Rivoluzioni violate/ Giuliana Sgrena all’Arci

IMGP7534Giuliana Sgrena, introdotta da Luigi Lusenti, nella presentazione del suo saggio Rivoluzioni violate, primavera laica, voto islamista  il 29 novembre al Circolo Arci La Ferriera di Lecco ha illustrato il contributo essenziale delle donne ai percorsi rivoluzionari nei diversi paesi nei quali si sono svolte le “rivoluzioni arabe” e la situazione politica attuale. Particolare interesse i partecipanti hanno dimostrato all’esposizione degli sviluppi della guerra in Siria, del ruolo della Turchia, delle conseguenze che potrebbe avere la creazione di uno stato kurdo in Iraq e delle tappe che hanno portato alla formazione dell’Isis. L’iniziativa, come quelle analoghe svolte il 25 a Brescia, il 26 a Varese, il 28 a Milano, e il 29 a Colico,  è parte del programma di Arci book, il circuito dei Circoli Arci che si occupano di promozione della lettura e di bookcrossing.  [Foto Silvia Beck]

Prima che a Lecco il tour di Giuliana Sgrena ha fatto tappa a Varese dove una quarantina di persone ha partecipato alla presentazione del volume di Giuliana Sgrena Rivoluzioni violate mercoledì 26 novembre nella nuova sede Arci di via Monte Golico a Varese. Un appuntamento del tour Arci Book, presentato da Luigi Lusenti, Arci Lombardia, moderato da Isabella Risetti, L’Albero di Antonia, associazione per la promozione dei diritti e delle pari opportunità delle donne.

La giornalista ha sottolineato le differenze fra le diverse rivoluzioni che hanno toccato la sponda meridionale e orientale del Mediterraneo, rivoluzioni che ne hanno cambiato profondamente il volto e che hanno avuto esiti diversi. I movimenti popolari hanno portato alla caduta delle dittature in maniera differente. In Tunisia e in Egitto non c’erano partiti politici, né leader carismatici alla guida del movimento e c’erano ovunque le bandiere nazionali; diverso il caso, una rottura netta, della Libia con la bandiera di re Idris e della Siria con la bandiera del regime precedente. Così, mentre in Tunisia si sta svolgendo una transizione democratica, con più sussulti, Egitto, Siria e Libia sono cadute in un baratro quando sono subentrati religiosi e militari dopo la fase di rivolta popolare  laica e non violenta per la giustizia sociale, il lavoro, la democrazia, la libertà, la dignità (Karama), soprattutto,  e per le le donne pari diritti .

Una situazione comunque in evoluzione, come dimostra la Tunisia, dove il partito islamista Ennahda, che aveva vinto le elezioni, dopo il passaggio a un governo tecnico, ha perso l’ultima tornata elettorale, anche per il tentativo di islamizzazione della società e di compressione dei diritti delle donne, come nella nuova Costituzione.

La discussione si è incentrata sul ruolo delle donne nelle rivoluzioni e nelle compagini che ne sono scaturite. Un ruolo spesso da protagoniste che non vogliono abbandonare, con una riflessione sulla propria posizione nella società. «In Tunisia dopo la rivoluzione, ho incontrato la presidente dell’Unione delle donne tunisine e le ho chiesto, se per la nuova Costituzione, avrebbe proposto delle quote rosa. Mi ha risposto di no, perché essendo le donne il 50% della popolazione, dovevano avere il 50% dei posti – ha detto la Sgrena –. Una legge simile in Italia è stata respinta, mentre nel Parlamento algerino le donne sono il 35%, più che da noi».

Alcuni parlano di femminismo islamico, ma: «nessuna religione garantisce la parità fra uomo e donna». «Femminismo islamico è un ossimoro – ha aggiunto la giornalista –, come si fa a giustificare la poligamia?». Esistono sì delle riletture per vedere il ruolo della donna nel Corano come quelle di Fatima Mernissi.

Il problema è la reislamizzazione delle società musulmane influenzate e finanziate dalla Arabia Saudita, che segue l’ortodossia wahabita. Uno dei caratteri più evidenti è la reintroduzione del velo nelle sue differenti varianti. Un passo indietro e una forma di controllo delle donne che si scontra con una tradizione di indipendenza consolidatasi negli anni: «In Egitto all’inizio del ‘900 c’era un forte movimento femminista con legami con l’Europa». ricorda Sgrena.

Un dibattito, quello sul velo, che tocca anche l’Europa, come in Francia nel 2005 con l’approvazione di una legge contro l’utilizzo di qualunque simbolo religioso nei luoghi pubblici. «Sono andata a Parigi qualche mese dopo l’approvazione e non esisteva più il problema del velo e le ragazze erano felicissime perché si erano liberate di una forma di controllo dei maschi della comunità. Lì si può fare perché sono davvero un Paese laico».

E sul velo e la condizione delle donne si sono concentrate le domande del pubblico. A chi ha chiesto delle donne guerrigliere del Kurdistan, la relatrice ha risposto ricordando la difficoltà di spiegare queste realtà: «Quando sono stata nel Kurdistan iracheno, un medico era appena stato condanno per avere denunciato su un giornale di opposizione la pratica tuttora esistente dell’infibulazione, che tocca più del 30% delle donne curde».

Una situazione fluida e variegata da Paese a Paese, con apparenti contraddizioni come, ad esempio, ha spiegato Sgrena nelle risposte, quella, alla periferia di Tunisi, dove la vendita di terreni agricoli per la costruzione di fabbriche tessili, ha stravolto la tradizionale famiglia contadina: le donne sono diventate i veri capofamiglia portando a casa l’unico reddito come operaie. Questo ha messo in crisi gli uomini che come reazione hanno votato in massa Ennahda. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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