Mese: Settembre 2015

Provocazione razzista al Mercato comunale di Como

razzistimercatopostawebComo città sede del Monumento alla Resistenza europea perché la barbarie nazista e lo sterminio di ebrei, rom e tanti altri non si ripeta. Como Città Messaggera di Pace perché la stupidità egoista della violenza contro altri umani sia messa la bando dalla storia. Como che ambisce a essere Capitale della cultura non al premio Adolf Eichmann. Eppure proprio a Como, nel Mercato comunale, uno spazio pubblico tra l’altro recentemente messo a nuovo con un cospicuo investimento della collettività, cittadini e cittadine, comaschi e non, debbono subire la vergogna della vista di un foglio verde e orribile nel quale con evidenti connotazioni razziste si esprime il desiderio che il Mercato sia «libero da abusivi, zingari, falsi mendicanti». (altro…)

LAC: nuovo centro culturale per Lugano

Da sabato 12 settembre l’offerta culturale di Lugano si è arricchita di un nuovo, fondamentale elemento: è stato infatti inaugurato il LAC (l’acronimo, che richiama quel lago su cui si affaccia, è semplice: Lugano Arte Cultura).

Il nuovo “polo” culturale – difficile darne una definizione univoca – si propone un obiettivo ambizioso: «dedicato alle arti visive, alla musica e alle arti sceniche, si candida a diventare uno dei punti di riferimento culturali della Svizzera, con l’intento di valorizzare un’ampia offerta artistica ed esprimere l’identità di Lugano quale crocevia culturale fra il nord e il sud dell’Europa», secondo quanto è scritto proprio all’inizio del comunicato stampa ufficiale. A questo ambizioso obiettivo corrisponde d’altro canto uno sforzo impegnativo. Ideato nell’ormai lontano 1999, il nuovo polo venne messo a concorso per la realizzazione architettonica nel 2001; vincitore risultò Ivano Gianola (nato a Biasca nel 1944); i lavori iniziarono con la posa della prima pietra nel 2010 e hanno trovato conclusione in questi giorni (a parte alcuni dettagli minuti, l’edificio sembrava venerdì scorso in conferenza stampa davvero finito e perfettamente efficiente). Da capogiro l’investimento: 200 milioni di franchi svizzeri; sbalorditiva anche la previsione di budget annuale (ipotizzato in 28 milioni di franchi). Si tratta – con ogni evidenza – di un “investimento strategico”, così come è stato più volte sottolineato dai vari interventi degli amministratori luganesi.

Astraendo, per il momento almeno, da qualsiasi confronto con ciò che accade di qua dal confine (e mettendo quindi da parte anche la botta d’invidia subìta), vale la pena provare a raccontare il centro nei suoi vari aspetti.

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L’edificio è imponente. Costituisce una sorta di porta d’accesso alla città storica quasi al limite meridionale del lungo lago e si dispone in continuità con uno dei principali monumenti luganesi, la chiesa di Santa Maria degli Angeli che ospita la notissima Crocifissione di Bernardino Luini; tra l’antica chiesa francescana e il nuovo centro culturale si trova il grande edificio un tempo dell’Hotel Palace, che ingloba anche una parte dell’antico chiostro e convento, da lungo tempo sottratto alla fruizione pubblica e ora completamente restaurato (secondo il progetto dello studio Giraudi e Wettstein). L’edificio del LAC è imponente, si diceva (ben 180.000 metri cubi per una superficie costruita di 29.000 metri quadri), ma è articolato in modo da non risultare incombente: non solo è preceduto da una vasta piazza che fa da filtro verso il lungo lago, ma è anche “sfondato” sul lato sinistro, così che l’intera ala appare come una struttura quasi aerea, protesa verso il lago. Quest’ala laterale è rivestita di marmo verde del Guatemala, mentre la parete di fondo della piazza, che costituisce la porta d’ingresso del centro è quasi completamente vetrata, in modo da alleggerirne l’impatto visivo.

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All’interno dell’edificio stanno, insieme a tutti i servizi essenziali (biglietteria, caffetteria, libreria ecc.), i nuclei principali del museo d’arte (a sinistra entrando) e della sala teatrale (a destra), nonché altri spazi accessori come il teatro studio per rappresentazioni più concentrate.

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Se gli spazi del Museo possono considerati in una certa misura “tradizionali” (o meglio: perfettamente inscritti nella linea “neutrale” degli allestimenti museali), la grande sala teatrale è invece fortemente espressiva e punta evidentemente a diventare uno degli elementi più riconoscibili e riconosciuti del LAC.

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Non bisogna poi dimenticare che il LAC ha due satelliti; uno vicino, giusto al di là della strada che scende dal fianco della collina: lo Spazio -1; un altro più distante: ed è l’ex Museo Cantonale d’Arte di Palazzo Reali.

Per l’inaugurazione, in questo complesso di spazi, hanno trovato posto cinque mostre (più un’installazione): anche questo uno sforzo gigantesco, vista anche la grande qualità delle proposte.

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La prima e più grande esposizione, distribuita negli spazi principali al secondo e primo piano (si parte dall’alto), è intitolata Orizzonte Nord-Sud ed è dedicata ad alcuni protagonisti dell’arte “moderna” tra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento, messi a confronto e in dialogo tra loro. Questo approccio, già sperimentato negli anni scorsi a Lugano con risultati notevoli (in particolare nella bellissima mostra su Klee e Melotti), produce anche in questo caso esiti sorprendenti. Alcune coppie possono essere magari ritenute “ovvie”, come quella formata da De Chirico e Böcklin, ma altre sono – secondo il modestissimo parere di chi scrive – assolutamente illuminanti: il pittore “nazionale” svizzero Ferdinand Hodler e lo scultore italiano Adolfo Wildt risplendono di luce incrociata, e – sinceramente – non mi era mai capitato di guardare a Wildt come dopo aver visto anche le opere di Hodler; ancora più entusiasmante il confronto tra Felice Casorati e Felix Valloton, che rivela indiscutibili affinità di vibrazioni anche nei corpi femminili levigati. La mostra, che contiene opere di autori del calibro di Piranesi, Caspar Wolf, Turner, Klee e altri, si chiude con due autentici giganti della modernità: Lucio Fontana e Augusto Giacometti. L’ultima opera L’homme qui marche (L’uomo che cammina) di Giacometti, che si staglia sullo sfondo della grande vetrata aperta sul Ceresio, vale – vi assicuro – il viaggio.

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All’ingresso di questa esposizion è stata collocata l’opera di Zimoun, considerato uno dei più interessanti giovani artisti elvetici; l’installazione è costituita da 171 scatole di cartone entro cui oscillano palline di cotone fissate ad aste vibranti, con un notevole effetto ritmico, visivo e sonoro (l’opera ha attirato l’attenzione delle persone anche durante l’affollatissima conferenza stampa).

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Al piano -2 del LAC sta una mostra che è stata voluta – come ha sottolineato la curatrice – per “alleggerimento”. Le sculture di “luce solida” di Anthony McCall (fasci di luce in movimento nello spazio buio con cui si può e si deve interagire) sono in effetti divertenti – e hanno coinvolto persino i compassati giornalisti e storici dell’arte presenti alla conferenza stampa – ma sono non di meno di grande intelligenza e finezza linguistica. Un buon esempio di come “leggerezza” e “rigore” si possano sposare: verificare per credere.

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Si passa quindi a uno dei satelliti, lo Spazio -1 di là della strada, dove è allestita la Collezione Olgiati, grande collezione privata concessa in deposito alla città di Lugano. L’esposizione, che verrà modificata col passare del tempo, annovera attualmente artisti delle avanguardie storiche come il futurismo, così come esponenti più recenti e addirittura attualissimi: tra i nomi più noti Depero, Boccioni, Fontana, Burri, Boetti, Capogrossi, Klein, Manzoni; ma sarebbe un errore fermarsi al già noto, poiché le sollecitazioni provenienti da opere diverse e poco note sono innumerevoli.

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All’ingresso dello Spazio -1 serve da “introduzione” alla Collezione Olgiati un’importante antologica di Giulio Paolini, che ha riunito per la prima volta tutte le opere del ciclo Mnemosine (Les Charmes de la Vie), realizzate tra 1981 e 1990 e qui allestite con uno spirito teatrale particolarmente affascinante. Un’occasione pressoché unica di verificare dal vivo l’opera di uno dei principali artisti italiani contemporanei.

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L’altro satellite, il Palazzo Reali al capo opposto della città, presso l’oratorio di San Rocco, ospita la mostra In Ticino, in un certo modo completamento dell’Orizzonte Nord-Sud; con riferimento allo stesso secolo 1850-1950, qui sono esposte le opere degli artisti attivi a sud del Gottardo: artisti locali magari formati all’estero (in Italia principalmente) e artisti stranieri trasferiti intorno al Ceresio e al Verbano. L’elenco dei nomi è di tutto rispetto e questa esposizione non sfigurerebbe nemmeno se presa a sé stante: da Giovanni Serodine, Pier Francesco Mola e dagli architetti Carlo Maderno, Francesco Borromini, Domenico Fontana e Domenico Trezzini, fino a Giocondo Albertolli, per passare poi allo scultore  Vincenzo Vela (di cui si presenta anche il bellissimo piccolo bozzetto del Monumento a Garibaldi di Como), Edoardo Berta, Filippo Franzoni, Luigi Rossi e Adolfo Feragutti Visconti, poi ancora Marianne Werefkin, Alexej Jawlenski, Paul Klee, Ignaz Epper, Fritz Pauli, Johannes Robert Schürch  per finire con il gruppo di artisti raccolto a Locarno da Remo Rossi: Jean Arp, Hans Richter, Fritz Glarner e Italo Valenti, oltre a Julius Bissier e Ben Nicholson.

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Che dire ancora?

Che non è stato dimenticato nemmeno il versante didattico, o – come si dice di là dal confine – “della mediazione”, con la creazione di uno specifico dipartimento LAC Edu.

Che il nuovo LAC ha comportato anche una ristrutturazione dei musei luganesi, con la fusione del museo cantonale e dei due musei cittadini in una nuova entità, il Museo d’Arte della Svizzera Italiana (in acronimo: MASI).

E che l’“inaugurazione” durerà due settimane, con appuntamenti artistici, musicali, teatrali.

Dopo aver goduto delle occasioni offerte, credo che ci sia anche molto da meditare.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

ecoinformazioni 505/ settimanale

505Ricordate quelle cronache nelle quali di una manifestazione venivano dati valori contrastanti sul numero dei partecipanti? Cose del tipo 30mila per gli organizzatori, 250 per la Questura. Oggi non succede quasi più perché foto inequivocabili bloccano sia le amplificazioni che le sottostime. Ma l’11 settembre la straordinaria manifestazione scalza ci ha fatto rivivere quella dicotomia tra realtà fittizie. Sia chiaro la Questura non ha nessuna responsabilità, le forze dell’ordine c’erano e hanno assicurato con riservatezza e correttezza la sicurezza senza alcun impegno alla sottovalutazione della serata.  (altro…)

15 settembre/ sciopero unitario del turismo

lavorat-turismoI sindacati: «Vogliamo il rinnovo del contratto»

A ormai due anni e mezzo dalla naturale scadenza, la stragrande maggioranza dei lavoratori del Turismo è ancora senza contratto. Le categorie sindacali Filcams Cgil, Fisacat Cisl e Uiltucs organizzano otto ore di sciopero per martedì 15 settembre. «Gli addetti di un settore ritenuto strategico per la nostra economia – scrivono i sindacati confederali – non ricevono un aumento dal mese di aprile del 2013, nonostante i significativi segnali di ripresa dei flussi turistici di cittadini italiani e il consolidato aumento, che ogni anno si riscontra, di stranieri. Confindustria Alberghi e Federturismo hanno interrotto bruscamente pochi giorni fa trattative che parevano avviarsi finalmente sulla strada giusta. Confesercenti ha manifestato nei mesi scorsi un timido interesse a definire il rinnovo per poi rientrare nel silenzio che l’aveva sempre contraddistinta in tutta la tornata negoziale. Il Turismo non è in crisi come dimostrano gli ultimi dati sulla stagione estiva che si avvia ad entrare nel vivo. Expo e il Giubileo della Misericordia sono eventi che rendono il 2015 un anno positivo e di consolidamento della crescita del fatturato. È gravissimo che i nostri tradizionali interlocutori ignorino poi il rischio, con un governo pronto a legiferare su materie tradizionalmente patrimonio delle parti sociali, di svilire il ruolo delle relazioni sindacali rendendole improduttive».
Lo sciopero riguarda i lavoratori in capo alle imprese he applicano i contratti del turismo sottoscritti da: Confindustria Alberghi e Federturismo, Fipe e Fiavet di Confcommercio, Confesercenti.

Europa+Resistenza: una giornata importante a Como

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La giornata di studio “Europa+Resistenza: memoria e progetto in 70 anni dalla Liberazione” di sabato 12 settembre è stata davvero un momento importante di riflessione politica e storica sul periodo trascorso da quel 25 aprile che segna per l’Italia la conquista della democrazia.
Organizzata dall’Anpi (Comitato provinciale di Como e Comitato regionale della Lombardia) con la collaborazione dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” e il patrocinio del Comune di Como (che ha concesso l’uso della Sala degli Stemmi in Municipio), ha visto la partecipazione di un folto pubblico: più di 100 persone nel corso della mattinata; qualcuna meno alla ripresa del pomeriggio; ma ancora alle conclusioni di Alessandro Pollio Salimbeni, vicepresidente nazionale dell’Anpi, dopo quasi 7 ore di lavori, in sala c’era una quarantina di persone.
Avendo partecipato intensamente all’organizzazione di questa giornata, è per me impossibile darne una cronaca distaccata, e perciò preferisco limitarmi a sottolineare alcuni aspetti che mi sono sembrati salienti.
Il primo è ovviamente relativo al successo dell’iniziativa; quel centinaio di persone attente per un programma così impegnativo deve far riflettere sia sull’opportunità di non fermarsi alle facili proposte di “consumo” culturale, cui tutti a volte cediamo, sia sull’esigenza di lavorare seriamente alla promozione degli incontri (in questo caso il lavoro fatto dall’Anpi di Como è stato davvero capillare) per non sprecare occasioni.
Il secondo riguarda la qualità degli interventi; anche su temi assai praticati come quelli in campo (“Europa” e “Resistenza”, con i loro annessi e connessi) è possibile ascoltare riflessioni non rituali, approfondimenti non scontati e – soprattutto – rimandi interdisciplinari in grado di sollecitare un ulteriore lavoro fecondo di risultati dal punto di vista politico e storico. Mettere insieme nella stessa giornata, le questioni relative all’economia, alle migrazioni (e l’attenzione a questo tema è stato deciso mesi fa, avendo ben presente l’importanza del tema a livello europeo, ma non sull’onda emozionale dell’attenzione mediatica ai fatti degli ultimi giorni), al neofascismo, affiancandole con approfondimenti sulla storia e la memoria e la comunicazione, dovrebbe aver reso evidente anche alle persone più disattente che la complessità della situazione attuale non può che essere affrontata con una pluralità di strumenti. Costretto a limitare le mie note per l’evidente inadeguatezza delle mie competenze su molti argomenti (sinceramente mi risulta difficile entrare nel merito di alcune argomentazioni proposte ieri), mi piace mettere in evidenza come l’intervento del professor Gianni Perona di Torino abbia contribuito con chiarezza esemplare a dare un nuovo contesto significativo agli stessi concetti di “Europa” e di “Resistenza”, ricollegandole entrambe alle correnti di pensiero europee (che noi troppo spesso, vittime di un inconsapevole provincialismo, ignoriamo); basterebbe l’excursus sull’origine del diritto alla “resistenza” nella Rivoluzione francese a rendere utile la “lezione” di ieri. Allo stesso modo nel pomeriggio l’approfondimento sul Monumento alla Resistenza Europea (con l’intervento di Renzo Pigni e il mio) ha condotto all’apertura internazionale dedicata ai monumenti “per difetto”, su cui Adachiara Zevi ha fornito uno scorcio affascinante, a partire dal memoriale delle Fosse Ardeatine di Roma (un «vero capolavoro» troppo poco valorizzato, ha detto, come del resto il monumento comasco o quello milanese dedicato ai deportati, realizzato su progetto dello studio BBPR).
Il terzo aspetto ci riporta prepotentemente all’attualità, anche locale. L’intervento sui movimenti neofascisti, centrato sulle loro espressioni “istituzionali” e condotto con precisione da Anna Colombo, si è ricollegato idealmente con quello di Saverio Ferrari in serata a Cantù, organizzato per protestare contro il “festival” di Forza Nuova accolto dal sindaco canturino Bizzozzero. Entrambi gli interventi hanno reso evidente che una certa acquiescenza nei confronti dei movimenti neofascisti, neonazisti e genericamente razzisti deriva molto spesso da una ignoranza di fondo sui loro veri connotati e sulla loro reale storia e penetrazione. Nei fatti, anche le vicende recenti dimostrano come l’antifascismo non sia un “vecchio arnese” ormai inutile nel mondo globalizzato, ma si rispecchi viceversa nell’esigenza di affinare le conoscenze e le risposte a una galassia di gruppi e associazioni intenzionati a riportare l’Europa intera a condizioni predemocratiche.
L’incontro di sabato si è proposto come uno sfaccettato tassello di questo complesso processo. Questo primo sforzo è stato premiato da molta partecipazione. Serve, adesso, proseguire.
[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Guarda anche sul canale di ecoinformazioni i video dell’iniziativa.

La galleria degli interventi

 

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Guglielmo Invernizzi, presidente provinciale Anpi, e Mario Lucini, sindaco di Como.

 

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Filippo Giuffrida Rèpaci e Tullio Montagna, presidente regionale Anpi.

 

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Luca Michelini.

 

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Gianni Perona.

 

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Carlotta Gualco.

 

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Renzo Pigni.

 

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Adachiara Zevi.

 

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Giuseppe Calzati, presidente Istituto di Storia Contemporanea, e Anna Colombo.

 

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Alessandro Pollio Salimbeni.

 

Per i diritti dei migranti siamo in tanti

Ragazza con bongo webVenerdì 11 settembre, alle 20.30, a Como parte da San Fedele la marcia delle donne e degli uomini scalzi. L’iniziativa si è svolta in giornata in almeno altre sessantadue città.
Sono davanti al Duomo, con le mie scarpe in mano, e sorrido. Sorrido guardando Il baule dei suoni che mette in musica canzoni di altre terre, e c’è una ragazza uguale a me che suona un piccolo bongo. E dire che ero arrivato in piazza San Fedele inquieto e arrabbiato con il mondo, ma facciamo un passo indietro.

Tante persone, tante associazioni, partiti, sindacati e tanti giovani si sono ritrovati in piazza San Fedele, per iniziare una marcia più che pacifica: “indifesa, senza scarpe”. In questa maledetta latitudine geografica dove la violenza nazifascista si prende ancora i suoi spazi con la forza, cercando di camuffarsi maldestramente come “meeting sportivo” prima, e poi con vecchi sofismi, noi eravamo lì. Nel cuore della città, tanti, tantissimi, visibili, indifesi, gioiosi, umani.

Nessun passante che gridasse la differenza tra buonisti e arrabbiati, “accoglieteli a casa vostra!”, slogan partito da una politica che non ha saputo dare soluzioni per tanti anni, e ora scarica la colpa sulla gente. Avrebbe scoperto che non c’è nessun “buonista”, che siamo più arrabbiati noi. Non vogliamo trattare queste persone come bambini, non vogliamo assistenzialismo, né tanto meno soluzioni che fanno ribollire il sangue ancora di più (facciamoli lavorare gratis, magari nei “meeting sportivi” di Forza nuova).Vogliamo sia lo stato a dare soluzioni, vogliamo politiche di accoglienza serie, non che il tutto sia trattato come fosse una calamità naturale cadutaci addosso. Non vogliamo che chi addita il migrante come capro espiatorio sia il primo a specularci sopra voti e soldi. È la gente a chiederlo, quella che sta in piazza, quella che non si nasconde. È la stessa che in Germania accoglie i profughi tra applausi e doni, la miglior immagine di un unico popolo, che chiede alla politica di non costruire quei muri che poi le persone devono scavalcare tragicamente.

Con tutti questi pensieri da “sarà che a vent’anni è tutto ancora intero” (ventuno), o “sarà che voglio un mondo che abbia sempre vent’anni”, mi sono ritrovato in piazza Duomo senza rendermene conto. Alcuni interventi al megafono, che qui risuona molto più chiaro che in piazza San Fedele, poi inizia il concerto de Il baule dei suoni, un’orchestra di ragazzi e ragazze.

E ora non ho più nessuna digressione a disposizione per ritardare lo scioglimento dell’indovinello iniziale. Da quando sono tornato dal mio anno di servizio civile non riuscivo a capacitarmi di come le persone vedessero povertà dove io vedevo una ricchezza inestimabile. Quando sale un latinoamericano sul bus non cambio posto, ma spero si sieda vicino a me. Le volte in cui ho discusso in spagnolo con loro, io visibilmente emozionato, ho guadagnato pericolosissimi inviti a feste di compleanno, o saluti di commiato con abbracci sinceri, senza nemmeno che mi si rubasse il portafoglio. Che fascino le donne con il velo, o gli uomini con questi calzoni leggeri e colorati, chissà quante storie e quanto avrebbero da insegnarci su noi stessi. Tornato dalla formazione dei nuovi servizio civilisti, persone meravigliose come sempre, la voglia di ripartire anch’io tra una settimana era tanta, e mi è apparsa più che mai davanti agli occhi la stranezza di questo mondo. C’è chi parte e va oltre oceano per arricchirsi di diversità, e noi abbiamo tutti i popoli del mondo sotto casa. Non è semplice avere a che fare con culture differenti, tutt’altro, ma ormai credo di non poterne fare più a meno.

Ho i piedi scalzi, sorrido e guardo questa ragazza con disabilità che suona il suo piccolo bongo, non sbaglia un colpo, è felice come se suonasse per la prima volta queste canzoni che parlano di terre lontane. Sicuramente siamo in due a pensarla così, poi alzo lo sguardo, la piazza è piena. Siamo in tanti. [Stefano Zanella, ecoinformazioni]

Video/ 300 antifascisti a Cantù con Saverio Ferrari

Volantino no nazi cantuTrecento persone, il salone dei convegni di  in piazza Marconi riempito (persone in piedi e anche all’esterno)  dalla Cantù antifascista. La serata del 12 settembre, aperta dalle introduzioni di Filippo Di Gregorio e di Fabrizio Baggi, per il Comitato No al festival neonazista a Cantù, e dall’intervento di Guglielmo Invernizzi dell’Anpi provinciale comasca, non solo è servita per stigmatizzare  la scelta del sindaco Claudio Bizzozero di concedere per il terzo anno consecutivo spazi pubblici a formazioni neonaziste e criticare l’incapacità delle istituzioni nazionali di intervenire con risposte adeguate ai pericoli per la democrazia, ma, con Saverio Ferrari, ha fornito alle tante persone presenti un quadro storico e geografico dell’eversione nera in Europa. On line sul canale di ecoinformazioni i video di tutti gli interventi.

13 settembre / Cantù Pride. Festa bastarda All’Una e trentacinque circa

pollo cantùCantù Pride è un’iniziativa organizzata dal basso, nata dalla volontà di dare spazio ed espressione alle diverse sensibilità che abitano il territorio. In un momento in cui imperversano visioni del mondo semplicistiche che istigano odio e conformismo, vuole essere un momento di incontro tra i singoli e le realtà che credono nella bellezza di scoprirsi aprendosi agli altri. Il 13 settembre “il Pollo” arriva a Cantù e causa previsto maltempo si terrà al coperto presso il locale all‘Una e Trentacinque circa di via Papa Giovanni XXIII 7.

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12 settembre/ No nazi a Cantù in streaming su ecoinformazioni dalle 21

ecoinformazioni logo SITOPer rendere possibile la partecipazione anche a chi non potrà essere presente sabato 12 settembre, alle  21, al salone dei convegni di Cantù in piazza Marconi all’incontro con Saverio Ferrari organizzato dal Comitato No al festival neonazista a Cantù, ecoinformazioni curerà, oltre le normali riprese video che saranno disponibili da domenica 13 settembre, anche la trasmissione in streaming in bassa definizione dell’incontro riservata esclusivamente alla visione durante l’incontro 

Attenzione:  data la scarsa qualità del video e dell’audio si consiglia di attendere domenica per i video di migliore qualità dell’intera iniziativa.

Ecoinformazioni è un circolo Arci

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