asili nido

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 6 luglio 2009

Al consiglio comunale di Como di lunedì 6 luglio un minuto di raccoglimento per la strage di Viareggio, continuazione della discussione e approvazione delle nuove tariffe degli asili nido, questioni di metodo postume per il cedro abbattuto di soppiatto.
L’incidente in cui hanno perso la vita due ragazzi di Cernobbio in via Brogeda è stato al centro di più d’una preliminare del Consiglio comunale di lunedì 6 luglio. Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto «un controllo della segnaletica ed un posizionamento dei cartarifrangenti» nella curva fatale, l’assessore Caradonna ha voluto specificare «quella strada non è di nostra competenza, ma del’Amministrazione provinciale», mentre Luigi Bottone, Gruppo misto, ha chiesto un minuto di silenzio e Marco Butti, Pdl, ha sottolineato la pericolosità dell’ingreso di mezzi pesanti fra via Borromini e via S. Giacomo.
Mario Molteni, Per Como, ha chiesto lumi sui bus navetta per la mostra a Villa Olmo «vengono dichiarate come un grande successo il trasporto di 618 persone, facendo un breve calcolo, con il numero di corse effettuate si arriva a 2-3 persone per van».
Anche Acsm e le dimissioni di Enrico Polliero sono entrate nel dibattito: «subito dopo la fusione fra Acsm e  Agam è stato silurato il presidente – ha dichiarato Vincenzo Sapere, Socialisti – ora viene silurato anche il direttore, anche l’amministratore delegato non è di Como, che la gestione dell’azienda finisca nelle mani della Compagnia delle opere mi preoccupa!». Sullo stesso argomento è intervenuto Alessandro Rapinese, Area 200: «Il sindaco sulla fusione aveva detto che sarebbe stata un vantaggio per i cittadini con una riduzione del prezzo del gas, così non è stato, ora si va poi a licenziare un manager che ha lavorato bene per una questione di cadreghe».
Il Consiglio ha poi preso inizio con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime della strage di Viareggio. La discussione è ripresa sugli emendamenti alla delibera sulle rette degli asili nido comunali. Tutte bocciate le proposte di modifica delle minoranze, tranne due lievi modifiche sulle agevolazioni tariffarie, così come gli ordini del giorno. Molto differenti i punti di partenza delle modifiche proposte dalle minoranze, Dario Valli, Area 2010, ha proposto «una significativa riduzione delle spese» per gli asili, trovando un’opposizione trasversale. «Sono a favore delle economie di scala – ha detto Stefano Rudilosso, Pdl – ma sugli asili nido siamo arrivati a raschiare il fondo. L’ultima che ho sentito è che sono state invitate le dipendenti a comprarsi i guanti monouso, semmai qui si dovrebbe tornare indietro con i risparmi». Anche l’assessora Veronelli si è detta concorde sul contenimento di spesa ma sulla ristorazione, che Valli aveva proposto di esternalizzare, «ai bambini di quell’età va dato cibo fresco e sano come se fossero a casa». Magatti aveva chiesto una maggiore flessibilità negli orari e Rapinese di fare tutte le economie possibili «magari partendo dallo stipendio del portavoce del sindaco, che non ho mai visto». Una proposta che voleva inserire direttamente nell’ordine del giorno, ma che non essendo correlata strettamente alle tariffe degli asili bensì al bilancio, ha poi ritirato.
Il Consiglio ha quindi approvato le nuove tariffe che porteranno ad una diminuzione dell’importo delle tariffe massime per i residenti, a 500 euro, e un leggere aumento delle minime, basandosi interamente per tutti sull’Isee e non più sull’Irpef.
Sospese e rimandate le discussioni sul progetto integrato per la Ticosa, dato che non  ancora stata fatta la Vas, e sul lido di Villa Olmo, data l’assenza giustificata dell’assessore competente, si è affrontata la mozione urgente sul taglio del cedro di piazza Verdi proposta da Per Como, mentre una ventina di persone interessate sono arrivate per assistere al dibattito e hanno applaudito e sostenuto, provocando la contrarietà del presidente del Consiglio Pastore, gli interventi delle minoranze.
Molteni ha ripercorso la nascita della mozione quando ancora la pianta non era stata tagliata e sulla mancanza di risposte alla cittadinanza critica sull’abbattimento. «Tutti ci ricordiamo la sera in cui ci impegnammo  parlarne – ha aggiunto Magatti – e quella sera stessa il cedro è stato tagliato». Un atteggiamento inqualificabile per Roberta Marzorati, Per Como, «se il sindaco non sapeva che lo avrebbero abbattuto la sera stessa ha dimostrato un grande disinteresse e ancora peggio se lo sapeva e non ha detto niente».
Tutti d’accordo principalmente sulla questione di metodo, hanno preso la parola anche Marcello Iantorno, Pd, e Mottola, per la mancata volontà al confronto con la cittadinanza e sulla riprovazione dell’azione carbonara e notturna del taglio, quando secondo gli esponenti dell’opposizione si sarebbe potuto anche spostare.
«Io non voterò a favore di questa mozione di sfiducia a Caradonna – ha affermato Claudio Corengia, Pdl,– perché non si può più parlare del cedro dato che non c’è più e questa mozione non avrebbe neanche più ragione d’essere, come inammissibili sono gli emendamenti proposti». Il rumoreggiare del pubblico lo ha interrotto alcune volte finché, data l’ora, sono stati chiusi i lavori. Gli spettatori si sono riproposti di presenziare ancora a Palazzo Cernezzi per far sentire la loro voce, il dibattito continuerà lunedì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]
cernezziAl consiglio comunale di Como di lunedì 6 luglio un minuto di raccoglimento per la strage di Viareggio, continuazione della discussione e approvazione delle nuove tariffe degli asili nido, questioni di metodo postume per il cedro abbattuto di soppiatto.
L’incidente in cui hanno perso la vita due ragazzi di Cernobbio in via Brogeda è stato al centro di più d’una preliminare del Consiglio comunale di lunedì 6 luglio. Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto «un controllo della segnaletica ed un posizionamento dei cartarifrangenti» nella curva fatale, l’assessore Caradonna ha voluto specificare «quella strada non è di nostra competenza, ma del’Amministrazione provinciale», mentre Luigi Bottone, Gruppo misto, ha chiesto un minuto di silenzio e Marco Butti, Pdl, ha sottolineato la pericolosità dell’ingreso di mezzi pesanti fra via Borromini e via S. Giacomo.
Mario Molteni, Per Como, ha chiesto lumi sui bus navetta per la mostra a Villa Olmo «vengono dichiarate come un grande successo il trasporto di 618 persone, facendo un breve calcolo, con il numero di corse effettuate si arriva a 2-3 persone per van».
Anche Acsm e le dimissioni di Enrico Polliero sono entrate nel dibattito: «subito dopo la fusione fra Acsm e  Agam è stato silurato il presidente – ha dichiarato Vincenzo Sapere, Socialisti – ora viene silurato anche il direttore, anche l’amministratore delegato non è di Como, che la gestione dell’azienda finisca nelle mani della Compagnia delle opere mi preoccupa!». Sullo stesso argomento è intervenuto Alessandro Rapinese, Area 200: «Il sindaco sulla fusione aveva detto che sarebbe stata un vantaggio per i cittadini con una riduzione del prezzo del gas, così non è stato, ora si va poi a licenziare un manager che ha lavorato bene per una questione di cadreghe».
Il Consiglio ha poi preso inizio con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime della strage di Viareggio. La discussione è ripresa sugli emendamenti alla delibera sulle rette degli asili nido comunali. Tutte bocciate le proposte di modifica delle minoranze, tranne due lievi modifiche sulle agevolazioni tariffarie, così come gli ordini del giorno. Molto differenti i punti di partenza delle modifiche proposte dalle minoranze, Dario Valli, Area 2010, ha proposto «una significativa riduzione delle spese» per gli asili, trovando un’opposizione trasversale. «Sono a favore delle economie di scala – ha detto Stefano Rudilosso, Pdl – ma sugli asili nido siamo arrivati a raschiare il fondo. L’ultima che ho sentito è che sono state invitate le dipendenti a comprarsi i guanti monouso, semmai qui si dovrebbe tornare indietro con i risparmi». Anche l’assessora Veronelli si è detta concorde sul contenimento di spesa ma sulla ristorazione, che Valli aveva proposto di esternalizzare, «ai bambini di quell’età va dato cibo fresco e sano come se fossero a casa». Magatti aveva chiesto una maggiore flessibilità negli orari e Rapinese di fare tutte le economie possibili «magari partendo dallo stipendio del portavoce del sindaco, che non ho mai visto». Una proposta che voleva inserire direttamente nell’ordine del giorno, ma che non essendo correlata strettamente alle tariffe degli asili bensì al bilancio, ha poi ritirato.
Il Consiglio ha quindi approvato le nuove tariffe che porteranno ad una diminuzione dell’importo delle tariffe massime per i residenti, a 500 euro, e un leggere aumento delle minime, basandosi interamente per tutti sull’Isee e non più sull’Irpef.
Sospese e rimandate le discussioni sul progetto integrato per la Ticosa, dato che non  ancora stata fatta la Vas, e sul lido di Villa Olmo, data l’assenza giustificata dell’assessore competente, si è affrontata la mozione urgente sul taglio del cedro di piazza Verdi proposta da Per Como, mentre una ventina di persone interessate sono arrivate per assistere al dibattito e hanno applaudito e sostenuto, provocando la contrarietà del presidente del Consiglio Pastore, gli interventi delle minoranze.
Molteni ha ripercorso la nascita della mozione quando ancora la pianta non era stata tagliata e sulla mancanza di risposte alla cittadinanza critica sull’abbattimento. «Tutti ci ricordiamo la sera in cui ci impegnammo  parlarne – ha aggiunto Magatti – e quella sera stessa il cedro è stato tagliato». Un atteggiamento inqualificabile per Roberta Marzorati, Per Como, «se il sindaco non sapeva che lo avrebbero abbattuto la sera stessa ha dimostrato un grande disinteresse e ancora peggio se lo sapeva e non ha detto niente».
Tutti d’accordo principalmente sulla questione di metodo, hanno preso la parola anche Marcello Iantorno, Pd, e Mottola, per la mancata volontà al confronto con la cittadinanza e sulla riprovazione dell’azione carbonara e notturna del taglio, quando secondo gli esponenti dell’opposizione si sarebbe potuto anche spostare.
«Io non voterò a favore di questa mozione di sfiducia a Caradonna – ha affermato Claudio Corengia, Pdl,– perché non si può più parlare del cedro dato che non c’è più e questa mozione non avrebbe neanche più ragione d’essere, come inammissibili sono gli emendamenti proposti». Il rumoreggiare del pubblico lo ha interrotto alcune volte finché, data l’ora, sono stati chiusi i lavori. Gli spettatori si sono riproposti di presenziare ancora a Palazzo Cernezzi per far sentire la loro voce, il dibattito continuerà lunedì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Fragolino: “No alle discriminazioni”

 

bambiniFranco Fraglino consigliere del Pd al Comune di Como  sulla questione asili nido:  il costi  devono essere ripartiti in maniera più equa; no alla proposta di escludere dal diritto alcuni bambini di famiglie non indigene. 

In una nota diffusa il 9 gennaio Franco Fragolino interviene sulla questione asili nido: «Sono un investimento sociale ed il loro costo deve essere inteso in questa logica: una buona ed adeguata offerta di asili nido comunali deve ritornare ad essere una delle priorità dell’Amministrazione Comunale sia come investimento sul futuro sia per conciliare e facilitare il lavoro dei genitori ed in specialmodo delle mamme.

Semmai il problema vero è quello di rendere più accessibili gli asili nido attraverso un intervento sulle rette, che a Como risultano essere tra le più alte della Lombardia; oggi il “peso” è sopportato in maniera preponderante dalla fascia media delle famiglie che usufruiscono del servizio. Occorre intervenire per rendere più equa la distribuzione dei costi così da fare abbassare anche la retta massima. Quindi pensare ad un innalzamento della retta minima ed un applicazione generalizzata dell’Isee.

In merito poi alla presenza di bambini stranieri negli asili nido occorre guardare alla situazione reale del territorio ed ai bisogni concreti,senza fare ideologia e propaganda: già oggi la presenza dei bambini stranieri è oltre il 30% ed i dati ci dicono che tale presenza crescerà nel prossimo futuro in modo esponenziale essendo le famiglie immigrate quelle più prolifiche. Pensare allora di inserire nel regolamento negli asili nido  una percentuale massima di accoglimento di bambini stranieri vuol dire, di fatto, discriminare l’accesso sulla base della nazionalità di origine delle famiglie. Infatti già oggi la distribuzione dei bimbi di famiglie immigrate è molto diversa -legata alle esigenze ed ai bisogni delle famiglie- (a Camerata oltre il 60 per cento, in Via Italia Libera oltre il 45 per cento a Monte Olimpino il 50 per cento etc.)ed il rendere omogenea porterebbe ad una esclusione di fatto di molti bambini. Inoltre è una misura che non prende atto di una situazione che sta diventando la normalità anche nel nostro territorio».

Il consiglio comunale di giovedì 12 giugno 2008

Ritirata la delibera sul regolamento di accesso agli asili nido comunali. Verrà riproposta una nuova versione dopo l’estate. Bloccata la possibilità di fare ostruzionismo a oltranza. È iniziata la discussione sulla Consulta comunale per la famiglia.

Ritirata la delibera sul regolamento per i servizi alla prima infanzia nel Consiglio comunale di giovedì 12 giugno. Il sindaco Stefano Bruni non ha voluto «continuare un iter per un testo complesso, con risultati incerti» ed ha deciso di «ritirare la delibera per riproporla successivamente, appena dopo l’estate». Una scelta motivata dal fatto che «con gli emendamenti ed i subemendamenti c’era il rischio di non rendere omogeneo il testo finale e di non andare incontro alle richieste degli uffici che chiedono un metodo per formare graduatorie evitando gli innumerevoli pareggi che li mettono in imbarazzo». Per Donato Supino, Prc, «un ritorno al buonsenso».
Nella seduta precedente Bruno Magatti, Paco, aveva chiarito, con l’avvallo del vicesegretario generale Emoroso, la possibilità di fare ostruzionismo con la presentazione di subemendamenti. La risposta dell’Ufficio di presidenza del consiglio ha quindi cercato di limitare questa possibilità con una interpretazione restrittiva. Una nuova spiegazione regolamentare che ha fatto inalberare alcuni consiglieri: Supino ha stigmatizzato il fatto che «ogni volta che si incontra un intoppo lo si toglie di mezzo con atteggiamenti di maggioranza» per di più con un provvedimento forzato perché «non è vero che la materia non è disciplinata», una interpretazione condivisa da Marcello Iantorno, Pd, per cui «quando le cose sono chiare non hanno bisogno di essere interpretate».
Mario Lucini, Pd, ha proposto di riflettere sull’argomento e posticiparne la discussione, mentre Luca Gaffuri, Pd, condividendo lo spirito del provvedimento, per una maggiore funzionalità del Consiglio, ha chiesto una interpretazione più simile a quella di casi analoghi trattati nel Regolamento.
Tentativi di calmare gli animi sono giunti da parte della maggioranza con la proposta di Claudio Corengia, An, di un gentlemen’s agreement. Una posizione inaccettabile per Ma gatti: «Ora che sappiamo di avere questo strumento dovremmo cercare di non usarlo. In questo sistema maggioritario sappiamo bene chi tiene il manganello. Questa è una interpretazione soggettiva e politica del Regolamento e sappiamo tutti che le procedure sono il fondamento della democrazia se no non c’è più democrazia».
La nuova interpretazione è stata quindi approvata con un voto trasversale. Anche parte delle minoranze ha votato a favore della proposta dell’ufficio di presidenza e parte della maggioranza, come Roberto Rallo, Fi, e Guido Martinelli, Lega, che hanno votato contro.
L’assessora Veronelli ha successivamente presentato il progetto di Consulta comunale per la famiglia e il regolamento annesso. Una nuova struttura per l’assessora che rientra in un percorso di sviluppo e tutela della famiglia che ha già visto la nascita, nel 2001, della Consulta regionale e che lo sviluppo a livello locale di simili esperienze, «per consentire di coinvolgere e valorizzare la associazioni famigliari», innanzitutto a Verona, dal 1997, per poi essere adottate a Bergamo, Brescia e Marsala. La nuova struttura dovrà quindi a servire per Anna Veronelli a «incentivare una cultura per la famiglia e della famiglia».
Un tema delicato che supera le contrapposizioni tra gli schieramenti tanto che dopo il passaggio in Commissione la proposta ha raccolto solo due voti favorevoli, quattro contrari e due astensioni.
Per Magatti le consulte dovrebbero essere approntate solo per particolari Categorie che non riescono ad essere rappresentate dalla politica come immigrati extracomunitari o portatori di handicap perché «l’appartenere e vivere la famiglia è un’esperienza diffusa fra i consiglieri comunali e non si capisce perché delegare ad altri questo ambito». Tanto più che pur apprezzando il lavoro delle associazioni per la famiglia, un ambito che conosce e di cui fa parte, non lo ritiene così aperto anzi «un po’ élitario». Per il consigliere di Paco la discussione sulla famiglia in comune è paradossale quando 50 bambini sono rimasti fuori dagli asili nido restando nelle liste di attesa dovendo così rivolgersi al privato sociale. Un mondo per Magatti di cui le associazioni famigliari, tramite reti di associazionismo, cooperative, fanno parte. «Si fanno delle grandi dichiarazioni di principio demagogiche – ha concluso il consigliere di Paco – vi invito a ritirare la delibera».
Un altro punto di vista quello di Franco Fragolino, Pd, «sono complessivamente d’accordo, ma bisogna chiarire alcuni punti». Per il consigliere del Partito democratico non bisogna fare confusioni fra i ruoli e accavallare il forum delle associazioni famigliari e la Consulta per la famiglia «che non può essere la fotocopia della prima». «La consulta – ha continuato Fragolino – dovrà essere lo strumento dell’amministrazione che parla con la città che deve potere lavorare in piena autonomia ed essere quindi dotata di un proprio budget». Sostanzialmente a favore anche Gaffuri: «la famiglia è uno dei soggetti più deboli presenti nella nostra società, tutte le statistiche parlano delle grandi difficoltà economiche e relazionali di questo soggetto».
Contraria alla Consulta anche l’area liberal del gruppo di Forza Italia. Per Roberto Rallo «bisogna porsi il problema della rappresentatività di queste associazioni» anzi la loro promozione come vere rappresentanti della volontà della popolazione «è un atteggiamento fascista di chi non crede nella democrazia rappresentativa». Un attacco diretto anche all’assessora «se c’è bisogno della consulta vuol dire che c’è un black-out, non c’è connessione, fra te e il mondo dell’associazionismo». Stefano Rudilosso, Fi, si è invece interrogato su chi e cosa rappresentano le associazioni delle famiglie e ha chiesto di definire cosa s’intende per famiglia perché parlarne in generale «significa parlare di tutto o nulla».
La serata si è conclusa con la provocazione di Supino che ha chiesto se eventualmente anche associazioni a favore delle famiglie omosessuali possano entrare a far parte della Consulta e con Giampiero Ajani, Lega, che ha chiesto se la struttura proposta comporterà oneri per le casse comunali. La discussione è quindi stata rimandata al prossimo consiglio comunale. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di martedì 10 giugno 2008

Nel Consiglio comunale di martedì 10 giugno le opposizioni fanno ostruzionismo contro l’emendamento discriminatorio nei confronti degli extracomunitari nel settantesimo della promulgazione delle leggi razziali in Italia.

Nelle preliminari al Consiglio comunale di martedì 10 giugno Vincenzo Sapere, Gruppo misto, ha chiesto di trovare «una qualche via di uscita» per la situazione del bar battello a lago che soffre del cantiere per le paratie, Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto di mettere in sicurezza l’ex asilo nido di P. Chiasso, attualmente abbastanza facilmente accessibile per le persone non autorizzate, e Donato Supino, Prc, ha chiesto di «fare una verifica sul percorso estivo della linea urbana 3, che collega la stazione delle Ferrovie Nord di Grandate-Breccia con quella di Como-Camerlata, senza neanche permettere l’interscambio con la linea 6 attestata alla Motorizzazione civile». Uno spreco per il consigliere di Rifondazione per un percorso che «non viene utilizzato dai cittadini».
Il Consiglio ha quindi votato, e approvato con il solo voto contrario delle minoranze, l’emendamento al Regolamento per i servizi alla prima infanzia ritenuto discriminante dalle opposizioni che abbandonata l’aula, nella seduta precedente, avevano fatto venire a mancare il numero legale.
Il dibattito si è così incentrato su una altro emendamento allo stesso regolamento presentato dal gruppo di Alleanza nazionale che chiedeva 5 punti in più in graduatoria per un bambino con entrambi od un genitore italiano, 3 se comunitario e 0 se extracomunitario.
Durante l’illustrazione della proposta lo stesso presentatore Claudio Corengia, An, ha fatto dell’ironia dichiarandosi certo che quanto presentato sarebbe stato bollato come «contrario ai diritti dell’uomo». Il consigliere di Alleanza nazionale ha poi continuato «non c’è nessun intento punitivo, discriminatorio, di razzismo o di violare i diritti di chicchessia, solo ribadire che i cittadini italiani debbano avere un punteggio superiore nel momento in cui si stilano le graduatorie». «Un concetto che deve essere esteso ad altre situazioni – ha continuato il consigliere – come le case popolari».
Questo emendamento, così come presentato, ha avuto un parere negativo da parte dei tecnici del Comune e, interrogato in proposito, l’avvocato Fabiano ha spiegato come avrebbe potuto essere migliorato venendo «impostato in un’altra direzione, di ragionevolezza, su un criterio quantitativo».
Aperta la discussione Mottola ha definito la proposta «un’offesa per la specie umana», Bruno Magatti, Paco, ha parlato di una «situazione imbarazzante quando si parla di un avanzo di 15 milioni, come se il Comune dovesse fare profitti come un’azienda, e si discute su chi deve accedere e non sul costruire servizi», mentre per Marcello Intorno, Pd, «è aberrante che nel Consiglio comunale di una città civile ed europea entrino elementi che dovrebbero essere consegnati alla pattumiera della storia».
Pronta la risposta del primo cittadino Stefano Bruni: «Si usano sempre paroloni grossissimi, secondo me a sproposito in questo caso. Oggi la situazione dell’accesso ai nostri nidi vede una sempre maggiore occupazione di posti da parte di famiglie extracomunitarie, questo perché i nostri meccanismi di accesso non prevedevano che la tipologia famigliare fosse quella che è oggi». «La presenza di italiani negli asili nido – ha continuato il sindaco – è minoritaria o largamente minoritaria. Una situazione penalizzante per i figli dei comaschi. Questo emendamento va nella direzione di correggere un’anomalia, una disparità di trattamento».
Quindi, anche dopo il parere tecnico dell’avvocato Fabiano, Marco Butti, An, ha chiesto una sospensiva per valutare eventuali modifiche e dopo i 5 minuti, che sono diventati tre quarti d’ora, la seduta è ripresa.
La nuova proposta presentata è stata quindi quella di istituire «una percentuale minima dell’ottanta per cento per ciascuno asilo ai bambini con uno od entrambi i genitori italiani», nel caso in cui non fossero sufficienti le domande la priorità spetterebbe ai figli dei comunitari e solo quando anche queste saranno esaurite «potranno essere ammessi tutti gli altri bambini». Anche nella Germani nazista venne approvata nel 1933 la Legge contro il sovraffollamento delle scuole e università tedesche che ridusse il numero dei non ariani al 1,5%.
Mario Lucini, Pd, ha così rilevato che i residenti in città, italiani e non, che lavorano e pagano le tasse non sono più uguali «ma qualcuno è più uguale degli altri» e ha ricordato le cifre ufficiali: su 485 bambini iscritti agli asili nido 125 sono i bambini stranieri, il 25,7%, con una punta del 63% in un unico asilo, a Camerlata, e picchi del 40% in via Passeri e in via Italia Libera. Ed ha terminato affermando che «se passa questo emendamento sarà una vergogna per la nostra città!».
Dopo un chiarimento tecnico sulla possibilità di proporre subemendamenti, così come fatto dalla maggioranza, le minoranze hanno fatto ostruzionismo proponendone quasi trenta. La seduta è stata così aggiornata a giovedì 12 giugno. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 20 maggio

Supino chiede ragione dei 71 mila euro per Gandola, Molteni vuole sapere se Gaddi è disponibile ad accompagnare tutti e non solo Sgarbi la notte a Villa Olmo. Il sindaco chiede tempo. Nella seduta di lunedì 19 maggio del Consiglio comunale si parla del Regolamento per i servizi alla prima infanzia.

Il Consiglio comunale è incominciato con una preliminare di Donato Supino che ha chiesto chiarimenti al sindaco sull’accumulo di cariche di Gianandrea Gandola, presidente, amministratore delegato e direttore di esercizio di Spt Spa per uno totale di 71 mila euro lordi annui. Al consigliere del Prc il sindaco Bruni ha risposto che «non ci sono state consultazioni preventive. Ho già chiesto le motivazioni di una tale scelta e quando avrò una risposta relazionerò al Consiglio».
Un attacco poi all’assessore Gaddi è venuto da Mario Molteni, Per Como, a causa della visita notturna alla mostra L’abbraccio di Vienna di Vittorio Sgarbi, guidata dall’assessore alla cultura in persona. «Esistono cittadini di serie A e B per andare a visitare la mostra? In tanti mi chiedono a chi devono rivolgersi per visite notturne estemporanee in compagnia di amici, eventualmente guidate. Se il nostro assessore fosse disponibile informi la cittadinanza perché non sono pochi i richiedenti».
Mentre Mario Lucini, Pd, ha sottolineato l’incongruenza delle scelte della maggioranza che in discussione di Bilancio ha bocciato l’emendamento di cui era primo firmatario, per la realizzazione del Parco locale di interesse sovracomunale della valle del Cosia, un provvedimento che auspicato dagli assessori Faverio, D’Alessandro e Peverelli che lo avevano definito «un atto avente rilevanza strategica nella politica di tutela e riqualificazione del territorio» in una nota alla Giunta di febbraio.
Lucini, dopo la sortita del lago in piazza Cavour, ha anche affermato che «è incredibile che il livello del lago sia sempre sul filo del rasoio, con il Consorzio dell’Adda che a maggio mantiene il livello di un metro sopra lo zero idrometrico, cioè 157 milioni di metri cubi d’acqua, quando i serbatoi alpini hanno una capienza di 500 milioni di metri cubi sfruttata attualmente solo per il 20 per cento». «È incomprensibile – ha concluso il consigliere Pd – che il Comune di Como non dica nulla».
La serata si è poi incentrata sul nuovo Regolamento per la gestione e fruizione dei servizi alla prima infanzia. L’assessora Anna Veronelli ha spiegato il documento proposto ricordando anche le strutture presenti in città: nove asili, due spazi gioco, due spazi bimbo e un giardino dei piccoli. Al nuovo Regolamento sono state proposti ben dieci emendamenti e un ordine del giorno, sia di maggioranza che di minoranza.
Claudio Corengia, An, ha subito precisato, a proposito dei punteggi delle graduatorie che prevederebbero una valutazione superiore per un «nucleo trasferitosi di recente privo di altri parenti in città», che «non si è voluto favorire il cittadino italiano o residente. Favorire gli extracomunitari è contro ogni logica». Una esternazione che per Luca Gaffuri, capogruppo Pd, evidenzia l’ignoranza delle dinamiche del fenomeno immigratorio. L’esponente del Pd ha auspicato un aumento del servizio nel periodo estivo per andare incontro alle esigenze delle famiglie «in un territorio come il nostro dove le piccole e medie imprese non chiudono tutte ad agosto». Anche per l’assessora Veronelli «non è detto che siano extracomunitari».
Nella serata sono stati approvati solo due emendamenti di maggioranza sui rappresentanti “politici” nei Consigli di nido, che prevedono la diminuzione da due a cinque della durata della carica e l’attribuzione della loro nomina al consiglio comunale nell’eventualità dell’eliminazione delle Circoscrizioni nella nostra città, così come previsto dall’ultima legge Finanziaria per le città con meno di 100 mila abitanti.
Un emendamento più articolato sul cambiamento dei punteggi per la formulazione delle graduatorie è stato solo introdotto da Bruno Magatti, Paco, e verrà discusso nel prossimo Consiglio comunale. Rispetto al regolamento proposto si modificherebbero i punteggi assegnati soprattutto per quanto riguarda la situazione lavorativa del nucleo famigliare, che nella prima versione proposta aiuta soprattutto chi ha un lavoro fisso a tempo pieno, dando quattro punti, contro i due per chi ha un lavoro occasionale, stagionale o è studente e un solo punto per chi è in cerca di lavoro. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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