Suoni dalla Palestina

Nonostante il maltempo e le numerose persone che non hanno potuto raggiungere Como per le strade chiuse, il 22 settembre la sala del Cardinal Ferrari era gremita di gente per partecipare all’iniziativa “Suoni dalla Palestina”.

Forse a testimonianza del fatto che le persone vogliono esprimere il loro sgomento e orrore di fronte al genocidio in atto a Gaza e a quanto sta avvenendo in tutta la Cisgiordania e vogliono prendere le distanze dalla complicità del nostro governo.

In tutta Italia, nel corso della giornata, ci sono state grandi manifestazioni, lo sciopero ha avuto un’alta adesione e a Como, dopo due partecipate iniziative (il presidio del 19, in occasione dello scipero indetto dalla Cgil, e la manifestazione del 20), abbiamo dato in questo modo il nostro contributo alla giornata.

La prima parte dell’iniziativa, introdotta da Adriana Mascoli, è stata dedicata a Echoes of Time and Place, un concerto per pianoforte. Ramsi Shomali – pianista palestinese, che ha portato a termine i suoi studi in Italia, ma è poi tornato a Betlemme e collabora con il coro Amwaj – ha alternato nell’esecuzione brani di autori contemporanei palestinesi (Salvador Arnita, Nasri Fernando Dueri, Jiries Boullata) e brani del repertorio pianistico romantico (Robert Schumann, Johannes Brahms).

La sua esecuzione ha coinvolto profondamente ed emozionato le persone presenti, comunicando coi suoni quello che le parole non sanno più dire.

In particolare è stata davvero forte la commozione durante le Kinderszenen Op. 15 di Schumann, che il pianista ha voluto dedicare «a tutti i bambini e le bambine di Gaza, sia a coloro che hanno perso la vita, sia a coloro che hanno diritto a una vita migliore».

Una scelta analoga è stata da poco fatta per il concerto Voci contro la Guerra da Paolo Beschi e  Federica Valli che hanno eseguito una trascrizione della stessa opera di Schumann per violoncello e pianoforte, motivandola con parole molto simili e sottolineando il diritto al sogno anche dei bambini e delle bambine palestinesi.

Al termine del concerto si è svolto un dialogo, seguito con grande attenzione dal pubblico, e coordinato da Fabio Cani. A questo momento, oltre a Ramsi Shomali che, oltre che pianista, insegna presso Dar Al-Kalima University di Betlemme, hanno partecipato Michele Cantoni e Mathilde Vittu, i due ideatori del progetto di coro Amwaj (formato da bambini, bambine, ragazzi e ragazze di Betlemme e di Hebron), attualmente in Italia per una tournée.

Fabio Cani ha introdotto esplicitando la volontà di dedicare il dialogo, non tanto alla descrizione degli orrori che stanno avvenendo e che ci lasciano sgomenti e senza più parole, ma alla vita che resiste e alla forza del popolo palestinese.

La prima sollecitazione che è stata posta ha riguardato le motivazioni di una scelta di impegno politico e sociale incentrato sulla musica e, più in generale sull’arte.

La risposta unanime ha evidenziato l’importanza del mostrare al mondo la ricchezza e la bellezza dell’arte, della cultura e della musica della Palestina per contrastare il tentativo di disumanizzazione a cui assistiamo continuamente.

In particolare Mathilde Vittu ha sottolineato come sia importante tenere vivi questi aspetti per dare una speranza di futuro a bambini e bambine. Come lei ha detto: hanno distrutto tutte le università di Gaza, ma non riusciranno a distruggere la cultura.

E mi è rieccheggiata nella mente la poesia di Dareen Tatour, poetessa palestinese, incarcerata più volte e condannata per incitamento alla violenza per le sue poesie, proibite e confiscate in Israele:

Allucinazione incitante alla violenza e al terrorismo

I vostri proiettili sono mortali

E nell’inchiostro della mia penna c’è vita

Le vostre armi saranno annientate

E la poesia rimarrà viva.

Questa poesia è parte della raccolta citata da Fabio Cani nell’introduzione (Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza, Fazi editore 2025), di cui consigliamo caldamente la lettura.

Michele Cantoni, italiano che vive da 21 anni in Palestina e Mathilde Vittu, questo cercano di fare col loro lavoro quotidiano, oltre che creare per bambini e bambine uno spazio di bellezza e di serenità in mezzo alle enormi difficoltà e ai rischi della vita quotidiana che, come è stato evidenziato, sono sempre maggiori in Cisgiordania.

Contemporaneamente il loro progetto prevede l’incontro e lo scambio tra Amwaj e il resto del mondo, proprio per rendere evidente a tutti la ricchezza e la forza dell’arte e della musica in Palestina. Per questo sono ora in Italia e, dopo il primo concerto tenuto il 21 settembre a Milano, avranno esecuzioni a Genova, Firenze, Lavagna, Modena, Vicenza, Venezia.

E questo è anche il motivo che ha spinto Ramsi Shomali a tornare a Betlemme, dopo aver concluso gli studi, e a ritornarci continuamente anche dopo i suoi numerosi concerti in varie città europee.

L’incontro si è concluso con una nota di speranza: è stato infatti sottolineato come per i palestinesi sia importante vedere e sentire la nostra solidarietà. Sono, ad esempio, rimasti molto colpiti dalle manifestazioni in corso in tutto il mondo, anche da quelle in Italia in questi giorni e dallo sciopero generale per Gaza. La speranza è che il mondo, non i potenti, ma la gente del mondo si stia davvero accorgendo di quanto è successo e sta succedendo e che, anche se il percorso non sarà breve, questo porti a nuovi equilibri che permettano vita, dignità e libertà per il popolo palestinese.

Mariateresa Lietti, ecoinformazioni

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