Gkn/ Prima la giustizia, poi la legalità

Sabato 18 Ottobre alle 14,30 a Firenze dall’Università di Novoli parte l’ultimo dei cortei organizzati dal Collettivo di Fabbrica Lavoratori GKN Firenze. Antefatto e epilogo un po’ burrascoso. Un’occasione per cogliere la differenza tra giustizia e legalità.

L’antefatto lo trovate nel comunicato che ha indetto la manifestazione. L’epilogo è stato un po’ burrascoso, con una parte del corteo che devia dal percorso stabilito con l’intento di occupare l’aeroporto. Ne conseguono scontri con le forze dell’ordine con i manifestanti che riescono a sfondare i cordoni ed arrivare al loro obiettivo. Bilancio, fra i 10 e i 15 contusi. Messo così, sembrerebbe uno dei soliti casi di manifestazioni pacifiche con un gruppetto di facinorosi casinisti che cercano lo scontro con la polizia. Questa volta non sembra essere andata così.

Come anche le istituzioni locali, in qualche modo, riconoscono, dopo quattro anni di
licenziamenti, processi, occupazione, proposte, piani industriali, libri, eventi culturali,15
mesi senza stipendio, promesse non mantenute, anche il Collettivo di Fabbrica più famoso
e coriaceo d’Italia potrebbe aver ragione di arrabbiarsi e di far diventare la protesta, rivolta.
Da parte dell’Amministrazione Comunale e Regionale, sono arrivate nuove promesse.
Speriamo che non siano altri mattoni per rinforzare il muro di gomma che in questi anni è
stato eretto dalle istituzioni e da quel capitalismo maligno che se ne frega delle persone e
dei territori pur di arrivare ai dividendi di fine anno con un segno positivo.
È giusto ricorrere alla “violenza“ per riaccendere i riflettori su una vertenza che viene
scientemente oscurata?
È giusto che la protesta diventi rivolta?
Ad entrambe le domande, personalmente, rispondo di sì, perché ritengo che sia difesa,
perché non ci sono più azioni da mettere in campo.
Lo stesso concetto lo possiamo tranquillamente allargare a tutte le proteste, perché è più
violento chi, dall’alto, con interventi apparentemente legali, sfrutta, vende e svende, a
scapito di chi può mettere in campo solo il proprio corpo o chi, non avendo altre scelte per
farsi ascoltare, si rivolta?
Questo potrebbe essere l’ultimo capitolo di questa storia incredibile e non mi sembra che Il
Collettivo con tutto quello che in questi anni ci è nato intorno, abbia voglia di cedere.
Restiamogli a fianco, per loro ma, anche, per tutti e tutte noi.
Un altro mondo è possibile! [Massimo Borri, ecoinformazioni]

[Firenze manifestazione 17 novembre, foto Arci Firenze]

Comunicato del Collettivo di Fabbrica GKN

«Il futuro (IR)rompe. Per TUTTO, per ALTRO, per QUESTO
Genocidio, speculazione finanziaria e immobiliare, crisi climatica, precarietà, salari da fame, soldi pubblici al riarmo, guerre e autoritarismi. I responsabili? Multinazionali, Borse, rendite immobiliari, investimenti nel fossile e nelle armi, economia di guerra e genocidio; con le istituzioni che si fingono impotenti per coprire le proprie complicità. Questo presente di morte fa da muro di gomma a ogni cambiamento futuro portatore di vita.
Come per l’ex Gkn: fabbrica di Firenze, chiusa dalla speculazione finanziaria, dai padroni dell’automotive, oggi forse in mano alla speculazione immobiliare. Eppure il collettivo operaio, con la Società Operaia di Mutuo Soccorso, avrebbe un piano industriale. Che ad oggi, per quel che ci è dato sapere, è l’unico. E una visione: conversione ecologica, fabbrica socialmente integrata, con proprietà pubblica dell’immobile e gestione cooperativa con azionariato popolare diffuso.
Tutti da anni ci dicono: “domani interverremo”. Il domani non arriva da 4 anni. E il sospetto che questo logoramento non termini mai, è ormai inevitabile. Evidentemente il nostro esempio “rompe” chi vuole convertire le industrie per il riarmo, impedire la transizione ecologica, imporre ricatti a lavoratrici/ori e territori. Rompe perché è un esempio potenzialmente contagioso: “si può fare”, c’è una alternativa.
E allora il futuro (IR)rompe. Il 18 ottobre convochiamo un corteo e dichiariamo terminato il logoramento. Per porre una domanda semplice: quando riapre la fabbrica? Domanda secca, risposta secca.
Il sistema che ha chiuso la ex GKN non può permettersi la nostra vittoria. Noi non possiamo permetterci la sconfitta. Per questo chiediamo di esserci, di passare parola. Per un ultimo pezzo di storia in cui può vincere chi di solito perde; un Davide contro Golia.»

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