Servizio civile universale 2026-27/ Palestra di cittadinanza e democrazia
Il 18 settembre si è tenuto l’incontro di avvio del Servizio civile universale 2026, organizzato da Asc Lombardia aps alla Casa della memoria di Milano, scelta ovviamente non casuale. La mattinata, densa di contenuti e testimonianze, ha costituito il primo grande passaggio per un centinaio di persone che si apprestano a iniziare il servizio civile, un’esperienza che reputo davvero capace di crescita e cambiamento collettivi, scelta controcorrente rispetto a quei comportamenti societari volti a rafforzare l’immagine di sé, che portano spesso a individualismo e/o isolamento.
In apertura, la presidenza di Asc Lombardia aps racconta il servizio civile, «palestra di cittadinanza e democrazia». I temi che lo attraversano, ovvero pace, difesa civile non armata, inclusione, solidarietà e protagonismo giovanile, non alimentano lotte distinte tra loro, tra cui quella di classe, ambientale, contro le discriminazioni e il riarmo — per citarne alcune — ma compongono una stessa visione che, anche attraverso il servizio civile, possa procedere nella pratica comune e condivisa — in questo senso convergere.
L’anno che segue questo momento di accoglienza e primissima formazione farà senz’altro maturare in ognuno/a competenze, il cui valore tuttavia non può e non deve esaurirsi nella spendibilità professionale. La capacità di cooperare, l’ascolto, la gestione nonviolenta dei conflitti, la responsabilità verso il bene comune, in questo tempo segnato da guerre, crisi umanitarie, polarizzazioni e disuguaglianze, diventeranno pratiche quotidiane, a tal punto da ricercare, tramite l’apprendimento, la partecipazione, il dialogo e il conflitto non violento, continui nuovi stimoli per entrare in relazione con i contesti attorno a noi, desiderosi/e di influenzarli, cambiarli, sovvertirli.
«La nonviolenza non è rinuncia all’azione: è la scelta di affrontare i conflitti senza riprodurre le logiche della sopraffazione».

[Foto di Amelie Di Matteo, ecoinformazioni]
Durante la scaletta della mattina sono inoltre intervenuti Dario Venegoni, presidente Aned, Walter Galbusera, presidente della Fondazione Anna Kuliscioff, e Sara Zanisi, direttrice generale dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri. Attraverso i loro preziosi interventi, attraverso l’invito alla memoria e al rinnovamento di una consapevolezza, che da memoria deriva, sembrano interrogare la generazione più giovane lì presente rispetto a quale sia la storia, quali gli sviluppi e oggi gli aspetti in grado di contraddistinguere i diritti fondamentali, alla base della nostra Costituzione, che oggi vengono troppo spesso violati, senz’altro per una più grave disaffezione — che non ha età. Un particolare omaggio viene rivolto da Sara Zanisi alle donne della resistenza, a Bianca Ceva, partigiana e direttrice per venti anni dell’allora Insmli, oggi Istituto Nazionale Parri. Sospesa la domanda: «È possibile anche oggi disertare, scegliere la non violenza?»

[Foto di Giulia Rho, ecoinformazioni]
Sì, un’altra difesa è possibile. Si svelano dei volti dietro le testimonianze di servizio civile, in particolare le esperienze di Sofia Filippi per il progetto Attivare x salvaguardare, presso Legambiente, Marco Corazza del progetto promosso da Auser Milano Viaggiatori nel tempo: generazioni senza età, e Barbara Benelli del progetto Look up, tenutosi in Mozambico.
Da una parte l’impegno e l’acquisizione di una volontà sociale e politica delle volontarie, dall’altra una proposta di legge a sopporto delle stesse.
«L’esperienza maturata negli ultimi anni nel campo del servizio civile, della protezione civile, della cooperazione internazionale e delle politiche di prevenzione dei conflitti evidenzia la necessità di dotare l’ordinamento di una struttura stabile e coordinata, capace di valorizzare e integrare tali esperienze in un quadro unitario di programmazione. L’attuale assetto normativo presenta, infatti, elementi di frammentarietà che si traducono in difficoltà operative, discontinuità di risorse e mancanza di una visione sistemica».
Asc Nazionale ha infatti partecipato attivamente alla campagna Un’altra difesa è possibile, felici abbia superato le 50.000 firme. L’obiettivo del Disegno di legge è la costituzione di un luogo istituzionale capace di indirizzare il contributo alla difesa civile, coordinando con le proprie autonomie le varie componenti oggi esistenti, proprio a partire dal servizio civile.

[Foto di Matteo Bevilacqua, ecoinformazioni]
Sempre nel corso della mattinata, Amelie Di Matteo ed io siamo state invitate a intervenire per presentare un altro fondamentale aspetto del servizio civile, quello della formazione. Di come quella ricevuta ci abbia fatto desiderare una continuità dei rapporti e delle modalità di confronto a tal punto da intravedere nella formazione stessa un canale a doppio senso capace di scambiare orizzontalmente contenuti commisti a bagagli esperienziali, anziché procedere attraverso processi gerarchici di distribuzione di nozioni. Abbiamo colto la proposta inviataci da Asc Lombardia di prendere parte alla Formazione Capovolta, tenuta da alcuni/e volontari/e del servizio civile e condivisa con i/le servizio civilisti/e e gli/le olp (operatori locali di progetto).
Durante le due giornate di formazione, tenutesi rispettivamente a Torino e Milano il 19 e il 20 maggio 2026, assieme a colleghi/e del servizio civile Piemonte che con noi hanno aderito al progetto, abbiamo voluto presentare temi concernenti il luogo di lavoro, tra cui le microaggressioni fisico-verbali, le discriminazioni raziali e di genere e le professioni al femminile. Lo abbiamo fatto attraverso una serie di attività partecipate volte alla reciproca conoscenza e alla costruzione di uno spazio nel quale osare posizionamenti di idee in apertura al dibattito.
Non abbiamo solo registrato un’importante partecipazione, ma soprattutto un’equiparabile volontà di presentare materiale su cui poter riflettere al fine di allargare lo sguardo, di declinare nella pratica ciò che il servizio civile ci consegna, e al tempo stesso sapere di poterlo ricondividere con il proprio team di lavoro. A questo proposito, in accordo con Asc Lombardia e Piemonte, viene rilanciata la continuazione del progetto, perché al nostro fianco una nuova generazione di servizio civilisti/e possa garantire una continuità di una modalità di azione ed espressione che è per noi diventata cara, anche perché rispecchiata all’interno del nostro luogo di lavoro all’Arci di Como. [Giulia Rho, ecoinformazioni]








[Foto di Asc Piemonte aps, 19 e 20 maggio 2026]
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