Parlare di Gaza per agire per Gaza
[L’introduzione di Cinzia Storiale a nome degli organizzatori]
Parlami di Gaza – che ha riempito lo Spazio Gloria con oltre 100 attivisti la sera dell’8 febbraio – non è uno spettacolo, non è stata una prestazione performativa pronta al consumo dello spettatore. Non credo sia nemmeno definibile come racconto, perché non c’è trama, non è una storia che vuole semplificare il nostro comodo assistere.
[Uno dei momenti più intensi dell’incontro]

Parlami di Gaza è una testimonianza, un atto di presenza, un atteggiamento fermo di fronte alle avversità, nonché uno spazio fisico ed emozionale all’intersezione tra rabbia, frustrazione, tristezza, vergogna e fastidio; questi ultimi aleggiavano tra le file dei presenti, a partire dalla mia poltrona. Sarà che quelle parole così puntuali, dure e schiette, a tratti ripetute lentamente come cantilene, ma di quelle per le quali non è possibile prendere sonno, ci hanno fatto sentire, anche solo per un momento, rimproverati e accusati di essere complici. E tuttavia la commozione che assale a fine serata non è affatto figlia di un rimprovero. Personalmente reputo che quanto è stato detto, letto, composto e musicato dovrebbe farmi sentire meno salda nella convinzione esista una parte dei buoni, dato che questa non basta. Dato che l’autoconvinzione, quella che ci porta a vivere in una bolla di chi si compiace, è una lusinga ingannevole. Ovviamente non è cattiveria, non è falsità, ma perché mi sento così profondamente interessata e toccata da tale frustrazione e imbarazzo? Parafrasando De Andrè, con la frase che costella spesso le piazze italiane di manifestanti solidali con la Palestina, mi chiedo: forse anche noi ci sentiamo assolti? E allora torniamo a sentirci coinvolti. [Giulia Rho, ecoinformazioni] Presto on line altri video dell’iniziativa.




[Foto Fabio Cani, ecoinformazioni]
Giro di mostra/ Le foto di Ahmed Jarboa

[Foto di copertina di Ahmed Jarboa]


