Anno: 2009

Comunità cristiane di base: Boffo ricattato

logotickerLe dimissioni di Dino Boffo, frutto di ricatti incrociati e di un ignobile e oscuro patteggiamento sulla pelle delle persone fra i vertici del potere vaticano e quelli del potere politico, sono un segnale inquietante del degrado della democrazia e della laicità.

Fanno intravedere, inoltre, nella Chiesa cattolica la profondità a cui è giunto il tentativo dei vertici gerarchici di svuotare la pur timida conquista di decentramento realizzata dal Concilio attraverso il rafforzamento dell’autonomia delle Conferenze episcopali. Fra il singolo vescovo, monarca nella propria diocesi, e il papa, detentore in forma personale di ogni potere su tutta la Chiesa, non deve esistere nessun altro organismo decentrato che abbia un potere reale. Questo è uno dei più fermi principi teologici di papa Ratzinger, perseguito passo dopo passo. Esso spiega molte decisioni tese a svuotare il Concilio compresa questa intromissione nell’autonomia della CEI.

Il centralismo vaticano non sempre nelle singole situazioni è più tradizionalista e fondamentalista delle diverse Conferenze episcopali. A volte può anche esprimere posizioni più aperte. Ma la struttura centralistica svuota non solo gli episcopati, ma la Chiesa tutta nelle sue espressioni, aggregazioni, articolazioni, di ogni senso di pluralismo e di ogni accenno pur timido di democrazia. La centralità del ”Popolo di Dio”, grande “rivoluzione copernicana” del Vaticano II, non esiste più.
La realtà della Chiesa che cerca di essere fedele allo spirito conciliare non può limitarsi alle lamentele. Il pluralismo evangelico si conquista anche affrontando dei rischi.
Le comunità di base traggono spinta dagli stessi fatti di questi giorni per intensificare il loro impegno concreto sia per affermare il pluralismo conciliare del Popolo di Dio nella Chiesa, in unione con i cattolici amanti del Concilio e specialmente con quelli del “disagio” che si sono incontrati a Firenze nella primavera scorsa, sia per difendere la democrazia e la Costituzione nella società in unione con gli uomini e le donne di buona volontà.

Le Comunità cristiane di base italiane

[Segreteria Tecnica Nazionale
Cdb Nord-Milano, Rosario Carlig Appiano Gentile (CO)]
segrcdb@alice.it; http://www.cdbnordmilano.it

La crisi? Un mezzo per la creazione di un Paese autoritario

sbilanciamociI gravi pericoli per lo stato sociale insiti nelle manovre del governo e di Confindustria per risolvere la crisi sono stati illustrati da Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil nel suo intervento a Sbilanciamoci!

«Mentre si sta assistendo alla ridefinizione delle relazioni fra le parti, nelle forze politiche e nei movimenti manca la consapevolezza dell’importanza della partita aperta a livello sociale – è l’allarme lanciato da Gianni Rinaldini – . È infatti in atto un processo autoritario che dopo il livello sociale coinvolgerà tutti gli aspetti della società».

«L’accordo separato sul sistema contrattuale non ha nulla ha a che vedere con il passato – ha continuato Rinaldini – , è un’operazione che nega il diritto democratico dei lavoratori ad avanzare le proprie rivendicazioni sia a livello nazionale che locale, ai lavoratori viene tolta la voce e contemporaneamente si assiste ad una riduzione di tutti gli elementi di solidarietà generale».

Tutto viene delegato alla contrattazione aziendale (a questo punto non sono neppure più necessarie le gabbie salariali) che può essere attuata solo con un occhio al bilancio e uno alla produttività per usufruire della defiscalizzazione.

È la prima volta che si verifica un intervento diretto della legge nell’autonomia delle parti con il risultato che il futuro del sindacato sarà sempre più corporativo e si pongono le basi per l’apertura ad un sistema di welfare che non sarà più universale.

«Pezzi dello stato sociale sono sostituiti con gli ammortizzatori  – ha concluso il sindacalista della Fiom – e viene riproposta la vecchia idea della libertà unita in modo indissolubile alle diseguaglianze sociali, il progetto è che il sindacato venga assorbito nel sistema tanto che il ministro Sacconi parla di complicità.

La prossima settimana si svolgerà la trattativa separata per i metalmeccanici e le condizioni poste dalla Fiom saranno il blocco dei licenziamenti e gli ammortizzatori sociali per tutti: l’unico modo di evitare la macelleria sociale nei prossimi mesi».

 

Sbil, Londra e… 173185 cittadini di serie B

sbilanciamociGuglielmo Ragozzino di Sbilanciamoci.info ha aperto il suo intervento a Sbilanciamoci! con tre parole chiave: Sbil, Londra e un numero: 173.185.

Sbil è il nome che affettuosamente utilizzano i redattori del settimanale on line Sbilanciamoci.info per parlare del loro lavoro, il cui sottotitolo L’economia come è e come può essere fu suggerito dall’economista Nando Vianello ricordato con affetto.

Ragozzino ha sottolineato l’importanza di questo prodotto per realizzare il quale risultano preziosi i contributi e le informazioni dei lettori che sono stati invitati a collaborare.

La citazione della città di Londra ha ricondotto il discorso alla crisi identificata come crisi bancaria dal momento che in contemporanea al forum di Sbilanciamoci! nella capitale britannica si svolgeva il G20 con ministri dell’economia e governatori delle banche centrali dei più importanti Paesi del mondo in preparazione del vertice di Pittsburgh che dovrà stabilire norme più stringenti su retribuzioni e bonus e su requisiti di capitale.

«Francia e Germania hanno deciso che i compensi per i manager delle banche sono eccessivi – ha spiegato Ragozzino -, ma a questo genere di provvedimento di oppongono gli Stati Uniti. E il sistema bancario influisce in maniera pesante sulla costruzione della società: un esempio è fornito da City Bank con 40 mila licenziati tra i dipendenti e top manager da 40 milioni di dollari di stipendio».

173185 sono, infine, i bambini e le bambine stranieri nati in Italia nel 2005, 2006 e 2007. Ogni anno quindi nascono più di 60 mila bambini stranieri il cui destino è incerto: non si sa se diventeranno adulti e invecchieranno in Italia o se torneranno nei Paesi dei loro genitori, ma il dato di fatto è che vivono in una costante situazione di inferiorità rispetto ai bambini e alle bambine italiani, sono cittadini di secondo grado.

«Bisogna superare queste barriere insieme – è stato l’appello finale di Ragozzino – perché questo è un problema che riguarda tutti, anche i cittadini di primo grado».

E con la crisi Italia in svendita

sbilanciamociCattive notizie sul quadro internazionale della finanza pubblica da Mario Pianta dell’università di Urbino, che nel suo intervento a Sbilanciamoci! ha confrontato le ripercussioni della crisi economica in Italia e all’estero.

Dopo l’inizio della crisi vera e propria sei mesi fa ci fu la corsa a salvare la finanza, ma il metodo impiegato è stato dovunque quello di “metterci una pezza” e quindi la domanda è stata riattivata ripristinando il vecchio meccanismo che si era inceppato.

Negli Stati Uniti, in Francia in Germania a queste misure è seguito un lieve miglioramento ottenuto a spese dei contribuenti, ma in Italia la situazione continua ad essere gravissima: è l’unico Paese che ha avuto una caduta del Pil del 6 per cento mentre operai e insegnanti precari salgono sui tetti per rivendicare il loro diritto al lavoro.

«I dati parlano chiaro – ha spiegato Mario Pianta – . Il Pil pro capite nel nostro Paese è sceso del 7 per cento nei sette anni di governo delle destre: un punto ogni anno! Le entrate fiscali dell’Iva sono diminuite per la prima volta nella storia testimoniando che l’evasione è ormai diventata una regola».

Al declino ha fatto da contraltare una strutturale incapacità di fronteggiare la crisi e il deficit farà aumentare il nostro debito pubblico che, secondo l’Ocse, nel 2010 raggiungerà il 127 per cento dell’intero valore del Pil.

Metà del debito italiano è detenuto da investitori stranieri, che a poco a poco si stanno comperando il nostro Paese. Sui mercati finanziari mondiali si comprano pezzi di Italia a causa della caduta di competitività delle nostre industrie.

«A Villa d’Este in questo momento i grandi della finanza stanno pronunciando discorsi pieni di retorica liberista e governista presentando i loro bluff – ha concluso Pianta – , ma se tutto andrà per il meglio quando la crisi sarà superata ci ritroveremo in serie B per quanto riguarda i redditi e la struttura produttiva indebolita e svenduta. Occorrono idee diverse e Sbilanciamoci! è un  piccolo primo passo in questa direzione».

I danni dei politici intelligenti

sbilanciamociScarsa credibilità finanziaria e tecnica delle politiche sulle infrastrutture del governo Berlusconi nell’analisi di Stefano Lenzi, responsabile del settore legislativo Wwf Italia

«Dio ci scampi dai politici intelligenti e dai loro danni, primo fra tutti il ministro Tremonti». Ha esordito così Stefano Lenzi, responsabile del settore legislativo Wwf Italia a Sbilanciamoci! che ha proseguito elencando cifre premonitrici di un disastro annunciato: 14 miliardi di euro di risorse pubbliche nel triennio 2009-2011 per assi ferroviari ad alta velocità, altri tratti ferroviari, Anas, ponte sullo Stretto che garantirebbero un volano di 46 miliardi di euro.

Vista la crisi attuale dei conti pubblici probabilmente queste  risorse non saranno mai reperite e inoltre Infrastrutture spa  vanta 12,5 miliardi di euro di debito nascosto di cui parte in titoli derivati, che oggi lo stesso Tremonti critica come prodotti dell’economiA selvaggia.

«Proprio per questo Tremonti sta facendo tabula rasa di tutti gli organismi di controllo – ha continuato Lenzi – e, in particolare, quelli che hanno messo in luce evidenti discrasie tra i conti affermati e quelli accertati».

E se la credibilità del piano finanziario è traballante, anche sul piano tecnico delle politiche dei trasporti i dubbi del Wwf sono numerosi e fondati dal momento che nessuna attenzione viene riservata al riequilibro modale e alla riduzione dell’impatto che il sistema dei trasporti ha sull’ambiente e sulla salute: il trasporto su gomma fa segnare una quota superiore al 92 per cento per il traffico passeggeri e al 65 per cento per il trasporto merci contribuendo per quasi un terzo alle emissioni di CO2 in Italia.

Nella finanziaria solo lo 0,5 per cento viene destinato all’ambiente, mentre il 6,8 per cento alle grandi opere senza nessun criterio di sostenibilità territoriale.

Dal petrolio alle energie rinnovabili a Sbilanciamoci!

sbilanciamoci«Solo cambiando aree di investimento non passeremo dalla dipendenza del petrolio a quella di tecnologie per la produzione di energie rinnovabili e questa può essere una via per combattere la crisi» secondo Roberto Romano di Sbilanciamoci!

Gli indicatori economici nazionali hanno senso solo se sono inseriti nel panorama europeo  e in Italia la crisi, vista con questi parametri, si rivela essere più grande e sfuggente.

Dal 1995 al 2008 infatti il Pil italiano è diminuito del 12 per cento e non si è riusciti ad agganciare il trend europeo.

«Si dice che la ragione sia un investimento insufficiente delle imprese – ha spiegato Roberto Romano di Sbilanciamoci! – , ma questo non è vero: gli investimenti sono stati cospicui, ma non si sono tradotti in crescita e occupazione e questo è dovuto al fatto che mentre la specializzazione europea ha privilegiato la produzione di beni strumentali ad alta tecnologia, l’Italia è rimasta ancorata ai beni di consumo».

E la produzione di beni strumentali porta con sé buon lavoro e high tech come conseguenza di investimento in ricerca e con maggiore reddito da lavoro, che in questo caso è ad alta specializzazione.

Una produzione basata sui beni di consumo, come quella dell’Italia (e fra i beni di consumo ci sono anche i mobili, il tessile e le automobili…) risente maggiormente i contraccolpi della crisi, periodo in cui la domanda non può che contrarsi.

«In Italia ogni incentivo per la protezione ambientale si traduce in “lavoro buono” fuori dall’Italia – ha continua Romano – a causa del nostro tessuto produttivo vecchio e inadeguato che non riesce ad agganciare il cambiamento. Nel prossimo futuro la domanda per le tecnologie ambientali potrà arrivare fino al 15 – 20 per cento del Pil e l’Italia in questo campo non ha nessuna competenza perché nessuna competenza ha accumulato nel pregresso.»

Se non produciamo tecnologie per energie alternative queste ci costeranno di più.

«La via per uscire dalla crisi non può che essere quindi quella di investire in energie rinnovabili – ha concluso Romano – dal momento che la domanda è già nel sistema, ma l’offerta viene solo dall’estero. Se non ci pensiamo subito passeremo dalla dipendenza dal petrolio a quella di tecnologie per la produzione di energie rinnovabili».

Quali interventi per la crisi economica di Alfonso Gianni

sbilanciamoci«Il problema non è l’incremento del debito e del deficit pubblico – ha esordito Alfonso Gianni, ex sottosegretario allo sviluppo economico al Forum di Sbilanciamoci! – negli Stati Uniti ed in Francia c’è una lievissima inversione di tendenza e sono i Paesi che più hanno speso in interventi pubblici per contrastare la crisi».

Per Gianni «il problema non è la quantità della spesa bensì la sua qualità e sostenibilità nel tempo», interventi che ormai non sono più un tabù, come poco tempo fa, «nessuno li mette più in discussione, quando Obama, se ci riuscirà, progetta una riforma sanitaria che interverrà profondamente nel sistema economico americano».

Ma come definire gli interventi necessari?

Con una programmazione dialettica, portatrice di scontro, conflitto e confronto fra gli agenti sociali. Una forma di governo diversa che possa fare tesoro delle esperienze dei bilanci partecipati ed estenderla ad altri livelli.

Un nuovo stato sociale per l’economista Fumagalli

sbilanciamoci«Due concezioni di welfare si confrontano – così Andrea Fumagalli  dell’Università di Pavia al Forum Sbilanciamoci! – quella demoliberale dello stato sociale minimo, con anche il contributo del singolo, alla Blair, che ha sostituito quella universalistica introdotta alla fine della Seconda guerra mondiale».

Per lo studioso, i partiti della sinistra sono rimasti al palo sull’analisi della crisi senza capacità propositiva, salvo il tentativo di gestione dell’immediato. Ricordando le politiche keinesiane degli anni ’30 del secolo scorso per uscire dalla Grande crisi ha poi sottolineato la mancanza di dibattito e analisi sulle scelte da attuare per uscire da quella attuale.

Di qui Fumagalli ha mosso verso la proposta di un welfare differente, che intervenga sulla distribuzione diretta del reddito e non su una redistribuzione a posteriori dello stesso, con uno spirito universalistico come con l’introduzione di un reddito minimo per tutti di mille euro al mese.

Paolo Beni interviene a Sbilanciamoci!

sbilanciamoci«Gli effetti della crisi si esplicano in un contesto di squilibri economici e sociali fra le varie parti d’Italia – ha detto il presidente nazionale Arci Paolo Beni intervenendo al Forum di Sbilanciamoci!– inasprendo in situazioni già precarie lo scollamento sociale con un vero e proprio imbarbarimento culturale».

Per Beni è urgente contenere gli effetti della crisi finanziando lo stato sociale usando la leva fiscale: «è fondamentale investire in diritti e reti sociali e creare un welfare strumento di partecipazione» per dare una prospettiva alla società italiana dal momento che «le persone hanno bisogno di un’altra visione di idea di società».

Mario Agostinelli a Sbilanciamoci!

sbilanciamoci«Non ci si preoccupa del nucleare in Italia pensando che non verrà realizzato, ma il progetto è ormai molto avanzato e diverse regioni, tra cui la Lombardia, sono disponibili ad accogliere le nuove centrali» è chiaro il messaggio lanciato da Mario Agostinelli di Un’altra Lombardia al Forum di Sbilanciamoci!.

Le notizie sul nucleare sono davvero allarmanti, ma l’opinione pubblica sembra non preoccuparsene pensando: tanto non si farà, invece il meccanismo si è messo in moto ed è in una fase ormai avanzata per esempio con l’approvazione di un decreto legge che aggiunge il nucleare alle fonti di energia rinnovabili e la casa depositi e prestiti sta già finanziando gli interventi dei privati attratti dal business.

«Se l’antinomia sole/atomo all’inizio del nuovo millennio era scontata, certo non scontata è la scelta del nucleare che sostiene l’Italia, una scelta politica precisa» ha continuato Agostinelli.

Modello per le nuovi installazioni italiane, ma made in Francia, è la centrale nucleare finlandese di Olkiluoto, già in perdita, realizzata appunto con l’intervento diretto dei privati che acquistano in anteprima l’energia che verrà prodotta.

Le giustificazioni di questa scelta sono il rispetto del protocollo di Kyoto e un minore costo dell’energia, ma entrambe non rispondono a verità dal momento che i tempi di realizzazione vanno ben oltre il termine del 2012 fissato da Kyoto e che, per esempio, un chilowattora prodotto dall’eolico costa un quattordicesimo di quello nucleare senza calcolare le conseguenze ambientali per esempio nella zona dell’asse del Po, una delle sicure candidate ad ospitare gli impianti, locations che ovviamente non verranno rese note prima delle prossime elezioni regionali.

Informazioni più dettagliate sul sito http://www.marioagostinelli.it.

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