Società

Decrescita anche a Como?

Sta per nascere anche a Como un circolo del movimento per la decrescita felice, il percorso è ancora aperto e si cercano attivisti.

Le idee di Latouche e Pallante hanno trovato proseliti anche a Como. Sono ancora pochi, per ora si limitano a uno scambio di e-mail, ma sono intenzionati a fondare anche sul Lario un circolo del movimento per la decrescita, nato nel 2007 su proposta di Maurizio Pallante, teorico italiano della decrescita. Perciò lanciano il loro appello a tutti gli interessati ad approfondire temi ambientali, economici e sociali dal punto di vista dell’«avere meno per stare meglio», come sottolinea Giuseppe Leoni, coordinatore della lista Cercoffro de L’isola che c’è, tra i promotori del circolo.
«La società occidentale è arrivata al top – continua Leoni – dobbiamo fermarci ed eventualmente fare qualche passo indietro, permettendo lo sviluppo di altri paesi. Sul territorio sono già molte le esperienze che promuovono il percorso della decrescita, come Vivi sostenibile de L’isola che c’è o i Gruppi di acquisto solidale, che saranno di certo interlocutori privilegiati. Il circolo vuole essere aperto alle idee di tutti i cittadini, ognuno con le proprie competenze e proposte».
Un primo appuntamento è in definizione per il periodo tra il 16 e il 20 giugno, quando il coordinatore nazionale dei circoli territoriali Massimo De Maio sarà a Como per aiutare il nascente movimento a sbrigare la burocrazia: ogni circolo deve infatti stendere un suo statuto che riprenda le linee giuda nazionali.
Per informazioni o partecipare alla creazione del circolo contattare Giuseppe Leoni tel. 031.880129 o 335.6574682, e-mail leoni.giu@tiscali.it,. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il Meet up di Como si presenta alla Piazza virtuale

Saltato l’intervento sulla Street parade, per la defezione all’ultimo momento dell’ospite, l’ottavo appuntamento con la Piazza virtuale di AltraComo, tenutosi lunedì 19 maggio, è stato incentrato sulla presentazione del Meetup di Como, che ha suscitato qualche polemica tra la ventina di partecipanti.

In attesa dell’ospite della prima parte della serata i partecipanti alla chat hanno ampliamente commentato la decisione del Comune di Como di chiudere il dormitorio pubblico per i mesi estivi. «La nostra amministrazione non ha la minima intenzione di occuparsi del problema – ha sottolineato un partecipante alla Piazza virtuale – oltretutto sono obbligati per legge ad avere un dormitorio aperto tutto l’anno, ma evidentemente non se ne preoccupano. La mia idea è che questo fa parte della loro strategia per evitare che le persone possano aggregarsi e possano mettere in luce le contraddizioni di questa società». In altri interventi è stata lamentata la mancanza di luoghi dove incontrarsi fisicamente, discutere di queste problematiche e attivarsi non solo per sensibilizzare i cittadini, ma per approntare azioni concrete.
Dopo qualche minuto di attesa gli organizzatori hanno deciso, non avendo notizie dell’ospite che avrebbe dovuto parlare della Street parade, di passare al secondo argomento della serata, presentando Paolo, portavoce dei grillini della provincia comasca. «Il Meetup di Como è nato quasi un anno fa – ha spiegato Paolo – il 27 maggio 2007. Ho aperto il Meetup perché ero sorpreso che nella mia città non ci fosse un gruppo di questo tipo. L’ho fatto per scherzo e senza dire nulla a nessuno, poi come per magia sono iniziate le iscrizioni, ora siamo circa 230 anche se gli “operativi”, ovvero le persone che partecipano attivamente sono solo una ventina». «Dopo un annetto – ha continuato il portavoce – il gruppetto si è formato: l’idea è quella di parlare alle persone e fargli notare che c’è un’altra realtà rispetto a quella che ci mostra la televisione, ma anche di diventare una sorta di megafono attraverso il quale amplificare la voce di altre associazioni ed enti presenti sul territorio». Le parole di Paolo non devono aver convinto un partecipante alla chat che ha cominciato a provocare il grillino su vari temi (dalla chiusura del dormitorio, alla Notte bianca, alla mancanza di un centro sociale) per poi accusarlo di essere intervenuto «non per parlare del tema ma per pubblicizzare il Meetup e con tanti non so!».
«Secondo me Como è una città “appena appena” chiusa – ha ripreso Paolo, cercando di continuare la discussione – c’è gente tutto sommato buona, ma si fa incredibilmente e ostinatamente gli affari suoi. Bisogna riuscire a coinvolgere la gente, a sensibilizzarla. Non è facile, forse è impossibile, ma bisogna provarci. Le uniche difficoltà sono il tempo e le persone, su Internet è facile parlare, progettare, ma nel concreto, quando c’è da mettere la faccia, i soldi, e il tempo le cose cambiano». Dopo diversi minuti spesi per discutere sulla necessità di creare un centro di aggregazione e sul termine più idoneo da utilizzare per definirlo (centro sociale, punto d’incontro, centro giovanile, ecc.) il dibattito si è arenato sulla necessità, sostenuta da alcuni e non condivisa da altri, di cercare un confronto sulle problematiche locali a prescindere dall’appartenenza politica e dalla mediazione dei partiti.
Paolo ha poi ricordato che il Meetup sarà presente sabato 24 maggio a Porta Torre per raccogliere firme per il V-day informazione, a favore di tre referendum per l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, la cancellazione dei contributi pubblici all’editoria e l’eliminazione del Testo unico Gasparri sulla radiotelevisione.
Gli organizzatori hanno chiuso la serata poco dopo le 23, ma hanno lasciato il canale a disposizione dei partecipanti, che ne hanno approfittato, proseguendo per oltre un’ora a dibattere. [Greta Pini, ecoinformazioni]

Calcio per gli stanchi cronici

Venerdì 23 maggio al centro sportivo Belvedere Un calcio… all’indifferenza, triangolare di calcio per sostenere l’Associazione malati Cfs onlus.

«Un’iniziativa simpatica, un bell’abbinamento tra sport e solidarietà, speriamo nella dovuta presenza della città». Parole del vicesindaco Paolo Mascetti, che ha presentato Un calcio… all’indifferenza, il triangolare calcistico che vedrà impegnate venerdì 23 maggio al centro sportivo Belvedere la squadra dei comici televisivi, la Como 2000 e la Seleçao Sacerdoti Calcio a partire dalle 20.30.
Il ricavato dai biglietti d’ingresso (5 euro, gratis fino a 10 anni) sarà devoluto all’Associazione malati Cfs onlus, che da quattro anni aiuta le persone affette dalla sindrome di stanchezza cronica, malattia non riconosciuta ufficialmente, causata da un infezione virale su un soggetto predisposto geneticamente. «Il nome italiano – ha però specificato Roberta Ardino, presidentessa dell’associazione – non rappresenta la gravità della patologia, sminuendola. Chi soffre di Cfs ha difficoltà a rimane concentrato a scuola o a lavorare per otto ore. Deve centellinare e pianificare le sue energie, in un contesto sociale e giuridico che non rispetta né tutela il malato: non esiste un riconoscimento di invalidità per chi soffre di Cfs, non essendo ancora state effettuate ricerche approfondite e spesso il malato viene deriso perché privo di segni fisici che testimonino il suo handicap».
L’associazione, oltre ad aiutare nel concreto le persone colpite da questa rara malattia, è impegnata nella formazione dei medici, a partire da quelli di base, organizzando convegni tematici per scongiurare la possibilità che la malattia venga liquidata come semplice depressione. «La sindrome è troppo poco conosciuta, sia tra i medici che tra la popolazione. L’obiettivo di questo ed altri eventi è duplice: informare e sensibilizzare la gente e raccogliere fondi per continuare la nostra attività».

Inaugurata venerdì 16 maggio la mostra Quando piovevano bombe

I bombardamenti e la città di Barcellona durante la guerra civile alla biblioteca comunale di Como.

Inaugurata in biblioteca comunale a Como, alla presenza di una quarantina di persone, la mostra Quando piovevano bombe organizzata per il trentesimo anniversario dell’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta di Como.
Una mostra itinerante, che rimarrà esposta nel capoluogo lariano sino al 29 di maggio, promossa dal Museu d’Història de Catalunya, dalla Generalitat de Catalunya e dal Memorial Democratic catalano che è approdata a Como grazie all’Istituto Perretta e al Centro Filippo Buonarroti, alla Cgil di Como, alla Fondazione Pellegrini Canevascini di Bellinzona e all’Assessorato alla cultura del Comune di Como.
Un momento di riflessione anche sull’attualità e le condizioni dei civili durante le guerre per il rappresentante del governo catalano Josep Vendrell Gardenyes, che ha ricordato vari bombardamenti sino a quello di Baghdad. Un’occasione per non dimenticare il contributo comasco alla guerra di Spagna per il direttore dell’Istituto Valter Merazzi. Un punto centrale per l’Italia intera per la curatrice della mostra Laura Zenobi che, ricordando l’apporto fondamentale delle truppe di Mussolini per la vittoria di Franco, si è chiesta: «Cosa è rimasto nella memoria collettiva italiana di questa esperienza? Poco o nulla». «Dobbiamo ricordarci di questo passato che ci appartiene – ha continuato – una guerra fascista, la prima guerra ideologica nel continente europeo».
Un altro momento di riflessione sarà venerdì 23 maggio alle 17 con un incontro in biblioteca sulla partecipazione degli antifascisti comaschi e ticinesi alla Guerra di Spagna e i bombardamenti sulle popolazioni civili.

Como street parade

Si svolgerà sabato 24 maggio la prima edizione della Como Street parade che animerà le strade della città con suoni e colori frutto della creatività dei giovani comaschi, lecchesi, varesini e milanesi.

Il corteo della Street parade partirà sabato 24 maggio dal parcheggio dell’Ippocastano alle 15, si snoderà per le vie del centro cittadino (via Cesare Cantù, via Milano, piazza della Pace – già piazza Vittoria, via Cesare Battisti, viale Lecco, Lungolario Trento), con probabile sosta davanti al palazzo comunale per ribadire l’esigenza dei giovani comaschi di disporre di spazi di espressione, per poi fermarsi al Tempio Voltiano dove l’iniziativa proseguirà fino alle 24. Una decina di carri (quattro comaschi, due varesini, due lecchesi e due milanesi) diffonderanno musica di diversi generi, dal reggae all’hip hop fino alla techno, mentre artisti, giocolieri e teatranti completeranno il clima di festa.
Riferendosi alle polemiche sollevate da alcuni amministratori comunali nelle scorse settimane gli organizzatori hanno chiarito che si esse sono state determinate da un problema di comunicazione interna al Comune, in quanto il permesso per lo svolgimento della manifestazione è stato rilasciato dalla Questura il 5 febbraio e prontamente comunicato alla Polizia locale, che ha dato però conferma definitiva solo il 28 aprile, dopo il sollecito degli organizzatori.
Altri problemi sono sorti questa settimana quando dal Comune è arrivata la richiesta di versare, applicando una delibera del 2004, una cauzione di cinquemila euro per l’occupazione del suolo pubblico nella zona del Tempio Voltiano. «Sembra che il comune stia cercando dei cavilli per metterci i bastoni tra le ruote – sottolinea Gianalberto [i promotori dell’iniziativa hanno preferito non dare alla stampa i cognomi], uno degli organizzatori – abbiamo riscontrato molta più disponibilità al dialogo da parte degli uffici competenti». Grazie ad un accordo con il dirigente dell’ufficio tecnico la cifra da versare sarà ridotta a circa cinquecento euro. «L’iniziativa – ha spiegato Marco, dell’organizzazione – è completamente autofinanziata, senza sponsor e senza profitto, i 500 euro verranno raccolti facendo una colletta tra il centinaio di persone impegnate nell’organizzazione». «Verrà garantito un presidio medico del 118 e la pulizia finale degli spazi occupati – conclude Marco – vigileremo inoltre affinché non si verifichino eccessi e la manifestazione si svolga tranquillamente». Per informazioni Internet www.fotolog.com/24maggio. [Greta Pini, ecoinformazioni]

31 maggio per le associazioni, 31 giugno per le organizzazioni di volontariato

Questi i termini per presentare le domande di contributo al bando della Regione Lombardia a sostegno dei progetti del terzo settore.

131 mila euro per le organizzazioni di volontariato, 52 mila euro per le associazioni, sono i fondi che la Regione Lombardia, tramite la Provincia, mette a disposizione alle onlus comasche per il biennio 2008/09 con il bando provinciale a sostegno dei progetti del terzo settore. Il contributo coprirà un percentuale fissa sul totale di spesa (70 per cento per il volontariato, 50 per cento per le associazioni) dei progetti presentati nell’Ufficio volontariato e associazionismo della Provincia, sempre che non venga superato il tetto massimo di 10 mila euro per il volontariato o 5 mila per le associazioni.
Ovviamente i richiedenti devono risultare iscritti ai rispettivi registri provinciali e nel caso delle associazioni il requisito è più stingente: devono esserlo da almeno 6 mesi. Ogni associazione potrà presentare un solo progetto, che dovrà riguardare la formazione del personale, lo sviluppo di reti fra associazioni, la promozione di interventi di utilità sociale o il potenziamento delle risorse dell’associazione. Non saranno finanziate le spese per lo svolgimento dell’attività ordinaria.
Tutta la documentazione e il testo del bando sono disponibili sul sito www.famiglia.regione.lombardia.it/org/notizia.asp?idnews=12578 per le associazioni e www.famiglia.regione.lombardia.it/org/notizia.asp?idnews=12590 per le organizzazione di volontariato.

Auser: tante vite con gli altri. L’importanza di fare rete

Il titolo del convegno organizzato dall’Auser di Como giovedì 15 maggio al Politecnico.

Un momento di riflessione sui primi 15 anni di attività dell’Auser e sulle prospettive future, ma anche un incontro con esperti che tratteranno in modo approfondito i temi vicini alle esperienze del volontariato e dell’associazionismo, il tutto con lo scopo di fare rete tra i diversi soggetti del settore. Questo, in estrema sintesi, sarà il convegno Auser: tante vite con gli altri. L’importanza di fare rete organizzato dall’Auser giovedì 15 maggio al Politecnico di Como.
La prima parte, dalle 14.30 alle 16, sarà dedicata agli interventi di esperti sul volontariato in favore degli anziani sul territorio, la vecchiaia attiva e lo scambio intergenerazionale. Maria Castelli coordinerà dalle 16 una tavola rotonda sul “come fare rete” a cui interverranno Michele Mangano, presidente Auser nazionale, Paolo Mascetti, vicesindaco di Como, Sergio Silvotti, segretario Forum permanente del terzo settore Lombardia e Franco Tieghi, presidente della Fondazione Provinciale della comunità comasca.

A Padova per il venticinquesimo seminario nazionale della Tavola della Pace

Dopo le elezioni, con il movimento pacifista quasi completamente escluso dal Parlamento, come si intende muovere la Tavola della Pace per continuare a diffondere la cultura della Pace? A Padova il seminario per stendere l’agenda 2008 e le modalità di intervento.

Il venticinquesimo seminario nazionale della Tavola della Pace si è svolto a Padova sabato 10 maggio, 150 persone hanno discusso e si sono confrontate su come ci si dovrà muovere nel 2008, anno dei diritti umani.
«Proprio i diritti umani – ha introdotto Francesco Cavalli, assessore alla Pace di Riccione – dovranno essere la nostra bussola, una risorsa per affrontare questa difficile nuova fase».
«La direzione di marcia – ha ribadito Flavio Lotti, direttore del Coordinamento nazionale enti locali per la Pace e i diritti umani – è quella descritta dal motto dell’ultima Marcia, Tutti i diritti umani per tutti, un impegno ben preciso, più efficace rispetto all’agitare una vaga idea di Pace. Per raggiungerlo è necessario organizzare al meglio la galassia creativa di persone che compongono il movimento pacifista, sommare le competenze dei singoli per riuscire a fare massa critica».
Lo stesso Lotti ha inquadrato lo scopo della giornata di lavoro: trovare nuovi metodi per impegnarsi attivamente per la diffusione della cultura della Pace e dei diritti umani. Si dovranno combattere sfiducia e scetticismo che sempre più portano alla frammentazione dei gruppi e alla rinuncia ai valori del pacifismo. Si dovrà riflettere attivamente sulle problematiche legate al non rispetto dei diritti umani, che sempre più spesso coinvolgono anche l’Italia, ricominciando a lavorare sul territorio, istituendo in ogni città un Comitato verso il 10 dicembre formato da tutti coloro che giornalmente si occupano di diritti umani, che stenda un agenda politica locale e avvii percorsi concreti.
Proprio dalle città vuole partire la proposta di progetto lanciata da Adriano Poletti, sindaco di Agrate Brianza, che vorrebbe che la definizione “città di Pace” non serva solamente a distinguere un Comune che partecipa alla marcia Perugia-Assisi, ma sia soprattutto lo schema di pensiero dal quale partire per amministrare la città stessa. Un’applicazione “vicina”, permetterebbe di diffondere maggiormente il concetto che tutti i cittadini godono realmente dei diritti umani. Solo questo metodo di lavoro qualifica realmente una “città di Pace” e la riprova è più vicina di quanto si possa immaginare: Cantù, con l’ordinanza anti-immigrati e Como, che chiude le moschee islamiche, vantano entrambe il titolo pacifista.
Per gettare le radici di un nuovo pensiero – ha continuato Lotti – è necessario partire dalle scuole, contrastando con un investimento educativo la cultura della violenza e dell’egoismo e dall’informazione, esigendo dalla Rai in primis un’informazione onesta, che non alimenti le paure della gente, ma che abbia come protagonista tutti i soggetti e i problemi reali, oggi ignorati.
Molti interventi hanno evidenziato il drammatico passaggio dalla necessità di Pace alla necessità di sicurezza, come ad esempio nel Comune di Monza, dove la delega dell’assessore alla Pace si è trasformata in quella alla sicurezza. Si dovrebbe – ha aggiunto Leopoldo Grosso del gruppo Abele – in un paese come il nostro, dove la spesa socio-assistenziale si è ridotta e i diritti che i lavoratori avevano guadagnato nel dopoguerra sono andati perduti, lottare affinché si passi dalla ricerca di sicurezza alla ricerca di garanzia sociale.
Da Eros Cruccolini, consigliere del Comune di Firenze di Sinistra Democratica, è invece arrivato un appello a mantenere autonomia e coerenza all’interno del movimento pacifista: «È giusto coinvolgere la politica, perché sono i nostri interlocutori principali, ma noi dobbiamo esserne stimolo e provocazione. Dichiarare illegale la povertà è stato un ottimo esempio di provocazione rispetto agli obiettivi mondiali dell’Onu, sempre più impegnativi ma costantemente disattesi».
Ai temi della pace internazionale, della scuola, dei giovani, delle città e dell’informazione sono stati dedicati 5 gruppi di lavoro in cui i partecipanti hanno potuto confrontarsi sulle esperienze personali e sulle tematiche a cui il movimento pacifista dovrà porre un occhio di riguardo.
A chiudere la giornata Flavio Lotti ha esposto l’Agenda della Tavola della Pace: per l’arrivo di Bush a Roma previsto l’11 giugno, non avendo tempo per organizzare un corteo, si è proposto di invitare i cittadini della capitale a chiudere porte e finestre di ogni casa per dimostrare la contrarietà alla visita ufficiale; un’altra campagna potrebbe portare sui balconi dei pacifisti italiani una nuova versione della bandiera della Pace con il riferimento alle Olimpiadi e alle violazioni dei diritti umani in Tibet. [Francesco Colombo e Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

L’assemblea di Territorio precario contro le paratie

Nell’assemblea di giovedì 8 maggio la rete Territorio precario si è posta l’interrogativo di come attivarsi per rispondere ai continui tentativi di stravolgere il territorio da parte dell’Amministrazione locale.

Circa trenta persone hanno partecipato giovedì 8 maggio alle 21 alla sala Noseda della Camera del lavoro all’assemblea proposta da Territorio precario. Dopo l’introduzione volta a spiegare che cosa è e di che cosa si occupa la rete che opera da diversi anni Lidia Martin, di Tp, ha sottolineato lo scopo dell’incontro: coinvolgere i cittadini sulla tematica delle paratie. Guido Ortolani, di Tp, ha ricordato che il progetto, che è stato pubblicizzato principalmente come un allargamento del Lungolago, in realtà è un vero e proprio stravolgimento urbano. La tendenza è quella di sviluppare la città a tutti i costi, una sorta di mania per le grandi opere. Anche Expo 2015 darà la possibilità agli amministratori locali di proseguire in questa distruzione-appropriazione irrimediabile del territorio e dei beni comuni.
Le proposte, gli studi e i progetti alternativi – hanno ricordato sia Lidia Martin che Mario Lucini (consigliere comunale del Pd) – con minore impatto sia visivo che economico erano molti: ad esempio una regolazione più saggia del livello degli invasi a monte e dell’apertura della barriera a valle del Lario. Lucini ha rammentato che il progetto delle paratie non è mai approdato in Consiglio comunale, ma è stato comunque approvato solo perché inserito nel “calderone” del bilancio. I margini di intervento da parte dei consiglieri comunali sono stati molto scarsi: la minoranza ha potuto presentare solo mozioni che sono state prontamente bocciate dalla maggioranza.
Il problema maggiore, sottolineato da alcuni dei presenti all’incontro, è che i lavori sono oramai partiti e che poco si può fare oggi per contrastare il progetto. Fabio Cani ha fatto notare che l’opposizione a questa “grande opera” è partita presto, nel 1996, poi però si è “inabissata”. Oggi – ha continuato – non è tardivo cercare di riportare l’attenzione sulla problematica, perché le paratie sono sintomo di una percezione stravolta della realtà: numerosi sono ormai gli interventi con i quali l’Amministrazione comunale tenta di mettere le mani sul territorio.
Enzo D’Antuono, presidente dell’Arci di Como, ha indicato il tema delle paratie come punto di partenza per riflettere, per mobilitarsi invitando a sviluppare una presenza costante dove le paratie sono in costruzione per parlare di queste e di tutti gli altri esempi di attacco al territorio. Danilo Lillia ha evidenziato quanto sarebbe importante superare, soprattutto in questo momento post-elettorale, la frammentarietà e fare rete.
Serve un’idea o un progetto di città differente, un’alternativa che sia più appetibile per i cittadini, ha dichiarato Manuela Serrentino. Non ci si dovrebbe dimenticare lo slogan che si usava qualche anno fa: «Un altro mondo è possibile» che al suo interno portava un sogno che era più convincente e costruttivo di tutte le frasi di denuncia usate oggi. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

La vendita della spiaggetta del Belvedere di Blevio

I consiglieri comunali di opposizione e comitato Salviamo le rive di Blevio non demordono e contrattaccano.

Dopo la delibera comunale che sancisce la vendita della riva del Belvedere il consigliere comunale di opposizione ed esponente del comitato Salviamo le rive di Blevio (www.rivediblevio.it) Antonio Proietto preannuncia nuove battaglie. Già una volta è stato vinto un ricorso al Tar, su alcune difformità sull’esecuzione dei lavori, contro il primo tentativo di privatizzazione della riva bleviana, di fatto l’unica spiaggia praticabile. Ora come prima mossa è stato annunciato un esposto in Procura sulle modalità di cessione. «Il compratore ha posto delle date inderogabili – ha chiarito Antonio Proietto – per cui il Consiglio comunale ha dovuto affrettarsi per deliberare la vendita, senza avere i tempi per indire preliminarmente un’asta». Quindi entro il 12 maggio verrà definito l’atto di vendita e subito dopo sarà predisposta l’asta, una tempistica che stupisce il consigliere bleviano. Anche sulla base d’asta Proietto esprime perplessità «non si parte da una stima ma dalla proposta del compratore: 950 mila euro». Oltre a questi particolari tecnici la stessa possibilità di vendita è posta in discussione «dato che per noi è da considerarsi un luogo pubblico e, dati gli anelli sul muro della riva, anche un luogo di attracco», ne conseguirebbe che il terreno «sia a disposizione del Comune ma appartenga al demanio lacuale». Il sindaco Alessandro Vago si è sentito offeso per un volantino e ha minacciato di passare alle vie legali, un’ipotesi che lascia tranquillo l’esponente del comitato bleviano: «Abbiamo solo posto una domanda: chi ci guadagna da questa operazione?». Da registrare infine la rottura dello schieramento anti vendita all’interno di un consiglio che vede contrapposte due sole liste civiche che fanno riferimento ai due grandi schermenti di centrosinistra e centrodestra a livello nazionale. Il consigliere di minoranza Sante Dragoni, esponente del Pd, dopo che la maggioranza ha votato a favore di un suo documento in cui chiedeva di utilizzare il ricavato della vendita per una sistemazione delle rive e della Strada Regia, ha approvato la vendita della spiaggia. Un atto che ha messo in subbuglio l’opposizione bleviana tanto che per Proietto «non è più possibile restare nello stesso gruppo dopo che è venuto meno il rapporto di fiducia che lo cementava. Anche perché nel nostro programma elettorale era delineata la salvaguardia delle rive del paese». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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