Geografie/ Spazi e tempi

Esiste una geografia senza storia? e, viceversa, una storia senza geografia? Immagino che la risposta sia ampiamente condivisa: evidentemente no. Ma, poi, il difficile è dare sostanza a questa convinzione diffusa.

Nella percezione scolastica (uso il termine nella sua accezione “tradizionale” e inevitabilmente venata di un certo pessimismo), storia e geografia sono tenute separate, e da questo dipende una certa distorsione dell’opinione comune prevalente. Ho provato a esplicitare come la lettura degli atlanti possa servire ad avvicinare la relazione fondativa tra geografie e storie (sempre meglio usare il plurale), ma forse conviene provare a fare degli esempi concreti, sempre citando e proponendo dei testi di verifica e di approfondimento (tutti, o quasi, come sempre reperibili nei sistemi bibliotecari più facilmente accessibili).

I fatti storici non avvengono nel vuoto, e quindi dovremmo provare a immaginarli anche come fatti geografici. Del resto i luoghi non esistono fuori del tempo (nonostante le roboanti affermazioni di alcune pubblicità turistiche), e basta tornare a “visitare” lo stesso luogo a distanza di pochi giorni per capire quanto possa cambiare. Dovremmo aver imparato che tutto quanto ci circonda è fatto di almeno quattro dimensioni (la quarta essendo, appunto, il tempo). E invece…

La copertina del volume Leggere il tempo nello spazio, di Karl Schlögel.

Per fortuna c’è sempre una possibilità di redimersi. Per me, personalmente, la definitiva consapevolezza di questa convinzione, che credo di aver sempre nutrito, è giunta grazie a un testo che ritengo fondamentale: Leggere il tempo nello spazio, dello storico tedesco Karl Schlögel. Non è un testo facile, e ha pochissime figure (e nemmeno una cartografia degna di un atlante), eppure è enormemente stimolante e tiene fede alla promessa del titolo, cioè indicare come leggere in chiave spaziale la dimensione temporale (e viceversa, si intende), anche nell’esperienza soggettiva e non solo in quella storica. La ricchezza di questo tipo di approccio si rivela in modo fulminante nell’attacco di un successivo contributo dello stesso Schlögel, Arcipelago Europa. Qui, nelle primissime pagine, il centro d’Europa (o, almeno, uno dei possibili centri) è individuato in una cittadina lituana, Marijampolė, 125 km a ovest della capitale Vilnius. Chi l’ha mai sentita nominare? (non sappiamo nemmeno come si possa pronunciare il suo nome!).

Il mercato d’auto di seconda mano di Marijampolė.

Schlögel propone questo spiazzante centro sulla base di molte considerazioni, tra cui una delle principali è che lì ha luogo (o almeno era così qualche anno fa) il più smisurato mercato d’auto di seconda mano d’Europa, tra Occidente e Oriente: quindi, cuore dell’Europa che vuole muoversi. Quello che mi pare più importante sottolineare è l’abissale distanza dalla visione prevalente (anche se è lecito discuterne le ragioni) e, d’altra parte, la simbolica simmetria con la scelta di altri centri del continente o delle nazioni: perché Parigi centro d’Europa? perché Berlino? perché Bruxelles?

La risposta, evidentemente, anche se parliamo di luoghi, non può essere banalmente geografica ma anche storica: le coordinate sono necessariamente spazio-temporali.

Torniamo agli atlanti. Da un certo punto di vista, l’incontro tra geografia e storia, in questo genere editoriale, dovrebbe essere ovvio: l’atlante storico. In realtà, questa tipologia di libri è abbastanza caduta in disuso. Era, un tempo, uno dei volumi che obbligatoriamente bisognava acquistare come libro di testo per le scuole superiori. Conservo ancora la mia copia, stampata nel 1968 (!), anche se in realtà impostata nel 1966: a guardarla oggi fa sorgere quasi un moto di tenerezza, tanto quelle carte, pur tutte a colori, appaiono fredde (e antiquate). Non si trattava comunque di un testo di ripiego; l’Atlante storico dell’Istituto geografico De Agostini di Novara è un libro di studio a suo modo elegante, ma basato su un modello comunicativo rigido: la storia è data dalla successione di carte dove le campiture di colore indicano l’estensione delle diverse entità statuali e amministrative. Visivamente, quindi, si comprende che il Sacro Romano Impero di Carlo Magno è qualcosa di diverso dall’Impero di Carlo V, pur portando lo stesso nome. Persino le frecce per indicare spostamenti (di confini, di persone, di eserciti) sono ridotte al minimo.

Le pagine dedicate dagli atlanti De Agostini (a sinistra) e Zanichelli (a sinistra) alla fase storica di inizio Ottocento.

Già vent’anni dopo, comunque, l’impostazione è cambiata. Il nuovo Atlante Storico Zanichelli, edito nel 1987, prevede l’utilizzo di fotografie, cronologie, immagini storiche, ma soprattutto introduce nelle vere e proprie cartografie un’ideale ambizione al dinamismo: alle campiture statiche si sovrappone una miriade di frecce. Si trattava della traduzione italiana di una produzione francese, a cura di Pierre Vidal-Naquet (e forse questa massiccia presenza francese nel campo degli atlanti meriterebbe un approfondimento).

Il genere degli atlanti storici conosce in Italia un momento di autentico successo popolare nel 1997: in quell’anno entrambi i più venduti quotidiani nazionali (cercando di rubarsi il favore del pubblico, come spesso succedeva sul terreno dei gadget allegati) pubblicano a dispense la loro proposta. Nelle edicole compaiono, quindi, per “la Repubblica” Viaggio nella storia. Grande Atlante storico del Mondo e per il “Corriere della sera” I percorsi della storia. Atlante. In entrambi si nota un autentico sforzo di aggiornamento del modello comunicativo, e – non a caso – sembra quasi di avere di fronte a una rivista, con una complessa stratificazione di diversi elementi iconografici e testuali.

La doppia pagina dedicata alla decolonizzazione in Viaggio nella storia.
La doppia pagina dedicata da I percorsi della storia ai problemi di attualità: reddito, sviluppo industriale, guerre e pena di morte.

Un ulteriore esempio di notevole efficacia visiva è l’Atlante storico illustrato di John Haywood, un’edizione multilingue di Könemann risalente al 2000. Di questo volume è particolarmente stimolante, nell’eleganza dell’impostazione grafica, l’attenzione riservata a temi che ampliano la prospettiva eurocentrica; è, quindi, una buona sintesi per farsi un’idea della storia mondiale.

La doppia pagina dell’Atlante storico illustrato di John Haywood dedicata ai regni del “medioevo” africano.

Cambiando per un momento la prospettiva, sono da segnalare due testi molto particolari, che affrontano le coordinate spazio-temporali con un approccio sincronico, invece dell’approccio diacronico (quindi sviluppato nella successione temporale) degli atlanti.

Le copertine dei due volumi dedicati agli anni 1517 e 1688.

Si tratta di 1517. Storia mondiale di un anno di Heinz Schilling (Keller, Rovereto 2017) e di 1688. Biografia di un anno di John E. Wills (Rizzoli, Milano 2000). In essi, con riferimento a due anni a loro modo cruciali, il racconto spazia su tutti i continenti, incrociando eventi e tendenze di differente portata regionale o mondiale, che si sono ripercossi in modo duraturo sull’evoluzione del mondo, ma di cui solo in (minima) parte manteniamo la memoria. Può essere una lettura straniante trovare accanto ai fatti storici “occidentali” (gli unici di cui conserviamo memoria) gli accadimenti di altre parti del mondo: dai regni africani agli imperi cinesi e giapponesi, per limitarsi di nuovo alle principali emergenze. In questo caso la geografia, o meglio la sua ignoranza, è la misura della nostra incapacità di conoscere il mondo, le sue realtà e le sue vicende. Metto da parte per il momento un altro testo di recente pubblicazione, dedicato a L’Africa antica, curato da François-Xavier Fauvelle e testimone della straordinaria ricchezza storica di tale continente che scioccamente si crede privo di una storia degna di questo nome, e quindi condannato a un perenne stato “primitivo” (solo con una discreta arroganza si può sottoscrivere l’affermazione che senza fonti scritte non c’è vera storia). Lo metto da parte solo perché meriterà in futuro un discorso un po’ più approfondito.

Se gli atlanti storici hanno perso un po’ del loro smalto a livello globale (ma solo parzialmente: la classica pubblicazione di Zanichelli viene continuamente ripubblicata e anche nel 2020 ha avuto una nuova edizione), conoscono invece una nuova fortuna a livello regionale.

È ancora la cultura francofona a tirare la volata. Di notevole interesse è, per esempio, l’Atlas culturel des Alpes Occidentales, che affronta con una serie di carte tematiche le diverse fasi dello sviluppo dell’area che va – più o meno – dalla sponda mediterranea alla Savoia. Alle sintesi di carattere regionale si affiancano, in questo caso, anche delle storie particolari, di cui pure si cerca di delineare le coordinate territoriali. Ogni pagina, si può ben dire, è una scoperta (e il rimpianto è quello di non avere a disposizione un testo analogo anche per l’area delle Alpi Centrali, quelle – per intenderci – di cui fa parte anche il territorio lariano).

La doppia pagina dell’Atlas culturel des Alpes Occidentales dedicata agli affari di un gentiluomo del XV secolo.

Alla fine di questa rapida scorsa a una scelta purtroppo ristretta (sono molte le opere su cui varrà la pena di tornare) della produzione editoriale dedicata ad argomenti geografico-storici, dovrebbe risultare sufficiente chiaro che spazio e tempo sono variabili della stessa realtà e che è difficile conoscere l’una senza avere coscienza dell’altra. E che questa consapevolezza è prima di tutto politica.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

I libri citati:

  • Karl Schlögel, Leggere il tempo nello spazio, Bruno Mondadori, Milano 2009 [ed. orig. ted. 2003]
  • Karl Schlögel, Arcipelago Europa. Viaggio nello spirito delle città, Bruno Mondadori, Milano 2011 [ed. orig. ted. 2005]
  • Atlante storico, Istituto geografico De Agostini, Novara 1968 [ed. orig. 1966]
  • Il nuovo Atlante storico Zanichelli, a cura di Pierre Vidal-Naquet, Zanichelli, Bologna 1987 [ed. orig. fr. 1986]
  • Viaggio nella storia. Grande Atlante storico del mondo, la Repubblica, Roma 1997
  • I percorsi della storia. Atlante, Corriere della sera, Milano 1997
  • John Haywood, Atlante storico illustrato, Könemann, Köln 2000
  • Heinz Schilling, 1517. Storia mondiale di un anno, Keller, Rovereto 2017 [ed. orig. ted. 2017]
  • John E. Wills, 1688. Biografia di un anno, Rizzoli, Milano 2000
  • Atlas culturel des Alpes Occidentales, Picard, Paris 2004
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