Bombe israeliane come terremoti a Gaza

Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani – 21 settembre 2025. Territori Palestinesi Occupati – Nell’ultima settimana, l’esercito israeliano ha fatto esplodere circa 120 veicoli esplosivi contenenti quasi 840 tonnellate di esplosivo nelle aree residenziali di Gaza, una media di oltre 17 veicoli al giorno. Ogni detonazione equivale a un terremoto di magnitudo 3,7 sulla scala Richter, segnando la più grande campagna di forza bruta volta a distruggere la popolazione nell’ambito del Genocidio in corso contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, giunto al suo 24° mese consecutivo.

Secondo i parametri scientifici utilizzati per misurare l’energia esplosiva e i terremoti, le stime sismologiche e di fisica militare indicano che la detonazione di 6-7 tonnellate di TNT, il carico trasportato da ciascun veicolo, equivale approssimativamente all’energia rilasciata da un terremoto naturale di magnitudo 3,7.

Le gravi distruzioni causate da tali esplosioni si estendono in genere per decine di metri (circa 90 metri ad alta intensità), mentre fratture e danni minori possono raggiungere diverse centinaia di metri, estendendosi fino a quasi un chilometro in aree aperte.

La documentazione sul campo a Gaza mostra che le detonazioni causano nette scosse di edifici anche a diversi chilometri di distanza dal centro dell’esplosione, della durata di pochi secondi, in modo simile ai terremoti naturali.

Dato che quasi tutti gli edifici di Gaza sono già stati danneggiati o indeboliti da oltre 23 mesi di bombardamenti continui, ogni nuova esplosione provoca una distruzione sproporzionatamente maggiore. Le crepe nelle strutture e gli spazi aperti amplificano l’impatto, danneggiando decine di edifici a centinaia di metri di distanza da ogni nuova esplosione.

La pratica dell’esercito israeliano di convertire veicoli blindati fuori servizio in enormi cariche esplosive detonate a distanza non ha precedenti nella storia moderna per portata e metodo. Eppure, questa condotta barbarica non incontra alcuna risposta efficace da parte della comunità internazionale, riflettendo un netto doppio criterio, ingiustizia e disprezzo per le vite dei palestinesi.

La scorsa settimana, Israele ha intensificato l’uso di questi veicoli con trappole esplosive in tre assi principali di Gaza, quello meridionale, quello orientale e quello settentrionale, con l’obiettivo dichiarato di distruggere i quartieri residenziali centrali della città e di sfollare forzatamente la popolazione.

L’impatto catastrofico di queste esplosioni va oltre la distruzione fisica e lo sfollamento. Sono utilizzate anche come strumento sistematico di terrore psicologico, diffondendo un terrore estremo tra i civili e costringendoli alla fuga. Le detonazioni producono esplosioni assordanti che si ripercuotono in tutta Gaza, facendo tremare gli edifici rimanenti sotto la pressione di violente onde d’urto, lasciando i civili intrappolati in uno stato di costante paura, trauma e insicurezza.

L’inazione internazionale e la complicità di alcuni Stati hanno permesso a Israele di perseguire apertamente la distruzione di Gaza senza nemmeno tentare di offrire pretesti legali, rafforzando la sua impunità e minando l’efficacia del Diritto Internazionale nel proteggere i civili dai Crimini più gravi, primo tra tutti il ​​Genocidio.

L’uso di tali veicoli esplosivi è esplicitamente proibito dal Diritto Internazionale Umanitario, in quanto costituiscono armi intrinsecamente indiscriminate i cui effetti non possono essere limitati a legittimi obiettivi militari. A causa della loro natura esplosiva su larga scala, colpiscono inevitabilmente civili e obiettivi civili, in palese violazione dei principi di distinzione e proporzionalità, due pilastri del Diritto Internazionale Umanitario.

Queste armi sono classificate come armi proibite e il loro uso in aree popolate costituisce di per sé un Crimine di Guerra, nonché un Crimine Contro l’Umanità quando provoca uccisioni, sfollamenti forzati, privazione delle condizioni di vita essenziali o gravi sofferenze nell’ambito di un attacco sistematico o diffuso contro i civili. Inoltre, l’uso sistematico di tali veicoli per demolire quartieri residenziali e privare le persone delle loro case e dei mezzi di sopravvivenza li rende uno Strumento Diretto di Genocidio, come definito dalla Convenzione sul Genocidio, in particolare l’imposizione deliberata di condizioni di vita volte a distruggere un gruppo in tutto o in parte.

L’uso distruttivo di veicoli esplosivi non solo uccide e costringe i palestinesi a spostarsi in condizioni mortali, ma mira anche a distruggere intere aree residenziali e infrastrutture, impedendo qualsiasi prospettiva di ripristino della vita a Gaza e compromettendo il diritto dei palestinesi a rimanere sulle loro terre e a tornare alle loro case.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo invita l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ad agire immediatamente ai sensi della sua storica Risoluzione 377 A(V) del 1950, nota come “Uniti per la Pace”, che autorizza l’Assemblea a convocare una sessione speciale di emergenza e ad adottare raccomandazioni collettive, tra cui l’istituzione di una forza di mantenimento della pace, quando il Consiglio di Sicurezza non adempie alle proprie responsabilità a causa dell’uso del diritto di veto o della mancanza di consenso.

L’Assemblea Generale dovrebbe adottare urgentemente una Risoluzione in questo contesto per formare e dispiegare una forza di mantenimento della pace nella Striscia di Gaza, garantendo la fine dei Crimini contro i civili, la distribuzione senza ostacoli di aiuti umanitari, la protezione delle strutture sanitarie e di soccorso, la revoca del blocco e la ricostruzione. L’attivazione di questo meccanismo è un obbligo sia legale che morale per la comunità internazionale di proteggere i civili a Gaza.

Tutti gli Stati, individualmente e collettivamente, devono assumersi le proprie responsabilità legali e agire con urgenza per porre fine al Genocidio a Gaza in tutte le sue forme, adottare tutte le misure efficaci per proteggere i civili palestinesi e garantire il rispetto da parte di Israele del Diritto Internazionale e degli ordini vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia.

[Da Assopace Palestina]

Traduzione: La Zona Grigia

Fonte: https://euromedmonitor.org/en/article/6863

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