Luca Michelini

Luca Michelini: centrosinistra sfarinato

sfarinamentoLuca Michelini, osservatore impietoso e criticissimo della azioni della politica locale comasca, ha affidato alla mailing list  Democrazia economica l’articolo che riprendiamo augurandoci che tanta nettezza d’opinione generi risposte altrettanto chiare. Spesso la discussione è invece bloccata, soprattutto nel centrosinistra, da una sorta di congiura del silenzio un po’ parrocchiale un po’ omertosa (le critiche se vengono dal territorio amico sono considerate atti di tradimento) che sempre Michelini stigmatizza in una sorta di “Premessa psicodrammatica” al suo testo che ugualmente riportiamo integralmente.

«Città minuscola, Como: ove è precluso qualsivoglia ragionamento di carattere generale, perché le persone si offendono sul piano personale, sempre. Naturalmente dimenticando che i loro ragionamenti, generali o personali che siano, inevitabilmente entrano nella carne degli altri. Ma si vuole che il coltello si ficchi nella carne con cortesia, anzi meglio: con moltissima ipocrisia. Città piccola, anzi piccolissima, medioevale: dove la politica è di famiglie e gli scontri, alla fine, sono sempre di sangue. Dove l’esercizio fondamentale è quello di appiccicar etichette agli esseri umani, applicando al mondo le proprie logiche di bottega. Piccola e sostanzialmente pallosissima… L’origine dello sfogo? L’ennesimo politico che, invece di rispondere ai miei ragionamenti, si offende sul piano personale e chiude i rapporti… 

In ordine sparso: paratie, traffico e tutto il resto

  1. La cronaca amministrativa di questi tempi di crisi è tristissima, se non stupefacente. Basti pensare a quanto sta avvenendo a Roma.

Como, per fortuna, sembra una città più tranquilla, anche se mi pare che vi sia una cappa di silenzio impenetrabile su tutti i lavori pubblici deliberati dalle passate amministrazioni.

Ma se veniamo alla nuova giunta di centro-sinistra che governa la città, non mi pare che ci sia da stare allegri. Certo la crisi morde sempre di più (e non manca molto ad una radicalizzazione di ogni forma di scontro) e la politica economica del Governo in carica proprio non sembra riuscire, e non sembra che abbia la volontà di cambiare passo rispetto i governi del passato. In ogni caso, mi sembra evidente che a Como l’amministrazione proceda in ordine sparso.

  1. Prendiamo il lungolago. Pare che, grazie alla Regione, si sia messo a punto un progetto finale, probabilmente compreso di mini-paratie per l’acqua alta. Ma poi l’assessore alla viabilità propone di chiudere il lungo-lago alle autovetture, pur garantendo l’apertura nei momenti di punta.

Ora, delle due l’una: le paratie potevano avere un senso se il problema era quello del traffico; ché altrimenti sarebbe stato molto più logico (e mi pare che vi sia stato qualche architetto comasco ad averlo proposto) ripristinare l’antica mezzaluna del porto, consentendo al lago di fare il proprio capriccio, che poi è il calcolo economico del consorzio che gestisce le sue acque. Decidere, al contrario, di fare entrambe le cose mi pare un enorme spreco di denaro pubblico. Di più: mi sembra la manifesta conferma che non si abbia la più pallida idea di quale città progettare.

  1. Pare che l’assessorato alla viabilità abbia commissionato uno studio di fattibilità per capire se e in quale misura il lungo lago si possa chiudere, parzialmente, al traffico.

Anche in questo caso mi pare che lo spreco di risorse pubbliche sia indubbio, anche se infinitamente minore del precedente: ma cosa ci stanno a fare un assessore e i circa 800 dipendenti comunali, se non per sapere e, in caso contrario, per imparare a gestire, con gli strumenti più opportuni, proprio il traffico? E poi: anche visti gli scandali in corso (in Lombardia, come a Roma), non sarebbe il caso di finirla una volta per sempre con le consulenze esterne?

E infine: se il problema è quello del traffico, cominciare a risolverlo da un suo micro-sottoinsieme (il lungolago, per altro strategico) mi sembra davvero sconsiderato. E’ il famigerato “girone” a dover essere radicalmente ripensato e solo un progetto complessivo può guidare la risoluzione dei sottoinsiemi (tanto più se strategici).

  1. L’assessorato all’urbanistica ripropone un vecchio progetto di Confindustria, se non ricordo male, ai tempi in cui Confidustria dimostrava una enorme lungimiranza, come quella di fare un depuratore… in città (ma allora i comaschi illuminati consideravano quel luogo… una “periferia”!): fare un parcheggio sotterraneo in viale Varese. L’idea di fondo, se ancora non sbaglio, sarà di rendere ZTL anche quel viale.

Non entro nel merito della sponsorizzazione di questa idea, di una nota impresa locale, anche se sarebbe opportuno avere la massima trasparenza e tracciabilità di questa nuova sinergia pubblico/privato, in un periodo di enorme crisi del settore edilizio. Mi domando, piuttosto, come si possa ancora pensare di portare il traffico fino dentro le mura della città e come sia possibile non trovare un modo efficace per utilizzare i parcheggi già esistenti, alcuni delle vere e proprie cattedrali nel deserto, o riqualificare le tante aree dismesse.

Infine: dischiusa la possibilità di fare anche in centro storico della grande distribuzione, quale politica urbanistica concreta questa amministrazione propone per questa parte fondamentale, ma sempre più disabitata (e quasi spettrale) della città? Si tratta di costruire parcheggi per consentire di far compere in un supermercato-monumentale in centro storico? In attesa di prossimi insediamenti commerciali (ce ne sono? e chi sono?), si è pensato di censire l’emergenza abitativa e di escogitare forme contrattuali consensuali e non punitive ma incentivanti, per aprire i vani sfitti a chi ne ha urgente bisogno? E’ troppo chiedere che 800 dipendenti comunali siano in grado, sotto la direzione politica e tecnica, di creare sapere e di progettare proposte?

  1. In ordine sparso, dunque; e sul piano politico uno sfarinamento della compagine che aveva vinto le elezioni. La concezione dell’amministrazione di tutte le forze politiche uscite vincitrici dalle scorse elezioni (anche quelle distaccatesi dalla maggioranza) non sembra segnare nessuna significativa discontinuità: solo gli assessori “sanno e fanno” e la città subisce politiche nate in cerchie ristrettissime, di persone come di idee. Nessun ruolo significativo dei consiglieri comunali e del Consiglio comunale e nessuna seria organizzazione politica che voglia e sappia valorizzare le tante energie cittadine inutilizzate. Infine, nessuna seria opposizione politica.

E’ però bene ricordarsi che il disordine non è casuale, ma è sempre funzionale ai rapporti di forza esistenti nella cosiddetta società civile, sempre più caratterizzata da spaventose asimmetrie di opportunità e pronta a piegare a proprio esclusivo vantaggio, con immensi danni collaterali per la comunità, le istituzioni pubbliche.

  1. Dulcis in fundo: incredibile, ma pare che l’amministrazione abbia chiamato a rifare il “girone”… il suo ideatore! Con tanto di paginone della “Provincia” che sponsorizza, asetticamente, l’iniziativa.

Come se nulla fosse; come se quel girone non sia stato all’origine di un innalzamento senza precedenti dell’inquinamento e del caos cittadino.  Avanti così, in ordine sparso! [Luca Michelini]

Cronache cittadine di fine civiltà

unione-monetaria-economica-300Luca Michelini,  professore di Storia del pensiero economico (Dipartimento di Scienze politiche, Università di Pisa), interviene, sulla News Democrazia economica, su diverse questioni relative all’azione della giunta Lucini. Bocciato senza dubbio l’Info point al Broletto, soddisfazione per la vittoria della Ztl al Tar, difesa della stazione e tanto altro, compreso il consiglio della lettura di un articolo dell’economista inglese Wynne Godley.
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Contro la svendita del patrimonio comunale

exIn un articolo che riprendiamo da Democrazia economica, Luca Michelini contesta le scelte di alienazione del patrimonio comunale comasco e il mancato sostegno al progetto Campus San Martino. Il centrosinistra lariano per Michelini ha affidato all’assessore Iantorno il mandato per la «totale svendita del patrimonio pubblico della città o comunque un suo utilizzo a fini di bilancio». Leggi l’articolo nel seguito del post.

 

«Ex. Assessorato allo smantellamento del pubblico patrimonio.

Che cosa rimane, nei politici di oggi, delle idee di un tempo? Una certa refrattarietà alla democrazia. Governare vuol dire svendere il Paese, anche a livello locale

1. Marcello Iantorno è uomo capace e di cultura, di lunga e consolidata scuola politica. Lo puoi ritrovare a qualsivoglia congresso, incontro, riunione, tavola rotonda o ferroequina, dove si mostra attento, scrupoloso negli appunti, solido nei riferimenti (Resistenza, Costituzione, Legalità, Solidarietà, Trasparenza, Giustizia ecc.), affabile, premuroso ad ogni rivendicazione, disponibile all’ascolto. Un punto di riferimento.

2. Ottenuto l’assessorato al patrimonio, l’ingenuo elettore, di qualsivoglia appartenenza politica, si aspettava che tanta saggezza si sarebbe concretizzata in una razionalizzazione del patrimonio, nonché in un suo utilizzo strategico, volto a cambiare il volto della città nel contesto di un chiaro piano urbanistico, nonché di una idea, anche vaga, di ciò che la città è e di ciò che potrebbe diventare.

3. In altri termini, sarebbe stato e sarebbe vano cercare nei programmi delle forze politiche che si sono presentate come “innovatrici” e “progressiste” rispetto alla destra del sindaco Bruni, un qualsivoglia accenno alla totale svendita del patrimonio pubblico della città o comunque un suo utilizzo a fini di bilancio.

Eppure, è proprio questo il compito che gli “innovatori” hanno affidato all’assessore Iantorno: svendere, per salvare il bilancio del Comune di Como; svendere, a dispetto di qualsivoglia programma elettorale; svendere, rinunciando a indirizzare la crescita cittadina, ancora affidandosi al provvidenzialismo e automatismo del mercato.

4. Finchè si tratta di riscuotere gli affitti e vendere qualche locale commerciale si può, forse, ancora parlare di razionalizzazione. Quando, invece, si parla di vendita dell’ex-orfanatrofio di via Tommaso Grossi, cioè dell’ex scuola media Baden-Powell, allora, vista la dimensione dell’operazione (stimata in poco meno di 10 milioni di euro (si veda qui), un decimo del bilancio comunale) e la natura del complesso edilizio, è del tutto legittimo parlare di svendita. Perché quel pezzo di città può, e direi di più, deve, essere utilizzato per ridisegnare la città, facendo dell’azione pubblica il perno di qualsivoglia azione in proposito. Più precisamente: è tale la rilevanza urbanistica del sito, che qualsiasi intervento ridisegna, di fatto, la città.

5. Non è un caso, infatti, che, tempo fa, Bruni ancora imperando, non senza ragione si voleva creare in quel luogo una residenza universitaria(si veda qui). Oggi, come sappiamo, pare che l’Università sia passata in secondo piano: il Campus è fallito e in molti, anche nelle forze di governo cittandino, novelli espertissimi delle dinamiche universitarie e della scienza, pensano che il Politecnico sia “troppo piccolo” per dedicarvi investimenti.

C’è da chiedersi perché altrettanta sicumera non venga applicata, poniamo, alla dimensione dei negozi, delle imprese, delle ali degli aeroplani, delle sigarette. Ma si sa: quando si parla di scuola pubblica, dietro ogni “razionalizzazione” si nasconde, in effetti, un disegno di smantellamento. Inutile informarsi. Inutile fare paragoni: poniamo con la vicina Lecco. Mettere fuori il naso da casa è pericoloso, lo sappiamo, e l’altro ramo del lago di Como lo raggiungeremo solo a pedemontana terminata, o addirittura quando si inaugurerà la linea ferroviaria Lecco-Como. Meglio sempre e comunque il cemento e l’asfalto e qualche supermercato, che qualche coorte di ingegneri in più.

6. In Italia, purtroppo, la legislazione non tutela come dovrebbe il patrimonio pubblico. Cioè consente veri e propri colpi di mano nel passaggio ai privati di proprietà che sono di tutti e che spesso sono state il frutto di azioni generose, coraggiose e lungimiranti. Purtroppo gli amministratori, di qualsiasi partito siano e anche se costituiscono la “maggioranza” (ma non dimentichiamoci che i partiti oggi esistenti sono minuscoli rispetto al corpo elettorale), possono gestire a piacimento e svendere il patrimonio comune, senza avere, per altro, la più pallida idea del da farsi.

7. Naturalmente, non si tratta di avere una preclusione per il privato. Si tratta, invece, di cavare dal cappello qualche ideuzza, una volta ogni tanto. Alcuni parlavano di un Ostello, che si voleva addirittura a Camerlata (noto polo turistico… ), invece che regalare una piazza pubblica a Esselunga (che deve ai cittadini circa 7 milioni di euro), come pare purtroppo avverrà. Perché non farlo, appunto, nell’ex-orfanotrofio?

Ai tanti novelli “renziani” basterebbe fare un giretto per Firenze: p.es. alle “murate”, dove un ex-carcere è diventato, in centro, una residenza per giovani e giovani coppie, anche se disoccupate, oltre che un luogo di ritrovo e di convivialità (si veda qui).

Una volta messo il naso fino a Lecco, il giro turistico potrebbe continuare, per apprendere le tante e variopinte esperienze che contraddistinguono le nostre cento città.

Ma in materia aspettiamo, fiduciosi, l’ennesimo bando del Comune. Inutile perdere tempo in discussioni.

8. In una delle tavole rotonde cittadine prima o poi m’aspetto che qualche esponente del PD, magari lo stesso Iantorno, disquisisca della enorme disparità di ricchezza e di opportunità sociali che si è creata – da sola, ovviamente, come per volontà divina – nel Paese. Una disparità che, in un impeto di sconsiderato coraggio, potrebbe venire indicata come l’origine, o tra le cause, di questa crisi. Eppure non ho sentito nemmeno un cenno a questo tema per quanto riguarda la vendita dell’ex-orfanotrofio, ex-scuola media: a quale tipo di compratore verrà venduta? Chi oggi può permettersi certe cifre? Perfino i democristiani discutevano se fosse il caso di creare la grande o la piccola proprietà.

Ma in materia aspettiamo fiduciosi l’ennesimo bando. Inutile perdere tempo in discussioni.

9. Sarebbe interessante intavolare una discussione seria sul motivo per cui un Paese come l’Italia non può fare a meno di un lungimirante intervento pubblico e di una solida politica industriale pubblica, pena il disfacimento anche del settore privato dell’economia.

Temo tuttavia che non ne esistano ancora le condizioni. Il tessuto sociale ancora regge, non siamo ancora come la Grecia. L’ex-socialista Iantorno m’accuserebbe d’essere socialista: – “Guarda che in Italia il socialismo l’ha seppellito un grande modernizzatore negli anni ’80!”. Meglio continuare a salvare di soppiatto, in silenzio, quando è il caso o per caso, collettivizzando le perdite ma privatizzando i benefici: come accade con le banche. Per la “crescita” basta rendere tutti precari, a vita, con un Job act. Tra uno spot elettorale e l’altro (del tipo: “se mi votate, avrete l’obolo di 80euro in busta paga, altrimenti… ” ) Renzi ha confermato il piano di privatizzazioni di Letta ed è andato a Londra a cercar compratori: Italia svendesi.

10. A costo di sconvolgimenti economici e sociali enormi e dalle conseguenze imprevedibili, questa vieta ideologia si sta sgretolando, sotto i colpi della dura realtà dei fatti. Ma non si tratta solo di ideologia. Si tratta, purtroppo, di un ben meditato disegno. Si tratta di una classe politica (perché non è una classe dirigente) che come unico compito ha la svendita del Paese e che per realizzare il proprio progetto (ma soprattutto l’altrui: quello di Nazioni ben più avvedute della nostra e queste sì governate da classi dirigenti), ha sempre più bisogno di istituzioni antidemocratiche.

Il “pareggio di bilancio”, a livello centrale come periferico, e la conseguente svendita del patrimonio pubblico (scuola, università, imprese, diritti civili, contratti di lavoro degni, edifici, risorse naturali ecc.), ha bisogno di un quadro normativo appropriato: a cui provvederà, sempre più, un corpo parlamentare sfigurato, secondo i progetti di Renzi. L’assalto dei sindaci-sceriffi al Palazzo d’Inverno.

Ai non pochi “ex”, sopravvissuti alle tante “rottamazioni”, pare essere rimasto un unico retaggio di una grande scuola politica: una certa, congenita refrattarietà alla democrazia.. [Luca Michelini, mailing list democrazia economica]

Tsipras? L’Europa e la Nazione

Laltra-europa-con-TsiprasLuca Michelini interviene nel dibattito dopo l’incontro con Guido Viale di venerdì 21 febbraio alla Cascina Massée. Leggi nel seguito il testo integrale dell’intervento diffuso con la mailing list Democrazia economica.

1. Sono tra i firmatari per la lista Tsipras e, se le condizioni lo permetteranno, rimarrò nel comitato organizzativo provinciale della lista. Ho ascoltato all’assemblea di presentazione di Como la conferenza programmatica che ha tenuto Guido Viale, tra i promotori di questa nuova aggregazione. Ma di che cosa si tratta, esattamente? E come valutarla?

Le riflessioni che propongo vorrebbero costituire una focalizzazione di problematiche, piuttosto che un grido di battaglia propagandisco, a cui non sono aduso e che ritengo del tutto controproducente.

Del resto, sono osservazioni problematiche per un motivo preciso: perché sarà solo il corso degli avvenimenti futuri a determinare le scelte di voto e di militanza. Gli scenari sono in così rapida evoluzione che sarà anche solo il mero istinto di sopravvivenza a dettare l’agenda di ciascuno. A questo, purtroppo, ci ha ridotti la politica italiana e coloro i quali, da posizioni dominanti sul piano economico e sociale e istituzionale, la dirigono. Basta vedere quanti sono diventati in termini quantitativi gli spostamenti di voto in Italia: si misurano, ormai, in quasi due decine di milioni, ma potrebbero diventare di più. E non a caso lo sforzo maggiore dei ceti oggi socialemente e politicamente dominanti è quello di concepire sistemi elettorali e istituzionali antidemocratici, che limitano la rappresentanza. In nessun Pese civile esiste una sola Camera: ricordate la liberale “divisione dei poteri”? In nessun Paese civile si ignorano politicamente e tecnicamente le sentenze della Corte costituzionale: ricordate le lotte del dopoguerra per la nascita della stessa Corte? In nessun Paese civile farebbe ancora presa la propaganda della “governabilità” e “dell’alternanza” (che la Corte, e l’attuale Governo Renzi, ricordano essere una mera chimera), dopo i disastri di cui ha dato prova per vent’anni. In nessun Paese civile i parlamentari vengono scelti dalle segreterie di partito.

2. In Grecia è accaduto un “miracolo” politico, afferma Viale: partitini di cosiddetta “sinistra” (una parola del tutto vuota, segnala opportunamente Viale, perché utilizzata da partiti che hanno programmi del tutto differenti e contrastanti, spesso), in continuo, reciproco litigio e quasi scomparsi elettoralmente, sono riusciti a trovare una sintesi federativa e la via del successo elettorale. Domani forse quella del Governo. E’ un metodo che si vorrebbe ripetere in Italia, grazie alla iniziativa di un gruppo di intellettuali che dalla loro hanno una merce rarissima in Italia: la credibilità; hanno, cioè, anni di militanza civile, di analisi, di battaglie, di coerenza, di tentativo di trovare un legame tra teoria e prassi, di indipendenza di giudizio, di libertà di pensiero.

3. A Como non mancano i critici, come Gianpaolo (il) Rosso: che scorgono nel metodo i tratti dell’elitarismo, come dimostrerebbe l’opacità del metodo di selezione delle candidature.

Non entro troppo nel merito, perché non è il momento delle polemiche, ma alcune osservazioni si possono proporre.

Il metodo prevede che tutti i partiti che fossero interessati all’aggregazione debbano fare un passo indietro proprio per le candidature (non possono presentarsi eletti e dirigenti degli ultimi dieci anni); purtroppo non è stato esteso il veto ai sindaci: è il caso di ricordare che il Governo Renzi è un governo di sindaci e che il sindaco-sceriffo è stata una di quelle innovazioni istituzionali che hanno contribuito a portarci dove siamo e che è del tutto funzionale al famigerato “patto di stabilità”, che offre un potente contributo all’avvitamento della crisi.

Ma più che il ragionamento tecnico-organizzativo, ora vale quello politico.

La possibilità di elezione e il potere da esercitare sono così ridotti (il Parlamento europeo non conta quasi nulla e il numero dei deputati italiani è quello che è), che il problema delle candidature è del tutto secondario (una volta eliminati gli appetiti dei partiti esistenti… ) rispetto alla prospettiva politica che le elezione europee possono aprire.

n altri termini, le elezioni europee sono il banco di prova per la costruzione di una formazione politica nuova, capace di ridare rappresentanza politica, in Italia, ad una delle forze sociali che ha segnato la storia nazionale ed europea degli ultimi duecento anni: le organizzazioni di differente natura ed orientamento ideologico che si sono poste l’obiettivo di democratizzare politicamente, socialmente ed economicamente il Paese. Il bacino elettorale di riferimento è potenzialmente molto vasto, avverte Viale: anzitutto gli astensionisti, ma poi anche i delusi dal PD e da M5S, oltre che i rimasugli dell’elettorato dei partitini alla sinistra del PD stesso. I partitini sono chiamati a fare un deciso passo indietro, per farne, sperabilmente, molti in avanti assieme a tanti altri sogetti (individui, associazioni) finora privi di rappresentanza politica.

Le elezioni, dunque, non sono solo un banco di prova elettorale, ma anche l’inzio, se il responso delle urne sarà incoraggiante, di un embrione di organizzazione. Sarà a quel punto che i problemi della forma organizzativa (i metodi di selezione della classe dirigente, l’organizzazione territoriale, il tema del rapporto tra politica ed istituzioni, il tema dei finanziamenti pubblici ai partiti ecc.), assumeranno rilievo decisivo. E poiché si è insistito nell’affermare che l’organizzazione in fieri è una “squadra aperta”, cioè è una squadra pronta ad inglobare, cammin facendo, individui, associazioni, movimenti, partiti o loro spezzoni, il metodo di lavoro e la credibilità dei promotori lascia presupporre che sia finalmente possibile creare una organizzazione politica vitale e non settaria; in caso contrario, l’esperimento imploderà da sé.

4. Non mancano, dunque, le criticità.

Qualla maggiore ritengo sia costituita proprio dal ricorso alla collaborazione dei partiti esistenti, soprattutto quelli “rossi” (da SEL a quanto esiste alla sua sinistra, ma anche ai tanti profughi del PD): che sono ridotti al lumicino e al traccheggio non a caso, cioè per una serie di errori politici, organizzativi, culturali e sociali evidentissimi, sui quali non è il caso ora di dilungarsi, perché sono i fatti a parlare. Pur vivendo una situazione di gravisssima crisi economica e sociale milioni di italiani non trovano alcuna rappresentanza in partiti che, a parole, si presentano come loro interpreti e referenti. Del resto, la crisi in corso in gran parte è frutto delle politiche di “centro-sinistra” fin qui perseguite.

Inoltre, fa pensare il fatto che in Grecia il “miracolo” politico si è realizzato solo quando il Paese è stato deliberatamente gettato, dall’Europa e dalla Germania in particolare, in una crisi economica e sociale spaventosa (smantellamento del sistema sanitario, dell’istruzione e della Università, dell’informazione pubblica ecc.) e solo quando hanno ripreso enorme vigore forze addirittura apertamente fasciste e antisemite. Ho cioè il timore che in Italia le ottuse abitudini politiche del passato sopravviveranno ancora a lungo e potranno essere sradicate solo quando la situazione diventerà drammatica, appunto come in Grecia.

5. Insisto sulla valenza nazionale di questo tentativo elettorale ed organizzativo. Perché nutro talune perplessità sull’orizzonte programmatico-culturale, per altro ancora embrionale, di questa lista, soprattutto in merito alle seguenti tematiche: superamento dello Stato nazionale; immigrazione; moneta unica europea; referenti sociali, più che politici, a cui ci si vuole rivolgere.

In estrema sintesi, provo a focalizzare questi temi.

Credo che lo Stato nazionale e la Nazione, intesa come complesso etico-culturale, siano ancora dei punti di riferimento imprescindibili dell’azione politica. Tanto è vero che, anche nell’analisi di Viale e, soprattutto, nell’esperienza comune, lo Stato nazionale è stato il primo oggetto di attacco da parte di quelle forze antidemocratiche (Consiglio Europeo, potere economico-finanziario trans-nazionale) che hanno concepito l’Europa anzitutto ed esclusivamente come spazio economico di sfruttamento e di colonizzazione, invece che come governo politico e sociale del mercato. Lo svuotamento di sovranità che sta subendo l’Italia indica, appunto, che il primo strumento per difendere la democrazia e il benessere sociale ed economico dei cittadini è quello di una decisa riappropriazione della sovranità nazionale.

Questa riappropriazione di sovranità non può e non deve escludere una decisa limitazione e dunque una decisa regolamentazione della libertà di circolazione dei capitali, delle imprese e della forza-lavoro: dentro e fuori i confini europei. Il mercato deve essere governato: perché non è capace di alcuna autoregolazione; perché crea tali e tante diseguaglianza da minare la convivenza civile; perché limita le potenzialità di sviluppo economico e di benesere che dischiude il progresso scientifico e tecnologico. E ad aver dimostrato i limiti insuperabili della società e dell’ideologia liberista e neo-liberista, è bene rammentarlo, non sono stati soltanto i fatti e non è stata soltanto la tradizione di pensiero anticapitalista, ma anche una parte consistente della tradizione liberale.

Questa riappropriazione di sovranità deve contemplare nel proprio orizzonte anche quella monetaria. L’irresponsabilità politica della Bce, il fatto che i piani di salvataggio finanziario dipendano prevalentemente dalla politica nazionale della Germania (che usa il ricatto del debito per appropriarsi di mercati e di ricchezze), infine la ripresa della politica di potenza dei principali Stati europei (Francia e Germania in primis: ricordate la Libia? Ricordate la “Mitteleruopa” e le cartine geografico-poitiche che i tedeschi avevano come punto di riferimento geopolitico durante la Prima Guerra Mondiale?), dimostrano che un’Europa diversa da quella attuale implica un processo di unificazione ben differente da quello che, invece, si è percorso e che, appunto, ha fatto dell’unificazione monetaria il perno e l’antecedente di quella politica, sociale e culturale. I fatti dimostrano che l’unificazione monetaria rischia fortemente di impedire quella politica e sociale, che se avverrà, sarà sotto il segno della colonizzazione e non certo sotto quello della integrazione. L’unione monteria, del resto, potrebbe implodere da sé, nel momento in cui una crisi sistemica devastasse un Paese come l’Italia, che ha un peso ben differente da quello della Grecia o del Portogallo.

Temo, insomma, che si dia per scontato che il processo di unificazione debba partire dall’unione monetaria; se così fosse, temo si sconfinerebbe nel campo della utopia.

6. L’utopia, insomma, è il rischio di questa operazione politica, se la guardassimo solo con occhi rivolti all’Europa e all’europeismo. Perché le conseguenze della crisi in corso sono talmente ampie e imprevedibili che non è affatto da escludere che saranno le destre ad imporre, forti di un notevole successo elettorale, un’agenda politica che dello Stato, della Nazione, della limitazione e della regolamentazione della libera circolazione delle merci (capitali, aziende, forza-lavoro) e della sovranità monetaria faranno l’agenda politica fondamentale. Con il risultato che questo processo di riappropriazione di sovranità assumerà una coloritura decisamente antidemocratica e di “potenza” (come appunto ha già assunto in diversi Paesi), mentre essa può e deve assumerne una progressista.

7. A denunciare il carattere utopistico dell’iniziativa, infine, è anche l’assenza, nei programmi di questa nuova aggregazione, di un riferimento sociale preciso a cui rivolgersi. Viale ha parlato di bacino elettorale, ma gli elettori sono anzitutto uomini e donne che hanno precisi ruoli economici e sociali. Naturalmente, il bacino elettorale lascia presupporre che quello sociale di riferimento è quello “tradizionale”, che genericamente potremmo definire “del mondo del lavoro”. E tuttavia mi pare che in proposito lo sforzo di analisi sia debole e generico.

Basti pensare che gran parte del mondo del lavoro dipendente (esclusi gli statali) ha votato per anni per i partiti di destra; basti pensare che gran parte del mondo dell’immigrazione, sottoposto a un durissimo iper-sfruttamento economico e sociale, è orientato prevalentemente a destra. Basti pensare alle varietà di “borghesie” di cui è costellato in nostro Paese e che hanno punti di riferimento politico e ideale molto differenziati. Basti pensare, infine, al multiforme mondo del pubblico impiego o a quello dell’istruzione ed al peso ancora enorme che nel Paese hanno le differenze regionali o le economie sommerse o addirittura illegali e criminali.
Manca, insomma (e non parlo, ovviamente, delle analisi dei singoli, come Luciano Gallino, tra i promotori della lista, ma mi riferisco dell’aggregazione politica in fieri), una disamina delle dinamiche sociali passate e presenti e, di conseguenza, manca un orizzonte programmatico che si ponga l’obiettivo di dare alle idee e ai diritti, gambe e interessi capaci di supportarli e farli diventare proposta politica e capacità di governo. Capace di far diventare Stato, Nazione, Interesse Generale, una miriade di interessi economici e sociali disgregati, oggettivamente contrapposti, particolaristici, privi di una visione generale della società e del progresso umano.

8. Oggi, tuttavia, esistono le condizioni oggettive perché attorno alla Nazione e allo Stato, e ad un’Europa sociale e democratica, si riaggreghino forze sociali che, sul piano economico, spesso hanno forti ed oggettivi contrasti: perché la pressione che altri Stati e altre Nazioni stanno esercitando sulla nostra è talmente forte ed ha un potere talmente destabilizzante, che la salvezza degli uni diventa la salvezza degli altri. Oggi esistono le condizioni oggettive perché si comprenda la natura ideologica e destabilizzante di tutte quelle teorie e quelle prassi politiche e sociali che hanno messo in contrapposizione lo Stato al mercato, la democrazia al benessere economico, il pluralismo alla libertà, la lotta e il conflitto e il raggiungimento dell’interesse particolare alla sintesi e all’interesse generale.

L’auspicio, dunque, è che la credibilità si trasformi in metodo democratico e che la prassi politica, oltre che dal lume dell’utopia e dei diritti individuali e sociali, sia guidata da una penetrante analisi economica e sociale, capace riaggregare e governare in primo luogo le dinamiche italiane fondamentali, così da farne perno per una radicale trasformazione istituzionale e dello Stato italiano e dell’Europa. [Luca Micchelini, democraziaeconomica@libero.it]

Lozzi/ Il bando energia va revocato immediatamente/Aggiornato

massimolozziCon un’introduzione di Luca Michelini, la mailing list Democrazia economica ha messo on line un documento nel quale Massimo Lozzi, fin dall’inizio critico sull’appalto calore del Comune di Como, plaude all’iniziativa grillina tesa a ottenere la revoca del bando stesso. Leggi nel seguito dell’articolo l’introduzione, l’intervento e una postilla aggiunta da Lozzi.

«Pare che la lista civica Amo la mia città sia in difficoltà; forse è noto che li ho avuti come avversari durante le primarie; acqua passata e lo testimonia il fatto che collaboro, quando mi capita, con diversi di loro. Mi permetto, però, un auspicio: che la lista non si esaurisca in un comitato elettorale, non solo difendendosi dagli attacchi, ma mettendo in campo progetti politici. E’ per questo motivo che con grande piacere pubblico un pezzo di Massimo Lozzi, che di quella lista fu animatore: e che lascia intendere, ma forse forzo e fraintendo completamente il suo pensiero, che le polemiche del giorno sottendono ben altre poste in gioco. In ogni caso, ritengo che solo trasparenza e dialogo siano il presupposto perché la politica diventi espressione dell’interesse generale». [L. M.]

«Considerazioni sul Bando Energia del Comune di Como

Il tema del bando energia del comune di Como sta ritornando all’attenzione grazie ad una mozione presentata dal Movimento 5 stelle volta a chiedere la revoca del bando stesso. Chi scrive non è certo assimilabile all’universo grillino ma è doveroso riconoscere il valore positivo di questa iniziativa M5S. Tanto più positivo quanto più è negativo e inadeguato il bando in fase di assegnazione. La sua assegnazione porterebbe immediatamente la nostra città agli ultimi posti in Italia e in Europa quanto a politica energetica.

Cos’è un Bando energia?

Per bando energia o bando calore può intendersi qualunque appalto avente come oggetto l’affidamento dei servizi di fornitura di beni e servizi per il riscaldamento (incluso il combustibile) e/o per l’efficientamento energetico degli edifici e/o degli impianti. Da notare che la gran parte del risparmio energetico si ottiene da interventi sugli edifici più che sugli impianti.

Una forma particolarmente avanzata di contratto fra appaltatore e appaltante è costituita dal cosiddetto Servizio Energia Plus, come raccomandato dal DLgs. n. 115/2008, che rientra tra le tipologie definite a livello europeo come “Energy Performance Contract”, si tratta cioè di contratti che si propongono di riqualificare il sistema edificio-impianto termico aumentando l’efficienza e diminuendo le emissioni, pagando al contempo l’intervento con il risparmio energetico conseguito.

Il bando energia del Comune di Como sta a questa tipologia di contratti come le più antiche centrali a carbone stanno ai più moderni impianti di produzione di energia solare.

Il bando energia del comune di Como

Il bando ha come oggetto “l’affidamento del servizio energia comprendente fornitura di combustibile, gestione, conduzione, manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, adeguamento normativo, riqualificazione tecnologica e lavori di ristrutturazione degli impianti termici a servizio degli edifici dell’amministrazione comunale.” Si noti che non figura come oggetto la riqualificazione energetica degli edifici. Il bando prevede solo fornitura di combustibile e servizi connessi, nonché interventi sugli impianti. Nessun intervento sugli edifici.

Si noti, inoltre, che la Direttiva 2012/27/UE del Parlamento Europeo del 25 ottobre 2012 impone a partire da quest’anno che tutti gli stati membri adottino piani nazionali orientati all’efficientamento energetico degli edifici pubblici. Como si troverà con un bando decennale, che copre solo la fornitura di combustibile, a dover promulgare altri bandi per l’efficientamento energetico degli edifici in maniera slegata e non sinergica con la fornitura di combustibile. Un evidente spreco e un’occasione mancata.

Il bando impegna il comune per 9 anni e prevede una base d’asta di circa 36 milioni di euro (IVA esclusa). Si tratta di un tema strategico sia in termini economici che in tema di politica energetica e di gestione degli appalti comunali.

Il bando è stato indetto il 18 maggio 2012 a soli due giorni dal ballottaggio per l’elezione a sindaco del comune di Como, facendo quindi riferimento agli indirizzi della precedente amministrazione che non si è certo distinta per competenza e oculatezza nella gestione del patrimonio pubblico.

Gli edifici comunali inclusi nell’appalto sono 109 e per nessuno di questi sono stati inseriti nel bando interventi di efficientamento relativi agli edifici.

Il bando è stato a più riprese sospeso e poi riattivato e dovrebbe essere (uso il condizionale data la mancanza di informazione sul tema) in fase di assegnazione a breve termine.

In sintesi: perché il bando va revocato immediatamente

  1. Il Bando in corso si articola in 2 parti: fornitura di combustibile e interventi di riqualificazione su edifici e impianti. La quota dell’importo di appalto destinato alla fornitura di combustibile rappresenta ben il 65% del totale; quota che aumenta addirittura all’86% se si aggiungono i lavori ed la manutenzione ordinaria degli impianti. Gli interventi veri e propri di riqualificazione degli edifici e degli impianti, pari a circa 5 milioni di euro, non rappresentano che il 14% del totale dell’importo di appalto. In altri termini non è previsto un significativo intervento di riqualificazione energetica degli edifici come chiesto invece dalla normativa e dalle direttive UE. Sono previsti solo interventi di sostituzione e di ammodernamento degli impianti che non si riflettono nelle stime di consumo contenute nel bando.
  2. Nel Bando in corso non è evidenziato alcun criterio di remunerazione in base al risparmio energetico garantito e ci si limita a stabilire un tetto di consumo senza includere obiettivi di risparmio. Così facendo l’appaltatore è incentivato al consumo fino al raggiungimento del predetto tetto, per altro elevato e senza assunzioni di obiettivi espliciti di risparmio. Si noti che il tetto è definito come media dei consumi storici degli ultimi 5 anni (nessun obiettivo di risparmio)
  3. Anche sulla parte di sola fornitura di combustibile il bando è fortemente inadeguato ed è possibile stimare sovracosti significativi per le casse comunali sui 9 anni del bando. In particolare:
  4. Si fissa in 32 euro per Gjoule il compenso per la fornitura di combustibile. Tale costo è sovrastimato di almeno il 25%.
  5. Tale costo include una quota lavori “a forfait” del 24% (valore altissimo) per lavori difficilmente verificabili che invece andrebbero scorporati dalla quota consumo
  6. Tale costo non è soggetto a gara e quindi non ribassabile.
  7. Solo il tetto di consumo è oggetto di gara, il possibile risparmio sul tetto è incerto e dipende dall’esito della gara. Sappiamo invece fin da subito che non sarà possibile alcun risparmio sul consumo unitario non essendo la quota per GJ oggetto di gara.
  8. Non recepisce il decreto legislativo 115/2008 in particolare per quanto concerne l’impostazione di contratti a compenso sui risultati e non sui consumi (Energy Performance Contract)
  9. Non recepisce direttiva europea 2012/27/UE in relazione alle misure obbligatorie per il risparmio energetico incentrate non solo sugli impianti ma anche sulla riqualificazione energetica degli edifici.
  10. Non recepisce quanto previsto in materia di tutela delle piccole e medie imprese negli appalti pubblici dal decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 convertito dalla L. 22 dicembre 2011, n. 214.
  11. Non assume espliciti obiettivi e criteri di risparmio energetico.

Quanto sopra, ormai ripetuto in tutte le opportune sedi da almeno due anni senza aver ricevuto nessuna risposta nel merito, dovrebbe tradursi in un’unanime consenso sulla mozione del M5S, ma così non è.

La domanda quindi è cui prodest?» [Massimo Lozzi da democraziaeconomica@libero.it]

Ps.  «Ringrazio Democraziaeconomica e ecoinformazioni  per la pubblicazione del mio articolo sul Bando energia. Solo alcune puntualizzazioni in merito alla introduzione di Luca Michelini per evitare ambiguità e malintesi circa le motivazioni che mi hanno spinto a riproporre, con i dovuti aggiornamenti, la questione.

Il mio principale obiettivo è cogliere l’occasione offerta dalla mozione per la revoca del bando proposta dal M5S. La mozione sarà discussa a breve in consiglio comunale e costituisce un importante stimolo per aprire un dibattito pubblico e “fuori dal palazzo” su un tema tanto importante. E’ infatti stupefacente la sproporzione fra intensità e qualità del dibattito e importanza del tema se non  altro per i valori economici in gioco. Sarò ben lieto di accogliere contributi qualificati che smentiscano, con competenza,  le mie considerazioni critiche. Un passo avanti verso un civile confronto su temi che dovrebbero interessare tutti i cittadini.

Per quanto riguarda Amc posso solo evidenziare che è stata l’unica forza politica della maggioranza di Palazzo Cernezzi che ha cercato di aprire alla cittadinanza il dibattito sulla questione e che, coraggiosamente,  ha espressamente e pubblicamente criticato il bando. Ogni altra considerazione è una forzatura delle mie intenzioni.

Infine il tema apre un’ulteriore spazio di dibattito più ampio. Interventi di riqualificazione energetica degli edifici richiedono investimenti che oggi i comuni spesso non possono fare per i vincoli posti dal patto di stabilità. L’unica possibilità è far fare ai privati questi investimenti così come previsto dalla legge con il meccanismo delle Esco ma siamo sicuri che l’alternativa o privato o spreco energetico abbia un senso? Non è forse uno di quei temi, accanto ad esempio agli interventi per la rimessa in sicurezza del territorio e degli edifici pubblici, su cui vale la pena rimettere in discussione il patto di stabilità?». [Massimo Lozzi]

Como/ Politiche ambientali e sociali straordinarie per affrontare la crisi

maniNella fase in corso di preparazione delle linee del Bilancio del prossimo anno che tanti si augurano non siano semplicemente la riproposizione di quelli precedenti, vincolata dalla necessità di ridurre le spese, arriva lo studio di Luca Michelini,  professore di Storia del pensiero economico (Dipartimento di Scienze politiche, Università di Pisa), con il tentativo di esaminare con serietà un aspetto essenziale dell’azione politica, le politiche ambientali e sociali del Comune di Como. Il documento, pubblicato sul sito di Michelini, che proponiamo anche ai nostri lettori, può costituire uno strumento utile per avviare un dibattito nel merito delle questioni, indispensabile per evitare che la politica locale si pieghi a diventare ordinaria amministrazione. Leggi il testo nel seguito del post.

«Mancando a Como una pubblica opinione strutturata e, soprattutto, vicina ma indipendente (non dunque “cinghia di trasmissione” del potere, ma potere autonomo) al centro-sinistra che governa la città, è difficile per il cittadino, indipendentemente dal proprio orientamento politico, farsi un’idea di come realmente funzioni la macchina comunale.

In altri termini, spesso le analisi e le polemiche (anche quelle alimentate dal sottoscritto) prescindono da un importante dato di fatto: che la politica cittadina è anche una istituzione (il Comune) che deve essere considerata come una macchina vera e propria; una macchina, dunque, che può muoversi, compiere delle scelte, ma che ha strumenti e limiti ben precisi, che circoscrivono, quindi, i percorsi che possono essere intrapresi.

Per avere un quadro delle possibilità e dei limiti della macchina comunale sarebbe necessaria, anche se non sufficiente, un’analisi dettagliata del bilancio. Non è sufficiente per questo motivo: non credo sia politicamente scorretto affermare che lunghi anni di egemonia del centro-destra potrebbero aver modellato la macchina amministrativa in senso eccessivamente politico, distorcendone notevolmente le funzioni. Si tratta insomma di valutare il tipo di rapporto che si è instaurato tra il sindaco Lucini e i suoi assessori da un lato, e la macchina amministrativa-dirigenziale dall’altro.

In questa occasione, tuttavia, mi limito a alcune osservazioni, funzionali al tema oggetto d’attenzione. L’auspicio è che sia il Comune stesso e le forze politiche ad offrire al cittadino un quadro chiaro della situazione. Per entrambi (istituzioni e forze politiche), non si tratta di “fare della comunicazione”, quanto, invece, di “fare della informazione”, per altro assecondando gli indirizzi previsti dalla legge.

Naturalmente, più i cittadini prendono coscienza dei limiti dell’azione delle istituzioni, più possono escogitare strumenti nuovi per superare questi stessi limiti, per rispondere alle sfide della storia. Il processo di gestazione di questi strumenti dovrebbe essere il seguente: analisi, dibattito culturale, dibattito interno ai partiti e tra partiti, dibattito nel consiglio comunale, scelte e azioni di governo, amministrazione, controllo dei risultati. Mai come oggi, per esempio, di tempi tutt’altro che “normali”, sarebbe importante far conoscere i limiti d’azione della politica in quanto istituzione comunale, per concepire e realizzare “politiche straordinarie” per affrontare la gravissima crisi economica e sociale che percuote anche la nostra provincia». Leggi il seguito nel sito di Luca Michelini.

Repubblica autonoma nazional-socialista del mobile

nazicestinoLo storico dell’economia Luca Michelini interviene nelle polemiche generate dalla scelta del sindaco di Cantù  di autorizzare il raduno di Forza nuova a Campo solare. Michelini definisce Claudio Bizzozero «persona capace e volonterosa» e immagina che la sua Cantù possa dar vita ad una sorta di Repubblica Autonoma Nazional-Socialista del Mobile per concludere che «antifiascisti si è non solo, e direi non tanto (e comunque assai poco), nell’applicare alla lettera il dispositivo legale antifascista». (altro…)

Dibattito Ztl/ Spallino e Gerosa rispondono

ztlAlle domande di Luca Michelini sulla ztl, pubblicate  anche su ecoinformazioni, sono seguite a stretto giro le risposte, nelle rispettive newsletter dell’assessore all’Urbanistica Lorenzo Spallino e dell’assessora ai Trasporti Daniela Gerosa, un segno – al di là del merito delle questioni – dell’attenzione del governo della città al dibattito sulle modalità con le quali la giusta e opportuna scelta di aumentare la zona a traffico limitato può essere attuata nelle forme più efficaci e condivise. Leggi la risposta di Spallino e quella di Gerosa.

Sonar/ 12 proposte ricostituenti di Luca Michelini

SONARLuca Michelini, professore di Storia del pensiero economico (Università di Pisa), contribuisce al “dibattito ricostituente” di ecoinformazioni richiamando l’esperienza di Peppino Impastato e proponendo fortemente che la capacità di analisi e di cronaca spregiudicata e indipendente di ecoinformazioni sia in grado di svolgersi senza reticenze guardando la realtà locale anche a “100 passi” da noi. (altro…)

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