Squarciare il velo/ La denuncia di don Giusto e una lettera per cominciare

don giusto della valleDon Giusto della Valle, intervenendo all’incontro Vinci l’indifferenza conquista la Pace, il 17 gennaio all’Astra [vedi il video], ha denunciato che «Quando c’è indifferenza, qualcuno ci fa gli affari. C’è un passo del Vangelo che dice “I figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della luce” quando una società sonnecchia i malfattori ci fanno gli affari. E se noi dormiamo altri non dormono.(…). Como accoglie profughi, circa 1300 persone, ci sono poche realtà che accolgono piccoli numeri e grosse realtà che accolgono grandi numeri. Inviterei a visitare questi luoghi per verificare quanto italiano si è imparato (…). Quali sono i frutti e quali i risultati? (…) I soldi escono qualcuno li incassa che cosa aggiungiamo come risultato. (..) Secondo me il profugo, come da convenzione con con l’ ente accogliente, è trattato come persona cui riempire la pancia, a cui dare un posto letto caldo dare genericamente qualche istruzione rispetto alla lingua italiana. Il problema di fondo è che l’Italia vede il profugo non come persona da accogliere e a cui fare una proposta formativa qualifica, piuttosto una persona nei confronti della quale ci si limita a dar da mangiare. In questo vuoto legislativo che c’è gli scaltri ci fanno gli affari e milionari anche nella nostra città di Como. Quanti giornalisti vanno a visitare gli appartamenti in cui vivono i profughi? Nessuno.(…) Como aveva anche un centro di Prima accoglienza per i minori non accompagnati. È stato chiuso. Ci interessa venga riaperto? (…) Occorrono proposte alternative.

 

Squarciare il velo dell’indifferenza

Sul tema della qualità dell’accoglienza e della possibilità che essa diventi business a danno delle persone e sulla necessità che si accertino con accuratezza le caratteristiche e i reali servizi offerti senza nascondere con l’emergenza le necessità di onestà e civiltà pubblichiamo la lettera firmata che abbiamo ricevuto.

«Nelle scorse settimane, mi è capitato di andare a far visita a un conoscente presso la Comunità Il Pane di Elia, in Via Grossi, a Como. Mi ha colpito la mancanza di pulizia e la scarsa presenza di personale: Per poter uscire sono dovuta andare a cercare qualcuno che mi potesse aprire il cancello, che, peraltro, al momento dell’ingresso avevo trovato aperto. Durante la visita ho avuto la sensazione che gli ospiti fossero parcheggiati nei locali, anche nell’ingresso, senza riservare loro alcuna attenzione. I degenti sono anziani (tra loro anche qualche sacerdote) e malati psichici.

Successivamente alla visita, scopro che nella struttura sono o sono stati ospitati anche giovani profughi.

Mi chiedo: come è possibile una tale promiscuità, negativa per tutti? Quali sono i parametri a cui, secondo le direttive legislative, ci si deve attenere, da un lato in materia di norme igienico-sanitarie, e dall’altro in termini di accoglienza dei profughi?

Inoltre, uno dei profughi ospitato presso la struttura di Via Grossi, e ora presso un altro centro, è stato ricoverato per alcuni giorni in una struttura ospedaliera, per seri motivi di salute. Il personale medico e paramedico se ne è preso cura con grande professionalità e umanità, ma nessun operatore della cooperativa, presso la quale è ospite, gli ha fatto visita. Uno dei medici del reparto ha suggerito che i parenti degli altri pazienti lo ‘adottassero’ a turno per fargli compagnia. Per giorni, gli è stata somministrata una dieta per musulmani, senza accertarsi che  fosse cristiano. Per noi, ‘nero’ e profugo significa per forza di cose musulmano? In realtà, qualche volta sì, qualche altra no. Questo fatto, in sé banale, evidenzia la totale mancanza di assistenza da parte della cooperativa nei confronti del ragazzo e, di conseguenza, l’inesistenza di una mediazione culturale (se non erro, prevista per legge) tra il ragazzo seriamente malato e l’ospedale.

Mi auguro che si possano migliorare queste situazioni, anche attraverso un maggiore coinvolgimento dei singoli cittadini, chiamati a denunciare situazioni anomale, e  delle istituzioni, preposte al controllo e alla tutela dei diritti di tutti coloro che vivono sul territorio del nostro paese. Cordiali saluti». [Lettera firmata]

 

 

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