Mese: Luglio 2015

Finita la prima parte di discussione del Bilancio

COMO COMUNEPalazzo Cernezzi ha terminato la discussione si aspetta ora la consegna degli emendamenti.

Dopo 4 sedute, di cui l’ultima dalle 9.30 di mattina di sabato 11 luglio, 16 ore di discussioni, è finita la prima parte di trattazione del Bilancio di previsione 2015 del Comune di Como.

Alle richieste di chiarimento, dopo la presentazione, gli assessori della Giunta Lucini hanno dato, come da prassi, le risposte, ma alcune hanno sconcertato i richiedenti come Alessandro Rapinese, Adesso Como, che ha avuto conferma dall’assessore Frisoni che sul referendum per il monumento di Libeskind, «non ci sono i fondi». L’assessora Magni, tra gli altri, ha dato i dati sulle morosità di mense e nidi (3% e 0,1%), ricordato che non sono state aumentate le rette e che anche la Giunta condivide la preoccupazione dei consiglieri per il futuro del Politecnico in città. Il sindaco sulla secretazione dei documenti sulla ex Ticosa ha parlato di una atto temporaneo «fino alla chiusura dell’istruttoria, non credo sia difficile capire che non dipende completamente da noi». Il clima si è fatto subito teso dopo la richiesta di una sospensione per un confronto fra le minoranze da parte di Luca Ceruti, M5s, in un primo tempo rifiutato dal presidente Legnani, concesso solo dopo alcune escandescenze del consigliere leghista Diego Peverelli, che ha rimarcato la propria contrarietà anche nelle sedute successive: «Lei è qui per dirigere i lavori, non per comandare».

Poi è cominciato il dibattito.

12 lunghissime ore di interventi, ogni consigliere ha diritto a prendere la parola per mezz’ora, il consueto teatro della politica locale, con diversi interventi sia dai banchi di maggioranza che da quelli di opposizione.

Scontate le contrarietà delle minoranze, qualche stoccata si è registrata fra la maggioranza, che data la calendarizzazione di una infinita serie di assemblee, 12 entro la fine del mese, il termine ultimo per l’approvazione della delibera, sì è sentita libera di intervenire.

Contro l’intervento del primo cittadino nei confronti del presidente del Consiglio per la ridefinizione dei contributi al Fondo di solidarietà, una richiesta fatta anche dalla consigliera di opposizione Ada Mantovani, Adesso Como, ha preso la parola Gioacchino Favara, Pd. «Siamo una delle città più ricche d’Italia» ha affermato proclamandosi deluso del documento: «Sembra un Bilancio di fine mandato». «Manca la progettualità» ha aggiunto «è uno strumento matematico, non uno strumento politico» e ha concluso con la speranza di u nuovo soggetto politico con un nuovo progetto politico per la città. Con lui Anna Veronelli, Fi, ha definito tardivo l’intervento del primo cittadino comasco. «È doveroso chiedere quali sono le regole con cui si sviluppa questo sistema» ha affermato Marco Tettamanti, Como civica, che ha invitato a intervenire i parlamentari comaschi in primis il leghista Molteni, mentre per Roberta Marzorati, Per Como, «la città è molto più povera, ormai non chiedo più dove si va in vacanza, ma se si va».

Eva Cariboni, Amo la mia città, ha invece chiesto una svolta nella amministrazione della città richiedendo la reintroduzione della progressività delle aliquote e la lotta contro le morosità, oltre che una nuova gestione del patrimonio cittadino. Un tema caro anche a  Pasquale De Feudis, Pd, che ha chiesto di: «Evitare svendite del patrimonio comunale».

I toni si sono inaspriti quando Laura Bordoli, Ncd, ha dato del bugiardo all’assessore Frisoni per la promessa di presentazione del Bilancio entro marzo, l’assessore adirato ha abbandonato l’aula, e occasionalmente quando con qualche consigliere di opposizione che si è divertito volutamente a scendere nel turpiloquio, come Sergio Gaddi, Fi, per épater le bourgeois e creare i consueti siparietti fini a se stessi. Sulle paratie il capogruppo di Forza Italia ha attaccato: «La necessità della variante è una enorme balla, dettata dalla volontà politica di lasciare un proprio segno».

Riallacciandosi al discorso introduttivo di Frisoni, Guido Frigerio, Pd, ha sottolineato il problema dell’invecchiamento della popolazione, seguito dalla collega di partito Patrizia Lissi, che ha ribadito quanto fatto dall’amministrazione come per lo sblocco dell’area ex Trevitex o l’accoglienza dei minori non accompagnati.

«Dite che non avete alzato le tasse, ma cosa si poteva alzare ancora?» ha fatto un affondo dai banchi dell’opposizione Peverelli a cui ha risposto Andrée Cesareo, Pd, «abbiamo mantenuto l’esenzione Irpef a 15mila euro e l’Imu al 9,6 e non al 10,6, che avrebbe comportato entrate per 3,5 milioni di euro». «Il nostro è un impegno sotterraneo che non chiede applausi e non mette medagliette sulla giacca» ha proseguito la consigliera democratica attaccando l’immobilismo delle amministrazioni precedenti e rivendicando riforme come quella della gestione del personale. «Non abbiamo la bacchetta magica, ma tanto impegno e tanta buona volontà».

Sulle voci per la formazione di un nuovo gruppo politico ha invece preso la parola Vincenzo Sapere, Paco-Sel, dichiarando il proprio sostegno alla Giunta per quanto riguarda il programma di mandato, con la possibilità, come già fatto in passato, di scegliere in autonomia per quanto riguarda scelte che esulano da quella piattaforma.

Il decano del Consiglio comunale, amareggiato dal dibattito «mi sarei aspettato dai colleghi di minoranza un altro tipo di onestà intellettuale», ha fatto alcune proposte per recuperare fondi. L’esternalizzazione del recupero dell’evasione fiscale, la ristrutturazione degli uffici, la ricontrattazione del bando calore e a chi prospetta riformulazione dello stato sociale cittadino ha risposto: «Non si pensi di diminuire gli asili e le scuole materne».

A tutti ha replicato l’assessore Frisoni: «Sono sempre disponibile al dialogo e penso di non avere offeso nessuno». Ha ribadito l’impostazione del proprio intervento iniziale «non si può pensare che Como non sia influenzata da quello che succede nel mondo» e che il problema dell’invecchiamento della popolazione è un problema reale e cogente. Non potendo rispondere a tutti puntualmente ha dichiarato di prendere atto delle diverse dichiarazioni e che: «Questo Bilancio non è mio, non è della Ragioneria, ma il Bilancio della città di Como». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Giardini di seta a Como e Cernobbio

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La stagione estiva delle mostre lariane si apre con una notevole proposta che coniuga arte e natura: Giardini di seta è il titolo della doppia esposizione (a Villa Sucota di Como e a Villa Bernasconi di Cernobbio) aperta dall’11 luglio fino al prossimo 11 ottobre.

Approfondendo uno temi più cari all’imagerie tessile – quello cioè dei fiori, dei frutti, del verde – la mostra ripercorre la storia moderna della produzione tessile e della moda, dal Settecento ad oggi, con innumerevoli reperti e oggetti: disegni, tessuti, abiti e accessori. È una festa di colori e di forme, che spazia dai broccati settecenteschi, ai leggeri tessuti della Belle Epoque, al design più recente: se ne ricava un percorso ricchissimo che valorizza sia i prodotti del settore tessile lariano (soprattutto per i decenni più recenti) sia le realizzazione di un più vasto contesto europeo (soprattutto lionese).

Il percorso inizia a Villa Sucota, che ospita la prima parte della storia: sete barocche lionesi, taffetas decorati con tralci di rose o di bacche, cotoni per arredamento, il tutto articolato in sette tappe, dalle suggestive intitolazioni “Giardini barocchi”, “Giardini sinuosi”, “Giardini romantici”, “Legature romantiche”, “Giardini alle pareti”, “Giardini di violette”, “Giardini ruggenti”.

A Villa Bernasconi di Cernobbio è invece ospitata la parte dedicata al Novecento, il periodo della progressiva affermazione delle seterie comasche, fornitrici dell’Alta Moda italiane e dell’Haute Couture francese; qui i due piani della villa sono suddivisi in “Giardini di frutta e verdura”, “Giardini di erbe aromatiche”, “Sete comasche per la moda internazionale, “Giardini pop”, “Giardini tropicali”, “Giardini di rose”, “Sarti italiani nel dopoguerra”, “La magia dell’haute couture”. Sempre a Villa Bernasconi si trova il bonus dell’esposizione, costituito da alcune tavole dell’erbario otto-novecentesco di Giuseppe Fabani, medico condotto di Cernobbio, prestato dalla Fondazione Rusca di Como.

Tra tutti i materiali esposti, nonostante la straordinaria bellezza di alcuni disegni e di alcuni tessuti, sono però gli abiti a svettare: in particolare alcuni degli anni ruggenti (a Villa Sucota) e altri dell’Haute Couture parigina della seconda metà del Novecento a Villa Bernasconi; anche da soli meriterebbero una visita.

Va anche sottolineato che le due sedi della mostra risultano tutt’altro che casuali: in Villa Sucota a Como erano ospitati. prima della Fondazione Antonio Ratti, gli uffici delle Seterie Ratti, mentre Villa Bernasconi a Cernobbio fu la residenza dell’industriale tessile Davide Bernasconi, che se la fece costruire nel 1905 dall’architetto milanese Alfredo Campanini e la volle decorata con le figure a rilievo di bachi da seta, farfalle e foglie di gelso.

La mostra, realizzata da Fondazione Antonio Ratti e Città di Cernobbio, con il sostegno e il patrocinio di numerose altre istituzioni e imprese, sarà accompagnata da una nutrita serie di manifestazioni collaterali, sarà visitabile, fino all’11 ottobre con orari: martedì-venerdì 14-18; sabato, domenica e festivi 10-19; il biglietto unico per le due sedi costa 7 euro, ridotto 5 euro.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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Le due curatrici della mostra Margherita Rosina (a sinistra) e Francina Chiara (a destra),

con l’assessora alle Attività produttive e commerciali di Cernobbio, Monica Ferrario (al centro).

 

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La lunga marcia dei diritti/ Chiesto un incontro

DISABILI-3Vita indipendente e Comodalbasso chiedono un incontro con Comune di Como e Asf contro la discriminazione sui mezzi pubblici.

«Egregi signori sindaco, assessore ai Trasporti, assessore Servizi sociali, Consulta dell’handicap, all’Asf e dott.ssa Polacchini dopo aver consultato la carta di mobilità dei servizi di Co.Mo. Fun&Bus Scarl e alla luce degli ultimi episodi che hanno riproposto riprovevoli situazioni discriminanti nei confronti di una cittadina con disabilità, riteniamo necessaria un’integrazione delle regole vigenti per colmare la carenza normativa e culturale che riguarda le persone con disabilità – affermano in una lettera i rappresentanti dell’Assemblea comasca per la vita Indipendente delle persone con disabilità e Comodalbasso –. La questione di fondo è la responsabilità del dipendente che assiste la persona disabile nell’atto in cui utilizza il sistema di salita, perché l’esperienza di Eva ha più di una volta prodotto reazioni di rifiuto da parte del personale del bus che non si rendeva disponibile all’assistenza e si limitava ad abbassare la rampa».

«Impedire ad una persona con disabilità l’utilizzo di un mezzo pubblico rappresenta una grave discriminazione ai sensi della Legge 67/2006 art. 2 – ricordano le due associazioni –. La dicitura “con accompagnatore” apposta sulla carta regionale trasporti, va interpretata non come un obbligo a viaggiare insieme ad un accompagnatore (come spesso accade), ma soltanto come un’esenzione dal pagare il titolo di viaggio per quest’ultimo». Inoltre: «Nel momento in cui una persona con disabilità deve usufruire della pedana è necessario che il luogo di approdo sia sicuro e facilmente avvicinabile dall’autista».

«Chiediamo una maggiore tutela e responsabilizzazione per gli autisti al fine che non accada più che si rifiutino di assistere una persona con disabilità nell’atto di salita/ discesa dal mezzo – dichiarano –. Ci sembra che il luogo idoneo per affrontare la complessità del tema sia un tavolo di discussione e lavoro i cui componenti fondamentali devono essere: i rappresentanti dell’azienda, i sindacati, i singoli lavoratori, la consulta dell’handicap e le associazioni delle persone con disabilità».

«Rileviamo l’urgenza di un primo incontro perché gli episodi citati si fanno frequenti – concludono – e, soprattutto, reiterano un disagio non accettabile sia dal punto di vista pratico (impedimento a viaggiare) sia dal punto di vista della sensazione di appartenenza sociale». [md, ecoinformazioni]

Como: Apre il nuovo centro di raccolta

aprica«Aprica – annuncia il Comune di Como – da martedì 14 luglio aprirà ufficialmente il nuovo Centro di raccolta in via Stazzi, 5 che va a sostituire quello attualmente in uso posto nelle vicinanze».

 

«L’accesso al nuovo Centro sarà consentito esclusivamente agli utenti muniti di Ecopass – si ricorda –. In via transitoria, l’entrata al Centro sarà gestita da personale della società Aprica che ne permetterà l’ingresso solo dopo aver verificato l’Ecopass e la sua corrispondenza col possessore. Oltre alle Utenze domestiche, che già sono in possesso della tessera Ecopass dallo scorso anno, al Centro potranno accedere anche le utenze non domestiche munite della medesima tessera, il cui ritiro è iniziato lo scorso 29 giugno 2015 mediante presentazione della lettera recapitata appositamente al domicilio».

«Il nuovo impianto, più moderno e capiente, sarà in grado fin da subito di ricevere, in aggiunta alle attuali tipologie di rifiuto conferite, anche gli imballaggi in plastica – si aggiunge –. Il Centro di raccolta, fino al 30 settembre, rispetterà gli attuali orari di apertura (da martedì a venerdì 8.30-14; sabato 8.30-12 e 13.30-17; domenica 8.30-12; lunedì chiuso). Dal 1 ottobre, gli accessi saranno differenziati in funzione delle due tipologie di utenze: Utenze domestiche, martedì e giovedì 8.30-14, sabato 8.30-12 e 13.30-17, domenica 8.30-12, lunedì chiuso, mercoledì e venerdì accesso non consentito; Utenze non domestiche mercoledì e venerdì 8.30-14, lunedì chiuso, martedì, giovedì, sabato e domenica accesso non consentito». [md, ecoinformazioni]

16 luglio/ Presidio pensionati

pensioniFnp dei Laghi con Spi Cgil e Uil pensionati davanti alla Prefettura di Como giovedì 16 luglio.

«Scendiamo in piazza per difendere il diritto sacrosanto dei pensionati di ricevere emolumenti adeguati e rivalutati e anche perché la sentenza della Corte di cassazione venga rispettata – dichiara Giovanni Pedrinelli, segretario generale della Fnp dei Laghi –.L’incontro col Governo, a livello nazionale, del giorno 16 riapre un confronto con l’Esecutivo, che desideriamo affronti non solo il tema della rivalutazione delle pensioni ma che metta in cantiere una serie di modifiche della Legge Fornero».

«È importante per noi sindacati pensionati chiedere degli interventi adeguati del Governo, affinché i giovani in futuro ricevano pensioni dignitose» conclude Pedrinelli. [md, ecoinformazioni]

A pagamento i parcheggi di Como Borghi

como borghiTariffa agevolata per i pendolari in piazzale Gerbetto, dal 13 luglio, a 1 euro al giorno.

 

«Ferrovie Nord e Comune di Como hanno siglato una convenzione per la gestione del parcheggio, destinato principalmente ai pendolari e le tariffe applicate sono le stesse in vigore a Lazzago – spiegano da Palazzo Cernezzi sull’introduzione di una tariffa per i posteggi della stazione di Como Borghi dalle 8 alle 20, dal lunedì al sabato –. In tutto i posti blu sono circa 21 e il pagamento sarà gestito da parcometri posizionati da Como servizi urbani, società cui è stata affidata la gestione dell’area».

«Si tratta di un provvedimento che va incontro alle esigenze dei pendolari – afferma l’assessore alla Mobilità Daniela Gerosa –. La stazione di Como Borghi non aveva ancora un’area limitrofa con tariffe agevolate ed ora si potrà contare almeno su questa possibilità».

«Restano bianchi tutti gli altri parcheggi esistenti intorno alla stazione e sono stati ricavati anche una decina di posti moto – spiega un comunicato del Comune –. Sempre alla stazione Como Borghi, nel frattempo, è in via di chiusura il cantiere per la realizzazione di una velostazione. Il progetto, finanziato da Fondazione Cariplo, prevede un deposito coperto e videosorvegliato per 60 biciclette. Gli utenti potranno accedere direttamente ai binari dopo aver depositato la bicicletta e viceversa. L’accesso alla struttura avverrà attraverso apposita tessera». [md, ecoinformazioni]

Io sono cultura/ presentazione a Como

IoSonoCultura2015-01 Unico studio in Italia che “quantifica il peso della cultura e della creatività nell’economia nazionale”, il rapporto Io sono cultura è stato presentato a Como nel pomeriggio di venerdì 10 luglio 2015 in una sala di Villa del Grumello, alla presenza di un pubblico non vastissimo, ma – come si usa dire – sicuramente qualificato.

Il tema è il rapporto tra cultura ed economia, ed Ermete Realacci presidente della Fondazione Symbola “per le qualità italiane”, che ha elaborato il rapporto, lo spiega in una quarantina di minuti che tra divagazioni a base di citazioni (tra gli altri: Proust, Galilei, Churchill, Galbraith, Bob Marley, La Pira, Gandhi – ma sicuramente qualcuno è sfuggito…) definiscono come fondativo appunto questo rapporto. Tuttavia, la domanda che aleggia è: “cosa si intende per cultura?” Realacci non lo spiega a voce e rimanda al materiale consegnato in cartella, dove tra le altre cose è contenuto un breve dossier con la stampa delle slides di presentazione (che non verranno mostrate “perché tanto le avete già stampate”…). Qui effettivamente si enuncia “il perimetro del sistema produttivo culturale” che comprende: “Industrie culturali: film, video, radio-tv, video giochi e software, musica libri e stampa”; “Patrimonio storico-artistico: Musei, biblioteche e archivi, luoghi e monumenti storici”; “Industrie creative: Architettura, comunicazione e branding, design, produzione di beni e servizi creative driven”; “Performing arts e arti visive: Rappresentazioni artistiche, spettacoli e manifestazioni, convegni e fiere”; a margine – non si capisce se in posizione subordinata o “fuori dal giro” – “Pubblica amministrazione (biblioteche, musei, teatri pubblici) e “Non profit (Fondazioni e associazioni)”. Si intende che così definito “il sistema produttivo culturale” (con questo piccolo, ma significativo slittamento semantico rispetto alla “cultura” tout-court) ha il suo peso nell’economia nazionale: il 5,4% del valore aggiunto, il 7,3% delle imprese, il 5,9% dell’occupazione.

Di questo si discute, della cultura della produzione; mentre della produzione della cultura (cioè, al di là della battuta, delle condizioni che permettono un reale, concreto e ideale, sviluppo della cultura, ovvero – tra l’altro – della scuola e della ricerca) non mette conto parlarne.

Se – come è stato ribadito con forza – l’affermazione “con la cultura non si mangia” è una solenne sciocchezza, risulta per me poco convincente anche la sua reciproca secondo cui “cultura è solo quello che permette di mangiare”. Detto in altre parole: definire la cultura (anzi, la Cultura, perché come è stato affermato ieri è la Cultura con la C maiuscola che conta) come il supporto immateriale della produzione appare francamente riduttivo. Solo il sindaco di Como Mario Lucini ieri si è spinto ad affermare che la cultura ha un “riflesso civile” oltre che economico (ho apprezzato, ma mi è sembrato un po’ poco).

Tutto ciò non significa che il ragionamento sull’importanza dell’“industria culturale” non sia centrale, e che sapere che la provincia di Como è in Italia quinta per numero di imprese “culturali” e decima per produzione di “ricchezza” a base culturale non sia fonte di soddisfazione. Questi significativi risultati sono stati ovviamente presentati con il ripetuto intercale di “bellezza” (non mi pare – ma potrei essermi distratto – che i termini arte e storia siano mai stati pronunciati) e di “ricchezza”. Alla fine, è sembrato che tra le due a contare veramente sia solo la seconda. Con un significativo corollario: nello scontro “di civiltà” (non è stato detto, ma si capiva) con i nuovi fondamentalismi, l’“identità” (altro concetto fondamentale) occidentale – ma più specificatamente italiana – dovrebbe costituirsi attorno a questa “ricchezza”.

In chiusura, due suggerimenti da parte mia. Uno: provare a dare a qualche studio del settore creativo l’incarico per individuare un nuovo brand che distingua una volta per tutte la “cultura” dalla “cultura per la produzione” (così si evitano inutili discussioni e articoli). Due: cambiare il titolo del rapporto Io sono cultura, e – parafrasando Luigi XIV, il Re Sole, che pure di cultura se ne intendeva – passare a La cultura sono io (così è più sincero). [Fabio Cani, ecoinformazioni]

IoSonoCultura2015-02

Ermete Realacci

Per vedere il rapporto 2015 clicca qui

Per i dati del precedente rapporto clicca qui

Presidente non firmi la deforma della scuola pubblica

ecoleL’approvazione il 9 luglio della “deforma” della scuola del governo Renzi, osteggiata fino alla fine da pedagogisti, lavoratori della scuola, studenti, cittadini e cittadine, chiama il Capo dello stato ad una decisione estrema in qualità di garante della Costituzione. La scuola della Repubblica invita Sergio Mattarella a non firmare. Leggi su école il testo della lettera al presidente della Repubblica.

Gara per Villa Olmo

villa olmoSulla Gazzetta venerdì 10 luglio verrà pubblicata per la risistemazione di parco e orto botanico.

«I lavori rientrano nell’ambito del progetto Tra ville e giardini del lago di Como. Navigare nella conoscenza finanziato da Fondazione Cariplo – ricorda Palazzo Cernezzi – e prevedono la riqualificazione e il restauro del giardino storico che si affaccia sul lago e quello dietro alla villa, interventi sulle piante esistenti, integrazione del verde, sistemazione dei vialetti e dei sentieri, la posa degli impianti di irrigazione e di illuminazione, la creazione dell’orto botanico».

Si tratta di un intervento di 2,7 milioni di euro, con un appalto integrato sulla base del progetto preliminare. «I partecipanti alla gara nel presentare la propria offerta dovranno predisporre il progetto definitivo – spiega il Comune di Como, che punta ad arrivare all’aggiudicazione dei lavori entro fine anno – e chi si aggiudicherà la gara dovrà poi provvedere a sviluppare il progetto esecutivo e quindi l’esecuzione dei lavori». [md, ecoinformazioni]

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