Ciao Fiorano

Se ne è andato Fiorano Rancati, colonna dell’impegno culturale dell’Arci a Milano e in Lombardia, grande conoscitore di film, saggista. Un abbraccio a Anna Cornaggia da tutta l’Arci di Como. Il ricordo di Luigi Lusenti.

Fiorano Rancati ci ha lasciati con la stessa discrezione con cui ha vissuto. Ho lavorato con Fiorano Rancati per quasi 30 anni nell‘Arci. Un periodo nel quale la nostra Associazione ha costruito una immagine autonoma sul piano politico e culturale non solo in Italia ma in molte parti del mondo. Non si può prescindere, per raccontare di quell‘Arci a cavallo del Novecento e del Duemila,  dal contributo fondamentale che ha dato Fiorano Rancati. Era difficile parlare con lui, non solo per il riserbo che lo ha sempre caratterizzato. Era difficile perché Fiorano Rancati aveva una conoscenza su moltissimi aspetti. Una conoscenza quasi enciclopedica, mai scolastica, mai tradizionale. Sempre originale.  Fortemente dissidente nei confronti del mainstream imperante, potevi stare a sentire Fiorano per ore. Scoprivi l‘inedito, l‘anticonvenzionale, scoprivi le forme anomale che assumono molte volte le nostre vite e i nostri progetti. Fiorano Rancati è stato uno dei geniali, assieme a Geppino Materazzi, Flavio Mongelli e Roberto Ventura (mi scuso se ho dimenticato qualcuno), promotori della rassegna “La notte di San Lorenzo“ che portò a Milano artisti da tutto il pianeta. Esperienze musicali dal mondo berbero, da Haiti, dal Pacifico, fino all‘estremo sud dell‘America Latina. 
Il libro per lui era come il cellulare oggi per molti. Leggeva ovunque, in piedi, agli incroci, sul tram, al bar in attesa di un caffè. Leggeva e rileggeva i classici. E poi tanti saggi sulla multiculturalità, sulla antropologia culturale. “L‘antropologia, mi disse una volta, è quello che ci sta attorno tutti i giorni. E‘ uno sguardo senza pregiudizi su dove viviamo e con chi ci rapportiamo.“ Difficile che Fiorano Rancati desse un giudizio. I suoi erano ragionamenti che prescindevano dalle opinioni. I suoi percorsi culturali rappresentavano più che altro una analisi logica del vissuto. “Se l‘inizio e la fine della vita sono noti a tutti, mi disse un‘altra volta, è il durante che ci è sconosciuto.“ Col suo lavoro di ricerca continua, Fiorano ci ha dato una mano a capire e a interpretare una parte di questo “durante“.  
Il cinema era forse la sua passione maggiore. Scrisse, con altri, un libro sull‘opera di Andrzej Wajda. Sempre con altri un libro sul cinema magrebino e uno sulla cinematografia nel mondo del lavoro. Curava rassegne di film, scriveva articoli sul tema. Si doleva di non poter vedere tutto ciò che usciva, che la produzione cinematografica fosse ben superiore al tempo che lui poteva dedicargli. Ma non era solo uno studioso di nicchia. Più volte si misurò con il “pop“ inteso in senso di quotidiano. Riusciva a leggere aspetti interessanti e ignorati anche in un film dei fratelli Vanzina, oppure nella commedia sexy all‘italiana. Anche lì cercava i meccanismi costitutivi e i risvolti e le ricadute sulla percezione sociale di queste pellicole.
Credo che dovremmo, come Arci, pensare a qualcosa che non solo lo ricordi ma utilizzi il suo impegno culturale per dare nuovi strumenti di interpretazione. Un concorso, una borsa di studio? Chi ha gli strumenti per farlo ci pensi.  [Luigi Lusenti] 

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