Anno: 2014

Sel/ Interrogazione sulle morti al Bassone

carceresbarrePer Marco Lorenzini, coordinatore provinciale di Sel, «Il sistema carcerario italiano è malato di sovraffollamento, di troppi detenuti in attesa di giudizio; troppo pochi sono i progetti di lavoro in grado di preparare il reinserimento nella società e la qualità della vita è spesso pessima. In questo contesto è inaccettabile che tre detenuti si siano suicidati nel carcere del Bassone nel giro di 15 giorni a fine ottobre».  Sel ha presentato il 26 novembre un’interrogazione parlamentare sulla situazione del carcere di Como. Di seguito l’interrogazione presentata dal deputato di Sel Daniele Farina.

«Interrogazione a risposta scritta n. 4-07042 presentata da Daniele Farina (Sel) mercoledì 26 novembre 2014, seduta n. 339.

Daniele Farina. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

il carcere di Como, cosiddetto Bassone, progettato negli anni ’70, è stato aperto nel 1985, in localizzazione non ottimale, per ospitare 170 persone in celle singole;

negli anni ’90, con i nuovi parametri carcerari, è stato portato ad una capienza di 500 persone;
le strutture ora risultano, a parere dell’interrogante, in parte fatiscenti sebbene ultimamente, alcuni detenuti siano stati direttamente coinvolti per sistemare spazi, corridoi, servizi;
i detenuti sono circa 400 persone tra uomini e donne;
il «Bassone» sconta oggi un più tenue legame con il territorio rispetto al passato;
il numero dei volontari appare infatti diminuito;
in questo contesto tre detenuti si sono suicidati in rapida successione: Galver Cuevas Ivan Andre il 12 ottobre 2014, Riunno Maurizio il 31 ottobre 2014, Rosa Massimo il 19 novembre 2014 – :
quali azioni intenda intraprendere per scongiurare ulteriori drammatici eventi;
se non ritenga necessario un intervento ispettivo ministeriale per ricostruire tutti i passaggi che hanno portato alla difficoltà della situazione attuale».

 

 

Monumento alla Resistenza Europea/ L’Anpi e le forze politiche di Como chiedono la riqualificazione

2 Monumento_res europea copiaL’Anpi sezione di Como e i circoli della città di Como di Partito Democratico, Paco-Sel, Sinistra Ecologia e Libertà, Movimento Cinque Stelle, Partito Socialista Italiano e Partito dei Comunisti italiani, invitano, con un comunicato stampa, l’amministrazione comunale ad un concredo impegno per la riqualificazione del monumento alla Resistenza Europea.

«L’Anpi sezione di Como Perugino Perugini, unitamente ai circoli della città di Como di Partito Democratico, Paco-Sel, Sinistra Ecologia e Libertà, Movimento Cinque Stelle, Partito Socialista Italiano e Partito dei Comunisti italiani, dopo un ampio e costruttivo confronto:
preso atto dello stato di degrado in cui versa il Monumento alla Resistenza europea
ricordano che questo Monumento pubblico, inaugurato il 28 maggio 1983 dal Capo dello Stato S. Pertini, fu pensato e creato come luogo della Memoria per tutti i popoli europei che lottarono contro il nazifascismo e ricorda il sacrificio dei Resistenti, per buona parte giovani, di tutte le classi sociali, di diverse ideologie politiche e fedi religiose, che si sono immolati per il riscatto dell’Europa;
sottolineano che questo Monumento è patrimonio non solo della cittadinanza comasca, ma di tutti i popoli europei e che il Comune di Como ha il compito di tutelare e conservare l’opera;
invitano quindi l’Amministrazione comunale della città di Como ad un maggiore e concreto impegno affinché questo Monumento di alto valore etico e simbolico venga totalmente riqualificato dal punto di vista urbano, architettonico e storico-culturale, restituendolo alla sua piena funzionalità e ponendolo al centro di percorsi didattici e turistici che incoraggino la visita da parte di cittadini, scuole e turisti;
condividono e sostengono, in vista delle celebrazioni per il Settantesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo, tutte le iniziative, anche quelle già in essere, che hanno come obbiettivo il risanamento della situazione del Monumento alla Resistenza europea;
si impegnano nel futuro a collaborare in un quadro unitario per organizzare e promuovere iniziative da tenersi nella città di Como e nelle sue periferie, dirette a valorizzare la Memoria antifascista, attualizzandone anche il significato ai giorni nostri, rivolgendosi in particolar modo alle giovani generazioni.»

L’industria delle armi alimenta le guerre/ Gli interventi

armi venegonoL’incontro/ convegno al Castello dei Comboniani di Venegono Superiore (Va) il 29 novembre ha presentato  il tema L’industria delle armi alimenta le guerre con molte relazioni e interventi [guarda i video della sessione pomeridiana dei lavori]. Laura Tussi di Peacelink sintetizza per ecoinformazioni le riflessioni presentate ai circa cinquanta partecipanti da Domenico Moro, Manlio Dinucci, Alex Zanotelli, Fiorenzo Campagnolo, Giansandro Bertinotti, Rossana De Simone, Ugo Giannangeli, Gregorio Piccin, Mario Agostinelli.

«Nell’epoca della “guerra infinita”, una delle attività considerate strategiche dallo Stato è il mantenimento delle capacità industriali e tecnologiche giudicate essenziali per la sovranità operativa dell’esercito e delle forze armate. Finmeccanica intende ri-fondarsi come azienda-potenza orientata verso i settori dell’aereospazio e della difesa, in linea con strategie aggressive. Obiettivo del convegno è l’avvio di un dibattito per individuare le criticità di questo modello economico e difensivo e per rimodulare le scelte militariste verso una produzione finalizzata ad attività civili. E se invece Finmeccanica, come agglomerato di sapere collettivo, diventasse un centro tecnologico per la progettazione e lo sviluppo di strumenti per fronteggiare il collasso del sistema climatico e l’esaurirsi delle risorse idriche ed energetiche, per lo studio di nuovi materiali o innovazioni di processo atte a ridurre i pericoli dei danni all’ambiente e i rischi degli incidenti sul lavoro, per produrre aeromobili, veicoli e robot ad uso del nostro territorio e dei suoi cittadini, non sarebbe meglio?» [Dalla presentazione del convegno]

Il convegno si è svolto nel contesto ambientale del Castello dei Comboniani a Venegono Superiore. In queste territorio della provincia di Varese sorgono alcune fra le principali industrie di Finmeccanica: Augusta Westland e Alenia Aermacchi.

Questo è il territorio che vide importanti e grandi lotte dei lavoratori e degli operai per la riconversione dell’industria bellica. Cosa è Finmeccanica dal punto di vista delle relazioni internazionali? Qual è il ruolo di Finmeccanica nella profonda crisi che stiamo vivendo? Quale tecnologia per quali guerre? Questi i tanti interrogativi posti durante il Convegno. Nelle guerre attuali si utilizzano i droni, aerei a pilotaggio remoto e il governo italiano contribuirà all’acquisto degli F35 e all’ammodernamento delle bombe nucleari statunitensi, le B61, stoccate in Italia, nelle basi Nato di Ghedi e Aviano. Il ministro della difesa Roberta Pinotti, nelle interrogazioni parlamentari, sostiene che siamo legittimati all’ammodernamento delle B61 e all’acquisto degli F35 perché facciamo parte della Nato.

Perché la guerra? quale etica percorre il nostro presente dall’articolo 11 della Costituzione alla legge 185/90 per regolare l’export di armi? Quale ruolo dei sindacati confederali e di base rispetto al piano industriale di Finmeccanica? (argomento di cui trattano Fiorenzo Campagnolo e Giansandro Bertinotti). Il presidente di Finmeccanica Moretti vuole ri-fondare e smantellare l’azienda per seguire un filone produttivo già intrapreso dall’Europa e per seguire altri settori: secondo Moretti, Finmeccanica deve dedicarsi al settore militare e non civile.

Nell’intervento dell’economista Domenico Moro, Finmeccanica costituisce il tema principale perché è un’azienda strategica, in quanto opera nell’aereospazio e nel militare, settori ad alta tecnologia e sensibili dal punto di vista politico e strategico. Finmeccanica è la cartina di tornasole del sistema capitalistico contemporaneo.

Il carattere internazionale di Finmeccanica si combina con la partecipazione dello Stato per il 30% e per il resto, con la presenza internazionale o di azionisti privati. Finmeccanica non è solo un’azienda italiana perché rappresenta il capitalismo contemporaneo, che si cala in un periodo storico di grandi trasformazioni economiche. Dal 1975 si sono presentate crisi di sovrapproduzione di capitale (cfr. Marx), in fasi di accumulazione capitalistica: troppo capitale che non produce profitto. Si è assistito allo sviluppo tecnologico e all’aumento della produzione che non è dedicata alla soddisfazione dei bisogni, ma al profitto. Dopo la distruzione della seconda guerra mondiale e l’ingente ricostruzione, nel 1975 si riproduce la crisi che si presenta ciclicamente nel 1980, 1990 e 2000, per un cortocircuito strutturale del sistema di produzione capitalistico. Così dal 2007 e 2008 si vive una crisi più forte di quella del 1929, con l’aumento del debito pubblico europeo e con l’effetto della distruzione della capacità produttiva nei paesi a capitalismo avanzato. Finmeccanica, interna al processo di finanziarizzazione globale in corso, sta procedendo ad una grossa fase di ristrutturazione, con l’eliminazione del settore dei trasporti. Moretti decide che se un’attività non genera profitto, secondo le regole dei mercati finanziari, la si elimina. Finmeccanica è collegata allo Stato italiano e lo Stato è collegato con le forze armate e i servizi segreti, in un contesto occidentale dominato e controllato da Inghilterra e Stati Uniti. La trilaterale Europa è un consesso del capitalismo internazionale in collegamento con Stati Uniti e Inghilterra. La trilaterale è un organismo del capitalismo transnazionale della classe capitalistica apolide con interessi intrecciati con Stati Uniti ed Europa occidentale. Negli anni ’70, la trilaterale sferra attacchi ai partiti comunisti perché essi possono nazionalizzare, mentre l’organismo capitalistico transnazionale vuole privatizzare. Attualmente si assiste ad un attacco contro i sindacati e i partiti di sinistra, con un processo di integrazione europea che ha costretto in un angolo il movimento dei lavoratori, imponendo linee di privatizzazione e internazionalizzazione dei capitali: il processo di integrazione europea è a guida del grande capitale. Quindi la ristrutturazione di Finmeccanica risulta all’interno di un processo di industrializzazione dove prevale l’accumulazione privata. Il Movimento per la Pace deve essere, invece, a favore dell’intervento dello Stato. Dobbiamo lavorare per una politica industriale che si ricolleghi ai problemi e che guardi alle vere cause della crisi mondiale e riveda il ruolo dell’Europa per il nostro Paese.

 

Come sostiene l’attivista Rossana De Simone, assistiamo a governi che finanziano le singole industrie per incentivare lo sviluppo industriale, ma non la ricerca, finalizzata a far crescere la conoscenza. Come Movimento per la Pace, contro la guerra, dobbiamo chiedere ai governi di incentivare la ricerca universitaria e che l’intero settore di Finmeccanica incentrato sull’energia, l’assistenza sanitaria, le risorse naturali, la mobilità sostenibile sia sostenuto per realizzare progetti in questa direzione. Finmeccanica non deve essere più finalizzata al settore militare, ma Moretti vuole eliminare il settore civile. Le altre nazioni al loro interno hanno laboratori tecnologici statali per le industrie innovative con idee, per fare ricerca e realizzare innovazione. Le grandi innovazioni sono sostenute da una ricerca minuziosa di prodotti competitivi, tramite finanziamenti pubblici, per il bene comune.

 

Il saggista Manlio Dinucci, nel suo intervento, spazia in molteplici spunti interessanti, tra cui le proposte di un nuovo modello di difesa, il problema delle forze armate, i corpi civili di pace, rispondendo alle domande dei partecipanti.

Il Comboniano Padre Alex Zanotelli svolge un intervento in sintonia con il suo operato personale, affrontando la questione della guerra da un punto di vista etico. Zanotelli, dalle pagine di Nigrizia, denuncia l’export, il traffico delle armi verso il terzo mondo, regolamentato dalla legge 185/90, la cui trattazione è poi ripresa dall’avvocato Ugo Giannangeli e da Gregorio Piccin.

Zanotelli attribuisce un taglio etico al discorso, in quanto oggi ci troviamo davanti all’orrore delle guerre, dall’Ucraina alla Somalia, dalla Nigeria all’Iraq, dalla Siria al Sudan: il mondo è in conflitto. Zanotelli cita l’Apocalisse per spiegare il mondo attuale: le guerre generano morti e distruzione. Attualmente i rifugiati che fuggono dalle guerre sono 51 milioni. I profughi dal sud del mondo cercano di salvarsi con le conseguenze a cui assistiamo nel Mar Mediterraneo: un disastro. Dobbiamo assumere la sofferenza di questa gente, dei disastri umanitari, delle atrocità. Davanti allo spettro delle guerre dobbiamo riconoscere che siamo prigionieri del complesso militare industriale mondiale. Siamo prigionieri di questo complesso che serve a difendere un sistema economico e finanziario, che permette a pochi privilegiati di consumare a una velocità incredibile: il 10% della popolazione mondiale consuma il 90% dei beni prodotti nel pianeta, con conseguenze disastrose e devastanti, con miliardi di persone che soffrono la fame e con conseguenze irreversibili sull’ecosistema. Impieghiamo denaro e finanziamenti in un sistema di morte. Anche a livello italiano spendiamo soldi in armi pesanti, per difendere gli interessi del 10% della popolazione del mondo che non vuole mettere in discussione il proprio benessere: il sistema deve essere invece radicalmente messo in discussione. Un vero sistema camorristico. Il cuore del sistema sono le banche, per cui è importante intraprendere una vasta campagna contro le banche armate.

È essenziale seguire il monito del grande Partigiano e Padre Costituente dell’Onu, Stéphane Hessel, che lancia un appello mondiale nel suo libro postumo, in esclusiva per l’Italia, dal titolo emblematico «Esigete! un disarmo nucleare totale” [Ediesse 2014], sottolineando l’importanza di metterci insieme e di rispettarci attraverso reti di attivismo e di persone impegnate per la pace e il disarmo. Padre Alex Zanotelli conclude l’intervento, citando Martin Luther King: “Dobbiamo imparare a vivere tutti insieme come fratelli, altrimenti moriremo tutti come idioti».

Mario Agostinelli, tra i curatori dell’edizione italiana di Esigete!, insieme a Luigi Mosca ed Alfonso Navarra, ha trattato la geopolitica dell’energia, sottolineando come la questione energetica sia uno dei pilastri della sicurezza nazionale ed internazionale. Secondo Agostinelli la conversione al 100% rinnovabile dell’attuale sistema energetico e il suo decentramento sul territorio abbinato alla riduzione dei consumi – modello peraltro finalmente democratico che avanza e possiamo incrementare in Italia e in Europa – costituisce una alternativa praticabile già ora con successo.

Contro il nucleare civile (che è alla fin fine militare), contro i combustibili fossili e l’alterazione del clima, contro lo spreco sociale ed ambientale, per il risparmio, l’efficienza e la valorizzazione dei beni comuni e, infine, per una piena occupazione oggi bandita dal neoliberismo, la via delle fonti rinnovabili è un contributo, dal punto di vista di Energia Felice e degli obiettori alle spese militari e nucleari, indispensabile alla costruzione di una società più libera e giusta, pacifica nella sua più intima e fondamentale struttura. [Laura Tussi, Peacelink, per ecoinformazioni]

 

Chiusa la terza edizione di Videoclipparti/ Vince Les 7 I Quart

videoclipparti2014Sabato 29 novembre, con la serata allo Spazio Gloria, si è conclusa la terza edizione di Videoclipparti, il festival dei videoclip della città di Como, con la proclamazione dei vincitori per il concorso 2014. I giurati Veronica Wolff (grafica Akra studios), Mirko Salcia (regista WM Production) e il presidente della giuria Drago Stevanovic (direttore OtherMovie Lugano Film Festival) hanno conferito il primo premio per il miglior videoclip a Ovni Films con Les 7 I Quart ai quali va anche il premio in denaro pari a quattrocento euro. Il premio per il videoclip più originale e i ducento euro di relativo premio vanno invece a Marco Mazzoni e Riccardo Rossi per il videoclip Metereopatia, questi ultimi hanno vinto anche il premio del pubblico. Il Festival videoclipparti è parte del progetto Luogo Comune- Uno spazio nella comunità di Arci Xanadù, Arci Como ed ecoinformazioni con il contributo di Fondazione Cariplo.

3 dicembre/ Commemorare attraverso una pubblicazione

NodoLibri_IL_TEATRO_SOCIALE_DI_COMO2Presentazione de Teatro Sociale di Como 1813-2013, duecento anni di attività e Cinema Teatro di Chiasso 1935- 2015, ottant’anni di storia, con Vittorio Enderli, presidente Amici del Cinema Teatro (promotore del libro sul Cinema Teatro di Chiasso, uscito nel 2001), Nicoletta Ossanna Cavadini, redattrice scientifica di saggi all’interno delle due pubblicazioni libro del Cinema Teatro e libro sul Teatro Sociale, Fabio Cani, editore e co-curatore del libro sul Teatro Sociale di Como, Alberto Longatti, giornalista e co-curatore del libro sul Teatro Sociale di Como, mercoledì 3 dicembre alle 20.30, nel Foyer del Cinema Teatro di Chiasso, in via Dante Alighieri.

Tangenziale: Via San Bernardino da Siena

muro via san bernardinoReazioni politiche del muraglione, barriere fonoassorbenti, della nuova arteria comasca a ridosso delle case.

 

Il Movimento 5 stelle comasco ha annunciato la presentazione di una interpellanza sul nuovo manufatto per chiedere «chi è il responsabile preposto dal Comune a vigilare sui lavori, chi è l’analogo interlocutore della Società autostrada pedemontana lombarda, chi ha autorizzato il progetto in questo modo e ove fosse stato autorizzato conoscerne le motivazioni, come il Comune di Como intende intervenire in questa situazione che crea, in modo evidente, ancora maggiori disagi a chi abita in via San Bernardino, come mai nonostante gli incontri che il sindaco ha avuto con chi abita in questa zona non si sia intervenuti prima, come e in quanto tempo si pensa di intervenire presso la Società autostrada pedemontana lombarda per riportare la situazione, di già evidente disagio, in una situazione accettabile in cui i cittadini possano rivedere la luce e soprattutto non essere più dei “cittadini invisibili”». L’interpellanza chiede anche che: «Venga scritta e resa pubblica tramite la stampa una lettera di biasimo nei confronti della società Autostrada Pedemontana Lombarda, per il comportamento assunto nel gestire i lavori».

Per questo il consigliere comunale a Palazzo Cernezzi Luca Ceruti, M5s, chiede: «La sostituzione dei pannelli con barriere “umane” o almeno la sistemazione dello spazio antistante, con l’inserimento di verde con piante o altro».

Per il Partito democratico invece il consigliere regionale Luca Gaffuri ha inviato una lettera, il 28 di novembre, al presidente di Autostrada pedemontana lombarda S.p.a. Salvatore Lombardo «per chiedere conto dell’installazione delle barriere antirumore in corrispondenza di via San Bernardino da Siena – precisa una nota –. Barriere che per tipologia e dimensione arrecano notevole fastidio agli abitanti degli edifici che affacciano sull’infrastruttura».

«I residenti lamentano che per altezza e materiale del manufatto le barriere hanno un impatto insostenibile, privandoli della luce solare e penalizzandoli oltremodo in quanto alla visuale verso l’esterno delle loro case – scrive il consigliere democratico –. In effetti i pannelli istallati appaiono costituire un imponente muro di cemento, cosa che contrasta con gli indirizzi dichiarati da Pedemontana a proposito di barriere fonoassorbenti: “ottimizzare l’inserimento paesaggistico e coniugare la riduzione del rumore ad un’estetica gradevole”, come si legge sul sito internet istituzionale della Società».

«Anche quanto scritto nella Relazione Generale Interventi di Inserimento paesistico-ambientale, Ripristino del Progetto Definitivo della tratta A di Pedemontana e del primo lotto della Tangenziale di Como lasciava intendere situazioni differenti da quella che si sta verificando in via San Bernardino – prosegue Gaffuri –, perché nel documento si affermava di privilegiare, nell’approntare le barriere antirumore, tipologie di cristallo “in prossimità di centri abitati con tracciato in rilevato, ai fini della riduzione del cono d’ombra prodotto” oppure pannelli in metallo “prescelti per le loro caratteristiche di neutralità rispetto alle diversità dei contesti urbanizzati” e si chiariva che pure “il colore è un completamento importante della barriera, giacché consente di evitare la monotonia e di attenuare l’aggressività di alcuni materiali”». Di qui la richiesta del conigliere regionale di: «Intervenire per verificare quanto occorso con la posa delle barriere adiacenti alle abitazioni di via San Bernardino e perché siano assunte le misure idonee a rispondere alle esigenze di vivibilità e di miglioramento degli impatti anche visivi espresse dai residenti». [md, ecoinformazioni]

40 anni di gemellaggio Como-Tokamachi

comotokamachiNel 2015 il legame fra le due città arriverà a 4 decenni, si festeggia con un programma di eventi.

 

«Como e la città giapponese Tokamachi nel 2015 festeggeranno quarant’anni di gemellaggio. Il legame nacque a inizio degli anni Settanta: le due città erano accomunate da un’importante tradizione tessile e il 27 febbraio 1975 i due sindaci dell’epoca Antonio Spallino e Yoshikazu Kasuga firmarono il patto di gemellaggio – rammenta Palazzo Cernezzi –. Nel corso degli anni molte delegazioni hanno reciprocamente fatto visita alle due città e il legame si è rafforzato coinvolgendo sempre più soggetti in vari ambiti: economico, commerciale, culturale, educativo, artistico e sportivo. Dal 2004 il Comune di Como promuove Students Exchange uno scambio culturale dedicato agli studenti organizzato insieme alla Famiglia comasca (le ragazze selezionate quest’anno e che durante le feste natalizie ospiteranno due coetanee giapponesi e nell’estate 2015 si recheranno a Tokamachi, sono Federica Dolci 19 anni e Denise Leoni 18 anni); nel 2006 è nato il Progetto Gemini, percorso di educazione alla pace e alla solidarietà internazionale dedicato alle scuole, oggi promosso insieme a Centro servizi per il volontariato, Coordinamento comasco per la pace, Ufficio scolastico territoriale, Ciao Como Radio, Taiko Lecco, Como Raku; nel 2008 e nel 2010 è arrivato Assaggi di mondo, festival dei gemellaggi e della cooperazione, affiancato nel 2013 e 2014 da Intrecci di popoli, festival delle culture, dei gemellaggi e della cooperazione internazionale».

«In vista dell’importante traguardo – la giornata inaugurale dell’anno dedicato al Giappone sarà il 27 febbraio 2015 – è allo studio una serie di progettualità per coinvolgere in maniera attiva e partecipe la cittadinanza, le istituzioni, le associazioni, le organizzazioni e gli istituti scolastici del territorio, creando occasioni di incontro e scambio con la città gemella – spiega il Comune di Como –. Il ricco programma, predisposto e curato dal settore Relazioni internazionali, diretto dalla dottoressa Valeria Guarisco, prevede, in particolare, laboratori per bambini e adulti di origami, scrittura, lingua, ikebana, tamburi giapponesi, ceramica raku, cerimonia del tè e cucina; presentazione di libri, proiezione di film, partecipazione di artisti giapponesi alle mostre programmate in città, esposizioni fotografiche, mostre di kimono e altri oggetti della tradizione giapponese; eventi musicali; serate dedicate alla cucina nipponica, in collaborazione con gli istituti professionali del territorio e con il coinvolgimento dei ristoranti giapponesi della città; dimostrazioni sportive; conferenze di approfondimento sul tema economico e commerciale Italia-Giappone; momenti di riflessione attraverso la testimonianza dei cittadini giapponesi residenti in città e di alcuni comaschi che hanno fatto esperienze in Giappone, come ad esempio i ragazzi che hanno partecipato negli anni allo scambio culturale Students Exchange».

Il calendario è in fase di definizione, gli aggiornamenti saranno pubblicati sui siti Internet www.comointernazionale.it e www.comune.como.it (il programma parziale). [md, ecoinformazioni]

Camicia bianca trionferà: la Lariopolda

1453466_387670241384010_3898916166170986471_nA Villa Olmo a Como si è tenuta della giornata di sabato 29 novembre la Lariopolda, l’attesa kermesse organizzata tra gli altri dal sindaco di Albese con Cassano Alberto Gaffuri e da Salvatore Amura, direttore dell’Accademia Galli.

Alberto Gaffuri, camicia bianca, pantaloni sul marroncino e scarpe perfettamente coordinate. Salvatore Amura, camicia bianca, pantaloni sul verdognolo e scarpe perfettamente coordinate: sono loro i “padroni di casa” della Lariopolda, la partecipata risposta comasca alla celebre (famigerata?) kermesse fiorentina da cui partì la scalata dell’attuale Presidente del Consiglio. Un’iniziativa, nelle intenzioni degli organizzatori, nata con l’obiettivo di segnare un punto di svolta nella vita politica del capoluogo e della Provincia, un cambio di passo, come sintetizzato dal sottotitolo degno di primarie passate (anche se qui si è preferito il guarda avanti al cambia verso), per rilanciare l’azione della maggioranza che governa il territorio comasco.

Una Leopolda in salsa missultin, verrebbe da dire, che ha fatto registrare nei giorni scorsi alcuni piccoli grandi sommovimenti interni al Pd, con il sindaco di Albese, principale ispiratore del tutto, “sospettato” di voler spaccare in più pezzi il partito, un vero e proprio atto d’accusa soprattutto verso chi siede nelle più importanti poltrone di Palazzo Cernezzi. E che questa fosse un’esigenza realmente sentita dagli interessati lo prova lo stesso Gaffuri, che nella location di Villa Olmo si è rivolto direttamente al sindaco Lucini e alla neo presidente provinciale Maria Rita Livio, invitandoli a vedere che «non vogliamo spaccare nulla, siamo qui per unire. Possiamo quindi offrire un contributo per lavorare assieme». Una dichiarazione d’intenti quindi, ripetuta più volte e in diverse forme nel corso dei 25 interventi, di fronte ad una nutrita platea di curiosi ed addetti ai lavori, tra mezza giunta comunale, ex (Pusterla, Introzzi) ed attuali assessori, consiglieri regionali, sindaci di altri comuni in gran numero, Cna, Cl ed altre sigle, con anche, coincidenza delle coincidenze, alcuni esponenti di quel Nuovo centrodestra “partner” romano del padre della sorella maggiore toscana.

La fredda cronaca del pomeriggio, quindi. Fin dalla sistemazione del palco si possono capire le esigenze comunicative di cui la manifestazione si vuole fare interprete: su un piccolo scaffale si possono vedere alcuni oggetti simbolo del Made in Italy, come una bottiglia di vino rosso, un pallone da calcio, un barattolone di nutella e il caffè espresso, in piena sintonia con quello spirito pop da sempre punto di forza dell’ex primo cittadino fiorentino. Con una piccola concessione “locale”,  una sciarpa del Calcio Como.

Un modo per dare “colore” probabilmente, ed il sospetto aumenta vedendo il filmato d’inizio dell’evento, poco prima delle 15: un cambio gomme ad una formula 1 di decenni in bianco e nero, seguito da un pit stop di una Ferrari dei giorni nostri, come a rafforzare l’intento di cambiare i “connotati” alla vita pubblica lariana.

L’interventi successivi si susseguono velocissimi, 5 minuti a persona, con una campanella a segnare il cambio (parola che sta tornando spesso) tra i vari relatori. Tra questi un’umanità piuttosto varia, tra imprenditori di successo e giovani geni, Terzo Settore d’assalto e promesse dello sport, insegnanti, scrittori ed esperti di cinema, tanti esempi di quello che i due presentatori definiscono «l’antidoto alla rassegnazione». Esperienze diversissime, accomunate dalla stretta di mano conclusiva del dinamico duo e dal regalo di un t shirt rossa con il simbolo della manifestazione, oltre al simpatico intermezzo musicale di “Alive”, scelta sicuramente non casuale, del gruppo australiano Empire of the Sun.

Sopravvissuti quindi, alla crisi e al clima del Paese e del territorio, a cui hanno assistito oltre agli habitué della cosa pubblica anche un certo numero di “estranei”, ragazzi e meno ragazzi, andati scemando nel corso delle ore ma presenti in buon numero nella battute iniziali, a significare comunque un certo interesse della cittadinanza.

Tanti in camicia bianca, ormai divisa del renzismo e  di questo culto, con un piccola grande eccezione: il nutrito servizio d’ordine, composto da giovanissimi e studenti in rigorosa tenuta rossa, volontari e militanti ma, come hanno tenuto a specificare alcuni, non del Partito democratico. Coincidenze? [Luca Frosini, ecoinformazioni]

 

Rivoluzioni violate/ Giuliana Sgrena all’Arci

IMGP7534Giuliana Sgrena, introdotta da Luigi Lusenti, nella presentazione del suo saggio Rivoluzioni violate, primavera laica, voto islamista  il 29 novembre al Circolo Arci La Ferriera di Lecco ha illustrato il contributo essenziale delle donne ai percorsi rivoluzionari nei diversi paesi nei quali si sono svolte le “rivoluzioni arabe” e la situazione politica attuale. Particolare interesse i partecipanti hanno dimostrato all’esposizione degli sviluppi della guerra in Siria, del ruolo della Turchia, delle conseguenze che potrebbe avere la creazione di uno stato kurdo in Iraq e delle tappe che hanno portato alla formazione dell’Isis. L’iniziativa, come quelle analoghe svolte il 25 a Brescia, il 26 a Varese, il 28 a Milano, e il 29 a Colico,  è parte del programma di Arci book, il circuito dei Circoli Arci che si occupano di promozione della lettura e di bookcrossing.  [Foto Silvia Beck]

Prima che a Lecco il tour di Giuliana Sgrena ha fatto tappa a Varese dove una quarantina di persone ha partecipato alla presentazione del volume di Giuliana Sgrena Rivoluzioni violate mercoledì 26 novembre nella nuova sede Arci di via Monte Golico a Varese. Un appuntamento del tour Arci Book, presentato da Luigi Lusenti, Arci Lombardia, moderato da Isabella Risetti, L’Albero di Antonia, associazione per la promozione dei diritti e delle pari opportunità delle donne.

La giornalista ha sottolineato le differenze fra le diverse rivoluzioni che hanno toccato la sponda meridionale e orientale del Mediterraneo, rivoluzioni che ne hanno cambiato profondamente il volto e che hanno avuto esiti diversi. I movimenti popolari hanno portato alla caduta delle dittature in maniera differente. In Tunisia e in Egitto non c’erano partiti politici, né leader carismatici alla guida del movimento e c’erano ovunque le bandiere nazionali; diverso il caso, una rottura netta, della Libia con la bandiera di re Idris e della Siria con la bandiera del regime precedente. Così, mentre in Tunisia si sta svolgendo una transizione democratica, con più sussulti, Egitto, Siria e Libia sono cadute in un baratro quando sono subentrati religiosi e militari dopo la fase di rivolta popolare  laica e non violenta per la giustizia sociale, il lavoro, la democrazia, la libertà, la dignità (Karama), soprattutto,  e per le le donne pari diritti .

Una situazione comunque in evoluzione, come dimostra la Tunisia, dove il partito islamista Ennahda, che aveva vinto le elezioni, dopo il passaggio a un governo tecnico, ha perso l’ultima tornata elettorale, anche per il tentativo di islamizzazione della società e di compressione dei diritti delle donne, come nella nuova Costituzione.

La discussione si è incentrata sul ruolo delle donne nelle rivoluzioni e nelle compagini che ne sono scaturite. Un ruolo spesso da protagoniste che non vogliono abbandonare, con una riflessione sulla propria posizione nella società. «In Tunisia dopo la rivoluzione, ho incontrato la presidente dell’Unione delle donne tunisine e le ho chiesto, se per la nuova Costituzione, avrebbe proposto delle quote rosa. Mi ha risposto di no, perché essendo le donne il 50% della popolazione, dovevano avere il 50% dei posti – ha detto la Sgrena –. Una legge simile in Italia è stata respinta, mentre nel Parlamento algerino le donne sono il 35%, più che da noi».

Alcuni parlano di femminismo islamico, ma: «nessuna religione garantisce la parità fra uomo e donna». «Femminismo islamico è un ossimoro – ha aggiunto la giornalista –, come si fa a giustificare la poligamia?». Esistono sì delle riletture per vedere il ruolo della donna nel Corano come quelle di Fatima Mernissi.

Il problema è la reislamizzazione delle società musulmane influenzate e finanziate dalla Arabia Saudita, che segue l’ortodossia wahabita. Uno dei caratteri più evidenti è la reintroduzione del velo nelle sue differenti varianti. Un passo indietro e una forma di controllo delle donne che si scontra con una tradizione di indipendenza consolidatasi negli anni: «In Egitto all’inizio del ‘900 c’era un forte movimento femminista con legami con l’Europa». ricorda Sgrena.

Un dibattito, quello sul velo, che tocca anche l’Europa, come in Francia nel 2005 con l’approvazione di una legge contro l’utilizzo di qualunque simbolo religioso nei luoghi pubblici. «Sono andata a Parigi qualche mese dopo l’approvazione e non esisteva più il problema del velo e le ragazze erano felicissime perché si erano liberate di una forma di controllo dei maschi della comunità. Lì si può fare perché sono davvero un Paese laico».

E sul velo e la condizione delle donne si sono concentrate le domande del pubblico. A chi ha chiesto delle donne guerrigliere del Kurdistan, la relatrice ha risposto ricordando la difficoltà di spiegare queste realtà: «Quando sono stata nel Kurdistan iracheno, un medico era appena stato condanno per avere denunciato su un giornale di opposizione la pratica tuttora esistente dell’infibulazione, che tocca più del 30% delle donne curde».

Una situazione fluida e variegata da Paese a Paese, con apparenti contraddizioni come, ad esempio, ha spiegato Sgrena nelle risposte, quella, alla periferia di Tunisi, dove la vendita di terreni agricoli per la costruzione di fabbriche tessili, ha stravolto la tradizionale famiglia contadina: le donne sono diventate i veri capofamiglia portando a casa l’unico reddito come operaie. Questo ha messo in crisi gli uomini che come reazione hanno votato in massa Ennahda. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Migliaia di operatori agricoli, braccianti e precari a Roma

10429349_10202047781756060_2484729300088361735_nLa manifestazione è stata organizzata da Flai Cgil e Uila Uil. Attraverso una lettera, il segretario nazionale Nidil Cgil Claudio Treves ha  sancito l’adesione del coordinamento che si occupa dei precari: «Non faremo mancare  il supporto e la partecipazione che ci vede in prima linea, in particolare sulle problematiche dei voucher e della presenza della somministrazione in agricoltura». Da Como, una ventina di persone si sono recate a Roma.

12800_10202047782236072_137872339686918339_n 1604966_10202047619271998_7985484517512667203_n 10406377_10202047782436077_4401275817631257966_n 10429349_10202047781756060_2484729300088361735_n IMG-20141129-WA0002 IMG-20141129-WA0009Il corteo è partito da  piazza della Repubblica ed è arrivato a  piazza Santi Apostoli dove si è tenuto il comizio finale a cui sono intervenuti il segretario generale della Cgil Susanna Camusso e il segretario generale della Uila Stefano Mantegazza.
Al centro della protesta, le politiche del governo sul lavoro agricolo e contro il lavoro nero e l’illegalità. In particolare, nel mirino del sindacato ci sono alcune misure contenute nel Jobs Act: liberalizzazione dei voucher, cancellazione della cassa integrazione straordinaria e in deroga, controllo a distanza, demansionamento e modifica all’art. 18. Tra le priorità, interventi per il settore della forestazione ed azioni concrete da parte del Governo e del parlamento per una riforma del mercato del lavoro agricolo che sia trasparente e legale, in grado di contrastare efficacemente i fenomeni di intermediazione illecita e lavoro nero. [aq, ecoinformazioni]

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