L’altra Europa con Tsipras

L’Altra Europa con Tsipras/ Attivo il blog comasco

logoufficiale_laltraeuropa400Per avere tutte le informazioni sull’avventura di L’altra Europa con Tsipras c’è anche il sito comasco. All’indirizzo http://altraeuropacomo.wordpress.com/ gli attivisti lariani concentrano tutte le notizie sul progetto politico e tutte le informazioni utili. A partire da quelle relative alla campagna per la raccolta delle firme con l’indicazione del dove e quando sono allestiti i banchetti. Per info: comopertsipras@gmail.com. Per andare al blog clicca qui.

L’altra Europa con Tsipras/ Spinelli: nessuna vocazione minoritaria, in Europa per cambiarla

laltraeuropacontsipras

Sono stati presentati a Roma il 5 marzo il simbolo e le liste de L’Altra Europa con Tsipras, la lista voluta dai sei garanti (Barbara Spinelli, Paolo Flores D’Arcais e Luciano Gallino, Marco Revelli e Guido Viale) sotto l’egida di Alexis Tsipras, leader della sinistra radicale di Syriza in Grecia. 

 Li ha chiamati «i tartufi dell’Europa» Barbara Spinelli, alludendo alle forze politiche, alle lobby e ai poteri forti che la stanno creando «ingiusta», quest’Europa, e creano una «insofferenza maggioritaria» in Paesi come l’Italia. Per provare a rispondere all’insofferenza di chi subisce le politiche europee, il 5 marzo, è stata presentata a Roma la lista L’Altra Europa con Tsipras, con relativo simbolo (rosso il colore dominante, nessun simbolo, il nome del leader di Syriza in evidenza). Alla conferenza stampa è intervenuta Barbara Spinelli a nome dei sei garanti che hanno dato vita al progetto della lista, raccogliendo consensi tra le forze della sinistra, della società civile, dei movimenti. Il settimo garante, come noto, è il giovane (39 anni, dipende dai punti di vista) e rampante leader della sinistra radicale greca, Alexis Tsipras, possibile futuro premier greco, stando ai sondaggi che lo vedono in costante ascesa. Come sarà l’altra Europa in cui credono i garanti e i sostenitori della lista con Tsipras? «Bisogna tornare alle sovranità nazionali di ieri perché volere l’Europa così com’è significa tornare indietro – ha dichiarato Spinelli – serve tornare alle radici di chi è stato fondatore dell’europeismo, quell’europeismo che si basava su due principi: lotta alle dittature e lotta alle povertà».

La lista dei candidati alle europee del prossimo 25 maggio è composta, come ha spiegato Massimo Torelli, uno dei coordinatori del progetto, «37 uomini e 36 donne e la maggioranza dei capolista è al femminile».

Tra i nomi più noti, nella circoscrizione nord occidentale che comprende la Lombardia ci sono Curzio Maltese, Moni Ovadia, Loredana Lipperini, la giornalista Giuliana Sgrena e la No Tav Nicoletta Dosio; Paola Morandin, operaia Electrolux nel Nord Est, con Riccardo Petrella, tra gli altri e le altre; al centro correranno Lorella Zanardo, autrice de Il corpo delle donne, Luca Casarini, già leader delle tute bianche ai tempi del G8 di Genova, Fabio Amato, responsabile Esteri di Rifondazione e coordinatore della campagna di Tsipras in Europa per la Sinistra Europea, Raffaella Bolini dell’Arci, Tommaso Fattori, tra i principali animatori del Firenze social forum, Ermanno Rea e il più giovane candidato, Claudio Riccio, al Sud. Al centro, al Sud e nelle Isole sarà capolista Barbara Spinelli, un ruolo che, come ha spiegato, serve «per dare visibilità agli invisibili che hanno anche competenze che io non ho e che saranno combattenti per l’Europa».

A proposito della candidatura dello scrittore Andrea Camilleri, poi ritirata, il comitato dei garanti respinge al mittente ogni polemica: si è trattato di «troppo entusiasmo», motivo per il quale appunto la candidatura è stata annunciata prima che fosse tale e poi smentita. Idem sulla questione Casarini: «il comitato dei garanti non si è spaccato, abbiamo discusso come si fa in democrazia, ma sulla stragrande maggioranza delle questioni, a cominciare dall’idea di Europa e dalla natura della lista, l’unità resta piena», ha concluso Barbara Spinelli. L’obiettivo, ora, è quello di non perseguire «una vocazione minoritaria, non vogliamo stare in Europa per fare testimonianza ma per cambiarla, contro le larghe intese, che hanno voluto l’austerità».  [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

Le liste complete e tutte le altre informazioni sono su: www.listatsipras.eutwitter.com/altraeuropa efacebook.com/AltraEuropaConTsipras.

logoufficiale_laltraeuropa400

Europee/ Giuliana Sgrena candidata a Como

sgrena-01Saranno comunicati ufficialmente mercoledì 5 marzo [Presto on line il servizio della nostra Barbara Battaglia sulla conferenza stampa di presentazione delle liste] i candidati e le candidate della lista L’altra Europa con Tsipras. Tra loro, nella Circoscrizione elettorale della quale fa parte anche la provincia di Como, ci sarà Giuliana Sgrena. La candidatura della giornalista de il manifesto, saggista,  da sempre impegnata per la Pace e Diritti ed esponente della presidenza nazionale di Sel,  è stata fortemente sostenuta anche con una raccolta di firme tra le attiviste e gli attivisti lariani della lista L’altra Europa con Tsipras. La fase forse più delicata dell’avventura  del nuovo progetto che unisce le sinistre politiche e sociali italiane con l’ambizione di andare anche  oltre esse inizierà dal 6 marzo con la raccolta delle firme (150mila) per la presentazione della lista. Già pronto un vademecum su come procedere. Presto su ecoinformazioni tutte le informazioni sui banchetti organizzati da Como per Tsipras.

L’altra Europa con Tispras/ Moni Ovadia certamente candidato, probabile Sgrena

logoufficiale_laltraeuropa400L’anticipazione pubblicata da ecoinformazioni il 21 febbraio di Moni Ovadia è confermata dal sito della lista L’altra Europa con Tsipras ed è molto probabile che sia capolista nella Circoscrizione della quale fa parte anche la provincia di Como. Pur non essendo ancora stati indicati gli elenchi completi delle candidature, né l’attribuzione alle diverse Circoscrizioni, è già certo che tra essi ci saranno oltre a Moni Ovadia, Barbara Spinelli, Adriano Prosperi.

Ovadia, Spinelli, Camilleri (che ha successivamente smentito) e Prosperi dichiarano: «Se eletti, lasceremo il nostro posto al parlamento a candidati che più di noi hanno le energie e le competenze per portare a Bruxelles e Strasburgo la nostra voce e i nostri valori in un lavoro quotidiano che sarebbe al di sopra delle nostre forze. Non ci consideriamo però “candidati di bandiera”, come spesso riduttivamente si dice, ma protagonisti, insieme a tutti voi elettori che lo condividerete, di un progetto in cui crediamo fermamente».

Ancora non confermata la candidatura della giornalista Giuliana Sgrena avanzata anche  da alcuni degli attivisti comaschi del movimento. 

Tsipras? L’Europa e la Nazione

Laltra-europa-con-TsiprasLuca Michelini interviene nel dibattito dopo l’incontro con Guido Viale di venerdì 21 febbraio alla Cascina Massée. Leggi nel seguito il testo integrale dell’intervento diffuso con la mailing list Democrazia economica.

1. Sono tra i firmatari per la lista Tsipras e, se le condizioni lo permetteranno, rimarrò nel comitato organizzativo provinciale della lista. Ho ascoltato all’assemblea di presentazione di Como la conferenza programmatica che ha tenuto Guido Viale, tra i promotori di questa nuova aggregazione. Ma di che cosa si tratta, esattamente? E come valutarla?

Le riflessioni che propongo vorrebbero costituire una focalizzazione di problematiche, piuttosto che un grido di battaglia propagandisco, a cui non sono aduso e che ritengo del tutto controproducente.

Del resto, sono osservazioni problematiche per un motivo preciso: perché sarà solo il corso degli avvenimenti futuri a determinare le scelte di voto e di militanza. Gli scenari sono in così rapida evoluzione che sarà anche solo il mero istinto di sopravvivenza a dettare l’agenda di ciascuno. A questo, purtroppo, ci ha ridotti la politica italiana e coloro i quali, da posizioni dominanti sul piano economico e sociale e istituzionale, la dirigono. Basta vedere quanti sono diventati in termini quantitativi gli spostamenti di voto in Italia: si misurano, ormai, in quasi due decine di milioni, ma potrebbero diventare di più. E non a caso lo sforzo maggiore dei ceti oggi socialemente e politicamente dominanti è quello di concepire sistemi elettorali e istituzionali antidemocratici, che limitano la rappresentanza. In nessun Pese civile esiste una sola Camera: ricordate la liberale “divisione dei poteri”? In nessun Paese civile si ignorano politicamente e tecnicamente le sentenze della Corte costituzionale: ricordate le lotte del dopoguerra per la nascita della stessa Corte? In nessun Paese civile farebbe ancora presa la propaganda della “governabilità” e “dell’alternanza” (che la Corte, e l’attuale Governo Renzi, ricordano essere una mera chimera), dopo i disastri di cui ha dato prova per vent’anni. In nessun Paese civile i parlamentari vengono scelti dalle segreterie di partito.

2. In Grecia è accaduto un “miracolo” politico, afferma Viale: partitini di cosiddetta “sinistra” (una parola del tutto vuota, segnala opportunamente Viale, perché utilizzata da partiti che hanno programmi del tutto differenti e contrastanti, spesso), in continuo, reciproco litigio e quasi scomparsi elettoralmente, sono riusciti a trovare una sintesi federativa e la via del successo elettorale. Domani forse quella del Governo. E’ un metodo che si vorrebbe ripetere in Italia, grazie alla iniziativa di un gruppo di intellettuali che dalla loro hanno una merce rarissima in Italia: la credibilità; hanno, cioè, anni di militanza civile, di analisi, di battaglie, di coerenza, di tentativo di trovare un legame tra teoria e prassi, di indipendenza di giudizio, di libertà di pensiero.

3. A Como non mancano i critici, come Gianpaolo (il) Rosso: che scorgono nel metodo i tratti dell’elitarismo, come dimostrerebbe l’opacità del metodo di selezione delle candidature.

Non entro troppo nel merito, perché non è il momento delle polemiche, ma alcune osservazioni si possono proporre.

Il metodo prevede che tutti i partiti che fossero interessati all’aggregazione debbano fare un passo indietro proprio per le candidature (non possono presentarsi eletti e dirigenti degli ultimi dieci anni); purtroppo non è stato esteso il veto ai sindaci: è il caso di ricordare che il Governo Renzi è un governo di sindaci e che il sindaco-sceriffo è stata una di quelle innovazioni istituzionali che hanno contribuito a portarci dove siamo e che è del tutto funzionale al famigerato “patto di stabilità”, che offre un potente contributo all’avvitamento della crisi.

Ma più che il ragionamento tecnico-organizzativo, ora vale quello politico.

La possibilità di elezione e il potere da esercitare sono così ridotti (il Parlamento europeo non conta quasi nulla e il numero dei deputati italiani è quello che è), che il problema delle candidature è del tutto secondario (una volta eliminati gli appetiti dei partiti esistenti… ) rispetto alla prospettiva politica che le elezione europee possono aprire.

n altri termini, le elezioni europee sono il banco di prova per la costruzione di una formazione politica nuova, capace di ridare rappresentanza politica, in Italia, ad una delle forze sociali che ha segnato la storia nazionale ed europea degli ultimi duecento anni: le organizzazioni di differente natura ed orientamento ideologico che si sono poste l’obiettivo di democratizzare politicamente, socialmente ed economicamente il Paese. Il bacino elettorale di riferimento è potenzialmente molto vasto, avverte Viale: anzitutto gli astensionisti, ma poi anche i delusi dal PD e da M5S, oltre che i rimasugli dell’elettorato dei partitini alla sinistra del PD stesso. I partitini sono chiamati a fare un deciso passo indietro, per farne, sperabilmente, molti in avanti assieme a tanti altri sogetti (individui, associazioni) finora privi di rappresentanza politica.

Le elezioni, dunque, non sono solo un banco di prova elettorale, ma anche l’inzio, se il responso delle urne sarà incoraggiante, di un embrione di organizzazione. Sarà a quel punto che i problemi della forma organizzativa (i metodi di selezione della classe dirigente, l’organizzazione territoriale, il tema del rapporto tra politica ed istituzioni, il tema dei finanziamenti pubblici ai partiti ecc.), assumeranno rilievo decisivo. E poiché si è insistito nell’affermare che l’organizzazione in fieri è una “squadra aperta”, cioè è una squadra pronta ad inglobare, cammin facendo, individui, associazioni, movimenti, partiti o loro spezzoni, il metodo di lavoro e la credibilità dei promotori lascia presupporre che sia finalmente possibile creare una organizzazione politica vitale e non settaria; in caso contrario, l’esperimento imploderà da sé.

4. Non mancano, dunque, le criticità.

Qualla maggiore ritengo sia costituita proprio dal ricorso alla collaborazione dei partiti esistenti, soprattutto quelli “rossi” (da SEL a quanto esiste alla sua sinistra, ma anche ai tanti profughi del PD): che sono ridotti al lumicino e al traccheggio non a caso, cioè per una serie di errori politici, organizzativi, culturali e sociali evidentissimi, sui quali non è il caso ora di dilungarsi, perché sono i fatti a parlare. Pur vivendo una situazione di gravisssima crisi economica e sociale milioni di italiani non trovano alcuna rappresentanza in partiti che, a parole, si presentano come loro interpreti e referenti. Del resto, la crisi in corso in gran parte è frutto delle politiche di “centro-sinistra” fin qui perseguite.

Inoltre, fa pensare il fatto che in Grecia il “miracolo” politico si è realizzato solo quando il Paese è stato deliberatamente gettato, dall’Europa e dalla Germania in particolare, in una crisi economica e sociale spaventosa (smantellamento del sistema sanitario, dell’istruzione e della Università, dell’informazione pubblica ecc.) e solo quando hanno ripreso enorme vigore forze addirittura apertamente fasciste e antisemite. Ho cioè il timore che in Italia le ottuse abitudini politiche del passato sopravviveranno ancora a lungo e potranno essere sradicate solo quando la situazione diventerà drammatica, appunto come in Grecia.

5. Insisto sulla valenza nazionale di questo tentativo elettorale ed organizzativo. Perché nutro talune perplessità sull’orizzonte programmatico-culturale, per altro ancora embrionale, di questa lista, soprattutto in merito alle seguenti tematiche: superamento dello Stato nazionale; immigrazione; moneta unica europea; referenti sociali, più che politici, a cui ci si vuole rivolgere.

In estrema sintesi, provo a focalizzare questi temi.

Credo che lo Stato nazionale e la Nazione, intesa come complesso etico-culturale, siano ancora dei punti di riferimento imprescindibili dell’azione politica. Tanto è vero che, anche nell’analisi di Viale e, soprattutto, nell’esperienza comune, lo Stato nazionale è stato il primo oggetto di attacco da parte di quelle forze antidemocratiche (Consiglio Europeo, potere economico-finanziario trans-nazionale) che hanno concepito l’Europa anzitutto ed esclusivamente come spazio economico di sfruttamento e di colonizzazione, invece che come governo politico e sociale del mercato. Lo svuotamento di sovranità che sta subendo l’Italia indica, appunto, che il primo strumento per difendere la democrazia e il benessere sociale ed economico dei cittadini è quello di una decisa riappropriazione della sovranità nazionale.

Questa riappropriazione di sovranità non può e non deve escludere una decisa limitazione e dunque una decisa regolamentazione della libertà di circolazione dei capitali, delle imprese e della forza-lavoro: dentro e fuori i confini europei. Il mercato deve essere governato: perché non è capace di alcuna autoregolazione; perché crea tali e tante diseguaglianza da minare la convivenza civile; perché limita le potenzialità di sviluppo economico e di benesere che dischiude il progresso scientifico e tecnologico. E ad aver dimostrato i limiti insuperabili della società e dell’ideologia liberista e neo-liberista, è bene rammentarlo, non sono stati soltanto i fatti e non è stata soltanto la tradizione di pensiero anticapitalista, ma anche una parte consistente della tradizione liberale.

Questa riappropriazione di sovranità deve contemplare nel proprio orizzonte anche quella monetaria. L’irresponsabilità politica della Bce, il fatto che i piani di salvataggio finanziario dipendano prevalentemente dalla politica nazionale della Germania (che usa il ricatto del debito per appropriarsi di mercati e di ricchezze), infine la ripresa della politica di potenza dei principali Stati europei (Francia e Germania in primis: ricordate la Libia? Ricordate la “Mitteleruopa” e le cartine geografico-poitiche che i tedeschi avevano come punto di riferimento geopolitico durante la Prima Guerra Mondiale?), dimostrano che un’Europa diversa da quella attuale implica un processo di unificazione ben differente da quello che, invece, si è percorso e che, appunto, ha fatto dell’unificazione monetaria il perno e l’antecedente di quella politica, sociale e culturale. I fatti dimostrano che l’unificazione monetaria rischia fortemente di impedire quella politica e sociale, che se avverrà, sarà sotto il segno della colonizzazione e non certo sotto quello della integrazione. L’unione monteria, del resto, potrebbe implodere da sé, nel momento in cui una crisi sistemica devastasse un Paese come l’Italia, che ha un peso ben differente da quello della Grecia o del Portogallo.

Temo, insomma, che si dia per scontato che il processo di unificazione debba partire dall’unione monetaria; se così fosse, temo si sconfinerebbe nel campo della utopia.

6. L’utopia, insomma, è il rischio di questa operazione politica, se la guardassimo solo con occhi rivolti all’Europa e all’europeismo. Perché le conseguenze della crisi in corso sono talmente ampie e imprevedibili che non è affatto da escludere che saranno le destre ad imporre, forti di un notevole successo elettorale, un’agenda politica che dello Stato, della Nazione, della limitazione e della regolamentazione della libera circolazione delle merci (capitali, aziende, forza-lavoro) e della sovranità monetaria faranno l’agenda politica fondamentale. Con il risultato che questo processo di riappropriazione di sovranità assumerà una coloritura decisamente antidemocratica e di “potenza” (come appunto ha già assunto in diversi Paesi), mentre essa può e deve assumerne una progressista.

7. A denunciare il carattere utopistico dell’iniziativa, infine, è anche l’assenza, nei programmi di questa nuova aggregazione, di un riferimento sociale preciso a cui rivolgersi. Viale ha parlato di bacino elettorale, ma gli elettori sono anzitutto uomini e donne che hanno precisi ruoli economici e sociali. Naturalmente, il bacino elettorale lascia presupporre che quello sociale di riferimento è quello “tradizionale”, che genericamente potremmo definire “del mondo del lavoro”. E tuttavia mi pare che in proposito lo sforzo di analisi sia debole e generico.

Basti pensare che gran parte del mondo del lavoro dipendente (esclusi gli statali) ha votato per anni per i partiti di destra; basti pensare che gran parte del mondo dell’immigrazione, sottoposto a un durissimo iper-sfruttamento economico e sociale, è orientato prevalentemente a destra. Basti pensare alle varietà di “borghesie” di cui è costellato in nostro Paese e che hanno punti di riferimento politico e ideale molto differenziati. Basti pensare, infine, al multiforme mondo del pubblico impiego o a quello dell’istruzione ed al peso ancora enorme che nel Paese hanno le differenze regionali o le economie sommerse o addirittura illegali e criminali.
Manca, insomma (e non parlo, ovviamente, delle analisi dei singoli, come Luciano Gallino, tra i promotori della lista, ma mi riferisco dell’aggregazione politica in fieri), una disamina delle dinamiche sociali passate e presenti e, di conseguenza, manca un orizzonte programmatico che si ponga l’obiettivo di dare alle idee e ai diritti, gambe e interessi capaci di supportarli e farli diventare proposta politica e capacità di governo. Capace di far diventare Stato, Nazione, Interesse Generale, una miriade di interessi economici e sociali disgregati, oggettivamente contrapposti, particolaristici, privi di una visione generale della società e del progresso umano.

8. Oggi, tuttavia, esistono le condizioni oggettive perché attorno alla Nazione e allo Stato, e ad un’Europa sociale e democratica, si riaggreghino forze sociali che, sul piano economico, spesso hanno forti ed oggettivi contrasti: perché la pressione che altri Stati e altre Nazioni stanno esercitando sulla nostra è talmente forte ed ha un potere talmente destabilizzante, che la salvezza degli uni diventa la salvezza degli altri. Oggi esistono le condizioni oggettive perché si comprenda la natura ideologica e destabilizzante di tutte quelle teorie e quelle prassi politiche e sociali che hanno messo in contrapposizione lo Stato al mercato, la democrazia al benessere economico, il pluralismo alla libertà, la lotta e il conflitto e il raggiungimento dell’interesse particolare alla sintesi e all’interesse generale.

L’auspicio, dunque, è che la credibilità si trasformi in metodo democratico e che la prassi politica, oltre che dal lume dell’utopia e dei diritti individuali e sociali, sia guidata da una penetrante analisi economica e sociale, capace riaggregare e governare in primo luogo le dinamiche italiane fondamentali, così da farne perno per una radicale trasformazione istituzionale e dello Stato italiano e dell’Europa. [Luca Micchelini, democraziaeconomica@libero.it]

Intervista/ Viale: «Il leader greco un simbolo, vogliamo essere l’alternativa»

guido vialePrima dell’incontro organizzato dal comitato comasco per Tsipras, tenutosi nella serata di venerdì 21 febbraio ad Albate, Guido Viale ci ha concesso una breve intervista sull’imminente avventura elettorale. Ragioni della scelta, rapporti con i vari soggetti che comporranno lo schieramento, partecipazione e prospettive future: questi sono stati i temi trattati nel botta e risposta con l’intellettuale milanese, tra i garanti nazionali della lista a sostegno del leader greco. Già sul canale di ecoinformazioni i primi video della serata.

Perché Tsipras? Perché scegliere un politico greco?

«Tsipras è un simbolo, per almeno tre ragioni: è l’uomo che in Grecia, il Paese più colpito da questa catastrofica crisi economica, ha rappresentato e rappresenta l’alternativa, la più efficace forma di opposizione alla Troika e alle forze politiche corresponsabili del disastro in corso. Oltre a ciò è riuscito a far diventare Syriza un soggetto politico fortissimo, il primo come percentuale di voto, quando la stessa fino a tre anni fa languiva intorno al 3 per cento. Ed infine rappresenta, come greco, quella cultura ellenica alla base della civiltà europea, oggi messa in pesante discussione. Quale identikit migliore di questo?»

 La sinistra italiana che “fine” fa? Qual è il suo ruolo?

«Con la scelta della candidatura di Tsipras, oltre al determinato valore simbolico che possiede, vogliamo portare all’ordine del giorno continentale, come Sinistra e come grande forza di alternativa, quei temi fondamentali alla base del documento di lancio della lista: rinegoziazione dei trattati europei, riconversione ecologica e nuove politiche di inclusione per le fasce più deboli della popolazione. E’ questo il nostro obiettivo, il ruolo che intendiamo avere»

Quale sarà il rapporto con gli altri soggetti che comporranno lo schieramento? Mi riferisco soprattutto ai partiti»

«Vogliamo partire da quel miracolo che è la stessa Syriza: una forza capace di attirare un gran numero di partiti, movimenti e realtà della Sinistra in un unico soggetto oggi maggioranza nell’elettorato greco. Nel nostro piccolo qualcosa abbiamo già ottenuto, visto che sia Sel che Rifondazione Comunista, che mai si sarebbero messi insieme da soli, sosterranno la stessa lista. Proprio per questo non vogliamo mettere alcun paletto, ma anzi il ruolo dei garanti nazionali sarà quello di assicurare il massimo equilibrio e la massima partecipazione, senza nessuna discriminazione. Per noi non esistono persone dei partiti e non dei partiti, ma solo cittadini, lavoratori e gente comune che vogliono sostenere il nostro impegno»;

Quali saranno le prossime mosse? Come sarà allargata la partecipazione dei simpatizzanti, dopo la votazione per la scelta del simbolo?

«Adesso stiamo iniziando a sciogliere i nodi delle candidature e della composizione delle liste, dopo l’altissimo numero di proposte arrivateci, più di un centinaio a fronte dei soli 72 posti disponibili in tutta la penisola. Solo questo dimostra che alla base vi è grande partecipazione, visto che gran parte di queste non vengono da decisioni singole o auto candidature, ma da organizzazioni preesistenti, oppure con tante firme di sostegno, prova ulteriore del dibattito che vi è stato all’interno delle varie anime della lista. La vera prova però sarà un’altra: la raccolta firme per la presentazione stessa del nostro movimento. Non sarà questo un processo meccanico, ma un momento in cui tutti i sostenitori dovranno impegnarsi al massimo, cercando così di esplorare quei canali, quelli reti di conoscenza per arrivare ad un pubblico più ampio, allargato ai tanti delusi dalla scena politica attuale, a chi si è rifugiato nell’astensione, a chi ha votato Grillo o Pd senza esserne convinto, a chi ha penso ogni speranza di essere rappresentato. Siamo convinti che, se ognuno porterà il proprio mattoncino, il percorso della lista Tsipras sarà molto più semplice».

 Prossimo appuntamento per il comitato comasco per Tsipras: mercoledì 26 febbraio, alle ore 21.00 al bar La Vignetta di Como. [Luca Frosini, ecoinformazioni]

 

Viale per Tsipras/ Un’altra Europa è possibile

Laltra-europa-con-TsiprasRilanciamo, dalla mailing list  Democrazia economica di Luca Michelini, l’intervento di Fausta Bicchierai tra le attiviste comasche della lista L’altra Europa con Tsipras, un invito alla partecipazione all’incontro con Guido Viale di venerdì 21 febbraio, alle 20.45 al Centro Civico Cascina Massée in via S. Antonino 2 a Como-Albate.

«È nata la lista di cittadinanza autonoma L’altra Europa con Tsipras. È nata nel silenzio tombale dell’informazione mainstream che si guarda bene dal darne notizie intelleggibili ai suoi lettori, silenzio paradossale se si considera tra l’altro che i promotori e i firmatari sono pubblicisti di fama, regolarmente ospitati. Valga per tutti l’esempio di Repubblica e di Barbara Spinelli, promotrice, o Maltese, Freccero, Serra, che hanno aderito all’appello L’Europa al bivio, piattaforma iniziale per la costruzione del progetto.

D’altra parte, nell’informazione minoritaria e on line, come nell’ambito della sinistra radicale, il progetto lista per Tsipras ha avuto ampia risonanza, suscitato dibattito (e polemiche prevalentemente di stampo identitario), diventando anche occasione rinnovata per un flusso di analisi, studi e notizie circa la UE e le sue politiche, i trattati, l’assetto istituzionale, che contribuiscono a chiarire la fisionomia dell’Europa e la relazione tra le dinamiche politiche ed economiche e il nostro vivere quotidiano. Insomma quello che tutti dovremmo sapere.

Non a caso nel nostro paese nasce una proposta di lista di cittadinanza per le elezioni europee del 25 maggio prossimo e non a caso si rifà alla leadership di Alexis Tsipras.

Siamo stretti tra una legge elettorale incostituzionale e la prospettiva di una nuova legge equivalente. Provati da un processo di svuotamento degli istituti della democrazia a partire da quello parlamentare. Inchiodati nella scelta tra programmi che confluiscono concretamente nelle larghe intese e nell’accettazione completa dell’orientamento di politica economica della Ue da una parte, e un’opposizione 5stelle che combatte sì duramente all’opposizione ma non fa tentativi per costruire e che per di più dell’Europa si disinteressa, dall’altra.

Per chi pensano di votare le cittadine e i cittadini italiani? Infatti non votano. La tendenza all’astensione è stata confermata appena ieri dalle percentuali delle votazioni sarde.

Se all’esperienza diretta dell’inefficacia del voto si aggiunge l’opacità dell’informazione che con diverse sfumature dà per fenomeno inevitabile l’esistente (e quindi la disoccupazione, l’aumento della concentrazione della ricchezza, l’allargarsi delle condizioni di povertà assoluta e relativa… ) e per inevitabile la terapia dell’austerity (solennemente avallata dai messaggi del capo dello stato e dai titoli impudichi su “lacrime e sangue” che tutti ricordiamo), una specie di castigo divino per lo spreco che ha accompagnato le politiche di welfare, la rassegnazione all’impotenza è una condizione consapevolmente o inconsapevolmente accettata dai più. Che è come dire: abbiamo perso di fatto il diritto di voto, inutile provarci.

Che cos’ha di nuovo la lista Tsipras? Ecco per prima cosa, condividendo personalmente la percezione dell’impotenza, direi proprio questo: restituisce un senso al diritto di voto.

Su tre piani.

1) Il programma Della dichiarazione programmatica di Alexis Tsipras, candidato per la Sinistra Europea, mi piacerebbe segnalare le tre priorità della premessa.

La prima Porre fine all’austerità e alla crisi, declinata poi nei 10 punti programmatici, che prendono come riferimento una politica economica possibile e necessaria in alternativa all’orientamento neoliberistico attuale che non è certo l’unico possibile, a dispetto di una propaganda monocorde e spesso incompetente.

La seconda Mettere in moto la trasformazione ecologica della produzione, che riconosce la centralità della questione ambientale come criterio orientante anche per la pianificazione macroeconomica e segnala le più che inquietanti prospettive del patto transatlantico (USA-UE) in costruzione mediante trattative secretate.

La terza Riformare le politiche dell’immigrazione in Europa, che contiene sia un significativo richiamo culturale e sociale alla solidarietà e l’indicazione delle misure necessarie per realizzarla sia l’obiettivo della riconquista (o conquista, data anche l’imperfezione degli istituti di un’Unione nata in prima istanza come mercato comune) della democrazia parlamentare, e quindi, in ultima analisi, di una gestione “politica” della UE.

Cito per la semplicità e chiarezza una parte della sintesi finale del programma.

“Dobbiamo alterare l’equilibrio del potere politico, per poter cambiare l’Europa. Il neo-liberismo non è un fenomeno naturale, né è qualcosa di invincibile. È solo il prodotto di scelte politiche in un particolare equilibrio storico di forze. Deve la sua longevità alle politiche degli anni ’90 che hanno favorito i principi neo-liberisti e contemporaneamente una progressiva deriva verso destra. Per molti europei, i pincipii socialdemocratici sembrano l’eco di un’era passata. Il disagio sociale provocato dalla crisi e lo scetticismo dell’elettorato verso la politica hanno condotto la loro strategia ad uno stallo. I socialdemocratici non possono permettersi di perdere tempo. Qui ed ora, devono fare uno storico passo in avanti per ridefinirsi nella percezione e nella coscienza pubblica come una forza della sinistra democratica, in opposizione al neo-liberismo e alle fallimentari politiche del Partito Popolare Europeo e dell’Alleanza Liberale. O, come è stato accuratamente detto, diventando una forza politica “disposta ad essere tanto radicale quanto la stessa realtà”.

L’Europa è arrivata ad un bivio critico. Nelle elezioni europee del 25 maggio, due chiare alternative per il presente ed il futuro sono sul tavolo: o rimaniamo immobili con i conservatori e i liberisti, o ci muoviamo avanti con la Sinistra Europea. O acconsentiamo allo status quo neo-liberista – fingendo che la crisi si possa risolvere con le stesse politiche che l’hanno causata – o guardiamo al futuro rappresentato dalla sinistra europea.”

Un voto quindi per obiettivi necessari e possibili.

2) Il mercato Il mercato, a dispetto di quanto viene propagandato, non è libero ma dominato dalle grandi corporation che con la finanza globale dettano legge. Ma come possono farlo? Possono farlo, in Europa ad esempio, anche e soprattutto grazie al processo di liberalizzazione finanziaria (la deregulation, termine improprio perché realizzata con migliaia di “regole”), un processo articolato in provvedimenti normativi emanati dai singoli Stati europei e dall’Unione. Come dire che gli organismi di governo nazionali e la governance europea hanno consegnato a mercato e finanza una parte fondamentale del potere di cui sono ora forti e, per quello che riguarda la finanza, addirittura le condizioni per esistere nella sua attuale forma ipertrofica.

Così come la concentrazione delle ricchezze e l’impoverimento diffuso hanno molto a che vedere con il processo di detassazione di patrimoni e alti redditi scatenato in Europa e Usa negli ultimi decenni del secolo scorso.

Tutti interventi istituzionali, di istituzioni soggette all’espressione del voto dei propri cittadini/e.

Il voto è necessario e utile se, sostenendo un programma pensato per i bisogni e la vita di tutti e non per l’interesse di pochi, vuole restituire alle istituzioni corretti obiettivi per il proprio ruolo normativo.

3) L’Europa In Europa oggi si gioca moltissimo della partita politica e sociale, tanto più nel momento in cui contare nel proprio Paese attraverso il voto è diventato altamente improbabile. Votare alle elezioni europee, dunque, significa dare efficacia al proprio voto.

Quella che molti definiscono l’avventura della lista italiana per Tsipras è un’opportunità.

Ed è anche un percorso e una sperimentazione.

La dignità intellettuale e la competenza dei promotori è, mi sembra, fuori discussione e l’appello lanciato per la lista che ha ora il nome ufficiale L’altra Europa per Tsipras ha preso atto dell’impossibilità di una sinistra radicale italiana frantumata e impopolare, nel senso letterale del termine, di coinvolgere in una riflessione comune e senza pregiudizio identitario l’elettorato astensionista nelle sue diverse possibili motivazioni. L’ha invitata, nel contempo, ad essere partecipe del progetto a patto di una reale collaborazione e apertura e di un reale e significativo passo indietro (necessario per poter compiere passi avanti: è la sintesi di Tsipras stesso, che ripropone nella dimensione europea l’esperienza di ritrovata collaborazione delle sinistre nella Syriza greca). Come detto la polemica su questo non manca. In ogni caso la lista non accetterà candidature di esponenti di primo piano dei partiti, né di persone che abbiano ricoperto ruolo di parlamentari o di consiglieri regionali negli ultimi dieci anni.

Sottolineerei al proposito la necessità di rivolgersi e comprendere nel proprio percorso le aree di popolazione massacrate da questa crisi e dalle ricette anticrisi, che sono tanto più ampie della percentuale ristretta di elettori tradizionali della sinistra radicale.

L’ammissione della lista alla scheda elettorale del 25 maggio comporta la raccolta di 150.000 firme, come da normativa, entro il 15 aprile e la scommessa di una campagna elettorale (anche in contemporanea alla raccolta) che si prospetta appunto nel silenzio dei grandi media.

Quella che si sta muovendo è quindi davvero e paradossalmente una dimensione popolare e trasversale, che si articola in comitati territoriali di sostegno alla lista. Come quello nato a Como. Un’impresa difficile, ma speriamo non impossibile, arrivare alla scheda elettorale e raccogliere i voti sufficienti per eleggere uno o più rappresentanti. Ma l’effetto riflessione comune, discussione, attivazione di scambi e socialità mirata è un’esperienza di valore ed è possibile che consenta un lavoro efficace e, forse, un successo.

Un’ultima notazione. Non credo che sfugga il valore simbolico della candidatura di Alexis Tsipras, greco, leader di una risposta coraggiosa, solidale, resistente, unitaria nella Grecia sconvolta dalle misure anticrisi somministrate dalla UE.

Il Comitato territoriale Como per Tsipras ospita Guido Viale, un promotore e garante della lista (con Camilleri, Florers D’Arcais, Gallino, Revelli e Spinelli), con particolare entusiasmo, per l’interesse dei suoi studi e saggi, negli ultimi anni orientati a sottolineare una connessione necessaria tra ambiente-giustizia sociale-economia di territorio, connessione che riflette tra l’altro la realtà di un impegno diffuso e attivo per associazioni e organismi della società civile.

Particolarmente attivo anche nella difficile organizzazione per l’affermazione de L’altra Europa con Tsipras, presenterà contenuti e modalità di questo progetto e ne discuterà con il pubblico.[Fausta Bicchierai, dalla mailing list di Democrazia economica]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: