Pd

Alle primarie del Pd 14399 elettori

pdSuccesso pieno per le primarie del Pd. I risultati definitivi: 14.399 votanti, 7884 per Bersani (55,27 %), 4186 per Franceschini (29%), 2244 per Marino (13,73 %). Analogo il rapporto tra le tre mozioni anche per la segreteria regionale. Martina 55,46 %, Fiano 28,16 %, Angiolini (16,38 %).

Comprensibile la soddisfazione di Luca Corvi segretario provinciale del Pd comasco che nel comunicare l’ottima e imprevista affluenza alle “primarie” del suo partito ha segnalato come la disponibilità di tanti militanti ha permesso al “popolo del pd” di esprimere il nuovo segretario. Per Corvi, e ciò è stato confermato dai rappresentanti di tutte e tre le mozioni, da oggi il partito supera ogni divisione interna e lavora unito col segretario Bersani. Dai toni usati sia dalla deputata comasca Chiara Braga (mozione Franceschini) che dal parlamentare regionale Luca Gaffuri (mozione Bersani) che da Cristian Di Fiore (mozione Franceschini) sembra che almeno a Como non si aprano rese dei conti o faide interne e che neppure siano ipotizzabili uscite clamorose tra gli sconfitti. Al contrario i vincitori come Valter Gatti confermano l’intenzione di valorizzare le idee di tutte le anime del partito e gli sconfitti Davide Megaton (mozione Marino) e Christian De Fiore affermano che se così hanno deciso gli elettori Bersani è il migliore segretario possibile.
L’analisi del voto rivela comunque un risultato inferiore alle aspettative per la proposta di Franceschini e un notevole exploit di Marino che è addirittura secondo in alcuni comuni: Albavilla, Cernobbio, Lurago D’Erba, Veniano.
I risultati assegnano nell’Assemblea nazionale 4 seggi alla mozione Bersani, 2 alla mozione Franceschini, 1 alla mozione Marino.
Oltre che il rande numero di votanti sia in città che in provincia sono da segnalare1625 firme raccolte nei seggi delle primarie sull’esposto alla Corte dei conti relativo alle somme pubbliche dilapidate con la fallimentare gestione politica del cantiere delle paratie.

Incontro Pd antiparatie venerdì 16 ottobre

murosoloPiù di cento persone hanno partecipato alla serata di presentazione del Progetto paratie e delle sue varianti organizzata dal Partito democratico all’Auditorium don Guanella a Como venerdì 16 ottobre.

Moderatore dell’incontro è stato il segretario cittadino Stefano Legnani che, ricordando la nascita dell’opera già con la Giunta Meda, ha subito dato la parola a Mario Lucini, consigliere comunale e presidente della Commissione urbanistica di Palazzo Cernezzi, che con l’apporto delle tavole dell’opera.
Il consigliere ha cominciato spiegando il progetto originale prima di affrontare la famosa variante che ha determinato l’edificazione dell’ormai famoso muro.
Piazza Cavour è a 198,57 metri su livello del mare e le paratie sono progettate per difendere fino a 200,30 (nel ’76 il lago è arrivato a 199,90, nell’87 a 200, nel ’93 a 200,01 e nel ’08 a 198,97, solo per citare alcune esondazioni).
Partendo da est a S. Agostino sparirà l’alaggio delle barche all’interno del molo, per lasciare spazio ad una scalinata su terreno di riporto dalla difficile pendenza per cui sorgono dubbi di stabilità. Sull’attuale passeggiata da poco più a nord dell’ingresso sul molo a sud, dopo una barriera fissa in metallo alta 65 cm per 12 m di lunghezza, saranno poste ogni 3 metri delle colonne, bitte, alte 75 cm, tra cui, in caso di necessità, verranno alzate manualmente delle paratoie alte 70 cm.
Proseguendo, attorno al bar posto dinanzi alla stazione delle Ferrovie Nord, l’attuale ringhiera si trasformerà in un muro di 1 metro e in lungo Lario Trieste, davanti ai filari di alberi, si comincerà con un muretto di 30-40 cm con cespugli che raggiungerà, davanti al Terminus i 120-140 cm dall’attuale sede stradale, interrotto da paratoie a ventola.
«Un dato curioso è che tutte le sezioni allegate al progetto – ha spiegato Lucini – sono state fatte in prossimità delle paratoie, salvo l’ultima sulla variante, non ne sono state approntate con i muri di sbarramento».
Per piazza Cavour il primo progetto prevedeva una scalinata centrale con ai lati due moli della navigazione protesi nel lago a salvaguardia dalle inondazioni tra questi due “speroni”, a 7 metri dalla riva, dovevano salire dal lago delle paratoie scorrevoli. Attorno ai due moli, rialzati rispetto alla strada dei muretti che raggiungeranno alla testa i fatidici 200,30 ovvero 1,60 m dal piano della strada. Barriere fisse erano previste davanti alla piazza per esondazioni di portata minore, tenendo sempre presente un rialzo del piano di calpestio di 12-13 cm.
«Qui non si capisce – ha spiegato Lucini – a quale quota saranno le difese dato che su alcune tavole è segnata la quota di 199,60 e su altre 199,30».
La pendenza sulla passeggiata verso il lago sarà del 2-3 per cento.
Ma il progetto originale ha subito una modifica di cui non v’è traccia in deliberazioni ufficiali, «mi rifiuto di credere che la Giunta non ne sappia nulla» ha recisamente affermato Lucini, tranne che per un passaggio all’Amministrazione provinciale per un parere che ha portato alla modificazione principalmente di alcune fioriere.
Le principali modifiche sono intercorse su piazza Cavour, dove è stato eliminato il Mose comasco a favore di una serie di paratoie mobili sul marciapiede del lungolago, e nel’ultimo tratto di lungo Trento, quello incriminato per la costruzione del muro.
Da una prima ipotesi che prevedeva il susseguirsi dal punto più basso di una paratoia di 18 m, 30 m di muro (la cui testa doveva essere ad 1,30 m sul livello della strada), e una doppia alternanza di 6 m di paratoie con altri 30 m di muro (nell’ultima parte un murettino di 20 cm), si è passati a 10 m di paratoia, 30 m di muro (la cui testa sarà quindi più alta essendo più vicina al lato più basso), 10 di paratoia e 66 di muro. Inoltre la pendenza non sarà più distribuita su tutta la larghezza della passeggiata bensì nella parte con i filari di alberi, raggiungendo quasi il 5 per cento, mentre la parte senza sarà in piano.
Dal dibattito è emersa la preoccupazione dei cittadini per quanto riguarda la falda e le mancata protezione di altri luoghi della città dove esce il lago come la zona dell’hangar.
La falda defluisce normalmente verso il lago ma troverà lo sbarramento delle palancole. Per questo è stata prevista una trincea per permettere all’acqua di defluire ai lati e di essere pompata altrove.
Proposte diverse si sono accavallate per vedere come uscire dalla situazione di impasse creata dal Comune denunciando anche il mancato fermo dei lavori che proseguono incessantemente. [MIchele Donegana, ecoinformazioni]

Prima che la nebbia cancelli il muro

muro e io pagoIl Pd ha presentato mercoledì 14 ottobre alla stampa l’insieme delle sue iniziative contro il muro a lago. Per evitare che su tutta la vicenda cali una coltre di nebbia venerdì 16 ottobre alle 21 all’auditorium don Guanella in via Tommaso Grossi 18 a Como ci sarà l’incontro pubblico Le paratie e la trasparenza, quello che la Giunta Bruni non ha mai spiegato, conosciamo il progetto.

«Abbiamo organizzato la serata di approfondimento per una maggiore chiarezza e trasparenza – ha detto Stefano Legnani, segretario cittadino del Pd, a proposito della serata di spiegazione del progetto e delle varianti alle paratie che si terrà venerdì prossimo all’auditorium don Guanella – noi siamo sempre stati contrari alle paratie sia all’ipotesi scultura e poi al muro».
Un incontro che è solo una tappa di un percorso che passa anche per altri passaggi: «Ho presentato un esposto per alla Procura della Corte dei conti della Regione Lombardia – ha spiegato il consigliere comunale Marcello Iantorno – che accerterà se ci saranno gli estremi per il risarcimento danni». Per la precisione è stata chiesto «di procedere con la opportuna tempestività agli accertamenti tutti del caso e ai controlli delle spese e dei comportamenti delle publbiche amministrazioni e dei soggetti responsabili al fine di prevenire ed evitare ulteriori conseguenze pregiudizievoli e comunque ottenere il ristoro dei danni maturati e maturandi alla finanza pubblica con emissione dei provvedimenti di legge».
Insomma una richiesta danni «a partire da quelli di immagine della città» ha precisato il consigliere.
«Il rischio è quello che su tutta la vicenda cali una coltre di nebbia, per questo l’iniziativa di venerdì – ha aggiunto Luca Gaffuri capogruppo Pd a Palazzo Cernezzi – anche per rispondere alle domande come è potuto accadere? E chi paga?». «
Un modo anche per rendere i cittadini parte attiva nella battaglia politica che si svolgerà nel capoluogo comasco.
Il gruppo consiliare del Partito democratico infatti ha presentato una mozione urgente per chiedere la censura grave del sindaco, e dell’assessore Caradonna, oltre che le dimissioni di quest’ultimo, o la sua rimozione da parte di Bruni. All’ultimo punto viene poi richiesto che «venga subito rimosso il muro innalzato nel cantiere e data disposizione che nessun manufatto potrà essere innalzato in modo da compromettere in qualsiasi misura la integrità del paesaggio procedendo alla revisione del progetto nel rispetto integrale ed assoluto del paesaggio stesso».
Da venerdì partirà anche una raccolta firme per sostenere l’iniziativa contro il muro. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Anche il Pd di Como contro i tagli alla scuola decretati dalla Gelmini

Per Chiara Braga quella imposta dal centro destra è una scuola impoverita, invecchiata e inadeguata.

Anche a Como è partita la campagna nazionale di mobilitazione del Partito democratico, che si svolge nelle giornate del 26, 27 e 29 settembre, sui temi della scuola. «Un’azione forte e di contrasto delle misure intraprese dal decreto Gelmini – ha dichiarato la deputata Chiara Braga – che è un vero e proprio attacco alla scuola pubblica ed in particolare alla scuola elementare».
«Parafrasando le famose tre i della riforma Moratti – ha proseguito la parlamentare comasca – possiamo parlare di una scuola impoverita, invecchiata e inadeguata».
I dati presentati sono un taglio nel trienno 2009-2011 di 8 miliardi di euro, la riduzione di 83 mila docenti e 43 mila Ata e fino a 4 mila scuole a rischio chiusura «anche nella nostra provincia dove c’è una componente significativa di Comuni piccoli o medio piccoli».
Una scuola che invecchia, per gli esponenti del Pd, a causa del blocco del turnover con l’espulsione dei giovani precari e che ritornando al maestro unico ridurrà il tempo scuola da 27-30 ore a 24, mettendo in difficoltà le famiglie con entrambi i genitori che lavorano finendo i bambini la scuola alle 12.30. «Una difficoltà oggettiva per gli enti locali che dovranno sopperire a queste mancanze» ha spiegato Braga che ha promesso una battaglia parlamentare con emendamenti correttivi a partire dalla settimana prossima quando il decreto inizierà il suo iter.
Per quanto riguarda il territorio comasco Patrizia Di Giuseppe, responsabile dell’area istruzione del Pd comasco, ha spiegato che la campagna nazionale si articolerà con «incontri fuori dalle scuole e serali di approfondimento» e che sono stati presi contatti con insegnanti, in previsione si stanno prendendo accordi per un incontro pubblico con Francesco Casati, presidente della Commissione istruzione, e Sergio Mattarella, ex ministro della pubblica istruzione che ha firmato la legge 148 del ‘90 che ha introdotto il tempo pieno. «Una legge nata alla fine di una lunga stagione di sperimentazioni» ha chiarito Rosalba Benzoni, già dirigente scolastica ed ex deputata, una modalità che a Como, per le primarie, è ancora ferma al 5 per cento, mentre la media regionale è del 44 e a Milano si parla del 91 per cento.
Il Pd comasco non ha ancora preso una posizione sulla raccolta firme contro l’introduzione del maestro unico, anche se singoli esponenti come Rosalba Benzoni hanno dichiarato di aderire, ma sostiene la petizione Salva l’Italia per la manifestazione del 25 ottobre a Roma.
Il segretario provinciale del Pd comasco Luca Corvi ha duramente criticato le iniziative del governo sulla scuola: «Si tratta di scelte di carattere meramente finanziario per avere fondi a disposizione, o per recuperare quanto perso con l’abolizione dell’Ici; si vuole tagliare e si è scelta la strada più semplice, assai simile a quanto accade con Asf, per rimettere in sesto i bilanci di aziende labour intensive si tagliano posti di lavoro, ma così non tornano altri conti, quelli della nazione». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Luca Corvi prende posizione sulla rilevazione delle impronte ai minori rom

Dopo la campagna promossa dalle Acli per l’autoschedatura di tutti i bambini comaschi, una presa di posizione di Luca Corvi neoeletto segretario provinciale del Pd. Il testo integrale della nota diffusa alla stampa.

«Per la sicurezza e la tutela degli italiani, oltre che per la rimozione delle paure: la sbandierata ordinanza varata dal Ministro Maroni sulla rilevazione delle impronte ai minori rom, in realtà sembra andare esattamente nella direzione contraria.
Per il Pd comasco, infatti, non si comprende perché le impronte digitali verranno prelevate soltanto ai minori della minuscola etnia rom, quando proprio in questi mesi si è spesso informati di bande minorili italiane, che lasciano tracce di violenza non solo verbali.
Si chiede pertanto che, se la normativa debba veramente “tutelare i minori”, in questo senso la rilevazione delle impronte venga estesa a tutte le etnie, compresa quella degli italiani, anche ed in particolar modo per non rischiare di commettere un grave atto di razzismo.
Siamo invece favorevoli all’applicazione di Leggi e strumenti per sottrarre tutti i bambini, e dunque anche quelli Rom, all’accattonaggio, allo sfruttamento, all’illegalità e al traffico di organi.
Per il Pd di Como, la strada è quella dell’educazione, dell’integrazione e del rispetto dell’obbligo scolastico, anche se siamo ben consapevoli che sarà una strada lunga e richiederà investimenti da parte di tutti.
Il rispetto della legge e il perseguimento di chi la viola, è una delle azioni concrete per evitare allarmismi sociali. Pensare, infatti, di risolvere il problema della sicurezza e della tutela dei minori, semplicemente schedando i bambini Rom è una scorciatoia che rischia di essere non solo discriminatoria ma anche controproducente, in particolar modo se presa in nome della presunta tutela della sicurezza del popolo italiano».

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