Puzza di sterco di bufala
Ci scuseranno i placidi ruminanti che ci regalano la gustosa mozzarella, ma in questi giorni si sente in città un terribile puzzo di bufala. Sono le notizie false che con una certa dose di irresponsabilità vengono veicolate non solo dai social che per definizione non sono attendibili e facilmente manovrabili da malfattori, ma anche dalla stampa vera che dovrebbe essere “responsabile”.
Così, mentre il governo vara ulteriori provvedimenti repressivi (restano da considerare reato ormai solo i sogni notturni di trasformazione sociale), a Como la polizia indaga nelle scuole, ma non colpisce i gruppi fascistoidi che “proteggono” la città con il solito lugubre armamentario delle ronde e delle divise nere. Paolo Berizzi su Repubblica ha già denunciato che in questo gruppo di “salvatori” di Como sono attive persone note dell’eversione nera, ma la “bufala” continua a occupare le prime pagine, giustifica tutto, pascola ormai in città e deposita il suo escremento piatto con una superficie di contatto con l’aria molto grande che lo rende particolarmente nauseabondo. Omaso e abomaso della piccola parte violenta e aggressiva della città gongolano in attesa dell’esercito e di barricate dove dare fuoco alla Costituzione. L’allarme sicurezza c’è però davvero. Non sono le bufale a segnalarlo. Il pericolo gravissimo che qualcuno muoia anche il 24 ottobre c’è, colpito dalla povertà, dall’impossibilità di accedere all’assistenza sanitaria sacrificata per spendere in armi, dall’emarginazione criminale di istituzioni impegnate solo nei fasti dei ricchi, da tutte le altre minacce cha la mancata attuazione dei diritti sanciti dalla Costituzione determina ogni giorno anche a Como, città tra le più ricche del mondo, ma paradiso solo per alcuni. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

