Grazia Villa

Scuola estiva di politica

Si aprirà giovedì 25 agosto a Terzolas (Tn), con l’introduzione ai lavori di Grazia Villa, presidente della Rosa Bianca  La bella politica si risveglia senza il bacio del Principe di Machiavelli, la Scuola estiva dell’Associazione La Rosa Bianca intitolata “Diseguaglianze – indifferenze – mercanti. La bella politica addormentata nell’incantesimo globale”. Alle 21 Quartetto d’archi – Maddalena Lombardini: composizione femminile nei conservatori veneziani del 700, Clara Marzorati e Mariateresa Lietti violini, Chiara Zabatta viola, Anna Camporini violoncello. (altro…)

Caso Eluana: «Si rispettino le persone, il diritto e la Costituzione»

In una nota diffusa venerdì 6 febbraio Rosalba Benzoni, Gabriella Bonanomi, Celeste Grossi, Nicoletta Pirotta, Grazia Villa, Ierta Zoni intervengono sul “Caso Eluana”.

«Con un decreto legge sul “caso Eluana” il governo interviene nelle scelte più intime delle persone calpestando la loro dignità insieme al diritto e alla legge. 

Servirebbe rispetto e silenzio in una vicenda così tragica e dolorosa come quella di Eluana e della sua famiglia. Si risponde invece con uno scontro ideologico e istituzionale gravissimo. Un fondamentalismo cieco e ottuso ha portato il governo a ignorare l’appello che veniva dal Presidente della Repubblica. Auspichiamo che sappiano prevalere i contenuti della nostra Costituzione»

Giornata della memoria in biblioteca a Como

willi_graf_e_la_rosa_bianca_lineIn occasione della Giornata della Memoria 2009 l’assessorato alla Cultura del Comune di Como e la Rosa bianca di Como invitano, nella serata di  martedì 27 gennaio alle 20.30, presso la Biblioteca Comunale di Como  Via Indipendenza 87, alla presentazione del libro di Paola Rosà Willi Graf. Con La Rosa Bianca contro Hitler ed. Il Margine, 2008.

Interverrà Paola Rosà, autrice del libro; introduce Grazia Villa, presidente della Rosa bianca italiana.

«Se un uomo non ha più la forza di reclamare i propri diritti, allora sì che egli deve inevitabilmente perire. Meriteremmo di essere dispersi per il mondo , come polvere al vento , se non ci sollevassimo in questa ultima ora, ritrovando finalmente il coraggio che ci è mancato fino ad oggi. Non nascondete la vostra viltà sotto il velo della prudenza. Ogni giorno in cui indugiate ad opporvi a questo mostro infernale, aumenta sempre più, come una curva parabolica, la vostra colpa».  [dal terzo volantino Weisse Rose]

No mobbing

images1Mobbing: Lavoro… Perché mi perseguiti? Nella sala della Biblioteca comunale di Como, davanti ad una platea di oltre cento persone si è svolta, lunedì 3 novembre, la prima serata, moderata dal dottor Antonio Paddeu, organizzata dalla neonata associazione No-mob di Como.

Dopo la presentazione dell’avvocato Mario Lavatellli degli scopi statutari dell’Associazione, tra cui quello di offrire un aiuto psicologico e giuridico a tutti coloro che si ritengono vittime di tale fenomeno in crescente diffusione, l’avvocata Grazia Villa ha introdotto il tema della serata: Mobbing: Lavoro… Perché mi perseguiti?
In particolare è stata illustrata la scelta necessaria di mettere a confronto le due principali competenze idonee ad affrontare il fenomeno complesso del mobbing: quella giuridica e quella psicologica.
La dottoressa Carla Gaffuri, psicologa, con grafici molto efficaci, ha delineato quali sono oggi le caratteristiche delle patologie e dei probabili danni alla salute derivanti da tutte quelle vessazioni, discriminazioni, persecuzioni plurime e reiterate nel tempo subite, di norma nel luogo di lavoro (anche se da qualche tempo si parla anche di mobbing familiare) da soggetti messi nelle condizioni di non reagire dal datore di lavoro, dai dirigenti o dai colleghi, che vanno a configurare il c.d. mobbing.
Nell’illustrare i dati che portano i medici alla diagnosi psicologica è stata evidenziata l’evoluzione negli ultimi anni degli strumenti di indagine, unitamente ai possibili rimedi: primo fra tutti la non così ovvia rimozione dei comportamenti dannosi messi in atto nei confronti delle vittime (più donne che uomini!).
Su questa possibile rimozione e, più in generale, sui rimedi giuridici si è soffermato l’altro relatore, l’avvocato Alberto Guariso, giurislavorista, del Foro di Milano.
Oltre a confermare la nota assenza di un supporto normativo specifico in materia di mobbing, il fatto che non esista in Italia una legge che disciplini il fenomeno del mobbing, Il legale si è soffermato sia sugli attuali possibili strumenti di tutela giudiziaria, sia su alcune ipotesi di normativa futura.
Guariso, infatti, ha suggerito al legislatore di allargare a questa fattispecie giuridica quelle norme già entrate in vigore nel nostro ordinamento, anche se poco conosciute e poco utilizzate, a seguito di ratifica delle direttive europee, in materia di discriminazione di razza, di genere, di religione.
Norme efficaci, almeno sulla carta, perché supportate da un impianto sanzionatorio anche penale, ma soprattutto perché impongono al datore di lavoro di rimuovere tutte le condotte illecite, portando a quella eliminazione dei comportamenti che feriscono la dignità della persona e la sua integrità psicofisica.
In attesa dell’accoglimento di questi suggerimenti, pur non nascondendo le difficoltà a veder riconosciuto dal giudice un danno da mobbing, il legale ha sostenuto che partendo dalle leggi esistenti è possibile ritrovare singoli pezzi di tutela.
Dopo aver brevemente ricordato le sempre più voluminose sentenze in materia, sono stati evidenziate le motivazioni del perché non sempre siano favorevoli al mobbizzato, ciò principalmente a causa delle difficoltà collegate al problema di provare davanti al giudice, non tanto l’esistenza del danno alla salute sempre più facilmente accertabile, tramite le Cliniche del lavoro specializzate, ma che questo danno sia stato determinato nel luogo di lavoro e attraverso atteggiamenti persecutori.
Queste gravi difficoltà, ampiamente in evidenza dagli interventi del pubblico, legati ad esperienze di sofferenza personale, sono determinate dal vuoto che si crea introno alla vittima, dalle omertà e dai silenzi complici, dal timore di offrire una testimonianza, e non da ultimo dalla fatica di trovare dentro il dolore delle vittima l’energia e la forza di intraprendere una “battaglia legale” con tali margini di incertezza.
Altri interventi hanno sottolineato ulteriori strumenti di tutela giuridica, compresa quella penale, o di aiuto psicologico offerto anche dalle strutture sanitarie pubbliche.
Il bilancio della serata, pur caratterizzato da sano realismo, è stato positivo perché ha aperto non solo speranze di tutela attuale, ma prospettive di cambiamento sulle quali l’associazione No-mob potrà continuare a lavorare. [Grazia Villa, per ecoinformazioni]

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