Entro il 27 dicembre il Piano d’ambito per l’acqua: Quattro indicazioni per la gestione del bene acqua da parte del Pd

Pubblichiamo un comunicato stampa del responsabile Enti locali della Federazione provinciale Pd di Como Ferruccio Cotta sul tema dell’acqua pubblica

«La gestione delle acque in Italia, e in Lombardia particolare, è una vicenda complessa, fatta di leggi, contro leggi, ricorsi, sentenze, cancellazioni e proposte referendarie. Prima della fine dell’anno questa vicenda dovrebbe trovare un epilogo, a meno che il decreto Milleproroghe non ne posticipi nuovamente la parola fine. Sta arrivando velocemente la scadenza del 31 dicembre, termine ultimo fissato dalla Legge Ronchi per l’eliminazione degli ATO, Ambiti Territoriali Ottimali stabiliti dalla legge Galli, che fino ad oggi governano il piano strategico della rete idrica e stabilito le tariffe. Per allora gli enti locali dovranno individuare chi e in che modo gestire l’acqua, che la normativa equipara ormai ad un bene di scambio. Il quadro locale è ulteriormente complicato dalla condizione di vuoto legislativo in cui si trova la Regione Lombardia.

La Corte costituzionale ha infatti cancellato la legge regionale preesistente ed è in corso l’iter per approvare una nuova legge in materia di gestione idrica. Restano sullo sfondo le perplessità nei confronti degli organi lariani che si sono dimostrati incapaci di formulare una proposta valida in tempo utile e si trovano ora a dover subire le decisioni altrui, con la Lega che ha concorso a definire un quadro contraddittorio a ogni livello territoriale: prima la lega chiede che siano le Province a gestire l’acqua escludendo i Comuni, salvo poi lamentarsi che questi ultimi finirebbero così per essere espropriati di una competenza importante. I passi di questo balletto di fine anno, seppur intricati, sono i seguenti: il 21 dicembre si riunisce l’ultimo consiglio di amministrazione degli ATO, il 23 dicembre il Consiglio Regionale voterà la nuova legge e il 27 l’ATO di Como dovrà approvare il piano d’ambito in base alle indicazioni contenute nella legge votata quattro giorni prima. Sorvolando sui dubbi che possono venire di fronte a questa maratona a tappe forzate che vede tra un passo e l’altro il Natale, resta da capire come agire in un quadro tanto complesso. Il Partito Democratico ha individuato quattro punti fondamentali da cui il discorso sui modi in cui verrà gestita l’acqua non può prescindere.

In primo luogo deve essere chiaramente steso il Piano d’Ambito, ossia devono essere definite chiaramente e nel vantaggio del territorio, le linee guida in materia di acqua, in modo che gli investimenti possano essere fatti con efficienza. Coerentemente deve essere steso un piano tariffario che tenga conto delle peculiarità locali della rete e possa generare risorse da reinvestire per migliorare l’efficienza della rete stessa e generare un circuito virtuoso capace di autoalimentarsi. Nel territorio provinciale, le opere necessarie per gli adeguamenti necessari e per offrire un servizio di qualità sono stimate intorno ai 700 milioni di euro da investire in 10 anni. Questi denari dovrebbero venire dalle tariffe stesse.

Il processo, sia che il bene idrico sia gestito in house, da una società privata o da un ente misto, deve essere controllato dal pubblico perché l’acqua non è un bene uguale all’energia elettrica o al gas: è un elemento vitale da cui dipende la vita. Infine, si vorrebbe che parte degli investimenti – circa il 3% – necessari per adeguare la rete fossero affidati al terzo settore.

La proposta avanzata dal Pd è di cercare un piano di gestione che accolga questi quattro punti e solo in un secondo momento definire quale sia il modello gestionale più adatto per  attuarlo (in house, a gara o società mista che sia).

La proposta è quindi la seguente: dal 1 gennaio gli enti locali dovrebbero approvare un’ordinanza – revocabile in ogni momento ed escludendo altre forme di proroga – che consenta agli attuali gestori di proseguire nell’erogazione di un servizio indispensabile come l’acqua e intanto chiedere una liberatoria agli organi competenti per poter dare corso agli interventi e agli adeguamenti tariffari.

Questa soluzione dovrebbe accompagnarsi ad una riflessione sul modello gestionale che coinvolga e renda partecipi delle decisioni gli enti loca, gli stakeholder e non ultimo il cittadino (che paga)».

 

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