Società

I dieci anni anni della Mensa dei poveri

Per i dieci anni della Mensa dei poveri all’Istituto Don Guanella si è svolto sabato 31 maggio un momento di analisi del lavoro svolto dall’associazione Incroci che gestisce il servizio.

Alla Sala Arcobaleno dell’Istituto Don Guanella di Como sabato 31 maggio si è festeggiato l’anniversario dell’attività promossa dall’associazione Incroci che, insieme ad altre realtà, come Porte aperte della Caritas e le Figlie di Santa Maria della Provvidenza, offre assistenza a chi non riesce a soddisfare i bisogni primari, come l’alimentazione.
Davide Ciucci, presidente dell’associazione Incroci ha ripercorso con delle immagini la storia della mensa. L’attività inizio il 17 febbraio 1998 con un servizio itinerante e molto più limitato nella distribuzione di cibo. Inoltre non era garantito per tutta la settimana, ma solo in alcuni giorni.
Dal 1999 si è creata una mensa stabile al Don Guanella. Il cibo arriva dal Banco alimentare, dalle mense scolastiche, da negozianti e privati, dalla raccolta nelle parrocchie. Il servizio negli anni si è ampliato, sfortunatamente, poiché ciò indica che un maggior numero di persone necessitano di aiuto per la sussistenza. I fenomeni migratori che vedono coinvolta anche la nostra provincia sono un fattore determinate nell’ampliamento dell’utenza.
Oltre al servizio di mensa, che spesso arriva ai 150 ospiti a sera su 50 posti a sedere, si mira a creare un più ampio servizio di accoglienza e assistenza, anche per la costruzione di relazioni sociali spesso carenti.
La parola è passata a madre Elena Salarici che ha espresso in primo luogo compiacimento per il lavoro dei circa 150 volontari ed ha sottolineato l’importanza sociale della mensa come luogo interculturale dove non si bada a nazionalità o religioni.
Successivamente il prefetto di Como Sante Frantelizzi ha ringraziato a nome delle istituzioni per il servizio svolto, sperando nel futuro maggiore coinvolgimento di queste ultime nei progetti volti a eliminare le sacche di povertà del nostro territorio.
Il direttore della Caritas di Como Roberto Bernasconi ha ricordato che domenica 1 maggio in piazza San Fedele e al Duomo verranno allestiti banchetti per far conoscere alcune associazioni di volontariato che agiscono aiutando le persone nel il soddisfacimento dei bisogni primari. Ha inoltre puntualizzato come i cittadini possano aiutare le persone in difficoltà rinunciando a beni superflui.
Il pomeriggio si è concluso con il concerto della Bar boon band, che riunisce vari artisti senzatetto, e con un’allegra merenda con svariati tipi di torta. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

L’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti – Onlus a Como

Intervista con il presidente provinciale Mario Mazzoleni per scoprire la situazione dei ciechi e ipovedenti in provincia di Como.

Quante sono le persone cieche o ipovedenti nella nostra provincia?
Al 31 dicembre 2007 sono 8-9 cento i ciechi e ipovedenti dichiarati all’Asl dalla commissione medica provinciale.

È un numero in crescita o stabile?
È una cifra pressoché costante, con un leggero aumento. Qualche anno fa erano 7-8 cento.

Come mai a che cosa è imputabile questo fenomeno?
I bambini non nascono più ciechi assoluti, magari hanno delle minorazioni aggiuntive, solo in casi rari nascono ciechi così ipovedenti diventano ciechi. I ciechi sono divisi in assoluti, gravissimi, che hanno un visus bassissimo, meno grave ipovedenti lievi e ipovedenti fino a due decimi. Le commissioni mediche hanno ora aggiungono alle liste degli ipovedenti e ciechi tutti quelli che hanno fino a due decimi, prima ci si limitava a tutti coloro che non avevano più di un decimo.

Quanti sono associati alla vostra organizzazione?
I nostri associati sono il 30-40 per cento, 320-360 persone.

La vostra associazione ha delle strutture decentrate e che servizi offre a chi le si rivolge?
Abbiamo una sede solo a Como e garantiamo una sommatoria di servizi. L’unione ciechi si occupa dei tre settori fondamentali per cui è nata l’Unione ciechi 88 anni fa, che sono l’istruzione, l’inserimento nel mondo del lavoro, coloro che devono avere una qualifica come centralinisti, insegnanti, massofisioterapisti, fisioterapista, programmatori, impiegati e centralinisti, e assistenza specifica o generica per tutti.
Ci occupiamo assieme agli enti preposti Asl, Inps e Regione Lombardia che non garantiscono tutta l’assistenza. Noi organizziamo varie attività corsi di formazione, riabilitazione, tempo libero e sport. Abbiamo anche corsi di cucina soprattutto per donne che hanno perso la vista in età adulta.
L’informatica ha aperto strade impensabili fino a poco tempo fa. L’informatica ci fa superare una disabilità nella grande disabilità della cecità che è quella della scrittura e della lettura in assoluta autonomia. Ora abbiamo possibilità di lettura e scrittura in autonomia grazie agli scanner e a speciali software per il computer che permettono di leggere i documenti, i giornali, le enciclopedie, le e-mail.
Per quanto riguarda la riabilitazione organizziamo corsi di orientamento e mobilità, dato che i soggetti che entrano nel mondo del lavoro hanno bisogno di imparare a muoversi nel tragitto casa lavoro. In particolare corsi specifichi per chi perde la vista in età adulta.
Ci occupiamo anche della ricreazione e dello sport per una attività motoria e con gruppi sportivi veri e propri. Da anni è attivo il Gruppo sportivo ciechi lariani (Gscl) che organizza corsi di pattinaggio a sul ghiaccio a Casate, camminate, canoa, o corsi di sci, con la radio guide, a Medesimo.
Tutte queste attività sono finanziate da noi con il supporto dell’Amministrazione provinciale o del comune di Como. Noi abbiamo bisogno di apporti esterni. I rispettivi assessorati ci sono stati vicini e ci apprezzano e ci stimano e quindi ci supportano.

Quali sono i problemi che andrebbero risolti per esempio a Como?
Il problema fondamentale è il traffico. Il Comune di Como si è impegnato a per attivare più di venti semafori sonori, per ora ce ne sono solo sedici o diciassette, ne mancano ancora tre o quattro. I semafori vengono attivati con un telecomando. Siamo a buon punto. Inoltre c’è il problema della segnaletica a terra. Servono delle strisce tattilo-plantari, cromatiche per gli ipovedenti, che non sono ancora state fatte. Ce ne sono solo due-tre. Inoltre per aiutarci dovrebbero esserci i marciapiedi sgombri. Alle fermate del bus sono stati fatti alcuni esperimenti a Brescia con paline sonore che annunciano gli autobus e con annuncia anche sugli autobus. Ora un non vedente deve rivolgersi all’autista o ai passeggeri per sapere dove è, dato che nessun autobus e nessuna palina sono così attrezzati.

Quali le scuole ci sono dei rapporti?
Abbiamo un Centro di supporto tiflodidattico alla scuola Ugo Foscolo di Como una associazione che si relazione con i genitori e i ragazzi di ogni ordine e grado che lavora con l’Ufficio scolastico provinciale la Provincia e i Comuni Con. L’amministrazione provinciale garantisce l’assistenza scolastica pomeridiana e l’ex Provveditorato agli studi garantisce il sostegno in classe la mattina.

Con le biblioteche che rapporto avete, a quella comunale di Como di hanno degli audiolibri…
La biblioteca di Como ha pochi materiali in braille e audiocassette. Ora però la biblioteca di Como, assieme ad altre 12 biblioteche della provincia, con l’Unione ciechi e il Lions club di Milano e Como, ha attivato un servizio informatico e una postazione informatica per potersi collegare al sito Internet del Lions e scaricare qualsiasi libro parlato in catalogo http://www.libroparlatolions.it/). Adesso le registrazioni su audiocassette stanno venendo trasferite su cd o messi su siti. Si posso così scaricare libri di testo o di lettura.

Le attrezzature per che aiutano a svolgere una via il più possibile normale sono rintracciabili facilmente in provincia di Como o bisogna fare affidamento su Milano?
La nostra sezione è una delle pochissime in Italia che fornisce anche le apparecchiature per avere una vita indipendente come bilance, termometri, misuratori, orologi parlanti. L’Asl garantisce poi le apparecchiature informatiche, non il pc ma deve garantire i programmi specifici come Jaws.

E per quanto riguarda il rapporto con il mondo del lavoro?
Gli sbocchi lavorativi diminuiscono, uno degli sfoghi principali era l’inserimento come centralinisti. I centralini delle banche e enti locali ora sono automatici e i posti vanno sparendo. Per ovviare a questo problema si cerca i preparare per ruoli come centralinisti e public relation. Per fortuna tutti i soci in grado di lavorare sono occupati.

Per vedere l’intervista fatta assieme all’Arci Noerus http://noerus.blip.tv/#908082. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

È on line il sito del gruppo Gay – lesbica Como (Glc)

È nato un nuovo spazio laico nel web comasco; il gruppo gay e lesbico di Como ha inaugurato il suo sito www.comogaylesbica.it, e-mail info@comogaylesbica.it. «Vorremmo e stiamo cercando di creare – spiegano i promotori – un “luogo” per chi, come noi, è stanco di dover vivere la propria condizione nell’anonimato e costretto, per incontrare e conoscere altri gay e lesbiche, a ripiegare su un’altra città». L’obiettivo del gruppo è quello di «essere presenti per difendere visibilmente i nostri diritti. Vogliamo dare la possibilità di incontro, di riflessione e svago a chi è come noi. Siamo consapevoli che, nel nostro territorio provinciale, per qualcuno è ancora forte il rischio della solitudine e dell’isolamento e vorremo essere utili per far sì che le cose cambino». Il nuovo spazio on line è uno strumento, «in questo momento storico dove troppo spesso da più parti si levano voci contro la nostra dignità e lo Stato non accetta ancora di riconoscerci elementari diritti», attraverso il quale gli organizzatori possano «essere voce che si fa sentire e si fa vedere».

Il consiglio comunale di lunedì 26 maggio 2008

La maggioranza fa la voce grossa, ma non ha i numeri. Sospesa la seduta del consiglio comunale di lunedì 26 maggio per mancanza del numero legale. Ancora polemiche sulla Steet parade comasca e un appello per i bambini degli immigrati irregolari.

Polemiche bipartisan sulla Street parade comasca nelle preliminari al consiglio comunale. Pasquale Buono, Fi, che aveva già chiesto delucidazioni sull’evento all’inizio di maggio, ha sottolineato come le autorizzazioni siano state date dalla Prefettura e dalla Questura e come il Comune non abbia avuto voce in capitolo in questa scelta. «Ognuno può divertirsi come crede – ha continuato il consigliere forzista – ma se il nostro obiettivo è che la città vada verso il bello. Sabato scorso si è andati verso il brutto». Anche per Bruno Magatti, Paco, «una situazione come sabato non può essere riproposta. Tutte le iniziative devono tenere presente una logica di governo dei tempi e degli spazi». Marco Butti, capogruppo di An, ha alzato i toni: «Queste manifestazioni becere non è più possibile che si verifichino a Como, non è un problema prettamente viabilistico, è stata una pura presa per i fondelli dell’amministrazione comunale che ha dovuto subire mille vandali, vi invito a leggere il documento pubblicato in Internet dagli organizzatori». Unica voce discorde quella di Marcello Iantorno, Pd, che ha attaccato l’assessore Caradonna «non si può permettere di definire come animali, branco, i partecipanti alla manifestazione di sabato. Lei deve essere in grado di dialogare con i giovani anche ai fini della loro integrazione».
“Dei bambini invisibili” ha invece parlato la consigliera Roberta Marzorati, Per Como, citando un appello dei pediatri comaschi: «Con l’introduzione del reato di immigrazione illegale c’è il rischio che i genitori, per non farsi identificare, ritirino i bambini dalle scuole e non li facciano curare con effetti pesanti per la loro salute».
Un tema, quello dell’immigrazione che è poi stato al centro del dibattito consiliare.
Dopo l’approvazione da parte della maggioranza di alcuni cambiamenti alla proposta di Regolamento per le graduatorie per l’accesso agli asili comunali l’assemblea di palazzo Cernezzi si è animata sulla proposta di Roberto Rallo, Fi, di privilegiare, a parità di punteggio, gli italiani residenti a Como.
«Ci sarà chi con superficialità dirà che siamo razzisti – ha spiegato il consigliere forzista – ma non può che essere così, attribuire diritti differenti a chi non è cittadino, vi invito a guardare la nostra Costituzione e a vedere i diritti dei cittadini e degli stranieri».
Anche per Claudio Corengia, An, «chi è ospite passa in secondo piano rispetto al padrone di casa». Le opposizioni hanno ricordato come la norma sia discriminante anche per i cittadini comunitari. Iantorno ha ricordato il decreto del presidente della Repubblica 394/99 che impone un principio di parità per l’istruzione scolastica anche per tutte le persone che non hanno la cittadinanza italiana. Una vibrante ed accorata protesta è venuta dalla consigliera Marzorati: «Ma vi siete chiesti cosa fanno le mamme di quei bambini? Sono qui ad accudire e pulire i nostri anziani e i bambini li portano all’asilo anche con la febbre perché se stanno a casa un solo giorno rischiano di essere licenziate!».
Il parere tecnico del segretario generale Oliviero Emoroso ha chiarito l’impostazione data alla proposta. «La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è contraria a differenze etniche e religiose, così come i principi della direttiva comunitaria». Non ci possono essere discriminazioni all’accesso ai servizi durante la formazione dei punteggi della graduatoria, ha continuato il tecnico comunale, ma una volta assegnato il valore si possono fare delle preferenze.
L’emendamento con la proposta di variazione al regolamento per i servizi alla prima infanzia è quindi andato al voto. Le minoranze hanno abbandonato l’aula e la maggioranza non ha raggiunto il numero legale. Riconvocato il consiglio un quarto d’ora più tardi all’appello mancava un ulteriore consigliere di maggioranza e di fronte ai consiglieri presenti il presidente Mario Pastore ha dichiarato deserta la seduta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

La commemorazione di Giusto Perretta

Una settantina di persone si sono ritrovate lunedì 26 maggio all’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta per ricordare ad un mese dalla scomparsa la figura di Giusto Perretta (nella foto), uno dei fondatori del centro culturale comasco; esponenti del movimento cooperativo, delle associazioni di partigiani, della politica, dell’associazionismo e del sindacalismo comasco.

Giuseppe Calzati, presidente dell’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta, ha ricordato «il contributo di Giusto Perretta (nella foto) alla difesa della memoria perché non vada dispersa con il volgere delle stagioni». «Una figura – ha proseguito il coordinatore Legacoop di Como – che ha sempre richiamato l’antifascismo come cemento delle fondamenta della democrazia, un punto obbligato per il futuro del paese e delle nuove generazioni». Dopo il commosso intervento del figlio Daniele che ne ha ricordato la figura in ambito privato, da più parti è venuta la proposta di istituire una borsa di studio per i giovani ricercatori così come sottolineato da Renzo Pigni «a 60 anni dalla Costituzione repubblicana, in ricordo della Resistenza, di Giusto, in continuità con il suo lavoro» e di intitolargli, insieme al padre l’Istituto.

La Holcim di Merone su Altreconomia

Altreconomia dedica un servizio agli Inceneritori mascherati da cementifici con limiti di emissioni più permissivi rispetto ai termovalorizzatori tradizionali parlando della Holcim di Merone da sempre accusata dagli ambientalisti di inquinare il territorio.

In Italia sono presenti una novantina di cementifici che, per produrre 47 milioni di tonnellate di cemento, bruciano pet-coke, uno scarto della raffinazione del petrolio, combustibili derivati da rifiuti (cdr), pneumatici e rifiuti solidi urbani.
Sul numero di maggio di Altraeconomia è possibile leggere il servizio Gli inceneritori nascosti – Scoprire cosa bruciano i cementifici, che parla anche dell’impianto di Merone.
La rivista si può trovare nelle botteghe equosolidali del comasco: Garabombo in via Milano 263 a Como,Il Ponte in via Carcano 10 a Cantù, Mondo Equo in piazza San Cristoforo 1 a Guanzate, Shongoti in via Mazzini 57 a Erba.

Un migliaio di persone alla prima Street parade comasca

La pioggia non ferma i giovani e la loro voglia di riappropriarsi della città. La manifestazione, ancora in corso, animata da 15 carri musicali si concluderà al Tempio Voltiano verso la mezzanotte.

Inizio un po’ in sordina, alle 14 di sabato 24 maggio, per la Street parade di Como, la gente arriva alla spicciolata e si ripara dall’acqua sotto i rami dell’ippocastano. Intanto nel piazzale fervono i preparativi, si sistemano i camion e si provano gli impianti. Sono ben quindici i carri che “spareranno” musica fino a mezzanotte, dieci quelli comaschi, gli altri arrivano da fuori, uno addirittura da Napoli. Il numero di capannelli di persone sotto gli ombrelli o avvolte negli impermeabili cresce, ma aumenta anche l’intensità della pioggia. Alle 15.30 il tempo va migliorando e alle 16, sotto un cielo bianco fumo, la colonna di automezzi si mette in marcia verso il centro città e i Giardini a lago. Il numero di persone a questo punto è cresciuto molto, per una giornata iniziata almeno climaticamente con il piede sbagliato. Sono circa un migliaio i giovani che si muovono per le vie di Como, chi a passo cadenzato chi invece vorticoso seguendo la musica dei carri. Alcuni si accompagnano muovendo nell’aria gli strumenti di giocoleria, altri ancora camminano su e giù lungo il muro di suono chiacchierando o sorseggiando birra. La maggioranza dei partecipanti ha vent’anni. La popolazione di Como assiste un po’ in disparte: poche le persone alle finestre, quelle che incrociano il loro cammino con quello della festa itinerante tagliano dritto. Ma qualcuno si ferma ad ascoltare ed osservare. Certamente oggi qualcosa in città si è mossa, dei giovani si sono riappropriati di uno spazio pubblico che ci spetta di diritto. Qualcuno se la prenderà con l’eccessivo rumore, altri col degrado che vedranno in questa manifestazione, altri urleranno un categorico «Andate a lavorare!», molti protesteranno per l’inevitabile blocco del traffico. Ma per i giovani il capoluogo lariano ha una discreta necessità di essere scosso e movimentato per non morire ogni sera alle 18. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

La Street parade cambia percorso, lo ha deciso Caradonna

Riduzione di percorso per la Como Street Parade che attraverserà le vie della città sabato 24 maggio: via Sirtori piuttosto che via Milano per salvaguardare il traffico. Gli organizzatori: «Siamo allibiti. Ma la riduzione del percorso non comprometterà l’esito e lo spirito della Street Parade».

A poco più di 24 ore dall’avvio della manifestazione, cambio di percorso per la Como Street Parade: via Sirtori al posto di via Milano. Il festoso corteo quindi scenderà dal parcheggio Ippocastano direttamente in viale Cesare Battisti passando dalla stazione Nord, per poi sfilare davanti al Comune e in piazza Cavour, prima di raggiungere i Giardini del Tempio Voltiano, dove animerà la serata con musica e spettacoli di giocoleria. L’ordine è arrivato la mattina di venerdì 23 maggio dall’assessore Caradonna per problemi viabilistici. Gli organizzatori hanno accettato la proposta di modifica per scongiurare la prescrizione del percorso che sarebbe altrimenti scattata da parte della questura. «Siamo allibiti nell’apprendere la variazione solo oggi – hanno dichiarato gli stessi – un giorno prima dell’evento. Siamo disgustati dall’essere considerati solamente un problema viabilistico, soprattutto se a farlo è l’assessore Caradonna, che ha dimostrato varie volte la sua incompetenza in materia. La variazione, comunque, non comprometterà l’esito e soprattutto lo spirito della Street Parade: sarà una grande festa della città e per la città».

Presentazione di I dannati del lavoro. Vita e lavoro dei migranti Tra sospensione del diritto e razzismo culturale

«Non parlare di loro ma far parlare loro, siamo ignoranti sulla materia del mondo e, convinti di sapere, ci siamo dimenticati di parlare e vivere con le altre persone». Parole di Renato Curcio, che giovedì 23 maggio all’Arci Xanadù ha presentato il suo libro I dannati del lavoro. Vita e lavoro dei migranti tra sospensione del diritto e razzismo culturale.

Lidia Martin della rete Territorio precario, organizzatore della presentazione, ha introdotto la serata, spiegando la tempistica dell’iniziativa che «è in cantiere da un po’ di tempo, ma è giusto proporla oggi: un momento in cui la situazione vede una forte propaganda politica e mediatica a favore dell’insicurezza».
Il mondo del lavoro ha cambiato la sua composizione, alcune strutture contano addirittura l’80 per cento di lavoratori immigrati e in Italia non si considera mai questo dato quando si parla di lavoro. Questo è lo spunto dal quale il gruppo di ricerca guidato da Renato Curcio (nella foto) si è mosso per analizzare nel volume I dannati del lavoro. Vita e lavoro dei migranti tra sospensione del diritto e razzismo culturale [Sensibili alle foglie, 2007] i cambiamenti del mondo lavorativo nell’ultimo decennio. L’autore ha voluto sottolineare che sono stati i lavoratori stranieri la prima fonte d’indagine e che per evitare il rischio di trasformare in numeri e percentuali le persone si deve ritornare ad una forma di ricerca che abbia le sue basi nelle narrazioni dirette dei suoi protagonisti, metodo d’analisi sociale già utilizzato in Italia negli anni ’50 e ’60 da Danilo Montaldi (1929 -1975). Nei due anni di studio gli autori hanno raccolto un centinaio di storie di lavoratori provenienti da tutto il mondo e le narrazioni stesse hanno suggerito la direzione da seguire nella ricerca.
La prima questione emersa è il carattere globale del problema. Per analizzare il lavoro migrante, si deve considerare il mondo come un grande teatro sul quale si muovono grosse società, capitali, merci, uomini e donne. Le grandi multinazionali che nutrono, vestono e permettono a noi occidentali di avere il nostro stile di vita, si avventano sul mondo esterno, che è il loro territorio di caccia, per cercare di massimizzare i profitti. Grandi navi-fabbrica spazzano i mari alla ricerca di pesci per alimentare il primo mondo, ma così facendo modificano le condizioni lavorative in uno stato, soffocando le piccole attività, i mestieri e le economie locali. Questo è il fattore che implica la migrazione.
Dal 1982, anno degli accordi di Schengen, sottoscritti dall’Italia solo negli anni ’90, l’Europa si è trincerata in una vera e propria fortezza che divide chi ha i soldi da chi non li ha. Il confine dell’Europa è evidentemente punteggiato di centri di permanenza temporanea (cpt). L’agenzia che per conto dell’Unione europea si occupa di gestire i movimenti di persone attraverso i suoi confini è la Frontex. Questa agisce in base alle congiunture economiche e decide le sorti di tutti i viaggi della speranza, se per esempio una nave della speranza può attraccare in un porto oppure deve finire affondata. Dall’entrata in vigore degli accordi sono stati diecimila i morti accertati. Ma non è finita qui, nonostante l’Onu abbia ammonito tutti gli stati a non usare la parola illegale per definire i lavoratori migranti, le nazioni europee si stano muovendo per creare un database che raccolga le informazioni riguardanti ogni singola persona che attraversi i confini della “fortezza”. Come delle merci, si vorrebbero tracciare gli esseri umani e il metodo univoco per identificarli è la catalogazione del dna.
L’altra triste assurdità è quella dei cpt, luoghi dove i diritti vengono cancellati, che ricordano molto fedelmente i primi campi di concentramento. Dai cpt si esce con decreto di espulsione, ma l’espulso deve, in un giro di parole no-sense, espellersi da solo, cioè farsi carico delle spese di viaggio per il ritorno nel suo stato. Ma l’espulso non ha soldi per pagarsi un viaggio in aereo, in nave o in pullman fino al suo paese d’origine. Inoltre lo stato italiano strappa per altri dieci anni i diritti a questa persona che non dovrà più esistere sul suolo italiano, producendo, di fatto, una sottoclasse di lavoratori senza diritti.
L’orrore è quello della doppia massimizzazione del profitto, sia in Italia con l’impiego di manodopera a basso costo nei lavori non dislocabili come l’edilizia, che nei paesi in via di sviluppo con la disgregazione dell’economia locale.
A condire il tutto e per consentire operazioni di controllo meno invadenti agli occhi dell’opinione pubblica, si utilizza la carta della propaganda dell’insicurezza che ha la doppia valenza di agevolare i controlli sugli stranieri di serie b e di dare ai precari italiani un capro espiatorio su cui far ricadere le cause dei propri problemi.
Secondo Renato Curcio dovremmo «accettare le differenze ed imparare a convivere: le differenze ci sono ma il rapporto deve essere gestito tra pari, con più spontaneismo. La società capitalista ci ha spinto ad una frammentazione e ad una solitudine nel lavoro, nella vita e nella morte, sulle quali il potere stesso vive». [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

«Un attacco politico contro la gestione pubblica dell’acqua»

Così Roberto Fumagalli commenta la contestazione dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici agli affidamenti in house degli acquedotti di 64 Ato.

L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (www.autoritalavoripubblici.it) ha avviato un procedimento istruttorio volto ad accertare l’eventuale inosservanza della normativa per l’affidamento del servizio idrico integrato su 64 Ato (Ambiti territoriali ottimali per i servizi idrici) che hanno disposto lo stesso in favore di società completamente pubbliche. L’Authority, un organo costituito da sette membri nominati con determinazione adottata d’intesa dai presidenti della Camera e del Senato, contesta il fatto che le autorità pubbliche di controllo divengano parte in causa anche come società controllate. Per Roberto Fumagalli, referente del Contratto mondiale sull’acqua, «si tratta di un chiaro attacco politico contro la gestione pubblica dell’acqua, anche perché i decreti successivi alla legge Galli ne consentono l’affidamento a società completamente pubbliche e non si può quindi considerare un atto illegittimo». «Evidentemente il nuovo Governo – aggiunge l’ambientalista comasco – a pochi giorni dall’insediamento, ha voluto dare un segnale a favore delle privatizzazione dell’acqua, contestando le scelte di gestione pubblica assunte dalla maggior parte degli Ato italiani». Per l’esponente comasco del Contratto mondiale sull’acqua questo atto «è forse destinato a favorire gli interessi delle lobby economiche. In Lombardia ad esempio la società A2A, derivante dalla fusione di Aem Milano con Asm Brescia, ma con una componente azionaria che riconduce alle grandi multinazionali private dell’acqua, vorrebbe mettere le mani sugli acquedotti di tutta la Regione e questo quando, proprio in Lombardia, ben 132 comuni hanno proposto un referendum abrogativo della legge regionale, che obbliga a mettere a gara i servizi idrici». Un processo che porterà i cittadini lombardi ad esprimere il loro voto contro la privatizzazione dell’acqua nel 2009.

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