Società

Niente speculazioni! Il monoblocco del Sant’Anna è dei cittadini!

Questo il titolo della partecipata assemblea pubblica tenutasi a Rebbio per rilanciare la protesta contro i progetti edilizi che coinvolgono l’area del vecchio Sant’Anna.

Una quarantina di persone interessate ai temi della sanità si è ritrovata mercoledì 24 settembre alla Cooperativa di via Lissi a Como per un dibattito sulla questione ancora aperta dell’ospedale Sant’Anna. Antonio Muscolino ha svolto una breve cronistoria dell’ospedale. Il primo progetto di costruzione del nuovo ospedale nasce nel 1999 a firma dell’ex direttore generale Navone. La particolarità di questo progetto è la costruzione attraverso contributi di privati con il cosiddetto project financing.
Un gruppo di associazioni, partiti, persone si è allora impegnato a bloccare questo primo progetto. Una compagine che si è rinsaldata dopo un periodo di silenzio, quando la Giunta comunale e i vertici dell’Azienda ospedaliera hanno deciso di costruire una nuova struttura a cavallo tra Como, Fino Mornasco e Montano Lucino, programmando l’abbattimento del monoblocco del Sant’Anna e la vendita della zona per ammortizzare i costi di costruzione.
«Il territorio è stato marginalizzato – ha spiegato il relatore – le scelte sono state prese a Milano, mentre è il territorio a dover risolvere i problemi».
In questi giorni si sta discutendo di modificare la percentuale, dal 40 al 60 per cento, che verrà destinata a strutture private e questo comporterebbe una nuova speculazione edilizia.
Emanuela Serrentino ha spiegato che «non esiste un programma sulla città», poiché le Giunte non si sono mai domandate quali sono i bisogni dei cittadini e cosa verrebbe a mancare con la sparizione dell’area del Sant’Anna. Ciò che viene sottovalutato è anche la perdita di un patrimonio della cittadinanza intera e che il mantenimento del monoblocco potrebbe supplire a diverse mancanze.
La carenza di investimenti nel campo sanitario e sociale ha portato a trascurare il cambiamento del tessuto sociale della popolazione di Como, come l’invecchiamento, ha frammentato il percorso assistenziale, ignorando l’acquisizione di nuovi cittadini non-italiani.
Italo Nessi ha fatto notare come il progetto del nuovo ospedale «tocca il diritto alla salute, il piano edilizio e il piano sociale» ed è quindi necessario far capire l’importanza di questi temi alle persone.
Donato Supino, consigliere comunale Prc, ha fatto notare l’importanza del contesto in cui si vuole operare questo cambiamento al Piano regolatore, ovvero la Circoscrizione 3 già congestionata dal traffico e dall’edilizia. «È necessario mettere d’accordo tutte le forze politiche e i cittadini che si oppongono al progetto – a concluso – trovando un denominatore comune nel più breve tempo possibile».
Nicoletta Pirrotta, segretaria provinciale Prc, ha sottolineato che «in questo momento si sono aperte delle falle a partire dal caso Santa Rita» ed è emerso che il modello fondato sulla finta uguaglianza pubblico/privato non è così eccellente. Approfittando di questa disillusione sarà possibile denunciare anche gli interventi edilizi che si stanno progettando col denaro privato. Inoltre Pirrotta ha denunciato che «la Regione Lombardia non è dotata di un piano sanitario regionale» ed «il modello sanitario non regge perché non si fonda sulla salute, ma sulla costruzione della malattia».
Andrea Rinaldo, Pd, ha sottolineato come il problema particolare dell’utilizzo della struttura del Sant’Anna si inquadri in una situazione generale carente sul piano sociale e pubblico, che per esempio tralascia diversi progetti a favore di anziani e giovani.
Renato Tettamanti, consigliere provinciale Prc, ha fatto notare che non è chiaro, né ai cittadini, né all’opposizione qual’è in realtà il progetto del Sant’Anna, poiché né il direttore dell’Asl né il direttore del Sant’Anna hanno provveduto a rispondere chiaramente alla domanda. Bisognerebbe perciò riaprire il dibattito sulla questione del passaggio dal 40 al 60 ai privati e informare i cittadini.
Emanuela Serrentino ha aggiunto che l’Asl si limita ad acquisti, controlli e programmi, non svolgendo ulteriori servizi, che è prevedibile non vengano ripristinati nel nuovo ospedale più piccolo rispetto al Sant’Anna.
Il che evidenzia un atteggiamento non progettuale, che non prende in considerazione le necessità future, che invece suggerirebbero un mantenimento almeno dell’area del monoblocco, vecchio di soli trent’anni ed in perfette condizioni.
L’assemblea si è conclusa con l’intenzione di organizzare a breve un incontro pubblico, dove diversi relatori potranno far luce sulla questione del nuovo ospedale e della sorte del vecchio, che si spera non passi ancora sopra le teste dei cittadini senza che possano fare nulla. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Mauro Oricchio nuovo direttore del Coordinamento comasco per la Pace

Mauro Oricchio è il nuovo direttore del Coordinamento per la Pace comasco, l’organizzazione che si occupa della promozione della Pace dei diritti umani e della solidarietà internazionale nel territorio comasco e nel mondo.

Martedì 23 settembre il Consiglio di amministrazione del Coordinamento comasco per la Pace ha definitivamente scelto il nuovo direttore Mauro Oricchio.  «Sono contento e mi ha fatto piacere la nomina anche per il riconoscimento dell’impegno e del lavoro svolto a partire dal 2000 quando svolgevo il servizio civile – ha dichiarato il neo – nominato – Ringrazio l’apporto dato da Claudio Bizzozero come direttore, anche per le opportunità di crescita che ci ha offerto». Il nuovo direttore ha poi precisato gli intenti per il futuro: «L’obiettivo attuale è quello di riorganizzare, affinare e sviluppare al meglio i rapporti fra le associazioni e i Comuni aderenti, tentando di creare maggiori occasioni di collaborazione. Puntiamo alla partecipazione e alla coprogettazione e speriamo di far crescere l’attività del Coordinamento con la sua équipe allargando ulteriormente il numero dei volontari». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

 

Una tappa per la costruzione di una società diversa

Chiusa L’isola rimane un patrimonio di relazioni e di saperi da coltivare ed estendere sfidando le minacce della cattiva politica, particolarmente brutale nel nostro territorio, e dell’omologazione consumistica, capace di trasformare in merci persino i beni più preziosi.

Non è la prima volta che L’isola che c’è fa registrare un successo di presenze. Gli organizzatori sono abituati a vedere migliaia e migliaia di persone affollare il Parco di Villa Guardia. Questo ormai non fa notizia e forse non è nemmeno così importante. Sappiamo che persino iniziative nate in totale alterità al “mercato” liberista possono, diventate di massa, talora perdere ogni potere eversivo sulle ingiustizie planetarie e locali che avvelenano l’ambiente e i popoli.
Ma è una buona notizia la presenza di tanti stand nei quali centinaia di volontari delle più diverse associazioni, cooperative, gruppi più o meno formalizzati, si sono prodigati (il lavoro è iniziato venerdì e continua ancora mentre scriviamo) per solidarietà, inventiva, voglia di cambiare il mondo per costruirne uno nuovo. È una buona notizia vedere, come è successo sia sabato 20 che domenica 21, centinaia di persone affollare i luoghi di dibattito anche quando i temi erano tanto lontani dall’Isola dei famosi (must culturale dei nostri tempi) da sembrare improponibili e destinati solo a una piccola nicchia di utopisti, belle persone un po’ sciocche e fuori dal mondo.
È una buona notizia sapere che, anche se forse una parte delle merci scambiate all’isola andrà a riempire case traboccanti di oggetti inutili, destinati a diventare inesorabilmente rifiuti, molti dei partecipanti si sono arricchiti alla fiera. Hanno conosciuto problemi e speranze di una bella fetta di mondo, hanno visto fioriti i centofiori di un’economia altra, di una cultura altra, di uno stare insieme diverso. Si sono divertiti con gli spettacoli e soprattutto si sono conosciuti e salutati tra loro. Una tappa per la costruzione di una società diversa. Ma bisognerà naturalmente non rimanere in un’isola. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Il seminario Progetti di co-partecipazione nella filiera energetica un seminario alla fiera L’isola che c’è 2008

Progetti di co-partecipazione nella filiera energetica un seminario svoltosi a L’isola che c’è 2008, la quinta fiera provinciale delle relazioni e delle economie solidali, sabato 20 settembre al Parco comunale di Villa Guardia ha visto la presenza di una trentina di persone molto interessate all’argomento.

Presentata da Francesco Tampellini, referente del gruppo di lavoro per l’energia dell’Isola che c’è, è stata portata ad esempio l’esperienza dell’associazione Solare collettivo, un gruppo impegnato nella co-partecipazione, la gestione comune e diretta da parte dei cittadini, di distribuzione e produzione di energia elettrica.
Marco Mariano, presidente di Solare collettivo, ha sintetizzato la storia dell’associazione dalla nascita, agli inizi del 2007, al primo risultato concreto: un impianto fotovoltaico da 20 Kwp installato alla cooperativa sociale Proteo di Mondovì che entrerà a breve in funzione.
La ricerca – ha precisato Mariano – della sola forma giuridica iniziale ha richiesto svariate riflessioni, con le proposte più varie, finché non si è trovata una soluzione: «un modello in un contesto particolare» appoggiandosi ad una cooperativa già esistente la Proteo appunto.
I membri di Solare collettivo sono diventati anche soci della cooperativa Proteo ed hanno finanziato in parte la costruzione di un primo impianto fotovoltaico.
La scelta di aderire all’organizzazione ha spiegato Mariano «ha un aspetto etico, un aspetto ambientale, ma anche un aspetto economico. Pensiamo ad un ritorno economico del 4-5 per cento, grazie al conto energia, ma anche ai guadagni della vendita a Gestore servizi elettrici», l’azienda che colloca sul mercato l’energia prodotta da fonti rinnovabili.
Dopo questa prima esperienza Solare collettivo punta a creare una cooperativa elettrica, «un po’ come le esperienze che sono sorte nell’acro alpino dalla Val d’Aosta al Trentino» ha chiarito Mariano, che possa produrre e rivendere l’elettricità, un progetto ancora in divenire su cui si è aperto un dibattito con il pubblico che ha fornito stimoli e precisazioni sull’attuale gestione del mercato elettrico italiano e sulla difficoltà nel potere essere produttori e rivenditori di elettricità allo stesso tempo.
Marco Turioni, assessore del Comune di Villa Guardia, ha poi spiegato come anche il suo Comune stia pensando a costruire degli impianti fotovoltaici da collocare sopra i tetti degli edifici pubblici e l’interesse per l’esperienza dell’organizzazione piemontese. Una possibilità ancora da definire nei suoi contorni anche a causa delle strette imposte dal Patto di stabilità nei bilanci comunali che impediscono investimenti in tal senso. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Non c’è più tempo? Alla riscoperta di ozio e lentezza

Nel pomeriggio di domenica 21 settembre alla Fiera dell’Isola che c’è si è svolto un incontro-dibattito dal titolo Non c’è più tempo? Alla riscoperta di ozio e lentezza, un evento iniziato in tutta tranquillità, condotto in maniera pungente da Enrico Euli, Università di Cagliari, a cui hanno partecipato poco meno di un centinaio di persone di tutte le età (gremiti il tendone conferenze e gli spazi attigui) caratterizzato anche da rilassanti intermezzi d’arpa celtica di Fabius Constable, Celtic Harp Orchestra e dalla lettura di una fiaba sull’ansia di una tartaruga stressata.

Significativa la scelta della prima relatrice Renata Marini, insegnante, che ha parlato de L’ozio padre delle virtù?, di lasciare due minuti di riflessione prima di incominciare a parlare. Marini ha ricordato l’origine della parola otium, e del suo contrario negotium, nella classicità. Dove il secondo termine era inteso come lavoro per lo stato, la res publica, e il primo significava la libertà di dedicarsi ai propri interessi come la lettura e la scrittura una concezione che non aveva assunto ancora una valenza negativa. «Il cambiamento di significato è iniziato con la perdita delle libertà politiche, con l’Impero, quando l’otium è diventato un obbligo per la classe dirigente» ha precisato Renata Marini. Una connotazione negativa che si è rafforzata con l’avvento del cristianesimo «nelle Scritture, nel Libro di Ezechiele, è definito come una malattia generatrice di malizia». Nella sintesi quindi della cultura latina-greca e cristiana avvenuta nel Medio evo si è quindi arrivati ad una duplice valenza del termine, utilizzato in maniera classica ancora dall’umanista Leon Battista Alberti, che quando “oziava” dipingeva.
Il cambiamento semantico si è avuto definitivamente con l’affermarsi di una scansione temporale sempre più precisa e la retribuzione del lavoro su base orario e non più in base al lavoro svolto a partire dal dodicesimo tredicesimo secolo, questo per la relatrice ha tramutato le ore libere in ore vuote, improduttive e quindi negative.
La parola è passata poi alla scrittrice Gaia Depascale che sviluppato il tema dello Slow Travel, alla ricerca del lusso di perdere tempo. «Il viaggio viene definito in una dimensione geografico-spaziale, ma quella temporale? Viaggiare per conoscere deve avere un aspetto qualitativo e non quantitativo – ha aggiunto la scrittrice genovese – si perdono anche gli aspetti sensoriali dello spostamento». Il viaggio può anche essere solo a due chilometri da casa, ma la sua intensità «dipende dagli occhi di chi guarda».
Paolo Piccinelli, neuropsichiatra infantile, ha parlato della Meditazione, tempo prezioso da salvaguardare, partendo dallo sviluppo durante l’infanzia sino alla necessità di «affidarci a qualcuno per interrogarci» per chiarirsi sui «bisogni principali ovvero avere, potere e valere, in cui ricadono affettività e piacere». Un percorso di conoscenza di sé complesso e non privo di incognite, reso più difficile da una società in cui« I progetto diventa l’individuo e non la solidarietà».
Quando si inizia a non vivere come si pensa, si inizia a pensare come si vive.
Per ultimo è intervenuto Maurizio Pallante, Movimento decrescita felice, che ha affrontato il tempo Lentezza e decrescita. «La decrescita è sempre intesa come un di meno quantitativo, ma non si parla di qualità» ha esordito Pallante che ha continuato il suo intervento richiamando l’esempio della vita monastica e della regola benedettina incentrata sul motto ora et labora. Una affermazione che vede in principio la contemplazione e solo successivamente il lavoro una weltanschaung che, nell’interazione di questi due elementi ha fatto dire al relatore che «lavorare è anche contemplare quanto fatto».
Contemplare il cui etimo deriva da templum, e dallo spicchio di cielo scrutato dagli aruspici etruschi per divinare il fato attraverso il volo degli uccelli.
In una società consumistica in cui l’applicazione delle nuove tecnologie alla produzione esaspera la depauperazione delle risorse, il relatore si è soffermato sul concetto di innovazione affermando che «nuovo non è sinonimo di migliore». Per Pallante si tratta di una costruzione ideologica del mercato che ha imposto una tale visione del progresso per il suo interesse.
Ampio e vivace il dibattito che ha coinvolto pubblico e oratori con qualche critica alle accuse mosse da Pallante alle sinistre produttiviste e alla sua autodefinizione di “reazionario e conservatore”, domande su come uscire dall’ansia dei tempi moderni, sul ruolo dei saperi femminili per la costruzione di una società dell’otium, sulla opportunità di mangiare come si pensa. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il seminario La decrescita felice – dialogo con Maurizio Pallante alla fiera L’isola che c’è

Dal breve, ma affollato dibattito di domenica 21 settembre pomeriggio all’Isola che c’è con Maurizio Pallante, fondatore del Movimento della decrescita felice, sono nati numerosi spunti pratici da mettere in opera nella vita privata anche in provincia di Como.

All’Isola che c’è, domenica 21 settembre, sotto il tendone dello Spazio dibattiti, Giuseppe Leoni, coordinatore del nascente circolo della Decrescita felice di Como, ha aperto il dibattito con Maurizio Pallante che ha offerto un approfondimento ampio e chiaro per spiegare alla sessantina di ascoltatori cos’è la decrescita.
Innanzitutto la decrescita parte dal concetto base di distinzione tra merce e bene. Nella società odierna la persona è abituata a pensare che bene e merce coincidano, mentre invece solo i beni portare benessere all’uomo. La decrescita diventa intrinsecamente felice poiché si diminuiscono le quantità di merci, ma non dei beni, migliorando le condizioni di vita.
Ma cosa si deve fare per agire concretamente?
Pallante ha illustrato i tre campi d’azione principali: tecnologia, stili di vita e politica. La tecnologia odierna deve essere utilizzata per ridurre l’energia sprecata, le materie prime utilizzate e i rifiuti prodotti. Esistono infatti tecnologie domestiche capaci di massimizzare l’efficienza e minimizzare lo spreco.
Nel campo degli stili di vita, un atteggiamento importante lo riveste la sobrietà, ovvero una concezione che sappia prolungare al massimo la vita delle merci, perché la maggior parte degli oggetti prodotti che affollano le case hanno un costo sociale e ambientale altissimo. A ciò si deve aggiunge l’acquisizione della capacità di autoproduzione di merci che altrimenti dovremmo comprare. Per finire si dovrebbe tornare ad adottare il significato etimologico di comunità, cum munus, con dono, ovvero una comunanza, uno scambio di merci o beni, autoprodotti o no, tra persone, riscoprendo così anche i rapporti umani tra vicini. Se noi doniamo e chi dona ci ricompensa di ciò con un dono maggiore ricaviamo una formula che ci tutela dalla continua dipendenza da merci esterne.
A livello politico Maurizio Pallante ha precisato che il Movimento non si presenterà alle elezioni, ma che reputa utile un intervento nelle amministrazioni e nei Comuni per fare in modo che la tematica della decrescita venga accolta anche da chi ha il potere di realizzare piani di grande portata. L’incontro ha avuto un grande successo confermato anche dalle più di cento adesioni raccolte dalla mailing list del nascente circolo della Decrescita felice. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Clima rovente nell’incontro tra autisti e Provincia lunedì 23 settembre a Villa Saporiti

I lavoratori chiedono un forte intervento pubblico e un cambio di strategia industriale, mentre Villa Saporiti si trincera dietro il contratto d’appalto e non sembra intenzionata a entrare nel merito della vertenza.

Una trentina di autisti e cinque cartelli contro l’amministratore delegato di Asf Annarita Polacchini hanno accolto lunedì 23 settembre gli amministratori provinciali a Villa Gallia. Una settimana dopo l’incontro con il sindaco di Como, i lavoratori in agitazione hanno chiesto ed ottenuto un incontro con gli amministratori provinciali, riuniti per il primo Consiglio dopo la pausa estiva. Nonostante la giornata ormai autunnale il clima all’interno della sala era caldo, anzi bollente. Lo si è potuto intuire da subito, quando Patrizio Tambini, assessore ai trasporti, ha annunciato che il presidente Carioni non sarebbe stato presente perché impegnato nel suo ufficio: un autista Asf in prima fila si alza e urla «Vogliamo il presidente! È sua la responsabilità!». Calmato dai colleghi è potuto iniziare il faccia a faccia. Il primo a prendere la parola è stato Amleto Luraghi, segretario generale della Cgil di Como, che dopo aver riassunto le motivazioni dell’agitazione, ha delineato il futuro del trasporto pubblico chiedendo un intervento della Provincia: «Nel nuovo piano industriale stilato da Asf non ci sono investimenti nel settore pubblico, mentre i costi del risanamento sono caricati sulle spalle dei lavoratori. La Provincia dovrebbe intervenire nella vicenda perché altrimenti, anche se si risolvesse questa vertenza, a breve potremmo avere una nuova crisi». Dal canto suo Fausto Tagliabue, segretario della Cisl di Como, ha sottolineato che «mentre Asf persegue giustamente l’obiettivo di realizzare il maggior profitto nel minor tempo, l’Amministrazione provinciale dovendo rappresentare gli interessi della comunità non può seguire questa politica, ma anzi deve proporre un piano di risanamento importante. Un risanamento che non deve però pesare sulle spalle dei lavoratori, ma dovrebbe puntare ad aumentare i clienti».
«Noi siamo disposti a fare la nostra parte – ha aggiunto un autista – alzando di dieci punti percentuali la nostra produttività e facendo risparmiare all’azienda circa 800 mila euro l’anno. Ma la politica deve fare altrettanto, ad esempio perché non eliminate l’affitto dei depositi, che costa ad Asf 1 milione e 200 mila euro l’anno?».
«Questo non è possibile – ha risposto l’assessore ai trasporti Tambini – perché l’affitto è una clausola del contratto che Asf ha potuto firmare vincendo una gara d’appalto». L’assessore ha quindi ribadito la necessità che Asf si doti di un piano aziendale «che sia capace di stare sul mercato per non finire come Alitalia, in vista della prossima normativa europea che rivoluzionerà il trasporto pubblico affidando la gestione pubblica ad agenzie locali»
«È giusto coprire il normale lavoro con lo straordinario?» ha dichiarato Tambini, come ad individuare nel pagamento degli straordinari la causa della crisi. Gli autisti, che fino ad allora erano rimasti silenziosi e seduti, hanno ricordato all’assessore, tra urla e sobbalzi sulla sedia, che Asf è ed è sempre stata sotto organico. Luraghi ha calmato gli animi ed ha riportato il discorso iniziale: «Comune e Provincia sono soci di maggioranza di Asf e devono intervenire, altrimenti il rischio è di una soluzione tampone della crisi». Si sono susseguiti numerosi interventi degli autisti che con toni forti hanno sottolineato l’arroganza dell’azienda che vorrebbe modificare il contratto senza l’ok dei sindacati, mentre qualcun’altro ha criticato il fiorire delle varie società pubbliche a Asf, principalmente Spt holding e Cpt, di cui gli amministratori, di nomina politica, sono pagati per riscuotere gli affitti che paga Asf. Lavoro per cui basterebbe un ragioniere.
L’assessore ha continuato a trincerarsi dietro il contratto firmato da Asf, che prevede la gestione dell’azienda da parte dei soci privati di minoranza (Arriva e Ferrovie Nord) senza che la maggioranza pubblica possa intervenire in alcun modo nella scelte strategiche.
Ha chiuso l’incontro l’intervento di un autista che ha sottolineato il peso dei lavoratori: «Noi siamo l’azienda, noi abbiamo in mano tutto: il controllo dei biglietti, l’uso corretto dei mezzi, il consumo dei carburanti e i rapporti con l’utenza. Se la vertenza non si sblocca tanto vale far fallire Asf!». Puntuale la risposta di Tambini: «Bravi! Così l’azienda finirà in mano di qualche multinazionale straniera!». «Ma l’Arriva è una multinazionale straniera!» hanno ribattuto rumorosamente gli autisti. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

15 mila i partecipanti alla quinta edizione della fiera L’isola che c’è

Almeno 15 mila presenze per la due giorni dell’altra economia che si è svolta a Villa Guardia sabato 20 e domenica 21 settembre. Affollati gli stand degli espositori e in alcuni casi persino esauriti i cibi biologici messi a disposizione dai produttori locali presenti all’appuntamento con L’isola che c’è. Hanno completato il nuovo successo dell’iniziativa le moltissime presenze ai dibattiti [i resoconti saranno pubblicati nella nostra edizione di martedì 23 settembre], mai così affollati come quest’anno, ai laboratori e alle animazioni per bambini. Ulteriore elemento di soddisfazione per gli animatori della fiera è stato la tenuta, nonostante l’oggettiva complessità dell’evento, della macchina organizzativa che fonda la sua efficienza sull’impegno di moltissimi volontari. Migliaia anche le copie delle Pagine arcobaleno (curate, come tradizione, da ecoinformazioni) distribuite.

L’isola che c’è 2008

Il quinto appuntamento della Fiera provinciale delle relazioni e delle economie solidali si svolgerà sabato 20 e domenica 21 settembre al Parco comunale di Villa Guardia dalle 10 alle 23.

La quinta Fiera provinciale delle relazioni e delle economie solidali, organizzata dall’associazione L’isola che c’è – rete comasca di economia solidale, Centro servizi per il volontariato con il contributo di Banca etica, Cassa rurale ed artigiana di Cantù, Cna Como, Confcooperative, Coop Lombardia, Equomercato, Garabombo, Legacoop, Rete Lilliput, Comune di Villa Guardia e Provincia di Como, si svolgerà nel Parco comunale di Villa guardia nelle giornate di sabato e domenica 20 e 21 settembre per «mettere in mostra la solidarietà comasca che nasce dallo stile di produzione, di consumo, di relazione, con un alto valore etico e solidale: l’equità e la sostenibilità sociale, la sostenibilità ecologica, la valorizzazione del territorio, la centralità delle relazioni, la difesa e la promozione dei beni comuni, la partecipazione democratica».
Entrambi i giorni vi sarà un’esposizione di prodotti, servizi, saperi e progetti con oltre 120 soggetti del territorio: commercio equo e solidale, finanza etica, gruppi d’acquisto solidale, cooperazione sociale, riciclo e riuso, energie rinnovabili e bioedilizia, agricoltura locale e biologica, artigianato, turismo responsabile, solidarietà internazionale, ambiente, pace, informazione, volontariato, associazionismo.
Saranno attivi uno Spazio laboratori & degustazioni, una piccola fiera del baratto di libri e giochi per bambini e animazione per i più piccoli, con spettacoli sabato 20 alle 14, 16 e 17, domenica 21 alle 14.30, 16 e 17. Si svolgeranno anche giochi e laboratori creativi, di riciclo, di autoproduzione, di conoscenza.
Durante la manifestazione saranno presenti un servizio di Equo-bar, con prodotti del commercio equo e solidale e birra artigianale di produttori locali, un servizio di Ristorazione bio-etnica, con piatti della cucina tipica locale, piatti vegetariani e proposte etniche, e una Casa dei popoli – bar ristoro musicale a cura di Arci Como, il tutto utilizzando prodotti locali e biologici. Nella fiera si usano esclusivamente stoviglie biodegradabili e si attua la raccolta differenziata.
Inoltre vi sarà attivo uno Spazio relax – ozio,  con assaggi di massaggi (dalle 14 alle 18), tisane, letture, ecc., e uno Spazio consulenze gratuito per informazioni su energia, stili di vita sostenibili e Gas, orientamento al volontariato, migranti.
Molti i momenti di approfondimento proposti.
Sabato 20 settembre dalle 11 alle 13 si terrà la tavola rotonda Ecoturismo e turismo sostenibile: a Como?, moderata da Mario Rapisarda, direttore del Corriere di Como, fra gli assessorati al turismo del Comune di Como e della Provincia, Ial Como, Cooperativa Imago di Dongo, Il faro verde di Como, rappresentanti delle Comunità montane, Associazione B&B Amici per casa, e esperti del settore turismo sostenibile/ambientale, dalle 14 alle 17 un incontro-dibattito, Partecipazione e cittadinanza attiva, nell’ambito del progetto Municipi sostenibili, con Marianella Sclavi, Consorzio in RETE di Ivrea, Gilberto Macaluso, Fabrizia Paloscia, Giordani Rinaldo e Noemi Colombo, e dalle 17.30 alle 18.30 un seminario intitolato Progetti di co-partecipazione nella filiera energetica.
Domenica 21 settembre si terrà dalle 11 alle 13 una tavola rotonda, Filiera corta, produttori e Gas: proposte per una distribuzione sostenibile, con Paolo Bargero, artigiano, Massimo Tomasoni, produttore, Eleonora Guidoni, Gas, e Giuliano Ponzin, produttore, dalle 14 alle 17 un incontro-dibattito Non c’è più tempo? Alla riscoperta di ozio e lentezza, condotto da Enrico Euli, Università di Cagliari, con Renata Marini, insegnante, Gaia Depascale, scrittrice, Paolo Piccinelli, neuropsichiatra infantile, Maurizio Pallante, Movimento decrescita felice, Fabius Constable, Celtic Harp Orchestra, e dalle 17.30 alle 18.30 un seminario, La decrescita felice, con Maurizio Pallante con la presentazione del costituendo Circolo comasco del Movimento per la decrescita felice.
Numerosi i concerti: sabato 20 settembre dalle 18.30 alle 20 aperitivo con degustazione di vini e concerto della Banda del Villaggio Solidale, dalle 21.30 alle 22.30 musica con la Simpathy-band e dalle 22.30 alle 23.30 Consumati concerto-spettacolo de La Moranera; domenica 21 settembre dalle 18.30 alle 20 aperitivo con degustazione di vini e concerto dei Sin Africa e dalle 21.30 alle 23 musica con Les anarchistes.
Ingresso ad offerta per una copia delle Pagine Arcobaleno. In caso di maltempo le attività culturali e di animazione si effettueranno nel vicino Palazzetto dello sport. Per informazioni Associazione L’ isola che c’ è – rete comasca di economia solidale tel. 331.6336995, e-mail fiera@lisolachece.org, Internet www.lisolachece.org.

Presentato il Clap a Cernobbio

Il Clap, l’ambassador programme, sarà capace di promuovere il Lario a competitore internazionale di primo livello nel campo congressuale e convegnistico. Ma il territorio sarà pronto a questa sfida?

È stato presentato nel prestigioso contesto di Villa Erba il Cernobbio and Como lake ambassador programme (Clap), venerdì 12 settembre, un progetto che ha come obiettivo quello di attrarre sul Lario «congressi medico-scientifici internazionali e grandi convention», per farlo diventare «una destinazione convegnistica di primo livello», oltre che «creare un ambito privilegiato di incontro tra le realtà scientifiche e istituzionali, in vista della grande sfida rappresentata dall’Expo 2015». La particolarità del Clap sarà quella del coinvolgimento di «una schiera di “ambasciatori” della destinazione Lario, composta da opinion leader locali», che conteranno su «un forte supporto istituzionale ed operativo». Già la serata di presentazione è servita per incontrare possibili candidati e alla novantina di presenti è stata distribuita una scheda di adesione al nuovo progetto. Gli invitati, gli opinion leader, erano per lo più operatori del turismo, albergatori e rappresentanti di categoria, ed esponenti del mondo medico-scientifico comasco. La serata è incominciata con un video promozionale che ha ricordato i numeri del turismo comasco (tra cui i ben sei campi da golf), con capacità di ricezione e vicinanza alle maggiori reti di comunicazione, oltre che una breve carrellata di cultura comasca, qualche immagine di Villa Olmo e le mostre, che stanno però attraversando un momento di crisi, e l’immancabile George Clooney, presente anche sulla brochure di presentazione. Spiegare gli obiettivi, le finalità e l’organizzazione di Clap è stato compito dei promotori: i comuni di Como e Cernobbio, l’Amministrazione provinciale, la Camera di commercio di Como, Villa Erba Spa e Fiera Milano Congressi. Per Simona Saladini, primo cittadino di Cernobbio, per la buona riuscita dell’iniziativa è prioritario individuare gli «obiettivi strategici: capitale umano, infrastrutture, mobilità, ambiente, e servizi sociali». Per il suo omologo comasco Stefano Bruni Clap può essere una vera opportunità per «un coordinamento reale» anche per poter mettere «a profitto il sistema». Concorde con lui Marco Ambrosini, presidente di Villa Erba, per cui «fare squadra è un must», anche perché uno degli obiettivi della società è la valorizzazione del territorio così com’è accaduto nel 2003 per 2 conferenze interministeriali dell’Unione europea ospitate a Cernobbio. Maurizio Lupi, amministratore delegato di Fiera Milano Congressi e uno dei vicepresidente della Camera dei deputati, ha sottolineato che «da soli non andiamo da nessuna parte, nemmeno fiera Milano congressi con le sue forze», anche perché «la sfida non è in Lombarda o in Italia, è nel mondo». In quest’ottica Milano non sarà alternativa a Como, bensì complementare con una suddivisione delle iniziative per specificità. Sulla comodità e convenienza delle strutture a disposizione si è speso poi Paolo Ronchi, direttore del reparto di chirurgia maxillo-facciale del S. Anna, mentre Luigi Panza, Centro Volta di Como, ha sottolineato l’apporto della sua organizzazione e la professionalità acquista nell’organizzare congressi.Qualche domanda di chiarimenti, soprattutto da parte di qualcuno che aveva paura di fare la parte degli idiots utiles. Lupi ha precisato che «non servono agenti commerciali», dato che il lavoro svolto non servirà per una promozione di Villa Erba e fiera Milano congressi, ma avrà una «ricaduta in ricchezza del territorio e per la sua crescita scientifica». Anche a proposito dei limiti strutturali di Villa Erba Paolo De Santis, Camera di commercio di Como, ha ricordato la storia dell’area espositiva e i progetti per il padiglione centrale. Alcuni albergatori hanno posto il problema della ricezione per gli eventi ospitati e qualcuno ha ricordato che a Milano per il 2015 si prevedono di avere 50 mila camere in più domandandosi: e sul nostro lago? [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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