Accoglienza vera, non sfruttamento/ Ecco la Carta
Non basta sfamare e dare un giaciglio. C’è da cominciare a accogliere davvero, c’è da ragionare sul come farlo, c’è da prepararsi a farlo per molte più persone di quelle fino a ora arrivate, in realtà ancora pochissime. E c’è da contrastare il malaffare e l’abuso di chi si arricchisce speculando su chi fugge da guerre, violenze e povertà, spesso alla radice della nostra stessa ricchezza.
Non siamo all’anno zero, anche a Como ci sono già esperienze nobili, ma siamo all’anno zero della capacità dello stato di assicurare davvero quell’accoglienza di qualità e di umanità che è la condizione perché l’arrivo nelle popolazioni autoctone di persone nate altrove possa dispiegare pienamente il suo ruolo positivo per tutti. Servono regole, serve la narrazione di buone pratiche che sono tanto più utili quanto più dettagliano gli interventi e le azioni da garantire. Serve chiarire che non si tratta solo di dare pane e un ricovero, ma di accogliere. Serve indicare esattamente cosa è necessario assicurare visto che i bandi prodotti dalle prefetture sono così vaghi da non evidenziare le differenze abissali tra i diversi soggetti che si propongono, lasciando spazio anche a malfattori. Il 5 aprile la pubblicazione, dopo una gestazione lunghissima, della Carta dell’accoglienza elaborata dalla Caritas e dalle Acli comasche è un significativo passo avanti e, se sarà accettata come base per la costituzione di standard pubblici obbligatori, contribuirà a migliorare la situazione di tanti/ e come è giusto, necessario e urgente. Nell’interesse di tutti coloro che intendono restare umani. Il documento è una risposta certo non diretta, ma efficace al business dell’immigrato e anche a quelle destre razziste e xenofobe che vorrebbero, e fanno di tutto per crearne le condizioni, la guerra ovunque, anche tra le persone della nostra città. Da questo punto di vista la Carta è anche elemento che aumenta la sicurezza rendendo più forte la spinta alla coesione sociale che è garanzia di qualità delle relazioni e di serenità per tutte e tutti. Ora tocca alle istituzioni che dovrebbero estenderne i principi a coloro che fino ad ora non hanno assicurato analoga qualità e umanità. Dicendo definitivamente addio a chi non è in grado o non vuole assicurare ciò che è indispensabile offrire.



1 pensato su “Accoglienza vera, non sfruttamento/ Ecco la Carta”
I commenti sono chiusi.