antimafia

13 settembre/ I beni confiscati nella provincia di Como

130914 liberaCon Giuseppe Guffrida, referente beni confiscati di Libera in Lombardia, sabato 13 settembre alle 18 alla Biblioteca comunale di Como, piazzetta Venosto Lucati 1, organizza Libera Como. Per informazioni e-mail como@libera.it.

 

«A 32 due anni dell’approvazione delle legge “Rognoni-La Torre” (introdusse il reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni), il coordinamento provinciale di Libera a Como presenterà la situazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata in Lombardia e soprattutto nella provincia di Como – spiegano gli organizzatori –. All’incontro parteciperà anche il dott. Giuseppe Giuffrida, referente per i beni confiscati di Libera in Lombardia e responsabile della segreteria della Dda alla Procura di Brescia, che ci illustrerà l’importanza dell’introduzione della legge “Rognoni-La Torre”, ricorderà la figura di Pio La Torre, l’evoluzione della normativa in tema di beni confiscati e l’importanza che il loro riutilizzo sociale ricopre nel contrasto alle mafie». [md, ecoinformazioni]

Arci/ tutta la solidarietà dell’associazione a don Ciotti e Libera

libera__Con una dichiarazione congiunta dei presidenti nazionale e siciliano dell’Arci Francesca Chiavacci e Salvo Lipari sulle minacce del boss Totò Riina a don Luigi Ciotti, l’Arci esprime tutta la sua solidarietà a Libera ed al suo presidente.
«Le minacce di Totò Riina al Presidente di Libera Don Luigi Ciotti rivelate nelle intercettazioni delle conversazioni del capomafia con Lorusso non sono solo lo sfogo di un boss in gabbia. A Don Ciotti va tutta la nostra solidarietà per le parole vili e volgari pronunciate da Riina – dichiarano i presidenti dell’Arci nazionale e siciliana Francesca Chiavacci e Salvo Lipari -. Ma queste parole hanno anche una potenza positiva. Che ci carica e ci convince sempre di più che il lavoro che Don Ciotti, Libera, l’Arci e tutte le associazioni che in questi anni hanno costruito percorsi concreti di legalità e di riutilizzo dei beni confiscati a Cosa Nostra va portato avanti senza se e senza ma. Significa che abbiamo colpito nel segno e che proprio la battaglia sui beni confiscati deve essere continuata per togliere terreno e forze a Cosa Nostra e ai boss come Riina che in un’altra intercettazione parla dei suoi mega investimenti e del suo tesoro.» [Jlenia Luraschi, ecoinformazioni]

16 e 17 luglio/ In memoria di Paolo Borsellino, il film di Pif in piazza Martinelli

pifMercoledì 16 e giovedì 17 luglio, la proiezione cinematografica della rassegna 35 mm sotto il cielo di Arci Xanadù, sarà dedicata alla memoria di Paolo Borsellino, magistrato assassinato a Palermo in un attentato il 19 luglio 1992. La mafia uccide solo d’estate, il film d’esordio di Pierfrancesco Diliberto in arte Pif, sarà proiettato alle 21.30 in piazza Martinelli a Como. Ingresso 7 euro (soci Arci 6 euro, over 65 e under 18 5 euro).

Carovana antimafie/ Incontro con le scuole

ImmagineLa prima “fermata” della Carovana antimafie è stata al Gloria, in via Varesina 72 a Como, nella mattina di giovedì 29 maggio, che ha visto la partecipazione degli e delle studenti delle scuole Terragni. Magistri, Ripamonti, Vanoni, Pessina, Caio Plinio. Il tema dell’incontro è stato la tratta degli esseri umani, in particolare a proposito dell’immigrazione, dello sfruttamento in tutte le sue forme e della lotta contro l’emarginazione. L’incontro, presidiato da Enzo D’Antuono, presidente Arci, è stato aperto con la proiezione del film Terraferma di Emanuele Crialese (presentato al concorso della Mostra internazionale del cinema a Venezia nel 2011), seguito da numerosi interventi e preziose testimonianze, a cui hanno contribuito gli operatori della Cooperativa Lotta contro l’emarginazione Paolo Cassani, Elisa Roncoroni, Alessio Cantaluppi e Yvan Sagnet, leader della rivolta del 2011 a Nardò in Puglia contro lo sfruttamento dei braccianti nella raccolta dei pomodori; Ilaria Raucci di  Libera terra; Giulia Venturini di Arci Lecco; Giulia Chiechio di Libera Como. Sul canale di ecoinformazioni tutti i video dell’iniziativa.

Su una piccola isola siciliana, di cui non si specifica il nome, abitata da pescatori e lambita dal turismo, vive una famiglia composta da Ernesto, pescatore, il nipote Filippo, orfano del padre, la madre di Filippo, Giulietta. In mare aperto Ernesto e Filippo portano in salvo alcuni immigranti, i quali approfittano del buio della notte per scappare, mentre ospitano in casa una donna etiope in cinta, Sara, insieme a suo figlio, una donna etiope in cinta di una bambina, insieme a suo figlio, all’oscuro delle forze dell’ordine che li rimanderebbero nel loro paese di origine. La storia di Sara, che ha affrontato un viaggio di due anni, in precarie condizione e soffrendo la fame, per raggiungere il marito a Torino, potrebbe essere la storia e il movente di molti che sbarcano in Italia per raggiungere altre destinazioni. Nel film si toccano diversi temi di un’attualità scottante: il contrasto tra la legge dello Stato e la “legge del mare”, a cui i pescatori anziani soprattutto sono fedeli, che prevede il dare soccorso alle persone in mare, che siano clandestini e non; il timore che lo sbarco di clandestini ostacoli il turismo; i rischi che corrono gli immigrati quando intraprendono il viaggio verso l’Italia; il desiderio di una vita migliore. Mentre la terraferma di Giulietta è trovare un lavoro aldifuori dell’isola per garantire un futuro migliore a se stessa e a suo figlio, quella di Sara è dove può ricongiungere la sua famiglia. Una terraferma diversa ma col medesimo significato: raggiungere un luogo dove non c’è più bisogno di scappare, e dove stabilirsi definitivamente.

Elisa Roncoroni ha ricordato che nel mondo sono 21 milioni le persone che vivono in una condizione di sfruttamento, trattate quindi come merce. «La tratta degli esseri umani è questa, spostare le persone per profitto», profitto di cui beneficiano le associazioni criminali organizzate, ovvero le mafie. Si può parlare di tratta degli esseri umani quando si presentano delle particolari caratteristiche:«Ci dev’essere la coercizione della volontà della persona, la violazione dei diritti umani – spiega Elisa Roncoroni in modo fermo e chiaro per attirare l’attenzione degli studenti in platea che già dimostrano di essere distratti – lo spostamento della persona con la forza o con l’inganno, promettendo magari un lavoro normale, un ricongiungimento familiare, e lo sfruttamento della persona che deriva da questo spostamento». Poi riferendosi al film, di cui ammette di essere rimasta colpita emotivamente, dice:«Le condizioni in cui le persone viaggiano sono disumane, tanto è vero che non superano il viaggio..Le forze dell’ordine è giusto che facciano applicare le leggi, ma è importante anche che tengano conto di altre cose» e sostiene il suo pensiero citando gli articoli 13 della Costituzione e il testo unico sull’immigrazione, che indicano rispettivamente che “la libertà personale è inviolabile; è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà” e che c’è la possibilità per un migrante di ottenere il permesso di soggiorno.

Dal 2000 la Cooperativa per la lotta contro l’emarginazione ha cominciato a pensare che l’opportunità offerta dal testo unico sull’immigrazione poteva essere usata anche nel caso di sfruttamento lavorativo. Dal 2003 ha accolto centinaia di vittime di questo tipo di sfruttamento, accompagnandoli nel percorso di ottenimento del permesso di soggiorno. «Lo sfruttamento lavorativo è un fenomeno sommerso – spiega Paolo Cassani – i lavoratori irregolari sono ampiamente usati per fare concorrenza sleale sul mercato del lavoro» e queste situazioni non sono molto lontane da dove siamo noi: aziende con dipendenti non registrati che lavorano un nero, posti con precarie condizioni di sicurezza; la Cooperativa si preoccupa di costruire una rete di sindacati per segnalare questo tipo di anomalie. «È una battaglia quella di intercettare le persone sfruttate e informarle in modo da farle vivere regolarmente in Italia». È anche una battaglia di approccio culturale a proposito di accoglienza dei migranti, di eticità e di rispetto dei diritti umani: «Se ci fossero questi elementi potremmo parlare meno di vittime e più di diritti che vengono rispettati».

Alessio Cantaluppi si esprime a proposito dello sfruttamento nel “mondo” della prostituzione, e degli interventi della Cooperativa a tal proposito. Un gruppo di operatori, parte dell’Unità di strada di Como, che effettua uscite serali nelle strade della provincia di Como presso le donne che si prostituiscono. Sono spesso persone che non lo fanno per scelta, ma che sono state portate in Italia con l’inganno, promettendo lavori che non ci sono e poi costrette a prostituirsi. Vivono in una condizione di grosse privazioni, sotto l’occhio vigile di un circuito criminale che le controlla di continuo, e sono quindi private della loro libertà. Inoltre la strada è un ambiente a rischio, basti pensare alla violenza che possono ricevere da parte di malintenzionati, dai clienti e dagli sfruttatori; rischi legati all’uso di sostanze alcoliche o stupefacenti, rischi di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. Un obiettivo importante tra gli altri è quello di creare una relazione “normale” con la persona, che a lungo andare si è scordata di avere dei diritti e ricordarle che aldifuori di quel circuito criminale esiste un altro “mondo”, che prevede libertà di scelta e la possibilità di vivere davvero, intraprendendo un percorso di uscita dalla prostituzione. Non dimentichiamo che l’articolo 1 della nostra Costituzione dice che “tutti gli essere umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.

«La mia storia è stata quella di raggiungere un sogno, quello di raggiungere questo Paese». Così Yvan Sagnet, 29 anni, camerunense, inizia a  raccontare la sua storia. Appena ventenne arriva in Italia, si iscrive al Politecnico di Torino. Nel 2012 perde la borsa di studio che gli permetteva di permettersi l’università, così va a lavorare a Nardò, in Puglia, facendo il bracciante nei campi di pomodori, talmente era forte il desiderio di finire di studiare. In meridione scopre una realtà italiana totalmente diversa da quella che aveva visto in televisione e di cui si era innamorato: la moda, l’architettura e la cultura italiana . No, in Puglia ha visto una realtà che neanche in Africa aveva mai trovato: persone che avevano perso la dignità e che erano disposte a tutto pur di guadagnarsi da vivere. Vige ancora oggi un particolare sistema di lavoro, che vede a capo “caporali”, persone italiane o straniere che hanno il compito di fare da intermediari tra i proprietari terrieri italiani e i lavoratori e reclutarne di nuovi.

La sua giornata di lavoro iniziava alle 3 di notte per finire tra le 15  di pomeriggio e le 19 di sera; molti lavoratori stremavano dopo ore di lavoro con una temperatura di quaranta gradi sotto al sole. Il contratto collettivo nazionale di lavoro non era rispettato: venivano pagati a cottimo, quindi più barili di pomodori riuscivano a riempire, più guadagnavano. Ogni bidone, che pesava circa 4 quintali, valeva 3 euro e 50, tenendo conto che in una giornata si potevano riempire un massimo di 3 o 4 cassoni, che risulta in un guadagno massimo di 25 euro giornalieri. Poi da questa misera paga bisognava detrarre dei costi obbligatori a cui il lavoratore non poteva opporsi: 5 euro per il pranzo (un panino e una bottiglietta d’acqua), 5 euro per il trasporto da casa al posto di lavoro (il furgone usato per il loro trasporto, omologato per 9 persone, ne teneva 25), e un eventuale costo di 20 euro nel caso in cui un lavoratore si sentiva male e voleva essere portato al pronto soccorso.  Ma a tutto questo non era semplice ribellarsi: i campi di raccolta erano lontani dai centri abitati, e poi quel sistema di lavoro era legato alla mafia, quindi le istituzioni, le aziende e le forze dell’ordine erano complici. Inoltre i braccianti erano di origine diversa, parlavano lingue diverse. «Abbiamo preso il coraggio di ribellarci; grazie all’aiuto di associazione di volontariato del luogo e della Cgil lo sciopero ha ottenuto grandi risultati: dopo ben 100 anni del sistema del caporalato, è diventato illegale, e la Magistratura di Lecce ha fatto arrestare tutte le persone che c’erano dietro, considerate intoccabili da tutta la zona, grazie alle intercettazioni telefoniche». Anche in Lombardia e in Piemonte esiste questo sistema di lavoro. «Oltre allo sfruttamento controllato dalla mafia, c’è anche la distribuzione organizzata: molti prodotti che acquistiamo e consumiamo provengono dallo sfruttamento delle persone; per contrastare questi fenomeni – continua Yvan Sagnet – stiamo intervenendo su più fronti, ovvero riformare il mercato del lavoro e quindi far riportare il collocamento pubblico (i centri per l’impiego) come intermediari tra offerta e domanda di lavoro; vincolare gli incentivi pubblici, quindi indirizzarli solo a quelle aziende che rispettano la manodopera». Secondo Yvan serve una campagna globale di informazione, perché il lavoro nero funziona anche a causa della mancanza d’informazione.

Non sempre però l’esito di una rivolta contro la criminalità organizzata è un successo: nel 1999 in Puglia un ragazzo è stato ucciso dal caporalato, e le cooperative di Libera Terra hanno subito incendi dolosi.

Giulia Chiechio di Libera ha raccontato la sua esperienza nel campo di lavoro Arci e Libera nell’agosto 2013 a Bel passo in provincia di Catania. La cooperativa ha ricevuto il terreno confiscato alle mafie e lo ha rimesso “a vita nuova” come agrumeto e uliveto. Ha spiegato come questa esperienza abbia cambiato il corso della sua vita e dei suoi interessi, e che è un’opportunità per costruire amicizie durature basate su principi in comune. «Senza i volontari nel campi di lavoro Arci e Libera queste cooperative che producono prodotti per Libera terra non riuscirebbero a sopravvivere.. per fare antimafia non c’è bisogno di fare grandi cose, o essere magistrati, forze dell’ordine, ma facendo il proprio dovere». [Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

 

 

 

 

 

Da sinistra: Elisa Roncoroni, Enzo D'Antuono, Paolo Carrisi
Da sinistra: Elisa Roncoroni, Enzo D’Antuono, Paolo Cassani

 

 

Elisa Roncoroni
Elisa Roncoroni

 

 

Da sinistra: Enzo D'Antuono e Paolo Carrisi
Da sinistra: Enzo D’Antuono e Paolo Cassani

 

 

Alessio Cantaluppi
Alessio Cantaluppi

 

 

Enzo D'Antuono e Yvan Sagnet
Enzo D’Antuono e Yvan Sagnet

Carovana antimafie/ Spettacolo Animelle

AnimelleLa carovana antimafie è passata anche a Como, cercando di riflettere sul tema della tratta degli esseri umani e lo sfruttamento del lavoro dei migranti, nuovo business della criminalità organizzata.  Al mattino l’incontro con gli e le studenti, nella serata di giovedì 29 maggio, la cittadinanza è stata invitata ad uno spettacolo teatrale sulla tratta e lo sfruttamento della prostituzione: Animelle! Un euro al chilo. Davvero tutto è in vendita? di e con Rocco Ricciardulli. La messa in scena doveva aver luogo in piazza Martinelli alle 21, ma è stata spostata allo Spazio Gloria, a causa di un possibile temporale. Questo ha provocato disagi alle persone che, non essendo state avvertite per tempo, hanno in alcuni casi rinunciato ad assistere alla serata. Il presidente dell’Arci Enzo D’Antuono ha aperto l’incontro ricordando che da vent’anni la carovana antimafie è presente per approfondire e tenere viva l’attenzione sugli aspetti che preservano legalità e democrazia. Ha inoltre espresso soddisfazione per l’adesione, seppur tardiva, del Comune di Como ad Avviso Pubblico, rete degli enti locali che dal 1996 si impegna per promuovere la cultura della legalità all’interno delle amministrazioni. L’assessore alla Legalità del Comune di Como Marcello Iantorno ha preso parola per portare i saluti dal sindaco e dalla giunta, sottolineando che è importante operare congiuntamente per il rispetto della legalità nella pubblica amministrazione, con la speranza: «che possa diventare veramente un paese normale, un paese europeo».
Animelle è la storia di un protettore e tre prostitute, sua personale proprietà. Tra minacce personali e ricatti familiari, viene riproposto quello che è il terribile gioco della tirannia, che in molti punti ricorda Il mercante di fiori di Diego Cugia, rimanendo però in superficie, nel già noto. Lo spettacolo è stato affidato quasi interamente alle immagini, alla musica ed al suono muto dello strazio, cercando di ricalcare lo stile di Del Bono, fallendone l’obiettivo. Ne risulta una messa in scena lenta e grossolana, nella quale il personaggio del protettore viene addirittura giustificato in qualche modo: con un padre violento e una madre omertosa. Pochi gli spunti di riflessione offerti, ma questo è un giudizio di chi scrive, perché al contrario il pubblico ha copiosamente applaudito, mostrando di aver gradito. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

29 maggio/ Carovana antimafie a Como/ Video on line


Sagner
Carovana internazionale antimafie, si è aperta con l’incontro con le scuole  (Terragni. Magistri, Ripamonti, Vanoni, Pessina, Plinio)  giovedì 29 maggio al Gloria. Guarda anteprima video intervento Yvan Sagner. Come ogni anno, la giornata sarà suddivisa in due momenti: un appuntamento nella mattinata dedicato agli studenti delle scuole medie superiori e un’iniziativa serale rivolta alla cittadinanza. Già on line sul canale di ecoinformazioni i video dell’iniziativa. Presto on line gli articoli di Clara Chiavoloni e di Barbara Rizzi. 

Dalle 9 alle 13 allo Spazio Gloria di via Varesina 72 a Como, incontro con gli studenti delle scuole medie superiori sul tema della tratta degli esseri umani. Proiezione del film Terraferma di Emanuele Crialese; intervento di Yvan Sagnet, ventinovenne camerunense leader della rivolta del 2011 a Nardò in Puglia contro il caporalato e lo sfruttamento dei braccianti nella raccolta dei pomodori; intervento degli operatori di Cooperativa lotta contro l’emarginazione che collocheranno i fenomeni di tratta e sfruttamento con dati e riferimenti anche a livello locale; e per concludere, presentazione dei campi di lavoro di Libera e Arci e delle campagne nazionali Coop sui terreni confiscati alle mafie.

Alle 21  allo Spazio Gloria, spettacolo teatrale Animelle! Un euro al chilo. Davvero tutto è in vendita di e con Rocco Ricciardulli, sula tratta e lo sfruttamento della prostituzione. Ingresso libero.

Carovana antimafie a Como è organizzata da: Arci Como, Acli Como, Auser Como, Associazione del volontariato comasco-Csv, Coordinamento comasco per la pace, Cooperativa lotta contro l’emarginazione, Libera Como, Comitato soci Coop Como, Cgil-camera del lavoro di Como, Fillea-Cgil, Flai-Cgil e Spi-cgil. Con il patrocinio del comune di Como.

Scarica e diffondi  la locandina.

Aspettando Carovana 2014/ L’incontro a Rebbio

CAR MAGGIO WEB (LOGHI)-1Ottimo riscontro di pubblico, nonostante il tempo inclemente, per Aspettando Carovana…next stop: Rebbio, primo “aperitivo” dell’edizione 2014 di Carovana Antimafia ed ospitato, nella serata di giovedì 22 maggio, dal centro di aggregazione giovanile Oasi. Un’occasione, alla presenza tra gli altri del vicesindaco Silvia Magni e dell’assessore Vincenzo Iantorno, per parlare di legalità e diritti in un contesto molto particolare: Rebbio.

Come può un quartiere avere un ruolo nella lotta contro la mafia e l’illegalità? Si può riassumere con una domanda l’incontro andato in scena all’interno del centro Oasi, prima tappa verso l’appuntamento annuale con Carovana Antimafia. Di fronte ad una sala gremita i vari ospiti hanno cercato risposte sia dal lato “giuridico”, tra la presenza mafiosa nel nostro territorio e la crescente piaga della tratta di esseri umani, sia dal punto di vista più specificamente “locale”, con le varie dimostrazioni di quanto può fare, anche in un contesto apparentemente piccolo, una “rete” attiva di cittadini, associazioni ed istituzioni, un processo che ha proprio nell’ Oasi di via Negretti, gestito dalla Cooperativa Lotta contro l’emarginazione per “conto” del Comune di Como, un importante punto di riferimento.

Gianluca Giovinazzo, avvocato ed esponente locale di Libera, e l’assessore Iantorno hanno così affrontato il tema sul suo versante tecnico, parlando dei pericoli connessi all’aumento della presenza mafiosa e dei segni per individuarla. In particolare, mentre il primo ha insistito sul « concetto di mafiosità, ossia il trionfo della sopraffazione e della violenza», evidenziando il carattere ormai «globale della presenza criminale, qui al Nord la Piovra è presente dovunque vi siano soldi», l’esponente di Palazzo Cernezzi, intervenuto dopo i saluti “istituzionali” della collega Magni, ha rivendicato gli sforzi dell’Amministrazione nel «perseguire una politica di trasparenza e di legalità, come dimostrato dalla nostra adesione ad Avviso Pubblico, unici in tutta la Provincia», un segnale che acquista ancora maggior valore in «un momento come quello attuale, dominato da scandali e corruzione. Dopotutto l’Italia è il Paese più corrotto d’Europa», ha concluso l’assessore, «il 15% del nostro Pil viene da attività illegali».

Dati impressionanti, che insieme a quelli riportati da Tiziana Bianchini, responsabile emigrazione della Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione, «attiva dal 1994», contribuiscono a formare un panorama molto sconfortante. L’esperta, attiva soprattutto nella zona del Milanese, ha infatti evidenziato la crescita del «fenomeno della tratta degli esseri umani, seguendo linee di espansione proprie di logiche di mercato e profitto», particolarmente consistente nell’ambito della «prostituzione e del cosiddetto grave sfruttamento del lavoro», tanto che risulta sempre più difficile intervenire in modo efficace. «La criminalità è sempre un passo avanti, per esempio adesso sono disponibili app per il cellulare per individuare i percorsi migliori per la prostituzione notturna», ha continuato sconfortata l’esperta, e tutto questo nonostante «la legislazione italiana sia estremamente avanzata, 700-900 persone l’anno riescono comunque ad uscire dal racket».

C’è solo quindi altro buio, in fondo al tunnel? No, perché una soluzione già esiste: il fare rete, il coordinarsi insieme tra tutte le realtà impegnate, come avviene da tempo nel popoloso quartiere comasco. «Il lavoro è stato duro, ma ce l’abbiamo fatta», ha ammesso commossa Elisa Roncoroni, tra i responsabili della struttura e presente in sala insieme ai colleghi Alessio e Laura, che ha così evidenziato l’importanza dell’aggregazione e della formazione di «cittadinanza attiva» come momenti fondamentali nel contrasto all’illegalità. D’incontro come base di un progetto sociale parla anche Paola Passera, della cooperativa Questa Generazione, sicura che i tanti risultati ottenuti nel quartiere, dalla banca del tempo alla sistemazione del parco Negretti, dimostrino come «un quartiere consapevole può vincere, nella quotidianità e in ogni piccolo gesto».

C’è speranza, quindi. Lo conferma don Federico, religioso della parrocchia, che riprendendo una citazione di don Pino Puglisi ha ricordato che «non si può fermare alla semplice protesta, ma bisogna rispondere alle parole con i fatti, come qui sta avvenendo». Quattro sono le parole chiave per il religioso, da utilizzare come strumento per continuare l’impegno: «porta, per delimitare od indicare un’ appartenenza, verso cui comunque poter scegliere, popolo, perché è fondamentale stare insieme, ricamo punto e croce, per avere coraggio anche quando le cose sembrano complesse, ed orologio, perché è ora di cambiare».

Tanto lavoro da fare, quindi. Non resta che continuare, tra limiti ed incertezze di una situazione difficile, sicuri che «questa sia la strada giusta», come ha concluso ancora la Roncoroni. La serata ha inoltre visto dei piacevoli intermezzi musicali, grazie alle esibizioni dei percussionisti della Parada par Tucc, i ballerini della break dance e i giocolieri. [Luca Frosini, Ecoinformazioni]

 

 

 

22 e 23 maggio/ Aspettando Carovana antimafie a Como

carovana 2014Nell’attesa dell’arrivo di Carovana antimafie a Como il 29 maggio, gli organizzatori della tappa comasca propongono due incontri: giovedì 22 maggio alle 21 al centro di aggregazione giovanile Oasi via Negretti 4 a Como Aspettando carovana..next stop Rebbio! una serata di riflessione e di festa in cui ci si chiederà se un quartiere vivo e attivo può avere un ruolo nella lotta alla mafia e venerdì 23 maggio alle 21 al Circolo arci Magic Bus di via Repubblica a Olgiate Comasco Serata in Ricordo di Giovanni Falcone con la proiezione del cortometraggio A29  di Vincenzo Ardito, la partecipazione musicale del gruppo 7grani e la presentazione dei campi di lavoro di Libera e Arci e delle campagne nazionali Coop sui terreni confiscati alle mafie. Scarica e diffondi la locandina. Caraovana Antimafie a Como è organizzata da: Arci Como, Acli Como, Associazione del volontariato comasco-CSV, Auser Como, Comitato soci Coop, Cooperativa Garabombo, Cooperativa lotta contro l’emarginazione, Coordinamento comasco per la Pace, Cgil-camera del lavoro di Como, Fillea-Cgil, Flai-Cgil, Libera Como, Spi-Cgil. Con il patrocinio del comune di Como.

Cermenate: Apre il Centro studi sociali contro le mafie

Cermenate_apertura250Una casa, dedicata a Giorgio Ambrosoli, per la responsabilità sociale che con Progetto San Francesco e passata dal bene confiscato al bene comune.

 

«Dopo un percorso popolare di informazione e partecipazione utile alla promozione della cultura della legalità e della responsabilità sociale, apre la sede di Cermenate del Psf, da casa tolta ai clan a bene comune del territorio» annuncia un comunicato.

La struttura inaugurata sabato 17 maggio in via Di Vittorio 10 si pone come: «Casetta “della responsabilità” [e] sarà attiva e utilizzabile da tutte le associazioni che vorranno condividere un percorso innovativo dedicato alla cultura della responsabilità sociale. Hanno già dimostrato interesse a rendere viva e attiva la sede di Cermenate le rappresentanze locali della Federazione nazionale pensionati della Cisl e dell’Associazione nazionale carabinieri».

«Tra i propositi e gli impegni il Psf propone un percorso condiviso utile al l’elaborazione di un programma sociale di incontri e formazione – prosegue la nota –, aprendo le porte alla cultura e alla conoscenza dei diversi strumenti di ostacolo civile alla mafie e di contrattazione della responsabilità sociale del territorio». Infatti già con l’inaugurazione si propone una «prima lezione sociale sulla responsabilità sociale e sul valore competitivo della legalità» tenuta da Antonio Calabrò, «direttore del settore cultura di Pirelli Spa e riferimento in Assolombarda per la legalità e la responsabilità sociale».

Per informazioni Internet www.progettosanfrancesco.it. [md, ecoinformazioni]

10 maggio/ Pizzata della Legalità per Carovana antimafie

Pizzata della LegalitàSabato 10 maggio alle 20 all’Arci Mirabello di via Tiziano 5 a Cantù, si svolgerà la tradizionale pizzata della Legalità (con i prodotti coltivati sulle terre confiscate alle mafie), volta a raccogliere fondi per finanziare la tappa comasca della Carovana antimafie prevista per il prossimo 29 maggio. Pizza, birra/bibita, dolce e caffè 15 euro. Prenotazioni scrivendo a como@arci.it o contattando il numero 328.6461062.

Ecoinformazioni è un circolo Arci

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