Roberto Fumagalli

Circolo Ambiente Ilaria Alpi/ Nuova vita (agricola) per i terreni confiscati

Consegna dell’attestato da parte di Regione Lombardia a Roberto Fumagalli del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, insieme al sindaco di Caslino d’Erba (nel 2017)

Dopo un sopralluogo della Commissione regionale Antimafia per il progetto ideato dal Circolo Ambiente Ilaria Alpi riguardante il terreno confiscato a Caslino d’Erba arriva il via libera per l’uso agricolo. Roberto Fumagalli, presidente del circolo : «Faremo del terreno un presidio di legalità».

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ARCI COMO WebTV/ “Èstate con noi”/ Palinsesto 22 giugno 2020/ Roberto Fumagalli

Dalle 11/ L’introduzione di Roberto Fumagalli presidente del Circolo ambinete Ilaria Alpi all’incontro, il 22 marzo 2019, per ricordare Ilaria Alpi e denunciare i 25 anni passati inutilmente dalla sua uccisione insieme a Miran Hrovatin ha raccolto tante persone che hanno affollato la sala del Municipio di Ponte Lambro. Leggi l’articolo di ecoinformazioni.

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Quali alternative sostenibili alla tangenziale comasca/ Incontro ambientalista a Capiago

Siamo davvero certi che il secondo tempo della fiction di genere catastrofico “Secondo lotto tangenziale” non sarà più proiettato a causa della latitanza di produttori e di intoppi burocratici, oppure rischiamo di vedercelo somministrare a tradimento con titoli “fantasy” del genere “autostrada Varese Como Lecco”, “Dalmine-Gaggiolo”, “Piano transeuropeo”, “Gronda pedemontana”, o chissà quali altre invenzioni? E che prospettive concrete vi sono che il film in questione possa finalmente essere sostituito da un altro, meglio se di altro genere?

I tracciati tangenziali di Como e Varese

A queste domande tutt’altro che fuori luogo si è tentato di rispondere durante l’incontro “Secondo lotto della tangenziale di Como: impatti irreparabili e soluzioni alternative”, svoltosi il 18 gennaio scorso nella sede capiaghese della cooperativa “Il Gabbiano” e organizzato dal gruppo comasco del movimento Fridays for future in collaborazione con l’ambientalista Gabriella Bossi, il geologo Gianni Del Pero e le associazioni Circolo ambiente Ilaria Alpi e Il Gambero.

«Di un’ipotesi autostradale che colleghi gli aeroporti lombardi con appendici verso alcuni capoluoghi si parla da decenni ed esistono almeno quattro progetti con relative varianti, tutti avversati dagli ambientalisti a iniziare dal lontano 1998, quando furono l’allora Lega per l’ambiente e il Wwf i primi a dire no», afferma Del Pero ricostruendo il complesso iter della vicenda. Allora si parlava di due corsie per senso di marcia, ma già con la realizzazione del maggiore svincolo europeo a Desio, e al progetto si davano i nomi di Pedemontana o Pedegronda.

Un momento della serata

«Poi vi fu un’ipotesi preliminare nel 2003, con il tratto comasco compreso tra Albate Bassone fino ad Albese, ma realizzato in galleria – continua il geologo -. Seguì un’altra ipotesi nel 2008 con due lotti che aggiustarono il tracciato, ma con la medesima percorrenza. Dal 2009 al 2011 il progetto fu fatto proprio anche da altri soggetti, interessati perlopiù all’aspetto commerciale dell’opera, e inserito in un’ipotesi di tracciato Varese-Como-Lecco. Ma poiché il progetto in forma autostradale fu giudicato impossibile, venne prospettata una seconda opzione più meridionale, che penetrava nel Parco della brughiera briantea (oggi Groane e Brughiera, ndr)».

Del progetto, dopo la realizzazione del primo lotto, si è continuato a discutere fino ai giorni nostri, quando nel dicembre scorso la Società Pedemontana ha comunicato, ad alcuni cittadini interessati da espropri, che il vincolo su quei terreni era nel frattempo decaduto, ammettendo indirettamente che i sei chilometri mancanti, relativi al secondo lotto della tangenziale comasca, non sarebbero mai stati realizzati. La notizia è equivalsa a una sorta di “bingo” per gli ambientalisti, ma è stata invece giudicata nefasta dal comitato di 43 Comuni, quasi tutti favorevoli al completamento dell’opera.

Una parte del pubblico presente all’incontro

«A nostro avviso non si è persa alcuna occasione straordinaria perché ancora nel 2018 ribadivamo che la tangenziale comasca non avrebbe dovuto essere completata per via degli impatti ambientali devastanti», sostiene Del Pero facendo un veloce ripasso dei motivi che hanno provocato il pollice verso da parte delle associazioni ambientaliste: dal sistema idrogeologico particolare del tracciato, che avrebbe provocato dissesti alle falde idropotabili, alla devastante occupazione di suolo, perlopiù di uso agricolo, per una larghezza di 50 metri ulteriormente ampliati in prossimità degli svincoli; senza contare ulteriori effetti negativi dovuti alla impermeabilizzazione del terreno, al conseguente impoverimento delle falde acquifere, all’impatto sulle zone umide e boschive, sull’aria, sull’ecosistema e le sue forme di vita e su una zona già protetta come il Parco delle groane, che sarebbe praticamente attraversato dal percorso asfaltato.

Sull’evidenza che gli organizzatori della serata siano nettamente contrari al completamento della tangenziale cittadina non vi sono dubbi da parte di esponenti politici e amministratori comunali presenti in sala, che iniziano educatamente a rumoreggiare. Ma – sembrano chiedersi – alla realizzazione apparentemente tramontata del tracciato si contrappongono progetti alternativi in grado di mitigare il traffico veicolare, oppure soltanto il nulla?

Il tracciato del primo lotto della tangenziale

«Le alternative ci sono eccome – afferma Roberto Fumagalli del circolo Ilaria Alpi -, ma prima è necessario ricordare che la Regione Lombardia sul tema della mobilità aveva pubblicato un “libro bianco” nel quale si affermavano una serie di buoni propositi, puntualmente traditi». Il risultato è che gli investimenti per realizzare strade sono aumentati al 57 per cento, mentre quelli per ferrovie sono rimasti al solo 19 per cento.

«Bisogna anche prendere atto – continua Fumagalli – che si spende molto di di più per costruire autostrade che ferrovie in un quadro che vede il bilancio dell’autostrada Brescia-Bergamo-Milano (Brebemi) nettamente in rosso; che il traffico contribuisce ben al 25 per cento dell’inquinamento atmosferico; che alcuni Comuni a iniziare da Como, Lipomo, Albavilla, Olgiate cadono in evidenti contraddizioni nel momento in cui da una parte si lagnano per l’aumento del traffico e invocano la realizzazione della tangenziale, mentre dall’altra continuano a concedere concessioni nei loro territori a nuovi centri commerciali, i quali fungono da moltiplicatori di auto che non fanno che riversarsi sui loro territori».

da sinistra: Matteo Aiani (Fff), Gabriella Bossi, Gianni Del Pero

Che fare, allora? «Decidere il da farsi è una scelta politica – sottolinea Fumagalli – e la Svizzera, ad esempio, la sua scelta l’ha già fatta: le merci tutte su ferro e i pendolari su gomma-ferro o trasporto pubblico. Avremmo 31 milioni da spendere insieme alla Svizzera per il progetto Interreg, ma da Chiasso in giù di risposte non ne sono ancora arrivate».

Eppure le alternative ai nastri asfaltati non mancherebbero: come il progetto Smisto per migliorare i trasporti transfrontalieri lungo gli assi portanti ferroviari nell’ambito territoriale ricompreso tra i laghi Maggiore e Lugano e Como. I fondi stanziati sono 1,7 milioni dall’Italia, 1 milione di franchi dalla Svizzera e 900 mila euro da Regione Lombardia, con interventi anche infrastrutturali per migliorare l’accessibilità.

La storica ferrovia Como-Lecco sulla quale l’ambientalismo comasco intende puntare

Ma la vera “ricetta”, secondo Fumagalli, è soprattutto di collettivizzare le esigenze di trasporto, iniziando finalmente a operare su quella che secondo l’ambientalismo provinciale (e non solo) è considerata la vera risorsa in termini di trasporto pubblico interprovinciale: la storica ferrovia Como-Lecco, un tracciato di circa 40 chilometri realizzato circa 130 anni fa e sul quale non si è mai deciso di puntare seriamente, rinunciando al raddoppio dei binari, eliminando gradatamente corse, attuando soppressioni, chiusure stagionali, disservizi di ogni genere fino a considerarla un “ramo secco” da recidere e dimenticare.

Eppure di proposte per rilanciare la ferrovia ne sono state formulate, così come quelle di ampliare l’offerta ferroviaria mediante nuove linee, come la Regio Express che colleghi Como e Erba mediante il contributo di Trenord e la realizzazione delle fermate di Erba, Cantù, Merone e Como.

Un momento della serata

«Si, perché la costruzione di nuove strade equivale all’aumento del numero di auto – incalza Gabriella Bossi – con un effetto-spugna sul traffico e l’aumento di realtà commerciali, col risultato che le autostrade sono di fatto finanziate dall’indotto provocato da queste ultime. E invece spostare il traffico non è una soluzione perché non serve a nessuno, mentre l’alternativa sarebbe di utilizzare il denaro per efficientare l’esistente, invece di finanziare grandi opere, che spesso sono soggette a infiltrazioni da parte delle organizzazioni mafiose. Ai Comuni che ne caldeggiano la realizzazione sarebbe invece consigliabile di fare molta attenzione in proposito».

Qualcuno in sala inizia a rumoreggiare apertamente, rifiutando una malintesa associazione tra amministrazione pubblica e criminalità organizzata, mentre Carlo Ballabio, sindaco di Albese con Cassano interviene puntando il dito sulla carenza di infrastrutture che a suo dire rende utopistico puntare su un possibile sistema ferroviario integrato. «Secondo me non riusciremo mai ad avere né la ferrovia né la tangenziale – pronostica -. Aggiornare e ampliare il tracciato su ferro serve a poco, quando certe stazioni – come ad esempio quella di Cantù o di Brenna – sono dislocate lontano dai centri urbani rendendole difficilmente raggiungibili dai pendolari».

Qualcuno dal pubblico gli risponde che toccherebbe proprio ai Comuni realizzare percorsi ciclabili e valide infrastrutture, mentre c’è chi suggerisce l’istituzione di consorzi sovraccomunali finalizzati al trasporto leggero di pendolari e passeggeri fino alle tratte ferroviarie. «La nostra proposta, formulata già nel 1983, è un’ipotesi di parco regionale che arrivi fino ad Albese come margine nord al Parco della Brughiera, con relative limitazioni allo sfruttamento del territorio, puntando contemporaneamente su forme di mobilità integrata», puntualizza Del Pero.

Mattia Soliani associazione Il Gambero

In sala si avverte che il tema è realmente sentito da un pubblico numeroso e attento nonostante l’evento sia stato programmato di sabato sera, e la discussione inizia ad appassionarsi. Ma è quasi mezzanotte e tocca a Mattia Soliani de Il Gambero congedare i convenuti giocando con tre “parole d’ordine” per raccogliere un consenso forse unanime: «E’ necessario puntare sulla Bellezza, dicendo un no fermo e definitivo alla devastazione del territorio; sulla Sostenibilità, facendo in modo che i sistemi di trasporto possano nuocere il meno possibile all’ambiente; infine sulla Collaborazione tra associazioni ambientalistiche, perché solo l’impegno condiviso può condurre a risultati concreti». [Fabio Germinario, ecoinformazioni]

Buona notizia/ 800 milioni per la mobilità sostenibile a Como

Sono almeno 800 milioni di euro i soldi risparmiati grazie alla rinuncia della Regione alla nuova costosissima galleria della Tangenziale di Como ed è salvo il territorio in pericolo per la devastazione che l’opera faraonica avrebbe determinato tra Albate e Albese con Cassano. Finalmente, dopo anni di mobilitazioni degli ambientalisti comaschi, è finito l’incubo: la Regione ha chiuso con l’ipotesi del secondo lotto della tangenziale rinunciando al vincolo per l’esproprio dei terreni sul percorso della costosissima strada. Esulta il Circolo ambiente Ilaria Alpi.

«Per il Circolo Ambiente Ilaria Alpi la mancata realizzazione del secondo lotto della tangenziale di Como è una buona notizia. Gli ambientalisti ribadiscono la loro totale contrarietà alla nuova strada che, nelle intenzioni dei promotori, avrebbe dovuto proseguire dallo svincolo di Albate fino ad Albese con Cassano. Una strada, a giudizio del Circolo ambientalista, che avrebbe avuto, in ogni caso, un impatto ambientale fortissimo. Questo sia nell’ipotesi di un tracciato in superficie, sia nel caso fosse stata interrata. Infatti nella prima ipotesi, avremmo avuto la deturpazione paesaggistica di aree agricole dalla forte valenza ambientale, in quanto l’opera avrebbe compromesso l’equilibrio ecologico delle aree della brughiera. Lo stesso anche nel caso si fosse ipotizzato un tracciato interrato: infatti in tale situazione avremmo avuto un forte impatto dal punto di vista idrogeologico, poiché l’escavazione avrebbe interessato un’area con presenza di falde superficiali, alcune connesse con il prospicente lago di Montorfano. Dichiara ora Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente Ilaria Alpi: “Ribadiamo che la tangenziale non avrebbe risolto alcun problema di congestionamento, ma sarebbe servita solo a spostare il traffico, oggi concentrato soprattutto sulla statale 342. Ribadiamo ancora una volta che la vera soluzione al problema del traffico, che interessa le strade che confluiscono nella convalle, va trovata in una mobilità alternativa, che punti soprattutto sul potenziamento del trasporto pubblico locale, ovvero bus e soprattutto treni. Ma in questo senso la politica non sta facendo nulla! Anzi è sotto gli occhi di tutti la totale inefficienza delle infrastrutture ferroviarie e il quotidiano disservizio di Trenord. Pertanto la Regione Lombardia, anziché ipotizzare nuove strade, tangenziali o autostrade, deve investire sul potenziamento del trasporto pubblico, a cominciare da un efficientamento e potenziamento della ferrovia Como-Lecco, che versa in condizioni pietose. Secondo noi questa linea, se potenziata, potrebbe rappresentare una vera alternativa alle auto”. In definitiva, per il Circolo Ambiente Ilaria Alpi, da una parte è bene che non si faccia il 2° lotto della tangenziale, ma dall’altra chiede ad alta voce che la Regione si muova nella direzione del miglioramento del servizio ferroviario». [Circolo ambinete Ilaria Alpi]

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Acqua e non solo/ In un bene comune per i beni comuni/Contiene buone notizie

C’è un’incongruenza nella realtà politica odierna che vede le piazze piene di sardine desiderose di vivere in un mare nuovo conforme alla Costituzione e l’impegno politico ancora limitato a poche persone che all’essere parte del banco aggiunge impegno, desiderio di approfondimento e confronto politico, lotta senza negare l’inevitabile conflitto tra chi è per i diritti e chi, come le destre e i branchi eversivi che le sostengono anche a Como per negarli.

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Intervista al climatologo Frank Raes / Il Movimento Fridays for future rimanga se stesso

Parla per quasi due ore di cambiamenti climatici introdotto da Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente Ilaria Alpi. E lo fa appassionatamente, a tratti quasi concitato. Poi risponde alle domande del pubblico in modo non liquidatorio. E non si stanca di spiegare, precisare, capire meglio le osservazioni rivoltegli.

Ma il professor Frank Raes, climatologo di fama internazionale, non è un ambientalista con l’elmetto. Termini come «occupazione» e «resistenza passiva» non fanno parte del suo vocabolario. E non solo perché sente il dovere di stare dalla parte delle istituzioni virtuose, mantenendo una collaborazione con la Commissione europea, come egli stesso ammette.

Soprattutto perché ha un approccio scientifico ai problemi, essendo un fisico. E un innato ottimismo, basato sulla convinzione che uomo e ambiente sono strettamente connessi e forse è questa, l’unica vera loro fortuna. Inutile, quindi, tentare di fargli domande politiche. Ma questo lo abbiamo capito solo dialogando con lui.

«Professor Raes, recentemente il Comune di Como ha emesso un’ordinanza che impone di tenere chiuse le porte di accesso ai negozi per evitare dispersione termica, ma a eccezione di quelli che installano barriere d’aria, ovvero dispositivi elettrici che consentono di lasciarle aperte. Dato che il consumo da loro prodotto sembra alto, secondo lei si tratta di una misura adeguata? E ci sarà un vero risparmio, oppure è solo fumo negli occhi?»

«È difficile rispondere su due piedi alla domanda: bisognerebbe fare uno studio, che forse è facile redigere, trattandosi solo di misurare e monitorare costi e benefici».

«Ma non le sembra un controsenso che per risparmiare energia sia necessario consumarne?»

«Teoricamente si. Ma non è detto che poi il risparmio – anche contenuto – non sia reale. Piuttosto bisognerebbe chiedere al Comune se questa ordinanza sia stata emessa in base a studi scientifici. E farseli indicare, per poter verificare».

«Cosa pensa dell’evoluzione del movimento italiano Fridays for future? Ha qualche suggerimento in merito?»

«Parlo sempre con loro e devo dire che hanno realmente mosso qualcosa. E hanno pure la consapevolezza di averlo fatto. Ora è necessario che proseguano la loro lotta senza radicalizzarsi, meglio se continuando a organizzare eventi e scioperi. Ma con modalità sempre giocose, senza diventare troppo seri o intransigenti. Devono avere pazienza e andare avanti così per qualche anno, fino a quando le cose inizieranno a cambiare. Perché l’effetto delle loro lotte non è solo sui giovani, ma anche sugli adulti. Sui politici. Sperando che tra gli adulti non prevalga il cinismo che emerge in certi ambienti e che tende a svilirli a causa della loro giovane età. Il suggerimento è: continuate ad avere la scienza come riferimento, cosa che per altro fanno già. Le possibilità di cambiare le cose ci sono, come spiegavo poco fa, e loro devono convincerci. Se poi le cose continueranno a non cambiare, evidentemente è perché nella società ci sono interessi non sani».

«Ma in questo Movimento, lei vede un’evoluzione?»

«Per il momento è difficile dirlo, perché in fondo esistono da poco più di un anno. Tra pochi giorni – il 29 novembre – organizzeranno un nuovo sciopero globale, e dovranno riuscire a spiegarne bene le motivazioni. Perché siamo noi adulti a dover cambiare le cose. Il loro ruolo consiste nel convincerci a farlo. Poi anche loro cresceranno, andranno a votare e toccherà infine a loro influenzare le politiche e costringerle a cambiare».

«Secondo lei, è davvero possibile ottenere risultati nelle lotte ambientali rimanendo solo nell’ambito della legalità?»

«La legalità è importante… (ride). Penso che una società senza legalità non vada da nessuna parte. E dalla parte della legalità credo debbano stare anche i giovani. Penso che comunque sia possibile cambiare il sistema anche divertendosi. Inventare nuove regole, nuove opportunità, può anche essere divertente. Se invece si metteranno a fare politica in modo tradizionale, temo si perderanno. Devono trovare un modo di fare politica che non è destra, non è sinistra ma che non sia neppure populismo. Una “quarta via” che si allontani dal populismo e insegni a rapportarsi meglio tra le persone, e con la natura. Ci sono tanti filosofi che parlano di questa ulteriore opportunità e di cui abbiamo un grande bisogno».

«Lei vive da tanto tempo in Italia e conosce molto bene il nostro Paese. Come mai secondo lei, a differenza di altri stati europei, in Italia un partito verde fatica così a decollare?»

«Francamente non saprei. In Germania i verdi sono sempre stati una forza. In Belgio – io sono belga – il partito verde è stato forte fino a 10, 15 anni fa. Poi è sceso fino a essere irrilevante, e ora sta riguadagnando. Sono evidentemente ondate che dipendono da situazioni interne. In Italia negli anni scorsi c’è stato il Movimento 5 stelle, che ha dedicato una delle sue stelle proprio all’ambiente. Poi è andata come è andata e ora vedremo che cosa accadrà. Se avessi una risposta alla sua domanda, forse non sarei qui! (Ride)».

«Poco fa lei ipotizzava scenari su un ipotetico aumento incontrollato della temperatura terrestre. Nella peggiore delle ipotesi, se proprio la situazione dovesse completamente sfuggirci di mano, secondo lei la specie umana rischierebbe davvero l’estinzione?»

«Non credo che la specie umana si estinguerà. Si estinguerà piuttosto la nostra cultura, quella che abbiamo creato nelle ultime centinaia di anni. Però come minimo torneremmo al medioevo, senza istituzioni democratiche in grado di gestire la società. Senza una società redistributiva che guarda alle fasce deboli della popolazione. Crescerebbe l’individualismo, torneremmo a difendere il nostro campanile, le nostre città. Qualcosa del genere comincia già a vedersi ora, con i rifugiati climatici costretti ad abbandonare le loro terre. Ma il fenomeno diventerebbe incontrollabile, con una pressione sulle nostre istituzioni che diventerebbe tremenda, insostenibile. Sarebbero probabilmente loro – le istituzioni – a estinguersi. E torneremmo a un’epoca di barbarie che porterebbe alla distruzione della società umana».

«A proposito di cultura e di civiltà, può spiegarci brevemente il significato del Museo della tecnologia dell’Antropocene, da lei fondato a Laveno Mombello, sul lago Maggiore?»

«Dobbiamo cambiare cultura: è questo il significato che ho voluto dargli. La cultura moderna ha portato una netta separazione tra natura e uomo. Chi visita il museo sarà chiamato a conoscere e utilizzare gli oggetti come sorta di viatico alla transizione che siamo chiamati a fare. Dobbiamo transitare da una cultura vecchia a una nuova. E anche a una nuova forma di politica con la P maiuscola. Il museo è un pretesto per discutere di oggetti appartenenti alla cultura attuale, che ormai rappresenta il passato. Un pretesto per parlare di una nuova cultura. Che abbia al centro un nuovo rapporto tra uomo e natura». [Fabio Germinario, ecoinformazioni]

Video/ L’informazione cresce, ma la stampa è fragile e sotto attacco della cattiva politica

L’incontro, il 22 marzo, per ricordare Ilaria Alpi e denunciare i 25 anni passati inutilmente dalla sua uccisione insieme a Miran Hrovatin ha raccolto tante persone che hanno affollato la sala del Municipio di Ponte Lambro. Un fatto questo non scontato nella dominate tendenza a rimuovere dalla memoria collettiva gli episodi che per anni non vengono chiariti. A richiamare l’attenzione civile di tanti/ e oltre che la capacità del Circolo ambiente Ilaria Alpi di coinvolgimento di più soggetti nel sostegno all’iniziativa (comuni, associazioni, media) anche la notorietà sia della redattrice de il Giorno Paola Pioppi che dell’ex vicedirettore del Tg3 Corradino Mineo. On line sul canale di ecoinformazioni i video di tutti gli interventi.

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Quinto colpo: la morale antimafia

Inverigo mafia 1

Dal palco del Piccolo teatro in via Rocchina 14 a Inverigo Nicola Piacente, procuratore capo di Como, è intervenuto per l’incontro conclusivo della rassegna 5 colpi alla ‘Ndrangheta, la rassegna organizzata dal Circolo ambiente “Ilaria Alpi” per diffondere la cultura della legalità.
In questa serata, che ha visto un primo momento di domande da parte di Paolo Moretti della Provincia e una seconda parte dedicata ai dubbi del pubblico, il procuratore ha dato un quadro generale del fenomeno mafioso in Italia, facendo riferimenti anche al territorio lombardo e comasco. 
Anche per l’ultimo dei cinque appuntamenti è stata presentata la mostra Vittime di mafia, dedicata a Lea Garofalo, Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Mauro Rostagno.

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Quarto colpo: vittime, prostituzione e cultura antimafia

 

Si è tenuto dalle 21.15 di mercoledì 29 novembre nella sala polifunzionale di Arosio, in via Casati 1, il quarto e penultimo incontro della rassegna 5 colpi alla ‘Ndrangheta, organizzato dal Circolo ambiente “Ilaria Alpi”. Per la quarta serata il tema era doppio: da un lato il ruolo delle vittime della criminalità organizzata, dall’altro il racket della prostituzione; a parlarne Benedetto Madonia, presidente del Centro studi contro le mafie san Francesco, e Tiziana Bianchini di Lotta contro l’emarginazione. A moderare, Elisa Roncoroni di Lotta contro l’emarginazione. (altro…)

Terzo colpo alla mafia: il ruolo delle istituzioni

La sala Brenna a Mariano Comense ha accolto nella serata di mercoledì 22 novembre il terzo incontro della rassegna Cinque colpi alla ‘Ndrangheta. Ospiti dell’incontro, moderato da Christian Galimberti de La Provincia, Davide Gentili, presidente della Commissione antimafia milanese e membro di Avviso Pubblico e Giorgio Garofalo, presidente del consiglio comunale di Seveso e membro di Brianza siCura. Il tema dell’incontro è stato il ruolo delle istituzioni, in particolare dei comuni, nella lotta alla criminalità organizzata. Anche in questa occasione è stata esposta la mostra Vittime di mafia.

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