Una proposta per Como: il Reddito Scolastico Comunale

Luca Michelini, professore ordinario di Storia del pensiero economico presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa, va via perfezionando la proposta di Redito scolastico che ha già suscitato l’interesse di associazioni e forze politiche del centrosinistra che hanno avanzato anche critiche e dubbi. Questo testo che pubblichiamo integralmente illustra il senso politico dell’idea. Per Michleni la «forza della proposta risiede non soltanto nel contenuto della misura, ma anche nella capacità di costruire un nuovo riferimento sociale per la politica cittadina. Il Reddito Scolastico Comunale offre una base concreta sulla quale organizzare una coalizione ampia composta da studenti, famiglie, insegnanti, lavoratori della conoscenza, associazioni e istituzioni educative».

«1. Introduzione

Ringrazio il presidente dell’Arci di Como Gianpaolo Rosso per essere stato tra i primi interlocutori cittadini con i quali ho discusso e cominciato a definire il progetto del Reddito Scolastico Comunale. Si tratta di una proposta ancora in via di elaborazione, composita e trasversale nei suoi riferimenti teorici e culturali e che ha conosciuto un primo importante banco di prova editoriale sulla rivista Effimera, nella quale è stata pubblicata una mia riflessione preliminare (si legga qui https://effimera.org/il-reddito-scolastico-comunale-manifesto-programmatico-progetto-pilota-per-il-comune-di-como-di-luca-michelini/).

L’idea di fondo è semplice: attribuire un contributo annuale di circa mille euro a ogni studente delle scuole statali dell’obbligo del Comune di Como, finanziandolo stabilmente attraverso il bilancio comunale. Una parte delle ulteriori risorse dovrebbe inoltre essere destinata direttamente agli istituti scolastici, affinché possano ampliare e qualificare l’offerta formativa, anche attraverso l’estensione delle attività pomeridiane.

Non si tratta soltanto di una misura economica rivolta alle famiglie. Il Reddito Scolastico Comunale intende affermare una precisa gerarchia delle priorità collettive e proporre una nuova idea di città. La scuola, la formazione e la produzione della conoscenza devono essere poste al centro della politica economica e sociale di Como.

2. La scuola come prima vocazione della città

Como viene abitualmente rappresentata attraverso alcune sue importanti vocazioni storiche: la manifattura, il tessile, il turismo, il lago, il patrimonio monumentale, la cultura razionalista e, più recentemente, il calcio professionistico. Nessuna di queste dimensioni deve essere sottovalutata. Tuttavia, la principale vocazione della città, sia per il numero delle persone coinvolte sia per la sua rilevanza strategica, è costituita dalla scuola.

Como è un importante centro dell’istruzione pubblica e privata. Ogni giorno le scuole cittadine mettono in relazione migliaia di studenti, famiglie, insegnanti, dirigenti, personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Intorno agli istituti scolastici ruotano inoltre associazioni, cooperative, servizi educativi, attività culturali, trasporti, mense, imprese fornitrici e professioni specializzate.

La scuola non rappresenta dunque un settore marginale o una semplice voce della spesa comunale. Costituisce una delle principali infrastrutture sociali e produttive della città. È un luogo di formazione, ma anche un sistema complesso capace di organizzare la vita quotidiana di una parte molto vasta della popolazione.

La presenza delle scuole private e paritarie contribuisce a rafforzare la vocazione educativa di Como. Il riconoscimento di questa pluralità non deve però impedire di distinguere la funzione specifica della scuola statale. La parità scolastica non comporta infatti l’equivalenza delle rispettive funzioni sociali e istituzionali: sul tema, analizzato anche in punta di diritto costituzionale, rimando al testo di Aldo Sandulli Contro il mercato dell’istituzione scolastica (Costituzionalismo.it, 2009, fasc. 1). La scuola statale è aperta a tutti, risponde direttamente ai principi costituzionali di uguaglianza e gratuità dell’istruzione obbligatoria e garantisce la libertà d’insegnamento senza subordinarla all’adesione a un particolare orientamento religioso o ideologico. Nelle istituzioni private confessionali o ideologicamente caratterizzate, invece, la Corte costituzionale ha ammesso che la libertà del singolo docente possa incontrare i limiti ritenuti necessari a preservare le finalità proprie dell’istituzione (Corte costituzionale, sentenza del 14 dicembre 1972, n. 195). La scuola statale costituisce il luogo nel quale persone provenienti da famiglie, culture e condizioni sociali differenti possono incontrarsi all’interno di un’esperienza educativa comune. Costituisce il crogiolo dell’identità nazionale, senza tuttavia piegarla a scopi autoritari, ma alimentando una tradizione pluralistica millenaria allo scopo di scoprire ed esaltare le potenzialità individuali.

Proprio per questo la scuola statale deve essere difesa, sviluppata e messa nelle condizioni di esercitare pienamente la propria funzione. Rafforzare la scuola pubblica non significa negare la libertà delle famiglie o la presenza delle scuole private. Significa riconoscere che soltanto l’istituzione pubblica può garantire universalmente il diritto all’istruzione e svolgere quella funzione di integrazione sociale, formazione civile e costruzione della cittadinanza che è indispensabile alla vita democratica.

Como dovrebbe quindi riconoscere nella scuola, pubblica e privata ma con la necessaria centralità dell’istruzione statale, la propria prima e fondamentale vocazione. Da questa consapevolezza può nascere una nuova politica cittadina.

3.Una misura sociale

Il Reddito Scolastico Comunale possiede una caratteristica che lo distingue da molte delle proposte che caratterizzano il dibattito politico locale: si rivolge a una componente sociale chiaramente identificabile e di vaste dimensioni.

Nel territorio comunale vive una popolazione di circa novemila bambini e ragazzi fino ai quindici anni. Si tratta già, di per sé, di una quota considerevole della popolazione comasca. Se però agli studenti aggiungiamo i genitori, i familiari, gli insegnanti, il personale scolastico e tutti coloro che partecipano direttamente o indirettamente alla vita degli istituti, emerge una realtà sociale ancora più ampia.

Il Reddito Scolastico Comunale interesserebbe direttamente circa la metà di questi novemila bambini e ragazzi, coinvolgendo indirettamente alcune migliaia di famiglie. Poche politiche comunali sarebbero in grado di raggiungere una platea altrettanto vasta, distribuita in tutti i quartieri e in tutte le componenti sociali della città.

Questo elemento assume un particolare significato nel contesto politico comasco. Il dibattito cittadino è spesso attraversato da proposte frammentarie, talvolta prive di referenti sociali chiaramente individuabili o rivolte a gruppi numericamente circoscritti. Il risultato è una discussione pubblica che rischia di oscillare tra la gestione ordinaria, la risposta alle singole emergenze e il confronto su interessi particolari, senza riuscire a costruire un progetto generale capace di coinvolgere una parte rilevante della cittadinanza.

Il Reddito Scolastico Comunale permette di uscire da questa frammentazione. Ha una platea precisa, composta dagli studenti della scuola statale dell’obbligo, ma produce effetti su un universo sociale molto più esteso. Non si rivolge a un soggetto astratto. Intercetta una componente reale e numericamente consistente della popolazione e interviene su un’esperienza, quella scolastica, che accomuna famiglie appartenenti a condizioni economiche, culturali e professionali differenti.

La forza della proposta risiede pertanto non soltanto nel contenuto della misura, ma anche nella capacità di costruire un nuovo riferimento sociale per la politica cittadina. Il Reddito Scolastico Comunale offre una base concreta sulla quale organizzare una coalizione ampia composta da studenti, famiglie, insegnanti, lavoratori della conoscenza, associazioni e istituzioni educative.

Infine, ma non per importanza, contribuisce a ridare centralità sociale agli insegnanti e a tutti coloro che lavorano nella scuola pubblica, contribuendo al miglioramento della loro condizione economica e portando al centro del dibattito cittadino il tema di una pianificazione urbanistica (politica della casa, trasporti pubblici) che sia capace di tutelare socialmente ed economicamente il ruolo di tutti gli attori della scuola. La cui rilevanza strategica trova oggi una corrispondenza economica che potremmo definire addirittura capovolta: dovrebbero essere i docenti della prima infanzia e poi via via i docenti delle scuole successive ad essere retribuiti forse di più di coloro, come gli scienziati, che sono il frutto di un lungo percorso educativo.

4. Un investimento universalistico nella scuola pubblica

La filosofia sociale e fiscale del provvedimento è molto netta e si pone in controtendenza rispetto alle politiche prevalenti a partire dagli anni Novanta. Il suo obiettivo è rafforzare la scuola pubblica, riconoscendole un ruolo strategico nello sviluppo civile, sociale ed economico del Paese.

La spesa per l’istruzione non deve essere considerata soltanto come un costo da contenere o come un intervento assistenziale destinato alle situazioni di maggiore bisogno. Deve essere interpretata come un investimento collettivo nella formazione delle nuove generazioni e nella capacità produttiva futura della società.

Per questa ragione, la proposta esclude il ricorso all’ISEE come criterio di accesso. La scelta deriva, anzitutto, dal carattere universale della scuola pubblica. Se l’istruzione obbligatoria costituisce un diritto fondamentale e un interesse generale della collettività, anche il sostegno economico connesso alla frequenza scolastica deve poter assumere una forma universalistica.

Esistono inoltre importanti ragioni pratiche. I meccanismi fondati sull’ISEE possono produrre enormi costi amministrativi, gravi ritardi, errori e fenomeni di mancato accesso alle prestazioni da parte di famiglie che ne avrebbero diritto. Una misura universalistica è più semplice da amministrare, immediatamente comprensibile e capace di coinvolgere l’intera comunità scolastica.

È previsto un fondo, da destinarsi alle politiche scolastiche, nel quale far affluire, dandone opportuno riconoscimento, il reddito scolastico di quelle famiglie che volessero rinunciarvi: la filosofia fiscale del Comune deve avere fiducia nel cittadino, che non deve essere trattato con sospetto.

L’erogazione è monetaria e non in “beni scolastici” (“buono libri” ecc.), per lo stesso motivo, oltre che per il fatto che non esistono uniformità pedagogiche (e quindi di “beni scolastici”) tra le scuole.

L’universalismo del contributo non impedisce, ed anzi fornisce il presupposto, di destinare ulteriori forme di sostegno agli studenti e alle famiglie che si trovano in condizioni di particolare difficoltà, che proprio la scuola dell’obbligo è di fatto chiamata a verificare. Al contrario, il Reddito Scolastico Comunale dovrebbe costituire una base comune, alla quale aggiungere interventi più intensi rivolti alle situazioni di maggiore vulnerabilità.

In questo modo si supererebbe l’alternativa rigida tra universalismo e selettività. A tutti verrebbe riconosciuto il contributo connesso alla funzione universale della scuola pubblica; a coloro che incontrano ostacoli economici, sociali, linguistici o personali verrebbero destinate risorse aggiuntive.

5. Il lavoro degli studenti

La società contemporanea è caratterizzata da estese forme di rendita economica, cioè da redditi che non derivano direttamente da un’attività lavorativa. Nello stesso tempo, una parte considerevole delle attività che sorreggono la vita sociale non riceve alcuna remunerazione oppure viene riconosciuta soltanto in forme indirette e insufficienti. 

Tra queste attività rientra anche lo studio, come hanno dimostrato tradizioni di pensiero molto composite: le stesse che si sono incontrate per dar vita alla Costituzione italiana. Gli studenti sono solitamente rappresentati come destinatari di un servizio, mentre viene trascurato il contributo che la loro attività fornisce alla società. Studiare significa acquisire conoscenze e competenze, ma anche partecipare alla formazione del patrimonio culturale collettivo, preparare le capacità professionali future e garantire la continuità delle istituzioni civili e democratiche.

Definire lo studio come una forma di lavoro non comporta la sua meccanica assimilazione al lavoro salariato. Significa riconoscerne il valore sociale, la continuità, l’impegno e la capacità produttiva. La formazione non produce soltanto un vantaggio individuale per lo studente. Produce benefici per l’intera collettività, che potrà disporre di cittadini più consapevoli, lavoratori qualificati, nuove competenze e maggiori capacità di innovazione.

Il Reddito Scolastico Comunale costituirebbe quindi, nello stesso tempo, un sostegno alle famiglie, uno strumento per rendere più effettiva la gratuità dell’istruzione obbligatoria e un riconoscimento pubblico del lavoro svolto dagli studenti.

6. L’economia della conoscenza 

La proposta acquista il suo significato più profondo se viene collocata nel passaggio storico verso l’economia della conoscenza. Le società contemporanee dipendono sempre più dalla produzione, dalla trasmissione e dall’applicazione del sapere. Scuola, ricerca, università, informazione, cultura, progettazione, tecnologia e servizi ad alta qualificazione occupano una posizione decisiva nella struttura economica e sociale.

Questa trasformazione non riguarda soltanto la crescita di nuove professioni. Determina la formazione di un vasto settore sociale composto da studenti, insegnanti, ricercatori, tecnici, lavoratori della cultura, della comunicazione, della formazione e dell’innovazione. Si tratta di un insieme articolato e internamente differenziato, che spesso non possiede ancora un’adeguata consapevolezza della propria consistenza e della propria importanza strategica.

Ricordando alcune classiche raffigurazioni del progresso sociale, possiamo sintetizzare e semplificare affermando che nel corso della storia moderna, la funzione di avanguardia produttiva è stata esercitata dapprima dalla borghesia, protagonista dello sviluppo commerciale e industriale, e successivamente dal proletariato, che ha rappresentato il centro della produzione di massa e del conflitto sociale. Entrambe queste classi, pur nelle loro trasformazioni, continuano a essere fondamentali. L’impresa, il lavoro autonomo, il lavoro operaio e il lavoro dipendente rimangono componenti essenziali della società contemporanea: soprattutto se si analizza l’economia “locale” dal punto di vista “globale”.

La crescita dell’economia della conoscenza ha però fatto emergere un nuovo settore strategico. La capacità produttiva dipende ormai in misura crescente dal sapere, dalla ricerca, dall’istruzione e dalla qualificazione del lavoro. La vera avanguardia produttiva della società contemporanea si forma quindi nei luoghi nei quali la conoscenza viene creata e trasmessa.

La scuola rappresenta il primo e più universale di questi luoghi, soprattutto dalla prima infanzia. È qui che il nuovo settore sociale comincia a prendere forma, ridisegnando e mettendo in tensione i contorni di tutti gli altri ceti sociali, compresi quelli d’appartenenza. Gli studenti non sono soltanto i futuri protagonisti dell’economia della conoscenza, ma ne costituiscono già una componente essenziale, perché il loro lavoro di apprendimento alimenta il processo generale di produzione e riproduzione del sapere.

Il Reddito Scolastico Comunale può contribuire alla presa di coscienza di questo nuovo soggetto sociale. Riconoscendo il valore dell’attività degli studenti, la città riconoscerebbe nello stesso tempo l’importanza strategica dell’intero mondo della formazione e della conoscenza.

Como potrebbe così costruire una nuova idea di sviluppo. Non una politica fondata esclusivamente sulla valorizzazione immobiliare, sul consumo turistico o sui grandi eventi, ma un progetto capace di investire sulle persone, sulle competenze, sull’istruzione e sulla capacità di innovazione.

7. Una proposta costruita attraverso il confronto

Il progetto è stato elaborato attraverso incontri con i soggetti cittadini che hanno manifestato interesse e disponibilità: associazioni culturali, forze politiche, dirigenti scolastici, insegnanti e famiglie. Le osservazioni e le critiche emerse durante questi confronti sono state preziose e hanno consentito di precisare progressivamente la proposta.

Il Reddito Scolastico Comunale deve rimanere un progetto aperto. La sua concreta configurazione richiede un processo pubblico di discussione nel quale verificare la platea dei beneficiari, l’importo del contributo, le modalità di erogazione, il rapporto con le misure già esistenti e la destinazione delle risorse aggiuntive agli istituti scolastici.

Con l’avvicinarsi delle scadenze elettorali ho riscontrato una crescente difficoltà nel mantenere aperto il confronto. Il dibattito pubblico tende spesso a concentrarsi sulla gestione ordinaria e sulle emergenze immediate, mentre trova meno spazio la progettazione di interventi strutturali capaci di produrre effetti nel medio e lungo periodo.

Questa difficoltà dipende anche dalla persistenza di una cultura politica che considera inevitabile la riduzione dell’intervento pubblico e tende a subordinare ogni politica sociale a criteri selettivi, compensativi e residuali. Il Reddito Scolastico Comunale muove da un’impostazione differente: considera l’istruzione pubblica non come una prestazione destinata soltanto ai meno abbienti, ma come un’istituzione universale che deve essere sostenuta attraverso una responsabilità collettiva.

8. Como e la condizione delle nuove generazioni

La popolazione comasca è interessata da un processo di progressivo invecchiamento. I giovani rappresentano una quota minoritaria della popolazione e incontrano difficoltà crescenti nella partecipazione alla vita economica e sociale. Le opportunità lavorative, i livelli salariali e il riconoscimento dei percorsi formativi non sempre consentono alle nuove generazioni di costruire condizioni soddisfacenti di autonomia.

A queste difficoltà si aggiunge l’aumento dei costi che le famiglie devono sostenere per la frequenza scolastica dei figli. La gratuità formale dell’istruzione obbligatoria non elimina infatti le spese per il materiale scolastico, i trasporti, le attività integrative, la mensa, gli strumenti digitali e le occasioni culturali connesse al percorso educativo. Anche gli insegnati trovano crescenti difficoltà economiche nell’inserirsi in un tessuto cittadino caratterizzato da un costo della vita crescente, a cominciare dagli affitti.

Il Reddito Scolastico Comunale interverrebbe su questa contraddizione. La scuola dell’obbligo viene dichiarata gratuita, ma la sua frequenza comporta costi consistenti, che ricadono sulle famiglie e incidono in maniera diversa a seconda delle condizioni economiche.

Secondo le prime stime, la misura potrebbe essere finanziata con una spesa annuale di poco inferiore ai cinque milioni di euro. La sostenibilità della previsione dovrà naturalmente essere verificata attraverso un’analisi accurata del bilancio comunale, della popolazione scolastica effettivamente interessata e delle possibili fonti di finanziamento.

Il punto decisivo riguarda però la scelta delle priorità. Una città che investisse stabilmente una parte delle proprie risorse sugli studenti e sulle scuole sceglierebbe di sostenere una componente numericamente vasta della popolazione e, nello stesso tempo, di rafforzare il proprio futuro economico e civile.

9. La questione dei servizi per la prima infanzia

Nel corso degli incontri dedicati al progetto è stata frequentemente segnalata l’assenza di una parte specificamente rivolta agli asili nido e ai servizi educativi per la prima infanzia. L’osservazione è fondata. Una politica organica per le nuove generazioni non può limitarsi alla scuola dell’obbligo, ma deve prendere in considerazione l’intero percorso educativo, a partire dai primi anni di vita. Del resto, circa un quarto del bilancio comunale è già destinato a queste politiche, scontando un progressivo disinvestimento dello Stato centrale, realizzatosi dagli anni Novanta in poi, nelle strutture e nel personale.

La presenza e l’accessibilità dei nidi incidono sulle opportunità educative dei bambini, sull’occupazione dei genitori, sull’organizzazione familiare e sulle diseguaglianze sociali. Sarebbe pertanto opportuno affiancare al Reddito Scolastico Comunale un progetto specifico per l’ampliamento dei servizi educativi rivolti alla prima infanzia.

Questo progetto richiede tuttavia competenze, risorse e strumenti differenti. Dovrebbe essere elaborato mediante il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, delle associazioni familiari, degli operatori del settore, delle forze sociali e delle istituzioni cittadine. Distinguere le due misure non significa trascurare la prima infanzia, ma riconoscere la necessità di costruire per essa un intervento autonomo, organico e adeguatamente finanziato.

Le forze organizzate del Paese e della città devono assumersi questa responsabilità. La centralità dei nidi viene regolarmente proclamata in occasione delle elezioni, ma troppo raramente si traduce in progetti amministrativi completi, dotati di risorse, obiettivi e tempi verificabili.

10. Ripartire dal Comune

Il Comune può diventare il luogo nel quale sperimentare una politica innovativa, valutarne gli effetti e costruire un modello eventualmente riproducibile in altri territori. Nella storia italiana, molte importanti esperienze di riformismo sociale e amministrativo sono nate proprio a livello municipale, soprattutto a partire dai primi anni del Novecento.

Il municipalismo riformatore sviluppò servizi pubblici, istituzioni educative, forme di assistenza e infrastrutture collettive che avrebbero successivamente contribuito alla costruzione dello Stato sociale. Questa tradizione dimostra che l’ente locale non deve limitarsi alla gestione dell’esistente. Può essere un laboratorio di innovazione istituzionale. Il contesto istituzionale contemporaneo invita, del resto, a valorizzare le specificità locali.

Como possiede inoltre una storia significativa nel campo dell’innovazione scolastica. La nascita e lo sviluppo della scuola a tempo pieno, alla quale contribuì il direttore didattico Giovanni Belgrano, mostrano come anche iniziative inizialmente circoscritte possano produrre trasformazioni profonde e durature.

Il Reddito Scolastico Comunale intende recuperare questa capacità di innovazione. Non pretende di risolvere da solo i problemi della scuola, delle famiglie e delle nuove generazioni. Può però affermare concretamente un principio: la formazione dei bambini e dei ragazzi non è soltanto una responsabilità privata delle famiglie, ma un compito dell’intera comunità.

10. Da una prima adesione politica a un progetto per tutta la città

Un primo e significativo passo è già stato compiuto. Il gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle di Como ha accolto il progetto del Reddito Scolastico Comunale e ha proposto che Como possa diventare un Comune pioniere nella sua applicazione. Si tratta di un importante riconoscimento politico, che colloca la proposta all’interno di una più ampia volontà di rafforzare la scuola pubblica e rendere effettiva la gratuità dell’istruzione obbligatoria (https://www.quicomo.it/attualita/scuola-pubblica-caso-corridoni-meno-privilegi-piu-tutele.html). 

Questa adesione merita di essere sottolineata. Dimostra che la proposta può uscire dal terreno della riflessione individuale ed entrare nel confronto politico cittadino. Il Reddito Scolastico Comunale, tuttavia, non nasce per diventare patrimonio esclusivo di un partito. La disponibilità espressa dal Movimento 5 Stelle deve rappresentare l’inizio, non la conclusione, della discussione.

L’invito è rivolto a tutte le forze politiche, civiche, sindacali e associative, alle istituzioni scolastiche, agli insegnanti, alle famiglie e ai “lavoratori della conoscenza”, come oggi si usa dire. Ogni soggetto può contribuire a discutere la proposta, correggerla, verificarne la sostenibilità e trasformarla in un progetto amministrativo organico.

Il confronto dovrebbe svolgersi nel merito, senza preclusioni e senza rivendicazioni di appartenenza. La forza del Reddito Scolastico Comunale consiste proprio nella possibilità di costruire una coalizione trasversale intorno a una misura concreta, rivolta a una parte vasta e riconoscibile della società comasca. 

Como possiede tutte le condizioni per aprire questa strada. La presenza di una rete articolata di istituzioni educative pubbliche e private fa dell’istruzione la prima e fondamentale vocazione della città. Riconoscerla significa costruire intorno alla scuola una nuova idea di sviluppo urbano, fondata sull’economia della conoscenza e sulla consapevolezza del ruolo strategico svolto da studenti, insegnanti, ricercatori e lavoratori della formazione e della cultura.

Una città non diventa un’avanguardia proclamandosi tale, ma individuando una trasformazione storica e costruendo le istituzioni capaci di governarla. Con il Reddito Scolastico Comunale, Como può riconoscere nell’economia della conoscenza il proprio futuro, dare rappresentanza a un nuovo e vasto settore sociale e trasformare la propria vocazione educativa in un progetto politico.

L’adesione del Movimento 5 Stelle costituisce il primo passo. Adesso spetta alle altre forze cittadine accettare il confronto. Se saprà mettere la scuola al centro della propria politica economica e sociale, Como potrà diventare un laboratorio nazionale e un’avanguardia concreta del cambiamento». [Luca Michelini, professore ordinario di Storia del pensiero economico presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa]

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