partito democratico

Luca Corvi eletto nuovo coordinatore provinciale del Partito democratico

Una vittoria non scontata per Luca Corvi eletto nuovo coordinatore provinciale del Partito democratico.

Primo congresso provinciale del Partito democratico comasco all’hotel Continental martedì 24 giugno, una serata intensa con un fitto programma di lavori dalle 18 alle 24 a cui hanno partecipato una ottantina di persone. Dopo che la coordinatrice uscente Ana Ruiz ha ricordato il lavoro svolto per la costruzione dei 44 circoli territoriali, la grande partecipazione alle primarie del 27 gennaio con 4300 votanti, il corso per amministratori, che riprenderà a settembre, e un solo «rammarico quello di non essere riusciti a a insediare anche le commissioni di lavoro» si sono confrontati i due candidati alla massima carica provinciale: Luca Corvi e Filippo Di Gregorio.
Il primo ha espresso l’intenzione di lavorare «per essere forza di governo». Ha sostenuto l’ipotesi di un centro di ricerca per capire che indirizzi sta prendendo la nostra società «post-ideologica e post-globalizzata» e ha proposto ampie occasioni e momenti di dibattito per decidere del tipo di sviluppo dare al partito.
Il secondo ha auspicato un partito «che faccia più opposizione», con una maggiore trasparenza e una bussola, quella del riformismo, «per migliorare il mondo morale», con «una politica fedele alla bellezza e agli oppressi». Un accenno anche alle ultime elezioni politiche «quello che doveva essere il nostro azionariato di riferimento ha votato Lega». Per quanto riguarda le prospettive future l’idea è quella di abbandonare le forme partito novecentesche e creare una nuova struttura a rete.
Dopo un acceso dibattito i 73 votanti hanno espresso 35 preferenze per Luca Corvi e 22 per Filippo Di Gregorio, oltre a 13 bianche e 3 nulle. Un impasse dato che per essere eletti si doveva raggiungere il 50 per cento più uno dei voti.
Nel dibattito successivo è stato trovato un accordo, Di Gregorio ha ritirato la propria candidatura, e si è individuata una segreteria congiunta, per non creare spaccature, con Corvi come segretario. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Morire per lavoro: è possibile ridurre infortuni e malattie professionali?

Per Lamberto Settimi, medico del lavoro, la via per evitare la tragedia delle morti sul lavoro è aumentare i controlli, non tagliare la spesa pubblica nel settore della sicurezza, contrastare la contraffazione di documenti essenziali per la sicurezza per ottenere sensibili risparmi delle aziende. Se ne è parlato nell’incontro Morire per lavoro: è possibile ridurre infortuni e malattie professionali? organizzato dal circolo locale del Partito democratico.

«I morti – ha esordito Lamberto Settimi – fanno sempre notizia, perché viene violata la sacralità del lavoro. I media ne ritraggono però solo il lato umano e non aiutano a inquadrare oggettivamente il fenomeno, né tanto meno a evidenziarne le criticità, perciò vorrei partire dai numeri. Il picco del numero di morti sul lavoro si è registrato negli anni ’60, quando con il boom economico aumentarono le persone impiegate. Da allora fino a qualche anno fa il fenomeno è andato costantemente decrescendo, per stabilizzarsi nei primi anni del nuovo millennio a quota 1200 morti l’anno. Negli ultimi quattro anni invece c’è stato un lieve peggioramento, con più di 1300 persone che ogni anno perdono la vita lavorando».
Da dove cominciare? Non certo dalle leggi, che per il relatore non sono il punto debole: «Abbiamo ottime e numerose leggi in materia di sicurezza sul lavoro. A partire dalla n. 833 del ’78, rivoluzionaria per l’epoca tanto da essere poi copiata da diversi paesi europei, passando per la n. 626, normativa europea ma non per questo meno importante, per arrivare alle leggi degli anni ’90 che regolamentano i cantieri edili rendendo impossibile il lavoro senza contratto, mentre prima era previsto un periodo di prova, nel quale era frequente il verificarsi di incidenti».
«Una delle criticità è sicuramente quella dei controlli. Con le forze in campo ad oggi si riescono a controllare il 3-4 per cento delle aziende. Se si vogliono applicare le leggi e renderle un efficace strumento di prevenzione occorre aumentare il numero degli ispettori del lavoro. E c’è da preoccuparsi quando i due maggiori partiti propongono il taglio della spesa pubblica».
Ma il vero problema è il dilagare dei “falsi”. Le leggi prevedono una serie di strumenti per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, come la valutazione dei rischi di un cantiere e le riunioni di analisi del problema fra sindacalisti e dirigenti d’azienda. Spesso certificati e verbali si rivelano prestampati, documenti fasulli che vengono prodotti per l’esigenza di abbassare i costi per le imprese.
Gli ambiti in cui è più frequente il verificarsi di incidenti rimangono quelli del lavoro nero e precario: il fenomeno del lavoro irregolare è ancora forte nel mondo dell’edilizia, nonostante le recenti leggi più restrittive in materia, e ai lavoratori in nero, spesso immigrati, non vengono assicurate le giuste misure di sicurezza. Ai lavoratori a termine semplicemente non conviene, per la mentalità imprenditoriale, offrire la giusta formazione al compito che andranno a svolgere. A questo si aggiunge che chi lavora con contratti a termine cambia ogni mese o settimana luogo di lavoro e macchinari di produzione, e non riesce ad acquisire quella consapevolezza che potrebbe salvargli la vita.
Dal pubblico un ispettore del lavoro ha fatto notare che «gli incidenti non capitano mai per caso. La mentalità imprenditoriale del fare fa spesso dimenticare il ruolo fondamentale dalla progettazione. E se il risultato è un prodotto malfunzionante si sono solo sprecati dei soldi, se invece per mancanza di progettualità una vita viene stroncata il dramma va oltre il lato economico. Dall’altra parte viene invocata una costante informazione verso i lavoratori, ma sono spesso questi ultimi a non rispettare le più banali regole di sicurezza».
Un altro partecipante alla serata ha ricordato la proposta del magistrato torinese Raffale Guariniello di istituire una procura nazionale per gli infortuni sul lavoro, così da evitare che per lungaggini giudiziarie i processi cadano in prescrizione. Proposta giudicata positivamente anche da Lamberto Settimi, che ha sottolineato come «con un buon avvocato ogni datore di lavoro riesce a non rispondere al crimine». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il Partito democratico su associazionismo, volontariato e servizi sociali

Incontro del Partito democratico per la presentazione dei due nuovi testi unici regionali per il volontariato e l’associazionismo e per gli interventi e i servizi alla persona in ambito sociale e socio sanitario.
Una quarantina di persone hanno partecipato all’incontro organizzato dal Partito democratico per presentazione i due nuovi testi unici su volontariato e associazionismo approvati dalla Regione Lombardia.
Il consigliere regionale Luca Gaffuri ha spiegato l’utilità dell’approvazione dei testi unici per snellire e razionalizzare la legislazione e ottenere «uniformità legislativa nei diversi ambiti». Si è poi concentrato sul Testo unico per il volontariato definendolo «non un semplice assemblaggio», ma un documento che è riuscito a creare omogeneità fra i diversi testi legislativi preesistentii, anche se sconta il fatto di non parlare delle fondazioni e di trattare solo parzialmente della cooperazione sociale.
Sempre a proposito del Testo unico per il volontariato e la cooperazione sociale ha preso la parola Martino Villani, direttore del Centro servizi per il volontariato di Como, che ha sottolineato come la Lombardia sia apripista per quanto riguarda questi ambiti essendo la prima regione ad approvare un Testo unico in questo ambito, come già aveva fatto precedentemente approvando una legge sull’associazionismo, un campo la cui riforma era sentita come esigenza trasversale da tutti gli schieramenti politici.
Per Martino Villani la difficoltà principale è quella di riuscire a seguire l’evoluzione di un percorso che cambia velocemente seguendo bisogni diversi e si sviluppa seguendo sinergie fra associazioni, cooperative e i vari soggetti del volontariato in modalità difficili da regolamentare. Una realtà ora arricchita anche dalle fondazioni e dalle ong che operano a livello internazionale che non vengono toccati dalla nuova legge, che manca anche di una definizione del regime fiscale, un aspetto molto importante per chi vuole operare nel mondo del volontariato. Importante poi per il direttore del Csv è stato il riconoscimento del mondo dell’associazionismo che è stato coinvolto in un workshop potendo trovare un interlocutore nella Regione Lombardia da cui farsi conoscere.
Si è poi passato al Testo unico in ambito socio-sanitario e Maria Grazia Fabrizio, consigliere regionale del Pd, ne ha spiegare la nascita a seguito di una proposta alla giunta regionale del 2006. Su questo testo, che può essere definito una legge quadro, la minoranza al Pirellone si è divisa: il Pd ha proposto una serie di emendamenti in parte accolti, mentre Rifondazione comunista ha optato per l’ostruzionismo.
Le modifiche migliorative per la componente della III Commissione – sanità regionale sono state l’introduzione di nuovi soggetti nell’ambito sociale, tra i quali gli enti di confessioni religiose. Per la consigliera del Pd si è trattato di una scelta opportuna perché «non riconoscere il lavoro svolto dal servizio estivo delle parrocchie sarebbe un torto alla modernizzazione dello stato sociale».
La Regione non ha invece recepito la spinta all’introduzione di un segretariato sociale che dovrebbe avere il ruolo di informare e aiutare chi ha bisogno a livello comunale, e ha introdotto la libertà di scelta, come per l’assistenza sanitaria.
Anche sui pagamenti delle rette ci sono stati accesi dibattiti tra chi proponeva il pagamento da parte della Regione e chi invece, come anche il Pd, ha optato per un coinvolgimento dei civilmente obbligati secondo dei parametri definiti con l’indicatore economico Isee perché. Una scelta difesa da Maria Grazia Fabrizio che ha affermato: «Quando un anziano non è più autosufficiente i parenti non devono infischiarsene, devono concorrere fin dove possono».
Per quanto riguarda l’accreditamento degli enti invece la paura per l’esponente del Pd è quella di una regolamentazione troppo rigida che tarpi le ali ad un mondo che riesce a rispondere alle esigenze che di volta in volta gli si propongono grazie alla propria fluidità.
Il sociologo Giordano Vidale ha in primis dichiarato il suo amore per la legge 328 e ha da lì preso le mosse per una critica serrata al nuovo Testo unico che per lui sconta gravi pecche, come il non prendere in considerazione il sistema sanitario regionale dimenticando «l’unitarietà e globalità della persona». Giordano Vidale ha quindi criticato alcuni articoli per lui mal formulati, che creano confusioni, uno fra tutti il 23 che dovrebbe regolare il finanziamento dell’offerta sociale tramite un fondo regionale che si finanzia con risorse che derivano anche dal fondo nazionale, istituito con la legge 328, che dovrebbero però essere date direttamente ai Comuni senza passaggi intermedi. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza