Roberto Fumagalli

Circolo Ilaria Alpi/ La gestione idrica fa acqua

Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente Ilaria Alpi, pone l’accento sulla necessità di una gestione migliore, più lungimirante ed unitaria dell’acqua come risorsa territoriale: avere una visione completa della connessione reciproca tra consumo umano ed impatto sull’ecosistema aiuterebbe – molto più delle paratie – a migliorarne il rapporto, la cura e l’efficacia.

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Circolo ambiente “Ilaria Alpi”/ Basta rifiuti a Mariano

Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” contesta la decisione della Giunta di Mariano Comense per un’ulteriore proroga sulla quantità di rifiuti conferibili alla criticatissima discarica, già centro di molti e gravissimi problemi a livello ambientale. Riportiamo le parole di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo.

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Sotto padrone: una ricerca sociologica contro il caporalato

Si è svolto online su Zoom e in diretta Facebook nella serata di giovedì 4 il terzo incontro della rassegna 4 colpi alla ‘Ndrangheta, dedicato al caporalato e alle infiltrazioni mafiose nel settore agroalimentare.
Ospite della serata, organizzata dal Circolo ambiente Ilaria Alpi e da Arci Como, è stato Marco Omizzolo, sociologo ed autore di Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell’agromafia italiana.

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Si fa troppo poco contro le ecomafie

Su Zoom e in diretta Facebook nel pomeriggio di giovedì 25 febbraio si è parlato di ecomafie in Lombardia, per il secondo incontro della rassegna 4 colpi alla ‘Ndrangheta.
A discutere di questo tema, nella videoconferenza organizzata dal Circolo ambiente Ilaria Alpi e da Arci Como, sono state Silvia Bonardi, magistrata della Dda di Milano, e Monica Forte, presidente della commission regionale antimafia.

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25 febbraio/ I traffici illeciti di rifiuti in Lombardia

Il secondo video-incontro della rassegna 4 colpi alla ‘ndrangheta si terrà  giovedì 25 febbraio alle 17,30 sulla piattaforma Zoom . Si discuterà di ecomafie, ovvero di illegalità criminale nel traffico dei rifiuti, tra roghi e depositi abusivi, che hanno interessato la Lombardia e anche le province di Como e Lecco.

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Dalla Calabria alla Lombardia: la ‘Ndrangheta è ovunque

Nella serata di giovedì 18 febbraio si è tenuto su Zoom e in diretta su Facebook il primo incontro della rassegna 4 colpi alla ‘Ndrangheta 2021: La presenza della ‘ndrangheta in Calabria e Lombardia.
Il ciclo di conferenze è organizzato dal Circolo ambiente Ilaria Alpi e dall’Arci di Como e patrocinato dai comuni di Alzate Brianza, Cabiate, Carugo, Inverigo, Lurago d’Erba e Mariano Comense. Ospiti della prima serata Antonio Talia, giornalista ed autore del libro Statale 106 – Viaggio sulle strade segrete della ‘Ndrangheta, e Gianni Barbacetto, scrittore e penna de Il fatto quotidiano. La serata è stata un botta e risposta moderato da Antonella Crippa, giornalista de La Provincia di Lecco, sulla ‘ndrangheta tra la Calabria e la Brianza. On line su canale di ecoinformazioni il video dell’incontro seguito, come tradizione dell’iniziativa, da centinaia di persone.

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Circolo Ambiente Ilaria Alpi/ Nuova vita (agricola) per i terreni confiscati

Consegna dell’attestato da parte di Regione Lombardia a Roberto Fumagalli del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, insieme al sindaco di Caslino d’Erba (nel 2017)

Dopo un sopralluogo della Commissione regionale Antimafia per il progetto ideato dal Circolo Ambiente Ilaria Alpi riguardante il terreno confiscato a Caslino d’Erba arriva il via libera per l’uso agricolo. Roberto Fumagalli, presidente del circolo : «Faremo del terreno un presidio di legalità».

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ARCI COMO WebTV/ “Èstate con noi”/ Palinsesto 22 giugno 2020/ Roberto Fumagalli

Dalle 11/ L’introduzione di Roberto Fumagalli presidente del Circolo ambinete Ilaria Alpi all’incontro, il 22 marzo 2019, per ricordare Ilaria Alpi e denunciare i 25 anni passati inutilmente dalla sua uccisione insieme a Miran Hrovatin ha raccolto tante persone che hanno affollato la sala del Municipio di Ponte Lambro. Leggi l’articolo di ecoinformazioni.

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Quali alternative sostenibili alla tangenziale comasca/ Incontro ambientalista a Capiago

Siamo davvero certi che il secondo tempo della fiction di genere catastrofico “Secondo lotto tangenziale” non sarà più proiettato a causa della latitanza di produttori e di intoppi burocratici, oppure rischiamo di vedercelo somministrare a tradimento con titoli “fantasy” del genere “autostrada Varese Como Lecco”, “Dalmine-Gaggiolo”, “Piano transeuropeo”, “Gronda pedemontana”, o chissà quali altre invenzioni? E che prospettive concrete vi sono che il film in questione possa finalmente essere sostituito da un altro, meglio se di altro genere?

I tracciati tangenziali di Como e Varese

A queste domande tutt’altro che fuori luogo si è tentato di rispondere durante l’incontro “Secondo lotto della tangenziale di Como: impatti irreparabili e soluzioni alternative”, svoltosi il 18 gennaio scorso nella sede capiaghese della cooperativa “Il Gabbiano” e organizzato dal gruppo comasco del movimento Fridays for future in collaborazione con l’ambientalista Gabriella Bossi, il geologo Gianni Del Pero e le associazioni Circolo ambiente Ilaria Alpi e Il Gambero.

«Di un’ipotesi autostradale che colleghi gli aeroporti lombardi con appendici verso alcuni capoluoghi si parla da decenni ed esistono almeno quattro progetti con relative varianti, tutti avversati dagli ambientalisti a iniziare dal lontano 1998, quando furono l’allora Lega per l’ambiente e il Wwf i primi a dire no», afferma Del Pero ricostruendo il complesso iter della vicenda. Allora si parlava di due corsie per senso di marcia, ma già con la realizzazione del maggiore svincolo europeo a Desio, e al progetto si davano i nomi di Pedemontana o Pedegronda.

Un momento della serata

«Poi vi fu un’ipotesi preliminare nel 2003, con il tratto comasco compreso tra Albate Bassone fino ad Albese, ma realizzato in galleria – continua il geologo -. Seguì un’altra ipotesi nel 2008 con due lotti che aggiustarono il tracciato, ma con la medesima percorrenza. Dal 2009 al 2011 il progetto fu fatto proprio anche da altri soggetti, interessati perlopiù all’aspetto commerciale dell’opera, e inserito in un’ipotesi di tracciato Varese-Como-Lecco. Ma poiché il progetto in forma autostradale fu giudicato impossibile, venne prospettata una seconda opzione più meridionale, che penetrava nel Parco della brughiera briantea (oggi Groane e Brughiera, ndr)».

Del progetto, dopo la realizzazione del primo lotto, si è continuato a discutere fino ai giorni nostri, quando nel dicembre scorso la Società Pedemontana ha comunicato, ad alcuni cittadini interessati da espropri, che il vincolo su quei terreni era nel frattempo decaduto, ammettendo indirettamente che i sei chilometri mancanti, relativi al secondo lotto della tangenziale comasca, non sarebbero mai stati realizzati. La notizia è equivalsa a una sorta di “bingo” per gli ambientalisti, ma è stata invece giudicata nefasta dal comitato di 43 Comuni, quasi tutti favorevoli al completamento dell’opera.

Una parte del pubblico presente all’incontro

«A nostro avviso non si è persa alcuna occasione straordinaria perché ancora nel 2018 ribadivamo che la tangenziale comasca non avrebbe dovuto essere completata per via degli impatti ambientali devastanti», sostiene Del Pero facendo un veloce ripasso dei motivi che hanno provocato il pollice verso da parte delle associazioni ambientaliste: dal sistema idrogeologico particolare del tracciato, che avrebbe provocato dissesti alle falde idropotabili, alla devastante occupazione di suolo, perlopiù di uso agricolo, per una larghezza di 50 metri ulteriormente ampliati in prossimità degli svincoli; senza contare ulteriori effetti negativi dovuti alla impermeabilizzazione del terreno, al conseguente impoverimento delle falde acquifere, all’impatto sulle zone umide e boschive, sull’aria, sull’ecosistema e le sue forme di vita e su una zona già protetta come il Parco delle groane, che sarebbe praticamente attraversato dal percorso asfaltato.

Sull’evidenza che gli organizzatori della serata siano nettamente contrari al completamento della tangenziale cittadina non vi sono dubbi da parte di esponenti politici e amministratori comunali presenti in sala, che iniziano educatamente a rumoreggiare. Ma – sembrano chiedersi – alla realizzazione apparentemente tramontata del tracciato si contrappongono progetti alternativi in grado di mitigare il traffico veicolare, oppure soltanto il nulla?

Il tracciato del primo lotto della tangenziale

«Le alternative ci sono eccome – afferma Roberto Fumagalli del circolo Ilaria Alpi -, ma prima è necessario ricordare che la Regione Lombardia sul tema della mobilità aveva pubblicato un “libro bianco” nel quale si affermavano una serie di buoni propositi, puntualmente traditi». Il risultato è che gli investimenti per realizzare strade sono aumentati al 57 per cento, mentre quelli per ferrovie sono rimasti al solo 19 per cento.

«Bisogna anche prendere atto – continua Fumagalli – che si spende molto di di più per costruire autostrade che ferrovie in un quadro che vede il bilancio dell’autostrada Brescia-Bergamo-Milano (Brebemi) nettamente in rosso; che il traffico contribuisce ben al 25 per cento dell’inquinamento atmosferico; che alcuni Comuni a iniziare da Como, Lipomo, Albavilla, Olgiate cadono in evidenti contraddizioni nel momento in cui da una parte si lagnano per l’aumento del traffico e invocano la realizzazione della tangenziale, mentre dall’altra continuano a concedere concessioni nei loro territori a nuovi centri commerciali, i quali fungono da moltiplicatori di auto che non fanno che riversarsi sui loro territori».

da sinistra: Matteo Aiani (Fff), Gabriella Bossi, Gianni Del Pero

Che fare, allora? «Decidere il da farsi è una scelta politica – sottolinea Fumagalli – e la Svizzera, ad esempio, la sua scelta l’ha già fatta: le merci tutte su ferro e i pendolari su gomma-ferro o trasporto pubblico. Avremmo 31 milioni da spendere insieme alla Svizzera per il progetto Interreg, ma da Chiasso in giù di risposte non ne sono ancora arrivate».

Eppure le alternative ai nastri asfaltati non mancherebbero: come il progetto Smisto per migliorare i trasporti transfrontalieri lungo gli assi portanti ferroviari nell’ambito territoriale ricompreso tra i laghi Maggiore e Lugano e Como. I fondi stanziati sono 1,7 milioni dall’Italia, 1 milione di franchi dalla Svizzera e 900 mila euro da Regione Lombardia, con interventi anche infrastrutturali per migliorare l’accessibilità.

La storica ferrovia Como-Lecco sulla quale l’ambientalismo comasco intende puntare

Ma la vera “ricetta”, secondo Fumagalli, è soprattutto di collettivizzare le esigenze di trasporto, iniziando finalmente a operare su quella che secondo l’ambientalismo provinciale (e non solo) è considerata la vera risorsa in termini di trasporto pubblico interprovinciale: la storica ferrovia Como-Lecco, un tracciato di circa 40 chilometri realizzato circa 130 anni fa e sul quale non si è mai deciso di puntare seriamente, rinunciando al raddoppio dei binari, eliminando gradatamente corse, attuando soppressioni, chiusure stagionali, disservizi di ogni genere fino a considerarla un “ramo secco” da recidere e dimenticare.

Eppure di proposte per rilanciare la ferrovia ne sono state formulate, così come quelle di ampliare l’offerta ferroviaria mediante nuove linee, come la Regio Express che colleghi Como e Erba mediante il contributo di Trenord e la realizzazione delle fermate di Erba, Cantù, Merone e Como.

Un momento della serata

«Si, perché la costruzione di nuove strade equivale all’aumento del numero di auto – incalza Gabriella Bossi – con un effetto-spugna sul traffico e l’aumento di realtà commerciali, col risultato che le autostrade sono di fatto finanziate dall’indotto provocato da queste ultime. E invece spostare il traffico non è una soluzione perché non serve a nessuno, mentre l’alternativa sarebbe di utilizzare il denaro per efficientare l’esistente, invece di finanziare grandi opere, che spesso sono soggette a infiltrazioni da parte delle organizzazioni mafiose. Ai Comuni che ne caldeggiano la realizzazione sarebbe invece consigliabile di fare molta attenzione in proposito».

Qualcuno in sala inizia a rumoreggiare apertamente, rifiutando una malintesa associazione tra amministrazione pubblica e criminalità organizzata, mentre Carlo Ballabio, sindaco di Albese con Cassano interviene puntando il dito sulla carenza di infrastrutture che a suo dire rende utopistico puntare su un possibile sistema ferroviario integrato. «Secondo me non riusciremo mai ad avere né la ferrovia né la tangenziale – pronostica -. Aggiornare e ampliare il tracciato su ferro serve a poco, quando certe stazioni – come ad esempio quella di Cantù o di Brenna – sono dislocate lontano dai centri urbani rendendole difficilmente raggiungibili dai pendolari».

Qualcuno dal pubblico gli risponde che toccherebbe proprio ai Comuni realizzare percorsi ciclabili e valide infrastrutture, mentre c’è chi suggerisce l’istituzione di consorzi sovraccomunali finalizzati al trasporto leggero di pendolari e passeggeri fino alle tratte ferroviarie. «La nostra proposta, formulata già nel 1983, è un’ipotesi di parco regionale che arrivi fino ad Albese come margine nord al Parco della Brughiera, con relative limitazioni allo sfruttamento del territorio, puntando contemporaneamente su forme di mobilità integrata», puntualizza Del Pero.

Mattia Soliani associazione Il Gambero

In sala si avverte che il tema è realmente sentito da un pubblico numeroso e attento nonostante l’evento sia stato programmato di sabato sera, e la discussione inizia ad appassionarsi. Ma è quasi mezzanotte e tocca a Mattia Soliani de Il Gambero congedare i convenuti giocando con tre “parole d’ordine” per raccogliere un consenso forse unanime: «E’ necessario puntare sulla Bellezza, dicendo un no fermo e definitivo alla devastazione del territorio; sulla Sostenibilità, facendo in modo che i sistemi di trasporto possano nuocere il meno possibile all’ambiente; infine sulla Collaborazione tra associazioni ambientalistiche, perché solo l’impegno condiviso può condurre a risultati concreti». [Fabio Germinario, ecoinformazioni]

Buona notizia/ 800 milioni per la mobilità sostenibile a Como

Sono almeno 800 milioni di euro i soldi risparmiati grazie alla rinuncia della Regione alla nuova costosissima galleria della Tangenziale di Como ed è salvo il territorio in pericolo per la devastazione che l’opera faraonica avrebbe determinato tra Albate e Albese con Cassano. Finalmente, dopo anni di mobilitazioni degli ambientalisti comaschi, è finito l’incubo: la Regione ha chiuso con l’ipotesi del secondo lotto della tangenziale rinunciando al vincolo per l’esproprio dei terreni sul percorso della costosissima strada. Esulta il Circolo ambiente Ilaria Alpi.

«Per il Circolo Ambiente Ilaria Alpi la mancata realizzazione del secondo lotto della tangenziale di Como è una buona notizia. Gli ambientalisti ribadiscono la loro totale contrarietà alla nuova strada che, nelle intenzioni dei promotori, avrebbe dovuto proseguire dallo svincolo di Albate fino ad Albese con Cassano. Una strada, a giudizio del Circolo ambientalista, che avrebbe avuto, in ogni caso, un impatto ambientale fortissimo. Questo sia nell’ipotesi di un tracciato in superficie, sia nel caso fosse stata interrata. Infatti nella prima ipotesi, avremmo avuto la deturpazione paesaggistica di aree agricole dalla forte valenza ambientale, in quanto l’opera avrebbe compromesso l’equilibrio ecologico delle aree della brughiera. Lo stesso anche nel caso si fosse ipotizzato un tracciato interrato: infatti in tale situazione avremmo avuto un forte impatto dal punto di vista idrogeologico, poiché l’escavazione avrebbe interessato un’area con presenza di falde superficiali, alcune connesse con il prospicente lago di Montorfano. Dichiara ora Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente Ilaria Alpi: “Ribadiamo che la tangenziale non avrebbe risolto alcun problema di congestionamento, ma sarebbe servita solo a spostare il traffico, oggi concentrato soprattutto sulla statale 342. Ribadiamo ancora una volta che la vera soluzione al problema del traffico, che interessa le strade che confluiscono nella convalle, va trovata in una mobilità alternativa, che punti soprattutto sul potenziamento del trasporto pubblico locale, ovvero bus e soprattutto treni. Ma in questo senso la politica non sta facendo nulla! Anzi è sotto gli occhi di tutti la totale inefficienza delle infrastrutture ferroviarie e il quotidiano disservizio di Trenord. Pertanto la Regione Lombardia, anziché ipotizzare nuove strade, tangenziali o autostrade, deve investire sul potenziamento del trasporto pubblico, a cominciare da un efficientamento e potenziamento della ferrovia Como-Lecco, che versa in condizioni pietose. Secondo noi questa linea, se potenziata, potrebbe rappresentare una vera alternativa alle auto”. In definitiva, per il Circolo Ambiente Ilaria Alpi, da una parte è bene che non si faccia il 2° lotto della tangenziale, ma dall’altra chiede ad alta voce che la Regione si muova nella direzione del miglioramento del servizio ferroviario». [Circolo ambinete Ilaria Alpi]

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