11 settembre/ Made in Italy per l’industria del genocidio

Venerdì 11 settembre alle ore 21.00, presso l’Oratorio di Rebbio, si terrà la presentazione del dossier “Made in Italy per l’industria del genocidio”. Evento promosso da Anticorpi Militari, BDS Como e Giovani Palestinesi d’Italia (GPI).

A tre anni dall’inizio del genocidio in corso a Gaza e in Cisgiordania, con un’escalation che si
estende al Libano, all’Iran e a tutta la regione, e mentre in Italia cresce la repressione nei confronti
di chi si mobilita per la Palestina, promuoviamo un momento pubblico di analisi e mobilitazione: la
presentazione del dossier “Made in Italy per l’industria del genocidio”. Di fronte a un contesto che
non lascia spazio a passività, riteniamo necessario continuare e rafforzare l’azione contro la
complicità italiana con il progetto sionista, opponendoci con determinazione anche di fronte al
tentativo di criminalizzare chi si oppone al genocidio e allo stato di polizia.

Il dossier
Il documento, prodotto dai Giovani Palestinesi, nell’ambito della campagna internazionale People’s
Embargo for Palestine, insieme a Palestinian Youth Movement (PYM), Weapon Watch ed
European Legal Support Center (ELSC), ricostruisce — attraverso l’analisi incrociata di dati
doganali, registri di spedizione e manifesti di volo — la rete di soggetti privati e infrastrutture
pubbliche italiane coinvolte nell’invio di materiale bellico e carburante verso “Israele”.
Secondo i dati raccolti, tra ottobre 2023 e oggi, sono transitate dal territorio italiano oltre 416
spedizioni di materiale militare e più di 224 mila tonnellate di carburante dirette verso “Israele”. I
flussi coinvolgono scali aeroportuali (Fiumicino, Malpensa), porti (Genova, Ravenna) e terminal per
il carburante (Taranto, Siracusa). Parte delle spedizioni di carburante risulterebbe avvenuta con
l’uso di transponder navali disattivati e variazioni di rotta non dichiarate in anticipo.
L’indagine è accompagnata da un inquadramento giuridico che stabilisce, in capo allo Stato
italiano, responsabilità legate al mancato rispetto degli obblighi internazionali in materia di
prevenzione del genocidio, richiamando anche il parere della Corte Internazionale di Giustizia del
luglio 2024.

Le rivendicazioni
Il dossier si propone come strumento politico per l’azione sindacale e sociale, più che come
documento di sola denuncia. Il governo italiano deve:

  1. Imporre un embargo bilaterale totale sulle armi nei confronti di “Israele”;
  2. Annullare permessi di esportazione e accordi di assistenza tecnica in vigore;
  3. Fermare la fornitura di petrolio e gasolio utilizzati dall’apparato militare “israeliano”;
  4. Monitorare e fornire dati trasparenti per tutti i trasporti e tutte le esportazioni dual use in transito
    da porti e aeroporti italiani;
  5. Rescindere il Memorandum militare Italia – “Israele”.

Questo momento non si tratta di uno slancio isolato: è la continuità delle mobilitazioni che negli
ultimi mesi hanno attraversato le piazze di Como, e che oggi si salda a un fronte più ampio,
nazionale e internazionale. Ogni nave bloccata, ogni fabbrica d’armi denunciata, ogni corteo che si
ferma davanti a responsabili produttori di morte, è un tassello dello stesso rifiuto alla complicità.

L’Italia non è spettatrice di questa guerra: ne è parte attiva, dai porti alle aziende, dagli accordi
commerciali alle basi militari. La guerra passa anche dal nostro territorio, dalle fabbriche, industrie
e aziende che commerciano nel settore militare. Per questo fermarla non è un gesto simbolico, ma
un atto politico necessario — e possibile, solo se lo costruiamo insieme, dal basso, senza deleghe. [Comunicato stampa, BDS Como, Giovani Palestinesi d’Italia (GPI) e Anticorpi Militari]

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