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Diecimila per le strade di Genova/ In ogni caso nessun rimborso
Diecimila le persone scese per le strade di Genova il 19 luglio per i 25 anni dal G8. In ogni caso nessun rimborso: il corteo, organizzato da Genova antifascista, ha attraversato la città ripercorrendo le vie altrettanto memori della violenza, della repressione da parte delle forze dell’ordine, così come delle manifestazioni non violente che cercarono di contrastare il clima di scontro generatosi il 20 e 21 luglio del 2001.
Un primo presidio è stato convocato presso la Diaz, rivolto a giovani compagni e compagne, che hanno poi raggiunto, già numerose, piazza Carlo Giuliani. Il corteo è così proseguito verso via Odessa, svoltando poi per via Tolemaide, che più profondamente ha saputo rievocare le immagini di sangue, lacrimogeni e auto incendiate. Poco dopo la stazione Brignole, presso la sede di Confindustria Genova, sono stati scagliati contro le sue vetrate gavettoni ripieni di vernice bianca, azione provocatoria che ha animato risposte non esattamente concordi da parte dei manifestanti. Sostando in piazza Verdi, abbiamo potuto ascoltare l’intervenuto di Said Abukeshek, attivista della Global Sumud Flotilla. Infine, il corteo è proseguito per via XX settembre fino a giungere a piazza De Ferrari.
Durante il corteo non sono state ostentate le identità, più o meno istituzionali, di gruppo, di partito o associazione. Trovo profondamente bello che in questo movimento di piazza il senso di appartenenza ad un’organizzazione non sia prevalso sul flusso determinato dalla collettività di persone, agenti umani di cambiamento, dotate della volontà di mettere in discussione le scelte nazionali e sovranazionali prese a scapito delle popolazioni civili e volte a ledere la libertà di espressione, movimento e così i fondamentali diritti umani.



Siamo davanti alla Diaz; non ero riuscita a cogliere quanto fosse stretta la via Cesare Battisti dai video pubblicati sui telegiornali di allora. Eravamo poco più di 300 qualche minuto prima delle 14,30 e già l’impressione era quella di poter rimanere in piedi perché sostenute dall’ingombro delle persone attorno, tanto vicine quanto emotivamente prossime; impossibile disperdere l’attenzione da ciò che stava accadendo, o meglio, ciò per cui eravamo lì. Giovani la cui memoria risiede nel presente, nei fatti recenti troppo familiari per non sentirsi parte di un processo storico segnato dagli eventi del 2001, durante i quali molti dei presenti non erano neppure nati. La bellezza di un movimento come quello voluto alla Diaz da student3 di Genova antifascista, tramutatosi poi nel primo corteo verso piazza Carlo Giuliani, sta proprio nel desiderio di continuità, dove le istanze che allora avevano mosso un movimento sovranazionale noglobal oggi sono invariate. Si aggiungono tuttavia nuovi timori, nuove urgenze e sensibilità. E con questa consapevolezza, più che il mero ricordo abbiamo condiviso una progettualità, un’impegno a sospingere il presente in una diversa direzione. [Giulia Rho, ecoinformazioni] [Mattia Lavezzi, ecoinformazioni]

