Razzismo

Attentato a Lurate caccivio

Attentato nella notte di mercoledì 14 gennaio al Washing Point di via Garibaldi a Lurate Caccivio. L’esplosione non ha causato vittime, ma ingenti danni. Per il sindaco Emilio Botta è necessario attendere il completamento del lavoro delle forze dell’ordine per confermare o smentire la matrice razzista del gesto.

Certamente l’apertura verso gli altri non è unanime nemmeno in un Comune come quello di Lurate Caccivio nel quale l’amministrazione è sempre attiva sul piano dell’accoglienza e nella promozione della cultura della Pace. Ma il sindaco Emilio Botta dichiara: «Non è stata ancora confermata dagli inquirenti la matrice razzista dell’attentato di mercoledì notte alla lavanderia di un’azienda di proprietà di una famiglia di origine cingalese». Non per questo minore è la preoccupazione del primo cittadino. Infatti l’episodio di stanotte aggrava la situazione dopo il furto avvenuto qualche giorno fa negli stessi locali. Allora i ladri avevano lasciato una scritta sgrammaticata «Antatevene» che non lascia dubbi sulla matrice xenofoba dei delinquenti che pure si stenta a definire di lingua italiana. Ora l’attentato che fortunatamente non ha causato vittime è ancora più grave. Molte le questioni da chiarire per il sindaco infatti: «Non si sapeva che stava per aprire in quel luogo una lavanderia, né chi fossero i proprietari. Non erano ancora neppure stati ancora richiesti i permessi».

Sono canturino non razzista

Presidio contro il telefono delatorio sabato 25 ottobre alle 15 in piazza XX settembre a Cantù.

Proseguiranno a Cantù le iniziative, dopo l’ottimo riscontro che ha avuto della raccolta firme Dico NO alla delibera della Giunta comunale di Cantù, che ha visto l’adesione di centinaia di cittadini seguendo lo slogan “Sono canturino NON razzista”, per “una chiara posizione contro il razzismo – come si legge nel testo comune redatto dalla trentina di associazioni aderenti alla campagna – Abbiamo deciso di esprimere la nostra contrarietà alla delibera del Comune di Cantù”.
“Nonostante ciò che dice il sindaco, buttare fuori di casa i migranti irregolari non favorisce “una opportuna regolarizzazione della loro situazione”” si legge nel comunicato diffuso che critica l’iniziativa del Comune perché “rischia di fomentare un’ondata di “razzismo” anonimo, alimentata dall’invito alla delazione e al sospetto reciproco” dato che “le problematiche legate all’immigrazione, al contrario di quanto dice la Giunta, non si risolvono denunciando, emarginando, reprimendo delle persone la cui unica “colpa” è quella di venire da un altro Paese, bensì permettendo loro di integrarsi all’interno della comunità locale e di costituire una risorsa per essa”.

Comuni razzisti. L’Unicef chiede l’intervento dell’Anci

Il Comitato di Como dell’Unicef ha diffuso la riflessione del presidente nazionale Vincenzo Spadafora sugli episodi di violazione dei diritti umani in Italia. Il testo integrale dell’appello al governo e all’Anci.

«L’Italia ha ratificato il 27 maggio del 1991 la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, che nel 2009 ha compiuto 20 anni. Venti anni fa il nostro paese sancì l’inviolabilità dei diritti dei bambini ed il superiore interesse del fanciullo, il suo diritto alla protezione ed all’uguaglianza. A venti anni di distanza colpisce come alcune istituzioni del nostro paese violino sistematicamente la Convenzione  lasciando in noi grande sconcerto e deplorazione. Quali sono le colpe di quei bambini se i loro genitori, in evidenti situazioni di difficoltà familiare, non riescono a pagare le rette e sono costretti a guardare il piatto pieno di altri compagni nelle mense scolastiche? Sono queste le amministrazioni e i sindaci vicini ai cittadini? Quelli che si fanno carico di tutti, senza escludere nessuno? In casi come questi è sempre una sconfitta per le istituzioni, nazionali o locali che siano, il non essere in grado di tutelare i più deboli, creando di fatto una discriminazione verso i più poveri. Qual è il ruolo dello Stato, se non quello di sostenere i più bisognosi? E’ un episodio che ricorda da vicino ciò che è accaduto a Napoli alcuni mesi fa, quando il piccolo Elvis fu ucciso dal fumo sprigionato da una stufa improvvisata. Anche in quel caso si trattava di un nucleo famigliare povero che non era in grado di pagare la bolletta elettrica. Allora l’Unicef fu il primo firmatario di un appello a sostegno delle famiglie più bisognose. Oggi siamo costretti a ribadire che lo Stato non può far finta di non vedere. Non credo più che siamo di fronte a casi isolati ma ad una strategia che punta a non avere rispetto per i più deboli siano essi bambini o adulti, stranieri o italiani, creando un “effetto domino” anche sui diritti dell’infanzia. Non può e non deve prevalere una cultura dell’infanzia che non la protegga in ogni luogo e che non la renda uguale in ogni contesto. In Italia i bambini non restano solamente “a pane e acqua” come in provincia di Vicenza e Brescia, ora muoiono anche, come ieri a Carugate, se il papà ha la tessera sanitaria scaduta e non può accedere a cure ospedaliere immediate. Chiedo al Presidente dell’Anci Sergio Chiamparino di farsi carico di una iniziativa forte proprio il 27 maggio nei confronti di quei comuni che non rispettano i dettami della Convenzione sui diritti dell’infanzia. Al Governo invece che al più presto fornisca risposte concrete sul Piano nazionale dell’infanzia che tarda ogni giorno drammaticamente ad essere presentato e sull’istituzione del Garante dell’infanzia, figura che mai come in questi giorni avrebbe (come noi sosteniamo da anni) dimostrato la sua utilità come “tutore” dei diritti dei bambini in Italia.. Proprio così, sembrerebbe impossibile a dirsi, proprio in Italia».

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