Razzismo

Comuni razzisti. L’Unicef chiede l’intervento dell’Anci

Il Comitato di Como dell’Unicef ha diffuso la riflessione del presidente nazionale Vincenzo Spadafora sugli episodi di violazione dei diritti umani in Italia. Il testo integrale dell’appello al governo e all’Anci.

«L’Italia ha ratificato il 27 maggio del 1991 la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, che nel 2009 ha compiuto 20 anni. Venti anni fa il nostro paese sancì l’inviolabilità dei diritti dei bambini ed il superiore interesse del fanciullo, il suo diritto alla protezione ed all’uguaglianza. A venti anni di distanza colpisce come alcune istituzioni del nostro paese violino sistematicamente la Convenzione  lasciando in noi grande sconcerto e deplorazione. Quali sono le colpe di quei bambini se i loro genitori, in evidenti situazioni di difficoltà familiare, non riescono a pagare le rette e sono costretti a guardare il piatto pieno di altri compagni nelle mense scolastiche? Sono queste le amministrazioni e i sindaci vicini ai cittadini? Quelli che si fanno carico di tutti, senza escludere nessuno? In casi come questi è sempre una sconfitta per le istituzioni, nazionali o locali che siano, il non essere in grado di tutelare i più deboli, creando di fatto una discriminazione verso i più poveri. Leggi il testo

Lavavetri. Il prossimo sono io

Il problema del razzismo parte dal collaborazionismo dei media con le politiche governative e locali, ma solidarietà, riconoscimento dei diritti, conoscenza e uso di un linguaggio corretto possono sconfiggere le paure. Presentato giovedì 11 febbraio a Cantù il libro Lavavetri. Il prossimo sono io del giornalista Lorenzo Guadagnucci.

«Lorenzo Guadagnucci non è  un semplice giornalista perché da ogni suo articolo e libro si sente la passione che lo spinge ad agire». Ci tiene a presentarlo così Emilio Novati, presidente della cooperativa Altraeconomia, che ha introdotto la serata Lavavetri. Il prossimo sono io, presentazione del libro sull’immigrazione in Italia scritto dall’autore toscano nel 2009.
La serata, organizzata dal Centro di ascolto di Cantù, coordinata da ASPEm, dall’associazione Spazio Donne e dall’associazione Il ponte, rientra nel progetto Quale integrazione: una, nessuna, 100.000 ed ha visto la presenza di una cinquantina di persone nella sala Zampese del CRA a Cantù.
Il libro è nato dalla voglia di approfondire il tema dell’immigrazione e di come questa realtà viene affrontata dalla politica italiana.
«Alcune esperienze personali – ha raccontato Guadagnucci – mi hanno portato ad essere anche un attivista, non solamente un giornalista, fondando tra l’altro i comitati Verità e giustizia per Genova e Giornalisti contro il razzismo».
E proprio da un episodio che lo ha coinvolto in prima persona nasce la riflessione sull’emergenza immigrazione raccontata nel libro. L’ordinanza comunale contro i lavavetri del comune di Firenze nel 2007 ha segnato il punto di svolta nelle politiche del centro-sinistra, che progressivamente sono passate dal piano sociale a quello penale. A questo proposito è chiaro il commento del giornalista: «Non accetto il terreno strumentale della sicurezza legata all’immigrazione perché credo che non si debbano combattere i poveri, ma la povertà».
Nonostante sia stato dimostrato come il provvedimento avrebbe riguardato solo 35 rom rumeni, quella scelta ha avuto come conseguenza la percezione di una maggior tranquillità da parte dei cittadini fiorentini.
Da qualche anno si svolge  in Italia una campagna mediatica che collega l’aumento della criminalità alla presenza di immigrati, ma la realtà è ben diversa: il rapporto Caritas Migrantes 2009 dimostra che non c’è correlazione statistica probabile tra criminalità e immigrazione, ma il potere politico ha scelto di dare risposte securitarie a insicurezze di altro tipo come il futuro incerto e l’economia fragile, usando una scorciatoia di tipo populistico per creare il «governo della paura, in parte reale e in parte procurata».
La percezione dell’insicurezza è direttamente proporzionale all’enfasi data dai media alla cronaca nera, prendendo ultimamente come bersaglio esemplare la comunità dei rom rumeni, sopratutto in seguito all’omicidio di Giovanna Reggiani a Roma nel 2007.
Per capire sino a che punto siamo arrivati Lorenzo Guadagnucci propone di «sostituire la parola rom con la parola ebrei» scoprendo così che il governo attuale ha dichiarato “l’emergenza ebrei” a Milano, Roma e Napoli e ha scelto di censire e chiudere in ghetti controllati dalla polizia i rom residenti in queste città.
«La posta in gioco è molto alta – è la denuncia del giornalista -, è il senso stesso della nostra democrazia» perché sta saltando il principio di uguaglianza in Italia, dove gli immigrati sono ridotti a cittadini di serie b ai quali sono riservati percorsi differenziati per l’accesso ai diritti sociali fondamentali che vengono spesso negati.
Esiste però un altro modo di intervenire in materia di integrazione con i nuovi italiani con gli strumenti della solidarietà, dei diritti civili, sociali e di lavoro, agevolando i progetti di conoscenza e togliendo il velo di ipocrisia che troppo spesso ricopre questi rapporti.
Nella parte finale del libro sono raccolte le testimonianze di don Alessandro Santoro, prete che viveva nella Comunità delle Piaggie alla periferia di Firenze, e di Paola Reggiani, sorella di Giovanna, che aiutano a svelare le ipocrisie legate alla paura dell’immigrazione e mostrano delle possibili alternative.
Rispondendo alle numerose domande dei presenti, Lorenzo Guadagnucci ha poi spiegato come sia importante l’utilizzo esatto di termini il cui significato è cambiato come “sicurezza” e “decoro” perché il lessico è fondamentale per permettere al potere di creare consenso ed attuare politiche di divieto e repressione.
Nella stessa direzione l’appello di Giornalisti contro il razzismo per mettere al bando termini come nomade, negro, clandestino, extracomunitario poiché, secondo Guadagnucci, il problema del razzismo parte dal collaborazionismo dei media con le politiche governative e locali.
Nessuno di noi è esente dal fastidio nei confronti dei diversi, che può portare all’intolleranza ed alla xenofobia per questo occorre partire dall’attenzione alle relazioni personali e combattere il disinteresse e l’apatia che ci spingono a pensare solamente ai nostri problemi favorendo indirettamente il consenso per politiche intolleranti e repressive. Lorenzo Guadagnucci, Lavavetri. Il prossimo sono io, Terre di Mezzo, p. 180, 2009, 7 euro. [Tommaso Marelli, ecoinformazioni]

Più razzisti per colpa di politica e media

Contiene il racconto dettagliato di otto storie emblematiche, la descrizione sintetica di 398 casi di discriminazione e razzismo dal gennaio 2007 al luglio 2009 e l’analisi delle norme che hanno strutturato le politiche migratorie del nostro paese definendo meccanismi di discriminazione e esclusione dai diritti il Rapporto sul razzismo in Italia, edito da Manifestolibri e presentato dalla curatrice Grazia Naletto venerdì 29 gennaio in un duplice appuntamento al liceo classico Volta nel pomeriggio e alla libreria Punto Einaudi in serata.

Punto di partenza uno sguardo sulla nostra realtà quotidiana con la ricerca svolta da Michele Donegana di ecoinformazioni (pubblicata sul numero 399 del mensile) sui media locali alla ricerca di notizie di avvenimenti di chiara matrice razzista.
Il 2009 comasco conferma la tendenza nazionale con episodi di diverso genere e peso: dall’incendio
doloso alla lavanderia di Lurate Caccivio agli insulti razzisti nella partita del campionato juniores provinciale Novedratese Atletico Erba, alla quota del 20 per cento per l’accoglienza di bimbi stranieri nei nidi cittadini ai proclami antislamici nel consiglio comunale di Como.
«I fenomeni di razzismo, pur avendo una loro specificità, sono legati ai flussi migratori  ̶  ha spiegato Grazia Naletto  ̶ : negli anni ‘80 con la definizione di vu cumprà si stigmatizzava l’intera Africa; nella seconda metà del 2007 il dibattito pubblico si è incentrato sulla sovrapposizione non nuova tra migranti e criminalità: albanesi e rumeni sono stati identificati come categorie di soggetti propensi a delinquere».
«La tendenza è alla rimozione della presenza di un “problema razzismo” ̶  ha chiarito la curatrice del Rapporto   ̶ , ma affermare che esiste il razzismo è cosa ben diversa dal fare generalizzazioni indebite. Anche in casi di aggressioni gravi come per il cittadino indiano bruciato a Nettuno, la violenza subita da Emmanuel Bonsu o l’uccisione di Abdul Guibre i media hanno per lo più sostenuto la tesi del caso isolato evitando di riconoscere il carattere discriminatorio e razzista di questi avvenimenti».
Non si deve generalizzare, ma certo è in aumento la cultura razzista, quella che tratta in modo diseguale le persone a seconda della loro nazionalità, dell’aspetto fisico e della religione praticata. E la strumentalizzazione della questione immigrazione per fini politici è chiara, basti pensare all’allarme sicurezza continuamente rilanciato.
«Negli ultimi tre anni il processo di legittimazione del razzismo è avvenuto prima a livello politico, poi mediatico e infine si è diffuso nella società – ha denunciato la vicepresidente di Lunaria –: i casi di discriminazione non sono una novità, ma in passato gli autori avevano una certa reticenza nell’esplicitare il sentimento di intolleranza, mentre oggi sono caduti i freni inibitori, non ci si vergogna più, il razzismo è stato normalizzato, è diventato un fatto ordinario grazie all’interazione reciproca di effetto mediatico e politiche xenofobe che agiscono nelle costruzione del senso comune e dell’opinione pubblica».
L’unica via praticabile contro la rimozione è la narrazione, bisogna raccontare quello che accade e questo si cerca di fare nel Rapporto, che è comunque un’analisi parziale dal momento che le fonti sono i media e i casi che acquistano visibilità mediatica sono minoritari rispetto alla realtà.
Non si possono però dimenticare storie clamorose ed esemplari di come i mezzi di comunicazione alimentino questa tendenza contribuendo alla creazione di un’immagine sfalsata della verità: nelle prime ore successive al delitto di Erba Azouz Marzouk fu indicato con certezza colpevole dalle maggiori agenzie di stampa in virtù della sua diversità quando poi gli assassini accertati furono gli italianissimi vicini di casa; Erika e Omar a Novi Ligure accusarono extracomunitari della strage da loro commessa e furono creduti per giorni perché è facile accettare l’idea di stranieri cattivi.
L’omicidio di Abba a Milano non fu descritto come episodio di efferata e ingiustificata violenza, ma fu in un certo senso attenuato dalla definizione della vittima come “ladro di biscotti”.
Rivolgendosi in particolare agli studenti e alle studentesse del liceo classico Volta, Grazia Naletto ha concluso il suo intervento con un invito: «È indispensabile un lavoro di osservazione a livello locale anche nel mondo della scuola dove molti episodi vengono etichettati genericamente come atti di bullismo anche quando la matrice razziale e discriminatoria è indubbia». [Antonia Barone, ecoinformazioni]

Rapporto sul razzismo in Italia

L’associazione Ecoinformazioni invita alla presentazione del Rapporto sul razzismo in Italia a cura di Grazia Naletto che si svolgerà a Punto Einaudi in via Milano a Como venerdì 29 gennaio alle 20.30. Dialogherà con l’autrice Michele Donegana che presenterà anche il suo lavoro sul razzismo a Como nel 2009 ed il numero 399 di ecoinformazioni. L’iniziativa è parte della Campagna abbonamenti dell’associazione ecoinformazioni. Ingresso libero.

Alle 14,30 dello stesso giorno l’autrice incontrerà nella Grand’Aula del Volta di Como gli studenti e gli insegnanti del lei liceo classico.

L’espresso denuncia: razzismo a Bregnano

Riprendiamo da L’espresso l’articolo Razzisti senza vergogna di Fabrizio Gatti su un gravissimo episodio di razzismo a Bregnano.

In tutto il Nord le nuove regole volute dalla Lega creano un clima di apartheid. Che testimonia come ormai anche l’intolleranza sia accettata da intere comunità. Ecco come

Bregnano è un piovoso paesino della provincia di Como, se si vuole consultare la cartografia ufficiale. Ma è anche un Comune della “locale” di Cermenate, secondo i territori con cui la ‘ndrangheta ha suddiviso la Lombardia. Ed è stato perfino un avamposto segreto dei mafiosi di Totò Riina nel traffico di armi e soldi con la Svizzera. Però se leggi il programma della nuova giunta di centrodestra eletta sei mesi fa, il pericolo da combattere va sotto il titolo di “Immigrazione, sicurezza e ordine pubblico”. Non un solo accenno alla piaga criminale che ha reso gli italiani famosi nel mondo. Anche perché il piano sicurezza di Bregnano non è stato pensato e scritto a Bregnano: è un banalissimo copia-incolla, paro paro, del “Programma elettorale per i Comuni 2009” sotto il simbolo “Lega Nord – Bossi”, stampato e distribuito dal comitato centrale del senatur. Lui le pensa e i suoi amministratori in camicia verde le devono mettere in pratica. Sarà per questo che il neo sindaco di Bregnano, Evelina Arabella Grassi, bionda leghista di 35 anni, professione contabile, alla domanda de “L’espresso” «Qual è la chiave del suo successo elettorale? », candidamente risponde: «Sinceramente non lo so».
Ci sarebbe da ridere se non stessimo precipitando dalla xenofobia al vero razzismo. L’importante è sfruttare ogni occasione per dividere, aprire ghetti mentali e alimentare il sacro fuoco del consenso. La Svizzera boccia i minareti? Facciamolo pure noi. Anche se nessuno si è mai lamentato dell’unico, piccolo, minareto costruito al Nord, all’ingresso di Milano 2, il quartiere che rese famoso l’impresario edile Silvio Berlusconi. Il Tricolore? Mettiamoci in mezzo una croce, come vorrebbe il sottosegretario leghista, Roberto Castelli. Anche se a Venezia il suo principale, Umberto Bossi, aveva annunciato pubblicamente che con la bandiera degli italiani ci si sarebbe pulito il culo. Il risultato è un’Italia sempre più spinta verso l’apartheid e sempre meno disposta a investire sui suoi nuovi cittadini.  Grazie soprattutto a questa generazione di sindaci e assessori che con la superbenedizione del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e l’approvazione di milioni di elettori, stanno smascherando il volto della tolleranza zero. Contro le infiltrazioni di mafia e camorra? Ma no, il programma clone dei leghisti non ne parla. Altrimenti Bossi e Maroni dovrebbero spiegare ai loro elettori che ci fanno al governo dalla parte di un viceministro sotto inchiesta per camorra, come Nicola Cosentino, e nella stessa coalizione di un senatore condannato in primo grado per reati di mafia, come Marcello Dell’Utri. Più facile prendersela con gli immigrati. Non votano, non hanno partiti, non hanno sindacati, nemmeno controllano i programmi tv e al massimo possono essere espulsi.

Così perfino il mansueto Comune di Bregnano sta dando filo da torcere a una residente che dopo essere stata convocata in municipio per l’assegnazione di un monolocale, se l’è visto sfilare legalmente sotto il naso. L’interessata, 47 anni, vedova, operaia in un’impresa di pulizie a meno di 500 euro al mese, è cittadina italiana. Ma è nata in Marocco, ha un nome arabo e il suo accento non apre le vocali come fanno gli abitanti nati in questi paesi al confine tra la Brianza milanese e comasca. Per non parlare di Coccaglio, provincia di Brescia, dove la prima uscita pubblica del neo assessore alla sicurezza, Claudio Abiendi, avrebbe dovuto coprire di vergogna l’Italia intera. Perché chiamare “White Christmas” un’operazione di polizia municipale significa attribuire connotati religiosi e di colore all’applicazione della legge. E la legge, in uno Stato laico, non ha colore né religione. Invece? Invece il ministro Maroni ha approvato di persona.
Del resto i controlli casa per casa alla ricerca di lavoratori irregolari fanno parte del programma clone leghista, adottato a Bregnano, a Coccaglio e da tutte le piccole giunte locali del Nord. Punto due, pagina 12: “Potenziamento della vigilanza municipale in modo tale che, nel corso delle attività di verifica, si richieda l’esibizione del permesso di soggiorno”. Se l’avessero chiamato “aggiornamento dell’anagrafe” l’assessore Abiendi e il sindaco di Coccaglio, Franco Claretti, 38 anni, architetto, avrebbero avuto il loro minuto di popolarità? Proprio Maroni, dopo aver dato più potere ai sindaci con il pacchetto sicurezza, aveva chiesto loro di amministrare con fantasia. Ed eccolo servito. A San Martino dall’Argine, 1.800 abitanti a 45 chilometri da Mantova, il sindaco invita a denunciare tutti i clandestini.  (02 dicembre 2009)

Il Consiglio comunale di Como di martedì 20 ottobre 2009

cernezziMentre la Lega protesta per il tendone “moschea” che sarebbe “abusivo” da due giorni, il Consiglio comunale discute degli abusi edilizi della maggioranza. Viola non salva Caradonna. Anche buona parte della maggioranza trova, coperta dal segreto dell’urna, il coraggio di mandarlo (forse) a casa con una mozione di sfiducia che passa con 26 favorevoli, 12 bianche e solo 3 contrari. Bruni invece gode della fiducia compatta della sua maggioranza, i bollenti spiriti rivoluzionari dei lumbard e di alcuni consiglieri si rivelano assai flebili con la timida l’astensione della Lega e di Bottone.

Penultima puntata per l’affaire paratie martedì 20 ottobre a Palazzo Cernezzi ancora in diretta tv e senza pubblico dal vivo, poco più di venti in Sala stemmi. Nelle preliminari Mario Molteni, Per Como, ha chiesto ancora la sistemazione della segnaletica orizzontale a Monte Olimpino esponendo un cartello con il numero dei gironi della sua prima segnalazione, trenta, e mostrando un rullo da imbianchino: «basta che ci diate l’autorizzazione, e un vigile per dirigere il traffico, e ci sono già le persone disponibili a dipingere le strisce pedonali».
Di «mancanza di rispetto delle leggi e regole che vigono qui da noi» ha parlato Guido Martinelli, Lega, riferendosi al mancato smantellamento del tendone, eretto in Valmulini per le preghiere durante la festività del ramadan, che sarebbe dovuto avvenire entro il 15 ottobre.
Alessandro Rapinese, Area 2010, avvicinandosi la scadenza dei termini della secretazione della lettera di Multi al Comune, ha annunciato che ne chiederà subito una copia «questa notte fanno 30 giorni non può essere mantenuta ancora segreta», ma deve essere insorto un equivoco di date dato che per altri il provvedimento impiegherà ancora qualche giorno a spirare.
Dopo un paio di domande di Marco Butti, Pdl, l’ingegnere Viola ha risposto alle domande postegli anche nella serata precedente.
«Io non ho detto nulla a Caradonna» ha ribadito sciorinando poi una serie di dati tecnici. «I tigli non morranno – ha assicurato – verranno sommersi in parte ma saranno protetti con un colletto di circa 30 centimetri». Sulle ipotesi di regolamentazione delle tracimazioni del lago tramite il livello del lago ha poi affermato «non credo che il Consorzio dell’Adda possa aiutare granché il Comune di Como – specificando – qualche volta ci ha aiutato senza farlo sapere ai suoi utenti, ma a aprile il lago lo deve riempire».
Per quanto riguarda il paesaggio «il lago si vedrà, ma non lo si vedrà come si vedeva prima» ha precisato. «È cambiato completamente il concetto di quella passeggiata» ammettendo «ci saranno alcuni piccoli tratti in cui il lago non si vede». Riassumendo per due terzi non si «vedrà bene» il lago che sarà visibile solo per un terzo, ma per l’ingegnere «già adesso quell’enorme bar verde con i tavolini e le fioriere impedisce di vedere il lago».
Viola ha quindi dovuto ammettere che sì la passeggiata sarà rialzata di 50-60 cm, invertendo l’attuale pendenza dalla strada al lago.
Sui rendering definiti dalle opposizioni capziosi: «non è che sono facili a fare» e, dopo che Luca Gaffuri, Pd, ha ricordato come li avesse utilizzati per presentare il progetto alla televisione locale, ha ribattuto «non credo che ci fosse alcun motivo falsificatore nel farli così».
Viola ha poi attaccato i consiglieri «il progetto era nel Piano delle opere potevate andare a vederlo!».
Per quanto riguarda i costi 12-13 mila euro per riportare il muro al progetto originale, cioè più basso di un 5 cm, il Comune in una lettera, a firma del Responsabile del procedimento ingegnere Antonio Ferro, alla Provincia ha confermato che «è previsto che a lavori di getto completato, la parte eccedente rispetto alla quota costante di 1,00 metro del manufatto, debba essere rastremata per mantenere l’altezza del manufatto costante, al fine di seguire il profilo in pendenza del terreno», e 1,5 milioni per riprogettare e pensare una soluzione senza muri sopra la passeggiata.
In futuro poi saranno previste delle verifiche sugli scarichi fognari, anche in conseguenza della scoperta che nelle tubature delle acque chiare rotte per errore alla fine di via Cairoli c’erano invece liquami neri.
Una spiegazione che ha scontentato anche diversi consiglieri della maggioranza. Giampiero Ajani, Lega, si è spinto a chiedere che nella Conferenza dei servizi che deciderà dell’abbattimento del muro siano presenti alcuni consiglieri come auditori.
Due le mozioni da votare, una di maggioranza e una di minoranza, più un emendamento, alla seconda, proposto da Bruno Magatti, Paco.
Quest’ultimo presentandolo ha parlato di «quote false, falsificate, falsificabili» criticando la quota di diesa scelta dal progetto, asserendo che questa possa essere modificata dati anche i lavori di migliorie idrauliche intercorsi dopo la legge Valtellina. Con i soli voti delle opposizioni e l’astensione della maggioranza l’emendamento è stato approvato.
Per la proposta delle minoranze che chiedeva la censura del sindaco e le dimissioni di Caradonna, dopo il parere del segretario generale Fabiano sulle modalità di votazione, che andavano contro la prassi consolidata del Consiglio comunale di votare con modalità segreta la sfiducia di un assessore, il Consiglio si è espresso su quale modalità adottare. Un voto per ordine sparso che ha portato ad un pareggio 16 a 16 fra favorevoli e contrari, 9 astenuti, senza che sia stata raggiunta la quota necessaria di 21 consiglieri; perciò si è andati al voto con le modalità consuete.
Marco Butti, Pdl, ha chiesto di votare la mozione per punti, così una prima parte in cui si chiedeva la rimozione del muro e il rispetto integrale del paesaggio, con voto palese, è stata approvata col sostegno delle minoranze, della Lega, di alcuni altri esponenti della maggioranza. Tutti compatti, sempre a voto palese, nella difesa del sindaco. Voto contrario della maggioranza tutta salvo le astensioni della Lega e del consigliere Bottone.
Dopo la decisone di proseguire la seduta ad oltranza oltre la mezzanotte, la censura, l’invito alle dimissioni e l’invito a revocare l’incarico di Fulvio Caradonna sono invece passati, grazie forse allo scrutinio segreto, con 26 voti favorevoli, 12 bianche e solo 3 contrari. Rapinese aveva preparato una t-shirt con scritto Game Over. Superato l’ennesimo intoppo procedurale e di interpretazione regolamentare il Consiglio ha affrontato la mozione di maggioranza, che parlava di tutela del paesaggio, di riqualificazione e sistemazione dei scarichi verso il lungolago, e di impegnare il sindaco a relazionare al Consiglio regolarmente sullo stato dei lavori e dei progetti. Magatti ha chiesto la votazione per punti, alcuni sono passati all’unanimità, e la mozione è quindi stata approvata, con l’astensione delle minoranze ed il voto contrario di Rapinese e Donato Supino, Prc. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Contro omofobia e razzismo

toudaiIn un’appassionata lettera indirizzata a tutta la società lariana, Marco Caporali, con tutta la forza di chi ha subito su se stesso le discriminazioni che colpiscono ogni diversità, denuncia quanto accaduto il 13 ottobre in Parlamento con lo stop alle norme contro l’omofobia e invita alla mobilitazione a partire dalla manifestazione antirazzista del 17 ottobre. C’è un muro da abbattere.

Il testo integrale della lettera.

«Quanto accaduto ieri nelle aule parlamentari italiane è senza precedenti; la volontà di tutti al diritto all’autodeterminazione di sé, indipendentemente la provenienza, l’appartenenza ad un partito, il sesso; più in generale, differenze di scelte personali che risiedono unicamente nella differenza che caratterizza l’unicità di ciascuno. Quando parlo di unicità non parlo solo di scelta sessuale ma anche di condizione umana, di appartenenza etnica, di scelta religiosa, e di tutto quel che concerne l’intimo mondo che ci distingue come diversi l’uno dall’altro ma, tutti ugualmente uniti ed appartenenti alla stessa specie, con gli stessi diritti, pari opportunità.
Hanno parlato di legge salva gay, sull’onda di aggressioni frequenti dell’ultimo periodo, tralasciando, ad esempio quanto vissuto dalle donne, oltre che dai gay o dai fenomeni di bullismo negli ambienti scolastici o militari.
Io Marco Caporali in passato ho già scritto con frequenza ai giornali e partecipato a diverse trasmissioni televisive per ribadire quello che vivevo e vivo in prima persona perché omosessuale, perché sieropositivo, perché invalido al cento per cento; le mie istanze di allora risiedevano nel vissuto personale ma non si fermavano a questo poiché ho sempre pensato che una conquista per le categorie di minoranze a cui appartenevo fossero conquiste che in seguito sarebbero appartenute a tutta la società civile ( diritto alla cura per tutti, diritto al consenso informato, diritto alla privacy, diritto ad una qualità della vita migliore e ad un mondo di relazione ecc.)
Tutti questi fattori fanno di me un soggetto che rappresenta l’esempio della possibile espressione dell’emarginazione sociale, civile, morale, senza dare nessun peso a quanto sia il valore (anche fosse residuo), di cosa possa rappresentare dal punto di vista relazionale, affettivo, nel mio pur limitato mondo di affetti e legami. E’ per questi motivi che fino a quando mi è stato possibile e in minima parte anche oggi ho dedicato gran parte della vita (oltre metà) al volontariato, all’impegno civile, all’implementazione di gruppi di autoaiuto. Un impegno mirato che potesse permettermi di portare avanti delle istanze con altri come me; da soli, non avremmo potuto trovare, né la forza né il riconoscimento sociale. Il mio impegno risiede tuttora nella convinzione che ciascuno di noi gode di un valore aggiunto quantificabile oltre quanto produce, le proprie differenze o i propri limiti, poiché questi possono e diventano nell’insieme altra fonte di comunicazione e di scambio. Per dirla in breve, tutti siamo parzialmente inabili, tutti siamo diversi, non esiste per fortuna l’omologazione secondo un modello nazista di specie.
Siamo sempre stati consapevoli che il nostro percorso fosse una conquista di civiltà che ci poneva in comunicazione con gli altri e poteva restituirci almeno parte di quella dignità tolta da una cattiva quanto disinformata propaganda effettuata nei primi anni del fenomeno Aids.
Oltre che di Aids voglio parlare anche delle enormi difficoltà che in un Paese come l’Italia le persone omosessuali sono costrette ad affrontare quotidianamente. Per un italiano come me, il percorso verso un’ omosessualità vissuta in maniera libera è stata tre volte difficile:
L’accettazione di ciò che ero;
Il percorso di visibilità verso l’esterno;
L’enorme muro che solo in Italia tra i paesi occidentali pone l’omosessuale ancora tra gli emarginati (lo stereotipo dell’omosessuale è: o il fantoccio televisivo da macchietta comica o il vincente per forza che deve essere un grande artista o un grande stilista, tutto quello che è in mezzo viene cancellato).
Stare nel mezzo significa essere una persona comune che vive quotidianamente il rapporto con i colleghi di lavoro e che deve guadagnarsi il rispetto attraverso la dimostrazione del valore di se mille volte amplificato, sia dal punto di vista produttivo che dal punto di vista relazionale. Stare nel mezzo significa vivere il giudizio di quanti con ipocrisia sono pronti a giudicare ma senza conoscerti come persona. Stare nel mezzo significa anteporre le tue scelte e il tuo essere esistenziale al tuo essere relazionale e al tuo valore umano e professionale. Tutto questo mi ha costretto negli anni a crearmi un ambito relazionale protetto, dove non sono giudicato, dove non sono strumentalizzato da politicanti, religioni, ipocrisie varie.
E’ un insulto a tutti credere che la conquista civile e sociale sia privilegio di pochi, perché così non è.
Dico tutto questo perché con la coincidenza di quanto accaduto nelle aule parlamentari, è stato immediato e legittimato l’aggressivo comportamento di bande che sentono in pericolo la propria virilità. A questi soggetti manca l’ intelligenza di comprendere che evidentemente la loro la virilità è già stata tolta. Quello che però farebbe riflettere è che, se davvero, il parlamento è lo specchio della società italiana, corriamo un grave pericolo. Fossero anche pochi, già nella giornata di ieri, giorno in cui è sta bocciata la legge sull’omofobia, bande “difensori dell’ordine costituito e parlamentarmente legittimato” hanno aggredito, picchiato in maniera vile, prostitute, tossicomani, omosessuali, immigrati in varie zone dell’interland milanese.
La paura porta, come al solito, e come in passato a non denunciare direttamente i fatti per timore di ritorsione ulteriori, poiché in quei quartieri la gente vive ed è costretta quotidianamente a rapportarsi con questa gente.
Per quanto mi riguarda sono sempre stato dell’opinione che fosse importante e legittimo il diritto all’autodifesa, oggi, per la condizione in cui vivo, inabile e più debole che in passato, sento di non volermi abbassare allo stesso livello di questa gentaglia. Quando parlo di gentaglia mi riferisco anche ai signori di quel parlamento che non ci rappresentano, o per lo meno che non rappresenta quelli come me.
Sono consapevole che per il sistema economico e a causa della patologia di cui sono portatore, rappresento tuttavia un business, tale per cui vengono portati decine di migliaia di euri nelle tasche di case farmaceutiche, mentre la mia mera sopravvivenza (la pagnotta quotidiana) può anche aspettare! Ebbene, io non ci sto. Se il compromesso alla mia sopravvivenza deve essere legato alla negazione di parte di me stesso, per curare i veri interessi di altri e di un parlamento che non mi rappresenta, di una politica lontana dai miei bisogni, preferisco dar seguito al percorso naturale di normale malato terminale quale sono, senza terapie di supporto e salvavita. Quello che dico è una provocazione e ne sono consapevole, ma abbiate almeno la decenza di comprendere cosa mi costringete a vivere con questo ennesimo sopruso.
In passato ho subito aggressioni fisiche oltre che verbali per il diritto alla mia autodeterminazione, oggi non ho un rapporto di coppia da difendere quindi non devo pensare alla legittimazione di uno status di convivenza, ma esistenziale. Questo è ancora peggio. Peggiore è anche il fatto che chi abbia respinto la proposta di legge sull’omofobia fosse anche una parte del partito democratico. A questo aggiungo l’aggravante che fosse una donna. Nella forma più stalinista e bieca di un retaggio che pensavamo ormai alle spalle, quello che si profila al di fuori della mia realtà soggettiva è una guerra tra bande dove da una parte ci saranno i “cosiddetti estremisti”, con l’unico difetto che devono sopravvivere, non possono cambiare il colore della pelle o diventare ipocriti; dall’altra ci sono ipocriti veri, quelli che hanno perso la propria virilità….ah! dimenticavo i parlamentari con tutto il loro supporto militare, comprese le ronde.
Scusatemi per l’arrabbiatura e l’ironia e la provocazione, ma certo è che io non tornerò indietro di trent’anni.

Invito tutte le forze sociali, civili, le organizzazioni di volontariato, le forze sane di questa società a promuovere iniziative popolari di educazione contro l’odio e per la convivenza civile, antirazzista, contro l’omofobia e contro una politica che da tempo non rappresenta la vita reale delle persone.
Ripartiamo partecipando alla grande manifestazione antirazzista che si terrà a Roma il 17 ottobre promossa dalla quella parte della società civile del nostro paese che vuole reagire».

Preoccupazione e indignazione

FANTASMINOGli animatori comaschi della campagna Non aver paura, apriti agli altri, apri ai diritti, con il comunicato che pubblichiamo integralmente, esprimono «Preoccupazione e indignazione» per le leggi razziali imposte dal governo Berlusconi. Il testo del comunicato.
«Dal 2 luglio in Italia siamo tutti meno liberi. Una legge che condanna non chi ha un comportamento criminale, ma chi è solo nato in un altro Paese, ferisce italiani, stranieri regolari, clandestini. Il governo ha deciso di compattasi adottando uno strumento legislativo lesivo della dignità umana, incostituzionale, capace persino di evocare i peggiori fantasmi delle leggi xenofobe del ventennio.
È questo il giudizio di organizzazioni impegnate nella campagna Non avere paura contro il razzismo e la paura degli altri nei confronti dei provvedimenti adottati dalla maggioranza.
Siamo preoccupati ed indignati per le misure restrittive e punitive che la legge introduce nei confronti dei cittadini immigrati, andando ad agire nella sfera dei diritti fondamentali e della dignità umana.. Il Governo dovrà assumersi la responsabilità per aver voluto favorire, nei fatti e nelle intenzioni, un clima pericoloso di paura e di sospetto che finirà per alimentare la clandestinità anziché combatterla, renderà gli immigrati irregolari ancora più invisibili, soprattutto sui posti di lavoro, provocherà forti limitazioni nell’esercizio dei diritti fondamentali (iscrizione all’anagrafe, matrimonio, salute, scuola), complicando la vita degli stessi immigrati regolarmente residenti.
Inoltre, l’introduzione del reato di clandestinità, da un punto di vista meramente funzionale, prospetta  ora la celebrazione di centinaia di migliaia di processi volti a comminare sanzioni pecuniarie che nessuno straniero vorrà o potrà pagare e che comunque si svolgeranno a totale carico dei contribuenti, ivi compresa  l’assistenza legale agli imputati mediante il gratuito patrocinio.
Chiediamo a tutti i cittadini, italiani e non, di Non avere Paura di questa ennesima dimostrazione di iniquità e inefficienza del governo in carica pro-tempore, di agire con pazienza e determinazione perché prevalgano nelle comunità, nei luoghi di lavoro, nella società civile del nostro Paese le ragioni dell’integrazione, della prossimità, della solidarietà».

Razzismo, che altro?

 

padanoL’editoriale del numero 391 del mensile ecoinformazioni in distribuzione nelle librerie, nelle botteghe equo-solidali e nelle sedi delle principali organizzazioni del terzo settore. 

Ha ragione Italo Nessi a proporre l’obiezione di coscienza contro le leggi razziali volute dal governo Berlusconi. Lui è un medico e con l’organizzazione di missionari laici Medici con l’Africa è stato anni in Uganda, uno dei luoghi del pianeta più martoriati dalle malattie, causate prima di tutto dalla fame, l’epidemia inarrestabile che i paesi ricchi impongono a quelli poveri. Lui, che continua anche a Como a occuparsi della salute di chi non ha diritti, non si trasformerà mai in agente di polizia e non denuncerà mai i pazienti privi di quel permesso di soggiorno che le autorità italiane si rifiutano di concedere. 

E come Italo, al Sant’Anna come al Valduce, saranno tanti i medici che si impegneranno a rimanere tali, a non partecipare alla miserabile persecuzione dei poveri che il governo ha deciso di colpire quando la malattia li rende ancora più indifesi. 

Ma questo non rassicura. Come nel fascismo antisemita di allora, nel fascismo di oggi le norme liberticide strisciano nel corpo sociale accompagnate da un armamentario di lugubri rassicurazioni, il cui scopo è impedire quel risveglio popolare che l’infamia stabilita per legge avrebbe dovuto allora e dovrebbe adesso provocare. Così è stato per i militari nelle città e così sarà per le “ronde”. 

Ci saranno lugubri rassicurazioni sulla loro composizione, sui loro compiti e limiti d’azione. Ma la sostanza ha un solo nome e un solo aggettivo: squadrismo razzista. E l’obiettivo è del tutto evidente: capitalizzare la paura che si è accortamente seminata per accrescere il consenso verso una svolta autoritaria (ancorché camuffata da operetta) del governo locale e nazionale. È probabile che nel comasco l’arruolamento nelle squadracce fascioleghiste andrà più che bene. La maggioranza politica, ma ormai anche popolare, vede i diritti costituzionali, la democrazia stessa, come ostacoli alla sicurezza e persino al superamento della crisi economica. 

Chi non ha vissuto direttamente il tempo della Shoah si pone spesso la seguente domanda: perché la reazione all’orrore fu così modesta? Ora si comincia a capire. 

Il lugubre ponte tra allora e oggi è nella cronaca: si pensa di riabilitare vescovi che negano lo sterminio degli ebrei. Dove erano i cittadini comaschi quando i figli degli ebrei vennero costretti a lasciare le scuole lariane perché le leggi li ritenevano ostacolo alla sicurezza nazionale? Perché l’indignazione di tanti si ridusse a semplice mugugno e solo pochi eroi si adoperarono contro tale barbarie? E oggi dove siamo noi mentre i bambini malati vengono denunciati in ospedale e condannati a morte certa col rimpatrio in paesi che la nostra ricchezza ha reso inabitabili? [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Lurate Caccivio non è razzista

 

_1152156Successo della manifestazione contro il razzismo in solidarietà con i proprietari dell’esercizio commerciale dato alle fiamme. L’iniziativa convocata in fretta ha raccolto la sera di giovedì 15 gennaio una cinquantina di persone, molti i giovani.

Dopo l’attentato alla lavanderia in via di apertura a Lurate Caccivio di proprietà di una famiglia cingalese si è mobilitata la società civile del paese con una fiaccolata – presidio davanti al luogo dell’incendio fra le 21 e le 22 di giovedì 15 gennaio. «È andata bene, una cinquantina di persone per una manifestazione indetta all’ultimo minuto e per cui è stata fatta girare la voce con sms, e-mail e Facebook – ha spiegato Angelo Rizzo consigliere comunale di maggioranza – abbiamo fatto una fiaccolata e mostrato uno striscione con la scritta “Lurate Caccivio non è razzista”». Così come era scritto anche sui volantini distribuiti a firma Un gruppo di cittadini di Lurate Caccivio che spiegavano l’intenzione di «esprimere la nostra solidarietà alla famiglia vittima di questo episodio e a tutti i migranti che vivono nel nostro territorio e che si sono sentiti offesi da questo atto di razzismo».

Un gesto che avrà anche un risvolto politico «domani il sindaco Emilio Botta, che è stato presente al presidio, ha convocato una riunione di maggioranza e gli ho già esplicitato che proporrò un ordine del giorno sull’argomento» ha detto Rizzo che ha spiegato come simili atti possano essere anche il risultato di un clima “culturale” e politico che anche con le ultime proposte di tassazione dei permessi di soggiorno non vede nell’immigrato un’opportunità, anzi tutt’altro «trovando sponda nell’ignoranza e nell’egoismo».

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