Il consiglio comunale di lunedì 21 luglio 2008

Bocciato il palazzone di via Magni ed approvati il Piano del reticolo idrico minore oltre che un intervento di recupero in via Cumano. Assessori nervosi al Consiglio comunale di lunedì 21 luglio: non piacciono le critiche sui giardini di Tavernola e le paratie. Polemiche per il ministro Bossi e l’inno nazionale.

«Siamo l’unico Comune capoluogo di provincia che non pubblica sul sito internet gli atti del Consiglio» ha esordito durante le preliminari il consigliere Alessandro Rapinese, Area 2010, che ha continuato ironicamente «abbiamo però un centralino che parla in dialetto, tra i pochi in Italia». Il consigliere della lista civica che ha sostenuto Carcano sindaco ha chiesto poi formalmente quanti soldi sono stati spesi sino ad oggi per onorare gli obblighi derivanti dalla vendita della ex Ticosa.
I gestacci del ministro Bossi hanno quindi scaldato il Consiglio. Vittorio Mottola, Pd, ha difeso «i nostri simboli più importanti», mentre Marcello Iantorno, del suo stesso partito, ha dichiarato che «il dialogo con forze che utilizzano questi atteggiamenti non è assolutamente possibile». Anche Marco Butti ha affermato, per il gruppo di An, che «auspichiamo che il ministro Bossi possa chiarire le sue posizioni, contrariamente a quanto fatto oggi pomeriggio». Il capogruppo di An ha poi cercato «in uno spirito costruttivo» di chiedere all’assessore Peverelli chiarimenti a proposito della gestione dei giardinetti di via Traù a Tavernola, ma vista la scomposta reazione di quest’ultimo ha deciso di soprassedere e di proporre una domanda scritta.
Mario Lucini, Pd, ha parlato del sopraluogo al cantiere per le paratie, lodando la serietà dell’azienda che ha vinto l’appalto, che «sta rivoltando come un calzino il progetto originario», con nuove opere per le fondazione e lo spostamento verso terra delle paratie, dato alcune difficoltà tecniche incorse. «Forse alcune critiche all’opera non erano così infondate» ha aggiunto il consigliere che per l’assessore Caradonna «dice bugie».
Mario Molteni, Per Como, ha invece chiesto chiarimenti sulle procedure per la cessione di proprietà comunali. Il Consiglio ha approvato la cessione di un terreno per 8 mila euro, ma la vendita di una porzione immobiliare in via Diaz – via Indipendenza per 538 mila euro è passata solo in Giunta e si è svolta con una trattativa privata in base ad un Regio Decreto del ’24. Una domanda che ha stimolato Emanuele Lionetti, Lega, a ricordare i fatti accaduti a Blevio per la vendita della spiaggetta, con i procedimenti giudiziari in corso per sindaco e Giunta.
Si è passati poi alla continuazione della discussione sulla delibera per una variante urbanistica in via Magni. Molte le voci contrarie alla chiusura con una nuova ala dell’edificio già in costruzione, che farebbe prendere al complesso la forma di un grande rettangolo con un cortile interno. Alcune osservazioni sono state fatte anche sui sopraluoghi fatti dagli uffici comunali e la difficoltà ad averne i verbali. «Avevo assicurato che il verbale c’era – ha chiarito l’assessore D’Alessandro – ora l’ho qui con me». Un verbale che non ha soddisfatto Giampiero Ajani, Lega, e altri consiglieri dato che, come ricordato da Lucini, «la richiesta di accertamenti della Commissione urbanistica è stato intesa solo per quanto riguarda la disposizione planimetrica» e così è stato fatto, infatti ha richiesto nuovamente che «venga accertato la coerenza tra quanto autorizzato e quanto attualmente realizzato».
Un edificio che in ogni qual modo ha fatto citare a Lionetti «le costruzioni vergogna edilizia degli anni sessanta», a portato Roberto Rallo, Fi, a polemizzare con quanto affermato dai progettisti: «Non si può dire che quell’edificio possa avere un lontano riferimento ad una corte lombarda!». Il consigliere di Forza Italia ha anche aggiunto che il cortile ricavato all’interno sarebbe poi un’ambientazione «non per L di Hitchcock, bensì per le cento finestre…». La corte di 25 metri di larghezza sarebbe stata circondata da palazzi alti 20 piani in una situazione che avrebbe potuto ricordare il Panopticon di Jeremy Bentham.
Lucini ha ricordato come il progetto originario prevedesse due lati uno lungo con tre corpi spezzati, ed uno corto, che formavano assieme una i lunga, che già con la Denuncia di inizio attività hanno subito delle modifiche. «Non mi era mai capitato – ha spiegato il presidente della Commissione urbanistica – di vedere differenze così significative fra il piano urbanistico e la Dia».
La difesa della delibera è toccata all’assessore D’Alessandro che ha parlato di una «variante migliorativa» facendo l’esempio del Dadone, come di un intervento a cui tutti erano contrari, «votato quasi in un blitz notturno», che ora «è preso ad esempio nei libri di architettura», ma non è riuscito a convincere il Consiglio. Con 20 voti contrari su 34, 5 astensioni, e solo 9 voti favorevoli di alcuni esponenti di Forza Italia e Alleanza nazionale la variante è stata bocciata.
In chiusura sono state approvate con l’astensione delle minoranze, il Piano sul reticolo idrico minore, ritornato in aula dopo la possibilità di osservazioni da parte dei cittadini e un piano di recupero di un’area in via Cumano nonostante qualche perplessità per i rapporti con la nuova Cittadella dello sport anche rispetto al piano di zonizzazione acustica. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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