Comunità cristiane di base: Boffo ricattato
Le dimissioni di Dino Boffo, frutto di ricatti incrociati e di un ignobile e oscuro patteggiamento sulla pelle delle persone fra i vertici del potere vaticano e quelli del potere politico, sono un segnale inquietante del degrado della democrazia e della laicità.
Fanno intravedere, inoltre, nella Chiesa cattolica la profondità a cui è giunto il tentativo dei vertici gerarchici di svuotare la pur timida conquista di decentramento realizzata dal Concilio attraverso il rafforzamento dell’autonomia delle Conferenze episcopali. Fra il singolo vescovo, monarca nella propria diocesi, e il papa, detentore in forma personale di ogni potere su tutta la Chiesa, non deve esistere nessun altro organismo decentrato che abbia un potere reale. Questo è uno dei più fermi principi teologici di papa Ratzinger, perseguito passo dopo passo. Esso spiega molte decisioni tese a svuotare il Concilio compresa questa intromissione nell’autonomia della CEI.
Il centralismo vaticano non sempre nelle singole situazioni è più tradizionalista e fondamentalista delle diverse Conferenze episcopali. A volte può anche esprimere posizioni più aperte. Ma la struttura centralistica svuota non solo gli episcopati, ma la Chiesa tutta nelle sue espressioni, aggregazioni, articolazioni, di ogni senso di pluralismo e di ogni accenno pur timido di democrazia. La centralità del ”Popolo di Dio”, grande “rivoluzione copernicana” del Vaticano II, non esiste più.
La realtà della Chiesa che cerca di essere fedele allo spirito conciliare non può limitarsi alle lamentele. Il pluralismo evangelico si conquista anche affrontando dei rischi.
Le comunità di base traggono spinta dagli stessi fatti di questi giorni per intensificare il loro impegno concreto sia per affermare il pluralismo conciliare del Popolo di Dio nella Chiesa, in unione con i cattolici amanti del Concilio e specialmente con quelli del “disagio” che si sono incontrati a Firenze nella primavera scorsa, sia per difendere la democrazia e la Costituzione nella società in unione con gli uomini e le donne di buona volontà.
Le Comunità cristiane di base italiane
[Segreteria Tecnica Nazionale
Cdb Nord-Milano, Rosario Carlig Appiano Gentile (CO)]
segrcdb@alice.it; http://www.cdbnordmilano.it
I gravi pericoli per lo stato sociale insiti nelle manovre del governo e di Confindustria per risolvere la crisi sono stati illustrati da Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil nel suo intervento a Sbilanciamoci!
Guglielmo Ragozzino di Sbilanciamoci.info ha aperto il suo intervento a Sbilanciamoci! con tre parole chiave: Sbil, Londra e un numero: 173.185.
Cattive notizie sul quadro internazionale della finanza pubblica da Mario Pianta dell’università di Urbino, che nel suo intervento a Sbilanciamoci! ha confrontato le ripercussioni della crisi economica in Italia e all’estero.
Scarsa credibilità finanziaria e tecnica delle politiche sulle infrastrutture del governo Berlusconi nell’analisi di Stefano Lenzi, responsabile del settore legislativo Wwf Italia
«Solo cambiando aree di investimento non passeremo dalla dipendenza del petrolio a quella di tecnologie per la produzione di energie rinnovabili e questa può essere una via per combattere la crisi» secondo Roberto Romano di Sbilanciamoci!
«Il problema non è l’incremento del debito e del deficit pubblico – ha esordito Alfonso Gianni, ex sottosegretario allo sviluppo economico al Forum di Sbilanciamoci! – negli Stati Uniti ed in Francia c’è una lievissima inversione di tendenza e sono i Paesi che più hanno speso in interventi pubblici per contrastare la crisi».
«Due concezioni di welfare si confrontano – così Andrea Fumagalli dell’Università di Pavia al Forum Sbilanciamoci! – quella demoliberale dello stato sociale minimo, con anche il contributo del singolo, alla Blair, che ha sostituito quella universalistica introdotta alla fine della Seconda guerra mondiale».
«Gli effetti della crisi si esplicano in un contesto di squilibri economici e sociali fra le varie parti d’Italia – ha detto il presidente nazionale Arci Paolo Beni intervenendo al Forum di Sbilanciamoci!– inasprendo in situazioni già precarie lo scollamento sociale con un vero e proprio imbarbarimento culturale».
«Non ci si preoccupa del nucleare in Italia pensando che non verrà realizzato, ma il progetto è ormai molto avanzato e diverse regioni, tra cui la Lombardia, sono disponibili ad accogliere le nuove centrali» è chiaro il messaggio lanciato da Mario Agostinelli di Un’altra Lombardia al Forum di Sbilanciamoci!.
