Testi video/ eQua/ Partenza Carovana per la Cittadinanza/ 21 marzo 2025
Testi di tutti gli interventi svolti nell’incontro di eQua a Mantova il 21 marzo 2025 a cura di alliev3 della Scuola Castellini, impegnati in uno stage al circolo Arci ecoinformazioni di Como. I testi NON RIVISTI DAGLI AUTOR3 sono stati ottenuti da trascrizioni automatiche e migliorate con intelligenza artificiale. I numeri alla fine dei titoli si riferiscono ai diversi video. Guarda i video
Partenza Carovana per la Cittadinanza/ 21 marzo 2025/ Mantova/ IMGA0141
Buon pomeriggio a tutti e a tutte. Io sono Filippo Miraglia dell’Arci e siamo qui per presentare la carovana per la cittadinanza che abbiamo promosso insieme alla CGA, italiani senza cittadinanza, Idem network, coni e dalla parte giusta della storia. Intanto, permettetemi di intervenire solo per ringraziare l’Arci di Mantova, Mirco dei Cas e Marba Malik che hanno contribuito all’organizzazione di questa presentazione.
La carovana parte da qui oggi per fare un giro dell’Italia per promuovere la partecipazione al referendum. E noi siamo convinti che, nonostante il raggiungimento del quorum sia un obiettivo difficile, ce la possiamo fare. Abbiamo pensato di organizzare questa carovana proprio per coinvolgere i territori, anche quelli più periferici. Non che cominciamo da Mantova perché sia un territorio periferico, sindaco, ma perché appunto gireremo soprattutto per le periferie, per le piccole città, e partiamo oggi da qui perché l’Arci, oggi e nei prossimi due giorni, organizza a Mantova un evento per noi importante a livello nazionale che si chiama Equa e che parla di giustizia sociale, solidarietà e uguaglianza.
E lo vogliamo fare, ovviamente, questa carovana soprattutto per provare a rappresentare l’Italia che c’è già oggi e che invece quasi sempre nel dibattito pubblico è nascosta. Quindi, devo solo dire che purtroppo oggi non è con noi Riccardo Magi, che è il presidente del comitato referendario sul referendum sulla cittadinanza, ma ha avuto un lutto importante due giorni fa e quindi devo dire che lui aveva detto che sarebbe comunque venuto, però poi anch’io gli ho detto che non mi sembrava il caso, quindi ha dovuto rimanere a Roma.
Le prossime tappe sono importanti, e su questo argomento si è speso molto negli anni scorsi e anche adesso, per arrivare anche alla raccolta delle firme per il quesito referendario. Quindi gli mandiamo un abbraccio da parte di tutti e la nostra solidarietà per il suo lutto. Ora, io darei la parola a Marva, a cui lascio il microfono per presentare i nostri ospiti. Grazie.
Grazie, buon pomeriggio a tutte e a tutti e benvenuti. Grazie.
Partenza Carovana per la Cittadinanza/ 21 marzo 2025/ Mantova/ IMGA0142
Il 21 marzo, Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, partirà proprio da Mantova la carovana per la cittadinanza. Farà un percorso lungo tutto il paese. Questa iniziativa è promossa da Arci, CGIL, CONI, Dalla parte giusta della storia, Idem Network e Italiani senza cittadinanza, con l’obiettivo di informare i cittadini sull’importanza del referendum dell’8-9 giugno e dell’importanza di votare comunque sì, che potrebbero migliorare la vita di milioni di persone e dare dignità, sia con i quattro quesiti sul lavoro che con quello sulla cittadinanza.
Oggi, nel nostro paese, c’è una legge sulla cittadinanza che purtroppo produce effetti negativi su moltissime persone che nascono in Italia, frequentano le nostre scuole e che sono costrette ad attendere 10 anni, che poi di fatto diventano molti di più, appunto perché non contiamo le tempistiche delle elaborazioni delle domande. Va a finire che, sommando, diventano 14-15 anni. Quindi, il referendum vuole appunto dimezzare da 10 a 5 anni e anche permettere la trasmissione automatica della cittadinanza ai figli minori.
Io darei subito la parola a Michele Le Orzi di CGIL Mantova. Prego.
Partenza Carovana per la Cittadinanza/ 21 marzo 2025/ Mantova/ IMGA0143
Oggi è una giornata importante. Lascio spazio a chi verrà dopo di me, ma rubo solo due parole per ribadire l’importanza dell’8 e 9 giugno. Stiamo facendo un percorso insieme, che parte anche oggi con iniziative che devono raccontare storie—storie vere, di persone in carne e ossa, che stanno dietro alle leggi che vogliamo rovesciare con questi quesiti.
I quesiti sono cinque. Il voto è l’8 e il 9 giugno, e l’invito è prima di tutto alla partecipazione. Ci tengo a sottolineare questo aspetto nella giornata di oggi: non solo per ciò che riguarda il quesito sulla cittadinanza, ma per tutto quello che abbiamo da dire sui referendum.
Vogliamo prima di tutto incanalare questo dibattito in un nuovo concetto di partecipazione. Siamo in un periodo particolarmente difficoltoso per portare le persone a votare—non ci nascondiamo dietro questa realtà. Ma sappiamo anche che la democrazia diretta di un quesito referendario ti permette di rimettere la penna nella mano del singolo cittadino. E con un semplice “Sì” possiamo cambiare le cose direttamente, dal giorno successivo, senza “se” e senza “ma”, senza chiedere permesso a nessuno.
Quindi, l’invito principale è alla partecipazione. E l’invito per tutti noi è a non chiuderci, a cercare di parlarci tra di noi. Credo che un’iniziativa come questa, itinerante, che permette di aprire discussioni, debba guardare prima di tutto alle persone che ancora non sono informate sui referendum. Anche a quelle contrarie.
Perché, secondo me, l’impegno dei prossimi mesi sarà soprattutto quello di confrontarci con chi è contrario, con chi ancora non ha un’opinione, con chi non sa. Ecco, quindi l’invito è quello di muoverci esattamente come si muoverà la Carovana, di non fermarci a parlare solo nelle nostre bolle—quelle già convinte—ma di aprire una grande stagione di rapporti, di relazioni, di confronti, anche con chi la pensa diversamente da noi, su ciascuno dei quesiti.
Perché bisogna rimettere davvero al centro la partecipazione. E in un mondo ormai malato di individualismo, dobbiamo riscoprire una dinamica collettiva.
Solo così riusciremo davvero a raggiungere il quorum sufficiente per portare questa “vagonata” di diritti che cinque “Sì” si portano con sé.
Buona Carovana a tutte e tutti, buona giornata e grazie.
Grazie, Filippo. Darei la parola ad Alba Lala, segretaria di…
Partenza Carovana per la Cittadinanza/ 21 marzo 2025/ Mantova/ IMGA0144
Che attraverserà tutta l’Italia, ma che soprattutto attraverserà le nostre coscienze. Un viaggio che non è solo un percorso fisico, ma un cammino di consapevolezza di diritti e di democrazia. Mentre venivo qui a Mantova da Genova, su uno dei treni che ho preso stamattina, ho stuzzicato una signora che era seduta di fronte a me. Ho iniziato a parlare con lei, obiettivo nella mia mente di sapere se questa signora era informata sui referendum che ci saranno l’8 e il 9. Quando io ho detto: “Sì, l’8 e il 9 ci saranno dei referendum.” “Ah, wow, bello, ma cosa volete fare? Quali sono le leggi? Di cosa si sta parlando?” Allora lì mi sono resa conto che c’è tanto, c’è tanto da lavorare. Dobbiamo continuare a lavorare, rimboccarci ancora di più le maniche rispetto a quello che abbiamo fatto fino a questo momento.
Siamo riusciti a raccogliere più di 637.000 firme, perché siamo riusciti a mobilitare persone accanto a noi. Siamo riusciti a parlare, a convincere, a sensibilizzare. Siamo riusciti, c’è stato il via dalla Corte di Cassazione, dalla Corte Costituzionale, e ora siamo qui con finalmente una data. Non abbiamo tantissimo tempo, ma possiamo veramente lavorare sull’informare le persone. Questo è l’obiettivo della carovana: andare in giro per l’Italia e raccontare. Raccontare, direi anche storie. Eh, io a volte dico: “Bo’, ma perché l’Italia non si rende conto di noi? Perché l’Italia non si rende conto di me?” L’Italia mi ha accolto quando avevo 3 anni. Ne ho quasi 28. Eh, sono quasi 25 anni qua in Italia. Ho frequentato le scuole come le mie compagne, i miei compagni di classe. Ho sognato come loro, ho sognato di poter essere uguale a loro, e poi a un certo punto, in diversi episodi della mia vita, mi sono resa conto che in realtà non ero una cittadina a pari diritti dei miei coetani.
Me ne sono resa conto quando, in una gita scolastica, ho dovuto mentire a un’insegnante perché non potevo dirle che il documento che avevo in tasca non mi permetteva di andare a Malta con i miei compagni, perché avevo solo un rinnovo del permesso di soggiorno. Quindi potevo andare solo nel mio paese di origine. Eh, e quindi ho dovuto dire all’insegnante: “No, no, non ci sono perché vado da mia zia a Brescia.” Non era vero. Mi vergognavo di dire che io non ero uguale ai miei compagni, mi vergognavo di dire che ero limitata nei diritti. Però quell’episodio in realtà mi fece riflettere tanto, oltre all’imbarazzo, perché questo insegnante pensava che ci fosse, non so, magari un problema economico. Tant’è che mi prese da parte e mi disse: “Ma Alba, c’è un problema economico? Cioè, magari ne parliamo.” Doppio disagio. Non era un problema economico, il problema era appunto quel documento in tasca. Eh, quel documento che non mi consentiva di essere uguale alle mie compagne e compagni di classe.
Questa sensazione orrenda l’ho vissuta ampliata quando più o meno, quando ho raggiunto la maggiore età, e convintissima di essere ancora una volta uguale a tutti gli altri, eh, perché, vabbè, quando si è giovani si spera ancora, ma mi rendo conto sempre più che non siamo solo noi a sperare, perché vedo chi ci sostiene e quindi questo dà ancora più speranza nel continuare a sognare.
Eh, io, a 18 anni, più o meno, ho scoperto che rinnovando i documenti dovevo ripartire da zero. Cosa vuol dire ripartire da zero? Ripartire da zero con la residenza legale affinché si potesse chiedere la cittadinanza. Questo perché, semplicemente rinnovando ogni volta il permesso di soggiorno, ogni volta che si rinnova il permesso di soggiorno, a parte la prima volta che giustamente si fa la residenza, bisogna continuare ad andare in comune a fare il rinnovo di dimora abituale. Nessuno l’aveva mai detto alla mia famiglia. Quindi noi andavamo a prendere il permesso rinnovato, lo mettevamo in tasca pensando: “Cioè, casa di proprietà, avevamo un mutuo, casa nostra. Perché devo continuare a dirti che sto continuando a vivere in casa mia?” E questo è stato un limite al mio poter chiedere la cittadinanza. Io, 10 anni fa, ho scoperto che dovevo ripartire da zero, dovevo ripartire da zero, e fino a quel momento, tutto il mio percorso in Italia, tutto l’investimento che era stato fatto su di me, era zero. Dovevo ricominciare da zero. E ottenere di nuovo quei 10 anni di residenza legale.
Perché abbiamo promosso questo referendum? Perché dall’inizio ci abbiamo creduto. Dal 15 agosto ci siamo messi lì a lavorare in rete con persone che hanno voluto con noi fare il cambiamento, perché riteniamo che sia arrivata l’ora di riportare la legge a com’era prima del 1992. Non stiamo chiedendo qualcosa di straordinario. Stiamo chiedendo di riportare la legge a com’era prima. Prima bastavano 5 anni per poter chiedere la cittadinanza, ora sono 10. È cambiato dopo, diciamo, le ondate migratorie degli albanesi. Colpa mia, colpa dei miei paesani? No, scherzo. In realtà, questa legge esisteva dal 1865, cioè da prima che l’Italia si unisse. Quindi, in realtà, è importante, è importante sostenere questo referendum, perché noi crediamo che 5 anni siano abbastanza per dimostrare anche, se a me non piace questa parola, di avere competenze linguistiche adeguate, per dimostrare di avere una casa. Perché ricordiamo, sottolineiamo, non cambiano gli altri requisiti. Cambia solo il requisito della residenza continuativa in Italia. Quindi, carichi pendenti, non bisogna aver commesso nessun reato né in Italia né nel proprio paese di origine. Quindi bisogna anche stare attenti quando le persone parlano di immigrazione e cittadinanza: sono due cose diverse. Bisogna stare molto attenti a non confondere. Bisogna stare attenti, continuare a parlare, sensibilizzare.
E che dire? Noi ci siamo, ci abbiamo creduto come Congi dall’inizio. Eh, anche se tanti erano dubbi, scettici, sembrava effettivamente una cosa impossibile raggiungere quelle 500.000 firme in meno di un mese, perché noi abbiamo depositato in Cassazione il 4 settembre e, eh, entro fine settembre dovevamo aver chiuso tutto. Ma ce l’abbiamo fatta, ce l’abbiamo fatta perché tanti non hanno mai smesso di crederci. E ora che la base si è allargata, siamo molti di più. Hanno aderito alla nostra idea di referendum, di referendum cittadinanza, tante realtà, tante associazioni, tanti partiti. Penso veramente che possiamo farcela, dobbiamo crederci. Dobbiamo continuare a parlare in continuazione a chiunque, chiunque incontriamo ogni giorno da qua all’8 e il 9 giugno, deve essere informato da noi. Non deleghiamo, col referendum non si delega. Stavolta siamo noi responsabili del cambiamento, del futuro della nostra Italia, del nostro paese.
Quindi, buona carovana a tutti e grazie per il sostegno che sono sicura ci darete per portare questo messaggio in ogni posto di lavoro, in ogni quartiere, in ogni città. E grazie.
[Applauso]
Partenza Carovana per la Cittadinanza/ 21 marzo 2025/ Mantova/ IMGA0145
Grazie Marva, grazie a voi che avete sostenuto fino in fondo e finalmente siamo, diciamo, a questo punto di partire con delle iniziative. Anche se io sono di Suzara, sono stato eletto consigliere comunale dal giugno dell’anno scorso e infatti volevo dire che noi, questa cosa qua, la sentiamo ovviamente non per parlare su questa questione, prima comunque Alba ha detto che noi sentiamo dentro ovviamente tutto quello che stiamo dicendo. Purtroppo dietro ci sono delle storie, altre, dei nostri genitori che hanno faticato talmente tanto per portarci a quel punto di darci l’istruzione, di darci un alloggio e poi di fornirci tutte le questioni a livello sociale e burocratico. Ci hanno, diciamo, massacrato.
Oggi non si va a scuola perché dobbiamo andare in questura a fare la fila. Io mi ricordo che nel 2000, le prime volte che ho fatto 23 anni, mio papà andava, eh, notte alla mezzanotte quasi per fare la fila davanti alla questura di Reggio Emilia. Ho fatto un paio di anni anche nella provincia di Reggio Emilia, quindi pensate che in freddo, dove a volte pioveva, nevicava, io mi ricordo, avevo 12 anni, papà mi diceva: “Tu vieni col tuo zio la mattina perché poi io tengo il posto.” Quindi queste realtà a volte si ripetono. Questo non sto parlando di 25 anni fa, tutt’ora ancora la questione dei permessi sta andando così in diverse province, in diverse questure che fanno veramente ritardare talmente tanto. Capisco anche a livello burocratico e così via, però poi se a questi giovani non si dà questa almeno la garanzia di avere quel permesso, non possono neanche circolare a livello europeo. Se uno deve andare, non so, in Francia con la ricevuta, non può andare. Cioè queste cose qua, so che con i miei colleghi di lavoro, con i miei amici, ovunque sono, quando racconto, dico: “Ah, ma non sapevo.” Gli ho detto: “Vedi quante cose io che ho superato ormai sono cittadino italiano però dopo 20 anni, dopo vi racconto anche come ho ottenuto io la cittadinanza.” No? E queste cose ancora si ripetono.
Quindi noi chiediamo che i giovani che fanno la coalizione, quali giovani che fanno la coalizione, adesso vi dico che i giovani, diciamo, italiani proprio autoctoni che quando si coalizzano con i loro amici, diciamo che non hanno la cittadinanza, che magari dicono: “Ma cosa dici se andiamo a Londra?” Va benissimo. Allora io conosco i miei amici che si sono trasferiti con gli altri, i loro amici italiani che si sono trasferiti a Londra. Ok, tu, ma perché ti sposti? Perché devo studiare? Perché qua ancora ho permesso di soggiorno, l’altro lui non ha bisogno di permesso di soggiorno, Luca, Davide, siamo Pietro, no? E il suo amico allora dice: “No dai, partiamo.” Purtroppo questo è un problema per lui, è il problema che è l’Italia che non dà, diciamo, le garanzie. Qualcosa che non sente più, no? A livello istituzionale, a livello sociale e così via. Dall’altra parte anche lui dice: “Ma io cosa devo fare? Devo aspettare altri 10 anni poi per avere cosa? Magari in Inghilterra o in altre parti avrò più opportunità per crescere e così via.” Vi ho dato questo esempio solo per riflettere che noi continuiamo a dare e così questa cosa qua perché i giovani si allontanino o che i giovani restino qua in Italia.
Quindi questa coalizione credo che, a me non piace, perché io oltre tutto, da una parte e dall’altra, perdo i miei amici. Poi però, un paese, uno stato che ha dato, dall’asilo, dalle elementari, alle medie, fino alle superiori, che ti fa crescere a un certo livello, tu lasci il paese, non è una cosa, diciamo, che è saggia credo. Quindi dobbiamo riflettere anche su queste questioni, perché i giovani, perché scappano, perché fanno questa coalizione. Poi per quanto riguarda, io che dopo 10 anni, che dovevo fare la domanda della cittadinanza, che sono venuto nel 2000, nel 2010 potevo fare la domanda ma dovevo fare le carte. Appena facevo le carte, si scadevano, oltre, diciamo, avere carico pendenti che, come diceva Alba, bisogna avere anche, diciamo, un’altra carta dal paese d’origine. E quindi fai un ritardo qua, fai il ritardo di là e sono arrivato a, nel 2014, a fare la domanda della cittadinanza. Quindi passano altri, non 2 anni, non 3, come era previsto dalla legge prima. Arrivo a, nel 2018, 4 anni che erano già passati, non mi davano la risposta perché arriva la legge Salvini e aumenta altri 2 anni. Ecco, ciao, io ho detto vabbè, mancava solo lui, no? Arrivare dalla figura al ministro degli interni, scusate, ma quindi sono arrivato a fino al 2020.
Quindi capite, dopo 20 anni nella mia carriera, cosa ho perso. Ve lo dico. Stavo parlando prima, ho perso due concorsi che i miei amici e, diciamo, erano già iscritti. E qualcuno mi ha detto: “Ma perché non ti iscrivi? Cosa vuoi iscriverti?” Non ho la cittadinanza, non è che posso fare tanto. Seconda cosa, nel 2019 a Suzara, dove c’erano le elezioni amministrative, volevo partecipare magari avendo speranza, magari di avere la cittadinanza. Niente. Vedete, a volte anche quando tu devi esprimere, e dopo 20 anni comunque non riesci, non riesci perché rimani indietro, perché di una classe diversa dai tuoi coetanei, dai tuoi amici e dai tuoi colleghi che ti prendono in giro. “Ah, ma tu hai trovato l’America, ok.” Però allora facciamo una, diciamo, facciamo anche un confronto tra me e te che non stai facendo quello che. Perché parlando è questo alla fine che otteniamo, no? “Ma perché tu non stai facendo qualcosa che a me manca?” Gliel’ho detto: “Ma tu non vai neanche a votare. Ma io che voglio non soltanto votare, ma dare un contributo a questo paese.”
Infatti proprio paese e cittadinanza, figlie e figli d’Italia, ma siamo tutti figli e figlie d’Italia. Ma perché anche i nostri amici? Secondo me questa è anche un’occasione per dare una svolta anche a livello sociale, politico e anche a livello culturale. Che l’Italia, siamo in una, diciamo, nazione. Oltre questo, dobbiamo guardare anche a livello europeo. Perché i giovani poi vanno in Inghilterra o in America? E perché non devono spostarsi nei paesi europei? Voglio capire questa cosa qua. Come vi ho detto prima, non possono, perché non avendo, eh, diciamo, il permesso di soggiorno che non viene rinnovato, almeno a Mantova ci impiegano 2 anni. Quindi hanno la, diciamo, ricevuta, con questa ricevuta non puoi andare, non puoi girare nella zona Schengen. Quindi puoi andare nel tuo paese, però soltanto 6 mesi. Quindi queste realtà che io sento, li capisco. I ragazzi che dopo mi dicono: “Ho capito.” Però dopo un certo punto io non ci sto, non ci sto perché vado da un’altra parte. E io cosa gli dico a quei ragazzi che continuano ancora a, diciamo, credere in questo paese? Non gli diamo neanche questa possibilità perché, eh, sono, eh, diciamo, vengono classificati in un’altra maniera. Sicuramente in tutto il mondo, come in ogni paese, ci sono delle persone che magari non la pensano come noi, però dobbiamo lasciare anche la possibilità a queste generazioni, a queste persone, che vogliono dare per far crescere questo paese che è un bel paese che ci credo, e delle città che vedete ormai, terza generazione, i miei figli vanno già a scuola. E cosa gli racconto ogni volta? Che veramente racconto queste cose e mi dicono: “Papà, ma dove stai andando?” E io: “Figlio mio, tu, cioè magari non hai fatto le file, e diciamo, davanti alla questura, ma io vado per magari un tuo compagno di classe, oppure, eh, non so, suo papà che magari non ha questa possibilità che tu hai, che tu avrai.” Però io ho avuta dopo 20 anni. Ecco, dopo aver detto questo, io sono ottimista, credo che ce la possiamo fare, ce la potremmo fare perché proprio dobbiamo dare questa svolta a questo punto che come stanno cambiando le cose a livello, diciamo, sociale, a livello europeo. Dobbiamo dare una grande svolta per un cambiamento positivo in tutta l’Europa e anche in Italia. Grazie. Ah.
Partenza Carovana per la Cittadinanza/ 21 marzo 2025/ Mantova/ IMGA0146
Ciao a tutti. È molto bello vedere questa piazza piena di fiducia, mi trasmette davvero una grande gioia, un grande ottimismo. Una Mantova rappresentata da ciascuna delle associazioni, delle realtà, dei sindacati, di tutta la realtà sociale di cui questa città è terreno importante, di cui Mantova deve andare fiera, perché voi siete la forza delle mobilitazioni. Voi siete la forza di quelli che stanno dalla parte giusta della storia, di quelli che sanno da che lato continuare in questo paese per rimanere a incoraggiare la nostra democrazia, a salvare il nostro paese, a salvare l’Italia e soprattutto il futuro che vuole avere.
La legge 91 del 1992 regola il diritto alla cittadinanza. Infatti, l’Italia è profondamente cambiata e queste settimane che ci aspettano sono il momento decisivo per dare quel riconoscimento alle persone che scelgono l’Italia dal primo giorno, che scelgono di costruire una propria vita, un lavoro, una famiglia, e qui anche la loro dignità, perché di questo stiamo parlando. Sia col referendum sulla cittadinanza che con quelli sul lavoro.
Qui tornerei sul lavoro, di quanto anche ciascuno di voi, ciascuna di voi, nelle vostre realtà, nei vostri uffici, nei vostri luoghi di lavoro, nella vostra fabbrica, trovate a fianco una persona lavoratrice o lavoratore con background migratorio. Ecco, andate a parlarci, andate a fare un dialogo con loro e chiedergli cosa ha vissuto in Italia. Non c’è bisogno che ci siamo noi, ragazzi dalla parte giusta della storia, noi attivisti qui presenti, a raccontarvi cosa significa non avere o meno la cittadinanza italiana. Voi ce l’avete accanto, quella persona. La persona che ha vissuto tutto ce l’avete nel vostro condominio, nel vostro ufficio, nel vostro vicino di casa, nella porta accanto. Cittadini che non vi hanno mai detto cosa questo paese gli ha causato, non vi hanno mai detto le ferite che gli sono state lasciate, non vi hanno mai raccontato cosa significa andare a fare la fila in questura alle 5:00 del mattino. Non vi ha mai raccontato cosa significa non avere scritto semplicemente la parola “italiano”, italiano di cui con grande orgoglio siamo fieri, siamo italiani. Ma per riuscire ad arrivare a quel titolo devi passare un inferno, letteralmente. E non essere riconosciuti è tanto pesante. Non avere quel riconoscimento che dice “tu esisti, sei visibile in questo paese, in questa struttura”, non hai pari dignità, non hai gli stessi diritti, sei in un piatto della bilancia molto più basso rispetto al mio. È un dolore tanto forte, è un dolore che non si può descrivere.
Questo è ciò che ci porta avanti e questa è la forza, il movimento che ci deve alimentare nelle prossime settimane, in particolare con questa carovana, su cui riponiamo speranza e fiducia, raggiungendo ogni singola comunità, ogni singolo paesino, città, provincia, regione, da nord a sud, dalla costa tirrenica a quella dell’Adriatico, soprattutto laddove la nostra voce non arriva, specie con tutti gli ostacoli che stanno impedendo la visibilità di questa importantissima occasione, dove finalmente non sono i piani alti, non sono i palazzi, ma è il popolo a scegliere.
Quindi, grazie Mantova. Grazie a voi per essere qui presenti, per sostenerci. Buon lavoro e buon viaggio a tutte e tutti noi, insieme dalla parte giusta della storia. Grazie
Partenza Carovana per la Cittadinanza/ 21 marzo 2025/ Mantova/ IMGA0147
A Liridona, rexa di italiani senza cittadinanza
Buongiorno a tutti, io mi chiamo Liridona. In realtà, da 3 anni a questa parte sono italiana con cittadinanza perché, fortunatamente, dopo un viaggio molto lungo di quasi 20 anni, sono riuscita ad ottenere la cittadinanza italiana. Ne sono stata anche molto felice, perché direi che almeno dai miei 15 anni in poi mi sono sempre sentita molto italiana.
Nonostante ciò, credo tantissimo in questo referendum, credo tantissimo nel Sì a questo referendum, perché la fatica di ottenere la cittadinanza me la ricordo tutta. Mi ricordo, alle superiori, quando dovevamo andare in gita in Francia e in Germania—ho fatto un liceo linguistico—e in aeroporto feci una fila diversa. Diciamo che fu quello il primo momento in cui mi resi conto che forse c’era qualcosa di diverso.
Me lo ricordo benissimo anche quando tutta la classe, per solidarietà, in quinta decise di non andare in gita a Londra perché io non avevo la cittadinanza e quindi non ci potevo andare. Me lo ricordo benissimo anche all’università. Ho una prima laurea in Biologia, e la mia delusione fu tantissima quando non riuscii a partecipare a un tirocinio all’estero perché all’epoca avevo un permesso di soggiorno di 2 anni.
Mi ricordo anche tantissima delusione quando, a 24 anni, scoprii che dovevo per forza cercarmi un lavoro. Prima lavoravo e lavoricchiavo durante l’università, però davo per scontato il fatto di poter rinnovare il permesso di soggiorno a 24 anni con i miei genitori, perché all’epoca non vivevo da sola. E penso anche che a nessun ragazzo di quell’età chiederemmo adesso di essere autonomo, no?
A 24 anni scoprii in questura che mi era stato dato un permesso di un anno “in attesa di occupazione”. Fu un vero shock, tant’è che poi ho dovuto cercarmi un lavoro. Da lì, in realtà, è cambiata anche molto la mia vita.
Il motivo per cui credo tanto in questo referendum è che spero davvero che i bambini e i ragazzi non debbano attraversare la fatica che ho attraversato anch’io. Spesso mi è stato chiesto: “Cosa è cambiato?” Perché molte persone si fermano a dirmi: “Vabbè, ma tanto tanti diritti li avevi anche prima di avere la cittadinanza”.
No, non è vero. Potevo andare a scuola, potevo studiare, ho avuto delle borse di studio, questo è verissimo. Però sono cambiate tante cose. Innanzitutto, posso partecipare ai concorsi pubblici. Sembra una cosa di poco conto—non tutti gli italiani vogliono partecipare ai concorsi pubblici—però magari all’epoca io avrei voluto farlo, tanto più che studiando biologia la mia idea iniziale era proprio di lavorare in ambito pubblico.
È cambiato anche perché, per esempio, due anni fa, per motivi personali, mi sono licenziata dopo la maternità e la mia tessera sanitaria non è stata interrotta, non è scaduta. Anche questo è un grande diritto.
Ho potuto votare, che per me è un grandissimo diritto: poter scegliere l’amministrazione pubblica che lavora nella mia città.
Sono molto felice di questa carovana, sono molto felice di vedere comunque tante persone che appoggiano questa causa e spero tanto che ci sia il passaparola, soprattutto perché ho l’impressione che le persone siano anche un po’ spaventate da questa cittadinanza.
Grazie, grazie mille a tutti.
Partenza Carovana per la Cittadinanza/ 21 marzo 2025/ Mantova/ IMGA0148
Qui, e grazie innanzitutto di essere partiti da Mantova. Grazie Arci, grazie a tutte le associazioni.
Permettetemi di dire, innanzitutto, che ho sentito molto più orgoglio nazionale nelle vostre parole che in quelle, spesso svuotate di senso, che sentiamo nei talk show e nei TG nazionali. E vi ringrazio per questo, perché ce n’è bisogno. Ce n’è bisogno perché voi ci avete raccontato il perché volete essere riconosciute e riconosciuti come cittadini italiani, e quel perché è ciò che riempie di senso la parola “comunità”, cioè il voler partecipare, il voler crescere, il voler costruirsi una carriera, voler costruirsi una famiglia, voler non sentirsi diversi.
E questo è esattamente il motivo per il quale io non solo condivido, sostengo e mi impegnerò a fondo perché questo quesito possa portare tante persone a votare e possa portare tanti sì. Perché, l’avete detto voi, l’ha detto Albe, ed è la verità: non è una rivoluzione, questo quesito. Permettetemi di dire, in realtà, che è un quesito moderato, che non spaventa nessuno.
E quindi il primo tema è spiegarlo. Spiegarlo perché la controinformazione è pesante, costante e massificata, e quindi bisogna assolutamente spiegare di cosa stiamo parlando. E esempi come i vostri sono le spiegazioni migliori che dobbiamo portare ovunque nelle prossime settimane, in tutte le città. Il senso della carovana per Arci, immagino, sia esattamente questo: portare l’esperienza delle persone che da tanti anni vivono le nostre comunità, lavorano nelle nostre comunità, sono, come dicevate, i nostri vicini di casa, i nostri amici, e che però non sono riconosciuti in quell’esercizio della cittadinanza che è fondamentale.
Ed è fondamentale non solo per voi, è fondamentale per tutti. La domanda vera che bisognerebbe fare è: “Ditemi un solo motivo per essere contrari a questo quesito”. Bisogna chiedere questo alle persone: “Dammi un motivo per dire no”. Perché non c’è un motivo. Non c’è.
Se guardiamo alle classi delle nostre scuole, io, come tanti sindaci – spero tutti – le frequento costantemente. E nelle scuole dei nostri quartieri è difficile darsi una risposta sul perché quei bambini siano diversi dagli altri compagni di classe. Non c’è risposta che non preveda un’umiliazione.
È difficile spiegarlo. E mi è successo una settimana fa: una ragazza, nata in Italia da genitori di origine straniera, lavora in uno studio dentistico della nostra città e deve andare a fare un weekend a Parigi con il proprio compagno. E per farlo vive una trafila umiliante. È nata qui, nel nostro Paese, lavora in questa città, paga le tasse in questa città e, ciò nonostante, per fare un weekend con il proprio compagno deve fare un’altra fila, deve chiedere, deve umiliarsi. Perché di questo stiamo parlando: uno Stato che umilia i propri cittadini non è uno Stato pienamente civile.
E allora, sostenere questo quesito significa sostenere innanzitutto la dignità della persona, significa sostenere la coesione delle nostre comunità, perché non c’è alcuna ragione per dividere ciò che sta insieme. E quindi è anche questo uno dei motivi per i quali dobbiamo farlo, perché le nostre comunità rischiano sempre più di essere divise. Perché il non sentirsi riconosciuti provoca anche rabbia, e quella rabbia non va bene: ce n’è già troppa in giro.
Quindi noi abbiamo bisogno di dire alle persone che devono votare sì, perché è giusto. Devono votare sì, perché conviene a tutti e serve a tutti. Perché serve a tenerci insieme. E perché questo paese ha fondamentale bisogno di ripercorrere un cammino che è un cammino di dignità delle persone.
E quindi avete fatto bene, e vi ringrazio ancora una volta per essere partiti dalla nostra città. Fate bene a raccontare le vostre storie, raccontarle con forza, raccontarle con orgoglio, perché sono storie importanti e che testimoniano e simboleggiano i motivi veri di questa battaglia.
E ora, però, sta a tutti noi portarla in ogni posto. Non è facile, non lo sarà, lo sapete perfettamente. Sapete perfettamente che il dibattito sarà inquinato da mille ragionamenti che nulla c’entrano con il quesito referendario e nulla c’entrano con l’obiettivo del quesito. E quindi bisogna allargare bene i gomiti.
Io lo farò. Lo farò come persona, come cittadino, come uomo di sinistra. Lo farò come sindaco di questa città. Sono convinto che questa città è una città che questo quesito lo può accogliere, lo può sostenere, lo può condividere, lo può far vincere.
Quindi credo che, città per città, bisogna fare questo lavoro. Dobbiamo farlo insieme e dobbiamo farlo fino all’ultimo minuto utile.
Quindi grazie mille per la vostra testimonianza, grazie ad Arci per aver organizzato questa iniziativa e le iniziative dei prossimi giorni.
E buon cammino a tutte e a tutti.
Grazie.
Partenza Carovana per la Cittadinanza/ 21 marzo 2025/ Mantova/ IMGA0149
Ciao, tutto bene. Mi chiamo Tommy Kuti, sono nato in Nigeria da Beccuta e sono venuto ad abitare in Italia quando avevo due anni. E ci tengo a dire, prima di tutto, che è bello vedere questa piazza piena di persone italianissime che sono giù con noi e vogliono anche loro cambiare qualcosa, perché credo che sia veramente necessario.
Io vi confesso che ho perso molta della mia fiducia nella politica quando nel 2018 c’è stata la votazione per lo ius soli ai tempi, e ho sentito che le istituzioni, la politica, un po’ ci ha lasciato soli. Perché vi ricordo che quando si facevano tutte le varie campagne per promuovere il cambio di questa legge di cittadinanza, ogni tanto qualcuno dei politici ne parlava, ma poi, il giorno della votazione, siamo stati lasciati soli. Gran parte delle persone che avevano fatto campagna e avevano detto di voler sostenere questo cambio di legge, non sono stati giù con noi.
Però una cosa che noto, e che in questo 2025 posso assolutamente dire — e credo che anche voi confermerete, tutte le mie amiche attiviste che fanno parte delle associazioni — è che sono veramente contento e lusingato. È fantastico vedere che la gente sta capendo che questa legge qua non è un beneficio solo per noi, ma è un beneficio per l’Italia.
Infatti, faccio questo paragone, questa similitudine: a volte la sensazione è che l’Italia sia come un fioraio che nasconde i suoi fiori migliori nel magazzino. Questi fiori che riescono a crescere senza acqua, senza luce, senza sostegno e senza amore, però comunque riescono a essere dei fiori meravigliosi, dei fiori bellissimi. Però poi li nasconde, li tiene là, non li nota, fa finta che non esistano.
Perché faccio questa similitudine? Perché penso a questo: io sono un ragazzo di Castiglione delle Stiviere, sono cresciuto in questo paese e mi sento fortunato. Credo di aver beneficiato di una delle migliori educazioni del mondo. L’Italia mi ha dato veramente tantissimo.
Se penso agli anni da quando sono venuto qua, a due anni, fino a quando ne avevo diciannove — che, contro ogni pronostico, sono andato in un liceo, nonostante io venissi da un quartiere difficile. Contro ogni pronostico poi sono andato all’università e mi sono laureato, nonostante io venissi da un quartiere difficile e i miei genitori fossero immigrati, senza un titolo di studio universitario. E poi, contro ogni pronostico, ho realizzato i miei sogni.
Perché ora, quando vado in giro, mi chiedono di parlare e dicono: “Wow, Tommy, sei un fantastico esempio”, perché sanno che ho scritto un libro uscito per Rizzoli, mi hanno visto in un film, mi hanno visto in televisione, mi hanno visto a Pechino Express, mi hanno sentito alla radio, sanno che faccio la mia musica… e tutti sono lì, tipo: “Wow, Tommy, che bravo, sei un fantastico esempio di orgoglio castiglionese”.
E vedo che persino nel mio paesino, che chiaramente, quando ero piccolo, mi chiamavano spesso “n*** di merda”, adesso, quando vado in giro, mi dicono: “Oh, tu sei un grande, sei il più grande dei castiglionesi”. E la cosa chiaramente mi lusinga, mi fa piacere.
Però sapete cosa mi spaventa di più in assoluto? Ed è qui che torno all’esempio dei fiori. Io, in realtà, lì nel quartiere dei Cinque Continenti di Castiglione delle Stiviere, c’erano altri centinaia, se non migliaia, di ragazzi come me. Migliaia di ragazzi che sono cresciuti qua, e che, nonostante i nostri genitori venissero da contesti difficili, siamo riusciti a crescere grazie a una comunità che ci ha accolto, ci ha amato e ci ha aiutato a dare il meglio di noi stessi.
Però la cosa più spaventosa di tutto questo sapete qual è? Io, quando avevo vent’anni, avevo una comunità di ragazzi nigeriani di origine italiana come me. Voi ci credete se vi dico che al 99% tutti i miei amici se ne sono andati? Sono andati a vivere in Inghilterra, in Francia, in Germania. Per quale ragione?
Per il semplice fatto che sapevano che in questi paesi non dovevano affrontare la stessa quantità di problemi che devono affrontare qua in Italia, sul luogo di lavoro. Perché sapevano che in questo paese non partiamo alla pari.
E le ragioni per cui non partiamo alla pari, al di là del fatto che i nostri genitori sono persone che lavorano e magari non parlano bene la lingua, non hanno contatti per aiutarci a realizzarci nelle nostre professioni, è anche il fatto che abbiamo sempre sentito che in questo paese non avremmo avuto la possibilità di realizzarci come avremmo voluto, anche a livello di stipendio.
Poi qualcuno dirà: “Eh, ma è così anche per i ragazzi nostri, è difficile, c’è la crisi”. Però la verità è che per noi è diecimila volte più difficile, non ci sono cazzi. Io non ho uno zio, un cugino, la figlia del paninaro, il nipote della zia che mi dirà: “Tommy, vieni qua a lavorare”.
Non accadrà. Anzi, ci sarà qualcuno che, magari, se mi sente parlare al telefono dice: “Bravo, bravo, brav’”, poi mi vede e dice: “Mmh, non so, non so”. Molti miei amici sentono frasi del tipo: “Eh, non so se la clientela di questa pizzeria è pronta per una cameriera nera”.
E siamo a questi livelli.
Io penso sempre a questo. Nella mia classe delle elementari c’era il mio amico Caiode, anche lui ragazzo nigeriano. Anche lui se n’è andato via dall’Italia a quattordici, quindici anni, perché i suoi genitori hanno pensato che avrebbe avuto più successo in Inghilterra. Ora è lì, ha un dottorato di ricerca, ha un lavoro stipendiato da diecimila euro al mese.
E ogni tanto penso: cavolo, tu sei andato lì in Inghilterra con l’educazione, con l’istruzione che ti ha regalato l’Italia. E lì sei diventato una persona considerata. Per l’Italia tu non esisti.
E quindi quando parliamo della cittadinanza, non è solo una questione di accoglienza, di amore. È anche una questione di intelligenza. È utile a noi.
Perché l’Italia è sempre stata un melting pot, e da questi incontri di culture diverse sono nate alcune delle cose più grandi del mondo: arte, musica, letteratura.
E quindi quando dico che l’Italia nasconde i suoi fiori più belli in cantina, è proprio questo. Perché questi fiori sono già tra noi. Dobbiamo solo accorgercene e metterli in mostra.
E concludo con un pezzo di una mia canzone, Afroitaliano:
“Questi che ne sanno di fila in questura
Delle mille facce della mia cultura
È la melanina ciò che li cattura
Io non ho dei dubbi sulla mia natura”
“Quando io rappo è in italiano
Anche se parto, resto in italiano
La prima volta che ho detto ‘Ti amo’
Ti giuro, l’ho fatto in italiano.”
Partenza Carovana per la Cittadinanza/ 21 marzo 2025/ Mantova/ IMGA0150
Grazie per l’intervento conclusivo
Difficile intervenire dopo questo… No, sì, si potrebbe fare la break dance dopo questo intervento, però lascio perdere per voi.
No, io davvero non aggiungo nient’altro.
Partenza Carovana per la Cittadinanza/ 21 marzo 2025/ Mantova/ IMGA0151
Le storie dei nostri amici, le storie dei figli che vanno a scuola con i nostri figli, le storie dei nostri nipoti che vanno all’asilo con altri ragazzi. Questa è la forza di questa carovana, ed è ciò che dobbiamo portare in giro per l’Italia, in una battaglia che è difficilissima, come tutti dicono, un po’ anche scaramanticamente, ma che forse può essere meno difficile di quello che appare.
Dobbiamo sapere che questo referendum non tocca solo la vita di più o meno un milione di ragazze e ragazzi. Questo è il futuro del nostro Paese. È il futuro del nostro Paese perché, se c’è una cosa che dobbiamo togliere, proprio pulire con questa campagna referendaria e con questa carovana, è l’ipocrisia che vela continuamente il nostro Paese.
Abbiamo sentito queste storie—lo diceva bene il sindaco—storie di orgoglio. E poi abbiamo a che fare, io spesso, con tanti miei amici italianissimi che hanno figli la cui unica speranza è quella di andare all’estero, di non stare più qua. E questo perché questo Paese è oggettivamente, per certi versi, invivibile in termini di prospettive e di opportunità per i più giovani. Credo anche non solo per i più giovani.
Quindi io penso che dobbiamo portare in giro un’idea di Paese diversa, alternativa a quella che viviamo tutti i giorni. E si può fare. Si può fare soprattutto partendo dalle storie che abbiamo ascoltato oggi.
Credo che questo sia il messaggio più bello. Per me è un messaggio anche rassicurante. Non è un messaggio contro qualcuno—ha ragione il sindaco. Chiediamo a chi storcerà il naso, a chi ci dirà: “Ma non sono convinto”. Perché? Parliamoci con queste persone. Parliamo con quelli che hanno paura. Parliamo con quelli che vivono questa solitudine che, drammaticamente, da tanti anni produce paura e quindi produce intolleranza, tante cose.
Ma parliamo del futuro. Parliamo di quello che possiamo costruire. Parliamo del Paese migliore che possiamo fare con questa campagna referendaria, con questa piccola modifica rispetto alla cittadinanza.
Io credo che ci siano tutte le premesse. Speriamo che tanti sindaci, come Mattia, ci aiutino sul territorio. Noi vogliamo che i sindaci ci mettano la faccia, come ha fatto oggi Mattia. I sindaci sono oggi uno degli strumenti migliori con cui parlare con le cittadine e i cittadini, al di là di da dove arrivano, che partito votano o chi li ha presentati.
Questa è una campagna che può riconnettere il Paese, può riconnettere le comunità, può riconnettere le persone. E questa, per l’Arci, è la sfida non solo di questa campagna referendaria, ma è la sfida di tutti i giorni.
Grazie e buon lavoro.
[Testo ottenuto dagli stagisti della Castellini di Como a ecoinformazioni].

