Mese: Gennaio 2017
Cultura/ Emilio Terragni racconta la fortuna di essere architetto nell’Italia democratica
Emilio Terragni, nato nel 1929, laureato in architettura nel 1955, in un incontro all’Ordine degli Architetti di fronte a una platea di colleghi, molti dei quali giovani, racconta la sua formazione e gli inizi della sua carriera.

Lo fa adottando una chiave particolare, arrivando alla professione attraverso l’ideale. Esordisce infatti affermando che la caratteristica fondamentale della sua generazione è quella di aver incontrato la fortuna. E’ una caratteristica che la distingue sia dalla generazione dei padri che da quella dei figli: e la fortuna è precisamente quella di aver potuto esercitare il proprio mestiere, in modo libero e consapevole. La generazione precedente, infatti, è quella che è arrivata a consegnare il testimone stremata, poiché si è trovata a dover esercitare non il mestiere dell’architettura, ma quello delle armi, in una lunga serie di guerre, fino all’ultima, quella civile contro il fascismo. Emilio Terragni cita molti esempi, a partire dall’illustre suo zio, Giuseppe Terragni, travolto dalla tragica esperienza della campagna di Russia; cita Cesare Cattaneo, morto giovane di malattia durante la guerra; cita Banfi e Pagano, uccisi dalla detenzione nei campi di concentramento; ricorda poi anche i molti tornati dalla prigionia, debilitati nel fisico, ma determinati a lavorare per ricostruire un orizzonte di libertà e di benessere.
Si dice poi, però, più fortunato anche della generazione seguente, che ha dovuto confrontarsi con la trasformazione radicale (e la messa in discussione) di un mondo che sembrava solido e che invece era fragile, che ha dovuto confrontarsi con la crisi di una scuola e di una università non più in grado di consegnare un sapere e un mestiere al passo con le esigenze della contemporaneità. Invece, si capisce chiaramente che considera la sua formazione frutto di un processo adeguato, sia rispetto alle esigenze personali che a quelle sociali, in una prospettiva di futuro che appariva effettivamente abbordabile.

Al centro di questo processo formativo mette il lavoro di gruppo, di cui rintraccia la genealogia nella pratica dei razionalisti (basti pensare al progetto del gruppo CM8 per il piano regolatore di Como) ma soprattutto nella didattica del Movimento Moderno, incontrata nella scuola estiva dei CIAM a Venezia nel 1953: una straordinaria esperienza vissuta a contatto con maestri dell’importanza di Albini, Gardella, Rogers, Belgiojoso, alle prese con ipotesi di riprogettazione del sistema espositivo dei padiglioni nei Giardini della Biennale. Racconta quindi del progetto del suo gruppo, per un ampliamento leggero (smontabile e trasportabile) di quei padiglioni, evidenziando quale fosse il principio ideale di quel lavoro giovanile: il rapporto tra complessità strutturale e complessità funzionale, con lo sforzo di trovare un equilibrio in grado di garantire il massimo della seconda con il minimo della prima.
Non diversamente ritiene fondativo il primo impegno di lavoro “vero”, nel campo dell’edilizia residenziale pubblica (economico-popolare, come si usa dire), nell’ambito di quella gigantesca impresa che furono i piani Ina-Casa, vero cuore della ricostruzione post-bellica, non solo in termini fisici (c’era da ricostruire un patrimonio edilizio devastato dai bombardamenti e dalle battaglie della guerra) ma anche in termini ideali (perché quel reintegro edilizio si compì con la più grande operazione di coinvolgimento di tutti i ceti della popolazione – maestranze, imprenditori, apparati dello Stato – per dare occupazione e, soprattutto, dignità al lavoro). Gli Istituti Autonomi Case Popolari, che furono, a Como come altrove, i motori operativi di quello sforzo, accolsero al proprio interno, per i propri uffici tecnici, molti giovani professionisti che si confrontarono operativamente con una delle più grandi sfide dell’Italia contemporanea, mettendo a punto soluzioni, per la maggior parte, di grande interesse e qualità.
È, quello di Emilio Terragni, un racconto in buona parte inedito, oltre che lucido e accalorato, e come tale accolto con grande interesse e partecipazione da tutte le persone presenti.
Lorenza Ceruti che ha coordinato l’incontro
Ma il vero colpo di teatro, Emilio Terragni lo gioca in risposta alla domanda posta da Lorenza Ceruti – esponente di quella generazione successiva già menzionata, e collaboratrice subito dopo la laurea dello studio Terragni. Una domanda solo apparentemente scontata e innocua: “qual è il suo architetto preferito?”. L’architetto risponde prendendola alla larga: non si possono certo citare gli antichi, come Ictino e Callicrate, autori di quel Partenone che pure non è opera da dimenticare, non si possono certo citare i più recenti, perché suonerebbe troppo presuntuoso mettersi in scia con qualche maestro contemporaneo (Giuseppe Terragni e Le Corbusier potevano essere i nomi più attesi dalla platea…). La scelta cade quindi su Thomas Jefferson, architetto dell’indipendenza americana, ideatore della prima Costituzione moderna e padre di un’Università di cui ha progettato non solo gli edifici ma anche l’impianto istituzionale e didattico. È la scelta di un’architettura impegnata e attuale, politica nel senso più alto del termine, cioè nell’unico significato accettabile. È la scelta di una vita. [Fabio Cani, ecoinformazioni]
Alcune architetture progettate da Emilio Terragni sono incluse nelle schede di XXCO:
362 – Quartiere di Sagnino a Como
275 – Quartiere di Breccia-Prestino a Como
259 – Mini hotel Baradello a Como-Camerlata
135 – Edificio per residenze e uffici in via Volta a Como
310 – Edifici per residenze in via Palestro a Como
337 – ITIS Magistri Cumacini a Como
“La buona scuola” che non paga | Presidio in centro a Como contro l’alternanza scuola-lavoro

Si è aperto poco dopo le 15 di sabato 21 gennaio, all’incrocio tra via Indipendenza e via Vittorio Emanuele, il presidio organizzato da Unione degli Studenti, Giovani Comunisti e Prc/Se Como per protestare contro “La buona scuola”, nome con cui è più noto il ddl 107. Varato nel luglio 2015, tale provvedimento dà il via alla cosiddetta “alternanza scuola-lavoro”: studenti di scuola superiore, a partire dai 16 anni di età, sono chiamati a svolgere periodi obbligatori di apprendistato non retribuito (200 ore per i licei, 400 per gli istituti tecnici e professionali) presso aziende convenzionate. Tra esse, grandi e famosi (o famigerati) brand come Zara, Eni, Coop, Fiat-Chrysler e McDonald’s che da sola, come deliberato lo scorso ottobre, accoglierà diecimila alunni di scuola superiore, di cui 160 sul territorio di Como e provincia.
(altro…)
Cima di Porlezza/ Memoria della strage fascista
Il 21 gennaio, a Cima di Porlezza, si ricorda uno degli ultimi, più efferati e più inutili eccidi fascisti del nostro territorio. Il 21 gennaio 1945, sei giovani tra i 17 e i 26 anni, cinque ragazzi e una ragazza, vennero individuati in una casa del paese e – dopo un conflitto a fuoco – convinti ad arrendersi; ma, invece di essere arrestati, vennero immediatamente trascinati nei pressi del locale cimitero e uccisi.
I “sei martiri di Cima” hanno conquistato nella memoria antifascista un ruolo particolare: non solo per la loro giovanissima età, ma anche per il loro sincero e limpido impegno, per la loro totale avversione a scendere a patti con il fascismo (tanto che quando all’unica donna componente del gruppo venne offerta la possibilità di salvarsi la vita, forse perché considerata, in quanto donna, meno “pericolosa”, lei rifiutò di essere separata dai suoi compagni e dalla loro sorte).
Ogni anno il corteo in loro memoria, organizzato dall’associazione Cittadini Insieme con il patrocinio del Comune di Porlezza e sempre con la partecipazione di qualche classe delle scuole locali, segue il percorso che quel giorno seguirono i sei: dal centro del paese su per un viottolo di campagna fino al cimitero. Ogni hanno ai discorsi e ai ricordi si accompagna anche qualche lettura, eseguita con la giusta ingenuità e incertezza, da ragazze e ragazzi delle scuole. Ogni anno quel percorso, che potrebbe essere una allegra scampagnata, lascia molta tristezza in tutte le persone partecipanti.
Tra le tante commemorazioni degli eventi della lotta di Liberazione, quella di Porlezza resta ancora, dopo settantadue anni, una delle più intense.
[FC, ecoinformazioni]



Wilma Conti (staffetta partigiana) legge La preghiera del ribelle di Teresio Olivelli.

23 gennaio/ Consiglio aperto, ma parziale
Non è un buon segnale il fatto che neppure sul tema epocale dei diritti dei migranti la città di Como non solo non trovi unità, ma neppure capacità di costruzione di sedi democratiche nelle quali i diversi attori si confrontino alla luce del sole. La deleteria tendenza a costruire tavoli separati e riservati, nicchie spesso opache nelle quali alcune delle diverse opzioni si confrontano rifiutando la trasparenza che nelle tematiche dei diritti e della democrazia è vitale. (altro…)
11 febbraio/ Le primarie del M5s
Il M5s comasco che è stato rappresentato a Palazzo Cernezzi da Luca Ceruti si prepara alla nuova consultazione e seleziona con il consueto metodo le persone da inserire nelle sue liste. Le “comunarie” si svolgeranno l’11 febbraio. Leggi il comunicato del M5s.
Dal 21 al 30 gennaio/ Per il Gloria e per la città
La dieci giorni del circolo Arci Xanadù e del suo spazio Gloria non sarà solo un’importante occasione per approfittare di una serie di spettacoli e di iniziative di grandi rilievo. Il programma delle iniziative che dal 21 al 30 gennaio proporranno musica, cinema, teatro, incontri con tanti artisti e tanti amici e amiche del Gloria presenterà dieci anni in dieci giorni per mostrare ciò che sarà possibile fare nei prossimi 10 se verranno rimossi gli ostacoli allo sviluppo della proposta culturale dell’Arci in città a partire dalla persistente e per certi versi incomprensibile indisponibilità della giunta Lucini a fare la sua parte per evitare che la città debba rinunciare a uno dei suoi principali beni comuni culturali. Anche per questo l’Arci presenterà nei giorni dell’iniziativa una riflessione per la cultura in città per arrivare a un manifesto/appello plurale sul quale si raccoglieranno le firme dei cittadini e delle cittadine. Si chiederà a tutti/ e i/le candidati/e sindaco di sottoscriverlo prima delle elezioni. Nei video la presentazione della serata d’apertura sabato 21 gennaio alle 21,30 con Dai diamanti non nasce niente – Tributo a Fabrizio De André e un intervento del presidente del circolo Arci Xanadù e del Comitato provinciale Arci di Como Enzo D’Antuono. Leggi il programma.
21 gennaio/ Con la “buona” scuola la formazione va a farsi friggere
«Contro il modello di alternanza scuola-lavoro che prevede che per poter accedere all’Esame di Stato si debba imparare a friggere patatine e farcire panini senza percepire salario. Per una scuola che garantisca formazione e che leghi l’eventuale esperienza di lavoro all’arricchimento del percorso formativo e non al regalo alle multinazionali». Il 21 gennaio Unione Degli Studenti Como, Giovani Comunisti/e Como, Prc/Se invitano studenti, lavoratori, cittadini dalle 15 in via V. Emanuele, intersezione via Indipendenza, a Como per «una scuola diversa, per gridare la nostra indignazione contro un Governo che vede i giovani come una massa da impiegare per ridurre il costo del lavoro, senza diritti né tutele». Leggi nel seguito il comunicato che illustra all’iniziativa. (altro…)
ecoinformazioni 559
Nel numero 559 di ecoinformazioni, nelle pagine della sezione Como foto social club, le fotografie di Enzo Mangalaviti raccontano la non piazza antistante il supermercato Slunga di Como Camerlata. «Un’antico spazio industriale, un supermercato, un cinema multisala in un’area popolosa, in mezzo a una periferia di cemento. Un ponte pedonale attraversa una strada trafficata, una fontana, uno spazio museale dedicato alla seta, un’area giochi per i bambini. Nessuno si ferma. La piazza è gelida, e non perché è inverno». Sfoglia on line il 559. Partecipa a ecoinformazioni.

