzo e previo accordo fra le parti, così come è successo a Bergamo alla Sab, tra l’altro partner in Asf. Il tutto in un contesto che è considerato lavoro usurante e che vedrebbe oggettivamente peggiorare la qualità della vita dei lavoratori con l’applicazione di turni così lunghi.
Oltre ai turni l’azienda ha poi imposto l’azzeramento degli accordi aggiuntivi sugli straordinari, appiattendosi al contratto nazionale, con perdite secche per i dipendenti fino a 250 euro al mese.
«Per il risanamento dei conti dell’azienda noi siamo solo un pezzo del ragionamento – ha affermato Walter Gatti – e non vogliamo essere l’unico».
Già da martedì gli autisti sono tornati sulle strade, precettati dal prefetto Sante Frantellizzi che, dopo aver tentato un incontro fra le parti, non riuscito, ha imposto anche a chi era nel proprio giorno di riposo di tornare al lavoro.
Il servizio non si è però normalizzato, pesano le molte malattie, che stanno lentamente rientrando, per un organico già risicato, e la non collaborazione degli autisti, che si attengono pedissequamente agli ordini di servizio senza prendere iniziative aggiuntive.
Il prossimi incontro fra le parti si terrà venerdì 12 e la sera in assemblea i delegati sindacali spiegheranno i risultati della riunione ai lavoratori.
In tutto questa situazione risalta la mancanza di un intervento politico, «il 51 per cento di Asf è di proprietà di Spt Linea che è formata dalla Provincia di Como, da quella di Lecco, dal Comune di Como e dal Consorzio provinciale trasporti e nessuno di loro sta dicendo nulla» ha ricordato Walter Gatti e si fanno sempre più pressanti, da parte degli esponenti sindacali, le pressioni per un maggiore coinvolgimento degli enti locali.
Nel frattempo i lavoratori di Asf hanno raccolto il «sostegno più convinto» dei consiglieri comunale e provinciale e della segretaria provinciale di Rifondazione comunista, che chiedono una discussione urgente sull’argomento nelle rispettive assemblee e che ricordano come «l’attuale deficit aziendale non è stato determinato dall’applicazione dei contratti di lavoro, ma in larga misura dall’aumento del costo del gasolio», che non coinvolge la sola provincia lariana ma che è «un problema nazionale tanto che le aziende dei trasporti stanno chiedendo contributi allo Stato e alle Regioni».
Un disinteresse verso il trasporto pubblico proprio quando la prossima settimana, dal 16 al 22 settembre, si svolgerà la Settimana europea della mobilità (www.mobilityweek.eu) un’occasione per gli enti locali di incentivare tra l’altro lo sviluppo e l’utilizzo del trasporto pubblico per una mobilità sostenibile, con l’obiettivo dell’abbattimento dell’inquinamento atmosferico, a cui partecipano città come Genova, Bologna e in Lombardia Brescia.
Giovedì 11 gli autisti terranno un presidio con volantinaggio dalle 9 alle 12 a Porta Torre a Como per spiegare le proprie ragioni. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Riapre la stagione dell’Arci Xanadù di Como

Un ricco programma con al centro la rassegna cinematografica dei Lunedì del cinema.

Riapre con una festa l’Arci Xanadù di via Varesina 72. Venerdì 12 settembre lo Spazio Gloria riprende la programmazione alle 21 con un buffet vegetariano e un concerto degli I.Lona Staller, che presenteranno il loro nuovo disco. La serata continuerà, come da tradizione, con un dj set trash con le Sorelle manetta. Un appuntamento dedicato ai soci, che potranno così rincontrarsi per la prima volta dopo la pausa estiva. Per informazioni: tel. 031.4491080, e-mail info@arcixanadu.it, Internet www.arcixanadu.it.

Bloccato il rave per De André

Mancano le autorizzazioni scritte e i carabinieri hanno interrotto il concerto-tributo del 6 settembre a ParoLario che si svolgerà forse entro settembre. La responsabilità è del Comune di Como che avrebbe dovuto concedere una deroga scritta agli organizzatori per superare il bavaglio messo da una legge ingiusta a tutte le iniziative culturali che si svolgono in luoghi abitati.

La maratona musicale Smisurata canzone. Tutto Fabrizio De André, dalla N alla A (da Nuvole barocche a Smisurata preghierA) organizzata dalla rassegna ParoLario, partita alle 21 di sabato 6 settembre, ha subito una battuta d’arresto alle 3 e mezza di notte con l’intervento di una pattuglia dei carabinieri. Stupore e disappunto, e anche qualche soprassalto dal torpore della notte, per i duecento presenti che ascoltavano il concerto: pianoforte, chitarra e due voci.
Alla richiesta di presentare le autorizzazioni si è interrotto lo spettacolo ed è cominciato un conciliabolo con i rappresentanti della Benemerita che, protrattosi per una mezz’oretta, e anche con l’intervento della polizia locale comasca, ha portato alla sospensione dell’evento.
Gli organizzatori avevano chiesto un’autorizzazione complessiva al Comune per tutta la serie di iniziative in programma, ottenendo quindi dal Comune solo delle assicurazioni verbali. A norma di legge però per superare il livello di decibel del volo di una farfalla notturna è necessaria una deroga scritta e il concerto è stato bruscamente interrotto.
La legge quadro sull’inquinamento acustico (447/95) all’art. 6 comma 1/h afferma che è di competenza comunale «l’autorizzazione, anche in deroga ai valori limite di cui all’articolo 2, comma 3, per lo svolgimento di attività temporanee e di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico e per spettacoli a carattere temporaneo ovvero mobile, nel rispetto delle prescrizioni indicate dal comune stesso».
Chi intenda organizzare una manifestazione culturale o musicale deve quindi garantire di rimanere entro i limiti di rumore imposti dalla legge, che cambiano a seconda delle fasce orarie, diurna 6-22 e notturna 22-6, e a seconda dei luoghi: aree particolarmente protette, prevalentemente residenziali, di tipo misto, di intensa attività umana, prevalentemente industriali e esclusivamente industriali.
È così quasi impossibile qualsiasi manifestazione all’aperto e per ogni evento va richiesta una deroga alla legge che non sempre viene concessa.
La tutela del diritto al sonno dei cittadini supera anche la garanzia del diritto di aggregazione sociale e di partecipazione e fruizione di eventi culturali. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Rosalba Benzoni sul decreto legge del ministro Gelmini

Un intervento sul decreto legge del ministro Gelmini, sul maestro unico, della ex deputata Rosalba Benzoni: «I territori forti, dove il tempo pieno è generalizzato, sapranno difendersi a scapito di quelli già penalizzati».

«Sul ritorno al maestro unico nella scuola primaria si è aperto per fortuna un dibattito nell’opinione pubblica e sulla stampa che mi auguro possa sensibilizzare il mondo della politica e la società civile, di solito troppo distratte e condizionate da pregiudizi ideologici rispetto ai temi che riguardano la scuola.
Vedo tuttavia che anche molti autorevoli opinionisti esprimono i propri giudizi o guidati da antiche memorie personali (la propria maestra delle elementari, così brava) o addirittura senza il sostegno di vere argomentazioni (mi sembra davvero troppo poco dirsi personalmente d’accordo come ha scritto Salvatore Settis su Repubblica a proposito del maestro unico).
Ho insegnato per molti anni nella scuola elementare e per dieci ho ricoperto il ruolo di dirigente, vivendo in prima persona le riforme del 1985 (nuovi programmi) e del 1990 (L.148 che ha introdotto i moduli e un tempo scuola più lungo). Mi sento, sulla base di questa esperienza, di proporre alcune schematiche riflessioni.
1)L’introduzione del modulo (due insegnanti su tre classi o tre insegnanti su quattro classi) seguita ad un periodo di importanti sperimentazioni condotte dalle scuole, rispondeva a tre diverse esigenze:
a) potenziare il tempo scuola (da 24 ore settimanali a 27 per prima e seconda e a 30 per le altre classi) estendendolo alle ore pomeridiane e integrandolo con il servizio di mensa a cura dei Comuni o delle stesse scuole, per rispondere sia ad esigenze didattiche e di potenziamento dell’offerta formativa dopo l’adozione dei nuovi programmi, sia alle necessità delle famiglie, sempre più caratterizzate dalla attività lavorativa di entrambi i genitori;
b) rispondere all’esigenza posta dai nuovi programmi di una maggiore competenza disciplinare dei docenti, con la suddivisione dei compiti relativi all’insegnamento delle diverse materie di studio e di quelle di nuova introduzione;
c) superare l’autoreferenzialità e la soggettività del maestro unico che, nel bene e nel male, decideva, programmava, si relazionava con gli alunni, valutava, in totale solitudine e conseguente discrezionalità.
2) La collegialità e corresponsabilità che la riforma ha introdotto non sono state facili da praticare e hanno incontrato anche resistenze nel mondo della scuola, ma credo si possa affermare che hanno prodotto una grande maturazione professionale dei docenti, sia disciplinare che relazionale. La scuola elementare italiana, della quale le analisi internazionali danno valutazioni molto positive, è la scuola dei moduli come si è configurata in questi 20 anni.
3) Si è lamentata la presenza di un eccesso di figure docenti nelle classi determinata da una articolazione e specificazione delle competenze: l’inserimento degli alunni disabili (con relativi insegnanti di sostegno), l’integrazione di alunni stranieri con la presenza di facilitatori, l’insegnamento della lingua straniera e della religione cattolica hanno effettivamente ampliato il numero di insegnanti operanti su ogni classe e frammentato l’attività didattica. A questa maggior complessità della scuola primaria, divenuta comunque più ricca e più inclusiva, occorreva dare una risposta alta, attraverso: risorse di organico funzionale; diverso profilo e status degli insegnanti di sostegno; formazione di nuove competenze negli insegnanti di modulo; figure “tecniche” operanti a supporto dei docenti; organizzazione innovativa della didattica e delle attività amministrative che liberasse gli insegnanti da incombenze non pertinenti.
4)Il ritorno al maestro unico, invece, se il provvedimento non sarà corretto nell’iter parlamentare, costituirà un impoverimento e un arretramento drammatico per la nostra scuola primaria sia sul piano del tempo scuola (insisto: si torna alla scuola del mattino) che su quello della qualità didattica. Hanno scritto Gianni Gandola e Federico Niccoli su http://www.scuolaoggi.org: «Sarà un ritorno secco ad un passato non certo esaltante nel quale non c’era posto per il successo formativo di tutti e di ciascun alunno Val la pena di ricordare che, nell’era della mitica e retorica esaltazione della maestra “unica”, almeno due ragazzi su dieci, iscritti in prima elementare, non arrivavano in tempo utile al traguardo della licenza elementare. Certo, c’erano “rigore, voti e pagelle”, ma chissenefregava di integrazione, di strategie di pedagogia compensativa e di tutto il patrimonio che ha fatto grande, nel panorama internazionale, la scuola elementare italiana a differenza degli altri ordini di scuola?»
5)Infine una annotazione di carattere locale: Sarà colpita soprattutto la scuola delle nostre province pedemontane, dove il tempo pieno è quasi inesistente e gli Istituti riuscivano, con l’organizzazione a modulo e il supporto dei Comuni, a fornire un servizio quasi equivalente con il 25 per cento di organico in meno (un insegnante e mezzo per classe contro i due del tempo pieno).
È facile prevedere che i territori forti (provincia di Milano in Lombardia), dove il tempo pieno è generalizzato sapranno difendersi – giustamente lo hanno sempre fatto – a scapito di quelli già penalizzati. Anche gli Enti Locali dovrebbero far sentire la loro voce».

Global service, trattamento delle aree verdi

Presentato il nuovo Global service, pari trattamento per le aree verdi centrali e periferiche, monitoraggio mensile dei parchi pubblici ed un uso più razionale delle acque per l’irrigazione, i dettagli salienti dell’appalto assegnato al Consorzio servizi territoriali per circa 900 mila euro l’anno. Il Consorzio ha anche proposto di disboscare parte dei giardini della stazione Fs per togliere un rifugio alla microcriminalità.

È già operativo dal primo settembre, ma è stato presentato ufficialmente alla stampa solo oggi, il nuovo Global service che gestisce la manutenzione ordinaria e straordinaria delle aree verdi del Comune di Como. La premessa, che è anche l’obiettivo principale del nuovo appalto, è stata illustrata dall’assessore al verde pubblico Diego Peverelli: «Eliminare le differenze di trattamento tra la Convalle e le periferie per dare a tutta la città la stessa dignità». Si comincia quindi con il limite per l’altezza dell’erba, che non potrà in nessun caso superare i 12 centimetri e che nelle aree di pregio subirà limiti ancora più restrittivi, per continuare con un monitoraggio mensile dei parchi pubblici che verifichi anche lo stato degli arredi urbani (illuminazione, giochi, pavimentazione), i cui dati aggiornati saranno pubblicati su un sito Internet di prossima apertura.
Aumenterà poi la superficie di fiori nelle aiuole, con un incremento da 4.200 a 5.000 mq e verrà introdotto un uso più razionale dell’acqua per le irrigazioni. Il contratto prevede la pulizia bimestrale dei pozzetti e delle griglie di scolo e il Consorzio ha proposto l’installazione di sensori nelle centraline che comandano le irrigazioni per evitare di versare acqua inutile su aree già bagnate dalla pioggia e monitorare costantemente la quantità di acqua impiegata così da scoprire eventuali perdite (che nel 2007 costarono al Comune 7 mila euro).
Due novità miglioreranno infine l’immagine del Global service: il giardiniere di quartiere, addetto al monitoraggio costante delle condizioni delle aree verdi in ogni zona del Comune e l’istituzione del Pronto intervento verde urbano, che risponderà al numero 800904122, per accogliere le segnalazioni dei cittadini.
Il Consorzio servizi territoriali, che si è aggiudicato la gara d’appalto triennale per circa 900 mila euro l’anno, è composto da Riva giardini e Cip garden, che hanno erogato il servizio negli scorsi quattro anni, con l’aggiunta delle società Angolo Verde e Gamma Verde. Queste hanno avanzato alcune proposte di manutenzione straordinaria che dovranno essere vagliate dall’amministrazione caso per caso per cui è già previsto un finanziamento di circa 300 mila euro l’anno. Tra le più interessanti la riqualificazione dell’area circostante il lavatoio di via Baserga ad Albate e del posteggio del cimitero di Rebbio. Facendosi interprete del bisogno ossessivo di sicurezza il Consorzio propone anche di disboscare parte dei giardini antistanti alla stazione di San Giovanni, a sua detta degradati anche per colpa delle frequentazioni criminali. L’idea sarebbe quella di abbassare le siepi e diradare gli alberi così da eliminare gli spazi bui rifugio della microcriminalità. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

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