Legambiente Como/ Incontro con Kamate Kasereka François

Questo pomeriggio, martedì 21 aprile, all’interno delle sale della sede del Circolo Legambiente Como “Angelo Vassallo” Kamate Kasereka, attivista nella Repubblica Democratica del Congo vincitore del premio «Alexander Langer International Award», ha incontrato socie e soci del circolo Legambiente, raccontando la sua storia di attivista

Introducono Enzo Tiso, presidente di Legambiente Como e Giulia Galera, della Fondazione Alexander Langer, la quale coglie l’occasione per ricordare Narges Mohammadi, vincitrice del premio Langer nel 2009 e del Nobel per la Pace nel 2023, ma ad ora carcerata nella prigione di Evin a Teheran, un breve accenno per riportare l’importanza dell’attivismo e dei pericoli che questo comporta.

Kamate si racconta, racconta la sua storia e soprattutto racconta, a parole e tramite immagini, la situazione in cui si trova gran parte della Repubblica Democratica del Congo e delle persone che vi abitano. Prima di arrivare a Como, Kamate ha preso parte a innumerevoli altri incontri, dal suo arrivo in Italia il 14 aprile, iniziando da Roma, passando per Perugia, Bolzano (dove ha ricevuto il premio), Vipiteno (città natale di Alexander Langer) ed infine Trento, grazie ad un tour organizzato dalla fondazione, denominato «Tour Euromediterranea 2026», un vero e proprio viaggio fatto di incontri con studenti, attivisti, istituzioni e comunità locali impegnate sui temi che lui incarna ogni giorno, tra cui giustizia climatica, diritti umani, pace e partecipazione democratica.

Kamate è attivista per l’ambiente e per i diritti umani, fa parte di Lucha («Lutte pour le changement»), movimento sociale congolese, nato nel 2012 nella regione del Nord Kivu, e dell’Istituto Amani che in lingua swahili significa proprio Pace. L’attivista racconta come nella Repubblica Democratica del Congo la maggior parte delle persone vive in uno stato di paure perenne, almeno dagli anni ’90, costrette a scappare a causa di innumerevoli conflitti e del genocidio silenzioso tutt’ora in corso. Le cause sono da ricondurre principalmente alla ricerca di risorse preziose e terre rare (tra cui coltan cobalto, litio, oro, diamanti, manganese), di cui il paese è estremamente ricco, e di conseguenza al legame tra gruppi armati e lo sfruttamento delle risorse naturali. Gruppi armati che ad ora ammontano a circa 60 nel Nord Kivu, tra cui il più conosciuto «M23» che controlla un territorio molto esteso. Purtroppo, molti giovani vengono costretti ad aderire proprio a questi gruppi armati, i quali sono oltretutto finanziati con le armi da parte del governo. Il problema è quindi duplice: disastri ambientali e sociali, con oltre 10 milioni di persone uccise.

Kamate quindi sentiva il bisogno di rispondere, di agire, invece che con le armi o con un gruppo politico, ha deciso di intraprendere la strada dell’attivismo non-violento, motivo anche per il quale è stato premiato. La risposta da parte delle istituzioni e dell’esercito dello stato però è piuttosto controversa, viste le continue repressioni degli attivisti, così come le tecniche di controllo da parte dello stato sulla popolazione per mezzo dell’ignoranza, della povertà e della corruzione. Kamate chiede venga diffusa notizia di questa situazione, affinché abbia risonanza, affinché le persone si informino di ciò che sta avvenendo così da partecipare ad esempio boicottando quelle multinazionali complici, come Perenco ed Apple, sporche di sangue delle vittime di questi massacri. Kamate e gli altri attivisti chiedono inoltre al governo congolese di responsabilizzarsi e di cancellare quell’enorme debito che incombe sul Congo, indirizzando questi fondi per azioni rivolte alla salvaguardia ambientale e climatica.

La situazione attuale nella Repubblica Democratica del Congo non è altro quindi che un insieme di disastri ambientali, guerre, povertà, corruzione e di tentativi umanitari totalmente inefficienti, come MONUSCO, la missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica del Congo, nata per portare la Pace, ma trasformata in un esercito di soldati osservatori di un massacro.

All’incontro con Legambiente è poi seguito un ritrovo con cena presso l’oratorio di Rebbio, esempio lampante di interventi a beneficio per chi scappa da questi contesti disumani.

[Testo e foto di Matteo Gioia, ecoinformazioni]

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