immigrazione

Come è profondo il male/ Verso la guerra tra disinformazione e cialtroneria

quartomareIl criminale dilettantismo di una parte non piccola dei professionisti dell’informazione italiana (nazionale e locale) tenterà da oggi di convincere il paese che per chiudere i rubinetti di sangue che irrorano senza sosta il Mediterraneo con scie di morte e di disperazione si debbano fare le seguenti cose: 1- bloccare le partenze, 2 – colpire le barche, 3 – bombardare gli scafisti, assicurarli (i sopravvissuti) alla giustizia.

Non tutti coloro che scriveranno tali strupidagini sono prezzolati dai trafficanti di morte o dai loro consapevoli o inconsapevoli complici nei governi. Molti di questi “giornalisti” che rifuggono dallo studio dei problemi come dalla libertà di opinione sono così incompetenti, inesorabilemnte cialtroni, imbecilli fino al paradosso da credere davvero a ciò che scrivono. Maledetti! Intanto di questa vergognosa bufala vanno convincendosi anche i governi europei e c’è da chiedersi dove sia Tsipras se anche il responsabile europeo (un greco) condivide l’idea che la soluzione sia fare la guerra agli scafisti. [mi auguro che tale notizia verrà smentita e sia frutto solo della cialtroneria di alcuni cronisti].
Intanto il 22 aprile il Guardian ha pubblicato la proposta del mediatore Onu in Siria che dice: 1 – c’è circa un milione di persone pronte per sfuggire alla morte a salpare, 2 – l’unica soluzione è organizzare un piano razionale di divisione dei profughi tra i paesi ricchi gestendo il trasporto dei disperati verso la salvezza evitando così che lo spargimento a ettolitri del loro sangue sia l’effetto della criminalità dei governi che affida alle mafie il compito di massacrare – dopo averli depredati, tenuti in campi di concentramento, torturati e violentati – milioni di persone in fuga da guerre, violenze e povertà. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

21 aprile/ Mobilitazione nazionale: Fermare la strage. Subito!/ A Como alle 17 davanti alla Prefettura

MEDIT
L’Arci ha indetto per martedì 21 aprile la Giornata di mobilitazione nazionale Fermare la strage. Subito! All’iniziativa stanno aderendo molte altre realtà, associative, sindacali, politiche impegnate per i diritti umani contro il genocidio. A Como l’Arci invita a partecipare al presidio davanti alla Prefettura in via Volta alle 17 in concomitanza con iniziative analoghe in altre provincie. L’iniziativa sarà accolta anche al Gloria dedicandole una parte dell’incontro già previsto a sostegno del circolo Arci Xanadù alle 21.  Nel seguito il documento dell’Arci che indice la mobilitazione. Tutte le informazioni sui media di ecoinformazioni. Scarica e diffondi il volantino.

«In una settimana più di mille morti in due stragi annunciate.

Stragi che hanno responsabilità precise: le scelte politiche e le leggi dei governi dell’UE (compreso quello italiano) che consegnano le persone in cerca di protezione nelle mani dei mercanti di morte.

Aumentando controlli e mezzi per pattugliare le frontiere non si fermeranno le stragi come dimostra quest’ultima tragedia, in cui i morti potrebbero addirittura essere 900, avvenuta a poche ore da quella che ha portato a morire altre 400 persone. Chi scappa per salvare la propria vita e quella dei suoi cari non si ferma davanti al rischio di morire in mare.

Non c’è più tempo da perdere.

Si aprano subito vie d’accesso legali, canali umanitari, unico modo per evitare i viaggi della morte. Il governo italiano, in attesa che sia la Ue a farsene carico, riattivi subito un programma di ricerca e salvataggio  in tutta l’area del Mediterraneo.

Chieda contemporaneamente all’UE di farsi carico di un programma di ricerca e salvataggio europeo. Si sospenda il regolamento Dublino e si consenta alle persone tratte in salvo di scegliere il Paese dove andare sostenendo economicamente con un fondo europeo ad hoc l’accoglienza in quei Paesi sulla base della distribuzione dei profughi.

Questi morti non consentono a nessuno di perdere tempo e continuare a pronunciare parole vuote. Sono persone in carne e ossa. E invece sembrano fantasmi.

Martedì  21 aprile 2015 Mobilitazione nazionale in tutta Italia.

A Roma appuntamento a partire dalle 14,30 davanti a Montecitorio. Nelle altre città appuntamenti saranno articolati secondo quanto deciso dalle organizzazioni locali». [Arci nazionale]

Poesia/ Nicoletta Grillo/ Il naufragio

Nicoletta GrislloIn occasione della manifestazione Fermare il massacro. Subito! Nicoletta Grillo ha inviato alla sua  ecoinformazioni una poesia inedita su un migrante che vendeva cianfrusaglie in spiaggia, immaginandolo sopravvissuto ad un viaggio per mare. In una situazione tanto drammatica  le parole potrebbero sembrare inutili per cambiare un po’ le cose, ma forse le parole della poesia  a qualcosa servono, chissà. 

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Radio popolare per i migranti di Lampedusa

rpdiamolafotoDa Radio popolare: «Continua quotidiano il macabro conteggio dei morti nel Mediterraneo. Ormai è un bollettino di guerra. La guerra che vede l’Europa contro i migranti. Un dramma a cui ci si rischia di abituare, anche perchè di questi morti spesso non ci sono nemmeno le foto dei cadaveri da pubblicare sulle prime pagine dei giornali». Guarda sul sito di ecoinformazioni le foto dell’iniziativa svolta il 14 febbraio in Galleria a Milano.

Stragi europee nel Mediterraneo/ Ve la diamo noi la foto

logo ecopop

Su Radio popolare (e su ecoinformazioni) tutti i dettagli della manifestazione contro i massacri nel Mediterraneo indetta da Radio popolare per sabato 14 febbraio alle 16 in piazza Duomo a Milano (con un lenzuolo bianco e una radio). Sarà possibile fornire una foto realistica con la quale finalmente gli altri media potranno riportare la notizia della guerra dell’Europa e del governo Renzi ai migranti.

Braga e Guerra contro il razzismo a Guanzate

razzismoAlla proposta indecente della la lista paraleghista Guanzate viva che vuole una dscriminatoria e aberrante schedatura degli immigrati rispondono i due parlamentari comaschi del Pd. Chiara Braga e Mauro Guerra hanno dichiarato che «Iniziative del genere non fanno altro che favorire e caricare il clima sociale di tensione e di “caccia al nemico”, di cui non c’è nessun bisogno, tantomeno in questo momento, e che offendono prima di tutto la comunità guanzatese». Leggi la dichiarazione di Braga e Guerra.

Ebola: tra paura e realtà

ebola vauroUn centinaio di persone ha assistito, nella serata di giovedì 11 dicembre, all’incontro Ebola: tra paura e realtà, l’incontro organizzato dall’associazione Medici con l’Africa – Cuamm e patrocinato dal Comune e dall’ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della Provincia di Como. Tra gli ospiti, oltre al presidente comasco dell’associazione Italo Nessi e al primario del reparto Malattie infettive del Sant’Anna Domenico Santoro, anche i medici Massimo Brenna e Chiara Maretti, volontari in Africa. Già disponibili sul canale di ecoinformazioni tutti i video della serata

Una “storia” lunga trent’otto anni, da quel 1976 quando venne per la prima volta riscontrata nella regione da cui prende il nome, fino ad arrivare alle più recenti epidemie, capaci di devastare interi Paesi e di far tremare l’intero Pianeta. Di questo e altro si è parlato a Ebola: tra paura e realtà, l’incontro organizzato dall’associazione Medici con l’Africa – Cuamm, con il patrocinio del Comune di Como, presso la Biblioteca comunale nella serata di giovedì 9 dicembre.

Introdotti e coordinati da Italo Nessi, presidente della sezione comasca dell’Associazione e medico dalla lunga esperienza nelle zone interessate dal virus, i vari ospiti hanno così compiuto un’ampia panoramica sulle “ragioni” delle ultime emergenze connesse all’Ebola, sui motivi delle recenti propagazioni e sulla particolarità di queste, oltre a fotografare la situazione sul campo e l’attività dei volontari impegnati a combattere la malattia.

Se lo stesso Nessi ha presentato i trascorsi storici del virus, capace di innestarsi in questi ultimi casi in una situazione già complessa per le popolazioni locali, il direttore del reparto Malattie Infettive del Sant’Anna Domenico Santoro ha spiegato la natura epidemiologica del problema, le ragioni del suo pericolo e le procedure attivate anche nel nostro territorio per prevenirne la diffusione.

Originaria del regno animale, con tutta probabilità dal pipistrello della frutta tipico di quelle zone, l’Ebola ha avuto i suoi primi riscontri umani verso la metà degli anni ’70 nella regione del fiume omonimo, come ha illustrato il medico anche con l’uso di diapositive. Una malattia gravissima, con una percentuale di mortalità tra il 50 e il 90% e dalla propagazione estremamente veloce, che ormai imperversa in diversi stati come la Liberia, la Guinea e la Sierra Leone, fino ad arrivare in Senegal, Mali e in Nigeria, per fortuna con numeri estremamente ridotti. Così non è stato invece per i primi focolai dell’ultima malattia, quelli appunto nel Corno d’Africa, che sfruttando anche una serie di tradizioni culturali, come l’abitudine di toccare o lavare i morti durante i funerali, ha conosciuto una diffusione amplissima, per la prima volta estesa anche ai grandi centri abitati come Monrovia in Liberia e Freetown in Sierra Leone. Una vera e propria emergenza quindi, che ha parzialmente interessato anche i Paesi occidentali, come la Spagna e gli Stati Uniti, e che ha spinto anche l’Italia ad attivarsi per rispondere ad eventuali casi. All’ospedale Sant’Anna, ha concluso Santoro, sono state per esempio attivate da mesi procedure ad hoc, sia nella prima fase di Triage che nella cura del malato.

Se Santoro ha così esaurito la parte “accademica”, gli altri ospiti si sono invece concentrati sui costi sociali dell’emergenza, oltre che a mostrare l’azione di Medici con l’Africa. Il dottor Massimo Brenna, chirurgo e volontario dell’associazione, ha per esempio ragionato sulla situazione particolare del Corno, a cominciare dalla reale capacità d’azione dei vari sistemi sanitari e sui motivi delle mancate azioni nel contrasto alla malattia. Ragioni culturali o d’abitudine secolare, come già introdotto da Santoro, ma anche ragioni più pratiche, come la pochezza delle strutture ospedaliere, la mancanza di risorse e la concentrazione delle poche presenti nel contrasto all’Ebola, abbandonando la cura di altre malattie ugualmente gravi, oltre alla mancanza “fisica” di un buon numero di medici e operatori locali. Un orizzonte quasi fosco, in zone che rimangono tra le più povere del pianeta, che non è più solo africano e che ha quindi originato episodi di vera e propria psicosi globale, tra enfasi mediatica e impreparazione degli stessi organismi internazionali, a cominciare dall’Oms.

Ancora più nello specifico è entrata la dottoressa Chiara Maretti, arrivata in sostituzione del collega Giovanni Putoto bloccato all’estero, che ha illustrato la sua esperienza nell’ospedale di Pujehun in Sierra Leone e gestito direttamente dal Cuamm. Un reportage molto forte, che ha mostrato al pubblico i luoghi dove operano gli ormai famosi Ebola fighters recentemente premiati dalla rivista Time come personalità dell’anno, tra le procedure di isolamento e cura dei malati, volti di pazienti e operatori arrivando ad alcune testimonianze dei tentativi dell’ autorità locali, tra cartelli esplicativi e pompe per il lavaggio delle mani posizionati in ogni luogo.

La serata si poi conclusa con la proiezione di un breve filmato dedicato all’attività dell’associazione, attiva dal 1950 e tra le maggiori del nostro Paese nell’ambito dell’assistenza sanitaria, oltre ad alcune domande dalla platea, a simboleggiare l’interesse che la materia continua a suscitare nell’opinione pubblica. Un incontro proficuo da questo punto di vista, che si chiuso con una frase simbolica dello scrittore Samuel Johnson: “dove non c’è speranza non ci può essere sforzo”[Luca Frosini, ecoinformazioni]

7 dicembre/ Gospel in villa per I bambini di Ornella

villa 2014 A3Come a dicembre dello scorso anno, I bambini di Ornella organizzano un evento a Villa Olmo a Como.  Alle 16 di domenica 7 dicembre, il direttivo dell’associazione e Severino Proserpio (presidente della “sorella senegalese” Les enfants d’Ornella) presenteranno la campagna di tesseramento 2015 e le nuove attività del centro Giovanni Quadroni. A seguire, si terrà l’esibizione del coro gospel Gap “Always Positive” e un breve intervento del poeta Falco della Rupe. In conclusione, brindisi di auguri e rinfresco conviviale organizzato insieme all’associazione Teranga.

Durante tutta la durata dell’incontro sarà possibile firmare l’adesione alla campagna per la difesa civile non armata e nonviolenta Un’altra difesa è possibile
Ingresso a partire da dodici euro. Il ricavato sarà destinato alle attività dell’associazione.
L’evento è patrocinato dal Comune di Como.
Per maggiori informazioni: http://www.ibambinidiornella.it. [aq, ecoinformazioni]

Arci/ Colletti bianchi e camicie nere. Il nuovo sacco di Roma

arciGli arresti dei giorni scorsi a Roma, che gettano un’ombra sinistra sulla capitale e sugli interessi convergenti tra politica, malaffare e pubblica amministrazione, confermano fra l’altro le nostre preoccupazioni sulle periodiche ‘emergenze procurate’ in tema d’accoglienza. L’emergenza impedisce infatti una programmazione e una gestione controllata attraverso i normali canali amministrativi, facendo spesso saltare regole e controlli. La cosiddetta emergenza nord africa ha per esempio consentito, con il ricorso ad affidamenti diretti al di fuori del sistema ordinario dei bandi pubblici, l’ingresso nel settore dell’accoglienza rifugiati di tanti soggetti che mai se ne erano occupati e che non avevano nessuna competenza specifica. Da anni sosteniamo la necessità di una programmazione nazionale, di un sistema unitario che faccia capo solo allo SPRAR e di un albo nazionale delle organizzazioni che possono offrire servizi nel campo dell’accoglienza, di provata esperienza e competenza.L’emergenza, oltre ad alimentare un vero e proprio business dell’accoglienza, comporta uno spreco di denaro pubblico insopportabile. Infatti i profughi, una volta usciti da grandi centri dove non sono stati in alcun modo seguiti, devono ricominciare da capo il loro percorso di integrazione. Si buttano via quindi risorse per strutture inadeguate e con personale incompetente, infischiandosene del danno anche psicologico che ne deriva per gli ospiti, che spesso dopo hanno bisogno di maggiori cure e attenzioni e di un periodo di accoglienza più lungo. Insomma l’agire in ‘emergenza’, con il ricorso a grandi strutture, senza controlli, con soggetti inadeguati, oltre a facilitare infiltrazioni di ogni tipo, avvelena le relazioni e appesantisce il già difficile carico di ingiustizie che i rifugiati si portano dietro. Ancora oggi, a causa dei bandi al massimo ribasso con i quali sono stati assegnati i posti in accoglienza dalle prefetture in giro per l’Italia, i rischi di affidamento a soggetti inadeguati e potenzialmente fuori controllo sono tanti e concreti. Questo metodo, di cui sono in primo luogo responsabili il governo e il Ministro dell’Interno, produce spesso un impatto negativo col territorio e le comunità locali, che possono sfociare in violenze strumentalizzate dalla destra xenofoba che alimenta il razzismo. Quanto tempo bisognerà aspettare ancora perché si decida di cambiare registro? [Arci Nazionale]

 

Un mare di morti in piazza Duomo

2014ottobre3-003Vogliamo nomi, non più tombe.
Guarda tutti i video dell’iniziativa, leggi gli organizzatori dell’iniziativa comasca

 

 

 

 

Amadou scappava dalla guerra in cui ha perso il padre e la madre e oggi non sa se i suoi fratelli sono vivi o morti. Racconta a una piazza Duomo silenziosa e attenta di aver lasciato il Mali per raggiungere la Libia. Purtroppo, la situazione politica l’ha costretto a partire ancora – il 17 luglio -, questa volta per Lampedusa. Insieme a 230 persone, in gran parte donne e bambini, ha affrontato la traversata infernale senza cibo e acqua. «Ho avuto molta paura – racconta al microfono – a un certo punto, il carburante era finito e la nave, a causa del mare mosso, imbarcava acqua. Ci ha salvato un aereo militare italiano: avvistandoci da lontano, ha chiamato i soccorsi».
Ola è nigeriana e viveva in Libia. Lo scoppio della guerra l’ha obbligata a lasciare lo stato insieme a suo marito e un figlio di otto mesi. «Sul barcone eravamo in 482 – spiega – un’esperienza terribile». Una volta arrivata sana e salva in Italia, insieme alla sua famiglia è stata spostata a Genova e da lì a rebbio, presso la parrocchia di don Giusto Della Valle. Suo marito ha trovato lavoro come meccanico e lei sta studiando italiano.
John è partito nel 2011 dalle coste libiche verso l’Italia. Del viaggio, ricorda solo d’essere rimasto tre giorni chiuso in una stiva. Ora frequenta una scuola d’italiano e sbarca il lunario facendo il sarto.
Tre storie, simili a quelle ascoltate in altre parti d’Italia e, probabilmente, a ciò che avrebbero raccontato i 368 migranti che, proprio un anno fa, morirono nel tentativo di arrivare a Lampedusa. Venerdì pomeriggio,durante la prima giornata della Memoria e dell’Accoglienza, una corda teneva unite tutte le vicende. Una fune lunga 35 pannelli, rappresentanti la gran parte dei naufragi avvenuti negli ultimi dodici mesi, posizionata su sfondo blu, a raffigurare il mare. L’idea – nata a Como – è stata ripresa anche dalla manifestazione nazionale a Lampedusa. «All’estremità, sono collocate Europa e Africa – spiega la creatrice dell’installazione, Giulia Caponetto – i confini non sono tracciati perché la questione non riguarda un singolo continente o una nazione, ma è globale. Sui cartelloni sono segnate le date e il numero dei morti, a fianco sono appesi alcuni vestiti, raffigurazione di quello che arriva dalle spiagge dell’isola. Ogni oggetto è legato alla corda attraverso un nastro rosso, simbolo di tragicità e denuncia sociale».
Una parte  dei 200 presenti, a fine presidio, si sono avvicinati alla fune l’hanno sollevata e, in fila indiana, portata lungo piazza Duomo recitando, per ogni cartello, la data e il numero di morti.
Il 2014 deve ancora terminare e già rischia di segnare un record per i migranti. Secondo stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, i morti nel Mediterraneo sono già più di tremila. La giornata di ieri è dedicata al ricordo, ma non può essere solo questo. «Hanno perso i propri congiunti durante le traversate – ha spiegato Marica Livio, che ha partecipato all’accoglienza nel 2011 – alcuni eritrei sono state costrette a rilasciare le impronte digitali con la forza e hanno subito violenza. Dobbiamo riflettere sul significato dell’accoglienza».
A conclusione del presidio, è stata letta una poesia scritta da una persona sopravvissuta e arrivata a Lampedusa: «Un pezzo di terra/ dal mare/ volti scavati e stanchi/ la raggiungono/ Alcuni no/ Dal barcone uomini e donne/ e bambini/ scendono dalla terra/ sognata come speranza/ Dei volti l’attendono/ quei pochi/ che nei loro occhi/ colgono/ il nostro essere uomini/ Poi la fatica/ e la durezza dei giorni/dove non sai…/ un lembo d’umanità/ non è/ oltre alle mani/ o dal cuore di chi li ha accolti/ è per questo che un altro mondo deve farsi possibile. [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

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