Roberto Fumagalli

Doppio incontro a Erba: Stop al cemento e Zero rifiuti

Il Circolo ambiente Ilaria Alpi presenta a Erba una doppia iniziativa legata al consumo del territorio e ai rifiuti urbani, per informarsi e proporre soluzioni su questi temi, anche in vista delle prossime elezioni comunali. Sabato 17 marzo e sabato 31 marzo nella sala civica di Villa Ceriani Bressi saranno presentati i libri Le conseguenze del cemento e Zero rifiuti, con gli autori  Luca Martinelli e Marinella Correggia.

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Acqua bene primario: pubblica o privata?

Terzo partecipato e interessante appuntamento all’Itc Caio Plinio di Como nell’ambito del ciclo di incontri dedicato alla crisi e ai nuovi confini della libertà economica. Roberto Fumagalli, vicepresidente del Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua, ha trattato e discusso con i numerosi studenti intervenuti il tema Acqua bene primario: pubblica o privata? (altro…)

Tunnel di Pusiano: progetto da cancellare!

Sospeso il progetto della galleria sopra l’abitato di Pusiano. Il Circolo Ambiente Ilaria Alpi esulta. Roberto Fumagalli, presidente del Circolo, chiede la rimozione dell’assessore provinciale: «Cinquesanti deve essere rimosso dal suo incarico: basta con i suoi progetti assurdi e dannosi per l’ambiente» Leggi il Comunicato.

14931 no all’acqua privatizzata

Diffusi i dati definitivi della raccolta delle firme per i tre referendum contro la privatizzazione  dell’acqua. Grande successo della campagna a Como, dove il comitato locale, operando su un bacino di 537.500 abitanti, ha raccolto e autenticato ben 15576 firme, delle quali 14931 certificate e spedite a Roma.
In Lombardia raccolte 230 mila firme e di queste 215 mila sono state certificate e spedite a Roma.
Un risultato strepitoso secondo Roberto Fumagalli, referente per la Lombardia della campagna, che ricorda come a livello nazionale sia stato superato il milione di firme.

L’autostrada LecCoVa non s’ha da fare

Pubblichiamo integralmente la lettera dell’ambientalista comasco Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente Ilaria alpi di Merone, sulla progettata autostrada Lecco-Como-Varese.

«Egregio direttore, all’autostrada Lecco-Como-Varese (LecCoVa, mi sembra un nome adatto) ci crede solo il comitato promotore, cioè le imprese che – sperano loro – dovranno spandere un bel po’ di cemento e asfalto per realizzare la nuova infrastruttura. Il tutto è tristemente scontato. Così come scontato è che la (ri)proposta della Pedemontana bis (o ter?) venga fuori ora che siamo in campagna elettorale per le regionali: fanno finta di litigare il Pdl di Formigoni (pro-strada da sempre) e la Lega di Castelli e Carioni (contro fino a ieri), mentre il Pd dice no ma anche sì tra qualche anno (?). Niente di nuovo anche qui, la solita manfrina per confondere – ancora una volta – gli elettori. E allora anche noi ambientalisti facciamo il nostro (scontato) dovere: l’autostrada LecCoVa non s’ha da fare, è inutile e dannosa, non abbiamo bisogno di nuove strade, di altra devastazione in un’area – quella a nord di Milano – tra le più cementificate al mondo, con livelli di inquinamento tra i più elevati del globo. Mentre a Copenaghen i potenti della Terra cercano – o fanno finta – di impegnarsi per ridurre l’inquinamento, in Lombardia i politici e i costruttori non sanno far altro che proporre nuove strade; che tristezza! Basta con ‘sti politici che sanno solo mettere a disposizione territorio per la speculazione. E basta con ‘sti imprenditori che sanno solo chiedere soldi pubblici per i loro affari. I 38 km della LecCoVa costerebbero quasi 2 miliardi di euro, circa 100 milioni di vecchie lire al metro, cioè il costo di una villetta a schiera ogni 4 metri di strada! Per non parlare dei danni ambientali».

Speranze per l’acqua in Lombardia

Fermata la privatizzazione dell’acqua in Lombardia. La Corte costituzionale blocca la legge regionale che separando la gestione dalla erogazione apriva la strada alle speculazioni private. Soddisfazione degli ambientalisti lariani.

Roberto Fumagalli, del Comitato italiano per il Contratto mondiale sull’acqua, accoglie positivamente la decisione della Corte costituzionale di bocciare la legge regionale lombarda che obbligava alla separazione della gestione delle reti dall’attività di erogazione dei servizi idrici. Con la sentenza n. 307 del 16 novembre 2009, la Corte costituzionale ha dichiarato infatti l’illegittimità dell’art. 49, comma 1, della legge della regione Lombardia del 12 dicembre 2003, n. 26 modificata nel 2006, in seguito al ricorso presentato dal governo Prodi. La commissione sottolinea come «le competenze comunali in ordine al servizio idrico, sia per ragioni storico-normative, sia per l’evidente essenzialità di questo alla vita associata delle comunità stabilite nei territori comunali, devono essere considerate quali funzioni fondamentali degli enti locali». L’obbligo alla sostanziale privatizzazione, previsto dalla legge regionale, era stato contrastato dalla proposta di referendum abrogativo sostenuto da 144 Comuni lombardi che nel 2009 aveva portato alla modifica della legge regionale. Nel concreto la sentenza boccia i Piani d’Ambito e le delibere di alcuni Ato (Ambiti territoriali ottimali) che nel periodo 2006-2008 avevano adottato il principio della separazione gestione/ erogazione. Tra questi anche l’Ato di Como, oltre a quelli Cremona, Lecco, Pavia, Varese e provincia di Milano. Si tratta dunque ― per Fumagalli ― di una vittoria a difesa dell’acqua pubblica in Lombardia. La cosa è tanto più importante perché avviene in concomitanza con la recente approvazione in Parlamento del decreto Ronchi sulla liberalizzazione dei servizi pubblici compresa l’acqua. In questa situazione nella quel la Corte costituzionale sembra offrire una possibilità alla difesa dell’acqua pubblica almeno in Lombardia è necessario per Fumagalli «ricominciare tutto da capo a partire dalla valutazione della legittimità stessa di Como acqua, nata in base a norme che non sono più valide. E naturalmente è necessario ripartire anche con le mobilitazioni a difesa dell’acqua pubblica». D’altra parte la soddisfazione dell’assessore a Reti, servizi di pubblica utilità e sviluppo sostenibile della regione Lombardia Massimo Buscemi fonda sul fatto che la Consulta ha considerata legittima la scelta di mettere a gara i servizi idrici. Proprio ciò che gli ambientalisti avevano impedito con il referendum. [Tommaso Marelli, per ecoinformazioni]

 

Carioni manda in fumo 20 mila tonnellate in più

diossina pericoloRoberto Fumagalli, presidente del Circolo ambiente Ilaria Alpi di Merone interviene sulla decisone del presidente della provincia Leonardo Carioni, nominato Commissario ad acta, di aumenatre del 20 per cento la quantità si rifiuti da bruciare nel forno inceneritore di Como.

Il testo del comunicato diffuso l’11 novembre.

«Nei giorni scorsi il presidente della Provincia di Como, Leonardo Carioni, appena nominato Commissario per i rifiuti, ha autorizzato l’aumento del 20 per cento della potenzialità del forno inceneritore di Como, che potrà così incenerire ulteriori 20 mila tonnellate all’anno di rifiuti!
Una notizia che ha almeno due risvolti negativi.
Il primo sul piano ambientale: l’aumento dei rifiuti inceneriti accrescerà l’inquinamento dell’aria tramite l’emissione di sostanze nocive per l’ambiente e la salute umana, tra cui le tristemente note diossine.
Il secondo sul piano politico: con la firma di Carioni, la Lega dimostra (ancora una volta) che il federalismo di cui si riempie la bocca è un falso. Infatti la decisione dell’aumento della portata del forno è stata imposta dalla Regione Lombardia e ratificata da Carioni, senza aver consultato lo stesso Consiglio Provinciale e tanto meno i cittadini comaschi.
Siamo stufi di questi politici che si dicono attenti alle esigenze del territorio e dei cittadini ma poi nei fatti si comportano come i vecchi podestà!
Invito i Comaschi a protestare contro questa decisione che danneggerà i loro polmoni e servirà solo ad ingrossare le casse delle 2 società che controllano il forno di Como: Acsm e A2A».

 

Da Merone in Centroamerica per l’acqua

acquaParte la Carovana centroamericana dell’Acqua una iniziativa di solidarietà con i movimenti a difesa dell’acqua del Nicaragua, Guatemala, El Salvador e Honduras. «Porteremo in Italia le esperienze di lotta contro la privatizzazione dell’acqua» afferma Roberto Fumagalli, presidente del Circolo ambiente Ilaria Alpi di Merone e consigliere nazionale del Contratto mondiale sull’acqua.

Partirà dall’Italia l’8 di novembre la Carovana centroamericana dell’acqua, organizzata da associazioni e Ong impegnate in progetti di cooperazione internazionale, in particolare in America Latina.
«La Carovana – si legge in un comunicato del Circolo ambiente di Merone – nel periodo che va dall’8 al 22 di novembre toccherà molte città e villaggi di quattro Paesi dell’America Centrale: Nicaragua, Guatemala, El Salvador e Honduras».
Luoghi in cui il 58 per cento delle persone che vivono nelle campagne e il 13 per cento nelle città non hanno accesso all’acqua, pur avendo 120 bacini idrografici, di cui 23 internazionali, il 10,7 per cento dei bacini del pianeta.
L’iniziativa, a cui parteciperanno anche parlamentari europei ed italiani, consiglieri comunali e provinciali, responsabili di aziende pubbliche dei servizi idrici, rappresentanti di associazioni e Ong, è «uno strumento di solidarietà e di sostegno alle mobilitazioni messe in atto dalle comunità dell’America Centrale impegnate nella difesa delle proprie risorse idriche dai processi di privatizzazione e di mercificazione della loro gestione» oltre che «un’occasione di incontro per i rappresentanti di movimenti italiani ed europei e per gli eletti di enti locali, impegnati a difesa dell’acqua, per costruire una rete anche in preparazione al Forum Sociale Mondiale di Belem, Amazzonia, che si terrà a gennaio 2009 e al Forum Mondiale dell’Acqua di Istanbul nel marzo 2009».
Roberto Fumagalli, che ha già avuto modo di conoscere comunità locali in lotta a difesa dell’acqua in precedenti viaggi in America Latina, ha precisato che «Anche da noi in Italia, e in particolare in Lombardia, l’acqua rischia di essere privatizzata. Esistono infatti nuove leggi nazionali e regionali che obbligano a mettere a gara la gestione degli acquedotti. Al contrario l’acqua è un bene comune e come tale deve essere gestito solo a livello pubblico. Per questo ci alleeremo con i movimenti centroamericani per far fronte comune contro la privatizzazione dell’acqua».
Per sostenere la Carovana dell’Acqua si può inviare un contributo a: Italia – Cuscatlan Banca di Legnano Ag. Turbino; Causale: Progetto Carovana; Iban: IT46 O 03204 33940 000000008365.

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